Aeroporto a Cortina per russi e sceicchi

Un aeroporto “delle giuste dimensioni”, elemento di attrazione non solo per Cortina, in vista dei mondiali di sci che vi si svolgeranno nel 2021, ma per l’intero comprensorio delle Dolomiti. È ciò che intende realizzare il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, con l’obiettivo di migliorare l’accessibilità della destinazione affinché “competa ad armi pari con le località montane svizzere, austriache, francesi, americane che vanno per la maggiore, le quali hanno uno scalo aeroportuale più o meno vicino al loro servizio”.

Confermo la disponibilità della Regione a intervenire con la Finanziaria Veneto Sviluppo e a fare tutto il possibile, nei limiti delle sue competenze e delle norme, perché il progetto dell’aeroporto a Cortina vada a buon fine” ha dichiarato Zaia per nulla turbato dal fatto che già la sola idea di un aeroporto faccia a pugni con ciò che, nonostante tutto, Cortina ancora rappresenta nell’immaginario e nel concreto turistico.

Già, perché anche per Zaia è valida la solita formuletta politica, il mantra ripetuto ormai alla nausea: “Dal punto di vista ambientale andrà posta molta attenzione, ma conciliare ambiente e sviluppo si può e si deve fare“. Quale attenzione Zaia? Non sembra per nulla quella di un buon amministratore o di un contadino che vuole costruire un muretto di pietra sulle sue terre. Piuttosto assomiglia a quella di chi entra in una casa nottetempo per rubare o, meglio, a quella degli adulteri (Non è come sembra, cara…). Suvvia, getti la foglia di fico e dica chiaramente la verità, governatore Zaia!

Verità che s’intuisce molto bene andando a leggere i dettagli, un aeroporto piccolo e dedicato al target di fascia alta che frequenta la località: una pista, sala vip, area meeting, negozi di grandi marche e perfino una moschea per i ricchi turisti arabi. “Solo” 10 milioni di euro, “per fruire meglio delle più belle montagne del mondo”.

Aeroporto a Cortina? No, grazie
di Dante Schiavon

Non sono passati nemmeno due mesi dalla frana di Borca di Cadore e la politica e l’imprenditorialità, in vista dei mondiali di sci a Cortina nel 2021, si uniscono appassionatamente nel pensare nuove opere infrastrutturali, come se il problema del futuro della montagna fosse principalmente quello.

Come se nuove colate di cemento e di asfalto potessero ridare vita a paesini semi abbandonati, a malghe cadute in rovina, a boschi e valli non più presidiate, come un tempo, dall’uomo. Così l’ignoranza degli equilibri della natura e l’avidità dell’uomo “economico” fanno prendere corpo a un’idea demenziale: l’aeroporto a Cortina.

In agosto 2015 c’è stata una frana: l’ennesima conta dei morti, l’ennesima richiesta di stanziamenti per mettere in sicurezza il territorio. I responsabili di questa tragedia, ed è stato così anche per le morti di Refrontolo, non ci sono. O meglio, c’è n’è uno, ed è additato come nemico dell’uomo e della sicurezza dei cittadini, anche se chiamato con nomi diversi: natura, maltempo, eccezionalità, cambiamenti climatici, fatalità. L’avidità di affaristi e amministratori senza scrupoli, coperti e sostenuti da una politica compiacente, non finiscono mai sul banco degli imputati. Fatto sta che l’uomo ci ha messo del suo anche a San Vito di Cadore, dove è stato alterato l’assetto territoriale a ridosso del paese con la creazione di una pista di discesa, una seggiovia, opere che hanno richiesto sbancamenti, taglio di centinaia di alberi e la regimentazione del corso d’acqua in uno stretto alveo: e per di più si sono costruite case a ridosso del torrente. Senza queste opere, forse, si sarebbe attutita la forza della frana che, di fatto, ha trovato un’autostrada nel suo percorso finale.

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Un’estate di diversi anni fa mi trovavo a camminare nella parte alta della pista Olimpia di Cortina, sulle Tofane, e sono rimasto sgomento nel vedere all’opera “ruspe” e “benne” che, in modo non proprio dolce, spostavano massi, allargavano passaggi fra le rocce, ammorbidivano pendenze irregolari e tale lavoro serviva per aumentare la valenza tecnica della pista. Io sono purtroppo convinto che, quando si interviene con questa rozza forza meccanica, “qualcosa” nella conformazione rocciosa dell’area interessata dai lavori può rompersi, anche a distanza di anni.

