Ancora una nuova via ferrata

La passione per la montagna è bella perché non annoia mai: anche quando siamo a casa. Leggendo una notizia qui e una là, capita di essere informati di vari eventi, dalla cronaca alpinistica a una tragedia, da un’avventura finita bene al suggerimento di nuovi scenari e di nuovi giochi. Tante sono anche le immagini che immagazziniamo, più i video.

Ci sono notizie però che alcuni apprendono con gioia mentre altri vengono a sapere della stessa cosa con tristezza, a volte con rabbiosa stizza.

Il compito degli organi d’informazione (siano essi riviste o siti internet) è quello di informare con “oggettività”: ma mentre i britannici pretendono d’essere maestri in quest’arte (io non ne sono così sicuro), noi italiani siamo certi d’essere faziosi, senza mai rammaricarcene troppo.

Foto: Matteo Guardini

L’apertura di una nuova via ferrata appartiene proprio a quella categoria di notizie che divide gli animi e i giudizi. In questo caso è stato il sito di Planetmountain a pubblicare, senza eccessivi squilli di fanfara, l’apertura della via ferrata Rio Ruzza, nella zona del Garda trentino.

La mia posizione sulle ferrate è ben nota, al minimo in qualcuno provoca tedio, di certo mi aliena parecchie simpatie. In questo caso posso apprezzare la moderazione dei toni di Planetmountain e dell’autore, la guida Matteo Guardini, prendo atto della grande curiosità che l’evento sicuramente desterà in molti, ma alla fine dei conti io personalmente non riesco proprio a gioirne.

Come mi scrive Roberto Boniotti, “Mi sono rammaricato di quanto questa serie di scalette deturpasse un luogo altrimenti così bello, nello scoprire che lo scempio dei più begli angoli dei nostri monti non ha mai fine”.

Riportiamo integralmente lo scritto che segue. I neretti sono miei.

Via ferrata Rio Ruzza
di Matteo Guardini
(da planetmountain.com, 1 agosto 2019)

Il termine “passo” viene collegato perlopiù nell’ideale collettivo ad un luogo di passaggio e transito spesso spoglio e scarno, dove l’occhio del viaggiatore corre veloce e non si sofferma ad osservare. Non possiamo certo accollare questo stereotipo al passo del Ballino, uno spartiacque naturale, a circa 30 minuti da Riva del Garda che divide il bucolico e affascinate paese di Ballino dal rinomato lago di Tenno dall’altopiano di Fiavè. Uno degli altipiani dove il tempo sembra essersi fermato, o meglio sembra ancora viaggiare a braccetto con i ritmi e le tradizioni contadine legate all’agricoltura e dettate dall’alternanza delle stagioni.

Foto: Marco Furlani

Per la valorizzazione del territorio inizialmente, da parte del Comune e ad opera del famoso alpinista Elio Orlandi, era stata costruita una prima e brevissima parte di sentiero attrezzato. Quest’anno il lavoro è stato completato con una parte superiore che aggiunge certamente del pepe in termini di difficoltà all’avventura. Una nuova ferrata che si sviluppa lungo le pareti della cascata del Rio Ruzza esposta a est con bella e ampia vista sul paese.

Un breve avvicinamento con punto di partenza il paese di Ballino nei pressi della piccola fontana posta in fronte al campanile della Chiesa, attraverso prati e verdissime e rigogliose faggete seguendo le indicazioni per Cascata Sajat porta alla base della cascata. Da qui inizia l’intrigante salita – perfettamente allestita con staffe funi e ben tre ponti tibetani mozzafiato – che permettono mettendo in gioco tecnica e forza di alternarsi lungo i due versanti della cascata.

Alcuni passaggi esposti danno il senso di poter toccare con mano l’acqua che anima, impetuosa, la cascata. Si tratta di una salita non lunga ma di un certo impegno tecnico che regala emozioni grazie al particolarissimo e suggestivo contesto ambientale, che varia dalla dimensione rurale fiabesca di passo Ballino all’inattesa avventura alpinistica.

Foto: Matteo Guardini

Per quanto riguarda la discesa la segnaletica risulta chiara, si percorre una strada forestale con segnavia SAT 420 in discesa fino ad incontrare dei nuovi cartelli in legno con indicazioni in rosso; varie le opzioni che permettono di ricongiungersi alla base della cascata o di continuare in direzione del Passo Ballino.

A mio avviso vale la pena continuare, compiendo così un percorso ad anello senza camminare mai lungo lo stesso tracciato, nel finale seguendo le indicazioni per l’abitato di Ballino.

Il ponte tibetano. Foto: Matteo Guardini.

Considerazioni
E’ con tristezza che continuo a registrare iniziative di “valorizzazione” in luoghi che invece dovrebbero mantenere intatto il loro valore naturale. Specialmente quando attorno ci sono già parecchi siti cui qualcuno ha voluto sommare il classico “valore aggiunto”. Per me il rio Ruzza avrebbe dovuto continuare a essere “Fuori Campo IVA”…

E’ con noia che continuo a leggere di panorami e/o situazioni “mozzafiato”, quando la sospensione del nostro respiro dovrebbe essere determinata dalla delicata bellezza di ciò che vediamo e non dall’ingombrante adrenalina a buon mercato che ci procuriamo.

E’ con rabbia che continuo ad apprendere che il percorrere questa nuova ferrata possa con leggerezza essere qualificato “avventura alpinistica” proprio da chi conosce bene la differenza.

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Ancora una nuova via ferrata ultima modifica: 2019-08-20T05:07:07+02:00 da GognaBlog

57 pensieri su “Ancora una nuova via ferrata”

  1. 57
    Stefano Paoli says:

    E’ interessante partecipare a questa discussione. Il mio pensiero è che l’attrezzare una nuova via ferrata e il successivo percorrerla è un’attività a bassissimo impatto ambientale. Non lo è il raggiungere il luogo dell’escursione.  In linea di massima se si confronta l’attrezzare una ferrata con il creare una pista da sci si capisce bene che l’impatto è diverso. Una pista da sci prevede il taglio di molti alberi, degli impianti di risalita, degli impianti di innevamento artificiale, il cambiamento dell’estetica della montagna percepibile da grandi distanze. Per allestire una ferrata si attrezzano dei cavi in acciaio, delle cambre, in quelle recenti anche dei ponti sospesi ma sempre con cavi in acciaio, non si tocca la flora esistente, l’estetica della montagna non viene compromessa nel senso che allontanandosi di poco i cavi non sono più apprezzabili ad occhio nudo. Certamente arrivare nel luogo dell’escursione è un’attività inquinante. La stragrande maggioranza si muove in macchina. ma è vero che vale per qualsiasi attività si faccia in montagna. Anche l’arrampicata libera prevede che l’alpinista arrivi sul luogo dell’escursione. In proiezione potranno esserci mezzi di locomozione meno inquinanti. E’ comunque un fatto oggettivo che più la ferrata è “per tutti” più richiama turisti. Per quanto riguarda i rifiuti prodotti dall’escursionista, beh questo dipende dall’educazione e dalla sensibilità ambientale ma vale per qualsiasi attività. E’ vero però che esiste un cambiamento di filosofia nell’allestimento delle ultime ferrate, non è più un mezzo per raggiungere “la vetta” in cui il bello è il rapporto con la montagna e dunque con la natura ma un divertimento intrinseco solo il praticare la ferrata, cioè la ferrata diventa il “soggetto” principale dell’escursione. Il mio parere è dunque che bisognerebbe interrogarsi sul mutamento dei valori che portano a realizzare ferrate di questo tipo e parimenti a praticarle, che poi forse sono lo specchio di una società che muta. Certamente ogni percezione è molto soggettiva.
     
