Cambiare il capitalismo

Cambiare il capitalismo
(intervista a Mariana Mazzucato)
di Gea Scancarello
(pubblicato su it.businessinsider.com il 19 agosto 2019)

Spendere, ma per fare il bene pubblico. Creando valore, e non sottraendolo alla collettività. Guardando al lungo periodo, e non all’immediato: perché gli strumenti per ripensare l’economia sono gli stessi capaci di produrre inclusività, giustizia sociale, attenzione alla diversità. In altre parole, una società migliore.

Mariana Mazzucatohttps://marianamazzucato.com, economista, docente di Innovation and Public Value all’University College di Londra, direttrice dell’Institute for Innovation and Public Purpose e autrice di The value of everything (Il valore di tutto)  da tempo racconta l’esigenza di un cambio di paradigma nei modelli economici dominanti, a partire da una consapevolezza: se non si cambia rotta il rischio molto concreto è quello di una nuova ondata di fascismo, perché gli effetti di scelte economiche sbagliate si misurano non solo sul Prodotto Interno Lordo, ma soprattutto sulla società.

Partiamo dall’inizio: il capitalismo è davvero “rotto”?
“Direi di sì, e le ragioni sono diverse. La prima è che c’è stata una finanziarizzazione spaventosa dell’economia, il che significa sia che il settore finanziario è diventato più importante dell’economia reale, sia che l’economia reale è diventata finanziarizzata: con un gioco di parole, la finanza finanzia la finanza”.

Marianna Mazzucato

Cosa significa concretamente?
“Gli investimenti si concentrano nei settori che in inglese si indicano con l’acronimo FIRE: Finance, Insurance, Real Estate (finanza, assicurazioni e immobiliare). Va poi anche detto che l’enfasi delle aziende, a livello globale, è più nel ricomprare le proprie azioni che nell’investire lo stesso denaro sul capitale umano, o per altri investimenti produttivi: soltanto le imprese del cosiddetto Fortune 500 hanno speso tre trilioni di dollari in shares buyback”.

Sostanzialmente, fanno salire il valore delle proprie azioni usando la finanza piuttosto che creare le condizioni per una crescita di lungo periodo.
“Esatto. C’è poi una terza questione che spiega perché il capitalismo è “rotto”.  Se infatti anche gli investimenti ci fossero, servirebbe una profonda trasformazione del modo in cui vengono erogati e gestiti. Prendiamo il settore dell’acciaio, che è in crisi seria sia in Italia che nel Regno Unito.  Le aziende hanno affrontato la crisi semplicemente richiedendo fondi e altre forme di sostegno al governo, spesso ottenendoli. Ma non è accettabile: i governi non devono distribuire denaro,  devono creare le condizioni per la trasformazione del comparto in crisi. Qualsiasi settore dovrebbe poter ricevere sostegno solo a condizione che metta in piedi le condizioni per trasformarsi, e che evolva in qualcosa che porti benefici alla società nel suo complesso. Questo è l’approccio che è stato usato in Germania, per esempio, ma è un caso abbastanza isolato. Ironicamente, sono i Paesi in via di sviluppo quelli più inclini a trasformazioni che vadano in direzione della sostenibilità ambientale”.

E l’Italia?
“L’Italia affronta una crisi massiccia, politica ed economica, da prima dell’introduzione dell’euro: vent’anni caratterizzati da zero crescita della produttività, da bassissimi investimenti pubblici e privati e da una relazione parassitaria tra il settore pubblico e quello privato. Il governo gialloverde in carica finora ha fatto  promesse populiste che portano immediata soddisfazione – la flat tax, per esempio – mentre servirebbero investimenti massicci in tutto quello che può garantire e strutturare una crescita di lungo periodo: scuola, ricerca, scienza e via discorrendo”.

C’è sempre la questione dei conti pubblici.
“Si continua a parlare del deficit,  ma non è un problema reale. Infatti è stato molto basso per anni eppure il rapporto tra il debito e il Pil ha continuato ad alzarsi perché il denominatore non cresce. A livello puramente teorico, il rapporto potrebbe crescere all’infinito se non si fa qualcosa per far crescere il Pil. Non sono a favore della Brexit o di alcuna uscita dall’euro, ma uno dei problemi dell’Europa è che deve capire che il problema dei Paesi del Sud – Italia, Grecia, Portogallo – non è l’eccesso di spesa, bensì gli investimenti scarsi, l’assenza di un ecosistema di innovazione, la produttività ferma, la mancanza di cambiamenti strutturali. La diagnosi sbagliata del problema produce effetti: la prolungata enfasi sul tagliare – è così ancora adesso – ha reso il deficit basso una scusa per non cambiare le componenti strutturali dell’economia”.