Nel 2021 Cortina organizzerà i mondiali di sci e la politica veneta farebbe bene a interessarsi del come verrà progettato e realizzato l’insieme di infrastrutture e impianti per lo svolgimento dell’evento. E iniziare con l’idea di un aeroporto a Cortina è un atto irresponsabile.

Non mi fido delle dichiarazioni fatte dai promotori: “rilanceremo Cortina e la montagna bellunese”. Temo che, per loro, rilancio voglia dire una superstrada per arrivare velocemente a Cortina e poi nuovi impianti e nuove opere che richiedono taglio massiccio di alberi, occupazione di aree verdi, ruspe all’opera ovunque, per creare una città di sport, di divertimento, di shopping. Il rischio è di creare una Las Vegas montana, un agglomerato di alberghi e residence di lusso senza una “relazione vera” tra l’uomo e la montagna.

In questo quadro le cime dolomitiche svolgeranno la loro funzione “virtuale” di cartolina e i dubbi e le perplessità sulle “conseguenze future” delle ferite inferte al suolo, alla roccia, al paesaggio, al bosco e agli animali che ci vivono, ai torrenti, ai pendii, spariranno dalla mente dell’Homo Sapiens, sopraffatto da una sorta di delirio di onnipotenza sulla natura.

Io credo ci sia un’altra strada per il rilancio di Cortina e della montagna bellunese che, tra l’altro, non necessariamente dovrebbe passare attraverso l’organizzazione di un mondiale di sci.

Innanzi tutto bisogna pensare a un sostanzioso ripopolamento dei paesi della Valle del Boite, oggi ritenuti solo degli ostacoli da attraversare per poter giungere a Cortina.

Per ripopolare le valli e le montagne del Cadore si devono incentivare le attività agricole e pastorali ai 1400/1500 metri, la silvicoltura con tutta la filiera del legno (dalla segheria all’artigianato, dal legno come fonte rinnovabile alla bioedilizia), la ristrutturazione secondo criteri architettonici ed ecologici degli immobili vetusti dei paesi e dei paesini della valle per adibirli alla ricezione turistica, la mobilità dolce (rete di piste ciclabili).

Ma l’idea più coraggiosa e innovativa, quella che consentirebbe di cambiare marcia nella declinazione della parola “sviluppo”, potrebbe essere quella di ripristinare la linea ferroviaria Calalzo-Cortina, magari cominciando subito un primo stralcio. Altro che aeroporto a Cortina. Tale iniziativa avrebbe una ricaduta eccezionale, sia dal punto di vista ecologico, sia dal punto di vista turistico, se venissero previste fermate nei paesi oggi solo transitati dal turismo diretto verso la perla delle Dolomiti. Queste sono solo alcune idee con cui si può cercare di rilanciare la montagna.
Per l’evento sportivo in senso stretto invece vanno tenute in considerazione, oltre alle osservazioni precedenti sui cattivi interventi che creano dissesto idrogeologico, le condizioni di partenza. Cortina ha già ospitato nel 1956 le Olimpiadi invernali e ha dei vecchi impianti, alcuni dei quali, vedi trampolino, in disuso. Cortina non è come un piccolo paesino sperduto della montagna siberiana o del deserto dell’Arizona: è una piccola città con strade, alberghi, prime case e seconde case, un’entità quindi già molto cementificata.

Si dovrà quindi privilegiare per la costruzione degli impianti sportivi il riuso di manufatti già presenti sul suolo cementificato di Cortina, decentrando in altre realtà comunali o territoriali, aventi cubature da riutilizzare, la realizzazione di alcune opere. La lotta al dissesto idrogeologico inizia nel momento in cui si pianifica un intervento che può impattare sull’equilibrio che la natura ha saputo mantenere, variare o rigenerare senza prodursi in fenomeni devastanti.

I cambiamenti climatici e l’avidità dell’uomo hanno rotto questo equilibrio e ora ne paghiamo le conseguenze. Vogliamo prenderne atto o preferiamo insistere su progetti che non danno opportunità di un dignitoso benessere per tutto l’anno e a tutti i paesini che fanno parte della montagna bellunese?

