Alcune riflessioni sull’attrezzatura delle falesie in Valle d’Aosta

Alcune riflessioni sull’attrezzatura delle falesie in Valle d’Aosta
di Matteo Giglio
(già pubblicato il 29 luglio 2014 sul sito dell’autore)
(Attenzione: qualcuna delle situazioni denunciate potrebbe nel frattempo essere stata sistemata, NdR)

 

Prendendo spunto da un recente spiacevole episodio accaduto in una piccola falesia della Valgrisenche, vorrei fare alcune considerazioni generali relative all’attrezzatura dei siti di arrampicata.
Illustro brevemente il fatto che mi ha spinto a scrivere questo post.
Scalando nel settore denominato La Confession, lungo la strada per la Valgrisenche, ho trovato un fix che ruotava in quanto il bullone era allentato. Purtroppo è un inconveniente abbastanza diffuso con il nuovo materiale inox. La parte destra della suddetta falesia infatti è stata interessata recentemente da una richiodatura completa di tutti gli itinerari con fix inox e catene longlife in sosta. Sono quindi salito con un attrezzo per stringere il bullone in questione e, con un po’ di disappunto, ho notato che continuava a ruotare senza stringere: segno evidente che l’espansione del tassello non aveva funzionato. Con un rinvio ho quindi provato a strattonare a mano verso l’esterno il fix… ed è successo quello che nessuno vorrebbe che succedesse: si è sfilato completamente! La stessa cosa si è ripetuta qualche fix più in alto, con un altro tassello!
Ora, non credo che il mio braccio riesca a tirare 22 kN, quindi il fatto che ho appena descritto è l’esempio lampante della scarsissima tenuta di un ancoraggio mal posizionato. Piantando fix succede ogni tanto (soprattutto su rocce scistose) che l’espansione del tassello non prenda a dovere; dovrebbe essere cura dell’attrezzatore rimuoverlo e sostituirlo con uno funzionante. A volte però ciò non avviene, motivo per cui occorre essere sempre estremamente critici nei confronti del materiale cui ci si appende!

Tre immagini di Matteo Giglio, guida alpina
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Uno dei fix fuoriusciti nella falesia della Confession (Valgrisenche)
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Purtroppo quello descritto non è un caso isolato tra le falesie abitualmente frequentate sul territorio della Valle d’Aosta. L’anno scorso, ad esempio, si era verificato un piccolo incidente (fortunatamente senza conseguenze) per la fuoriuscita di un fix nella falesia di Vollein, anch’essa interessata recentemente da richiodatura.

Si tratta di episodi che devono fare riflettere tutti i frequentatori delle falesie. Non sempre materiale nuovo e luccicante è sinonimo di sicurezza. Esistono determinate procedure per piantare un ancoraggio (meccanico o chimico); se non vengono rispettate, gli elevati carichi di rottura dichiarati dai produttori non possono essere rispettati!
Le problematiche relative al corretto posizionamento di un ancoraggio sono infinite. A partire dal punto esatto in cui viene collocato (come e perché), fino alla corretta procedura di messa a dimora. Tutte cose che un attrezzatore dovrebbe ben conoscere… per evitare errori grossolani che, il più delle volte, vanno a discapito della sicurezza di chi ci si appende.

Approfitto per illustrare altri casi di lavori effettuati non proprio a regola d’arte. Sono solo alcuni esempi ma abbastanza rappresentativi anche per altri siti non menzionati.

