Abruzzo, soccorso alpino a pagamento: è legge

Il 13 dicembre 2016 il consiglio regionale dell’Abruzzo ha approvato a maggioranza l’istituzione della REASTA (Rete Escursionistica Alpinistica Speleologica Torrentistica Abruzzo) per lo sviluppo sostenibile socio-economico delle zone montane e nuove norme per il soccorso in ambiente montano.

L’iter è stato complesso: erano stati in molti a sedere al tavolo tecnico, le Guide alpine, il 118, i rappresentanti del CAI, Maestri di sci, Squadre di Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, Forestale e della Polizia.

Il provvedimento mira a valorizzare e promuovere il patrimonio di sentieri e itinerari, puntando sulla formazione e l’informazione anche per un uso e una fruizione più consapevoli e introduce, tra l’altro, la compartecipazione alle spese di soccorso, da parte degli utenti, in caso di imperizia.

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I quindici articoli della legge prevedono la creazione di un archivio del patrimonio di sentieri, percorsi, vie ferrate e di arrampicata, tratturi, ippovie, itinerari free ride, piste ciclabili e di mountain bike e altri che consentono attività escursionistiche, alpinistiche, speleologiche e torrentistiche. La validazione, l’aggiornamento e il monitoraggio dell’archivio spetterà al Coordinamento tecnico regionale a cui prenderanno parte i Collegi regionali delle guide alpine, dei maestri di sci, delle guide speleologiche e il Gruppo regionale del Club Alpino italiano (CAI).

La legge prevede poi la manutenzione e il recupero di questo patrimonio, per la salvaguardia del territorio e delle specificità locali naturali e culturali, oltre che come risorsa allo spopolamento di alcune aree della regione.

Primi firmatari della proposta di legge approvata sono i consiglieri regionali Pierpaolo Pietrucci, Luciano Monticelli (Pd) e Lorenzo Berardinetti (Regione Facile), da un’idea dell’accompagnatore di Media Montagna e maestro di sci Paolo De Luca. Con il centrosinistra hanno votato sì il centrodestra e il consigliere di sinistra italiana Leandro Bracco. Astenuto il M5S. Sul progetto, nelle precedenti sedute del Consiglio regionale, c’era stato lo scontro tra Pietrucci e l’assessore regionale alla montagna, Donato Di Matteo, assente durante la votazione.

La mossa abruzzese segue a circa un anno l’approvazione della legge che istituisce il “ticket” in Lombardia. Lo scorso anno, infatti, dopo Veneto, Trentino e Valle d’Aosta anche la Lombardia aveva deciso in tal senso.

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In generale, gli interventi di soccorso ed elisoccorso di carattere sanitario, comprensivi di recupero e trasporto, devono considerarsi, dice la REASTA, come prestazioni a carico del Servizio Sanitario Nazionale se effettuati nei limiti di quanto disposto dall’art. 11 del decreto del Presidente della Repubblica del 27 marzo 1992. Le centrali operative dei SUEM 118 verificano e certificano la sussistenza o meno del carattere sanitario degli interventi.

Gli interventi di soccorso ed elisoccorso di carattere non sanitario, comprensivi di recupero e trasporto, qualora non sussista la necessità di accertamento diagnostico o di prestazioni sanitarie presso un pronto soccorso, sono soggetti a una compartecipazione alla spesa a carico dell’utente trasportato, se richiesto da quest’ultimo o riconducibile ad esso. La compartecipazione è aggravata qualora si ravvisi un comportamento imprudente. La classificazione degli interventi di soccorso e recupero in ambiente montano, impervio o ostile e ipogeo a titolo di soccorso sanitario o non sanitario, urgente o non urgente, è attribuita dalla Sala Operativa 3 Regionale Emergenza Urgenza 118, che effettua l’intervento in coordinamento con l’equipe di soccorso sanitario e il Corpo nazionale Soccorso Alpino e Speleologico dell’Abruzzo.

Alla fine, si dovrà pagare nel caso vi siano comportamenti imprudenti o negligenti, se vi è un ferito con codice bianco o nessun ricovero in ospedale.

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Ancora prematuro parlare di tariffario. La competenza spetta alla Giunta regionale che, sentito il SASA – CNSAS, entro centoventi giorni dall’entrata in vigore della legge, integra e aggiorna il proprio tariffario per i servizi di soccorso sanitario e non sanitario. Prevista, per i residenti nella regione Abruzzo, una riduzione della tariffa la cui misura verrà concordata tra la Regione Abruzzo e le Aziende Sanitarie Locali.

Interessante anche dare un occhio alle sanzioni amministrative pecuniarie per reati a danno della REASTA:

  1. a) da euro 100 a euro 1.000 chiunque faccia uso di segnaletica difforme da quella definita dal regolamento attuativo di cui all’articolo 13;
  2. b) da euro 500 a euro 2.500 chiunque danneggi la segnaletica o le opere realizzate per la percorribilità e la sosta lungo i sentieri della REASTA;
  3. c) da euro 500 a euro 2.500 chiunque danneggi, alteri o chiuda tratti della REASTA;
  4. d) da euro 100 a euro 1.000 chiunque esegua interventi manutentivi non autorizzati;
  5. e) da euro 500 a euro 2.500 chiunque acceda o transiti sulla REASTA con mezzi a motore senza la necessaria autorizzazione; in caso di recidiva è previsto il sequestro conservativo del mezzo a garanzia del pagamento della sanzione comminata.