Quali sono gli effetti di un capitalismo che non cambia, e di governi che sbagliano gli interventi, sulla società?
“L’avanzata di un nuovo fascismo. Per capirlo bisogna fare un passo indietro. La crisi finanziaria ha avuto enormi conseguenze che ancora persistono, e che ancora animano la rabbia della gente: basti dire che nel novembre del 2010, 120 mila case furono pignorate solo negli Stati Uniti e nessuna delle persone impiegate nelle banche e nel settore finanziario – responsabili della crisi – sono state chiamate a rispondere legalmente delle proprie azioni. Questo ha contribuito ad alimentare l’insoddisfazione anche nei confronti della politica, e la crescita delle destre. Così, in assenza di una contronarrativa e di una seria strategia alternativa per la crescita, basata sull’inclusività e non sulla mera redistribuzione a qualcuno, che è uno degli  argomenti facili del populismo, emergono personaggi come Salvini in Italia o Trump negli Stati Uniti, capaci di intercettare e fare crescere questa onda di insoddisfazione, un po’ come è successo negli Anni ‘30”.

La redistribuzione però è importante.
“Infatti nelle nostre priorità deve esserci sì risolvere la questione del cambiamento climatico, per cui abbiamo soltanto 12 anni rimasti o saremo tutti sott’acqua, ma c’è anche con parimenti forza l’esigenza di risolvere la crisi del populismo: altrimenti rischiamo di avere un pianeta sostenibile, ma senza la giustizia sociale, la tolleranza, l’inclusività. L’esigenza di lottare per una società tollerante ed equa, basata sulla collaborazione e sulla cooperazione, in cui si rispettano le diversità, va di pari passo con l’importanza della definanziarizzazione dell’economia e con la lotta ai cambiamenti climatici. Le tre cose sono assolutamente collegate, perché  lavorare sulle prime significa spingere per una crescita sostenibile, verde, inclusiva.  Significa passare da un modello di estrazione del valore a uno di creazione del valore”.

Come si traduce in concreto?
“A un livello di politiche, significa letteralmente rendere più premiante “il lungo periodo” piuttosto che il breve. Un esempio semplice è una tassa che renda le transazioni finanziarie che avvengono in millisecondi meno profittevoli degli investimenti nell’economia reale. Questo coincide esattamente con l’idea di premiare la creazione di valore, e non la sua estrazione. Invece, per effetto della finanziarizzazione di cui parlavamo all’inizio, le aziende si preoccupano prevalentemente dei prezzi di Borsa, e non della ricerca e sviluppo, delle risorse umane, della formazione del personale in modo che non resti sopraffatto dalla rivoluzione tecnologica. C’è di più: molte corporation hanno ricevuto massicci benefici dai governi, senza che fossero condizionati all’impiegarli per fare anche il bene pubblico. Negli Usa per esempio l’industria farmaceutica riceve 40 miliardi di dollari all’anno di investimenti, che andrebbero utilizzati non solo per sviluppare i farmaci che servono ma anche per renderli disponibili a costo sostenibile per la popolazione. Purtroppo, siamo abbastanza lontani dal vederlo succedere: per lo più siamo ancora con un modello economico in cui le aziende “estraggono” valore dal pubblico,  ma non lo creano”.

È una dinamica parassitaria del capitalismo: le aziende assorbono i benefici, ma non restituiscono nulla.
“Tutti parlano dei robot e di come ci stiano rubando il lavoro, ma non è vero. Il problema non è la tecnologia, è che le aziende non investono sui lavoratori: ci vorrebbe una sorta di contratto sociale obbligatorio che regoli i benefit di cui godono le aziende e quello che devono restituire al pubblico. Il posto in cui si vede questo meccanismo all’opera è la Silicon Valley, dove le società del tech che hanno approfittato massicciamente di investimenti pubblici, evadono le tasse penalizzando quindi i fondi pubblici per le scuole e ed altre infrastrutture critiche per i cittadini”.

Qual è invece la responsabilità dei governi?
“I governi dovrebbero fare almeno due cose importanti. In primis, assicurarsi di fare investimenti, specie quando c’è un problema di investimenti privati; poi, premiare le aziende che fanno investimenti di lungo periodo, così come quelle che lavorano concretamente per spingere la transizione a un altro modello. Si deve mettere denaro pubblico nell’economia verde, o usare le tasse e gli stimoli per spingere il cambiamento”.

