Alto Adige o Südtirol, derby linguistico?

Alto Adige o Südtirol, derby linguistico?
di Carlo Crovella

Non esiste appassionato di montagna che non sia innamorato delle Dolomiti. I Monti Pallidi, le chiamiamo da sempre. Pareti, creste, torri e pinnacoli ideali per l’arrampicata, ma anche canali, valloni, pendii che, se innevati, offrono formidabili sciate.

In territorio italiano le Dolomiti coprono tre partizioni principali. A oriente le cosiddette “d’Oltre Piave” si trovano in Veneto. Sul limitare meridionale del massiccio formano il Trentino e sul versante settentrionale del massiccio (ma ancora in terra italiana) costituiscono quello che abbiamo chiamato per decenni “Alto Adige”.

Questo territorio compone la Provincia autonoma di Bolzano, la quale (a metà ottobre circa) ha deliberato di abrogare la dicitura “Alto Adige” sostituendola con “Südtirol”. In effetti questo stesso territorio, se è a nord rispetto al Trentino, è invece a sud rispetto al Tirolo austriaco. Il nome Südtirol è di antica origine e definiva questa regione in particolare quando essa apparteneva all’Impero Absburgico, fino alla Prima Guerra Mondiale.

La delibera in questione non ha però una motivazione storica, quanto piuttosto l’obiettivo intrinseco di definizione della comunità di lingua tedesca. A ben vedere, sul lato sudorientale della provincia, si trovano anche le comunità ladine: in effetti i cartelli sono addirittura in tre lingue. Al netto di eventuali retromarce o riconsiderazioni da parte dei politici sui toponimi da utilizzare, il caso induce ad alcune considerazioni di ordine generale.

Anche io sono, in linea di massima, un sostenitore dell’opportunità di difendere le tradizioni e la cultura delle minoranze. Nelle Alpi occidentali, che frequento maggiormente poiché sono residente a Torino, sono molto incuriosito dai vari risvolti culturali, linguistici, storici e perfino enogastronomici delle minoranze che lì si trovano: quella occitana o quella dei Valdesi o, più a nord, quella dei valdostani francofoni e dei walser di lingua tedesca.

Tuttavia un conto è attivarsi per conservare e diffondere le caratteristiche salienti di culture minoritarie, altra cosa è invece la contraddizione che, a volte, riguarda l’Alto Adige-Sud Tirolo.

Non voglio far riemergere nella memoria collettiva fasi storiche come quella degli attentati dinamitardi ai tralicci. Per fortuna siamo ben oltre.

E devo dire, con sommo piacere, che le esigenze di marketing degli ultimi decenni hanno trovato nell’ospitalità altoatesina una importante cassa di risonanza. L’organizzazione turistica è perfetta (mi verrebbe da dire “tedesca”): le puntate in quelle valli per arrampicare o sciare sono garanzia per una vacanze di successo.

In passato mi è capitato di confrontarmi con operatori turistici delle Alpi occidentali, citando proprio il modello delle Dolomiti come riferimento a cui ispirarsi. Il relax degli ospiti deriva anche da risvolti apparentemente marginali. Per esempio quando frequentavo le Dolomiti (ormai alcuni anni fa) per partecipare a settimane bianche in sci, da casa ho semplicemente effettuato la prenotazione alberghiera e, arrivato là, ho trovato tutto il resto già a mia disposizione. Un dettaglio: arrivi nella struttura e in camera spesso c’è una cartellina con gli skipass settimanali e le iscrizioni dei figli alla scuola di sci.

Viceversa in alcune valli “piemontarde”, arrivi (magari dopo un viaggio di ore, pensate a chi giunge dall’Italia centrale) e inizi a vagare al freddo fra lunghe code come se fossi all’anagrafe: prima gli skipass, poi la scuola di sci, magari anche il noleggio dei materiali. Tutti in strutture diverse, con tempistiche diverse e tempi di attesa snervanti. Che vacanza è se inizia con questi stress?

Ebbene questa ospitalità generosa che alimenta l’efficienza organizzativa altoatesina (in realtà l’ho diffusamente incontrata anche in Trentino) ha però un risvolto della medaglia. A volte mi è capitato, appena entrato in un negozio, di salutare in italiano e la gente mi si rivolgevano solo in tedesco. Si tratta di episodi accaduti soprattutto in piccoli, se non piccolissimi, centri, nelle valli più isolate e spesso questo atteggiamento riguardava persone anagraficamente non giovani. Però è ovvio che, trincerandosi dietro l’incomunicabilità linguistica (purtroppo non ho mai studiato il tedesco), si desidera erigere un muro. Il messaggio è chiaro: sei un forestiero, un invasore, un nemico e con te non voglio comunicare.

Gustav Thoeni

Ragionando a freddo, è comprensibile che chi appartiene ad una certa cultura senta l’attrazione delle terre a lui simili e, viceversa, prenda le distanze da chi ha connotati differenti. Però ormai siamo tutti cittadini europei, come recita il trattato di Schengen, e questa propensione all’incomunicabilità appare decisamente obsoleta.

Non a caso le generazioni più giovani hanno un approccio mediamente differente: magari sfoggiano il tipico accento “tetesco”, ma parlano un italiano fluente e non hanno esitazione a interfacciarsi con i forestieri. Molti giovani, poi, si spostano abitualmente verso altre regioni italiane, per studio o per lavoro (forse anche per amore) e mi è capitato di incontrarne anche sulle Alpi occidentali, in escursione dalle loro attuali residenze padane.

