Bob estivo: fatica zero

Tra i vacanzieri della montagna estiva, una volta era molto diffuso lo sport nazionale della raccolta frutti del bosco. Dalle more ai ribes, dai lamponi ai mirtilli, dalle fragole ai funghi vedevi intere famigliole dotate individualmente di canestri (più spesso di semplici sacchetti) battere a tappeto brughiere e foreste per tirar sera e misurare il bottino.

Dai cercatori più o meno professionali, costretti ad alzarsi ad ore decisamente antelucane per poter racimolare in silenzio e solitudine una quantità di prodotto sufficiente da poter offrire al mercato, ai cercatori per diporto o anche per noia che fino al tramonto frugavano nel sottobosco, spesso tra infantili schiamazzi.

Nessun ufficio del turismo, tutti allora decisamente ruspanti, pubblicizzava tale “sport”, per fortuna. In effetti non ce n’era alcun bisogno…

Quest’attività non è certo stata dismessa ai giorni nostri, ma di sicuro sono diminuiti i numeri del fenomeno, che nessuno rimpiange. Forse per via dei giusti divieti e delle doverose limitazioni, ma ancor più perché la scansione sistematica del bosco costa più o meno fatica, quella parola magica che oggi respinge grandi e piccini. Probabilmente se la ricerca funghi si potesse fare con un qualche mezzo a motore sarebbe ancora parecchio in auge, a dispetto della raccolta regolamentata.

Fun Bob sul Monte Baranci a San Candido
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Lo sviluppo turistico della montagna invernale, con i suoi piaceri evidenti, sci senza fatica, après ski, pattinaggio su ghiaccio e via enumerando si è fatto largo anche nella montagna estiva, cercando di bandire la parola fatica in ogni momento del giorno.

Non starò qui a parlare delle innumerevoli nuove attività estive che hanno attecchito, dal turismo in funivia (in genere sempre più “ardito”, su impianti all’ultimo grido, sempre “più” in qualcosa) al golf, dal minigolf al nordic walking, dalla passeggiata a cavallo alla pesca sportiva, dal parco avventura alla bici a pedalata assistita (e chissà quante altre ne sto dimenticando). Tralascio il downhill, che almeno richiede abilità e concentrazione, e qui mi concentro sul bob estivo. Perché qui la fatica è davvero ZERO.

Per praticare questa nuova diavoleria occorrono impianti fissi, ovviamente costosi per progettazione, costruzione e, manco a dirlo, manutenzione. E ovviamente invasivi.

Ho fatto una veloce ricerca sulle Alpi italiane. Mi sono imbattuto in “una delle mete più amate dell’Alta Pusteria”, la pista estiva per slittini Fun Bob sul Monte Baranci a San Candido. La pubblicità parla di “divertimento garantito e tante adrenaliniche urla”.

 

 

Su una rotaia lunga 1739 metri, i bob, fissati su un tubo d’alluminio, dalla stazione a monte della seggiovia Baranci fino ad arrivare a valle percorrono un dislivello di 314 metri.
Qui i bambini dai 8 anni in poi possono scendere a valle da soli, mentre i bambini più piccoli devono essere accompagnati dai genitori, oppure da altri ragazzi che abbiano compiuto 15 anni (ma le regole sono diverse da impiant a impianto e non starò a distinguere). Con una leva che è fissata sul bob ognuno può regolare individualmente la velocità, che è al massimo di 10 metri al secondo (il “vero divertimento”!). I bob stessi garantiscono la massima sicurezza, perché sono tutti dotati di schienale e sono fissati a un serpentone di tubi, per evitare che lo slittino non si sollevi dalle rotaie durante la discesa. Sono muniti di cinture di sicurezza e di tre freni indipendenti tra loro: freno centrifugo, freno a molla e freno pattini.
La pendenza media è del 18,5% (10,5°), quella massima del 40% (che significa che su 100 metri di proiezione lineare sul terreno si scende di 40 metri, una pendenza in gradi di 22°).

Sempre dalla promozione apprendiamo che lo slittino estivo Fun Bob a San Candido piace non solo ai bambini ma anche e soprattutto agli adulti: lo sci di pista ci ha ben abituati ad andare su e giù più volte, una regola che qui si ripete con la variante della fatica zero.
Solo con la pioggia il divertimentificio s’arresta per motivi di sicurezza. In qualche caso viene precisato che i biglietti non si rimborsano.