Questi temi sono stati trattati più di una volta. Si fanno conferenze, gli economisti lo dicono, se ne parla sui giornali. Perché la classe politica – in Italia e non solo – non sembra afferrare l’urgenza del cambio di paradigma?
“Bè, intanto non credo che siano davvero molti gli economisti  che la pensano così: basta pensare a quello che scrivono Alesina e Giavazzi, in Italia, che è più o meno l’opposto. Anche nel Regno Unito e in America la dottrina economica predominante è ancora su posizioni molto diverse per quello che riguarda gli investimenti pubblici e la tassazione, e influenza la pratica politica. Ci sono alcuni economisti che sostengono le cose che abbiamo detto in questa chiacchierata, ma non sono abbastanza e forse non c’è abbastanza attenzione dei media tradizionali. Soprattutto, però, per capire come mai non si cambia prospettiva bisogna considerare il denaro: l’ideologia che predica il contrario di quello che abbiamo appena detto serve enormi interessi economici. Non solo perché si possono fare profitti – per esempio se alle aziende o a certi settori industriali vengono offerti sgravi fiscali – ma perché dietro all’aumento dei profitti ci sono quantità enormi di denaro speso in lobbying. Tutti sappiamo che Google non paga abbastanza tasse, ma la vera questione sono i denari spesi e gli accordi presi sottobanco per riuscirci. Il che peraltro non fa che aumentare il populismo, e non produce nessun effetto reale sull’economia. Ci vorrebbero risorse enormi per combattere quella propaganda…”.

Quindi, come si inverte la rotta?
“Ci vuole molta più coordinazione e bisogna anche capire che l’innovazione non è solo una questione di buone o cattive idee. Questa è l’estate in cui celebriamo lo sbarco sulla luna, forse l’impresa più grande compiuta dall’uomo, e dimostra che possiamo fare cose grandiose se ce lo diamo come obiettivo e costruiamo un mind set, una cornice mentale per ottenerlo.

Dopo la crisi economica, per esempio, non ci siamo dati come obiettivo il cambiamento del sistema finanziario, e non perché non fossimo capaci: non eravamo abbastanza determinati. Per cambiare il modello serve coordinamento tra Paesi con uno sforzo internazionale, trainato da qualche governo illuminato: il livello nazionale non basta. Ma ci vogliono anche un pensiero sistematizzato e moltissime risorse: se potessimo mettere insieme gli economisti, i ricercatori, gli avvocati e i media in una coalizione per creare una narrazione alternativa dei fattori chiave di una crescita di lungo periodo e della lotta al cambiamento climatico, dell’esigenza di creare nuovi tipi di partnership provato pubblico, ogni risultato sarebbe alla nostra portata. Bisogna solo capire che è davvero una battaglia”.

E tuttavia, considerato il mondo in cui viviamo, in cui si sfarinano persino le intese già fatte come quella sul cambiamento climatico, non sembra uno scenario realistico.
“È vero, ma la cosa importante è concentrarsi sugli esempi che funzionano: per esempio se si prende il settore dell’acciaio è chiaro che bisogna fare come la Germania e non come l’Italia e il Regno Unito. La Danimarca, un Paese molto piccolo, è diventato il fornitore numero uno di servizi high tech al settore dell’economia verde cinese, che investe nella trasformazione energetica 1,7 trilioni di dollari. Questo è possibile perché a livello locale la Danimarca ha saputo costruire un ecosistema sostenibile, creando connessioni rilevanti tra i servizi e il settore manifatturiero: ora quel know how è al servizio della più grande economia mondiale, e possono insegnarlo al resto del mondo. È da qui che bisogna ripartire: quello che non mi piace dell’economia predittiva è che spesso non si prende il giusto tempo per provare a cambiare le cose dal basso, o anche solo a imparare dalle esperienze degli altri per poi “teorizzare”. In questo momento storico, non abbiamo bisogno di più critici, ma di più persone che facciano”.

0
Cambiare il capitalismo ultima modifica: 2020-01-02T04:29:06+01:00 da Totem&Tabù

47 pensieri su “Cambiare il capitalismo”

  1. 47
    paolo says:

    Spero sempre in una pestilenza non dolorosa fisicamente che almeno dimezzi la popolazione mondiale e permetta una ripartenza con basi e principi più armoniosi.
    Le due guerre mondiali non hanno cambiato le mentalità, sono ancora molteplici e in continua egoistica contrapposizione.

  2. 46
    lorenzo merlo says:

    Non solo.
    C’è tutto lo stare bene intimo al momento corollario superfluo e senza valore, senza cultura, senza giustizia.

  3. 45
    Matteo says:

    Un po’ in ritardo, magari, ma mi pare interessante.
    Salvatore dice: “A sentire certuni viviamo nel peggiore dei mondi possibili.”
    Non è di certo il peggiore dei mondi possibili. Ma è altrettanto sicuro che non è il migliore.
    E’ l’unico.
    E ci sono forti segnali che sia in fase di degrado. non solo ecologico, ma anche economico.
    Salvatore sta certamente meglio di suo padre, ma io mica tanto del mio. E le mie figlie con ogni probabilità staranno peggio di me. Per non parlare dei suoi nipoti (per i quali c’è il sospetto che rischino seriamente di non stare affatto!) 
    Il potrebbe andare peggio come giustificazione per lo status quo semplicemente non è più accettabile, perché non lo è più lo status quo.
    Purtroppo non credo che siano accettabili o funzionali neanche le soluzioni dell’articolo
     
     

  4. 44
    lorenzo merlo says:

    “Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”
    Albert Einstein

  5. 43
    Roberto Pasini says:

    Sotto lo stesso ombrellone di Crovella. Circondati da cannibali. In realtà onore a loro. Che gli dei li conservino.  Senza il poeta e l’aristocratico questo blog avrebbe la vivacità del Pio Albergo Trivulzio a Milano.

