Bob Shepton

Bob Shepton
(tra mari e montagne glaciali)
di Giorgio Daidola
(già pubblicato su Bolina, settembre 2016)

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(3)

Gli incidenti avvengono così velocemente che non si ha il tempo di avere paura. Penso che questo sia un bene! (Bob Shepton)”.

Bob Shepton è l’ultimo grande interprete delle avventure “mare e montagna”, ossia raggiungere in barca a vela pareti da scalare o pendii da sciare. Avventure che lui vive in modo frugale, sulle orme e nello stile del grande Bill Tilman. Difficile sintetizzare in poche parole una lunga vita avvincente come la sua, fatta di scalate estreme, di lunghe traversate sugli sci di isole glaciali, di un giro intorno al mondo passando per Capo Horn e Antartide, di innumerevoli traversate nord atlantiche. E poi, come chicca finale, a 78 anni compiuti, il passaggio a nord-ovest. Il tutto vissuto con una Westerly in vetroresina di 10 metri, il suo Dodo’s Delight, cui è affezionatissimo, e con equipaggi formati dai migliori climber del mondo, da sciatori virtuosi e sciatrici affascinanti. Tutti sempre molto più giovani di lui. Bob a 81 anni continua a scalare, a sciare, a frequentare i mari più duri del mondo, come se nulla fosse. Ha prestato servizio nella Royal Marines e ha fatto anche paracadutismo. Nel suo sito internet si propone tuttora come skipper per trasferimenti di barche in qualsiasi parte del mondo. Può sembrare strano che questo ultimo grande avventuriero sia anche un uomo di fede: ha infatti preso i voti come reverendo anglicano nel 1961 e ha insegnato in qualificate scuole britanniche. I maliziosi dicono che sotto le vesti da prete abbia sempre pronto un imbrago per arrampicare o per assicurarsi sulla sua barca. Quando non naviga, vive con la moglie Kate, figli e nipoti a Oban, in Scozia. Ha vinto per due volte il Tilman award, massima onorificenza cui può ambire un uomo di mare. Nel 2012 è stato insignito del Piolet d’Or, massimo riconoscimento per un alpinista.
Ultimamente dovrebbe aver fatto la traversata di Shackleton in South Georgia. Avrei proprio voluto andare con lui ma non c’era posto in barca!

Nel 2014 ha pubblicato Addicted to Adventure sulla sua fantastica vita. Un’autobiografia che ci fa capire che la vera avventura esiste ancora. “Basta essere coraggiosi e un po’ matti” dice Bob. E aggiunge, nella parte conclusiva del volume: “Bene, penserete voi lettori: quest’uomo è pazzo. Ma se è così si tratta di un modo meraviglioso di essere pazzo. Dio mi ha regalato una vita meravigliosa”.

In questa intervista Bob Shepton ci spiega i segreti di questa sua stupenda pazzia.

Bob Shepton

Intervista
Nella prefazione al tuo libro Addicted to adventure il grande alpinista Chris Bonington ti denomina “il moderno Tilman”. Sei d’accordo?

Il principale motivo che mi fa considerare come l’erede di Bill Tilman è che entrambi abbiamo visitato aree remote con le nostre barche, utilizzandole come punti di appoggio per fare dell’alpinismo nelle sue diverse forme. Per me tutto è iniziato nel 1990. Al ritorno dal mio giro del mondo sul Dodo’s Delight passando da Capo Horn e dall’Antartide, con un disalberamento al largo delle Falklands, mi sono chiesto: “e ora cosa faccio?” La risposta me l’hanno data i libri di Tilman. Con la sua adorata Mischief Bill era stato più volte sulla costa ovest della Groenlandia, effettuando prime salite e lunghe traversate. Aveva inoltre dimostrato che questo si può fare in una sola stagione, ritornando in Gran Bretagna prima dell’inverno. Così io sono partito innumerevoli volte dalla Scozia, con nei gavoni gli sci e i materiali per arrampicare. Ho percorso circa 130.000 miglia in mari duri, effettuando un centinaio di prime, fra vie di roccia e traversate con gli sci.

 Il tuo Westerly 33 è un’ottima barca in vetroresina, robusta e sicura. Non pensi però che sarebbe meglio una barca un po’ più grande, in alluminio o acciaio, per navigare a latitudini estreme?

“La fortuna favorisce i coraggiosi e talvolta i pazzi (Bob Shelton)”

Ho utilizzato la barca che avevo, non avrei potuto permettermene un’altra. Si tratta comunque di una barca molto robusta, anche se di 25 anni. Non la cambierei con alcune barche moderne che ho incontrato fra gli iceberg dell’Antartide e della Groenlandia.

 Il tuo libro inizia con la perdita del primo Dodo’s Delight rimpiazzato con un altro Westerly 33 acquistato anch’esso d’occasione, al quale hai dato lo stesso nome…

Ho perso tragicamente il primo Dodo’s Delight nel 2005 mentre stavo svernando da solo sulla barca in Groenlandia, a causa di un mio fatale errore. Mi è caduto gasolio sulla stufa accesa e in un attimo tutto ha preso fuoco. Dopo aver valutato diverse alternative ho concluso che, con i soldi  dell’assicurazione, non potevo permettermi che un altro Westerly 33 d’occasione. Gli ho dato lo stesso nome del primo, per  sottolineare una scelta di continuità. La nuova sfida era fare il passaggio a nord-ovest con questa barca, senza però dover svernare una seconda volta fra i ghiacci: mia moglie me lo aveva severamente proibito!

Il Dodo’s Delight 2014 tra gli iceberg di Uummannaq. Foto: Ben Ditto.