Per tutti questi motivi stride la delibera della Provincia di Bolzano, indipendentemente da eventuali ripensamenti o ridefinizioni. Nella fattispecie non rifulge di luce aurea la contraddizione che sottende a tutto ciò: in Italia le Regioni (o Province) a statuto speciale godono di particolari riguardi, non solo economici. Cambiare il nome significa voler marcare a fondo le differenze, ma si resta in una situazione ambigua, a metà del guado: occorrerebbe portare davvero a termine questa scelta “politica”.

Solo che completare il passo, affrancandosi dall’Italia per confluire in un altro Stato (nella fattispecie l’Austria) impone di rinunciare alle tutele costituzionali, poiché presumibilmente, nel nuovo Stato, si diventerebbe una regione come tutte le altre.

Questa ambiguità di fondo disturba chi, dal resto dell’Italia, guarda alle Dolomiti non solo come rocce da salire o pendii da scendere in sci. Voglio dire: o di qua o di là, non si può proseguire proverbialmente nella situazione della botte piena e della moglie ubriaca.

Questo specifico risvolto della questione è di viva attualità a tal punto che è giunto sulle pagine del Corriere della Sera, nella rubrica tenuta dal noto giornalista Aldo Cazzullo.

Thoeni contro Messner, il derby dell’Alto Adige
di Aldo Cazzullo
(pubblicato sul Corriere della Sera, rubrica Risponde Aldo Cazzullo, del 17 ottobre 2019)

Caro Aldo,
dell’Italia e degli italiani gli altoatesini amano solo i soldi: quelli anche se spediti in Alto Adige potete essere sicuri che continueranno a prenderli.
Questa è la premessa alla delibera della Provincia di Bolzano che ha dichiarato fuori legge i termini Alto Adige e altoatesino che dovranno, per legge, essere sostituiti da Provincia di Bolzano o, udite udite, dal termine tedesco Südtirol: Südtirol in tedesco sì, Alto Adige in italiano no. Domandina impertinente, Sud Tirolo in italiano?
Roberto Bellia, Vermezzo con Zelo (MI)

Caro Roberto,
i nomi sono importanti; soprattutto quando un popolo, una piccola pa­tria, deve decidere quale nome darsi, come chiamarsi, e in definitiva come pensare se stessa. In provincia di Bol­zano vige il bilinguismo: abolire la parola Alto Adige è una forzatura. Resto convin­to che le giovani generazioni si sentano ormai italiane, per quanto di lingua tedesca; e quindi non diventeranno mai austriache.
La cosa più interessante di questa diatriba è che ha coin­volto due grandi altoatesini, o sudtirolesi: Reinhold Mes­sner e Gustav Thoeni.
Thoeni è stato l’eroe della mia infanzia. Ed è stato il più grande sciatore italiano di ogni tempo, con le sue quat­tro coppe del Mondo, la ri­monta leggendaria nella se­conda manche nello slalom speciale ai Mondiali di St. Moritz, l’impresa della Streif di Kitzbühel: era la prima volta che faceva la discesa li­bera, arrivò pari merito con il dominatore Franz Klammer, e gli austriaci – proprio loro – lo retrocessero per una que­stione di millesimi.
Alberto Tomba era forse ancora più forte. Ma Thoeni era grande anche per stile, classe, edu­cazione, comportamento; cose che purtroppo non pos­siamo dire di Tomba.
«Ho gareggiato e vinto per l’Italia, e mi sono trovato sempre molto bene» ha detto Gu­stav, difendendo il nome Al­to Adige. E in effetti anche grazie alle sue vittorie la pro­vincia di Bolzano è entrata nella nazione; e una genera­zione di italiani imparò a sciare.
Ma questa non è una buona ragione per criticare Messner, che invece preferi­sce il nome Sudtirolo. Reinhold è un grandissimo, uno scalatore da leggenda, e un uomo franco, abituato a parlar chiaro, attento all’am­biente, innamorato della sua terra. E quindi anche lui ha senz’altro le sue ragioni.

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Alto Adige o Südtirol, derby linguistico? ultima modifica: 2019-12-01T05:46:27+01:00 da GognaBlog

24 pensieri su “Alto Adige o Südtirol, derby linguistico?”

  1. 24
    AndreaD says:

    Correggetemi se sbaglio. L’Alto Adige/Sudtirol divenne italiano dopo la Prima Guerra Mondiale in base a trattati e dove nessuno, dico nessuno, fino a pochi anni prima pensava nè desiderava di diventare italiano. Erano sotto la protezione o sotto il governo austriaco dal XIV secolo e di lingua e cultura tedesche da secoli prima. L’Austria ha perso la guerra contro l’Italia ma l’Alto Adige non è stato sconfitto militarmente dall’Italia. Quest’ultima era partita con l’idea di annettersi il Trentino ma per ingolosirla ad entrare in guerra con loro, Francia e GB le offrirono anche Bolzano.Come suggerisce Camanni nel suo “Storia delle Alpi” l’annessione dell’Alto Adige all’Italia pur legittima secondo il trattato di Utrecht che recitava “A ciascun paese i suoi fiumi” spezzò però una comunità unita da secoli che era abituata a spostarsi da una parte all’altra dello spartiacque per lavoro o matrimonio come se lo spartiacque non esistesse. Tutto questo complesso di cose secondo me è uno dei fattori che genera risentimento da parte dei sudtirolesi nei confronti dell’Italia, a prescindere  dalle agevolazioni che hanno come provincia autonoma.  