  6. 42
    Fabio Bertoncelli says:

    A Milano Marittima? Sotto l’ombrellone dell’ultima fila?
     
    Finché sei in tempo, scappa!  😉😉😉

  7. 41
    Roberto Pasini says:

    Passi per il Sommo, ma definire luogo comune Orietta Berti, ti costerà secoli di Purgatorio sulla riviera Romagnola.

  8. 40
    lorenzo merlo says:

    A luoghi comuni perdo sempre.

  9. 39
    Roberto Pasini says:

    “Virtute e canoscenza” quelle caratteristiche specie specifiche che abbiamo affinato nella nostra breve storia di sapiens e che ci hanno permesso di arrivare qui. Fin che la barca va diceva Orietta Berti. Poi magari verranno altri. Ma questo è fuori dalle capacità divinatorie anche degli sciamani del gogna blog. 

  10. 38
    lorenzo merlo says:

    Due leve fantastiche per reclutare seguaci ma non per risolvere i problemi.
    Che invece si risolverebbero come?

  11. 37
    Roberto Pasini says:

    Non è fuori tema. Anche quando parliamo di montagna si scontrano due approcci: apocalittici e integrati, estremisti e riformisti. È tipico ogni volta che si parla di comunismo citare le malefatte dei bolscevichi, quando si parla di cristiani citare le malefatte dei crociati o dell’inquisizione, quando si parla di islam le malefatte dei terroristi, quando si parla di americani lo sterminio dei nativi o lo schiavismo, quando si parla di anarchia le follie dei bombaroli etc fino alle idee dei 5star e Toninelli. Poiché neppure i santi sono innocenti, alla fine tutte le vacche sono nere, nessuno si salva e il pensiero che separa e distingue viene sostituito da due potenti emozioni primarie : attacco e fuga, odio e sogno. Due leve fantastiche per reclutare seguaci ma non per risolvere i problemi, anche quello delle falesie da attrezzare, ben più semplice della riforma del capitalismo.

  12. 36
    christian.t says:

    bell’esperimento…non c’è che dire…peccato che con Kronstadt e con il buon nestor il baffo centri poco.. piace proprio questo tuo modo di sperimentare… Cmq io la finisco qui, il nostro discorso sta andando fuori tema..

  13. 35
    Giacomo Govi says:

    Considero un non trascurabile successo di comunicazione la risposta di Lorenzo.  Ma la sua lista e’ talmente lunga che egli stesso non sa da dove cominciare. Da cui il suo sconforto, e i toni di severa condanna per chi non sente lo stesso suo disagio ( per qualche motivo si e’ accanito con Salvatore ).  Per come lo presenta Lorenzo, il mondo non ha speranza.  Curioso come resti ancora la forza per eliminare l’ordine dei giornalisti. Proprio ora, che nell’epoca del web, ogni “esperto” puo’ dire la sua. 

  14. 34
    Roberto Pasini says:

    Ho fatto un esperimento. Mi aspettavo il riferimento a Stalin. Ed eccolo lì. Come sono prevedibili i comportamenti. Manco fossimo su Libero.
    Sto sognando. Siamo alla fine del viaggio, vicino alla sorgente del grande fiume, il Gogna River. Nella sua buia capanna l’amato Kant circondato da cannibali urlanti. Guarda il famoso orologio e mi sussurra accarezzandosi il codino “La luce che avevamo accesso si sta spegnendo. Il tempo è scaduto. L’Orrore, l’Orrore” Sto sudando dalla paura. Improvvisamente la scena cambia. Siamo in Val di Susa. Vedo le austere montagne. Improvvisamente appare un cavaliere sabaudo, in una splendente armatura. E’ Crovella. Mi guarda con commiserazione e mi dice “Hai visto. Cosa ti dicevo? Ma tu niente. Zuccone milanista. Abbandona i tuoi  retaggi riformistico teresiani. Vieni con me e farò di te un cavaliere aristocratico Sucai”. Come in Guerre stellari il lato oscuro della forza mi attira. Cerco di resistere con tutte le mie forze ma sto per cedere. Improvvisamente mi sveglio. Che incubo. E’ ora di alzarsi e di chiedere l’aiuto del commissario Montalbano. Addi’ 6 gennaio 2020, sulla via del ritorno dalle lontane americhe. O tempora, o mores.
     
     

  15. 33
    lorenzo merlo says:

    Non colgo il cenno allo scientismo ma forse conta poco. Colgo però l’abbraccio al sistema. E vorrei cogliere quanto dalle IVe non si evince. In particolare quali pagine o capitoli posso leggere per rivedere la mia idea?