Nel tuo libro affermi che senza una compagna permissiva come Kate non avresti potuto fare tutto quello che hai fatto. Avete anche navigato insieme?

È vero, senza una moglie brava e intelligente come Kate non sarebbe stato possibile vivere queste avventure. Sono davvero un uomo molto fortunato. Con il primo Dodo’s Delight, acquistato per fare tranquille crociere con la famiglia, ho navigato spesso con Kate. Abbiamo fatto parecchie crociere con i nostri figli Petey, Rachel, Debbie e David, che sono poi diventati dei bravi marinai.

Ingia Fjord, West Greenland. “Non capisco come si possa essere affascinati dalla bellezza del paesaggio che ci circonda senza credere in Dio… (Bob Shepton)”

Nel 1992 tu sei andato in pensione come cappellano della scuola dove insegnavi. Avevi solo 57 anni. Come mai così giovane?

Il mio Preside ne aveva abbastanza di un cappellano che si dedicava soprattutto all’arrampicata, alla vela, al windsurf, allo sci, al paracadutismo mettendo in secondo piano l’insegnamento. I ragazzi invece si trovavano davvero bene con me. In sostanza mi è stato chiesto di farmi da parte. Ed è stata una benedizione di Dio, perché mi ha permesso di partire per il giro del mondo in barca, con alcuni ex alunni della scuola.

Il primo tiro di Devil’s Brew, Impossible Wall, 2010.

Hai avuto degli sponsor per le tue spedizioni?

In Gran Bretagna esiste un’apposita commissione che vaglia le domande di richiesta di fondi per sostenere iniziative con scopi educativi e filantropici. La scuola dove insegnavo era frequentata da ragazzi di famiglie povere, nessuno avrebbe potuto partecipare a un’esperienza formativa come la circumnavigazione del globo in barca a vela. La commissione fu d’accordo e finanziò il mio progetto di giro del mondo passando da Capo Horn con un gruppo di questi ragazzi. Ai finanziamenti pubblici si aggiunsero quelli di alcune ditte private e delle famiglie. Nacque così la prima (e forse unica, NdA) “Scuola di vela intorno al mondo”.

Tu sei anche maestro di sci, hai insegnato in Austria e in Svizzera. Hai usato spesso gli sci durante le tue avventure Vela-Montagna?

A me piace tantissimo sia sciare che arrampicare. Le mie rotte sono state spesso funzionali a queste attività sportive. La traversata in sci più completa che ho fatto è stata quella dell’isola di Bylot, a nord di Baffin, insieme a Peter Maxwell, mentre il mio amico Brian aveva cura della barca. Abbiamo seguito le orme di Tilman, che aveva effettuato questa traversata senza sci in quindici giorni: una prestazione incredibile. Noi con gli sci abbiamo impiegato dieci giorni, raggiungendo parecchie cime vergini. In altri casi ho dovuto rimanere io in barca: è successo così per la prima traversata della Herbert Island effettuata da Polly Murray e Tashy Wright, due affascinanti e fortissime sciatrici a telemark. Sempre insieme a Peter ho fatto anche parecchie prime scialpinistiche nel nord della Groenlandia e nell’isola Northumberland.
L’attrezzatura per sciare non manca mai su Dodo’s Delight. L’abbiamo portata anche durante il passaggio a nord-ovest del 2012-2013 per motivi di sicurezza, qualora fossimo rimasti intrappolati nel ghiaccio…

Bob Shepton all’inizio della salita alla Pt 900, Northumberland Island, 2009

Nel 2012 hai vinto il Piolet d’Or insieme a dei fuoriclasse dell’arrampicata come Nico e Olivier Favresse e Sean Villanueva…

Siamo stati premiati in blocco per le nuove vie estreme aperte in Groenlandia, scalando direttamente dalla barca, per l’occasione ormeggiata all’inglese lungo le pareti a strapiombo sul mare. Non ci conoscevamo ma abbiamo capito subito che formavamo un gruppo forte e affiatato. Ci siamo infatti ritrovati ad arrampicare sempre con il Dodo’s Delight nel 2014, in Groenlandia e a Baffin. Abbiamo fatto un film e ora andiamo in giro insieme per l’Europa a fare conferenze. Nico, Oli e Seen sono anche degli eccezionali musicisti.

Bob Shepton in salita alla Pt 900, Northumberland Island, 2009

Ed eccoci al “Gran finale”: il passaggio a nord-ovest…

Tengo a sottolineare che si tratta del gran finale del mio libro, spero proprio non delle mie avventure mare e montagna! Si è trattato indubbiamente di una sfida: barca piccola in vetroresina, equipaggio senza alcuna esperienza, uno skipper un po’ matto di 78 anni compiuti… Certamente abbiamo corso dei rischi ma ne è valsa la pena. Io non sono fatto per vivere in una società iperprotetta come la nostra. Io ho continuamente bisogno di sfide.

Infatti. A 80 anni compiuti stai programmando la traversata in sci della South Georgia per il 2017. Non pensi di esagerare con questa serie infinita di sfide?

Fare certe cose in tarda età non fa che rendere il piacere della sfida ancora più grande. Almeno per chi si sente come me “addicted to adventure” (malato di avventura, NdA)…

Addicted to AdventureBetween rocks and cold places – Adlard Coles, 2014

Quando si è determinati a fare cose folli bisogna poter contare su di un equipaggio altrettanto folle... (Bob Shepton)”  

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Bob Shepton ultima modifica: 2018-05-01T05:10:51+01:00 da GognaBlog

1 commento su “Bob Shepton”

  1. 1
    Giancarlo Venturini says:

    Grandi Uomini..nati per le grandi sfide..!  Una Storia senza fine……!

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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