Secondo i proprietari, il fun bob di Auronzo è il più lungo del mondo (circa 3 Km). Ma guarda caso tutti gli impianti sono i “più” in qualche cosa. Talvolta si evita di dire “del mondo” e ci si accontenta di dire dell’Italia o del Sud Tirolo. Auronzo è aperto ininterrottamente da luglio a metà settembre circa, e la caratteristica di questa rotaia è di essere sistemata su una strisciona d’erba che d’inverno è una pista da sci. Per quelli che volessero sudare un po’ (ma esistono ancora?) c’è la salita a piedi fino al Monte Agudo 1573 m, di circa 2 h.

Il fun bob di Auronzo
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Dalle parti di Belluno l’impianto ricreativo che dal 2012 per un paio di estati aveva allietato gli spensierati lungo la pista Coca del Nevegal è stato demolito per scarsa o nulla redditività. I suoi resti sono stati abbandonati per lungo tempo (e forse lo sono ancora, non abbiamo verificato) alla partenza della seggiovia del Col Canil, in fondo a via Col de Gou, accanto a una casa diroccata, con il tetto precario. Si dice che questo impianto sia costato 800.000 euro alla Nis Nuovi impianti sportivi, che però l’aveva comprato a rate, attraverso la Unicredit leasing. La municipalizzata è stata dichiarata fallita, a settembre 2013 si è svolta l’asta dei beni: partecipavano Magnifica Terra di Bormio, Golin Reciclyng di Longarone e una cordata slovena. La vittoria è andata all’Alpe del Nevegal con un’offerta al rialzo di 92 mila euro.

Nevegal
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Passo della Presolana
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In località Donico, al Passo della Presolana, c’è un altro impianto ben conosciuto. Lo pubblicizza la Sezione di Bergamo del CAI, nel suo sito, proprio sotto alla citazione dello Statuto CAI in cui si legge “Il Club Alpino Italiano (C.A.I.) […] ha per iscopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale”. Vedere per credere: http://geoportale.caibergamo.it/it/fotografia/pista-bob-estivo-donico.

Alpyland, Monte Mottarone
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L’isolato e panoramico rilievo del Monte Mottarone, sopra Stresa sul Lago Maggiore, è stato declassato a parco di divertimento. Il nome è assai istruttivo: Alpyland. Anche lì, nel luogo da cui lo sguardo si perde verso le Alpi, i laghi e le terre lombarde, lì sulla vetta della “montagna dei novaresi”, è stato costruita una rotaia da bob “divertimento per tutti e per tutte le età”. La pista è lunga 1200 m e si sviluppa su un dislivello di 100 m.

All’Alpe Campo di Rimasco (Valsésia, provincia di Vercelli), “adrenalina… divertimento… emozioni forti per il fun bob più bello e veloce d’Europa. Un’esperienza unica da provare subito”. In Val Sermenza dunque “pendenze e curve impressionanti che sapranno stupire anche i più coraggiosi”!
E poi: “un’attrazione incredibile, al limite della fisica, dove in tutta sicurezza, si può sfrecciare giù per la montagna a tutta velocità!”. Eccola l’altra parola magica “in tutta sicurezza”, ancora una volta a creare un ossimoro con “sfrecciare” e “tutta velocità”.

Qui si è fermata la mia ricerca, di certo limitata, sulle Alpi italiane. Il quadro che già ne risulta (così incompleto) è preoccupante, sia per le questioni etiche accennate (la smania del pubblico di avere nuovi giochi da consumare e quella degli operatori di offrirgliene sempre di nuovi), sia per quelle estetiche relative all’impatto visivo dei biscioni d’alluminio luccicante (cioè, anche per chi non vuol vederlo, è un po’ come per le croci sulle vette, ma peggio).

Negli altri paesi alpini non credo la situazione sia migliore, anzi. Mi sono soffermato sul Mountain Coaster Kandersteg. Qui si cita la definizione che Wikipedia dà di questo tipo di scivolo a rotaia: “alpine coaster, ovvero l’ottovolante alpino, o fun bob, a volte chiamata anche slittovia estiva, che è una tipologia di montagna russa che viene spesso utilizzata per sfruttare anche nel periodo estivo gli impianti e quindi le piste sciistiche (a volte l’impianto è utilizzabile anche d’inverno)”.

Il Mountain Coaster di Kandersteg
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Lo scivolo di Kandersteg (paesino della Svizzera centrale) vanta una semplice struttura meccanica, a zero elettricità, che oltre a essere sicura e funzionale, è anche silenziosa, visto che non riproduce i classici rumori delle montagne russe, e “grazie a questa ultima caratteristica la discesa si vive con adrenalina ma anche in totale armonia con la natura intorno”.

