Alpe Devero: avvicinare le montagne?

Alpe Devero: avvicinare le montagne?
(Note a margine al documento della Provincia del VCO: Avvicinare le Montagne)
di Alberto Paleari
(già pubblicato da www.mountainwilderness.it il 24 marzo 2018)

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(3)

Per gli inglesi che nella seconda metà dell’Ottocento inventarono l’alpinismo le Alpi erano “il cuore selvaggio dell’Europa”, ora sulle Alpi ci sono 12.000 km di impianti di risalita, e non bastano ancora: secondo il progetto di espansione della San Domenico Ski fra qualche anno se ne aggiungeranno 11,5. Una goccia nel mare? Forse, ma questi nuovi impianti dovrebbero essere costruiti in uno dei pochi santuari alpini dove la natura è rimasta com’era nell’Ottocento: il parco naturale Veglia-Devero.

Parco Veglia-Devero. Foto: Luigi Ranzani

In una situazione come quella odierna in cui le zone selvagge sulla carta geografica delle Alpi si sono ridotte a poche macchioline, “avvicinare le montagne” (con la costruzione di altri impianti di risalita) non ha alcun senso: semmai le montagne andrebbero allontanate. Gran parte della loro bellezza, infatti, deriva dalla lontananza, dall’essere inavvicinabili, dal mistero, dall’aura di sacralità che le circonda: le montagne più belle sono quelle che non riusciamo a salire e non è un caso che il sogno, spesso realizzato, di molti turisti, viaggiatori e alpinisti sia di andare in Patagonia, in Himalaya o chissà dove, quando le montagne le avrebbero a poche ore di auto o di treno dalle loro città.
Ma è appunto la progressiva distruzione del “cuore selvaggio dell’Europa” a obbligarli, per trovare zone incontaminate, ad andare sempre più lontano. L’esperienza estetica, il poter godere della bellezza delle montagne, non è data solo dalla loro bellezza oggettiva, ma è l’insieme della loro bellezza e di come noi la percepiamo: vedere un panorama dall’arrivo di una funivia è molto diverso che vederlo da una cima raggiunta con fatica, o comunque con uno sforzo personale.
La fatica, la solitudine e il silenzio sono i requisiti necessari per apprezzare in pieno la bellezza delle montagne, requisiti che sono vanificati dalla costruzione di impianti di risalita.

Chi si oppone alla costruzione di nuovi impianti viene spesso accusato di egoismo, di essere una élite di sportivi che possono permettersi di salire a piedi dove la massa non può arrivare.
Nulla di più falso, tutti, dai bambini agli ottantenni, sono in grado di camminare in montagna e, aumentando l’allenamento con la frequentazione, di raggiungerne di sempre più lontane.
Lo possiamo constatare all’alpe Devero, soprattutto durante la settimana, estate e inverno, in inverno con le ciaspole, quando troviamo pensionati anziani o molto anziani, che percorrono sentieri e itinerari anche lunghi e difficili. Sono loro i primi a opporsi alla costruzione degli impianti; a loro Devero piace così com’è, non hanno bisogno che si trasformi in un carosello di funivie, e quando saranno più vecchi e le forze mancheranno sarà per loro ancora bello fare il giro della piana e guardarsi le montagne rimaste intatte che hanno salito pochi anni prima.
Alcuni abitanti della valle dicono che questi escursionisti non portano nulla, che sono turismo povero, ben diverso da quello degli sciatori. Non è vero: specialmente in valle Antigorio, di cui l’alpe Devero fa parte, gli escursionisti lasciano sempre qualcosa: si fermano a bere, a pranzare, a comprare prodotti locali alla latteria sociale, o il pane e i dolci alla panetteria di Crodo o in altri esercizi commerciali. Il problema, come sempre avviene nel commercio, non è la domanda ma l’offerta: dove l’offerta è valida e buona, dove ci sono esercizi commerciali che offrono prodotti di qualità a un prezzo adeguato (e qui ce ne sono molti) ci si ferma e si compera.

Verso la Scatta d’Orogna, montagne di Devero.

