28 anni di lotta per il Bosco del Cansiglio

28 anni di lotta per il Bosco del Cansiglio
Il 15 novembre 2015 ci troveremo ancora, per la 28a volta, per ribadire che il Cansiglio va conservato intatto.

Programma:
9.30 – Raduno al parcheggio del Passo della Crosetta 1127 m sulla strada provinciale 422;
10.00 – Partenza lungo la strada e poi, prima del Ponte di Val Cappella, si prende a destra il sentiero naturalistico N, seguendo l’antico tracciato medioevale della Strada del Patriarca, verso Camp della Mussa fino all’inizio dei Bech, dove si intercetta l’Anello del Pian Cansiglio e si tiene la destra (sentiero segnato con le lettere M, N, O), verso il Pian de le Code. Si passa per il Bus de la Lum e si scende alla strada sterrata di Val Palazzo, prendendo a destra. Dopo un centinaio di metri si svolta a sinistra seguendo l’indicazione Anello del Pian Cansiglio, fino alla strada sterrata dell’Archetton. Si gira a sinistra (area picnic) e si prosegue su strada asfaltata fino alla strada sp 422 (campo da golf, monumento ai partigiani);
12.00 – Arrivo e raduno presso l’area della ex base Nato ed ex caserma Bianchin (dietro rifugio S. Osvaldo), ora bonificata e restituita all’uso civile (prati e parcheggi).

Interventi delle associazioni

14.30 – Inizio del ritorno, seguendo la sp 422 fino al ristorante Capanna Genziana. Subito dopo si prende a sinistra l’indicazione Anello del Pian Cansiglio (sentiero M, N, O) verso Lama dei Negadi e i Bech, riprendendo il sentiero dell’andata e ritornando, dopo breve salita, nei pressi del Ponte di Val Cappella e nuovamente sulla strada asfaltata, ritornando alla Crosetta, punto di partenza.

Chi volesse prolungare il percorso del ritorno, può continuare lungo il sentiero dopo i Bech (Anello del Pian Cansiglio), fino a trovare sulla destra l’indicazione del sentiero O che sale in mezzo al bosco fino ad incontrare la strada forestale che dalla Crosetta porta alla Candaglia. Arrivati sulla strada forestale si tiene a destra fino ad arrivare alla Crosetta. Tale percorso prolunga il ritorno di circa un’ora.

Alla partenza al Passo della Crosetta verrà fornita una fotocopia con la traccia dei percorsi

Per informazioni:
Ecoistituto del Veneto Alex Langer, da lunedì a venerdì dalle 17 alle 18 – tel. 041-935666; [email protected]
Toio de Savorgnani: cell. 346.6139393

 

Una lotta iniziata nel 1988
Casera Palantina: una vecchia malga semidiroccata tra il margine superiore della Foresta del Cansiglio verso l’Alpago e le cime del gruppo del Cavallo, fino al 1988 nota solo agli abitanti del posto e agli escursionisti e poi, a causa della lotta, conosciuta in tutto il Veneto e Friuli.

Il 12 novembre 1989, al secondo raduno di alpinisti e ambientalisti contro la distruzione della foresta, contro gli impianti di risalita e per il Parco, c’erano 1.300 persone, nella seconda edizione 2.500 e nella terza, 10 novembre 1991, 3.400.

Dunque un continuo aumento, e non indifferente, di presenti e una considerazione da fare. Dietro a due o tremila persone disposte al disagio-piacere di una salita in montagna in novembre che hanno dimostrato, magari senza essere abituali frequentatori della montagna, di essere disponibili alla levataccia domenicale e ad affrontare il freddo e la camminata, esiste un pubblico estremamente più numeroso, anche se più pigro, che però segue con estrema attenzione quello che sta succedendo in Cansiglio.

La Foresta del Cansiglio è una specie di miracolo storico. Nel 923 l’imperatore Berengario donava la Foresta al vescovo e conte di Belluno, questo significa che già prima dell’anno 1000 era di proprietà. L’analisi di quel vecchio documento di donazione ci fa capire che i confini della Foresta non erano tanto diversi da quelli attuali.

Nel corso dei secoli successivi la Foresta divenne dapprima controllata (inizio XIV secolo) e poi proprietà vera e propria (nel 1548) della serenissima repubblica di Venezia per la quale i faggi del “gran Boscho da reme” erano una risorsa strategica: per secoli la maggior parte dei remi delle galee veneziane furono ricavati dai faggi del Cansiglio.

