Beni Comuni e Alpe Devero

Nell’ambito dei Sustainable Outdoor Days della Milano Montagna Week, si terrà l’importante conferenza Beni Comuni e Alpe Devero. Sede dell’evento sarà la sala B di BASE, via Bergognone, 34, Milano, dalle 14.15 alle 15.00 di domenica 20 ottobre 2019.
Intervengono Carlo Alberto Graziani, del Consiglio direttivo del Club Giuristi dell’Ambiente, promotore della proposta di legge di iniziativa popolare sui Beni Comuni, e Luca Mozzati, guida culturale e profondo conoscitore della legislazione ambientale dell’Alpe Devero e delle sue debolezze.

Locandina dell’evento. Foto: Elena Gogna

Un bene comune è solitamente riconosciuto per essere essenziale alla sopravvivenza dell’uomo come individuo. Ma qual è la sua vera definizione? Cosa rende un bene “comune”? Quali sono le leggi italiane ed europee che lo proteggono? La montagna è un bene comune? Quali sono le nuove prospettive di chi difende la montagna? L’Alpe Devero è un esempio virtuoso di legislazione ambientale, ma basterà? Cosa lo rende così speciale?

Beni Comuni e Alpe Devero
di Nicola Pech
I beni comuni sono presenti nei regolamenti di molti comuni e anche nel linguaggio quotidiano ma il significato di essi appare spesso generico fino a diventare evanescente. La Commissione Rodotà, nominata nel 2007 con decreto del Ministro della giustizia, fu incaricata di redigere uno schema di disegno di legge delega per la riforma delle norme del Codice Civile sui beni pubblici proprio con lo scopo di approfondire definizione e risvolti giuridici del concetto di Beni Comuni. La proposta di legge che ne scaturì contiene una definizione precisa e nello stesso tempo fortemente innovativa: sono comuni quei beni “che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona” e che “devono essere tutelati e salvaguardati dall’ordinamento giuridico anche a beneficio delle generazioni future” (art. 3).

Così i beni ora citati sono comuni perché soddisfano bisogni delle persone che corrispondono a diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione quali il diritto al paesaggio, alla salute, al libero sviluppo della persona; è altresì bene comune il verde pubblico in un centro abitato perché soddisfa quegli stessi bisogni; così pure sono beni comuni quei farmaci e quelle sementi brevettati che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti alla vita e alla salute.

Due importanti conseguenze derivano dalla natura di bene comune: chiunque ha diritto di godere delle utilità espresse dal bene, ha cioè libero accesso a tale godimento, e ha altresì diritto di agire in giudizio con l’azione inibitoria per impedire al proprietario del bene di violare quel diritto.

Tutto ciò ha un significato chiaro, ma nello stesso tempo tale da rivoluzionare il concetto stesso di proprietà: la proprietà non viene annullata, ma il bene comune ne segna il confine massimo oltre il quale il proprietario non può avventurarsi perché lì si apre il campo dei diritti fondamentali. Lo stesso vale per i brevetti: questi, che sono certamente utili per stimolare la ricerca, non vengono annullati, ma il bene comune ne segna il limite massimo oltre il quale il titolare del brevetto non può andare; in particolare non può escludere di fatto nessuno dall’accesso a quei beni perché questi non possono essere strumento di arricchimento per pochi e di esclusione per tanti.

Sulla base di questa proposta, rimasta per ora lettera morta, si è costituito il Comitato Rodotà che da anni si batte affinché la proposta di legge venga recepita dal Parlamento per divenire legge dello Stato. Mountain Wilderness appoggia il Comitato Rodotà proprio per le potenzialità che una legge siffatta avrebbe nella battaglia per la tutela dell’ambiente.

L’Alpe Devero, gioiello naturalistico nel cuore delle Alpi Lepontine è un perfetto esempio di Bene Comune. Da oltre trenta anni resiste a tentativi di omologazione che vorrebbero farne uno dei tanti ski resort delle Alpi. L’istituzione del Parco Naturale dell’Alpe Veglia e dell’Alpe Devero, ha arginato le mire speculative di imprenditori senza scrupoli e ha consentito di conservare un’area capace di distinguersi e di risaltare in tutto l’arco alpino per la sua unicità e stato di conservazione. Nel 2017, in piena crisi sociale, politico e ambientale di molte vallate alpine, un gruppo di imprenditori con in testa la San Domenico Ski, società controllata dalla finanziaria svizzera Mibafin, propone un progetto di pesante infrastrutturazione (impianti di risalita, strade, punti panoramici, ristori) in vista di una possibile accoglienza di grandi masse turistiche.