Però vorrei dire che se anche non consumassero niente e non lasciassero niente oltre il biglietto del posteggio, questi escursionisti, a patto naturalmente che siano educati e non lascino immondizie, dovrebbero essere ugualmente i benvenuti perché quelle montagne, che essi amano, non appartengono ai valligiani, e direi di più, non appartengono neppure all’umanità, ma a tutti gli esseri viventi, lupo e agnello, fragola e ortica.
Non passa giorno che siti turistici vengano dichiarati “patrimonio dell’umanità” ma l’umanità è solo una parte degli abitanti della Terra, parte che per la sua stessa esistenza ha bisogno di tutti gli altri componenti: senza la biodiversità moriamo anche noi, e inoltre il solo fatto di abitare un luogo non dà diritti su quel luogo, ma solo doveri: ognuno è responsabile del luogo che abita.

Il documento della Provincia del VCO, che pure è ricco di dati e numeri ed elenca i milioni di euro stanziati sia dai costruttori privati degli impianti che dagli enti pubblici per il miglioramento delle infrastrutture, non fa nessun accenno alla reale situazione della valle Antigorio, né presenta un piano economico con previsioni attendibili di rientro degli investimenti: questi impianti si devono fare perché è così e basta, se poi, dopo avere investito milioni e rovinato un parco naturale, si dimostreranno un colossale flop e
rimarranno per sempre soltanto le loro rovine che cosa importa?
Al paragrafo 2 della relazione introduttiva per esempio si legge che scopo dell’opera è quello di: “Risolvere alcune criticità ambientali legate in generale ad una condizione di crisi sociale, economica (e culturale) delle are di margine, ma anche, nello specifico, allo stato di fatto dell’accessibilità e delle attrezzature di servizio (strade, parcheggi, ospitalità) che non riescono a reggere in modo equilibrato la pressione turistica che oggi si registra, con
picchi critici in particolare a San Domenico (sia per l’accesso all’Alpe Veglia da Ponte Campo, sia per la stazione sciistica di San Domenico Ski) e all’Alpe Devero.
Esibisce la Provincia dati sulla crisi economica e sociale ed economica della zona? No.
Paragona i dati di alcuni anni fa, quando si è assistito a una rinascita del turismo dolce all’alpe Devero, con quelli di oggi, in cui quel tipo di turismo si sta affermando? No.
Pensa di aiutare questo tipo di turismo dolce invece di quello degli impianti di sci? No.
Per contro la zona, soprattutto per quanto riguarda la valle Antigorio, oggi non sembra affatto in crisi: la maggior parte delle case sono ristrutturate di recente, sorgono sempre nuove imprese commerciali e ricettive, è palpabile la sensazione di un recente benessere, trainato in parte dal turismo dolce ed ecologico che si pratica all’alpe Devero.
Ma anche se ci fosse una crisi economica, questa non andrebbe risolta certo a spese dell’ambiente, anzi, l’ambiente è una risorsa che se non viene sperperata servirà a vincere la crisi economica.
La crisi culturale invece non si risolve né costruendo funivie né costruendo parcheggi ma costruendo scuole, biblioteche, in generale favorendo l’istruzione, valorizzando le opere d’arte sul territorio e facendole conoscere agli abitanti stessi, dando a tutti accesso facile alla banda larga, aiutando le pubblicazioni che fanno conoscere la zona, partecipando alle fiere del turismo e dei libri.

Scialpinismo all’Alpe Devero. Foto: Luigi Ranzani

A questo proposito vorrei raccontare un aneddoto personale: quattro anni fa ho chiesto alla provincia del VCO, per la piccola casa editrice che gestisco con la mia compagna, un contributo di poco più di 1000 euro per la traduzione in tedesco di una guida escursionistica di una zona del VCO, mi è stato risposto che non c’erano fondi. Non si sono trovati 1000 euro per tradurre un libro nella lingua dei principali frequentatori stranieri della valle (svizzeri tedeschi e tedeschi) ma si trovano i milioni per la sua cementificazione.
Quanto alla pressione turistica è forse meglio svolgere iniziative volte a eliminare i picchi critici e quindi a meglio suddividere nell’arco dell’anno l’afflusso, piuttosto che costruire strutture più grandi, che resterebbero comunque inutilizzate gran parte dell’anno.
C’è anche una forte contraddizione tra il voler costruire nuovi parcheggi e gli investimenti previsti in un successivo paragrafo del documento per lo sviluppo del trasporto pubblico: tale sviluppo, se veramente ci sarà, dovrebbe rendere inutili i nuovi parcheggi.