Per il consigliere Pietrucci la nuova legge “Valorizza e promuove il nostro patrimonio: punta sulla formazione e su un uso più consapevole delle nostre montagne”. Per Monticelli, “L’imperizia degli escursionisti, abbigliamento e attrezzatura non adeguata, sottovalutazione del rischio sono tutti elementi che nella nuova legge sono indicati come caratteristiche per far pagare l’intervento a chi si avventura senza la cognizione di quello che sta facendo”.

 

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Abruzzo, soccorso alpino a pagamento: è legge ultima modifica: 2016-12-24T05:24:55+02:00 da GognaBlog

7 pensieri su “Abruzzo, soccorso alpino a pagamento: è legge”

  1. 7
    Marco Benetton (Blitz) says:

    Silvo sulla questione inverno & valanghe non metto bocca perché sono dinamiche che non conosco (mentre in estate mi avventuro nei casini, in inverno scio solo in pista) e mi limito a commentare l’ enormità di interventi estivi

  2. 6
    Silvo says:

    Scusa Marco se torno sull’argomento ma ho trovato questa notizia:
    “Il 23 Dicembre uno sciatore francese ha perso la vita nella giornata di ieri travolto da una valanga. L’uomo era assieme ad altri 5 connazionali e 2 guide alpine ……….. e stavano effettuando una discesa in fuori pista dal monte ………. in località ………, nel comune …………, dopo essere stato trasportati in vetta dall’elicottero…”
    Ora non mi sembra che questi signori sciassero in braghette e canottiera, non solo, erano anche accompagnati da “personale” che si presuppone fossero FRUITORI CONSAPEVOLI DELLA MONTAGNA

  3. 5
    Silvo says:

    Marco come si fa a non essere d’accordo sul “buonsenso”, se ce ne fosse il mondo girerebbe meglio!!
    Carlo per far crescere la “materia grigia” non bastano i Corsi che facciamo al CAI, se hai qualche bollino sulla tessera, saprai meglio di me che spesso e sempre di più, i partecipanti ai Corsi non restano e non danno seguito all’andare in montagna per far crescere quella esperienza che, non basta mai, ma è basilare per cercare di non fare cazzate…

  4. 4
    Carlo says:

    I corsi ci sono già!!!
    le varie sezioni CAI con le scuole di alpinismo e escursionismo si adoperano per quello.La patente non serve,basterebbe un pò più di materia grigia ……

  5. 3
    Agostino says:

    Nell’articolo non è stata detta una cosa fondamentale cioè che si sta lavorando sul regolamento attuativo senza il quale la legge è cartastraccia. Il regolamento stabilirà nel dettaglio (art.11) in che modo ci sarà la compartecipazione alle spese del soccorso e ne stabilirà i casi e ne quantizzerà anche gli importi. C’è ancora da lavorare molto

  6. 2
    Marco Benetton (Blitz) says:

    Silvo si tratta semplicemente di buonsenso, ti ricordo che la maggior parte degli interventi di soccorso non è richiesta da alpinisti in difficoltà, ma da gente che va a farsi la passeggiata a 3000 metri in braghette e canottiera e poi batte i denti per il freddo, o in infradito sui ghiaioni e nevai e non è piú capace di venirne fuori…

    Ti dirò di piú, perché non mi faccio problemi ad ammettere candidamente i miei errori e le mie cazzate.
    Ad agosto sono andato ad esplorare dei sentieri di guerra sulle Tofane, sentieri non segnati su nessuna cartina, né tantomeno sul terreno (solo in uno di questi c’ era qualche raro ometto). A fine giro, quando ormai mi mancavano 15 minuti per arrivare sul sentiero di Val Travenanzes, in un punto franato mi son fatto ingannare da una pista di camosci, l’ ho seguita (scavalcando in alcuni punti i baranci, invece di tornare indietro, gran cazzata!) fino a trovarmi incrodato come un pirla: proseguire era troppo rischioso (bancata di 30/40 metri inclinatissima, col fondo scivolosissimo, e a pochi metri di fianco c’ era il salto), tornare indietro richiedeva un lanciafiamme per i baranci, e provare a salire per intercettare le cenge superiori… appena ho provato a sfiorare la roccia mi è rimasta in mano…
    L’ unica opzione era chiamare il soccorso, e GIUSTAMENTE pagarlo (chi mi ha recuperato non si capacitava di come cavolo fossi finito là…): ho fatto io la cazzata, non ho avuto sfiga, è stato un errore mio, ero perfettamente ILLESO, di conseguenza mi pare sacrosanto aver pagato, e mi servirà come monito per il futuro (qua in Veneto diciamo scanta bauchi, sveglia macachi).

    Fare le cazzate, E PAGARLE, fa parte delle crescita e della maturazione delle persone. Che dire dei due fenomeni che in Friuli (TANTO È GRATIS!) si son fatti recuperare dall’ elisoccorso 2 volte in 3 ore?

  7. 1
    Silvo says:

    “formazione e l’informazione anche per un uso e una fruizione più consapevoli”
    “punta sulla formazione e su un uso più consapevole delle nostre montagne”
    “L’imperizia degli escursionisti, abbigliamento e attrezzatura non adeguata, sottovalutazione del rischio sono tutti elementi che nella nuova legge sono indicati come caratteristiche per far pagare l’intervento a chi si avventura senza la cognizione di quello che sta facendo”.

    Tutto perfetto!!! Manca solo di sapere chi farà i Corsi per accedere alla PATENTE di CONSAPEVOLE FRUITORE DELLA MONTAGNA.

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