  2. 23
    paolo says:

    Adesso che ci penso, a me dette un po’ da pensare il fatto che gran parte della “Bolzano ricca” dicesse di aver votato e eletto (senatore?)  la “bella” toscana del PD, che allora era in difficoltà politica dalle sue parti.
    Anche loro sono di “sangue italiano”, anche se pensano di non esserlo. 🙂 

  3. 22

    Dino, molto banalmente mi viene da dirti: non è tutto oro quello che luccica. Dopo aver vissuto 22 anni in Alto Adige/Suedtirol mi sono trasferito di pochi m. in Veneto e ci sto da dio. Il mio paese resta in provincia di Bolzano, ovvero dove si svolge la mia vita sociale, ma casa mia è su territorio “italiano”. I miei vicini giudicano folle questa mia scelta, perché loro sognano l’annessione al Sudtirolo, ma loro sono opportunisti e io no. La provincia di Bz pretende sottomissione in cambio di favori e bonus e io in Veneto mi sento più libero perché questo sistema asino-carota non c’è.  Sará che non amo la perfezione in nulla, ma posso affermare che in Veneto i servizi non raggiungono l’eccellenza dell’Alto Adige (d’ora in poi AA) , ma sono ottimi. In  breve, a parte il turista italiano che è affascinato dall’AA per esterofilia, da residente ho sempre notato un bassissimo livello culturale generale e un autoriferimento davvero limitante, che portano a una profonda insicurezza caratteriale nei cittadini. Poi ci sono mille cose positive, ma quella perfezione tanto inseguita e ostentata ha il costo nei termini che ho appena descritto. Nulla arriva gratis nella vita, neppure in Suedtirol!

  4. 21
    DinoM says:

    A me pare che al di la di ogni bla bla, in quella regione le cose funzionino bene; ospedali, scuole, servizi pubblici etc etc.
    Viene mantenuta e difesa la propria cultura, che da buoni frutti; i confronti con altre regioni sono impietosi. 
    Dino Marini

  5. 20
    Luciano pellegrini says:

    E cosa dire di Eva Klotz, l’indipendentista altoatesina, anti-italiana, che dal 2007 ha fondato il partito Sud Tiroler Freiheit? Non disdegna la pensione d’oro, IL VITALIZIO, di 2262 euro netti al mese, che arriva da Roma. Ha un «bonus» di 946.175 euro, per la pensione maturata come consigliere provinciale e regionale del Trentino Alto Adige. Per questo motivo è stata coinvolta nello scandalo vitalizi, che ha interessato il consiglio provinciale di Bolzano. Sogna l’annessione all’Austria ed ha sempre lottato per l’indipendenza del Sud Tirolo. Da non dimenticare che il 9 aprile 2018 è stata condannata dal tribunale di Bolzano a 3.000 euro di ammenda, per vilipendio alla bandiera italiana. L’Alto Adige, possiede non pochi privilegi. I cittadini di lingua italiana si sentono stranieri, ma i politici godono di vitalizi pagati dall’Italia.

  6. 19

    rf, parole sante! Ciao

  7. 18
    salvatore bragantini says:

    un minimo dettaglio, a supporto dei molti interventi di buon senso qui apparsi, incluso quello del Coiminetti sui nomi appiccicati dal senatore Tolomei. Come molti sanno il paesino di Bischofswache, che vuol dire Guardia del Vescovo, fu denominato dall’indimenticabile senatore Pisciavacca!
    Per fortuna i giovani sono più avanti degli anziani…

  8. 17
    Matteo says:

    rf, leggendo il tuo post sono scoppiato a ridere in ufficio! Per fortuna ero già in pausa mensa…
    Comunque mi sa che se davvero  l’Alto-Adige si chiamasse “Pfgnwr per legge, subito dopo scoppierebbe la lite sulla pronuncia corretta!

  9. 16
    rf says:

    ciao Luca, correttissima l’analisi che fai, anche se non condivido alcune considerazioni, forse perché chiamandomi “Felderer” di cognome ho avuto accesso a informazioni di cui tu, chiamandoti “Calvi” non hai potuto… Ti dico solo: ringrazia! Al netto di queste cosine, che poi sono dettate più dal caso che dalla realtà statistica delle cose, quello che però mi vien voglia di dire è, facendo ben caso che siamo nel 2019 quasi 20: “e ‘sti gran cazzi?!?” Mi spiego: io non sopporto più i miei parenti, i loro amici e il loro modo di prendere per i fondelli l’Italia “qwei kollioni italiani, hahaha, sai bén no?” E giù pacche sulle spalle parlando magari dei soldi che il governo spende in infrastrutture locali. Non che io sia uno strenuo difensore della Patria, ma ringrazio tutte le divinità mai partorite dalla mente umana di essere cresciuto in un ambiente in fin dei conti multietnico e culturalmente aperto quale è Milano. Concludendo: fosse per me chiamerei d’ufficio l’altoadige “Pfgnwr” e metterei il cappello d’asino a tutti i suoi abitanti. Fino a quando non saranno in grado di leggere il tuo post resistendo dal dire “ecco, vedi?…” e partire con una polemica nei confronti degli “altri”.

  10. 15
    lorenzo merlo says:

    Da tutto il discorso mancano le bioregioni.
    Fanno riferimento alla cultura, alle colture, alle tradizioni e ancora alla identità spirituale condivisa.
    Escluderle dal processo politico è come fare gli stati con il righello.
    Ed escluse sono, ammesso che i politici abbiano consapevolezza del loro significato intrinseco e sociale.

