La via degli Studenti

La via degli Studenti
di Giorgio Travaglia

Estate 2013, con Alex Walpoth siamo venuti al rifugio Tissi, domani andremo a ripetere la Aste, ma il mio pensiero è altrove. Da quando siamo partiti dalla Val Gardena non ho fatto altro che parlare di una nuova via ancora da salire sulla Nord-ovest, cercando di motivare il mio amico… speriamo non gli sia venuta la nausea. Al rifugio la guardiamo col binocolo, e anche Alex mi sembra entusiasta dell’idea; ma le vacanze sono finite e se ne riparlerà l’anno prossimo.

L’estate 2014, come molti ricorderanno, dal punto di vista meteo è stata tragica: in più di due settimane c’è stata una sola giornata senza pioggia e con un tempo simile della Civetta non se ne parla.

La via degli Studenti alla parete nord-ovest del Civetta. Foto: Martin Dejori
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Il sole torna solo l’ultimo giorno di vacanza, e con Marta Mozzati e mio padre ci incamminiamo verso il rifugio Tissi: l’obiettivo sarebbe quello di scalare qualche tiro per saggiare il terreno, ma ci attardiamo sul sentiero, inoltre il tempo non promette nulla di buono e ci accontentiamo di studiare la parete dalla terrazza del rifugio. Prima di andare via ci spingiamo fino a quello che dovrebbe essere il primo tiro. Voglio vedere da vicino lo strapiombo che impedisce l’accesso al sistema di fessure che costituirebbe la parte bassa della via. La roccia sembra abbastanza friabile, ma se si riuscisse a chiodare…

Marta Mozzati alla Sosta 3 della via Dorigatti-Giambisi, Piz da Lec de Boè, 29 agosto 2011
Piz da Lec de Boè, via Dorigatti-Giambisi, Marta Mozzati, S3

Tornato a Genova controllo compulsivamente il meteo in attesa di un po’ di bel tempo. Abbiamo stimato con Alex che ci vorrebbero tre giorni, e il nostro obiettivo sarebbe farla al primo tentativo, come diceva Livanos: “alla Cassin”. Ma il brutto tempo “stabile”, unito al terrore che qualcuno vada a fare la via prima di noi mi convince a scendere a compromessi: appena ci sarà un giorno di sole faremo un tentativo esplorativo, più che altro per marcare il territorio.

In arrampicata sulla via degli Studenti. Foto: Martin Dejori
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Un tardo pomeriggio di inizio settembre ci incamminiamo verso il Tissi: domani c’è il sole… appunto… domani! Dopo un po’ ci prende in pieno un violento temporale. Rischiando di essere i primi ad annegare in Val Civetta raggiungiamo il rifugio quando è ormai buio.

Verso sera tardi smette di piovere, al mattino la parete è più asciutta del previsto. Alle otto passate, con un’insolita calma ci avviamo all’attacco e senza fretta parto sul primo tiro. Il materiale arrampicabile dello strapiombo è decisamente friabile e con un’ improbabile spaccata riesco a piantare due chiodi accoppiati in una fessura di roccia sana e con altri due chiodi in artificiale arrivo a fare sosta. Nei tiri seguenti la qualità della roccia migliora decisamente.

Giorgio Travaglia sulla spaccata della prima lunghezza della via degli Studenti
ViaStudenti-Giorgio Travaglia sul primo tiro (2)

E’ cosa decisamente inaspettata, guardando la parete dal basso. Seguendo il filo dello spigolo del grande pilastro che caratterizza questa zona di parete, Alex procede per alcuni tiri affatto banali. Lo stesso fa Martin Dejori lungo una difficile fessura nera. Con questo ultimo tiro siamo già arrivati all’altezza del grande pilastro spesso bagnato dove corre la via degli Amici. La giornata ormai volge al termine e siamo soddisfatti del nostro lavoro, cioè dei primi sette tiri aperti. Inoltre un temporale sulla Marmolada ci invita a scendere. In breve siamo alla base della parete e di qui al rifugio. Adesso possiamo dormire sonni tranquilli, difficilmente qualcuno andrà a finire la via prima di noi.

Il passaggio successivo
ViaStudenti-Giorgio Travaglia sul primo tiro (3)

Quest’anno, estate 2015, il meteo dà una settimana circa di bel tempo: partiamo. E’ la prima via della stagione per me, ma ho arrampicato parecchio negli ultimi tempi e mi sento abbastanza in forma, e poi ci sono Alex e Martin che sono fortissimi. Questa volta Marta non può essere della partita e al suo posto viene Titus Prinoth, anche lui eccezionale arrampicatore della Val Gardena che alla veneranda età di sedici anni debutta in Civetta!

