Pescarenico

Mi è recentemente stato regalato un bellissimo libro, in formato album, che racconta la storia di un paese sulle rive di un lago. E’ la memoria di un uomo capace di ricordare la cultura e la società di chi lo ha cresciuto, tra durezza della vita, onestà e sentimenti cristallini: in bilico tra le sue scelte individuali e il rimpianto di non aver seguito la tradizione familiare.

Introduzione a Pescarenico
di Gianfranco Scotti
Pescarenico, storie di uomini, pesci, reti, ricette e ricordi, di Luciano Riva. 314 pagine, 32 x 23 cm. Autoprodotto, luglio 2018, [email protected]

Lettura: spessore-weight(1), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(2)

La vastissima bibliografia lecchese si arricchisce ora di un ulteriore e prezioso contributo che si deve a Luciano Riva, discendente da una antica famiglia di pescatori presenti a Pescarenico (pronuncia Pescarénico) già prima del XVII secolo. Oltre ai Riva, troviamo i Monti, i Ghislanzoni, i Polvara, storiche dinastie dedite alla pesca nelle acque dell’Adda e del Lago di Pescarenico.

Luciano Riva ricostruisce con grande partecipazione emotiva e con una meticolosa ricerca affidata a ineccepibili documentazioni oltre che a ricordi personali, non solo la storia del piccolo nucleo affacciato sulle rive del fiume, divenuto uno dei più celebrati luoghi letterari italiani grazie al romanzo manzoniano, ma anche quella del ponte visconteo, possente struttura medievale che nel corso dei secoli è stata testimone di assedi, battaglie, e di eventi che hanno comportato mutamenti negli assetti politici e sociali del territorio.


 

E lo fa giovandosi di antichi e di più recenti contributi alla storia di questo nobile manufatto, considerato tra le opere più rimarchevoli del medioevo lombardo, e di considerazioni frutto della sua indagine puntuale e minuziosa.

Segue il nutrito capitolo sui pescatori e sui diritti di pesca, e qui si avverte il forte legame sentimentale che unisce l’autore al mondo della pesca nel lago, un mondo del quale hanno fatto parte intere generazioni della sua famiglia.

Di assoluto interesse è poi la descrizione della tecnica della pesca delle alborelle nell’Adda a Pescarenico.

Si avverte qui la profonda competenza dell’autore che pur non avendo seguito le orme dei suoi antenati, essendo il primo della sua famiglia a non aver intrapreso il mestiere di pescatore, tratta l’argomento con indiscutibile autorevolezza, retaggio di un’ancestrale cultura che fa parte di lui, del suo vasto bagaglio di conoscenze, di esperienze vissute fin da quando, bambino, si univa al padre e ad altri familiari nelle battute di pesca sul lago.

Un intero capitolo è dedicato alle ricette della mamma Angela, una fonte preziosa di notizie su come preparare e cucinare i pesci del lago.

È questo certamente un contributo importantissimo alla storia culinaria della nostra terra, che sfata un radicato pregiudizio secondo il quale assai povera è la cucina nostrana.

E invece queste ricette, amorevolmente riportate e commentate dall’autore, ci presentano una straordinaria varietà di preparazioni tutte fondate sull’impiego del pesce di lago, un cibo povero, certo, ma che la eccezionale fantasia delle “regiure” di un tempo sapeva trasformare in piatti gustosi e diversificati, dei quali ci restituisce anche il nome dialettale: mundeghini de pèss, lavarèll al scartòzz, butrisa in ümid, paté de cavezzâl e molti altri ancora.

1948 – Renato Riva con il nipote Romeo posa i cuètt sura i geroeu sulla sponda di Pescate di fronte a Pescarenico

Un ricettario prezioso che Luciano Riva ci consegna affinché questo patrimonio di cultura gastronomica intimamente legato alla storia quotidiana della nostra gente non vada disperso.

C’è poi un capitolo dedicato a una pagina nobile ed estremamente significativa della storia di Pescarenico e dei suoi pescatori. E riguarda l’alluvione del Polesine del novembre 1951. Una rievocazione di un evento naturale drammatico, colmo di una profonda umanità e di un altruismo commovente.