  11. 14
    Carlo Crovella says:

    Non comprendo il tono di “acredine” che (almeno alla lettura) emerge dal commento n. 9. Perché il dibattito sia sereno e costruttivo, occorre che tutti contribuiscano in modo sereno e costruttivo. L’acredine non giova a nessuno.
    ————–
    Non c’è nessuna “frustrazione” (né tanto meno “mala fede”) da parte mia, in nessun campo dell’esistenza, figuriamoci nei confronti delle terre che ospitano le Dolomiti, di cui sono innamorato!
    ————
    Ho già spiegato in altre occasioni che io, per deformazione professionale, “osservo” i fenomeni, li descrivo e fornisco un mio commento, soggettivo e personale. Ciò permette di aprire un dibattito, come è stato  apprezzato da altri commentatori, dove si espongono le proprie posizioni, senza per questo dover scaricare “frustrazioni” (linguistiche, poi…) da parte di nessuno.
    ————–
    A me piace moltissimo riportare i toponimi originali di ogni luogo (non solo montano) e faccio impazzire le redazioni perché esigo il rigoroso rispetto degli accenti o delle dieresi. L’accenno al solo utilizzo della lingua tedesca riguarda conversazioni di spicciola quotidianità (es all’interno di un negozio) e non si limitano al solo saluto, ma alla tendenza a far finta di non capire l’italiano. Ho sottolineato a chiare lettere che questo fenomeno (credo in via di estinzione) riguarda quasi esclusivamente persone anagraficamente in là con gli anni, mentre i medio-giovani non hanno il minimo problema a dialogare in italiano, anzi.
    —————–
    Per quanto riguarda la data di uscita dell’articolo, il blog ha esigenze di programmazione che richiedono tempistiche non immediate. Il tema però è ancora rilevante anche ai giorni nostri, come dimostra il fatto che se n’è parlato in una trasmissione televisiva (“Non è l’Arena”, La7) di domenica 24/11. Inoltre il citato intervento (commento n.8)  della giornalista Gruber risale a Sette datato 28/11.
    —————
    PS: è risaputo che anche il Trentino facesse parte del Tirolo storico, ma qui i ragionamenti sono focalizzati sul solo “Alto Adige/Sudtirolo” perché le acque sono state mosse dalla delibera della sola Provincia autonoma di Bolzano. Ciao!

  12. 13
    Luca Calvi says:

