Amore, sesso e marcia a piedi

Se ne parla spesso. Lo si fa raramente (secondo le nostre fonti). Dunque… Trek Magazine ha aperto il dossier: tra fantasia e realtà sembrerebbe, a prima vista, che appena si esce un po’ dai sentieri battuti, la marcia a piedi non se la passa male, dal punto di visto del sesso.

Amore, sesso e marcia a piedi
di Éric Béallet e Nathalie Cuche
(pubblicato su Trek magazine)

Lettura: spessore-weight*, impegno-effort**, disimpegno-entertainment***

Sistema osseo, articolare, cardiaco, sinfonia purificatrice che libera dalle tossine più cattive: camminare è uno dei pochi sport che mettono l’intero corpo in movimento. I muscoli dei polpacci, vere pompe per vuoto, si contraggono di continuo e fanno affluire il sangue al cuore. L’arco plantare, sollecitato fortemente ad ogni passo, alimenta il cuore di sangue fresco e ben ricco d’ossigeno, i polmoni si dilatano che è un piacere, la pelle s’ammorbidisce perché ben irrorata… non è una metafora, e neppure uno slogan pubblicitario. Camminare è la salute. Cosa fanno i soggetti in buona salute? Quello che fa il pavone quando stende la sua ruota, che si mostra bello sano e pronto alla procreazione senza sosta! Il trekking, e lo dimostreremo, in pratica è una vera fabbrica di buoni partner!

Chimica e alchimia dell’amore
Sappiamo che l’amore non è cosa di sentimenti bensì di ormoni, di neurotrasmettitori e di riflessi.

Tutto quello che succede nel corpo è chimico: la digestione, la sete… anche l’amore” spiega Lucy Vincent, laurea in neuroscienze. “Il nostro comportamento amoroso è una strategia dei nostri geni, messa a punto durante tutta la nostra evoluzione. Non abbiamo scelta, perché obbediamo a due priorità elementari: sopravvivere e assicurare la riproduzione della specie. Siamo dunque programmati per innamorarci!”.

Il trekking faciliterebbe dunque le interazioni chimiche tra gli individui, perché libera un po’ di animalità. In città potete anche mancare la preda, per via dell’ambiente, dell’inquinamento, dello stress e della pletora di feromoni che infestano l’atmosfera! In trekking è diverso: siete disponibili a sentire l’odore del feromone che va bene. E non è tutto! Ossitocina, feromoni, sudori, i meccanismi di attrazione sessuale agiscono quasi indisturbati nello sforzo fisico. Perché? I feromoni (facilitatori di contatto tra persone di sesso opposto) sono prodotti dalle ghiandole sudoripare delle ascelle e della zona genitale. In estate, e durante lo sforzo, traspiriamo di più e quindi produciamo più feromoni. Più le interazioni aumentano, più si hanno chance d’incontro. Esiste la prova! In uno studio realizzato nel 1978 da Kirk-Smith si mostravano a uomini delle foto di donne, richiedendo loro di fare un commento su ciascuna immagine. Se al momento della valutazione i maschi respiravano dei feromoni femminili i soggetti in foto erano giudicati assai più seducenti. Quelle che ottenevano gradazione più alta erano proprio quelle che all’inizio, senza feromoni, erano giudicate le meno seducenti.

Prima testimonianza, di Valérie (Bivio)
Nel 2006, in un trekking in Nepal, ho incontrato l’uomo della mia sopravvivenza (in francese, bel gioco di parole tra “vie” e “survie”, NdT). Nel nostro primo incontro (quell’anno sono stata più volte in Nepal) non smetteva mai né di parlarmi sua moglie né di sciorinarmi i nomi di tutte le montagne dell’Himalaya che vedevamo, tanto era appassionato di entrambe le cose. Alla fine di quel trekking ero ben lontana dall’immaginare che quell’uomo mi sarebbe diventato tanto indispensabile da innamorarmene perdutamente. Ci sono voluti due anni perché ci reincontrassimo e avessimo il reciproco colpo di fulmine… Il cammino dell’escursionista porta anche all’amore. Amore pazzo, amore passionale o semplice avventura senza domani. Viviamo a 6.000 km l’uno dall’altra e sogniamo di ripartire per il Nepal per amore del trekking, per il Trekking dell’Amore, perché vogliamo camminare per ore, giorni e mesi assieme. Vogliamo avere freddo assieme, avere fame assieme e sentire assieme le stesse cose. Voglio guardare le cime himalayane con lui perché sono state quelle montagne che un giorno ci hanno avvicinati.
Vorrei offrirgli questa testimonianza, quest’angolatura per guardare il rapporto che abbiamo oggi. Ho trovato colui che non avrei mai sperato di trovare in vita mia: mi corrisponde così punto per punto che pensavo semplicemente che Dio non lo avesse creato su questa Terra.