Dopo la fine della repubblica (1797) il Cansiglio passò a Napoleone, all’impero absburgico e infine al regno e poi alla repubblica italiana.

Nella Foresta del Cansiglio. Foto: Marco Milani
Bosco del Cansiglio

10 novembre 1991
Alla faccia di meteorologi e specialisti vari che ogni anno in questo periodo si affannano a dimostrarci che l’estate di san Martino è un evento statisticamente inattendi­bile, anche quell’anno e per la quarta volta il tempo era splendi­do… Tra i partecipanti anche alpinisti famosi, come Kurt Diemberger, Fausto De Stefani e Giuliano De Marchi che, non potendo camminare a causa di un recente congela­mento ai piedi salendo l’Everest, è venuto in mountain bike.

Ricordo che era presente anche uno sparuto gruppo che si è presentato come «comitato anti-parco» e che ci ha invitato ad andarcene poiché eravamo in… proprietà privata!

Anche loro erano «verdi», anche se in modo un po’ diverso da noi. Infatti portavano tutti la tuta mimetica da cacciatori e il distintivo «caccia-pesca-ambiente», per dissentire apertamente contro l’istituzione del Parco del Cansiglio, e dare più eterogeneità alle persone che si associano ai super-diretti interessati, cioè agli speculatori edilizi e politici coinvolti.

In quell’occasione quei signori, non avendo dalla loro parte nessun argomento valido per sostenere le proprie tesi e non possedendo alcuna idea se non quella di avere più diritti degli altri di farsi gli affaracci propri con la scusa di essere a casa loro, furono capaci soltanto di ricorrere a intimazioni, minacce e atti di violenza. Sarebbe infatti interessante sondare in quegli ambienti per scoprire chi sfasciò le auto due anni prima, chi tagliò le gomme agli escursionisti appena sopra Colindes (e sempre due o tre gomme per auto…).

I cacciatori crearono dunque per l’occasione il «comitato anti-parco» e giunsero, al colmo dell’eccitazione alcolica, a minacciare di morte alcuni degli organizzatori della manifestazione affermando, davanti a testimoni: «… hanno fatto bene a sfasciarvi le macchine («hanno» chi?), hanno fatto benissimo a tagliarvi le gomme, e visto che voi continuate a venire quassù a casa nostra a mo’ di invasione barbarica (sic) basta farne fuori un paio di voi e non tornerete più…». Qualcuno si era anche abbandonato a citazioni storiche affermando che durante la seconda guerra mondiale l’Alpago era un’isola felice, che i civilissimi militi tedeschi erano amici delle popolazioni locali e davano loro cibo e lavoro, mentre poi sono arrivati i banditi partigiani dalla pianura che hanno rovinato l’idillio e sono iniziati rastrellamenti, esecuzioni, deportazioni, incendi di interi villaggi. Allo stesso modo al giorno d’oggi i «barbari» verdi provenienti dalla pianura impediscono all’Alpago di percorrere la via dello sviluppo e ottenere progresso e ricchezza attraverso lo sci da discesa e il turismo di massa.

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2002-2013
E ricordo anche la manifestazione del 2002, anno internazionale delle montagne e del turismo sostenibile. Alpinisti e ambientalisti, ormai al XV incontro, si sono ritrovati ancora a Casera Palantina per ribadire, semmai fosse ancora necessario, che la Foresta del Cansiglio va tutelata in modo rigoroso, istituendo una o più Aree Protette. Perché ancora si parla di collegamento sciistico o almeno stradale con Piancavallo, come passaggio obbligato per far «decollare» l’area, anche se gli ultimi inverni sono stati quasi del tutto privi di neve.

All’11 novembre 2012, sia Tambre in Veneto che Aviano in Friuli continuano a chiedere l’impianto di collegamento con l’Alpago e il comune di Tambre ha pronto un nuovo progetto di impianto di risalita da Colindes a Forcella Palantina del probabile costo di 20 milioni di euro. Nella 25a edizione i convenuti dicono chiaramente che quell’impianto non si può fare (in Veneto) e quindi nemmeno finanziare (da parte della regione Friuli-Promotur).

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9 novembre 2014
E’ ormai il 27° incontro, perché il rischio è sempre lo stesso: lo smembramento, per motivi di “bassa cucina” politica, di un patrimonio costruito in oltre 1000 anni di storia. Patrimonio storico-culturale che è diventato anche e soprattutto patrimonio naturalistico, riconosciuto anche dall’Europa, infatti tutta l’area è sia SIC che ZPS.