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Aeroporto a Cortina per russi e sceicchi ultima modifica: 2015-09-16T05:50:48+02:00 da GognaBlog

24 pensieri su “Aeroporto a Cortina per russi e sceicchi”

  1. 24

    Alberto non preoccuparti, ci riparcheggeranno i camper. Ciao

  2. 23
    AlbertoBenassi says:

    quando poi i russi si stuferanno e se ne andranno, come stanno facendo a Forte dei Marmi, che i cortinesi non si lamentino.

  3. 22
    Matteo says:

    Ferruccio Zanghellini says:  “L’Aeroporto sarà attivo per i Campionati del Mondo di Sci 2021.”

    Speriamo proprio di no!

  4. 21

    Aeroporto di Cortina d’Ampezzo

    Loc. FIAMES

    L’Aeroporto sarà attivo per i Campionati del Mondo di Sci 2021.

     

  5. 20

    Aeroporto di Cortina d’Ampezzo

    Loc. FIAMES

    L’Aeroporto sarà attivo per i Campionati del Mondo di Sci 2021.

     

  6. 19
    Cortina F. says:

    2021 . AEROPORTO FIAMES CORTINA. CHIEDERE A ZANGHELLINI
    ex Amministratore le problematiche. IMPORTANTI CONSIGLI.

  7. 18
    Fabio Bertoncelli says:

    Solo oggi sono venuto a conoscenza del “discorso della montagna” di Giorgio (Giorgio Gaber? Giorgio Albertazzi? Giorgio chi?).
    E ho imparato.

    Che cosa ho imparato?
    Che lui può parlare perché sa.
    E io devo stare zitto e ascoltare perché non so.

    Insomma, Giorgio è come quel tale:
    “Io so’ io e voi nun siete un c…”.

  8. 17
    Ferruccio Zanghellini / ex Amministratore AERALPI Linee Aeree says:

    Aeroporto di Cortina/Fiames .
    Chi ne parla non sa’ niente di tutti i problemi che può’ avere la sua
    apertura.

  9. 16
    Giorgio says:

    purtroppo mi rendo conto che vivete fuori dal tempo. Gli “Alessandro Gogna” godono, evidentemente, dinuno status che il montanaro non ha: a fronte di una vita da “rivoluzionari della montagna”, mamma’ c’aveva li sordi ( io a casa di Alessandro ci sono stato e ho avuto l’onore di far parte, assieme a lui, di Alpistan). Voi che portate le vostre masserizie con gli elicotteri sull’Everest, voi che fate leva sulla davvenaggine del popolino, voi che di aviazione, di territorio ampezzano e, piu’ in generale, di economia di montagna non capite una beata fava, dovreste avere la decenza di stare zitti e continuare a vivere nel vostro bel romanzo ( spittando le pareti…ovviamente)

  10. 15
    Alberto Benassi says:

    “Di sicuro i Veneti meriterebbero di meglio: ma lo devono capire loro per primi.”

    Anche tutti gli italiani meriterebbero di meglio.

    Ma non è che i nostri rappresentanti politici, amministratori vari, sono lo specchio del paese??

  11. 14
    piero977 says:

    ..era giusto per smorzarla con un sorriso…

  12. 13
    Luigi Salvatore says:

    Purtroppo, sig. Stefano Michelazzi, i Veneti non hanno capito chi gli amministra. O forse gli va bene così.
    Un neo-democristiano che segue il vento, da’ ragione a tutti o quasi, ha la memoria corta e la colpa, come sottolineato spesso, e’ sempre di altri.
    Di sicuro i Veneti meriterebbero di meglio: ma lo devono capire loro per primi.

  13. 12
    gae says:

    Ma quale sviluppo sostenibile? Sostenibile esclusivamente per interessi economici di pochi (da spartire con i politici). Agricoltura? C’è il transgenico. Pastorizia? Evviva le quote latte. Una toma di un piccolo caseificio di alta montagna è prodotto con latte d’importazione (sino al 60%). Valorizzare la cultura della montagna, mantenere vive le tradizioni favorendo una fruizione consapevole (alpinismo e sci alpinismo, trekking, escursionismo, volo libero e altri sport out door, passeggiate e relax, animazioni con eventi culturali quali buona musica, rassegne letterarie ecc.) favorirebbe una ricaduta di micro economia locale (guide alpine, albergatori, agricoltori, ecc.). Ma questa cultura appartiene al passato e non necessita di particolari finanziamenti. Ora bisogna pensare in grande, realizzare grandi opere, grandi finanziamenti (il 10% di 50.000 euro non cambia la vita, mentre su qualche milione..) Incentivare il consumo veloce di tutto. Anche della montagna, territorio da sfruttare per trasformarla in tanti luna park! Se poi questi parchi giochi rimarranno vuoti, non sono problemi di io imprenditore che le ho realizzati, di io politico che le ho approvati, ho già fatto cassa…