Per economizzare al massimo sui tempi stabiliamo che ognuno ripeterà gli stessi tiri che ha aperto l’anno scorso: il tempo ci concede sole solo oggi, domani sera temporali.

La pausa di riflessione sotto al Cuore
ViaStudenti-Pausa di riflessione alla base del Cuore della Civetta

Dopo il primo tiro la macchina è lanciata: il primo di cordata sale con due corde, il secondo raggiunge velocemente il primo recuperando i friend, il terzo sale più lentamente con lo zaino mentre il secondo sta già assicurando il primo sul prossimo tiro. Quando il terzo arriva in sosta inizia a recuperare il quarto che sgancia il saccone e recupera i chiodi. Sembra un grande concerto, si martella in alto e si martella in basso senza sosta; del resto, stando a quanto diceva Piussi «la Civetta è un grande teatro».

Alex Walpoth sulla prima lunghezza del Cuore, via degli Studenti, parete nord-ovest del Civetta
ViaStudenti-Alex Walpoth sul primo tiro del Cuore della Civetta

All’una, come da programma, con al comando Titus, raggiungiamo la cima del pilastro dove bivaccarono Messner, Sepp Mayerl, Heini Holzer e Renato Reali nel 1967, alla base del tratto centrale della parete, il così detto “cuore”. A tal proposito, i lettori mi perdoneranno, ma mi sembra giusto dilungarmi leggermente in una digressione di carattere storico. Dopo la salita del celebre diedro Philipp-Flamm nel 1957, un itinerario diretto tra quest’ultimo e la Solleder era diventato un problema molto in voga, e i tentativi non erano mancati. Il giovane Messner, spintosi sotto alla parete armato solo di binocolo, aveva individuato tre possibilità per aver ragione di questo tratto di parete: una linea di fessure strapiombanti a sinistra – la futura via dei Cinque di Valmadrera -, dei diedri gialli e strapiombanti in mezzo, e un sistema di fessure a destra. Giunti in cima al grande pilastro nero dove passarono la notte, decisero di seguire quest’ultima possibilità, ai loro occhi la più logica e meno forzata, la via degli Amici. Passare nei diedri gialli sovrastanti avrebbe richiesto «cento e più chiodi»: proprio qua cercheremo di passare noi.

Come stavo dicendo, raggiungiamo in orario la base delle rocce strapiombanti: dallo studio preliminare della via si capiva che le difficoltà sarebbero arrivate adesso, ma lo spettacolo che ci si para davanti è disarmante. Questi diedri gialli sono di una tale friabilità da farli sembrare impossibili anche in artificiale, tecnica di progressione che noi, nonostante oggigiorno venga denigrata e considerata come qualcosa di impuro, non disdegniamo affatto.

In sosta sul Cuore
ViaStudenti-In sosta nel Cuore

Cerchiamo di stemperare lo sconforto mangiando qualcosa, mentre ipotizziamo i tracciati più improbabili per avere ragione di questi duecento metri di parete. Se anche si riuscisse a superare i diedri gialli, quel camino bagnato e strapiombante sembra assolutamente impossibile da salire. Alla fine, a stomaco pieno ci decidiamo a provare. Non abbiamo fatto tutta questa strada per niente. Forse, ci diciamo, se riuscissimo a fare un tiro, dalla prossima sosta potremmo valutare meglio la percorribilità del resto…

Parte Alex su un diedro strapiombate interrotto da uno strapiombo formato da un blocco parecchio instabile. Pianta due chiodi decenti che assieme ne fanno uno buono e con grande decisione parte in libera. Sospendendo su due prese scarse riesce a ristabilire i piedi e con un movimento dinamico guadagna una fessura più buona e sparisce dietro ad uno spigolo. Le corde scorrono lentamente ma senza sosta. Dopo un po’ inizia a recuperarci. Stando a quanto dice, sopra si passa! La parte superiore del tiro non è affatto facile: una fessura faticosa protetta solo con friend muore in una placca molto liscia che preclude l’accesso alla sosta e va superata per forza in libera. Senza perdere tempo lo raggiungo aiutandomi anche con la corda e parto sul tiro successivo. Salgo un esile diedro giallo un po’ friabile, poi logicamente aggiro uno spigoletto e per un caminetto non difficile ma molto friabile e con scarse protezioni raggiungo un’ottima sosta. Il prossimo tiro e senza dubbio il più impressionante: un camino friabile e bagnato si chiude a strapiombo in una fessura altrettanto friabile e bagnata. Sembra veramente una fogna! Titus supera il tiro in maniera magistrale con friend e un solo chiodo piantato alcuni centimetri; a un certo punto per passare lo strapiombo punta i talloni sulla faccia sinistra del camino che si sgretola, al che per sdrammatizzare lo apostrofo ricordandogli che la parete è dall’altra parte! La prossima sosta è totalmente nel vuoto e quando inizia a recuperarci le corde sporgono diversi metri dalla parete. Il tiro era breve e continua Titus anche il prossimo. In sosta mi raggiunge Martin, mentre Alex aspetta ancora a quella sotto: in tre più un saccone appesi totalmente nel vuoto a tre chiodi, anche se ottimi, non è una situazione troppo salutare.