Capitanati dall’alloro sindaco di Lecco, Ugo Bartesaghi, luminosa figura di amministratore e di uomo di cultura, i pescatori pescarenichesi “gente abituata al sacrificio (…) noncuranti delle immaginabili conseguenze, offrirono le loro braccia e soprattutto le loro semplici barche, i quattr’ass, spontaneamente”.

Su camion messi a disposizione da alcune ditte lecchesi furono caricate le barche e la colonna si mosse alla volta del Polesine dove per tredici giorni i Riva, i Polvara, i Monti e i Ghislanzoni, ossia i discendenti di quelle famiglie che da secoli esercitavano la pesca nel Lago, prestarono un aiuto molto prezioso a quelle popolazioni così duramente colpite.

Il sindaco Bartesaghi ricordava quel generoso prodigarsi dei nostri pescatori sottolineando “le parole di ammirazione da parte delle autorità locali, civili e militari e dagli stessi ufficiali dell’Esercito e della Marina che li avevano visti operare, per l’energia, l’abilità nel condurre la barca, date le condizioni della navigazione

Nella storia di Lecco questo episodio di fratellanza e di condivisione di una immane sciagura costituisce una medaglia di grande valore civile ed è giusto che non venga dimenticato ma anzi additato alle nuove generazioni, come ha fatto Luciano Riva in questa appassionata rievocazione che vede protagonisti nostri concittadini, umili pescatori che si sono spesi con grande generosità e sprezzo del pericolo in favore di popolazioni coinvolte in circostanze drammatiche.

Arturo Riva e “zio Angelo” rigovernano le reti, i Vultann: sullo sfondo, “mamma Angela” e “zia Centa”

L’ultimo capitolo del libro di Luciano Riva è un racconto curioso e al tempo stesso avvincente. Si tratta del ritrovamento, da parte dello stesso Luciano, di una moneta risalente al 1617 e murata per secoli in una parete della casa dei suoi avi a Pescarenico, allorquando si diede mano alla ristrutturazione di un rustico locale fino allora adibito a ricovero delle reti e degli attrezzi da pesca.

Qui l’autore dà prova di una non comune capacità narrativa e ricostruttiva delle vicende di questa antica moneta, interpolando il racconto con i risultati di una serrata e rigorosa ricerca storica, accompagnata da un fantasioso quanto dilettevole inserimento delle vicissitudini della moneta nell’ambito del coevo romanzo manzoniano, in un intreccio di realtà e di invenzione, costruito con non comune abilità narrativa.

Sono molti e tutti importanti gli spunti storici e di vita quotidiana contenuti in questo sapido volume, un patrimonio di memoria che ha voluto consegnare soprattutto ai giovani della sua famiglia affinché non vada dispersa un’eredità fatta di storia, di sacrifici, di competenze, ma anche di costume, di tradizioni, di arte culinaria.

Un’eredità che viene idealmente trasmessa anche a tutti noi lecchesi e per questo gli siamo grati perché ha saputo aggiungere un prezioso tassello alla storia del nostro territorio e della sua gente laboriosa.

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Pescarenico ultima modifica: 2018-11-04T05:33:09+00:00 da GognaBlog

5 pensieri su “Pescarenico”

  1. 5
    Olena says:

    Grazie nonno, questo libro è un preziosissimo regalo per noi “la famiglia”, e noi “prossimi generazioni”.

  2. 4
    laura tentori says:

    Beh, carissimo zio, non potevi fare di meglio! Grazie infinite! Pescarenico ha fatto da contorno alla mia infanzia, una bellissima infanzia vissuta con due splendide persone, i miei adorati nonni Angela e Renato.

    Grazie zio Luciano.

    Laura

  3. 3
    Danilo says:

    Molto interessante,soprattutto  pertinente e centra to.

     

    Grazie.

    Colapesce

  4. 2
    Doriano says:

    Ciao LUCIANO, grazie ho letto e non vedo l’ora di leggere il tuo capolavoro, spero che lo leggano in tanti e che tu possa fare tante ristampe, te lo auguro di cuore. Un abbraccio a presto.

  5. 1
    giorgio necchi says:

    Carissimo Luciano è notevole il contenuto della tua opera sei riuscito a collegare le emozioni alla fotografia complimenti,bravissimo. Sono orgoglioso di avere un amico con tanta sensibilità e competenza.

    Con affetto un caloroso abbraccio.

    giorgio

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