Per la promozione non si fa mistero e si usa una porno-seduzione tipo “se il bambino che è in voi freme davanti a scivoli acrobatici e montagne russe, dovete assolutamente provare questa eco-friendly e super-adrenalinica attrazione!”.

In inglese si giunge a dire, con chiarezza: “Ski resorts in the summer don’t have to be boring (le località di sci d’estate non devono essere noiose). La noia, a nostro avviso, è una malattia dell’anima che di certo nessun “resort” guarirà mai. E’ giusto illudere così? Con un’esperienza banale che però “involves lots of twisting, turning, and (probably) screaming”?

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Bob estivo: fatica zero ultima modifica: 2016-07-25T05:37:45+02:00 da GognaBlog

28 pensieri su “Bob estivo: fatica zero”

  1. 28
    Luca A. says:

    Questo agosto andrò in vacanza (prima volta) a San Candido. Sapevo già di questa installazione da luna-park dalla quale starò ben alla larga cercando con tutte le mie forze di tenerne lontani anche i miei piccoli nipotini.
    Non smetto di chiedermi perché frequenti certe località gente che alla montagna non è interessata a frequentarla “così com’è” (ma forse dovremmo onestamente precisare: “così come si usava frequentarla in un’epoca che ci è cara ma che non c’è più”, e se fosse così precisato la spiegazione sarebbe servita su un piatto d’argento).
    Ho colleghi che portano i bambini in località di montagna dove trovano scivoli e castelli in plastica gonfiabile, e solo per quello. Se sotto c’è un prato, è un accidens, una iattura. Già negli anni 80-90 a San Martino di Castrozza, mentre io ventenne macinavo assatanato dislivelli da paura ogni giorno, buona parte dei miei coetanei non si schiodavano dalla sala-giochi a gettoni, ma vabbé, la scelta di andare in quel posto anziché a Rimini era evidentemente dei genitori.
    Penso, forse con ingenuo ottimismo, che se chi promuove il turismo di una certa valle volesse orientare l’offerta sul versante (oggi abbastanza di moda e quindi non difficilissimo da perseguire) “slow-eco-sostenibil-natural-tipico-filieracorta” e via dicendo, potrebbe ottenere buoni risultati (anche economici) senza bisogno di tornare a un’epoca che non c’è più e che non potrà tornare.

  2. 27
    Marco Benetton (Blitz) says:

    Antonio su questo sono d’ accordo al 100%
    è come legare due cavalli a un carretto, se questi tirano ciascuno per i fatti propri, il carretto non va da nessuna parte, o va alla cavolo, se invece tirano all’ unisono il carretto va nella direzione voluta e fa strada…

  3. 26
    Antonio Arioti says:

    Credo ci siano tanti risvolti. Io ho provato ad esporre la mia visione dei fatti ma non pretendo certo di avere ragione.
    Ciò che invece vedo mancare, ma non me ne meraviglio, è un’azione mirata da parte di tutte le persone e di tutti gli enti coinvolti. Siamo in Italia e, nel bene e nel male, ciascuno si muove coi piedi propri. Siamo fondamentalmente degli individualisti con molto senso pratico (soprattutto le vecchie generazioni) ma scarso senso del bene comune. Peccato perchè le bellezze naturali di questo paese meriterebbero di più così come meriterebbero di più coloro che vedono nella natura un qualcosa con cui integrarsi e non solamente un qualcosa da sfruttare.

  4. 25
    Pietro says:

    I primi a depauperare e banalizzare la montagna sono i valligiani. Non gli frega nulla. Per costruire un albergo in più o quattro negozi e un bar, passerebbero sopra qualunque cosa. Sono ormai corrotti dal denaro fino al midollo, e i discorsi (giusti) di preservare, mantenere etc. fanno loro venire l’orticaria. Le volte che ho tentato di dimostrare che la tale opera/impianto di risalita/costruzione non si doveva fare, mi han sempre risposto “ma i nostri figli devono pur vivere”

  5. 24
    Agh says:

    Chiaramente la questione “bob si/no” ci porta a considerazioni più generali e fondamentali sul nostro rapporto con la montagna. Sempre là si va poi fatalmente a parare. Io nonostante l’età non più verdissima mi sciroppo ancora escursioni da 20 km, spesso fuori sentiero: a me piace, ne ho bisogno, il fisico ancora regge, ma a volte mi chiedo quanto sottile sia il confine col masochismo.

    Perché mi rendo conto che per molti dei miei coetanei che in montagna non ci vanno, l’escursionismo come lo faccio io è improponibile, men che meno l’etica del sacrificio, del sudore e della fatica, in una società dove l’imperativo oggi è “rilassarsi”.