Mi accorgo che sto parlando soprattutto dell’alpe Devero e non di San Domenico, che come l’alpe Devero (o meglio il villaggio di Goglio alla sua base) viene decritto come uno dei tre punti nodali dei trasporti di un triangolo che ha per vertice Domodossola. La mia impressione è che senza San Domenico il problema della costruzione di nuovi impianti sciistici non sarebbe neppure stato posto: l’alpe Devero stava bene così com’era, prova ne è che il comitato che si oppone alla costruzione degli impianti è nato su iniziativa di tre albergatori di Devero (e credo sia l’unico posto al mondo). É alla stazione sciistica di San
Domenico che soprattutto interessa espandersi verso i pendii di Devero e in più
appropriarsi della sua immagine di luogo naturale incontaminato.

Codelago e Pizzo Fizzo. Foto: Sergio Ruzzenenti

Ma sulla filosofia della San Domenico Ski di “avvicinare le montagne” vorrei raccontare un aneddoto che riguarda un mio carissimo amico: Erminio Ferrari. Qualche anno fa abbiamo scritto insieme un libro di itinerari in Ossola che si potevano compiere sia con le ciaspole che con gli sci. Uno di questi è il pizzo Diei, sopra San Domenico, la cui descrizione della salita invernale a piedi toccava a Erminio. Il Diei prima della costruzione degli impianti, in inverno la si raggiungeva direttamente da San Domenico; con la loro costruzione è stato vietato risalire le piste sia a piedi che con le pelli di foca, per cui è diventato obbligatorio prendere gli impianti per un tratto della salita. Senza di quelli non c’è altro modo di fare le cime scialpinistiche che partono dal colle di Ciamporino e dalla Punta del Dosso (per esempio Diei, Scatta d’Orogna, Cima di Valtendra e accesso invernale all’alpe Veglia) e un intero versante di una valle è in inverno monopolizzato da una società di impianti sciistici, col divieto di frequentarlo se non usando i suoi impianti.
Erminio dunque, sapendo del divieto di salire (e scendere) a piedi lungo le piste, si è presentato alla biglietteria chiedendo un biglietto di andata e ritorno per il Dosso. Gli hanno chiesto se faceva scialpinismo, lui ha risposto che non aveva gli sci ma le ciaspole, al che non c’è stato verso: con le ciaspole non solo non si si poteva salire lungo le piste, ma non si poteva neppure salire sugli impianti (che non sono, si badi bene, ski-lift, ma seggiovie).
Tutto ciò da parte di una società che usa il claim “avvicinare le montagne” e che dichiara di voler tenere aperti gli impianti anche in estate per gli escursionisti, ma di fatto per ora impedisce loro di frequentarle in inverno.
La meraviglia di questo “trasporto intermodale” è che, fino al giorno prima della richiesta da parte della San Domenico Ski di costruire gli impianti mancanti a raggiungere Devero, nessuno si interessava dei trasporti pubblici fra Domodossola e Devero e fra Domodossola e San Domenico, per cui tali trasporti erano carenti e dopo aver effettuato la meravigliosa traversata Veglia – Devero, i cui panorami tra l’altro verranno non poco compromessi dai nuovi impianti, l’escursionista non sapeva come tornare a San Domenico a prendere la macchina. Il vero problema dei trasporti in Ossola non è il collegamento
funiviario San Domenico – Devero, ma i trasporti pubblici per le valli, non in grado di accontentare né gli abitanti né gli escursionisti che in estate attraversano di valle in valle e tanto meno in inverno gli scialpinisti. Come per miracolo adesso spunta il potenziamento dei trasporti pubblici, ma perché lì e non per esempio in val Formazza, che è veramente una valle isolata, lontana e malissimo servita? Bisognerà aspettare un collegamento funiviario Devero – Formazza per avere finalmente qualche bus in più per raggiungerla?
Ma il punto che più connota l’insipienza di chi propone questo collegamento è quando si mostrano fotografie di piattaforme di cemento e acciaio messe nei luoghi panoramici.
Come se il panorama non lo si vedesse già adesso dal prato su cui sarà steso del cemento o sedendosi su un sasso che in quel cemento sarà inglobato. Probabilmente presso tali piattaforme ci sarà anche una rosa dei venti con indicati i nomi delle cime, ma ogni buon escursionista porta sempre una cartina dei luoghi che visita.

