Marco Pedrini

Ci mette un po’ il trenino a partire… ma quando parte, allora va forte davvero!
Marco Pedrini, detto il Pedro (ma anche il Crosta), ci stava facendo assaggiare i biscottini che gli faceva la nonna, ma che lui correggeva di nascosto e prima della cottura con foglioline sminuzzate di marjuana secca…

Eravamo a Finale Ligure, e quella notte fu tra le più movimentate che io mi ricordi: di dormire non se ne parlò neppure, ma alla mattina eravamo tutti pronti a scalare nell’ambito del convegno che la Cassin aveva organizzato per la promozione dei propri articoli d’arrampicata. Il treno non solo era partito, non accennava a fermarsi più!

MarcoPedrini

 

Il ricordo di quella notte brava, con gente come Pedrini, Ballerini e Anghileri, non deve far pensare male. Non è che fosse sempre così, a quei tempi, cioè prima caricarsi per bene di vino “nostralino” e poi salire sui treni “svizzeri” e scorrazzare di notte: c’era molta più serietà di quanto questo mio incipit farebbe pensare. Ma quella notte si esagerò, specialmente quando, dopo aver importunato Augusto Azzoni e Alessandra Gaffuri in una grotta, si scese da Perti alle tre di mattina con la mercedes dell’Aldino Anghileri e sul tetto c’erano sdraiati il Pedro e il Ballera che si tenevano ai mancorrenti. Giunti alla fine della discesa, sulla strada che unisce Calice a Finalborgo, ci si fermò: ma non perché fosse pericoloso, bensì perché si temeva che qualcuno dell’ordine pubblico notasse l’anomalia. Perciò, invece di scendere e di entrare nell’abitacolo, i due andarono a lato della strada nel torrente, si procurarono aiutati da me e dal Red (Roberto Crotta) un discreto fascio di canne (Arundo donax e Phragmites  communis) e risalirono sul tetto dell’auto. Red e io li coprimmo per bene, per giungere poi così mimetizzati in pieno centro a Finale tre le nostre risate più ebeti.

Marco, nato a Lugano nel 1958, aveva incominciato a fare alpinismo nel 1976, a 18 anni: “avevo una forte attrazione per gli sport rischiosi e le altre attrazioni forti”. Nel 1978 entra nel gruppo di arrampicatori Scoiattoli dei Denti della Vecchia del Ticino, sempre in quell’anno ottiene il brevetto di Guida alpina Svizzera. Nel 1980 apre una via nuova allo Stetind, in Norvegia, oltre a ripetere in 14 ore e in libera la via inglese al Trollryggen. Già da subito si vede la sua tendenza all’innovazione, tra una nuova via e una prima in arrampicata libera: farà parlare di sé per vie aperte dall’alto e per spit messi dove nessuno voleva.

Ho provato a fare l’elenco (che qui allego, certamente incompleto) delle sue salite più importanti, divise tra Yosemite, Patagonia, Monte Bianco e i monti di casa sua.

Marco Pedrini su Stravolgimento progressivo, Monte Cucco, Finale Ligure, 7 ottobre 1984
Marco Pedrini su Stravolgimento progressivo, M. Cucco. Finale Ligure. 7.10.1984

I suoi capolavori sono la seconda ascensione invernale (1981) della parete nord-est del Pizzo Badile, via Cassin, e prima in stile alpino. Suoi compagni sono Danilo Gianinazzi e Michel Piola, in tre giorni di epica scalata raggiungono il bivacco sommitale. Dopo il primo giorno gli svizzeri sono già a metà parete. Poi il tempo cambia trasformando la scalata in una corsa verso la vetta e la salvezza, essendo la ritirata molto più pericolosa e problematica.