Noi non crediamo che la Foresta del Cansiglio e le cime che la sovrastano siano «proprietà» di chi vi abita e le devastazioni già prodotte nelle altre zone, sia di pianura che di montagna, non sono certo una scusa per permettere nuovi scempi anche in questa antica foresta rimasta protetta per più di un millennio. Noi crediamo che il Cansiglio sia patrimonio di tutti e che gli abitanti dell’Alpago abbiano sicuramente il diritto a una vita dignitosa, ma non quello di distruggere la foresta.

Negli anni ‘70 si parlava di farne un parco nazionale, poi un poi un parco regionale, poi almeno una riserva naturale regionale. Ora il rischio è che tutto questo venga perso per rivendicazioni locali e appetiti di imprenditori più o meno locali.

Nonostante la pioggia, circa 150 persone hanno ribadito coralmente il messaggio “siamo tutti sindaci del Cansiglio”: buona parte dei partecipanti portava a tracolla una fascia simile a quella dei sindaci, per ribadire l’idea che questa Foresta è un bene comune, un patrimonio di tutta la comunità sia veneta che friulana, sia naturalistico che anche storico.

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La regione Veneto ha istituito un tavolo di concertazione con i sindaci dei comuni che gravitano sul Cansiglio per discutere azioni comuni; l’iniziativa è di per sé positiva ma non si capisce perché da questo tavolo siano escluse le associazioni ambientaliste, visto che sono portatrici di interessi diffusi e rappresentano due comunità regionali di 7 milioni di abitanti, non piccoli comuni di poche migliaia di persone. Le associazioni ambientaliste presenti (CAI, Legambiente, WWF, Lipu, Mountain Wilderness, LAC) chiedono di poter essere presenti al tavolo di concertazione, assieme ai sindaci, non ci possono né ci devono escludere, ecco il motivo della fascia tricolore sulle spalle di molti partecipanti.

Si è inoltre ripetuta l’incompatibilità di qualsiasi collegamento tra Colindes e Pian Cavallo con impianti per lo sci da discesa, anche di piccole dimensioni. A questo proposito si è inoltre espressa una forte perplessità per alcuni nuovi interventi: a Pian Cavallo si sono spesi altri 700.000 € per un nuovo bacino d’acqua, appena realizzato, per la neve artificiale, al Comunità Pedemontana del Friuli sta proponendo una pista ciclabile per collegare l’Alpago con Pian Cavallo attraverso Forcella Palantina, idea cui opporsi con decisione poiché già esistono strade forestali per mountain bike (Cansiglio, Candaglia, dorsale), ed inoltre un no deciso è stato dato al progetto dei comuni di Budoia ed Aviano di asfaltare, anche se a stralci, tutta la dorsale dal Gaiardin al Pian Cavallo, quest’ultima una strada forestale in sterrato che dovrebbe restare chiusa, invece è percorribile e che l’asfaltatura renderebbe molto più facile da percorrere: la dorsale è una zona estremamente delicata, molto importante per la fauna, vi sono stati segnalati parecchi transiti di orso e, anche se la notizia non è stata ancora confermata ufficialmente, sarebbero già stati sentiti e visti dei lupi.

Altro tema trattato durante l’incontro è stato quello della vendita dei beni demaniali, infatti la regione Veneto aveva più volte espresso l’intenzione di porre in vendita ad esempio il campo da golf, l’hotel San Marco e altro in Cansiglio. Da poco la regione ha comunicato di aver stralciato dall’elenco dei beni vendibili queste parti di Cansiglio, ma lasciando aperta la porta alla possibilità di cedere il San Marco. Le associazioni presenti hanno ribadito che il San Marco non va demolito ma recuperato, possibilmente per il turismo famigliare e naturalistico (educazione ambientale) in Cansiglio non serve un hotel di superlusso, riservato a turisti molto facoltosi e finalizzato solo a far cassa, ma può essere una struttura importante per far conoscere i valori naturalistici della Foresta. Si è inoltre ricordato che ormai da anni le associazioni ambientaliste chiedono che il Cansiglio diventi una Riserva Naturale Regionale e che si percorra l’iter per il riconoscimento UNESCO quale Patrimonio dell’Umanità-riserva della biosfera.

In ogni caso non tutto l’Alpago crede nello sviluppo attraverso lo sci da discesa e anche oggi, cacciatori a parte e per i loro specifici interessi, solo uno sparuto gruppo di amministratori continua a sostenere quei progetti fuori moda e fuori tempo.

