Bhāgīrathī IV e Shivling

Bhāgīrathī IV e Shivling
di Luca Schiera

Quattro anni con un dubbio fisso in testa, sempre più insistente: come sarebbe andata se avessimo tentato di salire più a sinistra?
Abbiamo capito che avremmo dovuto ritentare di salire il Bhāgīrathī IV, una delle grandi pareti nel cuore del Garhwal himalayano.
Così siamo ripartiti per l’India a inizio agosto, il gruppo era ancora lo stesso: io, Matteo Della Bordella, Matteo Giga De Zaiacomo con l’aggiunta di suo padre Silvano.

Il gruppo dei Bhāgīrathī, Garhwal, India
Parete ovest del Bhāgīrathī IV

L’idea era quella di salire lunga stessa linea che avevamo già tentato nel 2015, fino ad una zona in cui la parete forma una sorta di depressione. Da lì poi sarebbe stato possibile traversare a sinistra verso un altro sistema di diedri, poco sotto la fascia di scisto notoriamente marcia che inizia a 5900 metri circa, in modo da salirne il meno possibile. In ultimo, un pendio di neve sale fino alla cima.
Volevamo essere già pronti per un tentativo durante primi giorni di bel tempo dopo il monsone, prima che il clima diventasse troppo freddo con l’avanzare di settembre.

Tentativo sulla linea in centro al Bhāgīrathī IV
Luca Schiera poco sotto la fascia di scisto del Bhāgīrathī IV

Appena arrivati al campo base ci accoglie una nevicata inaspettata per la stagione, nel frattempo ne approfittiamo per acclimatarci salendo il Bhāgīrathī II durante gli ultimi giorni di agosto. Il 3 settembre siamo sotto la parete pronti per partire il giorno successivo. A metà pomeriggio sentiamo il rumore di un distacco di sassi più grosso degli altri: con grande sorpresa vediamo due enormi blocchi di scisto che cadono proprio dalla parte alta del Bhāgīrathī IV, esattamente sulla linea che intendiamo salire. Siamo contenti di non essere lì in quel momento, ma non abbiamo più un piano per salire la parete e scendiamo al campo base un po’ confusi.

In vetta al Bhāgīrathī IV: da sinistra, Luca Schiera, Matteo Giga De Zaiacomo e Matteo Della Bordella
Shivling

Passiamo alcuni giorni al campo prima di fare un ultimo tentativo, abbiamo poco tempo a disposizione e vogliamo stare il meno tempo possibile in parete per avere più margine di sicurezza. Saliremo in velocità sfruttando a nostro vantaggio le condizioni molto secche e la conoscenza della parte bassa della via. Ci svegliamo il 15 settembre a mezzanotte, poche ore dopo iniziamo ad arrampicare e all’alba raggiungiamo la cengia su cui avevamo bivaccato la prima notte quattro anni fa, stiamo andando veloci come speravano. Continuiamo lungo i diedri della parte centrale della via fino a raggiungere nel primo pomeriggio il traverso che avevamo pensato da casa. Tutto procede bene nonostante la scarsa qualità della roccia e alla sera raggiungiamo la fascia di scisto, è friabile come temevamo. Quando la superiamo è di nuovo buio da un’ora, siamo sul pendio finale coperto di neve ma non troviamo posti per bivaccare come credevamo, è tutto inclinato. Decidiamo di proseguire fino in cima, sapendo che si trova esattamente sopra di noi.

Luca Schiera al bivacco sulla cresta ovest dello Shivling

Alle 23 siamo tutti e tre di nuovo con i piedi a terra sulla sottile cresta. Con una calata sul versante est troviamo un buon posto per dormire e ci fermiamo fino al mattino successivo quando iniziamo la discesa a piedi fino alle tende.
Dopo un giorno di riposo spostiamo il campo base sotto allo Shivling, salutiamo Matteo che torna a casa, mentre io, Giga e Silvano passiamo gli ultimi giorni a nostra disposizione nella valle.

In cima allo Shivling, il gruppo dei Bhagirathi è visibile in fondo
Giga in discesa dal seracco dello Shivling

Riusciamo a salire lo spigolo ovest, la via normale, proprio mentre il tempo perfetto di settembre inizia a dare segni di cambiamento. La via, e la montagna, sono davvero belle: uno spigolo di solido granito che finisce contro un seracco da salire direttamente alto 60 metri, poi si prosegue su neve fino alla sella fra le due cime perfettamente simmetriche e da qui per un pendio di ghiaccio e neve si arriva finalmente in cima. Questa volta non è buio e possiamo vedere le montagne che ci circondano: i Bhāgīrathī, Meru, Thalay Sagar, Satopanth III tante altre più o meno grandi.
Una volta scesi ci rimane un solo giorno al campo base per arrampicare ancora su qualche blocco prima di tornare a casa.

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Bhāgīrathī IV e Shivling ultima modifica: 2019-11-22T05:12:18+01:00 da GognaBlog

3 pensieri su “Bhāgīrathī IV e Shivling”

  1. 3
    Giancarlo Venturini says:

    L’ Alpinismo  vero… in grandi pareti…! Tutti  bravissimi……..Saluti.

  2. 2
    Paolo Panzeri says:

    Bravi e veloci, per me sono forti, ma…, ma non c’è mai una volta che riesca a capire “COSA” abbiano fatto e “COME” l’abbiano fatto, mi è chiaro solo “DOVE” siano saliti, forse perché loro sono molto più giovani di me.
    Continuerò a cercare di capirli, sono bravi.

  3. 1

    Questo è l’alpinismo senza pregiudizi. Complimenti grandi.

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