Alle cascate di ghiaccio in motoslitta

Alle cascate di ghiaccio in motoslitta
di Drugo Lebowski (al secolo …. …., in attesa di permesso)
(pubblicato il 30 gennaio 2020 sul profilo facebook dell’autore)

La Val Enghe è un bel posto e probabilmente il meno comodo per fare cascate classiche in zona Sappada.
La parte bassa della valle è percorsa da una strada forestale e la sua percorrenza con la motoslitta a mio avviso non determina certo uno “scempio ambientale”. Sinceramente se in passato avessi avuto un amico della zona che mi avesse portato fino all’inizio del sentiero vero e proprio, forse almeno una volta ne avrei approfittato. E in passato, al ritorno da una cascatella, aver incrociato UNA motoslitta con dei turisti in salita e discesa , non mi ha scandalizzato. Non mi è piaciuto. Ma la parte bassa della valle è percorsa da una strada forestale pianeggiante, necessaria alla gestione selvicolturale, e se un locale guadagna qualcosa portando qualche turista alla domenica, pazienza.
Ma che nel corso di una manifestazione di cascatisti si offra questo servizio, mi pare esprima aspetti ben diversi.
Intanto per la platea cui si offre il servizio: evidentemente il cascatista è considerato un turista. Vero. Ne sono coscio e non ho nulla da obbiettare. Ma c’è turista e turista. Un cascatellista dovrebbe avere la soddisfazione di partire e tornare con le proprie gambe. Credo. Anche contraddicendomi, avendo asserito poc’anzi che forse una volta ne avrei approfittato anch’io. Ma un conto è auspicarlo per pigrizia da veciòto e una tantum. E di nascosto. Altra cosa è servirsi di un servizio platealmente offerto.
Inoltre, non so come sarà organizzato il succitato servizio, ma pochi passaggi con una slitta e qualche turista, saranno brutti da un punto di vista “etico” ma sotto l’aspetto ambientale sono poca cosa. Ben diverso “casino” si presenterà qualora vi siano tante richieste e conseguenti tanti viaggi con la slitta carica di cascatisti. O forse metteranno un numero massimo di viaggi, auspico. Ma comunque a monte, per dirla come dicevano un tempo dalle mie parti, “xe brutto par ‘a zente stessa che vede”.

Val d’Enghe

Probabilmente sto esagerando.
Lo spero.
Però francamente leggere una cosa così mi allontana sempre più dal modo attuale di giocare col ghiaccio.
I “meeting” di ghiaccio di un tempo erano altra cosa. Erano in innanzi tutto desiderio di incontro per parlare del gioco in sé. E poi, ovvio, di far festa.
Adesso mi paiono incontri promossi soprattutto per ragioni promozionali da Ditte, Enti locali e professionisti. Poi sicuramente ci si diverte, ma sono un’altra cosa.
I tempi cambiano, le esigenze pure ed è giusto sia così. Se io sono poco adattabile sono tutti casi miei e amen. Ne sono conscio.
Ma a questo punto non so se rimpiangere che parecchi lustri fa a Cogne non avessero ancora “imparato” a favorire così bene i turisti della cascatella. Che senza la camminata su per la Valnontey, salire Repetance con le gambe fresche è sicuramente più divertente.
Come lo sarà andare in fondo alla Val Enghe con un po’ di strada in meno. Le gambe ringrazieranno.

Considerazioni
a cura della Redazione
Il post di Drugo Lebowski ha suscitato parecchie reazioni, tutte favorevoli alla pacata critica che l’autore fa agli organizzatori.

Naturalmente a nessuno è sfuggita la contraddizione dell’autore, qualcuno l’ha fatta osservare bonariamente, soprattutto credo in omaggio alla simpatia ben nota del personaggio.

Val d’Enghe

Anche la nostra posizione, pur lodando l’iniziativa in generale, tutt’ora in corso, critica la decisione di favorire cascatisti e spettatori pelandroni. Come tante altre volte, si è persa l’occasione di dare un buon esempio su tutta la linea.