    Buongiorno a tutti,
     
    alcuni piccoli spunti di riflessione…
    Premetto di avere apprezzato ogni singolo approccio ed ogni singola idea. La questione dei micronazionalismi e dei (macro)regionalismi è ancora lungi dall’essere non solo risolta, ma compresa e simili discussioni portano linfa vitale.
    Frequento fin da quando ero bambino il Tirolo, area etno-culturale che apprezzo per parecchi motivi, paesaggistici,gastronomici,etnoculturali.
    La sua parte meridionale presenta una maggioranza germanofona e, ad oriente, aree in cui invece la maggioranza è divisa tra chi è chiaramente tributario della cultura “tedesca”e chi invece del sistema etno-culturale  reto-romanzo (ladino, nelle sue varianti). I centri più grossi come Bruneck, Bozen, Meran sono storicamente crogioli culturali ove la presenza di tributari di altre esperienze etnolinguistiche, etnoreligiose ed etnosacrali è dato abituale e testimoniato storicamente. Ciò che adesso definiremmo “città di scambio culturale” (e lo scambio tra lingue e culture differenti era uno dei gioielli di cui si vantava la casata d’Asburgo).
    La contrapposizione, l’astio, il fastidio con cui da anni vedo discutere di “Alto Adige o Tirolo Meridionale” altro non è che il figlio dell’allucinazione pre-romantica dell’Europa delle Nazioni, la mefitica e mortifera idea che ad ogni lingua o pseudolingua debba corrispondere uno Stato. Il nazionalismo è ciò che ha portato all’uso dei sistemi di comunicazione orale più o meno codificati (le lingue) a scopo divisorio e non di intercomprensione o di unificazione. Il risultato della caduta degli Imperi è stata la disgregazione di unità statali basate su identità etnosacrali che hanno lasciato spazio a nuove identità la cui massima aspirazione è stata quella di diventare “nazione”. Lo abbiamo visto anche di recente per aree minoritarie diventate improvvisamente, per mere ragioni politiche, nazioni come il Kosova/Kosova.Lo abbiamo visto nell’ex Jugoslavia con la disgregazione del serbo-croato in tre lingue e la nascita delle “nazionalità” serba, croata, montenegrina, bosniaca… Nazionalismo che se applicato in Italia porterebbe ad una quantità di realtà statali pari o maggiore a quella della Penisola ai tempi del Medio Evo.
    Non tutte le aree devono per forza diventare “Nazioni” con lingua nazionale, stato nazionale,eccetera. 
    Ad essere eliminato dev’essere il concetto di “nazione”.
    Per comprendere il fenomeno Sud-Tirolo è necessario e sufficiente comprendere il valore dei regionalismi e dei macroregionalismi. Quelo tirolese è un sistema linguistico e culturale che potrebbe tranquillamente “staccarsi” dal sistema linguistico e culturale “tedesco”   e altrettanto da quello “austriaco” e che potrebbe avere una chiara omogeneità linguistica. Altrettanto non si può dire a livello per quanto riguarda la storia dell’amministrazione e permane il dubbio che a creare un Tirolo indipendente non passerebbero poi troppi decenni prima di vedere il Tirolo del Sud volersi staccare da quello del Nord eccetera eccetera eccetera.
    Saper riconoscere le proprie particolarità linguistiche, storiche, culturali, locali p la base per convivere con le altre particolarità e creare quegli insiemi che ci permettono di convivere e che portano il nome di Stati.
    Dimentichiamo le Nazioni, parliamo di Stati e di identità etnoculturali che tali stati vanno a formare.
    Qualcuno ha portato ad esempio il Veneto.
    Noi veneti parliamo veneto nella stessa misura in cui i napoletani parlano napoletano o i siculi siciliano.
    Allo stesso modo di altre identità locali ben delineate potremmo aspirare al riconoscimento del nostro idioma come lingua e non come dialetto, non fosse che per molti questo potrebbe essere la rampa di lancio per richieste nazionalistiche… Del resto, negli ambiti accademici vicini alla linguistica gira da oltre un secolo la battuta che “la lingua altro non è che un dialetto cui vengano messi a disposizione un esercito ed una flotta”.
    Perché, si chiederà il solito amante della “sintesi a tutti i costi”, tutti questi sproloqui (tali risultano per chi non comprende il valore dei termini e dei concetti usati)?
    Perché la problematica sudtirolese è puramente storica, non linguistica.
    Per comprendere il perché dell’attrito esistente occorre rivedere la storia di questa regione dalla prima guerra mondiale in poi e occorre poi fare un paragone con altre identità di frontiera o con forte multiculturalità, storiche o imposte, nel proprio ambito.
    Ciò che adesso chiamiamo Sud Tirolo altro non è che l’unità amministrativa definita Alto Adige (termine astorico) da italianizzarsi in un periodo di rinascita dell’allucinazione nazionalistica di triste memoria per la Penisola. Le barzellette sull’italianizzazione dei nomi sono note…
    Ciò che non risulta chiaro a molti è che il Sud Tirolo è potenzialmente a rischio parcellizzazione quanto il sistema italiano o austriaco. Il pericolo dei nazionalismi o dei micronazionalismi è sempre in agguato. 
    Il Sud Tirolo può tranquillamente essere diviso in un’area centro-meridionale, che arriva a Bolzano. Una occidentale,che da Merano si sposta verso la Venosta. Una orientale, che arriva verso la Pusteria ed una Settentrionale, che arriva al Brennero. All’interno di questa divisione le singole vallette potrebbero entrare linguisticamente in collisione una contro l’altra… Storicamente ogni  singola parrocchia potrebbe trovare un modo per auto-secedere dal comune vicino… Ma non c’è nulla di strano, è un fenomeno che, ,utatis mutandis, si ritrova in pressoché tutte le vallate alpine, attorno ai Tatra e nei Carpazi.
    La grande incognita è quella portata dalla presenza di Ladini, nella parte orientale del sud Tirolo e per la precisione nelle vallate dolomitiche. I Ladini, peraltro, condividono la stessa origine etnolinguistica con le comunità retoromanze, ovvero quelle che adesso definiamo friulane e romance… Comunità che pur condividendo lo stesso ceppo linguistico hanno avuto uno sviluppo etnosacrale e identitario  del tutto differente…
    Da ultimo, sempre in te,a di questioni identitarie per avviare una discussione in merito alla comprensione del problema sudtirolese, va segnalato che lo status di minoranza è fautore di crescita di una qualche identità locale particolare.
    I sudtirolesi hanno sviluppato un identità locale fortissima grazie allo status minoritario rispetto al sistema italiano, per quanto nella provincia autonoma lo status minoritario spetti alla comunità venetofona/italofona o a quella ladina comunque endemica e non importata.
    Il poter essere minoranza aiuta, parecchio… E identifica.
    Questi ragionamenti, sparsi, possono forse aiutare ad  avviare una discussione più tranquilla e rispettosa dello sviluppo storico e culturale di un’area dove chi scrive ha avuto problemi mai da parte “tedesca” ma solo da parte “italiana” per averi sentito usare la lingua degli “altri”. Il tutto per mio divertimento, sia chiaro. Le poche volte in cui mi sono sentito dire “traditore” per aver “parlato crucco” mi sono limitato a commutare il registro linguistico nella mia lingua materna (il veneto) per poter concludere sul momento eventuali dibattiti improduttivi…
    Forse, se guardassimo tutti, a partire da me, al Sud Tirolo come a modello di potenzialità per la convivenza e per lo scambio di culture, per la tutela delle particolarità locali e regionali, invece che sottolineare regolarmente i momenti di attrito che vengono generati ad ogni utilizzo di una forma linguistica in luogo di un’latra, forse, potremmo avviare una discussione tranquilla e soprattutto non sterile sul caso sudtirolese in prospettiva italiana ed europea. Tornando,magari, a ricordarci che le lingue servono a comunicare, non a chiudersi. Ciò che serve a non essere compresi è il gergo. La lingua, dialetto o lingua di Stato che sia, serve alla COMUNICAZIONEed alla reciproca comprensione.
     
    Absit iniuria verbis.
     

  13. 12
    rf says:

    My 2 cents: in altoadige c’è da sempre un forte vento “nazionalista” (ma di che nazione? Boh?) che posso paragonare a quello che alimentano i vari Borghezio e altri minus habens della nostra politica. Ricordo di conoscenti o amici di infanzia che, da ragazzini negli anni ’90 quando non sapevano cosa fare la sera, andavano in stazione a Bressanone a picchiare un negro… (scusate, ma questo è quanto). E me lo raccontavano ridendo, come se fosse divertente! Chiaro che queste realtà non rappresentano la provincia, che per altri parametri è una delle migliori d’Europa, ma queste realtà sono tollerate tutt’ora e il clima sociale di una parte della provincia è quantomeno disastroso. Queste uscite altro non fanno che soffiare su un fuoco mai sopito di spinta estremista (alimentata da un’ignoranza di livelli epocali) sia della parte tedesca che italiana. In un clima che va bene a tutti (i politici), perché se c’è una cosa buona è che si ruba poco o niente, magari non si distribuisce in maniera equa, ma i soldi (soprattutto quelli pubblici garantiti da un vantaggioso statuto) vengono spesi in maniera opportuna e i risultati si vedono. Poi magari Eva Klotz non splende nel firmamento delle donne nobili di spirito e dall’etica incorruttibile, ma fa niente. Purtroppo però i nazionalismi e le ignoranze di cui sopra vengono volutamente tenute “accese” e nella testa di una percentuale ancora molto significativa degli altoatesini il concetto di superiorità razziale è lontano dall’essere sradicato. E queste polemiche, in un mondo che dovrebbe evolversi togliendo confini e nazioni (non cultura) mi sembrano auspicare un ritorno al medioevo!
     