In molte falesie si trovano moschettoni (grandi) di ferro non certificati posizionati in sosta. Dopo poco tempo non funziona più la chiusura della leva, diminuendo considerevolmente la tenuta fino a valori assolutamente non accettabili!
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Falesia di Excenex: sosta costruita con ancoraggi chimici senza resina. Pericolo!
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Falesia di Excenex: altra sosta costruita con ancoraggi chimici senza resina. Pericolo!
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Falesia della Confession: riattrezzatura di una sosta con tasselli longlife mal posizionati e parzialmente danneggiati (riquadro rosso), vecchi tasselli non rimossi (cerchi rossi) e punta di un trapano piegata lasciata in loco (freccia rossa). Decisamente antiestetico!
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Falesia della Confession: riattrezzatura di una sosta utilizzando una porzione di roccia poco solida (almeno per il punto più basso, inserito in corrispondenza di una evidente piccola discontinuità, vedi freccia rossa) e con vecchi tasselli rimossi in maniera grossolana e poco estetica (cerchi rossi).
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Falesia della Confession: riattrezzatura con materiale inox nuovo… e qualche rinvio fisso con materiale di recupero! Un controsenso. Per risolvere il problema, bastava posizionare il fix poco più in basso.
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Parete delle Guide (Cogne): riattrezzatura delle vecchie soste mediante aggiunta di nuovo materiale senza rimuovere il vecchio ancoraggio. Troppo materiale, confusionario, decisamente antiestetico: sarebbe bastato rimuovere tutto e piazzare un nuovo ancoraggio su due punti.
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Parete delle Guide (Cogne): riattrezzatura mediante installazione di fix inox con applicazione di silicone a protezione di tassello e bullone. Decisamente antiestetico, poco pratico in caso di manutenzione e del tutto inutile visto che il tassello è già in materiale resistente agli agenti atmosferici.
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Falesia Gare Ovest, settore basso (Valgrisenche): stessa problematica dei tasselli fuoriusciti alla Confession, l’espansione non ha funzionato, andrebbe sostituito.
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Falesia Gare Ovest, settore basso (Valgrisenche): in questo caso il tassello è stato sostituito… ma andrebbe collocato un po’ più lontano dalla porzione interessata dal vecchio tassello (e nascosto con della resina).
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Falesia Gare Ovest, settore basso (Valgrisenche): la distanza del nuovo tassello da quello sostituito è corretta… ma il vecchio sarebbe da eliminare e nascondere (antiestetico).
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Ribadisco che sono solo alcuni esempi documentati; purtroppo ce ne sono molti altri che evidenziano una situazione eterogenea dell’attrezzatura delle falesie in Valle d’Aosta. Accanto a validi esempi di attrezzatura impeccabile si trovano casi molto grossolani con evidenti errori potenzialmente pericolosi e/o decisamente antiestetici.

L’obiettivo di questo post non vuole essere una sterile polemica nei confronti di chi ha svolto lavori che non possono definirsi a regola d’arte (errare humanum est…), ma sensibilizzare gli arrampicatori nei confronti di un argomento poco approfondito da un gran numero di fruitori delle falesie. Visto che l’alpinismo e l’arrampicata sono sport che si praticano a proprio rischio e pericolo, è bene essere informati su tutto.
L’unica considerazione che si può fare nei confronti di chi si accolla l’onere di sistemare vecchi itinerari di arrampicata (o aprirne di nuovi) è quella che bisognerebbe smettere di lodare e ringraziare, a priori e senza aver valutato la qualità dell’operato, chi lo fa. Nel momento in cui uno decide di ri-attrezzare itinerari di arrampicata dovrebbe farlo con grande responsabilità nei confronti di tutti i fruitori e con altrettanto grande senso estetico. Lavori mal fatti, oltre a essere brutti da vedere, sono pericolosi: pertanto andrebbero evidenziati e corretti… non idolatrati oppure ignorati! In sostanza, la buona volontà non serve a nulla se non è accompagnata da rigore, precisione e serietà.

Colgo infine l’occasione per condividere un lavoro informativo che è stato fatto recentemente dalla Commissione Tecnica dell’Unione Valdostana Guide Alta Montagna sulla tematica della chiodatura. Si tratta di un piccolo compendio/promemoria destinato alle future guide alpine. Un piccolo passo nella conoscenza della materia, sperando che possa servire in futuro a perfezionare sempre più l’argomento. Il punto di partenza di questa dispensa, occorre specificarlo chiaramente, è stato il lavoro svolto da uno dei più meticolosi ed apprezzati chiodatori del ponente ligure, Marco Pukli: sul suo sito, nella sezione “articoli”, si trovano due bei capitoli intitolati “Robe da chiodatori”. La loro lettura sarà sicuramente di stimolo e ispirazione per le nuove generazioni di chiodatori…
(vedi più comodamente https://www.gognablog.com/roba-da-chiodatori-1/ e https://www.gognablog.com/roba-da-chiodatori-2/, NdR).

Scarica la dispensa sulla chiodatura

Un piccolo sogno? Riuscire a sensibilizzare amministrazioni ed enti locali sul tema dell’arrampicata sportiva, in maniera da trovare i fondi necessari per una corretta sistemazione e manutenzione delle falesie… attività che finora è sempre stata svolta (tranne rarissimi casi) in maniera del tutto amatoriale.

L’arrampicata sportiva conta sempre più adepti e dovrebbe essere considerata alla stregua delle altre attività turistiche di montagna su cui la Valle d’Aosta ha investito tanto e continua tuttora ad investire.