Quanto alla contraddizione di Lebowski, siamo del tutto in linea con lui. Quante volte abbiamo criticato una funivia eppure ce ne siamo serviti? Quante volte abbiamo sfruttato una ferrata in discesa pur essendole contrari? Chi è senza peccato scagli la pietra.

Molto meglio la sommessa sincerità di Drugo, la schiettezza umana, l’assenza di moralismo a tutti i costi. Siamo tutti fatti così: il fatto di indignarci non significa che a quel proposito abbiamo la coscienza pulita, anzi, di solito chi strilla più forte è proprio colui che avrebbe da fare più autocritica.

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Alle cascate di ghiaccio in motoslitta ultima modifica: 2020-02-02T05:18:49+01:00 da GognaBlog

31 pensieri su “Alle cascate di ghiaccio in motoslitta”

  1. 31
    Alberto Benassi says:

     

    “e investire per trasmettere a novizi la passione per la montagna.”

    come la trasmissione tipo grande fratello della RAI fatta al Monte Bianco  con: guide, Simone Moro, la Balivo e famosi novizi/e …??

  2. 30

    Mah. Mi sembra tutto così sterilmente gommoso che mi ritiro dal confronto. Restare delle mie idee mi fa sentire in pace e quindi bene. Abbracciando tutte le possibili motivazioni che ci sono in ogni evento, come molti qui fanno, mi fa sentire una pecora (con rispetto per il lanuto ovino) nel gregge. Una cosa che invece mi fa sentire a disagio. Statemi bene.

  3. 29
    Drugo Lebowsky says:

    Ho scritto con un po’ di rabbia contro chi non fa mai un plauso a chi organizza un meeting
    Anna Torretta, permetti, sarò breve, come si suol dire, ma voglio precisare senza tirarla lunga.Io ho postato il mio pensiero su un profilo FB non pubblico s.l.. E infatti, mi sono fisiologicamente beccato più prese pel culo che “mi piace”.  E comunque da “amici” veri o virtuali. Non essendo un nome noto, la cosa per me era morta là.Voglio dire: NON ho pubblicato una lettera indignata sul Il Gazzettino. Che sia ben chiaro. Per cui francamente mi pare tu stia esagerando.Che poi a me (ma sono casi miei) gli attuali meeting non interessino più è un altro discorso e non c’entra niente.  Non mi pare di aver cercato di sputtanare QUEL meeting. HO fatto solo UNA precisazione….e meno male che volevo essere conciso. Vabbè.Rinnovo l’augurio di buone cascatelle, ciao e per me stop.PS: a Cogne, Val Daone o Alleghe… nel Giurassico c’ero anch’io.

  4. 28
    Drugo Lebowsky says:

    Matteo… concordo, anzi Q8 Un Climber Qualsiasi.Ritira quelle similitudine del menga o il tuo fegato ne avrà da soffrire.  Anzi, la tua gola resterà asciutta, che è peggio [Puffo Quattrocchi cit.].Che CC lo sarai te. >:( 

  5. 27
    Matteo says:

    Caro climber qualunque, manco per niente!
    Non conosco Crovella, ma uno che rimpiange i cari buoni vecchi tempi andati e ha una visione salvifica della montagna, un fondo di romanticismo deve averlo.
    Come chi vorrebbe che un meeting in montagna rispettasse il più possibile l’ambiente montano…anche se conoscendo il Drugo talora il romanticismo risulta magari un po’ velato.
    Tu non so chi sei, quindi devi decidere tu se il fondo di romanticismo lo hai o no.
    Il mio esempio non è comunque casuale: serve a rimarcare come da un qualcosa di comune in partenza, si possano sviluppare interventi direi opposti quanto a modo di porsi e contenuti.
    Non penso sia necessario dire quale io ritenga utile e costruttivo e quale no.