  16. 32
    Salvatore Bragantini says:

    A sentire certuni viviamo nel peggiore dei mondi possibili. “Peggio di così non possiamo stare”, dice qualcuno. Questo qualcuno non ha la minima idea di quanto peggio possiamo stare!
    La risposta di Lorenzo si commenta da sola; è tutto giusto, ma lui vuole, nientemeno, raddrizzare il legno storto dell’umanità. Qui si parla dei difetti dell’uomo, evidenti, tanto per toccare un tema a noi vicino, nelle piccinerie, nelle gelosie o nei rancori che agitano un mondo a noi vicino, quello dell’alpinismo, grande e magari anche piccolo. All’opera lì sono le stesse dinamiche: il desiderio di autoaffermazione, di prevaricare affermandosi sugli altri, per potere o per denaro.
    Il sistema si abbatte, non si cambia, diceva qualcun altro. Questo è un film che abbiamo già visto, e che non vogliamo rivedere. Finisce male, specie per gli aspiranti abbattitori, che o sono stati a loro volta abbattuti, o son divenuti, più spesso complici e profittatori dei sistemi che dicevano di voler abbattere.
    Lorenzo, forse per capire davvero il contenuto di un libro e soprattutto per trarne le conclusioni drastiche che tu trai, bisognerebbe leggerlo, ma forse chiedo troppo; questo evidentemente è deteriore scientismo. La condanna è senza appello, me ne farò una ragione; non mi abbasserò a giustificarmi oltre, tanto meno a condannare a mia volta chi non conosco abbastanza per emettere una condanna.

  17. 31
    christian.t says:

    grazie Roberto, hai ragione,non si dovrebbe smettere mai di imparare ed io cerco di imparare ogni giorno. un gorno mi insegnerai bene anche la storiella di kronstad o di nestor maknov, oppure quanto successo in spagna nel 36 o in Russia con il baffo…
    si, e’ bello imparare,rischiando di essere bocciati, anche da chi ha sostenuto ideologie fallimentari fin dal principio ed ora si e’ convertito alla santa chiesa del mercato. 

  18. 30
    Roberto Pasini says:

    Salvatore, il tuo nome dovrebbe aiutarti a perdonare loro perché non sanno quello che dicono. Lusa ti scrivi i testi da solo o hai qualcuno che te li scrive? Se li scrivi da solo dovresti proporti come sceneggiatore a Crozza per i pezzi sull’odiatore. Christian, qua il libretto e come ti ho già detto presentati alla prossima sessione di esame, dopo aver adeguatamente studiato. E ve lo dice un vecchio comunista, anche se qualcuno mi ha detto su questo blog che siamo diventati tutti democristiani e radical chic. Si vedrà al momento del bisogno.  A volte credo con grande dispiacere che Crovella abbia ragione. Poi mi fermo e penso, a differenza di lui, che la redenzione sia possibile per tutti. Ottimismo della volontà e pessimismo della ragione, disse il fondatore. Avete mai letto qualcosa del piccolo sardo a cui bisognava impedire di pensare per vent’anni?

  19. 29
    christian.t says:

    Salvatore,ha gia ampliamente risposto Lorenzo a quanto mi appunti. Uno con un curriculum come il tuo mi delude un po quando, per difendere il capitalismo occidentale, dice che gli altri sono peggiori… ricordo anche che se abbiamo qualche straccio di diritto non è grazie al magnanimo capitalismo democratico ma alle -antidemocratiche- lotte di piazza che, tra parentesi, iniziano a manifestarsi anche in paesi extra occidentali…
    luca ti sei dimenticato che, per ringraziare questi uomini che si sacrificano per il bene comune, si dovrebbe intitolargli qualche bella via….

  20. 28
    Lusa says:

    Penso che i disoccupati dovrebbero ringraziare il sistema capitalistico. Sono liberi di non lavorare e starsene a casa o andare in giro senza fare nulla. Nel sistema comunista tutti erano obbligati a lavorare. Il capitalismo garantisce la libertà.

  21. 27
    paolo says:

    A proposito di capitalismo e democrazia.
    Oggi ho letto che il capo del governo presenta una denuncia dei redditi da un milione di euri e Renzi, l’ex capo, ma iscritto al PD, da 800.000… Amato come pensionato, era del vecchio psi, percepisce una pensione di 42.000 euri al mese e la coppia Tamara-Simone non so se supera i 600.000 🙂 
    Penso che tutti i politici debbano essere molto grati alle democrazie social-capitalistiche, ma penso anche che i cosiddetti lavoratori dovrebbero ragionare meglio e molto più spesso sulle differenze fra loro e i loro rappresentanti.

  22. 26
    Lusa says:

    E che tenerezza si prova quando si vedono i capitalisti divertirsi spensierati sui loro mega-yacht circondati da magnifiche ragazze. Ci fanno sognare come liceali.