L’11 luglio 1982 con Claudio Cameroni realizza la prima rotpunkt del Pilastro Bonatti del Petit Dru. Dal 17 al 19 luglio 1959 gli austriaci H. Jesacher e C. Madreiter avevano aperto una variante per evitare a sinistra il famoso pendolo di Walter Bonatti, salendo in artificiale una sottile fessura di 50 m che in seguito diventò il percorso seguito da tutti i ripetitori (la fissure des Autrichiens). Pedrini per la sua libera del pilastro preferisce un diedro di 7a a destra di questa fessura, confermando la sua grande capacità d’intuizione.

Marco Pedrini fa un volo volontario su Stravolgimento progressivo, Monte Cucco, Finale Ligure, 7 ottobre 1984Marco Pedrini su Stravolgimento progressivo, Volo voluto. M. Cucco. Finale Ligure. 7.10.1984

Dopo le realizzazioni in Valle dell’Orco, nel 1985 Marco va in Val di Mello: è nel periodo più fecondo della sua breve ma smagliante carriera. Sullo strapiombo del Tempio dell’Eden piazza qualche spit e senza aggiungere altro si incastra nella strapiombantissima fessura della Signora del Tampax, un 7c o IX grado che sarà ripetuto solo dopo qualche anno da Tarcisio Fazzini e più avanti verrà valutato anche 8a, quindi uno dei primi in Europa, senz’altro il primo in fessura.
Pedrini e Roberto Bassi salgono poi Bodenshaff al Precipizio in arrampicata libera, con difficoltà di 6c/7a al posto dell’A3 originale su grossi cunei di legno.

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Sulla grandezza di Marco la dice lunga anche l’elenco dei suoi compagni di cordata: Marco Ballerini, Marco Preti, Patrick Bérhault, Jacky Godoffe, Roberto Bassi, Michel Piola, Romolo Nottaris, tutti nomi tra i più grandi degli anni ’80 e non solo.

Ma è il 26 novembre 1985 che Pedrini realizza il suo grande capolavoro: al Cerro Torre, la prima solitaria della via del compressore, documentata in un filmato con riprese mozzafiato intitolato Cumbre, con le riprese e la regia di Fulvio Mariani. I due, per le riprese, salirono ancora due volte il Cerro Torre, proprio fino in vetta. Marco Pedrini è certamente l’unico uomo al mondo ad aver salito il Cerro Torre tre volte in una sola settimana.

Diplomato in ginnastica e sport, divenne anche maestro di sci e pensava di fare la guida alpina. La sua filosofia, per quanto potei capire nelle abbastanza numerose uscite a Finale e all’Antimedale che feci con lui, era di vivere e lasciar vivere, assaporare il presente, senza fare progetti a lungo termine. Me lo ricordo provare la libera, senza neppure imprecare, sul duro strapiombo di Rock Stupid, a Rocca di Perti (terza ascensione, 8 dicembre 1983): perché era ambizioso, ovviamente, e voleva riuscire con determinazione.

L’avevo conosciuto la mattina del 6 dicembre 1983, prima di salire il Sass de Trolgia per la via Casarotto, assieme a Fulvio Mariani e Romolo Nottaris. Anche se quella volta non arrampicò, come invece faceva di solito, con il walkman e i Pink Floyd a manetta a me sembrò comunque una forza della natura.

Il ragazzo era perso dietro ai suoi sogni e alle ragazze bionde, non aveva alcuna opinione politica, si alzava tardi al mattino, tanto da aver attaccato una volta la Bonatti al Grand Capucin alle due del pomeriggio. Quanto amava i tetti e le fessure strapiombanti, meglio se già attrezzate, tanto odiava l’obbligo delle cinture in auto, le lunghe marce d’approccio, l’eccesso di magnesite sugli appigli e far la coda prima di arrampicare.

Una volta mi disse che per lui l’alpinismo moderno era giusto che dovesse essere considerato uno sport come un altro, ben lungi soprattutto dalla mentalità eroica che spingeva a diventare superuomini, “o vincitori o cadaveri”.