    Molti anzi mi chiedono, con un malcelato senso di compatimento: “E poi una volta che sei in cima alla montagna cosa fai?”. La verità è che noi “sudatori” siamo sempre più una piccola nicchia. In Val di Fassa da qualche anno a questa parte, il marketing sta cercando di far passare l’idea che i rifugi non sono più quelli di una volta, ma sono dotati di ogni comfort. Tra un po’ ci metteranno le saune, sono sicuro, le mini-spa e i percorsi Kneipp. Già adesso propongono la cucina da gourmet, o le grigliate di pesce. Ma la gente, così, la educhi o la vizi? Cosa insegni? Se sbracano gli indigeni che dovrebbero essere i custodi dei loro paesaggi e delle loro tradizioni, cosa pretendi dal turista, magari russo o polacco, che non sa una mazza e l’anno dopo va a sbronzarsi a Sharm el Sheick?

    E a queste distorsioni vanno dietro anche gli italiani, i turisti casalinghi. Oggi se nei rifugi proponi il glorioso “piatto alpinistico” te lo tirano dietro. Non so neppure se è una questione nostalgica, il solito discorso de “ai nostri tempi”. Non credo. Sono convinto che le persone, fondamentalmente, cerchino ancora esperienze diverse da quelle che possono trovare facilmente in città. Il compromesso trovato dall’Alto Adige mi pare accettabile: li trovi ancora una identità da esplorare e da scoprire. Non è un caso che da loro il turismo funzioni moto bene.

    Urbanizzare la montagna è, alla lunga, puro autolesionismo. Ricordo che negli anni ‘80 quando viaggiavo per la Patagonia, vedevo i turisti che venivano a frotte da tutto il mondo per un’unica ragione: perché non c’è niente! No turismo di massa, no mega strutture, solo natura di un selvaggia bellezza, servizi spartani. Certo noi non potremo mai essere la Patagonia, ovviamente, ma industrializzare il turismo per proporre gli stessi stili di vita cittadini è un errore. Che alla lunga pagheremo caro.

  6. 23
    Marco Benetton (Blitz) says:

    Antonio, il turista è pigro di natura (alla fine, va in vacanza per staccare dalle rotture di balle quotidiane), di conseguenza se tutti gli propinano il giro delle Tre Cime o il laghetto del Sorapiss, lui va là, non cerca di fracassasrsi giú per la Forcella Anna di cui ormai anche il CAI ha dimenticato l’ esistenza (io l’ ho scoperta perché ho il vizietto di spulciarmi le carte e costruire anelli altamente improbabili che poi puntualmente realizzo, magari portando a casa qualche ricamino nuovo sulle gambe 😛 ).

    Altro esempio, vai a Cortina, parli con un qualsiasi escursionista/ferratista: tutti conoscono la ferrata Dibona lungo le linee italiane, nessuno conosce la ferrata De Pol che ripercorre le linee austriache e, a fine ferrata, ti molla davanti ad un circo ex glaciale che ti ci vuole un pacco famiglia di sali per riprenderti da quanto bello è;
    ricordo ancora quella volta, 4 anni fa, ci sono arrivato davanti, mi son seduto là e sono rimasto imbambolato non so quanto…

    Per quanto riguarda bob, centri benessere, ecc, dobbiamo considerare che il turista medio (quello che fa i numeri che fanno girare alberghi, negozi, rifugi, ecc. trattenendo i montanari dall’ andare in fabbrica) quando va in vacanza cerca innanzitutto di fuggire dallo stress e dalle rotture di balle a cui è quotidianamente sottoposto e cerca ovviamente la località con il maggior numero possibile di questi “servizi complementari”.

    Calcola poi che non tutti i giorni si può andar per monti, perché magari si è stanchi da un giro pesante fatto il giorno prima, oppure perché il meteo fa schifo e non si vuole provare il brivido dei capelli che si rizzano e del ronzio tipo zanzara dietro al collo (l’ ho provato 4 anni fa, una delle sensazioni piú brutte della mia vita e che mi ha fatto diventare metereopatico, anzi metereoisterico): in queste giornate uno cerca l’ alternativa, che trova appunto in quelle che io chiamo “cazzate di corollario”.

    Alla fine del fun bob, prova a mettere una foto-gigantografia per esempio della famigerata Forcella Anna, o di qualche ghiaione dimenticato da Dio ma percorribile in qualche modo, mettici una frase ad effetto (ormai al giorno d’ oggi la comunicazione è tutto e bisogna metterselo in testa, che ci piaccia o no) e l’ informazione che le Guide organizzano escursioni alla scoperta di questi posti nascosti.
    Secondo me a piú di qualcuno si accenderebbe la lampadina in testa. Per questo parlo di cavalli di Troia.