Un consiglio: liberate i feromoni e partite in trekking! Questo suppone uno sforzo fisico, una rottura con il quotidiano. In questa rottura, in questa catarsi salutistica, l’individuo si svela. Liberato delle proprie prigioni, alla fine l’essere umano rivela la sua vera natura, la maschera cade in una specie di trance apocalittica (guarda caso apocalipsis in greco significa “rivelarsi, togliersi i veli”). Versione apocalittica del trekking: sotto la maschera (talvolta sotto a goccioloni di sudore) appare un viso. Dopo, è tutto da giocare… non è detto che funzioni. Esempio?

Ella Maillart e Peter Fleming, due coraggiosi viaggiatori, avevano tutto per cadere l’uno nelle braccia dell’altra, una scena attesa invano dai lettori di Oasis interdites. Lui bello, inglese, brillante. Lei giovane sportiva, attraente, intelligente. Due esemplari fatti apposta per propagare un bel po’ di geni perfetti. L’armata di feromoni, per ragioni comunque note a loro soltanto, non aveva potuto farci niente: divergenze sessuali, rancore reciproco, latente esasperazione di due tipi troppo brillanti per intendersi, non lo sapremo mai. dato che i protagonisti sono sfortunatamente morti, quest’enigma del mancato amore in trekking non avrà soluzione! Là dove riesce la chimica, può fallire l’alchimia… ma là dove la chimica funziona, anche l’alchimia può funzionare.

Seconda testimonianza, di Agnès e di Roman, Parigi (La marcia non mente…)
Tutto è cominciato nel giugno 2005 in un trekking nell’Alto-Atlante marocchino. Venivamo da due città diverse (Tolosa e Parigi) ed entrambi cercavamo una vacanza diversa nelle valli più belle attorno al Toubkal. Non è che ci siamo confidati molto, ma abbastanza per renderci conto che condividevamo una passione comune, il trekking, e un obiettivo in comune, con “chi” partire. E’ bastata una frase, detta quasi per caso sull’aereo del ritorno, per decidere di fare qualche programma assieme. Presto detto, presto fatto. Un weekend del 14 luglio, meta il Pic d’Estat. Eppure ci conoscevamo davvero poco.
Abbiamo vissuto tre giorni l’una accanto all’altro in totale autonomia, marciando tutto il giorno e fermandoci solo al tramonto. Un passo delicato, la mano tesa di Roman, ed ecco la complicità. Veri compagni di gita, entrambi dipendenti dalla droga delle ore di cammino, degli zaini da 15 kg e delle minestrine. Dopo tante ore di marcia e di dislivelli da non tenerne neanche più conto, quando la fatica si sente davvero, le maschere cadono a terra. Mentre guardavamo il sole tramontare, le apparenze non avevano il diritto di esistere. Ci si rivela l’uno all’altra e si vede quello che ci piacerà dell’altra o dell’uno. Niente sarà più lo stesso di prima. Le andate e ritorno in treno si sono susseguite per anni. Oggi, stiamo per cominciare la nostra gita più lunga, quella di vivere assieme.