L’ambiente della parete nord-ovest del Civetta. Foto: Martin Dejori
ViaStudenti-Ambiente Civetta

I minuti passano e le corde non si muovono, il sole sembra abbastanza basso sull’orizzonte. «Saranno le sei e mezza», penso. Controlliamo l’ora: sono le otto e mezza! Il timore di dover bivaccare in una situazione simile non ci alletta, e proprio quando iniziamo a pensare a una soluzione Titus inizia finalmente a recuperare le corde. Salgo a tutta forza e mentre Martin sta raggiungendoci alla prossima sosta parto sul prossimo tiro, l’ultimo per uscire dal cuore, secondo le nostre previsioni. La roccia è molto friabile e i cubetti del tiro sotto hanno lasciato spazio ai blocchi instabili. Finalmente riesco a piantare un chiodo molto lungo che ho portato proprio per situazioni simili. Ancora un passo e col sole sul filo dell’orizzonte mi trovo in una zona di terrazze fuori dalle difficoltà. Il momento è veramente intenso, solo adesso siamo convinti di avere la salita in pugno. Ormai al buio ci raduniamo tutti in sosta, ma non è ancora arrivato il momento di fermarci: ci sarebbe posto per bivaccare scomodamente ma saremo troppo esposti alla caduta di pietre. Alla luce della frontale Martin sale un lungo camino; quando la corda è finita lo seguiamo fino a una sosta. Qualche metro sopra un’ottima cengia coperta da un tetto ci ospita per un favoloso bivacco.

Quel che resta da salire domani ormai è – permettetemi il controsenso – in discesa, e così dormiamo sonni tranquilli. Al mattino alternandoci al comando raggiungiamo la Solleder quando quest’ultima esce dal grande camino. La seguiamo per due tiri e puntiamo a sinistra verso la variante Cassin alla via Comici: in questo modo riusciamo a mantenere una linea tanto diretta quanto logica. Arrampico l’ultimo facile tiro correndo e ad un certo punto il caldo sole di mezzogiorno mi abbaglia sulla cresta. Non recupero subito i miei compagni. Mi guardo intorno gustando ogni istante di questo momento irripetibile: realizzare qualcosa che si ha desiderato così intensamente è un’emozione che si prova raramente e il piacere non va sprecato. Sono stato un po’ retorico? I lettori mi scuseranno una seconda volta, ma ognuno è allievo dei suoi maestri. Per me, cresciuto con l’esempio dell’alpinismo classico e del “Greco” come maestro ideale, questa via, su questa parete, realizzata in questo modo, e con dei compagni ideali con cui condividerla, è il massimo che potessi desiderare.

Dopo un po’ siamo tutti radunati in cima in una gran confusione di materiale. Alle due iniziamo a scendere al rifugio Torrani e verso quella che sarà la più lunga discesa che si ricordi nella storia di questa montagna: ci vorranno ben tre giorni di festeggiamenti prima di raggiungere nuovamente la macchina. Solo allora sarà veramente finita.

Gli “studenti” al rifugio Tissi: da sinistra, Alex Walpoth, Titus Prinoth, Giorgio Travaglia e Martin Dejori
ViaStudenti-Sulla terrazza del rifugio. Da sinistra  Alex Walpoth, Titus Prinoth, Giorgio Travaglia e Martin Dejori