  6. 26
    Roberto Pasini says:

    Scusate mi è saltato Ice. L’evento di Denver era proprio dedicato solo all’Ice Climbing. 25.000 persone, capite cosa vuol dire? Siamo sulla Luna rispetto a Cogne.

  7. 25
    Roberto Pasini says:

    Non penso sia un problema di romanticismo. Per molti il climbing è una passione personale, legata ai propri sogni e ai propri ideali, spesso legata agli anni giovanili e si fa fatica ad accettare che ormai anche questo è diventato un business importante e quindi segue la logica degli altri business. Purtroppo per il nostro paese i dati sono dispersi e non c’è nulla di paragonabile al rapporto annuale “State of Climbing” che pubblica l’American Alpin Club per gli USA. Cito tre dati: 7,2 milioni di persone praticano il climbing, 170 milioni di $ gli acquisti annuali di attrezzature per il climbing, 12,5 miliardi il contributo stimato di quest’area al PIL nazionale. All’evento Denver Climbing World Cup di Denver hanno partecipato 25.000 persone. Noi non abbiamo numeri simili, ma probabilmente sono diventati importanti anche nella nostra piccola realtà. Qui ci sono ormai posti di lavoro e impatti economici pesanti, che muovono interessi e professionalità specifiche. Con questo bisogna fare i conti anche se è faticoso da mandar giù per chi magari è cresciuto in tempi diversi o vive individualmente questa attività esattamente come un’alternativa al lavoro che magari fa tutti i giorni in altri business.

  8. 24
    Un climber qualsiasi says:

    “c’è un po’ del Crovella in tutti.”
    Matteo per favore rivedi questo “tutti ” e modificalo.
    Crovella è tutto fuorché un romantico e personalmente (ma immagino anche il Drugo) non ho nulla da spartire con lui.
    E evitiamo di farlo godere con questi richiami.
    Saluti.
     

  9. 23
    Matteo says:

    Francamente Anna il tuo intervento non mi è parso per nulla “arrabbiato”: hai espresso, e bene, la tua posizione. Condivisibile o almeno comprensibile, peraltro, senza prendertela.
    Il mio amico Drugo (e vedo anche Marcello) hanno voluto esprimere pacatamente il romanticismo che, in fondo in fondo, li contraddistingue: c’è un po’ del Crovella in tutti.
    Però francamente non mi pare che qualcuno si sia scagliato o abbia allungato (?) una polemica né abbia sprezzato chi i meeting li organizza. E di sicuro non hanno offeso nessuno.
    Io non dico niente perché non faccio cascate e mi tengo lontano da qualunque meeting, che non li capisco né li apprezzo.

  10. 22

    Ciao Marcello
    Forse il mio intervento è stato frainteso. Ho scritto con un po’ di rabbia contro chi non fa mai un plauso a chi organizza un meeting. Ma va a cercare il pelo nell’uovo.Purtroppo non ci sono più in Italia meeting di arrampicata su ghiaccio, c’è Cogne a metà dicembre, dove si iscrivono 90% di stranieri perché organizzato per loro (iscrizioni full il primo giorno), e poi ho trovato solo il meeting di Sappada pubblicizzato sul web! (scoperto dopo, c’è ancora il ritrovo dell’ex-ice a Ceresole il 16-2 e un petzl test in val Varaita l’8-2).
    Scagliarsi e allungare una polemica per una motoslitta non usata non ha senso, invece di applaudire chi ha ancora Voglia di far conoscere una valle, le sue bellissime cascate e investire per trasmettere a novizi la passione per la montagna. Nel mio intervento sottolineavo il fatto che avrebbe avuto più ragione l’uso eccezionale durante un meeting, che un uso regolare e personale della motoslutta.
    Al meeting non c’erano i big, loro vengono solo se invitati, il confronto con loro dei vecchi incontri non c’è più. Ripeto l’alpinismo è cambiato.
    Romanticismo della montagna, conservazione della stessa come era, per le generazioni future, che mai sarà  tale perché il riscaldamento globale non possiamo fermarlo, è un altro lungo argomento che non ho affrontato. E noi frequentatori della montagna abbiamo un dovere. Noi Guide e istruttori cai, perché anche loro fanno formazione, possiamo educare al rispetto e al modo di comportarsi con azioni concrete, come ad esempio portarsi la cacca via in un sacchetto, come si fa con quella dei cani, solo per fare un esempio, e non solo a parole. E non credo che una motoslitta usata 1 giorno stoni, mente un uso regolare e privato, si. E in più l’occasione del meeting è motivo per scrivere delle bellezze intrinseche del luogo e un breve reportage in motoslitta può rendere molto di più che 10 cascatisti a piedi, per l’economia locale.Con rispetto per l’opinione altrui.