Terza testimonianza, di X (Caro, parto con il cuoco)
La seconda sera di un trekking nel Kashmir, all’inizio del pellegrinaggio per Amarnath, Ginette, moglie di Robert, non è lì per la cena. Robert la cerca nei dintorni dell’accampamento, ma dopo un po’ tutto il gruppo, guida compresa, si mette alla sua ricerca. Si avvicina l’ora di cena ma questa non è ancora pronta, forse perché anche il cuoco è sparito. Robert alla fine trova una frase laconica di sua moglie scritta sul suo saccopiuma con il pennarello: “sono andata via con il cuoco”. Smarrimento. Roberto è depresso ma, con l’aiuto di tutto il gruppo, continua il trekking. Al termine di dodici giorni di cammino, la vigilia del ritorno in aereo a New Delhi, dove Robert ha intenzione di avvertire l’ambasciata francese, riappare Ginette, radiosa e sorridente. Robert non crede ai suoi occhi, è felice e assieme spariscono per la riconciliazione. Al gruppo, che l’aveva sostenuto per tutto il tempo, Robert spiegherà che la moglie era proprio sfortunata, che lui non era un buon marito e che probabilmente entrambi avevano bisogno di quella parentesi d’infedeltà per ritrovarsi… Alla fine li hanno visti felici e abbracciati girare per le vie di Delhi. Allora l’amore in trekking può prendere vie separate, ma è sempre lì, con le sue vibrazioni. Per essere precisi, il pellegrinaggio d’Amarnath è un culto in onore di Shiva, dio del sesso induista.

Déjuner sur l’herbe, dipinto di Édouard Manet

Sesso outdoor? Fatevi delle belle fantasie…
La seduzione vive male la malattia e lo stress. Non deve esserci tristezza, né angoscia, solo vita e nient’altro.
Vi ricordate di Déjuner sur l’herbe? Questo dipinto di Édouard Manet, in precedenza battezzato Le Bain, aveva provocato uno scandalo al Salon de Paris. L’accostamento di una donna nuda e di due uomini del tutto vestiti aveva provocato la polemica. Cosa fanno? Cosa hanno fatto? Cosa vogliono fare? L’indignazione del pubblico è rivelatrice: il contenuto la vince sul contenitore… Mettete una donna nuda, qualche albero, due giovani maschi ed ecco che l’impero dei sensi domina su quello della ragione e dell’estetica. Nell’immaginario, la natura è proprio una poltrona per il sesso e per l’amore. In fondo, tutti sogniamo di far l’amore sotto il sole o sotto le stelle. Sarà il partner, sarà la sorte, magari sarà responsabilità del kairos (quel “momento supremo” che i greci antichi ci decantavano), ma i nostri fantasmi amorosi hanno poche probabilità di poter abbandonare le incantate contrade dell’Immaginario.

Quarta testimonianza di Éric, Marsiglia (Una Grande Randonnée piena d’energia)
Era il 1989, avevo 19 anni. Stavo partendo con la mia cugina coetanea per il GR 20 (la Grande Randonnée della Corsica, NdT). L’accompagnatore era un giovane corso di 28 anni. Il resto del gruppo era costituito d’uno scapolo di circa quarant’anni, di una coppia giovane e di una coppia di professori di 35 anni. Lei era professoressa di matematica, lui non ricordo, ma camminava tutto il giorno con la carta e la bussola in mano, un vero scout. La moglie aveva adocchiato subito la guida, che però chiaramente avrebbe preferito mia cugina, che però non ne voleva sapere.
Una sera abbiamo dormito à la belle étoile. Il prof aveva lasciato la moglie prof di matematica per andare a dormire in tenda, lasciandola così sola e vicina al giovane lupo in calore. Dormivamo tutti e quattro su una terrazza, molto vicini. La guida, nella notte, cominciò ad abbracciare la prof, poi la fece uscire dal sacco per prenderla alla pecorina a qualche centimetro da noi. Mia cugina ed io guardavamo impietriti, indecisi se ridere o non saper che fare. All’alba ero un po’ incazzato, e trovavo abbastanza disgustosa la prof con quella sua aria da “guai se mi tocchi” e ridicolo il marito idiota che già tracciava sulla carta i suoi azimuth. La cugina, malgrado tutto abbastanza sconvolta, decise di andarsene via. Anche io me ne andai con lei, perciò non conosciamo il seguito di quest’avventura.