     
     

  2. 56
    askatasuna says:

     
    Mi sembra veramente irreale e ne sono dispiaciuto che invece di discutere pacatamente di contenuti il problema si trovi in un nome strano che non si conosce. Me ne dispiaccio per chi ha cura del blog e per chi legge post inutili come questo. Scusatemi. Pare di essere in facebook (un incubo) e che pensavo fosse la cosa più lontana da quest’oasi digitale.
    Askatasuna è il nome della libertà in basco, libertà che cerco nei monti, nella vita, dentro le prigioni che ognuno/a ha in sè stesso, senza voler fare riferimenti diretti a partiti e/o organizzazioni. Se proprio lo desidera, signor marcello, il mio nome lo trova in basso sul link che segnalavo riguardo alle ferrate. Ma non penso lei sia mosso da un’ansia digossina. Evidentemente dan fastidio i miei pensieri, detti senza insultare, con rispetto e senza slogan. A me, più che i nomi -che sian veri, falsi o soprannomi che uno si porta dietro- interessano i contenuti, le idee, i fatti e gli occhi di una persona (e quindi anche le sue idee, non gli insulti nè che di cognome faccia cominetti). Se avrà la cortesia di non insultarmi più gratuitamente sparirò in punta di piedi come sono entrato. La vita è così bella e breve da non sprecar astio e tempo in sciocchezze. Se l’ho ferita me ne scuso, rimetto pensieri e parole nello zainone e la saluto.
    Mi perdoni se dissento dal non avere nessun valore come persona solo se su un forum uso un nome a cui sono legato.
    Ma stia tranquillo, gli insulti ed i giudizi autoritari mi scivolano sulle spalle come gli scrosci del cielo d’estate e mantengon madide solo le spalle di chi li pronuncia.
    Buona vita!
    PS: Luciano dopo anni di assenza è bello leggerti per caso in un altra oasi, speriamo di conoscerci per sentieri…

  3. 55

    Per gli estimatori segnalo, visto che non se ne è ancora parlato qui (mi pare) le due nuove VIE FERRATE:
    1) Sas de Stria (Passo Falzarego) ferrata Fusetti
    2) Gardenaccia (La Villa, Val Badia) ferrata Les Cordes.
    Pur vivendo a pochi minuti da entrambe non ho ancora avuto l’occasione di percorrerle ma le zone le conosco bene.
    Spero di non farle mai, ma volevo solo evidenziare come la prima, costruita nientemeno che dall’Esercito per celebrare un eroe come il S.Ten Fusetti da Novi Ligure, caduto nel tentativo di conquistare la cime del Sas de Stria allora in mano agli austroungarici. Ultimamente lungo l’antico confine tra Tirolo e Italia si è cercato di dedicare opere varie a combattenti di entrambe le parti perché loro malgrado si sono trovati a farsi la guerra cent’anni fa. Vedi Innerkofler-De Luca, Martini-Baborka, ecc.
    Mi ha stupito che la ferrata sul Sas de Stria sia stata dedicata, con veramente poca diplomazia, solo a chi combatteva da parte nostra. I caduti e gli eroi ci saranno stati in eguale misura anche dall’altra parte, mi dico.
    Questo fatto di cattivo gusto, secondo me, va perfino oltre all’avere costruito UNA NUOVA VIA FERRATA su una cima oltretutto storica e simbolica.
    Sull’altra al Gardenaccia manco mi esprimo. Lo lascio fare ai numerosi controlunaparkisti che giustamente abbondano.

  4. 54
    Luciano Regattin says:

    Premesso che sono assolutamente contrario a questo tipo di ferrate stile luna park (potrebbero creare delle sale indoor con tante scale a spirale, ponti tibetani e via dicendo, tanto a questi pseudo alpinisti delle trafilerie, del paesaggio non gliene fotte una mazza), ritengo piu deleterie in quanto a messaggio che si vuole trasmettere, le sistematiche attrezzature di vie normali che stanno procedendo a mezzo sezioni CAI, che ritengono le ferrate un lustro perpla sezione, in barba al bidecalogo redatto dallo stesso club, senza che alcuno sollevi un minimo velo di indignazione (personalmente l’ho fatto all’ultima assemblea dello scorso marzo presso la mia sezione, ma non ho ancora ricevuto riscontro, oltre ad aver appurato che il bidecalogo è arabo) e mi riferisco in particolare a quella evidenziata nel link di askatasuna, ma ce ne sarebbero numerose altre.

  5. 53

    La vita stessa è sempre più un Luna Park. Non che io condivida questo pensiero, ma è un dato di fatto.Matteo, libero di fare come credi, ma per me chi scrive da anonimo non ha alcun valore, né come pensiero, né come persona. E aggiungo che la storia dell’ETA non mi ha mai interessato al punto di documentarmene approfonditamente, se non quando due persone che conoscevo sono state uccise dai suoi militanti. Ma erano catalani, forse si esprimevano in altra lingua. Uno fabbricava moto da trial che si chiamavano Bultaco, per me ancora oggi una leggenda. Ma queste sono altre storie che comunque in qualche modo ho vissuto e quindi preferisco rispetto all’acculturamento sterile di cui molti sono ghiotti. 

  6. 52
    Alberto Benassi says:

    Matteo ha ragione, una montagna sempre più lunapark.
    Del resto l’ha detto anche mister Jovanotti: mica che ci sono ambienti che hanno più diritto di altri… (forse però è sorvolato sulle sue tasche).
    Presto avremo una bella ferrata nel bel mezzo della parete N.O. della Civetta.
    Così una volta per tutte verrà risolto il problema della SUPERDIRETTISSIMA.