  14. 11

    Secondo me, Antonio.g ha commentato con tanta cognizione che si meritava di firmarsi per intero. Se si eliminassero tutte le denominazioni in italiano in Suedtirol, sarebbe un bene per due motivi.
    1) I toponimi veri sono quelli in tedesco che un gerarca fascista dal nome di Tolomei, ha tradotto arbitrariamente in italiano e che probabilmente non conosceva bene entrambe le lingue.  Sarà stato un raccomandato….
    2) Agli italiani (sono italiano e ho vissuto in sud Tirolo 22 anni) non farebbe male fare un po’ di esercizio linguistico sforzandosi di usare qualche nome in tedesco. 

  15. 10
    Alberto Benassi says:

    È questo il rispetto a cui vi riferite?

    di certo NO!!
    le differenze ci devono essere, ognuno con le proprie tradizioni, credenze, religioni.
    L’esportazione della democrazia e solo un’altra forma di violenza.
    Ma ben diverso è rinchiudersi tra 4 mura del castello , quanta vita avresti circondato dal resto del mondo?
    Che fai mangi e consumi quello che produci rinchiuso nella tua autarchia?

  16. 9
    antonio g. says:

    è un polverone sul nulla, questo va detto, già sopito. manca come è finito, mancano le dichiarazioni finali del governatore altoatesino ecc ecc…postare questo il 1 dicembre mi fa sorridere ma, perdonatemi, mi fa anche pensare alla mala fede di chi scrive. è risaputo che il tema affascina ( lascia andare gli impulsi contro le autonomie e si dice di essere tutti europei ma si pretende che l’interlocutore parli italiano e non ci si vuole sforzare ecc ecc, si lascia libero sfogo a persone frustrate che devono criticare cose che funzionano ecc ecc ) ma spesso, come anche in questo caso, i dettagli mancano. ma i dettagli sono la sostanza della cosa. non si descrive in quale occasione, in quale legge ecc si sia provato a togliere la dicitura alto adige. per fare un solo esempio.Sulle lingue: sono trentino e ho vissuto più di 10 anni in Veneto. gli episodi di persone che ti parlano in tedesco nel bolzanino esistono e sono perlopiù in piccoli centri e da persone anziane. poi, come in tutti i posti del mondo, esistono i maleducati o gli estremisti ma sono una minoranza.  una recente indagine diceva che la maggioranza dei bambini della provincia di BZ sotto gli 8 anni parlano (con le dovute proporzioni riguardo all’età) 4 lingue. nel resto d’Italia ? velo pietoso, siamo penultimi in EU per l’inglese. per dirne una.  Ho studiato a Venezia e all’università c’erano docenti che parlavano in dialetto. all’università!!!! intere lezioni! in molti negozi o uffici parlano dialetto nonostante i milioni di turisti. se vai nel vicentino è più difficile trovare qualcuno che parli italiano che bofonchi qualcosa di inglese. dopo una frase di italiano iniziano con il dialetto a bomba. in ambiente lavorativo e con persone palesemente non vicentine! se volete parlare di alto adige sudtirol almeno fatelo in maniera completa comprendendo la complessità del luogo. se vai in qualsiasi luogo pubblico (dall’ufficio comunale alla mensa aziendale ecc…) ti salutano nella madrelingua. tu saluti nella tua e siccome sei l’utente loro si adeguano alla tua madrelingua. in mensa, qui a BZ dove lavoro da anni, ti salutano prima nella loro madrelingua e poi nell’altra. in base a come rispondi ti parlano nella tua madrelingua. episodi spiacevoli minoritari a parte, c’è solo da imparare. i soldi non derivano solo dall’autonomia ma anche da questi approcci linguistici e mentali. PS: il Tirolo storico comprendeva anche il Trentino

  17. 8
    Carlo Crovella says:

