Allenamenti sparsi

Allenamenti sparsi (AG 1964-023)
(dal mio diario, 1964)

Lettura: spessore-weight*, impegno-effort**, disimpegno-entertainment**

15 giugno 1964. Per la dodicesima volta vado alla Pietragrande. E’ l’anniversario della caduta di Roberto Martinelli, ma non siamo certo superstiziosi. Chicco De Bernardinis ed io muniti del necessario arriviamo alla base alle 15.25. Vogliamo fare l’it. 13bIII, quello che raggiunge la sommità del Colonnino per la sua parete centrale, in diretta, con difficoltà di V grado.


Attacco a salire e arrivo sotto a un piccolo strapiombo. Cerco di piantare un chiodo e ci riesco. Mi riposo un po’ e proseguo, superando agevolmente lo strapiombo. Sopra pianto un altro chiodo e continuo fino in cima al Colonnino. Qui faccio venire su, assicurato al chiodo superiore, Chicco: questi però, dopo aver tolto il primo chiodo, duro a venir fuori, si sente stanco e così devia a destra finendo sulla via della Placchetta (it. 13bII). Poi traversa acrobaticamente per cavare il secondo chiodo e da lì mi raggiunge. Facciamo un mucchio di manovre in cima a questo aguzzo spuntone, poi finalmente posso proseguire per la successiva paretina di IV grado, che non avevo mai fatto assicurato dal basso. Chicco mi raggiunge poi in cima, al che scendiamo e torniamo a casa.

8 settembre 1964. Rinfrancato dai risultati di ieri al Roccione di Cravasco, Marco Ghiglione vuole partire anche questa mattina. Con la Bianchina andiamo fino alle Case Brigna 398 m. Da qui camminiamo per un sentierino fino alla base del costolone nord-est del Picco Palestra. Questo speroncino è una sequenza di rocce appoggiate una sull’altra, fino alla vetta. Presenta un passo di V-. Il resto è ben poco difficile, ma lungo, perciò ben adatto alle possibilità di Marco. E andiamo benissimo fino in vetta, cercando il passo difficile di V-. Ci troviamo in vetta senza averlo trovato. Allora ritorniamo indietro alla sua ricerca, lo troviamo e lo facciamo agevolmente.

17 ottobre 1964. Sabato pomeriggio. Usciti da scuola, in fretta e furia Chicco e io torniamo a casa: dobbiamo andare con Gianni Pàstine al Roccione di Cravasco. Poi però vengono anche Giuseppe Grisoni (Giuseppino) e Giorgio Vassallo. La Volkswagen di Gianni vola e siamo presto a Campomorone. Vista la bella giornata, decidiamo di andare al Monte Leco. L’idea mi piace, perché da quelle parti, vicino alla Guglia Margherita, c’è una zona non ancora esplorata da nessuno. Quando scendiamo dalla macchina, Gianni mi paragona a un commissario dell’esercito popolare spagnolo del 1936: e infatti il mio abbigliamento è molto folkloristico. Non ho scarponi, ma le scarpe a carro armato, quelle che nell’estate appena trascorsa ho tanto usato alla Palestra di San Nicolò in Val di Fassa. Poi indosso una tuta, con il pantalone che mi casca sempre giù lasciandomi quasi in mutande: perché nella tasca ho il martello, che pesa. In testa infine ho la bustina militare. Mi mancano solo il fiocchetto e la stella rossa. Ridendo ci avviamo e per brughi e spine arriviamo alla zona della Guglia Margherita.

Per chiarire le cose: a est della Guglia Margherita c’è un masso, sulla cui parete est c’è la fessura-spaccatura di IV+ e V- salita l’altra volta. A est di questo, a circa 20 metri, c’è un altro masso che presenta il diedro obliquo con uscita di V-, anche questo salito la volta scorsa). A 30 metri circa da questo, sempre a est, vi sono il masso e le rocce non ancora visitate. Quando siamo lì, adocchio subito uno spigolo di 11 metri e, legatomi velocemente a doppia corda, parto, suscitando le risate di tutti. Lo spigolo ha un aspetto piuttosto ostico, ma io per non scoraggiare nessuno dico che è facile. Quando però, dopo circa 5 metri, mi vedono piantare un chiodo e attaccarci una staffa… Al di sopra c’è una sporgenza e sopra di questa pianto un altro chiodo di assicirazione ed esco leggermente sulla sinistra (V grado). Faccio venire Gianni che mette la staffa anche sul secondo chiodo. Quando mi raggiunge, mi dice d’essere contento perché non si è fatto tirare. Questo spigolo è proprio bello, e mentre Giorgio sale noi scendiamo. Subito vedo a destra dello spigolo (che è rivolto a sud) una fessurina strapiombante da fare in artificiale. Intanto anche Giuseppino sale sullo spigolo, poi anche Chicco che deve togliere i chiodi. Dato che l’arrampicata è più su parete che su spigolo, questa è molto gradita da Chicco, che quindi riesce bene nel suo compito di togliere i ferri.