  7. 22
    Antonio Arioti says:

    Marco, ci siamo accavallati e ho visto che hai aggiunto delle altre cose.
    Non sono molto d’accordo sui “cavalli di troia” e ti spiego il perché. Il rischio, secondo me, è che ci si fermi ai cavalli di troia, a prescindere dall’eventuale impegno profuso da Guide alpine, CAI, ecc..
    A mio avviso bisognerebbe invece puntare fin da subito sulla valorizzazione della fatica come strumento di autorealizzazione. “No pain no gain”, vecchio motto dei palestrati ante litteram, finito in soffitta per via dell’utilizzo massivo degli anabolizzanti.
    Oggi si propaganda il risultato facile e veloce, in tutti i campi, e gli psicoterapeuti prosperano. Bisogna avere la forza e il coraggio di valorizzare l’impegno e il sacrificio non solo come mezzo per raggiungere un risultato oggettivo ma come strumento di crescita personale, fisica e psicologica e, per chi non è troppo razionale, anche spirituale.

  8. 21
    Antonio Arioti says:

    Ehm.. Proviamo a mettere un po’ di ordine.
    Da che mondo è mondo l’uomo modifica il territorio. Il motivo è abbastanza semplice: cerca di stare meglio. Nei bei tempi andati (belli poco a dire il vero) non è che l’essere umano si mettesse dei gran problemi e se certe cose non le faceva non credo fosse per rispetto della natura ma semplicemente perché non le sapeva fare. Gli indiani d’america vivevano a contatto con la natura perché probabilmente non sapevano fare di meglio (non conoscevano neanche la ruota).
    Con l’aumento esponenziale della popolazione i nodi vengono però al pettine e pertanto bisogna fare le cose in un certo modo. in caso contrario si rischia l’urbanizzazione di ogni lembo di territorio del pianeta. Poi è chiaro che vi sono paesi in cui si sta’ meglio e altri in cui si sta’ peggio. L’Italia è una nazione piccola, con una popolazione considerevole e in costante aumento, soprattutto per via dei flussi migratori, e con un insediamento sparso, a differenza per esempio del Giappone che, su un territorio leggermente più grande, ha una popolazione doppia ma concentrata quasi esclusivamente negli agglomerati urbani.
    Detto ciò immaginare una montagna immodificabile è un pio sogno, lo dico razionalmente parlando. Forse sarebbe auspicabile ma siamo nel campo dell’utopia. Pertanto si tratta di trovare delle soluzioni integrabili col territorio le quali, pur modificandolo, ne rispettino tutto sommato le prerogative. La wilderness, almeno su larga scala, in Italia è un sogno irrealizzabile perché bisognerebbe cambiare la mentalità di milioni di persone (mentalità formatasi nel corso dei secoli) e renderla simile a quella dei Giapponesi. Ma noi non siamo giapponesi e non lo saremo mai.
    Chi vive in montagna, e da questo punto di vista comprendo lo sfogo di Marco Benetton, se pensa di accaparrarsi il turista trasformandola in un parco giochi avulso dal territorio commette un errore che alla lunga gli si ritorcerà contro. Certe iniziative possono andare bene sulla Riviera romagnola dove il mare fa schifo. Gli imprenditori della riviera si sono per forza di cose dovuti inventare qualcosa di alternativo e, nel suo genere di unico al mondo, pena l’oblio. Le nostre montagne non hanno bisogno di tutto questo, dei centri commerciali, delle vie piene di negozi griffati, di strutture completamente in antitesi col territorio. Sono già belle così come sono e ha ragione Blitz quando dice che ci sono un sacco di sentieri a disposione che non fuma nessuno (anche se, egoisticamente parlando, mi vien da dire “per fortuna”).
    Secondo me il turista non cerca ciò che gi viene propinato, sono le genti di montagna che, direttamente o indirettamente, glielo propinano. E questo perché ritengono di portare a casa un po’ di soldi. Alla fine tutto gira intorno al denaro che però finisce sempre nelle stesse tasche. Il montanaro che lavora in fabbrica, perché ce ne sono, mica tutti sono albergatori, taglialegna, maestri di sci, affittacamere, ecc., quale vantaggio può avere da un turismo di un certo tipo? Secondo me nessuno a meno che non vi sia una redistribuzione sotto forma di servizi e riduzione di tasse.
    Come possiamo vedere le cose non sono per niente semplici e come sempre bisogna andare a fondo delle problematiche per cercare di comprenderle. La vera sfida è quella di valorizzare ciò che si ha per quello che intrinsecamente vale. Non è semplice, me ne rendo conto, costa fatica e ingegno e a parole è più facile che nei fatti ma se si continua a preferire l’uovo oggi alla gallina domani si rischia di non avere più uova perché nel frattempo la gallina è morta.