 

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Alcune riflessioni sull’attrezzatura delle falesie in Valle d’Aosta ultima modifica: 2016-06-02T05:09:50+02:00 da GognaBlog

11 pensieri su “Alcune riflessioni sull’attrezzatura delle falesie in Valle d’Aosta”

  1. 11
    Gianni Sartori says:

    Ma Guerrini l’avrà capito da solo che era una battuta o qualcuno doveva spiegarglielo? Quanto al “calcare con i buchi” (forse un neologismo, anzi un neo-geologismo…?) immagino si riferisca ai buchi fatti con il trapano. Se invece si riferiva alle numerose cavità (carsismo di superficie come le doline e i campi carreggiati) ricordo che si chiamano covoli.
    Ribadisco: dopo aver trasformato un ambiente naturale quasi unico in parco-giochi, non avete mai pensato di chiodare sui piloni dell’autostrada?
    Gianni Sartori

  2. 10
    Maurizio says:

    Credo che il rispetto per la parete sia secondo solo al rispetto per la vita delle persone che la frequentano.. A tal proposito, una volta stabilito quale sia il “ragionevole” posizionamento degli ancoraggi per garantire l’incolumità di chi sale la via (dove per ragionevole si intende che sul 6a -non- ci sia un solo spit ogni 12,5 mt. come alla punta Giradili.. ma qualcosa in più) non bisognerebbe eccedere nella chiodatura o nella ri-chiodatura delle pareti poichè si finirebbe solo con il deturpare inutilmente la parete senza apportare un reale incremento della sicurezza. Dico sempre che se uno per arrampicare si aspetta di trovare in parete uno spit ogni 100/150 cm è meglio che stia a casa a fare altro.. Sempre per lo stesso motivo, chi va a riattrezzare le vie dovrebbe avere l’accortezza di valutare lo stato degli ancoraggi preesistenti ovvero verificare se è davvero necessario sostituire/aggiungere un ulteriore ancoraggio. In parete, in particolare in ambienti di montagna (non marini) asciutti, e/o in presenza di spit montati bene (gommino di tenuta non pizzicato o strappato) molto spesso accade di trovare ancoraggi in ottimo stato anche dopo molti anni (in particolare il tassello interno come si attrezzava un volta), non ossidati o con un’ossidazione minima solo superficiale che non pregiudica minimamente il carico di tenuta, e -non- necessitano di sostituzione o necessitano della sostituzione del solo bullone (senza quindi aggiungere un altro inutile ancoraggio), in particolare se si tratta di viti a brugola che, spesso, erano solo brunite quindi più soggette ad ossidazione.
    Un esempio per tutti sono le foto pubblicate dall’autore di questo articolo.. La quasi totalità dei fix dismessi fotografati nei pressi delle soste, poi bestialmente piegati con un martello, nei casi migliori, o lasciati così com’erano nei casi peggiori, -NON- era necessario sostituirli con lucenti fix in acciaio inox poichè -NON- erano ossidati.
    Va inoltre detto che un buon acciaio, in particolare se zincato a caldo ha una buona resistenza all’ossidazione e una notevole resistenza meccanica in genere superiore a quello dell’INOX a meno che non si vada sull’acciaio inox aisi 316L che sebbene si avvicini agli acciai ossidabili di alta qualità ha un costo decisamente più elevato.
    Così come si ha il -MASSIMO- rispetto della vita di chi sale le vie, bisogna avere il -MASSIMO- rispetto delle pareti che ci regalano tanto divertimento. E’ anche una questione di etica e di correttezza nei confronti degli ambienti naturali in cui salgono queste vie.. e perchè no, anche di estetica..

  3. 9
    Lusa says:

    Il rispetto della roccia equivale al rispetto per la Montagna e per tutti i fruitori.
    Forse i trapani sarebbe meglio appenderli al chiodo di casa propria.

  4. 8
    Guerrini Michele says:

    Signor Sartori Gianni mi stupisco che non abbia riconosciuto la roccia ove sono conficcati i vari fix fotografati, che non somiglia minimamente a quel bel calcare a buchi di Lumignano ma nonostante in tutte le falesie del mondo ci sia qualche materiale discutibile(…e quindi anche da noi,a Lumignano), stiamo cercando di risolvere il problema rimboccandoci le maniche e facciamo il possibile perchè sicurezza, estetica ..e rispetto, che forse in passato per qualcuno sono venuti meno,possano essere ( con il tempo) migliorati.
    Forse la sua era una battuta e la accetto come tale
    Buona chiodatura e richiodatura a tutti
    Michele Guerrini