  7. 51
    Matteo says:

    Askatasuna è il partito erede di Herri Batasuna (Unità Popolare) quando questo è stato dichiarato fuorilegge perché considerato compromesso con Euskadi Ta Askatasuna (ETA, Patria Basca e libertà): almeno un’idea sarebbe bene avercela, invece di pensare al Giappone.
    Detto ciò non metto il cognome per ottimi motivi, ma chiedi al Capo e ti darà tutti i miei riferimenti.
    E la ferrata del Ballino rimane una porcata, estremamente significativa nel suo piccolo della piega che stanno prendendo le cose in montagna, tanto quanto i milioni di m3 mossi sulle piste. Perché questi sono (o saranno a breve) il passato, mentre quella è il futuro che qualcuno vorrebbe e sta già preparando

  8. 50

    Orco can!  Non sapevo come si dice libertà in lingua basca. Chissà se stanotte mi riuscirà di dormire. E chi sa come si dice cavatappi in lingua inuit? Oppure caccola nasale in swahili? Che mancanze.
    Detesto chi non si firma con nome e cognome. Mi sembra più idiota di chi si diverte su queste ferrate della vergogna. Questo è il punto. Scusatemi tanto e buonanotte.

  9. 49
    Paolo Panzeri says:

    Parliamo della gente e di ciò che si dovrebbe fare e ciò che non si dovrebbe.
    Penso sia un esercizio astratto.
    Ho letto che 28.000 biglietti sono stati venduti per il concerto a Plan de Corones.
    Forse non bisogna aspettare che la natura danneggi le ferrate “avventurose”.
    Però i vigli del fuoco, la protezione civile e il soccorso alpino, con automezzi, e attrezzature varie, ieri hanno recuperato, messo in sicurezza, immobilizzata in barella e trasportato fino ad un punto idoneo per la presa con il verricello di un elicottero per raggiungere l’ospedale, una signora che era precipitata da un sentiero, forse per le cattive condizioni, facendo un volo in un precipizio erboso di ben tre metri, riportando contusioni varie.
    Siamo organizzati per soddisfare i bisogni primordiali, il resto non importa.

  10. 48
    Alberto Benassi says:

    Marcello lo so benissimo.
    Tutti i giorni ho davanti ai miei occhi quello che stanno fracendo alle Apuane. E si fanno grandi perchè il marmo apuano si puo fregiare di essere materiale da costruzione per moschee e monumenti (del …..) vari. Vuoi mettere !!!
    La chimano COLTIVAZIONE
    Ho visto benissino questa estate da Cortina verso la Tofana che stanno sbancando.
    Ma questo non ci può far chiudere gli occhi su queste ferrate che sono, come hai detto te, opere per far divertire degli idioti.
    Io mi domando, ma questa gente che va a salire su di lì, ma non si sente trattata da idiota?

  11. 47
    Matteo says:

    nel messaggio n°1 da proprio l’impressione di non aver visto il posto o di averlo visto con i paraocchi…
    Spiacente di deluderti Sergio, una delle bambine della foto è mia figlia: stava prendendomi in giro. Io seguivo la signora in primo piano, madre dell’altra. (qualcuno dovrà pure segnalarle le cose al Capo!)
    mi creda chi ha lavorato sul posto ha valutato, in relazione agli oneri economici, al ritorno d’interesse, all’impatto e alla frequentazione (in sicurezza)
    Sono assolutamente sicuro che chi ha fatto quella roba aveva ben in mente oneri economici, frequentazione e ritorno d’interesse: è proprio quello che mi fa dire che quella è la tipica ferrata che non andava fatta e che fa schifo.
    Quanto alla sicurezza, visto la qualità della roccia e l’uscita della ferrata vedremo in futuro.
    se si rilegge noterà anche le contraddizioni delle sue proposte
    Non riesco proprio a trovare contraddizioni in ciò che ho scritto: me le indichi e sarò felice di spiegarle che dove ha capito male.

  12. 46

    Ma ragazzi, lo sapete che mentre qui ci scanniamo per qualche metro di cavo adatto a far divertire degli idioti, sulle piste da sci si movimentano milioni di m3 di rocce e terra ogni giorno? Si abbattono alberi a migliaia proprio dove un anno fa una forte tempesta ne aveva già abbattuti milioni. Non si toccano quelli abbattuti (in molti posti) perché si da tempo alla politica di organizzare un qualche risarcimento e il legname marcisce. Di fronte a QUESTI problemi una ferrata fa solo ridere e vi assicuro che vivere in montagna non è come passarci il tempo libero desiderando che tutto resti come una volta. Anche a me piacerebbe, ma se nelle città e provincie proliferano centri commerciali a go go, pensate che i montanari restino a guardare? No, cercano di scimmiottare le città offrendo a chi porta soldi esattamente quello che questi ultimi vogliono: emozioni superficiali a buon mercato. È un orrore, ma, vi assicuro, le ferrate sono una goccia nel mare. L’intervento culturale che anch’io auspico andrebbe fatto nel profondo di coloro che ignorano l’importanza della salvaguardia ambientale anche come bene e patrimonio umano. E cos’han fatto nelle Dolomiti? Hanno corteggiato l’Unesco che ha portato solo disastri, ma ciò nonostante quest’anno si celebrano in pompa magna i primi 10 anni di questa marchetta all’americana che serve a fregiare club di motociclisti ospitati da albergatori compiacenti. Dei delinquenti! Lo ripeto, le ferrate saranno un problema ( a parte quelle storiche le smonterei tutte) ma minimo se raffrontato all’abisso di potenziali e inconsapevoli criminali deputati spesso alla gestione del territorio. Cazzo, aspiravo a fare il poeta ma oggi, fossi meno codardo, farei il terrorista.

  13. 45
    Alberto Benassi says:

    se si crea una reale domanda di natura incontaminata vedrà che l’offerta si adeguerà al volo…siccome però la realta è, purtroppo, molto differente ci si adegua… è quello che sostanzialmente dice Cominetti con cui son d’accordo…

    è qui lo SBAGLIO !!
     
    non bisogna adeguarsi. Bisogna fare  nuova cultura, insegnare una visione diversa, trasmettere altri valori.
    Con il nostro comportamento possiamo influire sulla realtà.
    Questo lo dovrebbero fare sopratutto chi questi ambienti li conosce bene e li frequenta molto sia chi per lavoro sia chi per divertimento.
     