Bisogna perciò impedire che questi «ultimi giapponesi che continuano a combattere a guerra finita» producano dei danni che resteranno nel futuro a testimonianza della loro incapacità di capire i segni dei tempi. Il Cansiglio deve diventare un Parco, un parco vero, non dato totalmente in gestione agli Enti Locali altrimenti ci troveremo con un parco che permetterà impianti di risalita ed anche una caccia con pochi limiti.

Se la Foresta del Cansiglio è oggi ancora intatta lo dobbiamo all’impegno degli ambientalisti e al WWF che ha fornito per molti anni il sostegno economico e logistico per le azioni legali che hanno permesso il blocco dei progetti degli impianti di risalita per lo sci tra il Pian Cavallo e Colindes.

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Gli altri pericoli
Ma la Foresta del Cansiglio non è l’unico esempio di minaccia alla montagna bellunese. Progetti di carattere generale sono in agguato o in corso di realizzazione, dalle strade silvo-pastorali ai nuovi tralicci (dai 15 ai 35 metri) per la telefonia mobile, dalle nuove discariche di rifiuti solidi urbani accanto ai corsi d’acqua all’eccessivo prelievo idrico (energia idroelettrica, innevamento artificiale), alla realizzazione di nuove cave, a nuove lottizzazioni residenziali ed artigianali. Se aggiungiamo l’ampliamento della rete viaria (tangenziali, svincoli), la realizzazione di campeggi con roulotte stabilmente presenti, il quadro si fa ancora più preoccupante, assieme alle deleterie iniziative dei rally nella Foresta Demaniale di Somadida o ai motoscafi da corsa nel Lago di Auronzo o all’allargamento del posteggio del rifugio Auronzo. E possiamo aggiungere l’illuminazione notturna di alcune piste e l’eliski in espansione.

Ma è sugli impianti di risalita che la fantasia si scatena di più: funivia Vodo di Cadore – Monte Rite; collegamenti sciistici Rifugio Fedare – Forcella Gallina – Passo Falzàrego; Passo Giau – Settsass – Sella Ronda; San Vito di Cadore – Rocchette – Selva di Cadore; Lago di Misurina – Col de Varda – Val Marzon; Falcade – Passo S. Pellegrino – Forca Rossa – Malga Ciapela. E, come se non bastasse, per la Marmolada è sempre viva l’ipotesi di collegamento tra gli impianti di Seràuta e Punta Rocca con quelli del Pian dei Fiacconi; e su Cortina d’Ampezzo grava la costruzione dell’aeroporto.

Per ulteriore approfondimento:
Per una vita migliore in montagna di Antonio Zambon
Perché torniamo in Pian Cansiglio di Toio de Savorgnani e Michele Boato

 

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28 anni di lotta per il Bosco del Cansiglio ultima modifica: 2015-11-08T05:28:42+02:00 da GognaBlog

4 pensieri su “28 anni di lotta per il Bosco del Cansiglio”

  1. 4
    Gianni Sartori says:

    http://www.cansiglio.it/storia/290-alpago-resistente.html

    una segnalazione di “RESISTENZA storica” tra Cansiglio e Alpago
    No pasaran!
    GS

  2. 3
    Giancarlo Gazzola says:

    Un “fiume” di ambientalisti per salvare la foresta del Cansiglio. Presente alla manifestazione anche il famoso alpinista austriaco Kurt Diembergher, vincitore nel 2013 del Piolet d’Or alla carriera.
    Giancarlo Gazzola, da facebook 15 novembre 2015

  3. 2
    Lorenza says:

    Anch’io la foresta del Cansiglio l’ho vissuta durante le vacanze estive passate
    in Alpago, luogo di nascita di entrambi i miei genitori. Perciò vorrei unirmi a voi
    in questa battaglia, non fisicamente perché vivo lontano da lì, ma con il cuore e la mente.
    Una bella raccolta di firme on line per chiedere che il Cansiglio diventi riserva naturale potrebbe mettere fine alle mire opportunistiche degli amministratori della zona?

    Lorenza Fullin

  4. 1
    Valter says:

    Bell articolo…io il Cansiglio l’ho vissuto fin da piccolo..è cambiato negli anni tristi della cephalcea (non so come si scrive) e nel numero esagerato di cervi che ha costretto gli allevatori a costruire tutti quei recinti e poi per la chiusura degli impianti…check ha portato un turismo meno caotico per il resto spero che il Cansiglio lo possiamo consegnare al futuro sempre più integro

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