  5. 7

    Marcello, son d’accordo con te su libertà, false sicurezze e quant’altro, visto però nell’ottica del dilettantismo puro, quando si chiedono contributi pubblici e come spesso accade, l’ambito diventa una sorta di terreno dell’amministrazione locale, allora la musica cambia…prova a sostituire un tassello su un tiro in questo tipo di siti o aggiungerne o magari aprire tu un tiro per conto tuo… malgrado tutta la professionalità che puoi dimostrare minimo ti becchi una querela per danneggiamento di beni pubblici (art.635 c.p,)… di recente un collega è stato avvisato da una struttura pubblica proprio in questo senso…
    Credo si debba essere in grado di distinguere le due situazioni, dilettantismo e professionismo, e valutarle con due metri diversi

  6. 6

    Marco Berta, non sarebbe male… ma vallo a spiegare ad un asino che si crede un cavallo…
    Negli ultimi due o tre anni in situazioni come questa e anche peggiori mi è capitato di imbattermi spesso e aldilà dell’estetica che avrà anche il suo “perché” ma alla fine risulta il male minore, il problema grosso è che la tanto decantata e ricercata (spesso) sicurezza che una falesia dovrebbe offrire è piuttosto latente ed l’incognita alpinistica che tanti non ricercano perché amano l’arrampicata fine a se stessa, quindi il gesto sportivo, si presenta sotto un aspetto molto più inquietante se non si può essere certi che gli ancoraggi ai quali ci affidiamo siano validi.
    Ed a volte c’è pure chi sponsorizza, basta fare e fare pubblicità per svariati motivi, uno fra tutti beccare il contributo del comune come associazione sportiva ( ed in alcuni casi non son pochi soldi…) e quindi chi o come attrezza….chissenefrega…
    Ma guai a dire qualcosa se trovi le piastrine rotanti visto che i tasselli non sono stati tirati, leve sui moschettoni da paura e così via… nel mio caso (come nel caso di altri colleghi Guide) ti dicono che sei invidioso e vorresti guadagnarci… che vuoi rispondergli??? A sto punto aspettiamo il morto.. oltre a segnalare la situazione non si può fare altro… ma anche in quel caso l’interlocutore deve essere interessato a capire, quando un sindaco ti risponde che “questa è casa nostra e nessuno ci viene ad insegnare…!” beh… speriamo che la casa crolli in testa a lui invece di far ammazzare qualche frequentatore casuale ignaro… non c’è altro da fare…

  7. 5
    Gianni Sartori says:

    Val d’Aosta? Credevo fosse Lumignano, guarda te…
    Gianni Sartori

  8. 4

    Giuste considerazioni ma un ottimo manuale esisteva già da decenni: Aménagement et équipement d’un site naturel d’escalade! Edito nel ’96 dalla CoSiRoc/FFME di Daniel Taupin.
    Vero é che chi attrezza deve farlo bene e in maniera sicuramente responsabile, ma la mia paura è che a quest’ultimo ci si voglia rivolgere, anche legalmente, in caso di incidenti e che si voglia troppo deresponsabilizzare l’arrampicatore. Che invece dovrebbe dotarsi della necessaria esperienza per valutare la qualita dell’attrezzatura. Altrimenti resti sul muro di plastica, che è un impianto sportivo a tutti gli effetti, finché non ha raggiunto l’esperienza che serve, come fanno gli animali prima di abbandonare la mamma.
    Elementi questi, che ci fanno andare verso una perdita sempre più consistente della libertà ad apparente favore di una sicurezza, anche a livello sociale, che vedo come più pericolosa di un cattivo ancoraggio.

  9. 3
    Alberto Benassi says:

    questo modo di chiodare lasciando: fori aperti, vecchie attezzature in posto, monconi spezzati non rimossi, e via così, denota da parte dei chiodatori: totale mancanza di rispetto della roccia, una bella dose di ARROGANZA dell’usa e getta (tipico della società attuale) , del consumare la roccia, la parete per soddisfare il proprio divertimento e del resto non me ne frega nulla!

  10. 2
    Alberto Benassi says:

    E se i chiodatori oltre a saper chiodare per non creare delle situazioni molto pericolose per gli altri, avesse anche RISPETTO della roccia visto che non è ad uso e consumo personale.

    Matteo parla di situazioni “antiestetiche” .

    Io direi totale mancanza di rispetto!

  11. 1
    Marco Berta says:

    e se i chiodatori facessero un corso prima di dar mano al trapano?

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