     

  14. 44
    sergio bella says:

    benaltrista cosa?
    se si crea una reale domanda di natura incontaminata vedrà che l’offerta si adeguerà al volo…siccome però la realta è, purtroppo, molto differente ci si adegua… è quello che sostanzialmente dice Cominetti con cui son d’accordo…
    lei, signor Matteo, nel messaggio n°1 da proprio l’impressione di non aver visto il posto o di averlo visto con i paraocchi… mi creda chi ha lavorato sul posto ha valutato, in relazione agli oneri economici, al ritorno d’interesse, all’impatto e alla frequentazione (in sicurezza); se si rilegge noterà anche le contraddizioni delle sue proposte (per quel che so analizzate)…

  15. 43
    Alberto Benassi says:

    Caro Sig. Bella, che ne sa Lei se siamo tutti cittadini???
    magari tra noi c’è qualche montanaro di nome e di fatto…che la sua montagna la ama veramente e non la vuole vedere mercificata con opere assurde che non ci/gli appartengono. Che sono solo esempio di spettacolarizzazione e  spavalderia , che non hanno nessun senzo ne avventuroso, ne naturalistico . Ma che esaltano solo il  dominio dell’uomo sulla natura e non la sintonia che invece dovremmo avere con essa.

  16. 42
    Matteo says:

    In effetti mancava proprio il “benaltrista”…
    L’ho vista e l’ho fatta: posso citare Fantozzi e la corazzata Potiomkin oppure ci sono altri adempimenti?
    La mia opinione resta che diffondere la passione fra i nostri concittadini per i posti tranquilli è assolutamente inutile, finché la medesima passione non sarà diffusa tra i montanari che per quattro soldi fanno e fanno fare le peggio porcate.
    In altre parole il problema è culturale e di modello di sviluppo e di questo stavo parlando

  17. 41
    sergio bella says:

    la ferrata di Sajand ha scatenato sto putiferio? robe da matti ma se almeno uno l’avesse vista e conoscesse il contesto…
    e altra annotazione sul turismo dolce ed i (ben graditi) suoi sostenitori cittadini; dovreste mettere la stessa passione che mettete nel polemizzare (giustamente) con tante valorizzazioni nel diffonderne la passione fra i vostri concittadini per i posti tranquilli ve ne saremo immensamente grati…

  18. 40
    askatasuna says:

    Nel messaggio 33 a cui ho risposto condividendo il mio punto di vista, si parlava  “piu’ in  generale impianti, cavi, cabine …”, su questi era rivolto il mio messaggio che voleva poi ampliarsi a tutto il cementizio circondario. Senza polemizzare ti confido che non sono “puro” –affinare le proprie contraddizioni, conoscerle e limarle è l’unica cosa che posso fare- nè “del web”. Per caso ho visto questo blog, per caso sono stato tirato dentro. Non scrivo in nessun forum da anni proprio perché ritmi e sunti twittereschi non mi appartengono. Nella velocità della lettura forse non avrai colto che le visioni profetiche sono in realtà esempi esistenti di un’altra realtà montana possibile, la Slovenia.
    Ah, tra l’altro, meno che meno appartengo al “e voi” quindi in caso ti pregherei di indirizzare tutto al mittente.

  19. 39
    Alberto Benassi says:

    Sono d’accordo con Matteo. Questa ferrata è uno SCEMPIO.
    Non solo è uno scempio ambientale è anche e SOPRATTUTTO uno scempio CULTURALE di noi stessi.
    Non è questo il modo giusto da suggerire e proporre per godere di un ambiente naturale.

  20. 38
    Matteo says:

    Askatasuna, Marcello, Askatasuna: libertà in basco, ekekazzo!
    La ferrata in sé può non essere uno scempio, qualche volta (quella di questo post lo è), ma è sintomo ed espressione di una cultura – che tutti noi ci portiamo dentro –  che porta lo scempio. Spesso è la prima fessura in cui si infila il grimaldello e poi il pié di porco. La cultura è l’unica risposta.
    E il flessibile per i casi peggiori.

  21. 37

    asankatana, permettimi: una ferrata non la definirei scempio del territorio se ci guardiamo bene intorno. Dal nome che ti sei dato sembri giapponese o groenlandese e profetizzi con belle parole situazioni idilliache ma un po’ fuori dal reale. Terre alte, terre basse: denominazioni, secondo me un po’ settarie che mi fanno pensare di vivere in terre altissime ma che invece dividono e creano orticelli campanilistici assolutamente inutili. Io le ferrate le smonterei tutte, perché da alpinista detesto quel modo troppo comodo e ignorante di salire le montagne. Non considero le montagne come dei templi, intendiamoci subito, ma come dei sassi a cui l’uomo ha dato il senso che più gli andava di dargli e che personalmente vedo come molto diverso tra uomini diversi. In poche parole: mi muovo spesso a piedi o in bicicletta, ma se ho un po’ più fretta, prendo l’auto. E voi (puri del web, ma nella vita di tutti i giorni non saprei) come fate?

  22. 36
    askatasuna says:

     
    Ma veramente vogliamo credere che lo scempio di un territorio sia l’unico modo per sostenere l’economia locale? E perchè non la si chiama con lo stesso nome con cui agisce nella piana, cioè capitalismo? Pare meno local? Il divorare e violentar terre e l’avvelenare l’ambiente in cui si vive ci accumuna tutti giacchè non viviamo in bolle di saponi fluttuanti ed impermeabili.
     
    Sul concetto che siano le persone del territorio a saper o dover decidere provo gli stessi dubbi sul fatto che lo facciano persone illuminate o semplicemente accomodate nei posti giusti. Coscienza è conoscenza, non delega, non punta a ciò che conviene a uno o più. Abbiamo visto intere comunità montane avallare (o subire) devastazioni in cambio di benefit vari, con progetti allucinanti e privi di scopo reale se non foraggiare sè stessi o gli amici degli amici.
     
    L’esempio sloveno, paragonato ad altri parchi-giochi alpini, dovrebbe insegnarci qualcosa. Dove s’è deciso di cementificare, gentrificare o disneylandizzare si è fatto. Certo. Ma la grande maggioranza delle loro valli si è difesa da rifugi col catering, dallo scemare i 1000 e passa metri di dislivello per raggiungerli, da elicotteri o “tipiacevincerefacile” di sorta. Le ferrate esistenti sono essenziali, selettive, di vecchio stampo e non use a facilitare la progressione a tutti/e. Natura e ambiente sono risorse preservate. L’accoglienza è diffusa in semplici famiglie, non concentrata in speculazioni o in poche arrivistiche mani. Per non parlare che a chi vive nelle terre alte non servono tre mesi di folle motorizzate a spander denaro e veleno per poi far ripiombare tutto nel silenzio. Necessitano di servizi, scuole, medici che non si accampino solo per qualche mese a soccorrere turisti spesso improvvidi.
     
    Non è con botta e risposta -tipiche da social- che si possa risolvere la questione. Questione che non coinvolge solo le terre alte, ma il nostro quotidiano, anche nelle devastate terre basse. Non si tratta di lottare per le “nostre oasi domenicali” ma per il pianeta tutto..
     