Sesso nella Natura
Il sesso in trekking non è sempre un rimedio universale. Jacques Lanzmann, seduttore indefesso ma anche irriducibile camminatore che in vita sua ha conosciuto ben “17 blenorragie, contratte tra i 19 e i 30 anni”, confessa: “Per me, sesso e cammino non vanno tanto d’accordo. I miei passi schiacciano le fantasie come fossero funghi”. In una parola: il camminatore, maschio o femmina, raramente è sexy. Il vestiario (unisex) ha solo il compito di resistere agli elementi, di contenere i sudori e di essere il più comodo possibile. Gli effluvi del trekker non hanno nulla da invidiare a quelli delle puzzole e di solito sono sufficienti a scoraggiare ogni velleità amorosa. E questo senza contare le occasionali disfatte del sistema digestivo, i colpi di sole, la schifezza delle calze e altri indumenti intimi. Il pio desiderio di accoppiamento raramente è esaudito in tale ambiente.

Tecniche d’approccio
L’accoppiamento dell’escursionista pone qualche problema in ogni caso. A meno che non si esca da qualche mese di astinenza in un monastero Shaolin, la mancanza d’igiene, gli odori sospetti e il vecchio sudore stantio non sono molto d’aiuto negli amoreggiamenti.

Fare l’amore in tenda. Fantasia dura a morire, in realtà è sfortunatamente poco praticato. Più spesso per mancanza di partner, ma anche per colpa del freddo o per scarsità di libido per la troppa stanchezza. La tenda offre un sommario riparo: ha lo stesso potere d’isolamento che offre la carta per fare le sigarette. E se la lampadina frontale rimane accesa, saranno proiettate ombre cinesi che poco lasciano all’immaginazione (anche se questi aspetti possono far impazzire qualche vero esibizionista). E infine, parliamo della triste realtà del materassino autogonfiante che fa scivolare il partner ai lati della tenda.
Regola di base: non confondete le calze con il preservativo…

Unione dei piumini maschio e femmina. E’ praticamente irrealizzabile. Provate! Proibito girarsi. Bisogna scegliere una posizione una volta per tutte e per la notte intera, il benché minimo vostro movimento darà fastidio al vostro partner. L’isolamento termico è inefficace, o si gela o si suda come dei matti nel piumino d’oca.

Far l’amore nella natura. La maggior parte non apprezza che molto moderatamente il contatto con le lumache, evita i ragni e si sdraia con molta circospezione su un tappeto di foglie. Occorre fare in modo di creare un ambiente dove la natura ci sia alleata e non una via crucis disseminata di tarantole, zecche voraci e ortiche.

Il fuoco deve essere giusto, né troppo forte né troppo debole, un tappeto di foglie va bene a condizione che sia scrupolosamente esaminato. Guardatevi dagli orsi in certi posti (Pirenei, Alaska): il rilascio di feromoni durante l’accoppiamento li attirano (in caso di attacco, sacrificate il partner e scappate via!).
Regola di base: non improvvisate, prevenite piuttosto.

Malattie veneree e altre “sciocchezze” fastidiose. Blenorragia, gonorrea, ulcera venerea, linfogranulomatosi inguinale (fa paura, eh!), epatite, itterizia infettiva, condiloma genitale (verruche sulle mucose), aids, scabbia e piattole sono i problemi più comuni cui si può andare incontro. In tutto il mondo, si stima che, ogni anno, 330 milioni persone contraggano una malattia venerea: Solo rimedio: il preservativo.
Il costo medio stimato di un profilattico, al di fuori delle operazioni di solidarietà medica, è di cinquanta centesimi. Visto il peso e il ridotto ingombro, averne con sé un po’ non è un lusso. Se proprio dovessero risultare inutili, se ne possono fare altrettante bombe ad acqua: è divertente e passerete per veri mattacchioni.

Ah, l’amore…
E’ là, acquattato, magari sotto a dei calzini sporchi o una t-shirt stantia, si tratta solo di aprire gli occhi e stare attenti a un po’ di cose. Non sarà meraviglioso, ma così potrete farlo nella natura. Ed è quello che conta.