Lago Devero e Pizzo Fizzo – Parco Naturale Alpe Veglia e Alpe Debvero, Alpi Lepontine. Foto: Federico Raiser.

Mountain Wilderness, insieme ad altre associazioni ambientaliste e ad alcuni albergatori dell’Alpe, ha costituito nel 2017 il Comitato Tutela Devero ponendo in atto una serie di iniziative per contrastare l’accordo territoriale “Avvicinare le Montagne”.

In occasione delle Sustainable Outdoor Days faremo il punto sulle attività del Comitato Rodotà con Carlo Alberto Graziani e sulla difficile partita che si sta giocando all’Alpe Devero con Luca Mozzati.

Alpe Devero, Bene Comune
di Luca Mozzati

L’Alpe Devero è un “unicum” di ambiente e cultura alpina in un sistema di aree protette di particolare pregio, dove abbondano laghi alpini immersi nei lariceti, pascoli e praterie d’alta quota, nella grandiosa cornice degli scorci più belli delle Alpi Lepontine.

È naturalmente una meta di turismo dolce, frequentata da famiglie, escursionisti, arrampicatori, alpinisti, fondisti, scialpinisti, ciaspolatori, naturalisti e fotografi, per un totale nell’ultimo anno di 180.000 presenze, delle quali solo circa 5.000 hanno usufruito di impianti da sci. Devero è un modello di ospitalità e fruizione a basso impatto ambientale, segnalata per le “buone pratiche di turismo invernale in montagna” da Legambiente nel 2018.

Alpe Codelago all’Alpe Devero, sotto al Pizzo Fizzi. Foto: Federico Raiser

Non si tratta quindi di una località depressa o sottosviluppata, ma di un luogo nel quale decine di migliaia di persone vengono perché trovano quello che troppi ambienti alpini, assediati dalle infrastrutture turistiche, non possiedono più: la bellezza dello spazio e della natura non scalfita dagli interventi umani e dalla cultura del divertimento facile. In questo senso Devero è un Bene Comune, che appartiene a tutti e fornisce una ricchezza diversa dal guadagno monetario, ma portatrice di benessere, salute, armonia, crescita intellettuale, tutto quanto può offrire un rapporto con l’ambiente non mediato da infrastrutture artificiali.

Un bene comune che non appartiene solo agli uomini. “È il grande tema della convivenza tra uomini, piante e animali. Tutti hanno il diritto di vivere, nel rispetto reciproco (Paolo Crosa Lenz, Presidente uscente del Parco Naturale Veglia Devero)».

Parco naturale dell’Alpe Veglia e dell’Alpe Devero, baita di Crampiolo, Alpe Devero. Foto: Federico Raiser.

L’esistenza di un territorio con queste caratteristiche è stata resa possibile da una serie di norme di tutela regionali, nazionali ed europee, che nel corso degli anni hanno precisato quali fossero le aree, gli habitat, le specie, le architetture e anche i valori che andavano protetti.

Già negli anni ‘70 in questa area è stato istituito uno dei primi Parchi Naturali che proteggeva l’area di Veglia, poi ampliato e accorpato con un analogo Parco Naturale di Devero. Ed è recentissimo, dal 27 settembre 2019, il riconoscimento del valore ambientale di questi spazi montani nel loro complesso con l’integrazione con il confinante Parco svizzero di Bintall e l’istituzione da parte dell’Unione Europea di un Parco Transfrontaliero, il secondo in Italia. Riconoscimento che assicura da parte dell’Europa un ulteriore elevato livello di tutela dell’ambiente naturale. L’area confinante con il Parco, che comprende le località con i secolari alpeggi di Devero e Crampiolo, negli anni ‘90 dichiarate “Zona di Salvaguardia dell’Alpe Devero”, è protetta da un lungimirante Piano Paesistico che ha permesso a queste località di conservare i valori dell’architettura montana impedendo un’espansione incontrollata di costruzioni e strutture turistiche invadenti con la immancabile rete viaria. Ma non basta: la rarità e importanza della fauna, degli uccelli e degli habitat hanno fatto sì che tutto il territorio sia stato riconosciuto come “Sito di interesse Comunitario” per l’Unione Europea, nonché “Zona di Conservazione Speciale”, perciò inserito nel sistema di tutela europeo Rete Natura 2000, che mira a garantire la sopravvivenza a lungo termine di queste specie e habitat e a svolgere un ruolo chiave nella protezione della biodiversità.

Alpe Devero, salita al Monte Cazzola, visuale sulla Punta della Rossa. 8 gennaio 1977.