I punti panoramici secondo il progetto “Avvicinare le montagne”

Invece di educare alla semplicità di sedersi su un prato o su un sasso, la provincia del VCO vorrebbe che si guardi il panorama da una piattaforma di cemento, invece che camminare nella bellezza della natura incontaminata vorrebbe che si prendesse una funivia, invece di alpinisti consapevoli che si informano prima di partire, leggono le guide, consultano le cartine, preferirebbe un branco di pecore che, sceso dalla funivia, si ammassi sulla piattaforma dei cartelli che tutto spiegano ma nessuno legge.

 

Alberto Paleari, nato il 15/12/1949 a Gravellona Toce, è diventato guida alpina nel 1974 e ha esercitato a tempo pieno la professione fino allo scorso anno.
Scrittore di romanzi e guide, ha pubblicato per Vivalda, Tararà e Monterosa Ediz
Benché sia un grande conoscitore delle Alpi, ha sempre avuto l’Ossola come riferimento geografico e culturale ed è stato trai primi ad aderire al Comitato Tutela Devero.

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Alpe Devero: avvicinare le montagne? ultima modifica: 2018-09-02T05:45:07+00:00 da GognaBlog

29 pensieri su “Alpe Devero: avvicinare le montagne?”

  1. 29

    Invece di perdere tempo su Facebook é molto meglio non esserci e dedicare quel tempo alle cose importanti e che danno vere soddisfazioni. Profonde. Mi sembra così semplice. Ciao

  2. 28
    paolo says:

    Marcello mi spiego: vedo che la gente si diverte con tutte le attività che ho citato (ho dimenticato le navi da crociera dove si possono trovare tutte insieme) saltando come nulla fosse dall’una all’altra e facceboccandosi in continuazione sentendosi elogiati come “grandi”.
    Io capisco bene le differenze fra di esse, ma non capisco bene perché la gente se ne stia sempre a un livello superficiale su tutto e dappertutto e cerco di spiegarmelo con il bisogno, da “frustrati che si frustano”, di “divertirsi a qualsiasi costo” per camuffare la loro totale incapacità di fare qualcosa.
    Tu sai spiegarmelo?
    Ci sono anche alpinisti famosi (più nel frottolismo, ma sempre dei loro) che han sempre fatto così.

  3. 27

    Paolo, ti dai la risposta da solo. Il problema è che non capisci la differenza che c’è tra le cose che tu stesso citi.

  4. 26
    Alberto Bonino says:

    Meglio Dott.Jekyll che ipocriti come tanti. Comunque ho capito che a voi dà molto fastidio che io viva benissimo in confronto alle vostre fri+ustrazioni, ne siete talmente pieni…che quelli che stanno bene e si divertono per voi sono delinquenti.

  5. 25
    LUIGI GALLY says:

    A una civiltà se ne sostituisce un’altra, la decadenza distrugge una civiltà e ne fa nascere un’altra. Cosi’ se ne sono andati i Romani, i Greci, i Faraoni, gli Assiri Babilonesi. Presto se continua cosi’ ce ne andremo anche noi. Non esiste una sola causa alla scomparsa di una civiltà. La lista delle cause sarà lunga, la modificazione del clima, la degradazione dei suoli causata dalla chimica, la caduta drastica della nascite in occidente dovuta alla religione giudaico-cristiana, la generalizzazione del lusso e della corruzione i consumi opulenti che il pianeta non puo’ piu’ sopportare. Nicolas Hulot se ne andato dal governo di Macron per questi motivi. Nei boschi di conifere del nord ovest usano il Glicosat per togliere l’erba, che passa nel miele delle api . I cereali ne contengono una quantità sempre maggiore come le verdure. Non è certo lo sci da pista che distruggerà questa civiltà. Leggete MICHEL ONFRAY , DECADANCE.

    LUIGI

     

     

  6. 24

    Perché è un termine che appartiene al tuo alter ego, il Dottor Jekyll.

  7. 23
    Alberto Bonino says:

    Paolo ha perfettamente ragione, tutto ciò che piace va benissimo, ma non sopporto la pseudo superiortà e il razzismo di chi consider lo sci da discesa inferiore allo sci alpinismo e i comprensori sciistici un abominio.