  14. 11
    Blitz says:

    Scusa Piero non mi pare che il fatto che il Concorde voli ancora o no cambi il senso dell’ intervento di Stefano…

  15. 10
    piero977 says:

    Comunque il Concorde non vola più. Dal 2003, mi pare.

  16. 9
    Blitz says:

    Ragazzi tranquilli, secondo me è solo una boutade e nulla di piú: nessun pilota d’ aereo nel pieno delle proprie facoltà mentali azzarderebbe operare da un posto del genere, se il vento scazza e ti fa mangiare tutta la pista arrivi troppo lungo e ti pianti sulle propaggini del Col Rosà…
    come dicono giustamente l’ articolo dello Schiavon e il post di Stefano Michelazzi, la vera opportunità sarebbe ripristinare la ferrovia Calalzo – Cortina – Dobbiaco, che comunque dovrebbe essere rifatta su nuovo tracciato poichè quello vecchio presenta problemi di raggio di curvatura e di sagoma delle gallerie (al giorno d’ oggi verrebbe rifatta a scartamento standard e non ridotto, in modo da sfruttare i rotabili già in servizio senza doverne prendere di appositi)

  17. 8

    x Dani1967
    non so se sul mio monitor appaiano testi diversi da quelli che appaiono sul tuo… mi auguro di no… se però i testi sono gli stessi, allora non riesco a leggere commenti che parlino di rischi idrogeologici incombenti sulla piana di Fiames… aldilà che qualche franetta ogni tanto fa la sua apparizione, senza dimenticare la frana del Pomagagnon del 1939 che ogni tanto si rifà viva, l’ultima volta nel 2013.
    Frane ed affini sono state prese ad esempio per affermare che viste le reali necessità del territorio, pensare di regalare qualche miliardo della comunità per fare ancor più ricco qualche imprenditore non appare così intelligente come mossa e nemmeno di interesse collettivo.
    L’articolo a firma Dante Schiavon mette in luce i dissesti che si stanno operando sul territorio per fare spazio a piste da sci e altre strutture in occasione delle olimpiadi invernali del 2021…
    Quindi dove riesci a leggere commenbti fuori luogo???
    Per quanto riguarda poi il disturbo arrecato da un impianto aeroportuale, malgrado a Cortina non atterrerebbero di certo i Boeing o il Concorde, non direi che sia cosa da poco nemmeno in una pianura figuriamoci in mezzo ai monti, e per gli altri mezzi passanti nella valle, sono anni e anni che sono state proposte alternative diverse per l’incanalamento del traffico le quali (di tipo e di origine diversa) non sono state prese in considerazione.
    Il ripristino della vecchia ferrovia per creare un collegamento su rotaia tra il Cadore e la Pusteria che poteva essere una soluzione ottimale e fu proposto già qualche decennio fa, non è mai stato preso in reale considerazione e si è preferito costruire una pista ciclabile, utilizzata pochissimo in quanto eseguita malamente, tanto che i ciclisti continuano a correre su strada… tanto per fare un esempio…

  18. 7

    Spero che il progetto si sgonfi da solo: [1] atterrare a Fiames è oggettivamente pericoloso, come dimostrato dagli incidenti; la paura non fa distinzione di reddito e la sensazione di pericolo non si elimina dopo poche esperienze. [2] Da Venezia tra imbarco e sbarco occorrerebbe il volo richiede un’ora. In auto sono due. Se c’è vento o temporali non si decolla o si ritarda, e il tempo di viaggio si allunga. [3] sarebbe un club per pochi, voli limitati, spese aeroportuali altissime. Alla fine il vero punto è: chi mette i capitali in una società aeroportuale per far volare quattro gatti che un domani decidono di spostare il club altrove?

    Al contrario, molto sensato investire nella ferrovia, guarda caso per i motivi opposti. Ma i (governanti) veneti non sono gli svizzeri.

