Le rocce di Plutone

Le rocce di Plutone

Il Parco dell’Adamello è costituito da due aree protette distin­te: il Parco Lombardo dell’Adamello e quello dell’Adamello-Brenta. Il primo è situato in territorio lom­bardo avendo come limite occidentale grosso modo il corso dell’Oglio in Val Camònica; a nord, fra Ponte di Legno e il Passo del Tonale, confina con le vette del Gruppo Ortles-Cevedale e quindi si collega al Parco Nazionale dello Stélvio; a sud il limite corre poco a meridione del passo Croce Domini; il confine orientale è dato dal Parco Adamello-Brenta.

La storia del Parco è antica risalendo agli anni immediatamente successivi la prima guerra mondiale quando l’allora presidente del Touring Club Italiano, Luigi Vittorio Bertarelli lanciò l’i­dea di un Parco Nazionale Adamello-Brenta. Purtroppo, come spesso succede in questi casi, il Bertarelli non ebbe modo di veder rea­lizzato il suo sogno e fu solo grazie ad altri entusiasti anima­tori che vollero proseguirne l’opera se gradualmente l’idea poté prender forma. Fortunatamente, fra un progetto di legge e l’al­tro, queste splendide montagne riuscirono anche a sfuggire alla speculazione turistico sciistica che negli anni ’60 prese d’as­salto tutte le nostre Alpi. Nel frattempo, nel 1967 il versante trentino del massiccio venne posto sotto tutela, fattore di non trascurabile importanza nell’accelerare le iniziative volte a creare un’oasi protetta anche sul versante camuno. Dovettero pas­sare ancora diversi anni, ma grazie alla pervicacia delle Sezioni del CAI di Brescia e di Édolo e a una generale maggiore coscienza verso la salvaguardia del territorio, finalmente, gli anni 1982-83 videro la nascita anche del Parco Lombardo dell’Adamello.

Un poco decentrato verso sud rispetto allo spartiacque principale alpino e a cavallo tra Trentino e Lombardia, il massiccio deve il nome alle sue due maggiori vette, l’Adamello 3539 m e la Presanella 3558 m. Due grandi faglie, la «Linea del Tonale» o «Insubrica» e la «Linea delle Giudicàrie» delimitano il massiccio che viene quasi a costituire un isolato mondo di vette e ghiacci alla deriva. I limiti della regione montuosa sono costituiti a nord dall’alta Val Camònica e dalla Val di So­le che si incontrano al Passo del Tonale. Presso Édolo la Val Ca­mònica cambia andamento passando da una direttrice est-ovest a una nord-sud che sbocca al Lago d’Iseo. Proprio questo ampio solco costituisce il limite occidentale del massiccio mentre le valli di Campolaro e Càffaro che si incontrano al Passo Croce Do­mini lo delimitano a meridione. Verso est tale limite è invece costituito dalle Valli Giudicàrie formate da un allineamento di vallate che dal Lago d’Idro salgono fino alla Sella di Bondo per poi scendere a Tione di Trento, risalire a Madonna di Campiglio e al successivo Passo di Campo Carlo Magno per poi scendere a raccordarsi con la Val di Sole mediante la piccola e boscosa Val di Melédrio.

Dai pressi del Passo di San Giacomo su Vedretta Presanella e su (da sin) Cima d’Amola, Presanella, Cima Vermiglio. Foto: marcomilani.com
Dai pressi del Passo di San Giacomo su Vedretta Presanella e su (da sin) Cima d'Amola, Presanella, Cima Vermiglio (Trentino)
Quindi, benché facente parte della catena delle Alpi Rétiche, il gruppo montuoso descritto si configura come individuo comple­tamente isolato e staccato dai vicini gruppi.

All’interno di questa vasta area si può inoltre riconoscere un’ulteriore linea di valli che separa il gruppo dell’Adamello da quello della Presanella ad esso limitrofo verso nord-est. Tali valli sono la Val di Genova e la Val Narcanello. La prima (e la maggiore delle due) si dirama verso ovest staccandosi dalle Valli Giudicàrie per spingersi fino ai piedi dell’immensa coltre del Ghiacciaio del Mandrone e alla cresta che si stende dal Monte Veneròcolo alla Cima di Lago Scuro. Tale cresta è anche spartiacque con la piccola Valle di Narcanello che scendendo verso nord-ovest sbocca a Ponte di Legno.