  23. 25
    lorenzo merlo says:

    Non vittima in quanto mi assumo la responszbilità di tutto, ma critico.Nessuna posizione è esente da giudizi. La questione è esserne identificati o no.Le proposte riguardano l’alimentazione e la sua relazione con il benessere/malattia.Ugualmente per i sentimenti e l’ambiente di vita.Ovvero la generiamo e la possiamo uccidere.L’evoluzione personale non più legata al successo sociale ma all’equilibrio interiore.Il lavoro legato al talento indivduale.La scuola per formare prima uomini e poi tecnici.La realtà nella relazione e non oggettivata.La pubblicità in canali e testate degli inserzionisti, chi lo desidera li guarda e le compra.I marchi espliciti se indossati riducono il costo dei capi.La presenza pubblicitaria in emittenti considerata contraria agli interessi nazionali.
    L’abolizione dell’ordine dei giornalisti.
    La dichiarata mercificazione delle testate, nonché l’esplicita forma d’impresa degli editori dediti al profitto anche in forma di influenza dell’opinione pubblica.La logica delle bioregioni.La critica del turismo gratuito.La critica del produttivismo.Quella del consumismo.Il significato dell’opulenza.Le potenzialità di forze implicate nell’assunzione di responsabilità.La critica della tecnologia.Il valore della vita frugale.La critica della cultura analitica e intellettualistica.Il recupero dell’identità corporea.La consapevolezza della elasticità e circolarità del tempo.La dimensione amministrativa bidimensionale e quella relazione volumetrica.La consapevolezza che la scienza non è il solo modo della conoscenza, che essa tocca la superficie di un corpo più profondo.Che capire non esaurisce la conoscenza e quando la esaurisce riguarda solo quella tecnica.Ovvero che ricreare è necessario.E anche che copiare o creare implicano vite qualitativamente differenti.L’aggiornamento del linguaggio. Quello attuale contraddice tutti questi punti.Anche in questi argomenti c’è il territorio che la mappa che ci raccontano non sa rappresentare perché neppure lo sospetta.Per arrivarci è necessario dare dignità allo sconosciuto.Quello che finora abbiamo scartato d’emblée perché ignorante e poco intelligente.

  24. 24
    Giacomo Govi says:

    Lorenzo, tu spingi all’estremo la tua posizione di minoranza, cercando ostinatamente la parte della vittima del sistema. Da questa posizione ti e’ forse comodo emettere  giudizi e condanne, ma non mi pare di utilita’ per la causa che pure sembra ti stia a cuore.  In fatto di tue proposte io sono fermo all’abolizione della pubblicita’.  Se ne hai altre, anche piu’ radicali, mettile sul piatto. 
     
    “La mappa che ci descrivono non corrisponde ad alcun territorio”
     
    Parlaci dunque del vero territorio. Dicci come e’ fatto mondo hai in mente, e come ci possiamo arrivare. 
     

  25. 23
    lorenzo merlo says:

    Capitalismo democratico. Mi chiedo come sia possibile credere in questa definizione.
    Mi chiedo come possa la logica del profitto combaciare con quella del bene comune (se non in forma strategica a se stessa).
    Un po’ come occuparsi del verde dell’aiuola pensando di fare qualcosa per l’ambiente e intanto promuovere se stessi.
    La cosiddetta distribuzione della ricchezza non è certo negli scopi del capitalismo.
    Ma è strumentale ai suoi interessi.
    Il sistema si chima consumismo.
    Non resta che reinventarsi con il consumismo democratico.
    Certo molti ci crederanno.
    È già accaduto con l’impatto zero, l’ecosostenibile e l’economia circolare.
    Salvatore, ho letto le IV di copertina dei tuoi due ultimi libri. Apprezzabili ma non raggiungono la radice della questione. È endemico del capitalismo generare seprazione sociale. Se la coscienza dei lavoratori aveva a suo tempo rimediato agli orrori del capitalismo delle prime generazioni, il neoliberismo, non solo ha cancellato tutto, ma ha abbracciato la via finanziaria fino alle sue estreme propaggini a bolla. Penso che in tanta storia ci siano stati molti uomini buoni che hanno dato tutto per redimere gli avidi. Ad oggi siamo ancora a discutere se il capitalismo può essere equo. Che altro serve per considerarlo inadatto a rappresentare certi valori che certamente hai?
    Il capitalismo finaziario è in mano a pochi, quale rivisitazione dal basso può arrivare sui loro tavoli? È gente preparata, sanno dell’iniquità e dell’arbitrarietà delle loro scelte. Guerre e ricostruzioni, rivoluzioni e governi occulti che siano. Caos e inclinazioni gli saranno motivi sufficienti per autorefenziarsi e sostenere senza senso di colpa che se hanno così pianificato i ruoli e il mondo, beh così sia.

  26. 22
    Lusa says:

    In ogni piazza del nostro Paese si dovrebbe erigere una statua in memoria dei grandi capitalisti della storia.