  19. 6

    Sono cose da pazzi, ma dovè la famosa “Dolomiti patrimonio UNESCO” non si sente come non esistesse, fra impianti a Sanvito per rovinare la bella zona selvaggia sotto il Pelmo ora ci mancava anche l’areoporto a Cortina ma che si diano da fare pre la viabilita che è un disastro non pensare all’areoporto che di cazzate ne hanno fatte abbastanza.

  20. 5
    dani1967 says:

    Essendo anche camperista, ho dormito alcune notti nell’areoporto di Cortina. Da circa un anno e mezzo però l’amministrazione ha chiuso questa struttura che per i camperisti era molto interessante in quanto permetteva parcheggio e pernotto a chi non aveva necessità di tutti i costosi servizi di un camping. Nei forum dei camperisti sono uscite fulmi e saette per la cosa, e chi ha telefonato al SIndaco per sentire le motivazioni, ha avuto come risposta che il problema afferiva al rischio idrogeologico. Che stranamente non interessa il megacampeggio sulla sponda opposta o il nuovo aereoporto di cui leggo in queste pagine.
    A parte questa sottolineatura, certo che dal punto di vista ambientale sono due cose differenti costruire una struttura ex novo e riadattarne una vecchia.
    Di certo questo non può causare delle frane (la zona è in un fondovalle semipianeggiante), quindi molti commenti sono del tutto fuori luogo, ma al limite si fa sopravvivere una struttura che a detta stessa dell’amminstrazione (perlomeno in comunicazioni telefoniche non formali) è a rischio; il che comunque non è poco. Altra cosa è il disturbo arrecato dai veicoli stessi, anche se non so dire se è maggiore o minore rispetto ad altri mezzi.
    Sarò pistino, ma una cosa sono le frane, un altra le colate detritiche (flussi incanalati misti tra solitdo e liquido, volendo fare una facile definizione per non addetti), un’altra ancora sono le attività fluviali torrentizie di erosione, deposito e allagamento. Nei commenti si è fatto una grande confusione tra queste cose.

  21. 4
    GIANDO says:

    Siamo alla canna del gas..

  22. 3
    Alessandro Gogna says:

    Da Wikipedia, un po’ di storia dell’aeroporto di Cortina
    L’Aeroporto di Cortina detto anche Aeroporto di Cortina d’Ampezzo-Fiames (IATA: CDF, ICAO: LIDI) è un piccolo aeroporto, oggi chiuso al traffico, costruito in seguito al boom turistico che investì l’Ampezzo, a seguito dei VII Giochi olimpici invernali del 1956.

    L’intera opera fu commissionata dalla società Aeralpi la quale iniziò i lavori costruzione nel 1958, in località Fiames. L’aeroporto fu inaugurato nel 1962 e iniziò l’attività con voli irregolari fino al 1968. Il 4 gennaio dello stesso anno morì assassinato il principale azionista dell’Aeralpi, il conte Cesare Acquarone, e l’impresa dovette chiudere. L’aeroporto rimase dunque inutilizzato fino al 20 dicembre 1975, giorno in cui l’Alialpi, una piccola società locale appositamente creata, riprese le attività. Fu inaugurato un servizio di aerotaxi che collegava a Cortina le città di Bolzano, Venezia e Milano attraverso un accordo con la Società SOREM di Roma, che mise a disposizione gli aeromobili. I prezzi dei biglietti erano rispettivamente di 10.000, 15.000 e 25.000 lire.

    Il disastro e la chiusura
    Sin dal primo giorno di utilizzo vi furono dei problemi relativi a forti venti in fase di decollo che preoccupavano i piloti. Tali preoccupazioni si concretizzarono l’11 marzo del 1967dove un Twin Otter con 3 passeggeri a bordo si schiantò sulla motagna al passo Fadalto durante il volo Venezia-Cortina. Anche il 31 maggio 1976, quando un Cessna 206 della Società Alialpi tentò di decollare in condizioni proibitive di forte vento. Il pilota, senza esperienza di volo in montagna, staccò con grande difficoltà e solo a fine pista, l’aereo stallò in virata precipitando al suolo: l’impatto uccise tutti e sei gli occupanti dell’aeromobile, alcuni dei quali erano consiglieri del Comune di Cortina d’Ampezzo. Quello fu ufficialmente l’ultimo volo all’aeroporto di Cortina d’Ampezzo.
    L’aeroporto fu convertito in eliporto, ottenendo però scarsissimo successo.