  11. 21

    Gli ideali sono certamente un fatto personale ma sono convinto che possano caratterizzare anche tutta una categoria come quella delle guide alpine. So benissimo che non tutte la pensano come me, ma quando sento venir meno un certo romanticismo ne soffro. So anche che col romanticismo non si pagano le bollette e infatti esistono i lavori in fune, i disgaggi, il soccorso, l’istruzione ai corsi guida e pure…il digiuno e la parsimonia. Ma bisogna crederci!

  12. 20
    Roberto Pasini says:

    Chiarisco il perché della domanda a Cominetti. In passato, appoggiandomi a una società leader nel settore, ho organizzato numerosi eventi per varie aziende utilizzando la collaborazione di guide e anche famosi alpinisti che scrivono su questo blog per la parte di sicurezza nelle attività outdoor. Spesso usavamo le motoslitte in Valmalenco  negli spostamenti per ragioni di ottimizzazione dei tempi e perché i partecipanti un po’ si gasavano. Ho sempre pensato francamente di essere un amico che dava una mano ad altri amici a pagarsi le bollette e non un attentatore all’idealismo della professione, ma la tua affermazione mi ha fatto venire dei dubbi, anche se retroattivi e vorrei essere pronto il giorno del giudizio.

  13. 19
    Roberto Pasini says:

    Domanda per Cominetti. Guardando il sito, l’evento di cui si parla mi è sembrato un misto tra Promo e Entertainment rivolto a un pubblico vasto e vario, non era quella che gli americani chiamano Clinic o Masterclass rivolta ad un pubblico selezionato. In quel contesto la motoslitta come soluzione ai problemi logistici ci sta. Tu intendi dire che le guide non dovrebbero partecipare a queste iniziative ? 

  14. 18

    Faccio finta che Drugo Lebowsky si chiami davvero così (sennò lo eticcheri malamente perché non si firma con il suo vero nome) e mi dichiaro perfettamente d’accordo con lui. 
    Anna, da collega ti dico apertamente, infatti lo scrivo qui  che come guide non ci facciamo la figura degli intelligenti (per non dire di peggio) affermando quello che hai scritto e da cui mi dissocio.
    Le guide alpine devono essere anche degli educatori, e giustificare l’ufficialità dell’uso della motoslitta (che ho usato anch’io come l’elicottero e il fuoristrada a titolo personale), lo ritengo semplicemente da maleducati.  So che abbiamo colleghi che fanno di peggio ma penso anche che la nostra professione senza un minimo di idealismo si riduce a un  semplice lavoro da animatori in cui io non mi vedo affatto  non so te. Con immutata stima (per altre cose, ovviamente). Marcello
     

  15. 17
    Roberto Pasini says:

    Il Grande Lebowky non è stato scritto e girato come l’avrebbe scritto e girato Drugo Lebowky. È un prodotto di quella macchina da guerra che sono i Coen, che lavorano per un certo segmento di mercato e costruiscono i loro film con assoluta coerenza: dalla sceneggiatura, al casting, alla musica e infatti non sbagliano un colpo. È il marketing dell’entertainment bellezza, non ci puoi fare niente, non è un gioco per anime sensibili, muove miliardi e una parte significativa del Pil delle nazioni.