    Ciao, segnalo due recentissime annotazioni prelevate dai giornali. Sul Corriere ho letto, secondo un sondaggio, il 60% dei residenti in Alto Adige è esplicitamente NON favorevole alla proposta austriaca di dotarli di doppio passaporto. Del restante 40%, la metà, ovvero il 20% del totale, è indifferente, mentre l’altra metà, quindi un altro 20% del totale, si dichiara favorevole, ma si tratta principalmente di individui appartenenti alle classi anagrafiche più in là con gli anni. Trova conferma quindi la sensazione che le generazioni medio-giovani “guardano” a Milano-Roma più che a Innsbruck-Vienna. In seconda battuta riporto quanto letto su Corriere 7 (settimanale del Corriere), nella rubrica tenuta dalla nota giornalista Lilli Gruber, che è originaria di quelle terre. Un lettore le chiede se la “la febbre della demagogia nazionalista” sia da imputare a una sola o a tutte e due le fazioni etniche. La D.ssa Gruber (come viene normalmente chiamata dai suoi ospiti televisivi) risponde, riferendosi immagino più al periodo delle bombe ai tralicci che ai giorni nostri: “La soluzione della questione sudtirolo/altoatesina fu possibile grazie alla volontà e la raziocinio di politici che seppero mettere il nazionalismo da parte”. In generale sul tema autonomie/scissioni/indipendenza che agita un po’ tutto il nostro continente (dalla Catalogna alla minoranza rumena di etnia ungherese a quella tedesca di etnia danese…), il mio pensiero si snoda su livelli più elevati, ma al contempo anche più pratici. In un mondo sempre più dominato da pochi grandi player (Cina, USA, India, Russia…) le nostre possibilità di sopravvivenza risiedono solo nella capacità di creare una vera e sola europa che vada da Capo Nord a Siracusa e da Lisbona a Varsavia. Una Europa nei fatti: un solo Parlamento, un solo Governo centrale, un solo sistema economico-fiscale-giuridico, ecc ecc ecc. Non sto inventando nulla: si tratta che dell’ideale già espresso al tempo del Manifesto di Ventotene (subito dopo la Guerra) da Altiero Spinelli & C. E’ l’ideale degli Stati Uniti d’Europa, laddove gli attuali Paesi nazionali (Italia, Germania, Francia ecc) diventano più che altro delle amministrazioni locali, ma le grandi scelte sono centralizzate (come negli USA). E’ evidente che in tale scenario parlare di autonomia politico-economica di piccole regioni non avrà più senso. Resta invece l’obiettivo di tutelare le tradizioni storico-culturali dei vari gruppi, perchè anch’essi contribuiscono a comporre quel grande mosaico che potrebbe essere l’Europa.

  18. 7
    lorenzo merlo says:

    C’è un’accezione del nazionalismo che riferisce all’identità.
    C’è un’accezione dell’identità che riferisce al corpo.
    C’è n’é una per il pensiero.
    Per i valori.
    Il territorio.
    Le istituzioni.
    E così via.
    Ridurlo alla parte che ci conviene è di per sé un obrobrio.
    Oppure ci andrebbe di fare a meno di un pollice?
    Di riconoscerci in ciò che non vogliamo?
    O di non trovare più ciò in cui ci riconosciamo?
    Ci sarebbe andato che qualche svedese emancipata fosse venuta a strappare i gonnoni delle siciliane?
    Certo no? Che senso aveva?
    Preferiamo andare in Afghanistan a strappare i burqa perché così come stanno è sbagliato. A esportare democrazia.
    È questo il rispetto a cui vi riferite?

  19. 6
    Alberto Benassi says:

    Il nazionalismo è una brutta bestia, come disse Mitterrand, il nazionalismo è la guerra! Tutto quel che lo rinfocola va combattuto: viva dunque la mescolanza, con la tolleranza e soprattutto il rispetto.

    Giusto Salvatore.
    E basta con questi nazionalismi. Le differenze sono una ricchezza, mescolarsi è rinnoversi,  è dare nuova linfa. 
    Che senso ha chiudersi tra 4 mura. Che vogliamo ritornare al medioevo?

  20. 5
    Antonio Massettini says:

    Non c’è che dire: Crovella spacca sempre, cioè pone sul tavolo questioni che fanno riflettere a fondo. Bravo! Altro che quegli articoli in stile armata brancaleone, della serie abbiamo arrampicato tanto e ci siamo divertiti tantissimo. Con Crovella si ragiona e ci si esprime, chi a favore chi contro, ma questo è fare un dibattito vero.

  21. 4
    Roberto Scala says:

    Caro Carlo,
    ho letto con interesse e con piacere il tuo articolo, utile per conoscere l’opinione di chi non vive in Alto Adige/Suedtirol, ma lo frequenta o ha frequentato. Come ben sai, nato a Torino, vivo da trent’anni a Merano, dopo aver parecchio scorrazzato con te sulle Alpi Occidentali.  Qui le diatribe linguistiche a sfondo politico/nazionalistico sono all’ordine del giorno, quest’ultima uscita di abolire il termine Alto Adige non stupisce, ma lascia perplessi e preoccupati che sia stata approvata dal partito di raccolta che in altre sedi vanta la convivenza. Proprio ieri comunque è stata legalmente riapprovata in Consiglio Provinciale la dizione Alto Adige, che non tutti sanno, persino l’ex assessore della cultura italiana, che Alto Adige risale all’epoca napoleonica, quindi non è una creazione del fascismo, che ha fatto tante porcherie gravi, ma non questa. Purtroppo il buonsenso deve spesso, se non sempre abdicare alla propaganda politica, al nazionalismo agli interessi. Il bilinguismo è sancito per legge, ma il buonsenso suggerirebbe di non pretenderlo per nomi di masi italianizzati fantasiosamente o di microtoponimi, che noi Italiani di nascita nemmeno più usiamo, chiedendo però di associare al termine tedesco l’indicazione”geografica”, come maso, lago, sella/passo…Da mantenere invece per quei toponimi ormai di uso comune, dalle città, ai comuni alle montagne o ai rifugi. In qualche zona accanto al nome tedesco si trova o il corrispettivo italiano oppure la sopracitata indicazione “geografica”, ma in molte aree qualsiasi scritta italiana viene cancellata e in primis lo stesso Club Alpino Sudtirolese (AVS) nella cartellonistica usa i soli toponimi tedeschi, alla faccia della convivenza. Si nota uno strisciante tentativo di emarginare l’italiano anche nel pubblico, spinto dalla destra tedesca. Infatti basta leggere l’ultima lugubre uscita dei Freitlchen, affermanti che si rischia di morire perché il personale sanitario non conosce il tedesco! Personalmente anni fa ho avuto esperienza contraria (non mortale) con un pediatra proveniente dall’Austria. Per rispondere anche ad una domanda, le destre cavalcano il leit motiv del ritorno all’Austria, ma in passato, quando Cossiga aveva proposto di indire un referendum l’astuto Durnwaldner, presidente della Provincia, si era preso ben guardia di sostenerlo e proporlo, conscio di perdere tutti i vantaggi da rimanere in Italia, diventando un Land come gli altri . In altre occasioni i Tirolesi del Nord non hanno mai mostrato particolare interesse per una riunificazione. E’ normale che salutino in tedesco, è la loro madrelingua, ma in genere non ho avuto sentore di rifiuto di parlare italiano, purtroppo molti non sono in grado di parlarlo, anche fra i giovani, soprattutto nelle valli! Questo è un segno negativo.  Confrontando con la situazione delle popolazioni delle Alpi Occidentali, qui la politica ha giustamente favorito chi vive e mantiene la montagna, ci sono masi abitati tutto l’anno fino a 1800 m, evitando l’abbandono delle terre: per me questo è un merito. Comportamento favorito dalla cultura, dal concetto di Heimat, che spinge anche, ribadisco giustamente a mantenere vive le tradizioni, ma che ha il riscontro negativo che ogni tanto spinge a rinchiudersi e a considerarsi l’ombelico del mondo.
    Chiudo rifacendomi alla lettera sul giornale: pecunia non olet, neanche in tedesco!