    I tentativi di riapertura
    Per tutti gli anni Ottanta numerosi imprenditori cercarono di convincere il Comune di Cortina d’Ampezzo a riaprire l’aeroporto, presentando progetti spesso al limite del ridicolo. Il Comune non accettò nessuna proposta, lasciando l’aeroporto in balia delle sterpaglie.
    Nel febbraio 2011 è intervenuta una compagnia di navigazione con elicotteri, in collaborazione con AgustaWestland, per la ristrutturazione dei vecchi hangar e la creazione di un eliporto destinato al trasporto di passeggeri da e per i vicini aeroporti di Venezia, di Treviso e di Verona. Questo dopo aver vinto una gara d’appalto pubblicata dal Comune di Cortina avente oggetto la realizzazione di un eliporto all’interno del vecchio aeroporto di Fiames…

    Lo stato attuale
    L’aeroporto di Sant’Anna è stato gradualmente trasformato in parcheggio attrezzato per veicoli da campeggio. La pista è completamente occupata da caravan e camper, mentre è ancora utilizzabile la piattaforma eliportuale, conservata per l’elisoccorso alpino. Della vecchia struttura è ancora visibile un hangar in lamiera.
    Benché l’aviosuperficie non sia più utilizzabile, essa figura ancora nei codici IATA con il codice CDF. Al giorno d’oggi è paradossalmente possibile presentare un piano di volo per l’aeroporto di Cortina. Questa particolare “svista” ne fa un vero e proprio aeroporto fantasma. Saltuariamente il Comune ha autorizzato l’uso della pista per raduni dell’Associazione Italiana Piloti di Montagna.
    Nel 2008 il comune di Cortina ha richiesto e ottenuto dalla regione Veneto 111.000 euro come contributo a fondo perduto da investire sui lavori di adeguamento dell’aeroporto di Fiames come eliporto. La spesa totale per i lavori ammontava a circa 710.000 euro. Il bando ha compreso infatti la progettazione, la costruzione e la gestione dell’eliporto. I lavori prevedevano la sistemazione dell’hangar esistente per il ricovero dei mezzi e dell’area esterna, la realizzazione di nuovi servizi al pubblico, il potenziamento e l’adeguamento dei servizi di volo.
    Il 15 dicembre 2009, in seduta pubblica, sono state aperte le offerte pervenute in comune per il bando indetto dall’amministrazione comunale. A vincere la gara d’appalto è stata la società formata dalla Consulting Rti, dall’Esperia Avies Servis Spa, da Mst Srl e dall’Agusta.

  23. 2

    Tanto per ricordare o far conoscere:

    Luca Zaia dal 2008 al 2010 è stato MInistro per le politiche agricole, ambientali e forestali (!)

    La LEGGE 23 luglio 2009 , n. 99 (legge oltremodo inquietante sotto diversi aspetti, non ultimo la distruzione delle armi chimiche delle quali immagino il 99% dei cittadini italiani non sa che risultano in nostro possesso…!) assegnava alla Regione Veneto 2 milioni di euro per l’illuminazione pubblica (la stessa cifra per: “sostegno, riqualificazione e reindustrializzazione dei sistemi produttivi locali delle armi di Brescia”) art.2 lettera h.
    Pochi mesi dopo il Veneto finisce sott’acqua, a causa di una politica ambientale disastrosa, con dissesti vari di tipo idrogeologico, come fu denunciato in quell’occasione e Zaia denunciò (direi quasi da manuale visto che è una tiritera continua..) mancanze di fondi al Veneto (la luce se manca si accende la candela se mancano gli argini ai fiumi dissestati i sacchi di sabbia non bastano, ma nessuno forse gliel’aveva detto,..)…
    Ci risiamo nel 2014 con lalluvione nel trevigiano e con le accuse che lo stesso formulò nei confronti dei metereologi dandogli dei terroristi visto che avvisavano del pericolo (l’estate 2014 è stata una delle più piovose mai viste negli ultimi 50 anni come minimo…)…
    Se i veneti dopo drammi come questi non hanno ancora capito chi li sta amministrando da anni, altro che aeroporto a Cortina…

  24. 1
    Daniele says:

    D’accordo su tutto. Se mi permettete una battuta, Zaia la sosterrebbe altrove in Veneto una nuova moschea? Mentre all’aeroporto di Cortina sì??!! Dai dai, almeno un po’ di coerenza.

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