  9. 20
    Marco Benetton (Blitz) says:

    Guarda, secondo me invece il bob estivo fa parte di quelle “cazzate” che fanno da utile corollario nell’ insieme dell’ attrattiva turistica, e che a mio avviso andrebbero usate come “specchietti per allodole” per portare su turisti.

    Poi una volta che i turisti sono su, allora la è il momento di “affondare il colpo” (magari con uscite organizzate dalle az. turistiche e accompagnate da Guide) per portarli a scoprire gli itinerari “insoliti”, fuori dalla massa, a scoprire nuovi (e spettacolari) punti di vista sulle montagne.

    Se adeguatamente sfruttate, tutte queste “cazzate” di corollario (bob, spa, ecc) potrebbero essere degli ottimi “cavalli di Troia” per far presa sulla gente e portarla dove non si aspetta. Bisogna però che gli operatori (impiantisti, az. turistiche, Guide, CAI, ecc) facciano gioco di squadra, e non ciascuno per i fatti propri.

  10. 19
    Alessandro Gogna says:

    Per Guido: ho impostato la ricerca automatica nell’articolo delle parole “nordic” e “walking”. L’unico luogo dove entrambe appaiono è in una frase dove elenco una serie di attività non che “danno fastidio” ma che hanno in comune le caratteristiche 1) di aver “attecchito” in tempi recenti e 2) di essere molto prossime alla “fatica zero”. Che traspaia da questa frase la mia scarsa considerazione per queste attività è evidente, ma non sono andato oltre. Il “fastidio” è altro.
    Per Marco Benetton (Blitz): alla fine mi pare stiamo dicendo la stessa cosa… Di certo né tu né io sappiamo quale sia il metodo migliore per convincere la gente a fare una bella sudata su un ghiaione. La differenza tra noi è che io sospetto fortemente che fornire costoro di impianti di bob estivo non aiuti.

  11. 18
    Guidi Azzalea says:

    Allora rileggi bene l’articolo…

  12. 17
    Marco Benetton (Blitz) says:

    ESCURSIONISMO

    Qua Alessandro ha detto la parola magica: escursionismo, a mio avviso il punto di partenza di chiunque faccia attività in montagna.

    Siamo sicuri che chi un giorno va sul fun-bob, i giorni prima non si sia fatto un’ escursione magari di piú giorni?

    Purtroppo il turista odierno è sempre piú esigente: non gli basta il sentiero col rifugio (cosí come al mare non gli basta l’ ombrellone in spiaggia): vuole anche i servizi accessori, che vanno dal centro benessere alle cazzate tipo il fun-bob per il giorno dopo di un’ escursione lunga, o per il giorno in cui non è andato a camminare perché magari la mattina pioveva…

    ora, se il funbob lo facessero in mezzo ai Cadini di Misurina, probabilmente sarei già la io a smontarlo, ma in quel posto che peraltro da escursionista ho sempre snobbato (sono amante dei ghiaioni, meglio se mezzi franati) non vedo che fastidio possa dare…

    Per quanto riguarda l’ escursionismo, e qua torniamo alla parola magica, bisogna farne una bella trasfusione nel sangue dei turisti, e tornare a valorizzare i sentieri al di fuori dei soliti giri.

    Ma non è che suonandosela e cantandosela qua tra i soliti “25 lettori” si ottenga qualcosa, anzi dall’ esterno sembra quasi di vedere una autoproclamata élite che spala m’rda su tutto il resto.

    Perché allora non cominciate a coinvolgere le aziende turistiche, le associazioni guide, i vari enti locali, in modo da promuovere seriamente una “riscoperta” della montagna?

    Io ormai sono anni che vado a ravanarmi sentieri semiabbandonati, che vado a cercarmi vecchi sentieri di guerra (dove godo della solitudine assoluta), che vedo una traccia e vado a curiosare dove porta, ma io ho una tara mentale mia, perché non facciamo in modo che anche il turista che spegne il cervello quando va in ferie, non possa scoprire il bello, il fascino di questa riscoperta?

  13. 16
    Alessandro Gogna says:

    Se c’è una cosa che non dà fastidio a nessuno è proprio il nordic walking. Anche se sono tutte braccia rubate all’escursionismo, quella parola che nessuno vuole più udire.