    E perchè il termine luddista mi smaschererebbe?

  8. 22
    paolo says:

    Non capisco la differenza fra una bella pista di sci da discesa, una bella falesia ben spittata, una pista di discesa per biciclette, un bel bar con buona birra, una festa “culturale”… mi sembra che l’importante per la gente sia divertirsi senza mai impegnarsi troppo o avere una qualche responsabilità su una cosa qualsiasi che la riguardi.

  9. 21

    Oh, Bonino, guarda che il termine “luddisti” ti smaschera!

  10. 20
    Alberto Bonino says:

    Più vi inc*****e,più  io mi diverto. Siete talmente pieni di voi stessi che non ammettete neppure che la maggioranza degli sciatori e degli italiani la pensi in maniera diversa da voi. A proposito del Cardinal Bertone, è sempre megliodi Papa gorgoglio, il peggior Papa degli ultimi 100 anni.

     

     

  11. 19
    Matteo says:

    stavolta però ci vuole:

    DIO BONINO!

  12. 18
    Alberto Benassi says:

    Tutto ciò che è progresso per voi è lo sterco del diavolo come il buon gorgoglio dice del denaro (questo papa non parla gorgoglia)

    Bonino, mi sa che il cardinale Tarcisio Bertone con il suo mega super attico oltre che  strenuo difensore…. del dogma cristiano-cattolico, deve essere il tuo EROE !!

  13. 17

    Bonino ectoplasma, fai copia e incolla ogni volta? Suvvia, cambia registro o almeno le parole. Un poco di originalità, dai…

  14. 16
    Alberto Bonino says:

    Sig Bertoncelli, è bravo a scrivere immense c*****e. Ma le le studia di notte? Ma cosa vi ha fatto di male lo sci che per voi è la peste del millennio? Ma non avete nulla da fare nella vita se non rompere i c******i alle persone normali che amano sciare? Siete una piccola minoranza che vuole imporre la propria visione, siete dei veri democratici!!!! Tutto ciò che è progresso per voi è lo sterco del diavolo come il buon gorgoglio dice del denaro (questo papa non parla gorgoglia). Se fosse per voi invece di ospedali ci sarebbero ancora le capanne degli sciamani,, non aerei ma carrozze trainate da cavalli. Cercate un posto adatto a voi, rinchiudetevi tagliate i contatti con il resto del mondo che vi fa s****o e no r*****E più  chi ama vivere in maniera civile. Siete i moderni “luddisti”.

  15. 15
    Fabio Bertoncelli says:

    No. L’ho sparata cosí, sulla base dell’ispirazione del momento. 😆😆😆

  16. 14

    Bertoncelli, ma ci sei passato prima di scrivere al Devero Drug?

  17. 13
    Fabio Bertoncelli says:

    E se ricoprissimo TUTTA l’Alpe Devero con uno spesso strato di asfalto e di cemento? Diciamo uno spessore di UN METRO: basta? fin sulle vette?
    Gli sciatori pistaioli sarebbero felici del loro nuovo giochino, i produttori di cemento sarebbero anch’essi ricchi e gaudenti, turisti cinesi e arabi a frotte, fighetti tutti in ghingheri sulle piste, musica sparata a go-go, i montanari locali arricchiti come i fassani, e gli azionisti anch’essi tutti contenti come pasque: in queste faccende gli utili si mettono nelle proprie tasche mentre i debiti sono pagati dallo Stato. È il Bengodi!
    Solo Paleari sarebbero incazzato come una belva. E anche quel buzzurro di Bertoncelli.
    Ma chi se ne frega di due poveretti e dei loro fanatici sodali amanti della natura. Alé, in pista! E stasera tutti alla discoteca DEVERO DRUG.