    Riguardo le ferrate il mio punto di vista -purtroppo altrettanto avaro nella sintesi- e visibile sul collegamento riportato nel messaggio 24 in un dibattito nato in un sito del Friuli.

  23. 35
    Enrico Defilippi says:

    Grazie Cominetti, risposta sintetica ma chiara, da buon genovese (come me…e Gogna…).

  24. 34

    De Filippi: si (anche se non sono d’accordo)

  25. 33
    Enrico Defilippi says:

    Ferrate…piu’ in  generale impianti, cavi, cabine …mi chiedo: l’indotto economico generato da tutti questi interventi, volti ad addomesticare,  “attrezzare” e a rendere fruibili anche alle “masse” le nostre altrimenti selvatiche montagne, e’ il solo possibile per sostenere le comunita’ montane ? La domanda/offerta dell'”avventura” ad ogni costo,  e’ davvero l’unica strada percorribile per sostenere l’economia locale? 

  26. 32
    Paolo Panzeri says:

    Oltre al ripristino della ferrata dei militari sulla sud della Marmolada, proporrei una nuova ferrata sulla Nord Ovest della Civetta, magari fra la via dei 5 e Nuvole così si potrebbe andare dal Tissi al Torrani più velocemente (scalando la parete per raggiungere la vetta) e il Torrani verrebbe ristrutturato. Magari a metà parete si potrebbe costruire un ristoro gestito con terrazza di vetro “infrangibile” e qualche posto letto in grotta. I vari Comuni non dovrebbero litigare: gli appalti alle varie imprese dei conoscenti, i lavori di disgaggio e la creativa collaborazione di consulenti vari e esperte guide alpine dovrebbero creare molto lavoro e opportunità varie di guadagno per tutti i coinvolti.
     
    Funivie o ferrate: questo è il dilemma !
     
    Per questo il mondo è bello !

  27. 31
    DinoM says:

    Al di la di ogni opinione o simpatico e spiritoso commento, io penso che le ferrate visto che esistono e sono molto frequentate abbiano una loro dignità anche nei frequentatori che bene o male creano lavoro e consentono a queste nostre montagne di mantenere un certo numero di abitanti. Penso anche che qualunque Comune, Guida o volontario, prima di intraprendere la costruzione di nuovi impianti debba optare per la manutenzione di quelli già esistenti. Stesso criterio da utilizzare per le falesie.
    Dino Marini

  28. 30
    Alberto Benassi says:

    Questi itinerari artificiali e artificiosi sono come delle giostre (sono molte quelle paragonabili alla ruota per criceti) per la massa, e la massa porta schéi, si sa.

    mica un bel complimento per la MASSA.

  29. 29
    Alberto Benassi says:

     scaliamo solo trad.

    INFATTI!!
     
    ottima proposta per il futuro.

  30. 28

    Le vie ferrate sono nate per facilitare ai montanari lo spostarsi su pareti di modeste dimensioni verso la fine dell’800 e si sono poi espanse durante il primo conflitto mondiale per agevolare i soldati che combattevano sulle Alpi, specie nelle Dolomiti.
    Ce ne sono alcune che, secondo me, sono dei monumenti. Negli anni sessanta un ex ufficiale tedesco che si chiamava Shaumann ne promosse la ristrutturazione coinvolgendo amici vari e costituendo un’associazione con lo scopo di sollevare dell’abbandono quegli itinerari costruiti col sangue e il sudore dei soldati. Lo scopo era assai nobile e le ferrate iniziarono a diventare di moda. Visto ciò, si iniziò a costruirne di nuove per portare turisti a certi rifugi poco accessibili (es.: Rif. Cavazza al Pisciadú nel Sella che con la ferrata Tridentina è il percorso più affollato delle Dolomiti, se non delle Alpi tutte) e successivamente molti impiantisti finanziarono la costruzione di ferrate per fare lavorare anche d’estate i loro “lift” che uscirono dall’oblio estivo sollevando economicamente le sorti di molte società e generando spesso un indotto nel circondario di non poco conto.
    Questi itinerari artificiali e artificiosi sono come delle giostre (sono molte quelle paragonabili alla ruota per criceti) per la massa, e la massa porta schéi, si sa. Quindi la giostra è difficile da fermare perché nessuno rinuncia a riempirsi le tasche quando può. E qui mi sento di non escludere nessuno, proprio nessuno. Anch’io come guida alpina accompagno i turisti sulle ferrate perché casa mia ne è circondata e la richiesta è in costante aumento.
    Preferisco una bella scalata, ovviamente, ma una ferrata ogni tanto ci stà perché è lavoro facile… anche se a volte non facilissimo, infatti chi si rivolge alla guida per fare una via ferrata, o lo fa per vedere di che si tratta per poi farsele da solo, o lo fará sempre ricorrendo alla guida perché incapace di rendersi autonomo. Costoro per molte guide rappresentano i migliori clienti che come pacchi postali si fanno scarrozzare qua e là. Sovente, trascorrere una giornata con gente così prosciuga mentalmente ogni energia della guida e si arriva a casa massacrati più che quando capita di fare una via sulla nordovest (della Civetta), giuro.
    Questa che sembrerebbe un’assurdità in realtà serve chi ha un minimo di passione per l’antropologia spicciola, come me. Ho capito che le ferrate sono per chi vive da benpensante con giardinetto e aspira (anche se non ce l’ha) al posto fisso, l’auto tedesca, la jacuzzi nel bagno, l’aspirapolvere a batteria, la casa in montagna (o al mare o a entrambe), il computer bianco e concepted in USA, il cellulare lungo mezzometro, a essere su ogni social collezionando like e consensi, a indossare la polo con il colletto rialzato, a usare deodoranti di marca, la e-bike (!) perché è ecologica (!), ascoltare trap e rap (a proposito stasera il buon Jovanotti sparerá un po’ di decibel sul Kronplatz, ah ah), al set di trolley, andare dal nutrizionista, avere una tv enorme abbonata a tutte le reti, una carta di cerdito gold, un cagnolino bianco (dal nome: briciola, fifì, lulú, carlo, francesco, ugo, giovanni, oreste, whisky), il cardiofrequenzimetro collegato anche alla lavastoviglie e al gps (che ti fa vedere dove sei stato. Questa non l’ho mai capita! Perché ci SEI appena stato, e? Te lo sei già dimenticato? Mah!?). E potrei continuare con le assurdità che vedo ogni giorno ANCHE in montagna, specie a ferragosto, quando sembra che abbiano aperto i cancelli di tutti i manicomi e richiuso subito dopo lá dentro tutti gli psichiatri, che erano forse gli unici in grado di curare questa massa enorme e informe di zelanti delle emozioni superficiali. Ogni tanto prendo un apertitivo a Cortina o a Corvara o a Ortisei, ma mica perché mi piace lo spritz, semmai perché proseguo i miei studi socioantropologici per darmi una o due lauree in materia di umani comportamenti alpini, facoltà che, se non mi arriverà un sasso in testa (cosa assai probabile) aprirò quando sulle crode ci saranno troppi cavi e scalini d’acciaio. Sarà stata una bella scuola.
    E da qui nacque la leggenda del diluvio universale. Ma c’era qualcuno, anche allora pronto a costruire l’arca, perché nuotare tra i flutti per salvarsi era troppo faticoso.