  27. 21
    Salvatore Bragantini says:

    Caio Roberto,
    io parlo del capitalismo tout court, tu parli del capitalismo democratico, soggetto alla rule of law, che è quello che io ritengo abbia fatto molto, nel proprio esclusivo interesse certo, ma che ha avuto come risultato il miglioramento delle condizioni di vta di centiaia e centinaia di milioni di persone.
    Ciao Lorenzo,
    quando parlo di caso copro tantissime circostanze, la prima delle quali è in che famiglia si nasce; il DNA ce lo ha dato il caso!
    Vengo alla tua domanda principale; ho scritto sulla Repubblica dal 1986 al 1994. Dal 1994 scrivo sul Corriere, organo principe dell’establishment mi dirai, e hai ragione. Proprio per questo le mie opinioni, che dall’establishment ampiamente differiscono, avevano e hanno ancora, spero, più peso. La collezione del Corriere è pubblica.
    Ho partecipato a molti incontri con studenti, liceali in genere e talvolta universitari. Questi li incontravo per la passione di comunicare le mie idee e di ascoltare le loro. Ho anche incontrato, ma per lavoro, tanti esponenti della “nomenklatura”.
    Ho scritto due libri, Capitalismo all’italiana, in due stesure, 1995 e 2005. Nel 2018 ho pubblicato un libro, “Contro i piranhas, come difendere le imprese da soci e manager troppo voraci”. Tutti con Baldini & Castoldi.
    Nei libri e negli articoli troverai molte cose che ho sintetizzato nei post sul Blog.
    Quando ho iniziato a collaborare a Repubblica avevo 43 anni, ora ne ho 76. L’esperienza di lavoro e le mie riflessioni a questa connesse hanno influenzato le mie opinioni. 

  28. 20
    Lusa says:

    I capitalisti dovrebbero essere risarciti lautamente dai guadagni mancati dovuti al blocchi delle produzioni a causa degli  scioperi che si sono succeduti negli anni nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro. Nessuno ci pensa a questo danno economico. Mettetevi un pochino dalla loro parte. Quante preoccupazioni e quanti soldi hanno perso che potevano essere reinvestiti da loro creando ricchezza. Al solo pensiero mi viene il nodo alla gola…

  29. 19
    lorenzo merlo says:

    Ciao Salvatore,quanti articoli hai scritto?
    A quanti incontri pubblici hai partecipato come relatore?
    Quante incontri privati con alti esponenti della nomenklatura politica, economica, culturale puoi contare?
    Quante volte hai parlato a studenti?
    Sono domande premessa per chiederti in quali delle citate situazioni hai parlato del capitalismo nei termini in cui hai scritto ieri qui.
    Segnalami per favore gli articoli articoli dove leggere la tua rivolta, dove si evinca a chiare lettere l’urgente bisogno che citi.
    La mia proposta è di prendere coscienza che la mappa che ci descrivono non corrisponde ad alcun territorio, lo faccio come padre, come amico, come giornalista, come scrittore e anche come guida e istruttore vario. Lo faccio nel mio ambito pubblico e privato.
    Le democrazie hanno modi democratici di seppellire i fastidi.
    Le mie dita erano mosse dalla schokkatura non dall’altezzosità.
    Pedine, non ruoli.
    Non il caso né le inclinazioni, ma le scelte.
    A caso e inclinazioni potevi affiungere Dna come gli scienziati hanno sostenuto per anni e come la vulgata ha educatamente ripetuto e ripete ancora.
    Tutte le tue azioni non hanno alcuna valenza utile al problema.Il perché è banale, l’hai dichiarato nel tuo schokkante pensiero. Fa riferimento al medesimo paradigma che ha generato il problema.
    La distanza dalla natura – argomento naif per la maggior parte delle persone centrate sulla dimensione economica e sulla analisi scietifica della vita – non solo non è un problema centrale, non è proprio un problema.

  30. 18
    Roberto Pasini says:

    Il capitalismo come sistema economico sociale non è solo proprietà privata dei mezzi di produzione. Tre sono gli elementi che lo differenziano da altri sistemi precedenti: 1. Proprietà privata 2. Regola della legge (rule of law come dicono gli anglo 3. Democrazia rappresentativa. Alcuni paesi non sono dunque paesi capitalisti nella versione classica: in Cuna o in Russia non c’è la rule of law, o è una finzione. Ti possono rinchiudere e sei senza difese.Tutti i tre punti, che storicamente hanno dato grandi vantaggi rispetto alla società signorile, oggi fanno acqua. Il primo ha generato disuguaglianza, anche se il tema è controverso. Non tutti ritengono sia aumentata negli ultimi anni 2. La giustizia spesso non funziona e non tutela davvero il cittadino. In alcuni paesi di più. 3. La democrazia rappresentativa rappresenta poco i cittadini ed è diventata spesso condizionata da poteri e lobby. I tentativi di rovesciamento radicale dei tre pilastri non hanno dato finora grandi risultati ed è prevalsa dopo una certa data anche nei partiti comunisti occidentali un’ipotesi riformista. Io vengo da quel mondo ma quelli della mia generazione del dopoguerra a maggioranza non pensavano certo di lottare per costruire l’URSS in Italia. sapeva benissimo cosa succedeva lì, anche se c’erano i fideisti, i negazionisti e riconoscenti per la guerra e quelli che pensavano si dovesse comunque fare una scelta di campo nella guerra fredda. I tempi sono cambiati ma siamo sempre allo stesso punto. Il campo dei critici del capitalismo si divide in tre partiti 1, gli apocalittici/paranoici 2. I sognatori 3. I riformisti. Nel paese dei campanelli, il nostro, purtroppo i tre schieramenti spesso assumono caratteri da commedia soprattutto sui blog, ma io mi sforzo di essere ottimista, almeno con la ragione.