  14. 15
    Marco Benetton (Blitz) says:

    scusate ma sinceramente per quell’ affare a Monte Agudo non vedo motivo di stracciarsi le vesti…

    stiamo veramente andando a fare le pulci all’ assurdo…

    Cioè, scusate, c’ è un parcheggio da non so quante centinaia di posti auto alle Tre Cime, con tanto di due linee di autobus che salgono (sia dalla Pusteria che da Belluno), e quello va bene, in compenso andate a rompere i maroni per una rotaia posata lungo una pista da sci? che l’ hanno fatta pure a Badaling come discesa dalla Grande Muraglia!
    Scusate, ma mettetevi apposto che il caldo di questi giorni vi batte in testa…

    Non vi passa proprio niente se vi attaccate a ste robe…

    PS che palle sti montanari… ma non potrebbero andare tutti a lavorare in fabbrica? cosī la montagna rimane intonsa (tanto i veleni nell’ aria si fermano ai confini delle Alpi, vero?)

  15. 14
    Guido azzalea says:

    Mi spieghi che fastidio ti dà chi fa nordic walking ????

  16. 13
    Matteo says:

    Caro Agh ti seguo fino a un certo punto nel tuo discorso.
    “Sembra che nessuno possa accettare la montagna così com’è: deve sempre servire come banale sfondo per fare qualcos’altro”

    Bé, ha essere onesto anch’io uso la montagna per qualcos’altro, tipo arrampicare, e tutte le volte che metto un chiodo, sposto un sasso, lascio un cordino su uno spuntone per una doppia anch’io non la accetto così com’è.
    Anche i sentieri mappati e segnalati sono un modificare e, al limite, stravolgere la montagna, ma non credo siano paragonabili al parcheggio a pagamento di Lavaredo.
    In particolare circa i suoni delle dolomitici, trovo che sia una certa differenza tra questi e il dolomitisupersky con centinaia di cannoni sparaneve e gatti che fanno su e giù ogni notte a spianarla, con l’alpine coaster o altre cagate simili.
    O almeno dovrebbe (e potrebbe) esserci.
    Mi ricordo su youtube un filmato, evidentemente amatoriale, di Paolini che saliva chiacchierando con quelli che salivano con lui e credo si siano fatti almeno un’oretta di cammino: non trovo che ci sia una differenza né di impatto né, diciamo, “filosofica” con chi va in montagna ad arrampicare,

    Certo che se poi la cosa diventa una sorta di “oi ‘ndemo a veder i pin floi” in quota, con l’uso abnorme di mezzi ecc. la cosa cambia

  17. 12
    Alberto Benassi says:

    ” gran bel centro commerciale tra Mazzin e Campitello, per esempio, potrebbe essere la prossima tappa.”

    Luca pensi che qualcuno, che ha molto a cuore… le Dolomiti non ci abbia già pensato.

    Del resto nei centri commerciali la gente vive felice. Abbiamo tutto, non ci manca nulla. Vita spianata.
    Ma non c’era già una pubblicità in questo senso di un grosso della grande distribuzione?
    Mi sembra di si.

  18. 11
    Luca Visentini says:

    Bravo Antonio, me lo stavo chiedendo anch’io.
    Recentemente sono tornato in Val di Fassa e ho scoperto che c’è una figura nuova negli alberghi, una sorta di animatore che un giorno alla settimana porta il cliente in montagna (state buone, guide alpine, lo porta al Ciampedie oppure in Val San Nicolò…). Sono stato tra l’altro in tutti i paesi fassani e dappertutto ho visto gente per me brutta, che faceva vasche su vasche, guardava le vetrine e basta. Chi viene in Trentino e soprattutto in Dolomiti, insomma, non viene più per la montagna, è come se andasse in spiaggia e muore a suo modo di noia. Un gran bel centro commerciale tra Mazzin e Campitello, per esempio, potrebbe essere la prossima tappa.

  19. 10
    Antonio Arioti says:

    Ma siamo sicuri che sia il turismo a chiedere queste cose? Francamente ho dei dubbi.