  18. 12
    LUIGI GALLY says:

    Ricordo ai lettori che in Val di Thuras a suo tempo con alcuni compagni attrezzai una palestra di roccia tutt’ora esistente; sul Monte Furgon su una parete ancora intonsa aprii per primo una Via” Polvere di Stelle”. Chiesi un contributo al comitato Alta Valle di Susa e il Presidente, Sindaco di Sestrieres mi volle conoscere per curiosità, ma con il sorriso sulle labbra mi disse che non avrebbe fatto nulla per me. In seguito a Cesana il comune installo’ un pannello di legno intarsiato in cui si descriveva il sito di arrampicata. Negli anni successivi abbandonai l’alta Valle e mi stabilii a Briançon,  qui trovai chi mi regalava il materiale per attrezzare le vie. A tutt’oggi in alta valle di Susa c’é poca frequentazione turistica in quanto esiste solo la monocultura dello Ski. Sui siti di arrampicata del Briançonnais gli Italiani sono sempre presenti, come i turisti in genere, Sandro conosce bene la situazione e puo’ confermare.

    LUIGI

  19. 11
    Fabio Balocco says:

    Ovviamente sono contrarissimo al proggeto sciistico. Non si può peraltro parlare del Devero come di un santuario alpino. Il Devero ha pagato un pesantissimo contributo in termini di perdita di risorse naturali sull’altare del cosiddetto “progresso”. Impianti idroelettrici e canali di gronda in ogni dove. Senza contare che la perimetrazione del parco consente almeno l’apertura di nuove strade. Ed anche gli impianti sciistici…

  20. 10
    Livia Olivelli says:

    Coloro che sono favorevoli al progetto “Avvicinare le montagne” sostengono che il turismo che gravita su Baceno e l’alpe Devero è un turismo povero, un turismo mordi e fuggi che non lascia nulla in valle, ebbene i dati ufficiali della Regione Piemonte li smentiscono:

    nei comuni di Baceno, Crodo, Premia c’è stato un incremento del 13,5% nel 2017 rispetto al 2016 delle persone che hanno soggiornato nelle strutture ricettive,  sono infatti passate da 48.767 a 55.325, e solo a Baceno, di cui fa parte l’alpe Devero, da 14.712 a 20.042 con un incremento del 36%.

  21. 9
    valter gugliemetti says:

    mi associo in toto alla tesi di Alberto Paleari (che mi onoro di conoscere), ed allego qui di seguito la nota che ho mandato quasi un anno fa a vari destinatari, ricevendo risposta solo dai 3 albergatori di Devero contrari al “progetto” (se si può chiamare tale…..) – saluti a tutti e W il Devero così !