  16. 16
    Alberto Benassi says:

     I meeting non sono più quelli di una volta, non vanno più i “forti” per incontrarsi e scambiarsi esperienze, i tempi son cambiati!

     ho partecipato ai meeting di una volta: Cogne, Daone, Val Varaita. Non appartenevamo  di certo a  quelli forti, ma abbiamo avuto la presunzione di iscriverci al meeting. Ci siamo ritrovati a scalare sulla stessa cascata, alla sera  a cena allo stesso  tavolo o al mattino a fare colazione assieme a: Gabarrou, Grassi, Damilano, Perroux,  Profit, Righetti, Piras, ect,  e  tanti altri sconosciuti come noi, a parlare tutti insieme di ghiaccio, attrezzi  e alpinismo. Non ci siamo legati alla  stessa loro corda ma in più occasioni ci siamo ritrovati,  famosi e sconosciuti, sulla stessa cascata: ricordo in particolare Lillaz Gully fatta assieme alla cordata Gabarrou-Passino.  E’ stato divertente e un momento di confronto di esperienze e di crescita allo stesso tempo, soprattutto da un punto di vista storico-culturale.
    Che alla base della Pomme d’Or si arrivi in motoslitta non può essere una giustificazione.
    Quanto alla POLEMICA mi sento di difenderla. Possibile che chi esprime, anche con forza, una diversità di opinione fuori dal coro viene immediatamente definito   polemico!?!?!
    Quanto alla motoslitta concordo con Drugo.  Posso approfittare di una casuale comodità, perchè alla fine siam tutti fatti di ciccia. Ma non deve duiventare un sistema.
    E che lo sia per arrivare  alla base della Pomme d’Or non può essere una giustificazione. Va bene che siamo esterofili, ma mica tutti quello che fanno gli americani è giusto.

  17. 15
    Roberto Pasini says:

    Mi sono guardato per curiosità il sito di xtremdays. Non vedo incoerenza nell’uso delle motoslitte. È un circo. Ci potrebbero stare anche gli elicotteri. Poi può piacere o meno questo tipo di manifestazioni turistico /promozionali/ricreative ma hanno una loro logica fusion anche molto professionale, tipo  Festival di San Remo. Certo poi mi chiedo perché ce la meniamo tanto con il progetto Carosello Bianco in Dolomiti. Si chiama mountain entertainment. Quei segmenti di mercato che cercano altro devono trovarsi altri luoghi e spazi. Così è. Le origini del processo di divaricazione sono lontane nel tempo. Solo che in passato la dimensione intrattenimento era organizzata in modo più artigianale e meno rigorosamente guidata dalle pratiche del marketing turistico.

  18. 14
    Drugo Lebowsky says:

    provo a essere sintetico:1) valnontey in slitta: se rileggi, credo si capisca che era una sorta di iperbole;2) a pomme d’or si va in motoslitta abusivamente che io sappia (almeno fino a un anno fa così era scritto sul regolamento del parco); poi, ovviamente sarei il primo a usare il taxi… anche perché altrimenti morirei ;3) ho capito benissimo il tuo discorso, come le critiche di Del Fabbro, ma il cono di visuale della mia opinione è un altro. Mi ripeto, ma altro non saprei dire: un conto è utilizzare per i casi nostri un “taxi” anche se permesso. Altra cosa proporlo come valore aggiunto in un meeting. Proprio perché è un “incontro”, l’utilizzo di strumenti che non c’entrano propriamente col gioco in sé danno una immagine al tutto da circo, che non mi piace. A prescindere dal fatto che il “danno” a livello ambientale sia oggettivamente trascurabile.