Note riassuntive
La nuova via corre, grossomodo per circa 1000 m, la zona di parete tra la Via degli Amici, aperta nel 1967 da Heini Holzer, Sepp Mayerl, Reinhold Messner e Renato Reali, e la Solleder, aperta nel 1925 dai tedeschi Emil Solleder e Gustl Lettenbauer. Nel dettaglio, la Via degli Studenti parte a destra della via degli Amici e supera tutto il pilastro alto circa 500 m raggiungendo difficoltà fino al VII grado. Alla sommità del pilastro incrocia la via degli Amici, dove questa devia verso destra, e attacca direttamente la parte più strapiombante della parete. Questa è stata risolta con quattro difficili tiri, aperti con “pochi movimenti in artificiale e resting sulle protezioni”, con difficoltà massime che si attestano intorno al VIII-/A0. Una volta fuori dagli strapiombi altri due tiri, saliti al buio, li hanno condotti a un posto di bivacco. Dopo altri due tiri hanno raggiunto la via Solleder, con cui la nuova via ha due tiri in comune, poi hanno proseguito dritto lasciando la Solleder sulla loro destra per incrociare dopo altri due tiri, oramai poco sotto alla cima, la via Comici che traversa tutto a destra.

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Gli ultimi due tiri sono probabilmente quelli della variante Cassin” hanno spiegato Dejori e Walpoth, aggiungendo che “sulle rocce appoggiate sotto la cima abbiamo scelto la strada più facile, ogni altra cosa ci sembrava forzata, e quindi abbiamo percorso in tutto 4 tiri di vie già esistenti (2 lunghezze della Solleder e 2 della Cassin).” Per farlo, per salire questi circa 1000 m di via, sono stati necessari due tentativi, il primo l’8 settembre 2014 quando assieme a Marta Mozzati sono stati aperti i primi sette tiri, e il secondo il 3 e 4 agosto di quest’anno per completare l’opera. Prima dell’impresa, Alex Walpoth e Martin Dejori avevano ripetuto la vicina e famosa Colonne d’Ercole sulla Punta Tissi.

Per quanto riguarda lo stile d’apertura, Dejori e Walpoth hanno precisato: “Abbiamo portato 5 spit di sosta in zaino e qualche rivetto, non volevamo rischiare di non trovare una buona sosta, dato che eravamo in 4 con un sacco pesantissimo. Sulla via poi ci siamo quasi scordati di averli perché la parete ci è venuta incontro“. Dejori e Walpoth hanno spiegato appunto che alcune sezioni sono state aperte in artificiale dal capocordata, ma poi salite in libera dal secondo. Rimarrebbe da effettuare la prima libera, ma gli alpinisti non sono intenzionati a ritornare. Anzi, “già così siamo contenti” hanno raccontato i due gardenesi.

Un selfie degli “studenti”: da sinistra, Titus Prinoth, Alex Walpoth, Giorgio Travaglia e Martin Dejori. Foto: Martin Dejori
ViaStudenti-fotoMartinDejori31840

 

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La via degli Studenti ultima modifica: 2015-11-28T05:33:24+00:00 da GognaBlog

6 pensieri su “La via degli Studenti”

  1. 6
    Alberto Benassi says:

    “….Arrampico l’ultimo facile tiro correndo e ad un certo punto il caldo sole di mezzogiorno mi abbaglia sulla cresta. Non recupero subito i miei compagni. Mi guardo intorno gustando ogni istante di questo momento irripetibile: realizzare qualcosa che si ha desiderato così intensamente è un’emozione che si prova raramente e il piacere non va sprecato. Sono stato un po’ retorico? I lettori mi scuseranno una seconda volta, ma ognuno è allievo dei suoi maestri. Per me, cresciuto con l’esempio dell’alpinismo classico e del “Greco” come maestro ideale, questa via, su questa parete, realizzata in questo modo, e con dei compagni ideali con cui condividerla, è il massimo che potessi desiderare. ….”

    Non c’è proprio nulla da scusare.

    Evviva il Greco.
    Evviva Aste.

  2. 5
    Alberto Benassi says:

    grandi!

    stupenda realizzazione.

    questa è la dimostrazione che anche su una parete ampiamente sfruttata, l’alpinismo classico ha sempre ancora tanto da dire.

  3. 4
    Marcello Cominetti says:

    Cose così fanno pensare che la vita vale davvero la pena di viverla. Bravi e grazie che ci siete.

  4. 3
    Jacopo Fugardo says:

    Bravi ragazzi!
    Capacità alpinistiche notevoli ma soprattutto tanta passione e divertimento!
    Linea magnifica.
    Grandi!!!

    P.s: Alè Giorgio che tra non molto torniamo ad allenarci nel finalese… 😉

  5. 2
    Leonio Conte says:

    Bravi Ragazzi; avete eseguito una salita di grande risalto, che rimarrà scolpita nel tempo, nella storia del Civetta !.

  6. 1
    daniele brunelli says:

    Hai capito il Giorgino…
    a forza di studiare i risultati si vedono!
    Bravi

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