Quinta testimonianza, di Y (Il baby della tempesta di neve)
Durante la traversata dello Zanskar: il campo era stato montato, i muli si rposavano. Il tempo però stava cambiando, stava arrivando una tempesta di neve. Un’ora dopo le tende crollavano sotto il peso della neve, i muli respiravano a fatica nella polvere di neve. In fretta e furia tutto il gruppo scende al villaggio quattrocento metri più basso e si disperde nelle varie case. Due giovani, cha quasi manco si erano parlati nel primo giorno di cammino, si ritrovano nella stessa casa, bagnati, impauriti.
Nei giorni seguenti la traversata si è svolta regolarmente, la tempesta era stata una violenta parentesi invernale, un ricordo forte per tutti.
Ma nove mesi dopo, la guida di questo trekking riceveva un avviso di lieta nascita. Olivier ha oggi 15 anni, i suoi genitori continuano a camminare assieme, e lui è stato concepito durante una tempesta di neve. Ne deduciamo che a sua volta e a suo tempo, anche lui si metterà per cammini sassosi e di montagna.

Sesta testimonianza, di Z (Pretendenti gentilissimi)
E’ certo che il trekking favorisce il reperimento dell’anima gemella. Ne ho fatto esperienza la volta sono andata in Nepal nel marzo 2005. Ho anche voglia di dire che è il terreno di caccia favorito dei nepalesi, lo sport nazionale di trovarsi un’amichetta straniera durante un trekking, a prescindere dalla sua età e dalla sua classe sociale. Si può arrivare anche al matrimonio.
Durante quel trekking ho avuto due pretendenti (portatori nepalesi) che hanno rivalizzato in gentilezza e sollecitudine nei miei confronti. Avrei potuto sposarmi decine di volte. Penso che il gruppo trekking favorisca questi scambi, ed è naturale che sei sentimenti d’amore nascano da questa complicità, nonché promiscuità. Lì tutto è più facile, ma anche più fragile, a causa della perdita dei nostri riferimenti occidentali. Siamo più vulnerabili e vivere le stesse difficoltà, le stesse sensazioni, fa avvicinare ancora di più.
 

 

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Amore, sesso e marcia a piedi ultima modifica: 2017-11-26T05:06:49+02:00 da GognaBlog

2 pensieri su “Amore, sesso e marcia a piedi”

  1. 2
    Giorgio Daidola says:

    Un variabile di cui l’articolo non tiene conto è l’altitudine. Per me la quota fa scattare meccanismi erotici particolari. A quattromila metri, se si è acclimatati, si fa l’amore benissimo, cadono le inibizioni e si vive il sogno del completo abbandono. Provare per credere. In tenda con due sacchi a pelo “copulabili” unendo le lampo (stupendi quella della Wildniss, ora Montura) o all’aperto al calore del sole su di una roccia calda  in mezzo ad un ghiacciaio. Più in basso, sul balcone in legno di una baita: per me era un classico, alla fine di una gita, prima di raggiungere l’auto per il rientro. Ho fatto l’amore anche a 5000 metri, all’aperto, nella Cordillera Raura molti anni fa con la mia partner di allora. Su di un prato con vista, testimoni solo i lama. Poi quella volta per scommessa, davanti al Monte Bianco! Avevo conosciuto M. la sera prima, a un festival del cinema outdoor a Les Arcs, nel mese di giugno. Decidemmo di camminare alla ricerca di un belvedere sul Bianco sopra Bourg Saint Maurice. M. mi disse che avrebbe fatto l’amore con me se avessi trovato un lago in cui la grande montagna si specchiava. Fui molto fortunato, senza carte, studiando la conformazione della montagna, lo trovai, a 3000 metri circa.  M. fece il bagno nuda fra i pezzi di ghiaccio galleggianti e poi, fra i bucaneve, vivemmo insieme l’apoteosi del bello. Con una grande himalaysta che purtroppo non è più con noi  nacque l’idea di farci sponsorizzare una spedizione “scientifica”, con l’obiettivo di  provare le possibilità di fare sesso a 8000 metri (in tenda ovviamente), studiando poi in laboratorio i cambiamenti nello sperma raccolto in in“provette”(leggi preservativi). Purtroppo il progetto rimase tale. Chissà che non interessi a qualche giovane coppia di himalaysti. In conclusione: per me il sesso è il motore di tutto, trekking e alpinismo in quota compresi.

     

     

  2. 1
    paolo panzeri says:

    Un racconto su persone serie e piene di impegni seri.

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