  31. 27
    agh says:

    Credo che abbiamo esagerato anche con le ferrate. La famosa “Che Guevara” sopra Pietramurata (TN), che ha fatto tanto discutere in passato, ha senso? In teoria la ferrata dovrebbe essere una facilitazione per salire con un percorso “logico”, sfruttando la morfologia della parete. Ma oggi le ferrate sono fatte senza un verso senso, che non sia quello fine a se stesso, come la Ferrata dei Criceti (cfr. “delle Aquile” in Paganella) che però porta un fracco di passaggi paganti agli impiantisti. Ma anche in passato si è esagerato: la ferrata dell’Amicizia sopra Riva del Garda, coi suoi assurdi scaloni (una scala è lunga 70 metri!) ha senso? E la Via delle Bocchette allora, aperta a suon di dinamite? Quella del Ballino non l’ho ancora vista e francamente non mi interessa, come non mi interessano tutte quelle fatte di recente. Io direi che di ferrate ne abbiamo fatte abbastanza, non bisognerebbe più costruirne. Invece è diventato l’ennesimo business, assieme a ponti pseudo “tibetani” in acciaio e fondazioni di cemento, terrazze “panoramiche” (col pavimento in vetro) come quella ridicolossima fatta sotto il forte del Piz di Levico, che è già uno straordinario balcone naturale di suo, a picco sulla valle. Ma che importa? L’importante sono gli effetti speciali, il marketing che ha ormai impestato ogni cosa. 

  32. 26
    dino says:

    ma scusate le ferrate rovinano la natura e gli spit? e quelli alle soste? e i chiodi ( anche questi un piccolo danno alla roccia lo fanno ), forse solo perché si vedono meno o sono più piccoli allora è permesso, c’è una dimensione minima accettabile, se si chi la decide? Non mi pare che i veri alpinisti siano proprio gente che non inquina visto che son sempre in giro a scalare spostandosi in auto e non in bici, perchè quella si usa solo per allenarsi…., e allora non è che la ferrata sia per forza un male e lo spit il bene. Può essere che la ferrata in questione sia una brutta cosa, non la conosco ma posso essere d’accordo, ma non per questo si devono togliere tutte le ferrate, cerchiamo di non essere di parte altrimenti togliamo tutto e scaliamo solo trad.
     
     

  33. 25
    Matteo says:

    Caro Guido “Askatasuna” Vidoni  sono contento che tuo papà ti abbia segnalato questo blog e mi piacerebbe che adesso che lo hai scoperto tu lo frequentassi, perché il tuo intervento su sentierinatura è da standing ovation.
    Spero che tutti i fautori dell’attrezzatura a tutti i costi lo leggano e riflettano.
    E grazie!

  34. 24
    Guido Vidoni says:

    Dimmi tu se devo avere un padre ultrasettantenne che dopo tre anni di tablet mi manda il link del blog di Gogna. Quel Gogna di cui mi parlava Adriano Roncali di Casera Ditta -Vajont- che ho tanto freuquentato o di Gianni Sartori giornalista partigiano ed ex-aplinista vicentino… L’articolo è sulla nuova cascatevole ferrata Ballino… Ho riso tantissimo. Si vede che in questo blog i frequentatori sono dotati oltre che di cultura montana, di ironia e dono della sintesi. Io non possiedo la terza, abbondo della seconda ma non quando rabbia e indignazione esondano nella mia anima. Non appartengo alla generazione twitter, non riesco a condensare pensieri importanti in poche righe di commento, non lo accetto ma questi mi son piaciuti e ho riso col mio vecchio. A suo tempo relazionavo su un sito del friuli, ascese non comprese in dolomiti o giulie slovene o bivacchevoli commenti, ma evidentemente era casa per domenicali e/o il linguaggio twittesco ha usurato ogni profondità giocando sulle battute di osteria come si usa oggi a livello istituzionale. Mi permetto di segnalare per divertissement quel post http://www.sentierinatura.it/easyne2/GRP.aspx?Code=SentieriNatura&ID=240&IDNGRP=49284&MODE=MSG dedicato a una cima che in friuli è sempre stata invisa ai più degli esursionisti semplici, che ancor oggi stringe a sé le nubi che la nascondono. Se avrai pazienza di leggerlo ti indignerai ancor di più o riderai o semplicemente ti renderai conto del fuori che avanza… assomiglia agli anni Ottanta per chi ha lottato nelle strade e nelle piazze qualche decennio prima. Il mio intervento era firmato askatasuna. Mi scuso per l’intromissione, per il troppo scrivere, ma il richiamo del babbo, gli echi di un cognome così sentito e mai ascoltato o letto – mancanza di un salvadi (selvaggio) che rifugge il web – e un taglio di vino friulano mi han dato l’impeto di disturbare, con una mini lettera che più mi appartiene che uno scarno commento a calce. Un saluto a pugno chiuso e senza spit e una promessa a me stesso, approfondirò la tua conoscenza in contumacia, un altro alpinismo è possibile.
    mandi dal friul

  35. 23
    Matteo says:

    “Nessuno mi toglie dalla testa che una volta scesi a valle si prodigheranno per migliorare la società in cui vivono”
    …si, probabilmente  creando un gruppo di pressione per asfaltare la sterrata per arrivare all’attacco e scendere

  36. 22
    Alberto Benassi says:

    Perchè non fare delle belle ferrate sui monumenti?!!
    Penso che sarebbe un valorizzarli. Molti giovani, che magari oggi non li visitano, potrebbero sentirsi più attratti.
    Si prenderebbero più piccioni con una fava sola: storia, cultura, brivido, avventura.
    Vuoi mettere una ferrata sulla torre di Pisa. Sopratutto dal lato che pende. Così strapiomberebbe tutta. Poi si puo fare anche elicoidale.
    In fondo perchè fare ferrate solo sui monumenti naturali come i monti, pareti e forre. I monumenti costruiti dall’uomo sono intoccabili? 