  19. 13

    Ragazzi a Sappada l’1 e 2 febbraio si sono svolti gli #Xtremedays una serie di eventi, quasi in contemporanea che spaziavano dal volo con parapendio alle ciaspole, alla gara di corsa, alla incriminata gita in motoslitta sia che essa fosse per il turista o per il cascatista estremo, al meeting di arrampicata su ghiaccio, a conferenze, ad una gara di #icesliding organizzata dalla sottoscritta. L’avvicinamento in motoslitta l’avessi saputo prima l’avrei usato anche io, perché altrimenti non avrei potuto partecipare ad altri eventi. E lo vedo molto più giustificato in una giornata di meeting dove arrivano persone da lontano e hanno la possibilità di vedere più cose in breve tempo e pubblicizzarle, invece di un servizio regolare che stonerebbe con il contesto. Poi è stato così poco pubblicizzato l’avvicinamento in motoslitta che non credo nessuno l’abbia utilizzato. I meeting non sono più quelli di una volta, non vanno più i “forti” per incontrarsi e scambiarsi esperienze, i tempi son cambiati! Vanno i principianti che hanno voglia di imparare i primi rudimenti e chi vuole capire un po’ di più sulla tecnica di progressione insegnata da Guide Alpine; gente alle prime armi che con una corda dall’alto può scalare cose che mai si sognerebbe di fare da primo di cordata. Il mondo dell’alpinismo è cambiato.Per quanto riguarda la motoslitta in valnontey, tranquilli, perché è parco e solo al carretto con il cavallo che porta i turisti è consentito il transito. Anche durante il meeting!
    P. S. Se voglio scalare in un posto isolato è per non trovar nessuno e non ci vado durante un meeting. Con la motoslitta avrei più possibilità di scelta semplicemente durante un meeting. 
    P. P. S. L’avvicinamento alla Pomme d’Or è in motoslitta! 
     
    Buone scalate a tutti! 

  20. 12
    Matteo says:

    E buddista, non ti dimenticare buddista.
    Non potrebbe essere altrimenti, data la sua proverbiale pacatezza e la sua tendenza alla contemplazione.

  21. 11
    Giuseppe Penotti says:

    Voci di corridoio insinuano che Drugo Lebowsky oltre a fare sterili e inutili polemiche, sia diventato vegano e astemio.

  22. 10
    Matteo says:

    Come sempre Drugo for president! per il post e per la puntualizzazione

  23. 9
    Drugo Lebowsky says:

    Non era mia intenzione “tirarla per le lunghe”, ma visto che un pensiero personale è stato travasato nel blog, mi permetto di aggiungere una breve nota a Riccardo Del Fabbro.Sterile e inutile polemica? Ormai termini come critica e polemica hanno assunto una connotazione meramente negativa. Così non dovrebbe. Le discussioni s.l. nascono da diversità di opinioi che se non vengono espresse, ovvero se non poniamo una “critica” dalla quale, risposta su risposta, può nascere una “polemica”, di cosa parliamo? Di gradi e basta? Applaudiamo e basta?Non sono d’accordo. Alle volte esprimere opinioni non SOLO di plauso credo sia legittimo. E che non sia un esercizio di stile da vecchio rinco brontolone, ma che, anche se sempre più raramente, lo scambio di idee possa aiutare. Reciprocamente.Sterile e inutile.Per me no. Forse volevi dire, spero, di lana caprina, di poco spessore. Ma ritengo che così non sia.Ripeto, un conto è approfittare di una comodità, altra cosa è proporla in un meeting o quello che è, rivolto a una utenza SPECIFICA, come un quid in più. Come un valore aggiunto.Mi pare che la differenza sia di un certo peso. Quanto meno come immagine.E senza scomodare Vaia, i pez schiantati, gru a cavo, Stihl, Husqvarna e le taie caricate sui camion.SE per quel we era permesso il transito in Val Enghe, lo era a piedi, a cavallo, con la moto o la slitta di Babbo Natale. Oppure non lo era.Buone cascatelle anche a te!