     
    Ai Sigg.
    Sergio Chiamparino – Presidente Regione Piemonte – [email protected]
    Aldo Reschigna – vice Presidente Regione Piemonte – [email protected]
    Alberto Valmaggia – Assessore Regione Piemonte – [email protected]
    Silvana Accossato – Presidente 5^ comm. CR Piemonte – [email protected]
    Paolo Crosa Lenz – Pres. Aree protette Ossola – [email protected][email protected]
    Sindaco comune di Baceno – [email protected]
    Sindaco comune di Varzo – [email protected]
    e per conoscenza: Sig. Francioli Alessandro – [email protected]
    Sig. Galmarini Michele – [email protected]
    Sig Vanini Luca – [email protected]
    Mountain Wilderness Piemonte – [email protected]
    CAI Commissione Tutela Ambiente Montano – [email protected]
    Sezioni CAI Est Monterosa – [email protected]
    oggetto: ipotesi di ampliamento impianti sciistici Devero
    Avuta notizia della presa di posizione – contraria agli impianti in oggetto – da parte di tre albergatori in attività all’Alpe Devero (che leggono per conoscenza), con la presente mi associo in tutto e per tutto alle tesi esposte dai Sigg. Francioli, Galmarini e Vanini, esprimendo la mia più netta contrarietà ad ogni ipotesi di ampliamento di qualsivoglia impianto esistente nell’area interessata.
    A mio avviso l’Alpe Devero deve rimanere così com’è, dal momento che costituisce un mirabile esempio di tutela ambientale che riesce a convivere positivamente con le attività economiche presenti. Proprio perchè è un esempio è altresì indispensabile che anche le altre zone limitrofe a Devero (Veglia, val Bondolero) non siano mai interessate da alcuna nuova realizzazione di impianti di risalita o piste da sci: ciò che c’è è più che sufficiente.
    Ma è davvero necessario, vitale, costruire nuovi impianti per lo sci da discesa in una zona come il Devero ? Perchè ? E’ possibile sapere chi ci mette i soldi (che spero non siano pubblici….) ?
    Basta andare al Devero una domenica d’inverno per vedere moltissime persone (forse anche troppe) felici di essere lì e godere di un ambiente libero da piloni, cavi, tralicci e gatti delle nevi, che si muovono con racchette da neve e pelli di foca (sintetiche) facendo finalmente un po’ di attività fisica naturale. Chi vuole sciare può farlo sulle piste del Cazzola o di S. Domenico.
    Perchè si pensa sempre e solo allo sfruttamento selvaggio e smisurato di quelle poche risorse ambientali che ancora, per fortuna, abbiamo ?
    Frequento Devero da molti anni, e non mi pare che abbia bisogno dell’eventuale rilancio economico che potrebbe teoricamente essere legato a nuovi impianti: io sono certamente un grosso ignorante in materia e posso sbagliarmi, ma se addirittura tre albergatori del posto mettono nero su bianco la loro contrarietà la cosa si commenta da sola e mi convince che ho ragione.
    Io, cari amministratori, continuo a non capire, e ad avere paura. La paura che a queste cose non c’è rimedio. Globalmente, che si tratti degli alberi abbattuti in Amazzonia o dei nuovi impianti a Devero. Noi, popolo, possiamo solo assistere. Subire. E tacere.
    Se qualcuno di voi risponderà a questo mio sfogo lo ringrazio sin d’ora.
    Voglio infine esprimere i miei più vivi complimenti ai tre albergatori, perchè hanno avuto il coraggio di dire come la pensano ed andare controcorrente. Grazie Alessandro, Michele e Luca, spero che il vostro comportamento sia presto seguito da molti vostri colleghi, quelli che sulle Alpi portano avanti un’attività ancora a misura d’uomo accontentandosi di quello che ricavano, ben sapendo che la cosa fondamentale è la conservazione delle montagne dove lavorano, ben sapendo che è da lì che si deve partire per tentare di salvare, se possibile, l’unico patrimonio che abbiamo.
    Novara, 5.10.2017 valter guglielmetti
     

  22. 8
    Alberto Benassi says:

    stiamo distruggendo l’anima dei luoghi. Sia dei luoghi naturali, riempiedoli sempre di più di infrastrutture e di traffico. Sia delle città trasformandole sempre di più in vetrine e ristoranti tutti uguali, distruggendone l’anima.  Insomma conta  solo il denaro e gli amministratori pubblici, ne sono complici.

  23. 7
    Francesco Annovazzi says:

    Viene proposto con questo progetto un modello di fruizione della montagna assolutamente pericoloso in quanto non più circoscritto al solo ambito sciistico ma finalizzato a delegittimare il ruolo dell’escursionismoismo come naturale forma di avvicinamento alle alte quote… Un concetto aberrante quindi quello alla base progetto, che va totalmente rifiutato in quanto tale… Sulle Alpi ci sono già fin troppe possibilità per raggiungere facilmente le alte quote e risparmiare almeno il Devero da questa logica assurda sarebbe assolutamente doveroso!

  24. 6
    Egidio Bona says:

    Sì, bisogna dire basta ad impianti di risalita per lo sci da discesa  e condivido pienamente la posizione di Paleari e quella del Comitato Tutela Devero.  Sono veramente troppi gli amministratori pubblici che non vogliono prendere in considerazione la sempre maggiore importanza della tutela ambientale preferendo privilegiare il “business” ad ogni costo. Forse perchè hanno il loro bel tornaconto?

  25. 5

    il solito Bonino alle 10.20 della domenica invece che andare in montagna a fare quattro passi perde tempo davanti allo schermo a ripetere il suo mantra: “sci=soldi”. Ma pensa un po’ a Chamonix questa settimana c’erano 15.000 persone a fare corse intorno al Monte Bianco (https://utmbmontblanc.com) più i loro accompagnatori, senza bisogno di prendere neanche un impianto. Bonino hai una pallida idea di quanto PIL hanno creato le gare di UTMB? Dai prendi un paio di scarpe (e magari, poi, di pelli di foca) e datti una mossa fisicamente e mentalmente. E viva l’Alpe Devero così com’è!Sci=migliaia di sciatori che spendono.
    Altre attività=poche persone che la maggior parte delle volte di porta i panini da casa.
    Sci=migliaia di sciatori che spendono.
    Altre attività=poche persone che la maggior parte delle volte di porta i panini da casa.
    Sci=migliaia di sciatori che spendono.
    Altre attività=poche persone che la maggior parte delle volte di porta i panini da casa.
     