Quarant’anni di storia lungimirante in cui le normative hanno riconosciuto e insieme contribuito alla ricchezza paesaggistica, ambientale, alla biodiversità con uno sguardo complessivo sul valore inestimabile dell’ambiente naturale e sulla sua importanza per le generazioni future.

Di senso opposto, e tale da compromettere per sempre il fragile equilibrio ambientale, è la recente proposta avanzata da qualche anno da quattro Amministrazioni comunali e dalla Provincia del VCO. Il progetto di sviluppo turistico proposto come “Piano strategico”, e chiamato Avvicinare le Montagne, prevede la costruzione di nuovi impianti a fune di notevoli dimensioni, piste da sci e percorsi per MTB e bacini per la neve artificiale, infrastrutture edilizie e relativi servizi. Una proposta del costo di 170 milioni di euro, 130 milioni dei quali come investimenti della società privata San Domenico Ski srl e circa 43 milioni di spesa pubblica. Una proposta avanzata dalle Amministrazioni pubbliche ma che prevede, per quasi tutti gli interventi ipotizzati, una serie di “interferenze” con le attuali normative.

Il Piano Strategico è oggi in fase di Valutazione Ambientale Strategica, nel cui quadro ha ricevuto indicazioni di criteri molto vincolanti da parte delle Istituzioni competenti. A questa proposta di sviluppo si è opposto il Comitato Tutela Devero, cui aderiscono Associazioni di portata nazionale, come Lipu e Mountain Wilderness, altre Associazioni regionali e provinciali e circa 60 singoli aderenti. Il Comitato ha lanciato un appello su Change “Salviamo l’Alpe Devero” che ha raggiunto 88.000 firme, in crescita quotidiana.

Il 26 settembre 2019 Legambiente, Lipu e il Comitato Tutela Devero hanno avanzato un ricorso al Tar contestando l’approvazione di alcune opere che, secondo i ricorrenti “costituiscono uno “stralcio funzionale” del più ampio progetto di interventi, il cui iter approvativo è ancora in corso, giacché è in fase di espletamento la procedura di Valutazione Ambientale Strategica.

L’articolo 9 della Costituzione sancisce che La Repubblica (…) tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. E la Corte Costituzionale in una sentenza del 1986, ha indicato la ‘primarietà del valore estetico-culturale che non può essere subordinato ad altri valori, ivi compresi quelli economici’.

Carlo Alberto Graziani

I RELATORI
Carlo Alberto Graziani
Nato a Roma nel 1943, è stato Prof. ordinario di Diritto civile e di Istituzioni di diritto privato nelle Università di Macerata (dove è stato Preside della Facoltà di Giurisprudenza) e di Siena. È stato Deputato al Parlamento Europeo (dove nel 1987 ha fondato l’Intergruppo Montagna), Presidente del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Presidente di Europarc-Italia, Direttore dell’Istituto di legislazione agraria A. De Feo e Consigliere del Comune di Villetta Barrea (AQ) nel Parco Nazionale d’Abruzzo.
Attualmente è componente del Consiglio direttivo del Club Giuristi dell’Ambiente e del Consiglio scientifico di diverse riviste giuridiche. Inoltre fa parte del Consiglio direttivo di Mountain Wilderness ed è Presidente del Gruppo San Rossore. Ha portato la bandiera dell’Europa in cima al Monte Bianco nel 1965 e nel 1988 e sulla Colonna Antonina a Roma nel 1969.

Luca Mozzati

Luca Mozzati
Nato a Milano nel 1958 comincia ad arrampicare da bambino in Dolomiti e presto sviluppa un senso di adorazione per la storia dell’alpinismo, di cui letteralmente si nutre.
Col passare degli anni la passione degenera spesso in monomania, temperata poi dal gusto per gli spazi bianchi dello scialpinismo e da quello intellettuale per la storia dell’arte, che sfoceranno in una laurea umanistica, in numerose pubblicazioni e nella professione di guida culturale.
Dopo la nascita di due bambine inizia una serie di viaggi in vari paesi, connotati da indipendenza e avventurosità, che spaziano dall’Asia all’Africa sahariana, e dalle montagne del Karakorum a quelle dell’America latina per tornare infine, passando per le celeberrime aree d’arrampicata americane, alle Dolomiti della giovinezza e alle amatissime montagne dell’Alpe Devero. Sempre coniugando storia e natura.

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Beni Comuni e Alpe Devero ultima modifica: 2019-10-18T05:24:35+02:00 da GognaBlog

6 pensieri su “Beni Comuni e Alpe Devero”

  1. 6
    Fabio Bertoncelli says:

    Ogni tanto una bella notizia ti rinfranca il cuore.