  24. 8
    Riccardo Del Fabbro says:

    A conclusione di questa sterile e inutile polemica , voglio solo precisare che la Val Enge è stata colpita purtroppo dalla tempesta Vaia , per tanto è chiusa anche al solo passaggio pedonale per permettere il regolare svolgimento dell’ esbosco.    Quindi ,ci era sembrata una soluzione sensata l’ utilizzo della motoslitta per una VELOCE  e PARZIALE  apertura della strada forestale , percorsa ogni giorno da decine di Camion che trasportano il legname . Mi scuso a nome mio e di tutta l’ organizzazione se abbiamo peccato nell’ informazione corretta. Non era nostra intenzione toccare la sensibilità dei puristi che rispettiamo, e nemmeno trasformare le nostre splendide e selvagge vallate in un Parco Giochi come già succede nelle più famose Dolomiti frequentate da tutti gli appassionati di questa disciplina .

    Buona Montagna a tutti  

  25. 7
    Al says:

    Questi sembrano i tipici discorsi dei pensionati davanti al cantiere dell’alta velocità: giovani pelandroni, non èpiù come una volta

  26. 6
    Emanuele says:

    facciamo i santarellini quando sappiamo bene che la nostra verginità l’abbiamo persa molti anni fa, svenduta a basso prezzo. Comunque, come diceva una vecchia pubblicità, salviamo almeno le forme.

  27. 5
    paolo says:

    Si va con le motoslitte per poter alzare il livello di difficoltà dei tiri ?
    Come si fa con gli elicotteri per sciare sul ripido, o come si fa per scalare gli 8000 per le normali ?
    Direi rumoroso, ma comodo !
    Tanto il “come” si fanno le cose non interessa più alla gente che spende e spande (interessa solo a quelli bravi che però spendono e spandono poco, troppo poco per fare affari).

  28. 4
    Piero Sobrà says:

    Siccome ho frequentato la Valnontey, sia per le cascate sia per passeggiate in sci, fin dalla prima metà degli anni 80, mi farebbe molto piacere che qualcuno mi aggiornasse su di essa. Le motoslitte sono utilizzate lungo il fondovalle per arrivare in corrispondenza di Patrì, Repetance, ecc.? 

  29. 3
    Roberto Pasini says:

    I due articoli pubblicati oggi sono collegati da una linea sottile anche se parlano di cose ben diverse come le motoslitte e le ambiguità dell’italia fascista. Una nostra competenza distintiva, a livello individuale e collettivo, è la capacità di accettare le contraddizioni, di essere concavi e convessi al tempo stesso, come diceva il Cavaliere. Questa è la base della tolleranza, della flessibilità e della capacità di adattamento che mediamente ci caratterizza rispetto alle rigidità luterane, e che è stata ben rappresentata dai nostri migliori comici della commedia italiana. Ed è il motivo per cui alla fine, salvo brevi intermezzi, vince sempre chi sta al centro e perde chi si mette agli estremi, considerato moralista, rigido, presuntuoso, esagerato. Questa capacità ci consente di galleggiare e di sopravvivere in tutti i campi della vita sociale, compreso l’andare per monti. Finché stiamo tra noi non ci sono problemi, gridiamo gridiamo ma poi ci mettiamo d’accordo e andiamo a tavola con un buon bicchiere di vino. Appena mettiamo la testa fuori però la nostra flessibilità viene apprezzata nel suo lato creativo e simpatico, ma anche interpretata come ambiguità, inconsistenza, incapacità di prendere decisioni nette, in una parola inaffidabilità. A chi è capitato di dover interagire e lavorare con gente di altre tradizioni è ben nota la fatica per vincere questo pregiudizio, che poi tanto pregiudizio non è.

  30. 2
    lorenzo merlo says:

    Il rischio di tolleranza si alza riconoscendo nell’altro un noi in altro tempo e spazio.
    Si riduce, fino allo scontro, se succubi di ideologie, superstizioni intellettuali e moralistiche.
    Gran Drugo.

  31. 1

    Direi che la conclusione della redazione dice tutto quello che  c’è da dire. Ciao

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