  26. 4
    Giorgio Daidola says:

    Ci risiamo. Sempre nuovi impianti. Io mi chiedo se questi signori impiantisti ed i loro beceri foraggiatori non si rendono conto che viviamo in un mondo condannato ad una brutta fine. Anche per colpa dei loro investimenti dissennati. O forse lo sanno e se ne fregano, disastro più disastro meno non cambia nulla e per qualche anno ancora guadagnano e godono superficialmente sguazzando nel loro mondo artificiale. Possibile che questi rozzi artefici della fine del mondo (alpino e non solo)  non leggano libri come “We’re Doomed, Now What?” (“Siamo Condannati, E Adesso?) di Roy Scranton? O, se non sanno l’inglese, l’intramontabile “La terra scoppia” del grande Giovanni Sartori? Forse acquisirebbero un po’ di quella sensibilità, di  quel  modo consapevole di stare al mondo che a loro, è evidente, manca del tutto.

  27. 3
    Roberto says:

    Sottoscrivo completamente le considerazioni riportate nell’articolo. Sembra che ormai il futuro delle Alpi sia diventare un gigantesco luna park. Ebbi la fortuna di trascorrere un paio di giorni all’Alpe Devero nel lontano 1981, effettuando  gite scialpinistiche, nonostante la meteo non proprio propizia. Quel breve soggiorno è rimasto fra i più bei ricordi, al punto che da un paio di anni desidererei tornare, nonostante la distanza, visto che vivo a Merano nei pressi di uno dei lunapark più noti, ossia la Ladinia.
    Scelte miopi, dettate solo dall’interesse di pochi, non pensando che la domanda di una montagna, non prostituita, tende ad aumentare. Non è neanche corretto associare lo sciatore al solo turista che spende, anzi talvolta e proprio l’escursionista estivo ed invernale, che alla fine di una bella gita apprezza, come si suol dire, mettere i piedi sotto la tavola.

    Quindi: forza Alpe Devero senza “valorizzazione” impiantistica!

  28. 2
    Alberto Bonino says:

    Sci=migliaia di sciatori che spendono.

    Altre attività=poche persone che la maggior parte delle volte di porta i panini da casa.

    Chi rende e dà lavoro? Le Alpi sono al 90%selkvagge. Voi che rappresentate lo 0,….deri votanti, volete imporre il vostro modo di vedere e pensare, siete dei veri democratici!!!!!

  29. 1
    Comitato Tutela Devero says:

    Ringraziamo Alessandro Gogna per aver riportato in primo piano il problema dello sviluppo turistico della dell’Alpe Devero proposto dal Piano strategico Avvicinare le montagne. In attesa di conoscere gli esiti della prima fase della Valutazione Ambientale Strategica ricordiamo che il Comitato Tutela Devero è nato per opporsi a questo sviluppo.

    È invece auspicabile che come proposto dal Cai e dal Presidente delle aree protette dell’Ossola Paolo Crosa Lenz, venga portato avanti quello sviluppo sostenibile che da molti anni costituisce un autentico seppur perfettibile modello anche all’Alpe Devero. Siamo d’accordo nel risolvere il problema dell’accesso, con la messa in sicurezza della strada, e del miglioramento della ricettività, ispirandosi al Piano Paesistico Regionale del 2000 firmato da Simonis e Paglino.

    In giugno il Comitato Tutela Devero ha lanciato su change.org una petizione che ha raccolto quasi 70 mila firme. Puoi firmarla anche tu se non lo hai già fatto.

    Inoltre abbiamo inserito l’Alpe Devero nel censimento dei Luoghi del cuore del fai. Anche qui il tuo voto è prezioso. Infatti al raggiungimento di 2000 voti il Fai finanzierà un progetto di sviluppo sostenibile.

    Puoi seguire gli aggiornamenti sulla pagina Facebook del Comitato Tutela Devero.

    O puoi scrivere una mail a [email protected]

    Ti aspettiamo all’Alpe Devero!

    Il Comitato Tutela Devero

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