Sempre ridendo, attacco la fessurina. Cinque chiodi con staffe e uscita in libera (A2 e V). In artificiale si fatica molto. Gianni viene su molto bene, togliendo tutti i chiodi. Quindi raggiungiamo gli altri tre che si erano diretti alla Guglia Margherita e che adesso sono alla fessura-spaccatura di IV+ e V-. Giorgio tenta e ritenta, ma non ce la fa. Allora vado su io, è solo questione di forza. Comunque conveniamo che è meglio modificare la graduazione. L’attacco non è di IV+, bensì di V+. Gianni sale molto meglio che l’altra volta. Giorgio tenta ancora, ma vola atterrando di schiena: per fortuna nulla di grave. Ancora qualche passaggetto, il camino caratteristico della Guglia Margherita, infine lo spigolo sud della Guglia, fatto l’altra volta da Calcagno (IV+ e V-), che io faccio con uscita diretta (V). E’ ormai buio e, sempre ridendo e raccontando barzellette, ci avviamo verso l’auto.

Vediamo il tramonto sull’Argentera, si vede perfino lo Spigolo Alto del Corno Stella, davvero una vista magnifica. In macchina, mi trasformo. Da commissario comunista ridivento un giovane della media borghesia, con inappuntabile cravatta, che tiene molto alla riga dei suoi pantaloni.

25 ottobre 1964. La destinazione era o la Biurca o il Monte Pennone ma poi, visto il brutto tempo, andiamo al Monte Bano 1035 m, sopra al Lago Val di Noci. Partito di casa alle 10.30, con Gianni Pàstine, Gianni Calcagno e Giancarlo Berninsone saliamo per la dorsale sud-ovest, scalando i pur minimi affioramenti rocciosi, probabilmente di calcare marnoso, che non superano mai i tre metri di altezza. In cima proseguiamo a est-nord-est verso la seconda vetta, poi scendiamo, arrampicando su altri piccoli risalti emergenti dall’erba. Alle 16.30 sono già a casa.

7 novembre 1964. Questo pomeriggio Chicco, Gianni Pàstine ed io volevamo andare al Picco Palestra, ma il bel tempo del mattino è diventato un nuvolo freddo, tempo da neve. Così non si va. Allora vado con Marco Ghiglione al Campaniletto di Sestri, arrivando per la prima volta in auto alle Case Gianchetta. Da in poì di tempo volevo andare alla grotta vicina, così ci avviamo verso la cavità. E’ piuttosto stretta per i nostri vestiti da città che temiamo di sporcare. Così andiamo alla base del Campaniletto. Qui, cambiatici, ognuno dei due si dà alle più strane acrobazie. Tra l’altro io salgo su slegato per la via che ho aperto con Carlon, con due metri di A2 e un metro di V. Adesso graduo il tutto di V+ tendente al VI-. Intanto arrivano altri due, di Sestri, equipaggiati di malo punto, con una corda lunga solo 10 metri ma di almeno 20 mm di diametro, martello fatto in casa, ecc. Sembrano noi due, non tantissimo tempo fa… Dopo aver fatto la via normale, che per Marco vuole dire già tanto, per via del suo piede convalescente, scendiamo perché attacca a piovere. mentre io cerco di salire per lo spigolo di V e scendo perché in realtà non ne ho voglia, quei due attaccano con grinta assai cattiva lo stesso spigolo, intendendo però evitare le maggiori difficoltà a destra, per la cengetta. Sale uno e l’altro, invece di assicurarlo, lo segue! Già viste queste scene, specie alla Pietralunga, con Alberto!

Noi preferiamo andare via, siamo giù alle Case Gianchetta in un attimo. In auto ci cambiamo e ci dirigiamo verso Sestri Ponente. Qui beviamo una birra. A Sampierdarena andiamo alla Tavernetta: panino con wurstel e birra. Indi, birreria “tedesca” in Piazza dell’Annunziata: panino con wurstel e due birre a testa! Più sigarette. Totale spese individuali: 970 lire! In questi tempi di congiuntura, in cui devo risparmiare fino all’osso per poter comprare pelli di foca, attacchi, ecc.

8 dicembre 1964. Roba da matti! La roccia serpentinosa quando è bagnata è scivolosissima, al contrario della dolomia e del granito. Oggi è tutto umido, anche bagnato. Ma Gianni Calcagno e io ci dirigiamo ugualmente verso il Picco Palestra, con marcia da Voltri a velocità spaventosa. Rifacciamo lo stesso percorso da me fatto con Marco e andiamo all’attacco della parete terminale dell’anticima. Comincia lui, poi vado avanti io, su un itinerario di IV grado. Ne usciamo un po’ privati, perché su questa roccia oggi si “banda” al quanto. Poi saliamo verso le rocce del Pennone. Cerchiamo il difficilissimo e lo troviamo. Per tutto il giorno non facciamo che salire e scendere come dei forsennati su difficoltà al limite. Alla fine siamo allo stremo delle forze. Voli su voli per tutta la giornata. Abbiamo anche imparato molte cose che ci serviranno un domani per una progressione più sicura. Alla fine della giornata i muscoli delle braccia avevano perduto almeno metà della loro capacità di agire.

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Allenamenti sparsi ultima modifica: 2017-08-27T05:38:11+02:00 da GognaBlog

1 commento su “Allenamenti sparsi”

  1. 1
    Giancarlo Venturini says:

    Racconti,,straordinari , che leggo con passione..e ammirazione
    e le Foto…in Bianco nero” , il tutto come sempre, interessante come l’Epoca
    di quel… Alpinismo………Grazie Alessandro e sempre Salutissimi….G.C.

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