  37. 21
    Riva Guido says:

    Cascata per cascata, cosa ne pensate di una bella ferrata a lato delle Cascate del Serio che valorizzerebbe ulteriormente la zona del Rifugio Curò e dell’Ostello al Curò? E già, perché mi è stato detto anche questo tempo fa e non da un merenderos qualsiasi. E allora, visto che lì a fianco c’è anche un grande lago artificiale perché non organizzare delle competizioni di canotaggio o di sci nautico d’altura, sarebbero una prima assoluta che il mondo intero c’invidierebbe e che si potrebbe replicare in ogni angolo del Paese tant’è ricco di laghi alpini.
    Ps. A me sembra che alcuni di quelli nelle foto siano ultracontenti per quello che stanno facendo. Nessuno mi toglie dalla testa che una volta scesi a valle si prodigheranno per migliorare la società in cui vivono.

  38. 20
    Paolo Panzeri says:

    Raffin, sulla sud l’esercito aveva costruito una ferrata durante la prima guerra mondiale.
    Magari qualcuno la riattiva….. non diciamolo troppo in giro…. magari i politici di Caprile ci trovano l’ennesimo affare turistico, i boschi aspetteranno.
    Mi spiacerebbe per il tuo sogno: è parecchio a destra del pesce. 🙂 
    Comunque qualcuno ci ha già tentato spittando alla grande lì vicino, ma per fortuna han spaccato tutto….. altri tempi, più seri e coraggiosi, o forse solo ricchi di ideali.
    Tutto salvo errori e confusioni dovute all’età.

  39. 19
    Alberto Benassi says:

    Ines ha ragione . Tutti noi abbiamo il diritto di essere RAMBO.
    E che palle con questo rispetto dell’ambiente , della roccia. Quello che conta è il nostro divertimento. La natura ci e stata data per essere sottomessa e affermare la superiorità dell’uomo.
    Poi se non ci fossero questi luna park verticali come si farebbe ad alimentare facebook!

  40. 18
    Giovanni says:

    L’ennesimo parco dei divertimenti, per la scemenza di voler permettere a tutti di esercitare chissà quale diritto ma che in realtà stimola i soliti giri di denaro e dell’ambiente chissenefrega.

  41. 17
    Matteo says:

    Ines, non capisco bene con chi ce l’hai, ma non mi pare di vedere atteggiamenti di superiorità o mancanza di rispetto.
    Ribadisco che è una ferrata stupida e inutile che rovina (anche solo un po’) un posto molto particolare. Certo “le masse senza cognizione etc.” rovinano la montagna.
    Questa ferrata è un ennesimo, ulteriore invito per queste masse di farsi avanti

  42. 16
    Carlo Raffin says:

    Questa vuole essere una provocazione:
    dato che tutti hanno giustamente diritto di andare dove vogliono e che questo fatto crea anche un bel giro di soldi per le località di montagna, voglio una bella ferrata sulla sud della Marmolada, mille metri di puro acciaio e ferro zincato. Non ho la capacità di salire la via del Pesce ma è un mio diritto poterlo fare. 

  43. 15
    lorenzo merlo says:

    Vero.
    Una moltitudine consapevole fa meno danno di una inconsapevole.
    La differenza è quantitativa.

  44. 14
    Ines says:

    Lo scempio in montagna è  altro. Sono le masse che si muovono senza cognizione né attrezzatura  e sporcano in modo indegno. Ci sono diversi modi di divertirsi in montagna a seconda del grado di preparazione di ognuno e ci si può rispettare a vicenda senza assumere atteggiamenti di superiorità verso chi non è un alpinista puro. Scendete dal vostro piedistallo.

  45. 13
    daniele malgrati says:

    da uomo ormai anziano, alpinista medio comunque appassionato, vorrei trovare un nuovo modo di esplorare spazi in natura possibilmente senza crare ferite in ambienti incontaminati e senza alterare percorsi stupendi con il posizionamento di inutile ferraglia, ne é un triste esempio la splendida cresta sul Corno di Grevo. Voglio capire invece il dirompente desiderio che caratterizza il nostro tempo di mettere tutto a disposizione di tutti…voglio tentare di vedere un lato positivo di ció che rientra nella globalizzazione anche perché é forse un modo possibile per gestirla. Penso  alla ferrata che percorre le pareti del Rio Ruzza, una successione di pioli e corde fisse indiscutibilmente fonte di un impatto violento in un ambiente bellissimo che potrebbe essere “visitato” attrezzando quasi invisibili ancoraggi per una successione di discese in corda doppia con accesso regolamentato. Si potrebbe ipotizzare una ragione lavorativa per Guide Alpine, un modo per educare ed insegnare manovre che in parete si utilizzano e che spesso neofiti arrampicatori di gradi “sportivi” non conoscono come dovrebbero. Se si deve giocare a tutti i costi dovunque forse si puó regolamentare il gioco….basta ferrate che di alpinistico hanno ben poco…giocate in discesa !

  46. 12
    Andrea Magnani says:

    Sottoscrivo ogni singola parola di Gogna. Basta con le ferrate definite “sportive” che sono e rimangono un puro parco di divertimenti in quota, senza nessuna valenza escursionistica, alpinistica, naturalistica o storica. Le vere vie ferrate, soprattutto quelle concepite durante la Grande Guerra, avevano un fine utilitaristico e seppur concepite e costruite con fini bellici, avevano e mantengono un senso. Tutto quello che è venuto dopo, questo senso non lo ha più avuto o ne ha perso gran parte, si è solo cercato di creare un attrattiva turistica con fini economici. Cosa questa comprensibile per chi in zone montane ci vive. Le domande però sono diverse a questo punto: Non era o non è possibile dare o creare attrattive che siano più in sintonia con gli ambienti ed ecosistemi presenti? Siamo sicuri che tutto questo sferragliare vada di pari passo con la tanto vituperata e troppo spesso conclamata “sicurezza”? Che tipo di messaggio mandiamo soprattutto alle nuove generazioni con questo take away della montagna? Il CAI che posizioni precise prende in merito? Personalmente rimango perplesso e preoccupato, lo dico in primis da istruttore che anno dopo anno osserva da un lato un intensificarsi di queste “proposte” e dall’altro una sempre più bassa preparazione tecnico fisica delle persone che alla montagna si avvicinano per la prima volta.

  47. 11
    lorenzo merlo says:

    Vero. 
    Dedizione, tirocinio. passione, visione, mito sono stati sostituti da sport, moda, social, carta di credito. 
    Dal tempo faticosamente ritagliato al tempo libero da consumare.
    Al posto della gavetta, si va in montagna dopo la spesa di equipaggiamento e attrezzatura al centro commerciale. 