  20. 9
    Alberto Benassi says:

    non ho nulla contro il turismo di montagna.
    Vado ad arrampicare in Dolomiti da una vita. Amo le Dolomiti. Prima via in Dolomiti: Costantini -Apollonio alla Tofana nel 1982 , avevo 22 anni. Ho ricevuto tanto ma ho anche dato tanto!!
    Quindi penso di avere il diritto di dire la mia anche se non sono nativo di queste zone.
    Credo che il turismo sia una possibilità contro l’abbandono e una certa distruzione della montagna. Vedi quello che stanno facendo alle Apuane.
    Forse il turismo potrebbe essere una possibilità economica per salvarle invece non viene praticato. Anzi viene AFFOSSATO. Perchè? Perchè c’è il marmo!
    Però ci deve essere un rispetto di base. Per il turismo non si può autorizzare di tutto, cancellando l’anima vera dei luoghi trasformandoli in vetrine fasulle e facendo anche degli scempi ambientali Scempi che prima o poi si ritorceranno contro le popolazioni stesse. Magari non da subito ma sicuramente nelle generazioni future.
    Ci deve essere un limite. E oggi invece abbiamo perso il senso del limite.

  21. 8
    Dudu says:

    Ci sono persone, comunità intere per fortuna, che ancora vivono nelle valli di montagna, e la montagna ha bisogno delle persone per essere curata e coccolata, queste persone che ancora scelgono di rimanere e far nascere i propri figli nelle valli dei propri avi è giusto che ci possano vivere degnamente e per far questo non bastano le attivitá tradizionali, agricoltura, pastorizia, lavoro nei boschi c’è bisogno del turismo e che ci piaccia o no il turismo chiede queste cose , impianti di risalita, alpincoaster ecc questo è il prezzo richiesto per avere la montagna presidiata, io che in montagna ci vivo non ci vedo niente di male nel sacrificare una piccola parte del territorio per potere, in cambio, rimanere a vivere nelle valli dei miei antenati. La montagna deve vivere e poter essere vissuta non diventare museo per pochi. Svizzera e Austria insegnano, il rispetto per l’ambiente può benissimo stare insieme anche alle attività ludiche alla moda.

  22. 7
    Fabio says:

    Basta, con questi “duri e puri”, in fondo sono strutture temporanee montate su pendii gia devastati dalle pista da sci… E poi vorrei proprio vedere chi di voi per andare al torino non prende la funivia
    Cordialita’

  23. 6
    Agh says:

    Un “alpine coaster” (bob su rotaia) esiste anche nel Latemar-Dolomiti patrimonio Unesco (sic). Ma non è l’unico obbrobrio: poco vicino un albergatore ha fatto portare 170 tonnellate di sabbia dell’Adriatico per fare un campo di “beach volley”, con tanto di palmizi. Poteva bastare? No, si sono inventati anche “La foresta dei draghi”, passeggiata tematica con pupazzi vari e “uova di dinosauro” lungo il percorso camuffati da land art. Anche i tanto celebrati “Suoni delle Dolomiti” gabellati come grande successo turistico e di marketing rientrano nella stessa logica del baraccone, della montagna-luna park dove migliaia di persone sono attirate in quota coi concerti pagati dall’ente pubblico, dove si esibisce gente che sa il cielo cosa c’entra con la montagna (Mannoia, De Gregori. Bregovic etc). Sembra che nessuno possa accettare la montagna così com’è: deve sempre servire come banale sfondo per fare qualcos’altro… http://girovagandoinmontagna.com/blog/2013/06/14/i-suoni-stonati-delle-dolomiti/

  24. 5
    Herman says:

    Siamo ormai da tempo, in una realtà dove prevale il pensiero che è “l’uomo al centro del tutto” e la Natura gli DEVE girare intorno e pertanto si legittima tutto quello che convalida questa insana teoria!
    Poi forse tra qualche tempo finira questa “moda” e si lasceranno ancora una volta, sul terreno i resti (vedi impianti sci dismessi) della stupidità umana!

  25. 4
    Alberto Benassi says:

    E’ un pò come l’opera galleggiante sul lago d’Iseo dell’artista Christo Yavacher.
    Adesso tutti scoprono le bellezze del lago d’Iseo.

  26. 3
    Matteo says:

    Perché stupirsi? Non vedo poi molta differenza nell’approccio con le normali piste da sci, se non che sulle piste da sci un minimo di muscoli li devi pur avere.
    Fa piacere comunque che almeno in un caso l’impianto sia fallito: lascia un minimo di speranza riguardo al destino di tutti gli altri (ivi compresi quelli da sci)

  27. 2
    Alberto Benassi says:

    Quello che mi fa incazzare è che per apprezzare certi luoghi, quello che certi luoghi possono dare, la gente ha bisogno di certe puttanate.

  28. 1
    GIANDO says:

    E poi facciamo la punta agli spilli sul parco giochi boulder.. Questa sì che è un’emerita puttanata della quale non si sentiva il bisogno!

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