  2. 5
    GognaBlog says:

    Una bella notizia: Il Fondo Ambiente Italiano ha scelto l’Alpe Devero tra i vincitori dei “Luoghi del Cuore” da salvare

    In tutta Italia 27 località: l’Alpe Devero tra queste!

    Il FAI si impegna così in un progetto di tutela dei  valori paesaggistici ed ambientali del suo “Luogo del Cuore” per proteggerlo da infrastutturazioni e alterazioni che lo potrebbero danneggiare.  

    Quando il Piano strategico “Avvicinare le Montagne” renderà noto il proprio rapporto ambientale, il FAI ne valuterà l’impatto sul preziosissimo patrimonio naturale del Devero, e pubblicherà le Osservazioni previste dal processo di Valutazione Ambientale, in collaborazione con la LIPU, anch’essa impegnata nella tutela degli Habitat e della vita del sito.

    La scelta dell’Alpe Devero tra i vincitori e l’impegno del FAI, con il suo prestigio e le sue competenze, sono una ulteriore prova del valore inestimabile di questo territorio e del pregio delle voci che si levano a sua tutela.

    Continuiamo ad alzar anche noi la nostra voce diffondendo la petizione. Siamo ora 89.000!

  3. 4
    Salvatore Bragantini says:

    Credo che i numeri forniti dai promotori, e citati nel Post, siano assolutamente fuori misura e pertanto inverosimili.
    Pensare che qualcuno possa davvero investire 130 milioni di denari propri in impianti che puntino sullo sviluppo sciistico e per di più in un posto difficilmente raggiungibile come il Devero è follia pura. Non ci credo nemmeno se mi fanno vedere tante mazzette di banconote usate e di piccolo taglio a ciò destinate. Non so se mi spiego…
    A che pro uno speculatore potrebbe voler succhiare 40 milioni di contributi pubblici, se per incassarli dovesse buttare nella fornace 130 milioni di suoi denari?
    Non cambierebbe nulla se poi i denari dovessero invece provenire da finanziamenti bancari; voglio vedere che banca si lancerebbe in una simile impresa senza avere garanzia a prova di bomba; in tal caso si ricadrebbe nel discorso appena fatto.
    A meno che, ma non arrivo a tanto e qui mi fermo, qualcuno non ipotizzi tentativi di immissione nel circuito legale di denari fatti al di fuori di questo.
    Questa  speculazione non ha senso, non s’ha da fare; e vedrete, non si farà. Magari faranno macchina indietro dichiarando di esser stati sconfitti dai soliti ambientalisti rompiballe, per poi reclamare una sorta di credito su altri tavoli.

  4. 3
    Alberto Benassi says:

    Personaggi che non hanno il senso della bellezza ma solo quello del denaro, del potere.

    gente che non sa apprezzare l’armoniosa  bellezza naturale di questi luoghi…li trovano noiosi.
    Per loro contano solo: tralicci di sostegno, piste, ristoranti e parcheggi per auto e pulman.

  5. 2
    Alberto Benassi says:

    L’Alpe Devero è un parco naturale in cui la natura deve essere protetta a tutti i costi

    I problema è che ci sono personaggi ambigui, oscuri, subdoli   che vogliono TUTTO!! hanno già tanto ma non si accontentano, sono come un buco nero che fagocita tutto quello che gli sta vicino.
    Personaggi che non hanno il senso della bellezza ma solo quello del denaro, del potere.

  6. 1
    Alberto Paleari says:

    Salvare l’Alpe Devero dagli impianti di sci è importante, e non solo per l’Alpe Devero che potrebbe essere di esempio in altri casi analoghi. Viviamo in un paese in cui le leggi e la stessa costituzione sono spesso  travisate e infrante impunemente. L’Alpe Devero è un parco naturale in cui la natura deve essere protetta a tutti i costi, ma in Italia siamo i campioni mondiali dell’aggiramento delle leggi per favorire gli interessi di pochi a scapito del benessere di molti. Bisogna mettere fine a questo malcostume. Una legge senza compromessi sui beni comuni è indispensabile, ma conosciamo i tempi lunghi e la capacità di annacquamento di ogni progetto di legge da parte del nostro parlamento. Bisogna cominciare a salvare l’Alpe Devero adesso, coi mezzi che abbiamo, e nel frattempo appoggiare la legge sui beni comuni, cioè, anche solo da semplici elettori, votare per quei partiti che l’appoggeranno (che a dire la verità non so quali saranno). Auguro ai promotori tutto il successo che meritano.

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