  48. 10
    Luca Visentini says:

    Io invece so cosa dire: assessori al turismo, commercianti (e albergatori e rifugisti) spingono in questa direzione (ferriamo e mettiamo “in sicurezza” tutto), speculatori e basta, dunque, ma le guide alpine, che realizzano solerti queste schifezze e spesso le propongono, com’è che hanno venduto l’anima?

  49. 9
    Dotti silvano says:

    Credo che le vie ferrate esistenti bastino e avanzino per tutti, basta armarsi di pazienza e fare un po’ di km. Bisognerebbe però che fatta una ferrata non ci si senta dei superman e si vada a fare danni talvolta irreparabili. Per me l’ avvicinamento alle vie ferrate dovrebbe essere mai sotto alle 2 ore, farebbe già selezione tra chi è allenato e chi no.

  50. 8
    TIZIANO GIULIO NEBULONI says:

    Non saprei cosa dire… Certamente continuare a creare questi percorsi non ha senso visto che nella maggior parte dei casi sono un susseguirsi di attrezzature quasi monotone. Ma però penso anche a tutte quelle pareti piene di spit e alle code per arrivare in cima all’everest. Forse è tutto il mondo della montagna che sta andando verso un progresso troppo alla portata di tutti. Chiudo con la frase di apertura… Non saprei cosa dire. Purtroppo

  51. 7
    Roberto Moneta says:

    Condivido interamente quanto postato da Lorenzo Merlo. Aggiungo che le ferrate hanno un impatto irreversibile sulle pareti, delle quali, sarebbe bene ricordarlo, nessuno è proprietario e quindi appartengono a tutti, comprese le generazioni a venire. Penso che non dovrebbe essere permesso a nessuno di alterare definitivamente un elemento naturale, tanto più per “futili motivi”, quale “l’avventura” e amenità varie.
    Quelle che già esistono, tra l’altro, sono spesso state costruite attrezzando (e quindi cancellando) precedenti percorsi alpinistici, così definitivamente sottratti a tutte le generazioni successive.  Ora, va bene la manutenzione di ciò che già c’è, ma la proliferazione di altri percorsi, spinta da intenti commerciali di “valorizzazione” è una realtà destinata a imporsi contro ogni minima logica di sostenibilità e rispetto del territorio. E dell’altrui libertà. Come sempre vincerà il più forte e organizzato.
     

  52. 6
    lorenzo merlo says:

    A coloro che le trovano innocue.
Certo una ferrata non fa nulla.
Una ferrata può essere stupenda.
Una ferrata permette a chi crede di essere inadatto all’alpinismo di frequentare i luoghi dell’alpinismo. Almeno per modo di dire.
Per qualcuno, comprensibilmente, salire una ferrata è po’ alpinismo, anche giustamente. Per lui.
Certo alpinisti hanno salito ferrate per servizio o per piacere proprio e degli accompagnati.
Una ferrata non è scevra da rischi, quindi rispettabile e perciò legittimabile.
Una ferrata non è concorrenziale all’alpinismo, quindi tollerabile. (Non che sia sconsigliabile o deprecabile far concorrenza all’alpinismo).
Cos’ha di male allora una ferrata?
Lei non ha nulla, o quasi.
È lo spirito che le produce che va osservato nella sua natura.
Con quello spirito l’aggressione alla natura sparisce a favore del suo consumo e del vanto di qualcuno.
Senza questa consapevolezza si alza il rischio invasivo nei confronti di molti terreni verticali.La moltiplicazione – già avviata – può divenire esponenziale.Ora come mai prima. Assessori al turismo, guide alpine, commercianti lo sanno.
    E non sono preoccupati.
    Anzi.

  53. 5
    Matteo says:

    x Andrea: non sono un gran conoscitore di quei luoghi e in particolare delle ferrate, ma ci sono capitato proprio per caso di recente; nella galleria di https://klettersteig.de/klettersteig/via_ferrata_ballino/2357#Galerie
    si capisce abbastanza bene di cosa si tratti. Cercando in giro troverai sicuramente dell’altro. Fondamentalmente risale la faccia destra (guardando) della cascata -che è verticale e talora un po’ strapiombante- praticamente solo su gradini posti a 10-20cm di distanza con qualche traversino in mezzo per rompere la monotonia…praticamente una scala a pioli piuttosto lunga!
    x Paolo: hai ragione, ma il danno non lo potrai mai cancellare completamente…e non hai di certo nemmeno intaccato il modo di pensare che ha originato il danno

  54. 4
    Paolo Panzeri says:

    Come vengono “costruite” possono essere “demolite”, o meglio “spezzettate” (più educativo).
    E’ sempre una questione di volontà e i diritti penso siano eguali.

  55. 3
    andrea says:

    Ecco, leggo ora il commento di Matteo, che risponde in parte alle mie domande… Sicuramente Matteo conosce quei luoghi meglio di me. 
    Ma penso che il mio discorso di fondo, se non in quel sito, in altri ci possa stare.

  56. 2
    Andrea says:

    Non so… in quanto sporadico fruitore di percorsi attrezzati, e anche e soprattutto amante della natura, non riesco a essere contro questo genere di percorsi.
    Dalle foto non riesco a capire qual’è l’impatto sull’ambiente, e nemmeno so quanto quella parte di parete e di forra possa essere stata fruibile o visitabile prima dell’installazione dell’impianto. Mi viene da pensare che molte persone ora possano godere del paesaggio.
    Ho percorso diverse volte con i miei figli la ferrata di Mezzocorona… e sono felice di averlo fatto perché è un ambiente spettacolare… e senza ferrata io, i miei figli, né qualunque altro mortale avremmo potuto vederlo.
    Ricordiamoci sempre che molte persone, come me, hanno poche possibilità all’anno di affrontare percorsi in montagna.. Da questo punto di vista una ferrata permette di godere di panorami, emozioni, senza avere grandi capacità alpinistiche… Con l’alpinismo non c’entra niente.
    Ma secondo me avvicina alla montagna. 

  57. 1
    Matteo says:

    E’ una ferrata inutile e stupida in un posto molto bello.
    Inutile perché il posto avrebbe potuto essere reso visibile con un impatto molto minore; è una cascata in una forra verticale e arrotondata che offre gli scorci più belli se guardata da sotto o da sopra, mentre dal fianco è uno scivolo. Un paio di balconi collegati da un sentiero (anche attrezzato) che si aprano improvvisamente avrebbero avuto un impatto estetico decisamente maggiore.
    Una lunga serie di gradini, praticamente un’unica scala verticale, è solo noia.
    E’ poi una ferrata stupida perché credo che durerà ben poco su quella rocciaccia e dovrà essere rifatta entro pochi anni, sempre che non ci frani qualcosa prima dal bosco a 45° che c’è sopra…

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