Marco Pedrini sulla via Casarotto del Sass de Trolgia (Canton Ticino), 6 dicembre 1983)
Sass de Trolgia (Canton Ticino), via Casarotto (6.12.1983), Marco Pedrini

Il futuro lo vedo senza mezzi artificiali, neanche le scarpette e men che meno il carbonato di magnesio, per non parlare della corda e dei chiodi. Faremo delle solitarie integrali e scalzi… – diceva. Pedrini ha rinunciato a far parte della spedizione ticinese all’Everest perché gli sarebbe costato 12.000 franchi svizzeri.

Gli piaceva la danza jazz ma anche buttarsi giù dai ponti con l’elastico, arrampicarsi sui muri degli edifici (del tutto proibito in Svizzera, dunque allettante). Si allenava con regolarità ma senza fanatismo, preferendo di sicuro i coni gelato alle ferree diete. Indimenticabili sono i film dei quali è protagonista: Cerro Torre Cumbre (1985) di Fulvio Mariani e Orizzonte Avventure: Marco Pedrini un talento in verticale di Gianluigi Quarti.

La notizia della sua morte sul Petit Dru il 16 agosto 1986 (in discesa dalla Diretta Americana, dopo la salita in solitaria) mi colpì come una fucilata, uno sfregio su un corpo già all’eccesso ricoperto di cicatrici ma che ha sempre rifiutato di farci l’abitudine.

Marco Pedrini sulla via Maestri 1970 del Cerro Torre per girare il film Cerro Torre Cumbre. Foto: Fulvio Mariani.
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In ricordo di Marco Pedrini ci sarà una grande serata a Lecco (15 giugno 2016). Sarà emozionante.
Marco Pedrini-Locandina_A3_LuganoHQ_OK da vedere

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Marco Pedrini ultima modifica: 2016-06-10T05:54:38+00:00 da GognaBlog

2 pensieri su “Marco Pedrini”

  1. 2
    Guerrini Michele says:

    Ho avuto la fortuna di conoscerlo durante la nostra collaborazione con una ditta di scarpe d’arrampicata.
    Si era fatto fare degli scarponi ramponabili apposta per il Torre dove all’interno ci stavano le scarpette…era avanti..
    Poi l’ho rincontrato grazie a Gogna che ci aveva ospitato a casa sua e in quella occasione mi ha stupito la sua voglia di leggere tutto quello che gli capitava in mano che parlasse di montagna…dalle riviste straniere ai libri fotografici….comunque avrebbe letto anche play boy se ce ne fosse stata una copia!!
    Abbiamo scalato in un posto orribile di cui non ricordo il nome in una giornata altrettanto brutta e terribilmente fredda e umida ( infatti pioveva anche.. ) e lui si è sparato un 6C di riscaldamento sotto gli occhi annebbiati del sottoscritto e del Propoli ( Marco Dal Zennaro ).
    E’ venuto a trovarmi a Lumignano ed essendo abituato a scalare e Finale dove la roccia è molto simile, è riuscito a fare quasi tutte le vie a vista…
    Ricordo che mentre salivo Odore dei sogni dove il secondo chiodo è molto alto ed il passo chiave proprio tra il primo ed il secondo, mi assicurava Pedro e la corda che usciva dall’Otto faceva molte asole a terra prima di salire verso di me….( fortuna che avendola chiodata la conoscevo bene..)
    Non aveva assolutamente paura di cadere scalando, che le vie fossero chiodate corte o lunghe a lui interessava riuscire a farle rotpunkt
    Mi raccontava che aveva fatto salti di 60 metri e piu’ dai ponti con corde che lui aveva adoperato per scalare…poi risaliva coi jumar e giu’ di nuovo…
    Un ragazzo entusiasta e solare!!!…e avanti con i tempi….TANTO AVANTI…come ne ho conosciuti pochi…
    Ciao Pedro
    Mic

  2. 1
    ivo ferrari says:

    Noi “ragazzini” eravamo affascinati da questo “personaggio” fuori dagli schemi.

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