  22. 3
    salvatore Bragantini says:

    Apprezzo sempre Crovella ma stavolta ho da obiettare. La Storia di quella terra sarebbe lunga e non inizia con le bombe, che sono solo uno dei suoi tanti capitoli, che gli accordi del “pacchetto” sono volti a sistemare, se possibile in via definitiva. Tali accordi hanno dei punti deboli e difatti il grande Alexander Langer lottò per non “dichiararsi”: infatti per il pacchetto devi essere tedesco, o italiano o ladino. Conosco molte famiglie “miste” i cui membri non volevano dichiararsi ma alla fine han dovuto farlo. Resta che il pacchetto ha restituito la pace al Sud Tirolo, o Alto Adige.
    Fra i tanti capitoli precedenti c’è quello delle “opzioni”. Hitler e Mussolini concordarono che i parlanti tedesco potevano optare per il Terzo Reich ove, secondo la propaganda, gli optanti avrebbero trovato un maso uguale a quello che avevano lasciato, mentre chi restava era italiano e che non rompesse più gli zibidei. Ricordo che allora l’insegnamento del tedesco era vietato e le famiglie insegnavano ai figli la loro lingua madre in scuole catacombali…
    Crovella dice, o di qua o di là: sbaglia, era questa la logica dell’accordo Hitler Mussolini. Una logica da regimi dittatoriali, appunto; meglio evitare! Il bello dell’Alto Adige, che non c’è proprio nulla di male a chiamare anche Sud Tirolo (anche, perché l’espressione Alto Adige è in costituzione), è il suo essere una terra di mescolanze etniche e culturali. Dove è normale che molti non parlino bene una lingua che non è la loro: d’altra parte molti cittadini di quella terra, di lingua italiana non parlano, o parlano male, il tedesco.
    Per finire, la posizione della provincia di Bolzano è poi mutata e l’espressione Alto Adige è tornata in vigore.
    Il nazionalismo è una brutta bestia, come disse Mitterrand, il nazionalismo è la guerra! Tutto quel che lo rinfocola va combattuto: viva dunque la mescolanza, con la tolleranza e soprattutto il rispetto.

  23. 2
    Egidio says:

    E’ pur vero che in Alto Adige-Südtirol la stragrande maggioanza della popolazione è di lingua tedesca, tuttavia questa regione è altrettanto vero che si trova in territorio della Repubblica Italiana. Pertanto credo che la decisione della Provincia autonoma di Bolzano di abolire la  dicitura italiana Alto Adige sia singolare e non accettabile: a mio avviso il bilinguismo su segnaletica e su targhe di enti ed edifici istituzionali va salvaguardato. Mi sembra ssia una questione di elementare correttezza. 
     

  24. 1
    Paolo Panzeri says:

    Tre domande.
    I Tirolesi del nord (quelli austriaci) cosa dicono di quelli del sud ?
    Lì quali partiti politici hanno la maggioranza ?
    I Ladini sono contenti ?
     
    Spesso ho girato il Tirolo, di qua e di là delle Alpi, mi piace il loro tipo di socialità (i ferrei Asburgo furono molto bravi) e come dappertutto le persone che ho incontrato sono esseri umani con i pregi e i difetti di tutti gli altri esseri: ci sono i fantasiosi, i rigorosi, i seri, i giocondi, i gentili, i villani e poi gli intelligenti e tanti che non sono nulla con alcuni che devono darsi un tono e magari non rispettano i loro simili.
    In alcune località a sud mi sembra diffidino molto e cerchino di ignorare ciò che non appartiene al loro ambiente, si chiudano nel loro gruppo, ma questo si riscontra dovunque nel mondo in tutte le piccole comunità isolate: si educano a privarsi di ogni apertura verso il diverso da loro per sopravvivere secondo la loro mentalità e cultura.
    Una sensazione che ho di sovente in questo periodo è che si stia tornando a una forma di società tribale.
    Però mi dico: il mondo è grande e l’uomo va dappertutto, da sempre.

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