Come altri settori alpini di origine magmatica, ad esempio il Mà­sino-Bregaglia, anche questo gruppo montuoso è un plutone, cioè una massa di magma intrusa al di sotto di una co­pertura rocciosa preesistente e poi raffreddatasi e consolidatasi col tempo. In effetti, dove ora svettano magnifiche guglie di granodiorite e tonalite, vi era in origine un mantello di rocce sedi­mentarie che impedì alla colata lavica di fuoriuscire. Solo suc­cessivamente, nel corso di milioni di anni, i sedimenti scompar­vero per il graduale incessante lavorio degli agenti atmosferici mettendo a nudo la massa sottostante. Anche le rocce dello strato intruso, una volta allo scoperto, subirono gli effetti dell’a­zione atmosferica assumendo spesso le forme ardite e frastagliate tanto caratteristiche nell’Adamello e generalmente co­muni alle montagne di questa origine. L’età di queste rocce magmatiche è relativamente giovane se con­siderata nel contesto dell’orogenesi alpina, 45-35 milioni di an­ni.

Adamello, salita alla Cima della Croce
Adamello bonifica 2003, salita alla Cima della Croce
Le caratteristiche morfologiche del massiccio dell’Adamello sono in gran parte dovute alla lenta, potente e inesorabile azio­ne dei grandi ghiacciai che nel corso delle successive grandi glaciazioni hanno insistito in quest’area geografica. L’alternar­si di potenti fasi di avanzata durate decine di migliaia di anni, seguite da altrettanti «momenti» di ritiro hanno profondamente modellato le vallate che si dipartono a raggiera dal grande Pia­nalto dell’Adamello che ricopre le rocce del plutone centrale. Al tempo dell’ultima grande glaciazione, nota come periodo di Würm, quando le immani colate dei ghiacciai atesino e abduano scendevano fin sulla pia­nura padana, i ghiacciai del massiccio dell’Adamello avevano ben altra potenza rispetto alla odierna. Dalla calotta centrale grandi lingue glaciali scendevano verso sud andando a confluire a occidente nel Ghiacciaio Camuno e a oriente in quello del Chiese proveniente dalle valli di Fumo e Daone. Dopo l’ultima grande espansione glaciale würmiana, risalente a circa 20.000 anni or sono, i ghiacciai hanno iniziato un lento ma inesorabile ritiro intervallato da brevi avanza­te, le maggiori delle quali sono ancora riconoscibili per aver la­sciato consistenti cordoni morenici. Ciò nondimeno, il grandioso ghiacciaio sommitale composto dai tre apparati di Adamello, Pian di Neve e Mandrone occupa buona parte di una vastissima conca valliva esposta a nord-est, delimitata a nord-ovest dalla cresta Adamello-Mandrone, a sud dal cri­nale che dall’Adamello va al Monte Fumo e a est dal crinale che da qui raggiunge la Lòbbia Alta. Tale imponente massa forma il Ghiacciaio dell’Adamello, l’unico di tipo «scandina­vo» delle Alpi italiane. Il Catasto dei Ghiacciai Lombardi (1991) lo ha definitivamente promosso a maggiore ghiacciaio i­taliano, poiché giustamente sono state considerate facenti parte dello stesso anche le lingue effluenti verso sud prima considera­te corpi glaciali indipendenti (ghiacciai di Miller superiore, Corno Salarno, Salarno, Adamé). In tal modo la superficie globale del complesso glaciale dell’Adamello assomma a ben 1813 ettari e toglie il primato al Ghiacciaio dei Forni in alta Valfurva. Altra particolarità di rilievo fornita dai ghiacciai dell’Ada­mello è la presenza del corpo glaciale più meridionale delle Alpi lombarde: il Ghiacciaio del Frisozzo. La minor scomparsa di ghiacciai riscontratasi nel massiccio della Presanella è dovuta in buona parte a una generale esposizione nord degli stessi, quindi più favorevole a una loro conservazione.

Il Pianalto
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Le rocce di Plutone ultima modifica: 2016-02-04T05:58:35+00:00 da GognaBlog

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