  31. 17
    Lusa says:

    Cambiare il capitalismo. E perché cambiarlo?
    Non c’è rispetto e gratitudine per i capitalisti!
    Con tutto il sudore che hanno versato per farci stare tutti bene…
     
     

  32. 16
    Salvatore Bragantini says:

    Lorenzo,
    ho già scritto che esistono innumervoli esempi di capitalismo; solo pochi li ritengo accettabili, il nostro rischia di uscire da questa categoria divenendo troppo iniquo; io non “accetto” il mostro, più che non “accetti” il fatto di essere uno scalatore della domenica e nulla più, di bassa statura e ormai vecchio, lo stesso (caratteristiche personali a parte) credo valga per Roberto, Giacomo ed altri.
    Il sistema nel quale viviamo ha urgente bisogno di essere riformato; tu cosa proponi in concreto, oltre ad un desiderio di giustizia e di bontà che tutti condividiamo? Sei tu che, dicendoci che non si può far altro, accetti il “mostro”. Nel quale comunque vivi e viviamo.
    Io conosco il mondo e so che il mondo è ingiusto; penso che il compito di ognuno dovrebbe essere quello di renderlo un po’ meno ingiusto. Ciò è quanto io e tanti altri han tentato di fare nella loro vita, pagandone anche le spese talvolta. E su questo punto ti lascio ai tuoi irrisori punti esclamativi e al tuo altezzoso tono di condanna. Non mi intrattengo a spiegare perché non spetta a un  giudice privo della conoscenza dei fatti giudicare; cosa che io, pur disapprovando quanto scrivi, mi guardo bene dal fare.
    Così concludi:
    La vostra democrazia ve ne dà pieno diritto. Se qualcuno non rispetterà le vostre opere buone, saprete dove rinchiuderlo e come tacerlo. Siete voi che comandate. Senza avvedervi di essere pedine.
    La “nostra” democrazia, delle cui garanzie anche tu ti avvali, è il sistema peggiore, eccezion fatta per tutti gli altri. E non rinchiude chi la pensa diversamente.
    Siamo tutti, pedine, alfieri e torri, sulla scacchiera: o meglio, sulla scena di quella cosa che si chiama vita. La vita è un palcoscenico disse qualcuno, in cui ognuno deve recitare una parte. Glie la assegnano il caso e le sue naturali inclinazioni.

  33. 15
    lorenzo merlo says:

    È stato uno schock leggere della vostra accettazione di un mostro.
    Lo è stato il vostro impegno (?) per emenadarlo.
    Null’altro serve oltre a voi per alimentare lo status quo.
    Scrivete pure le vostre motivazioni da buonsenso.
    Farcitele con le vostre leggende del sano realismo.
    Non perdete l’occasione di citare l’intelligente pragmatismo.
    Festeggiate siete la maggioranza.
    La vostra democrazia ve ne dà pieno diritto.
    Se qualcuno non rispetterà le vostre opere buone, saprete dove rinchiuderlo e come tacerlo.
    Siete voi che comandate.
    Senza avvedervi di essere pedine.
     
     

  34. 14
    Salvatore Bragantini says:

    Bravo Pasini. E segnalo a Cristian che parla di neolaureati senza tutele, donne, operai della nuova smart economy,facchini ecc. per risponderti in merito a quanto mi appunti ti chiedo se questo capitalismo a te va bene?
    Sintassi a parte, Cristian, che tutele credi che abbiano queste persone nei Paesi non capitalisti…a proposito, quali sono? Ricordo che in Cina vige un capitalismo, un altro vige negli Usa, un altro ancora in Russia; la proprietà privata dei mezzi di produzione in tali Paesi è preponderante; solosono retti da un sistema dittatoriale. Ma forse quel che non piace è solo il capitalismo occidentale; se è così, segnalo che esso è pieno di difetti, che in molti vogliamo emendare; tutti gli altri fanno viviere i loro cittadini in condizioni assai peggiori…

  35. 13
    Roberto Pasini says:

    Facciamo come sul forum di Planet Mountain.
    Ma che stai a dì Christian???🤪Hai scelto quello sbagliato come aedo del capitalismo americano attuale. La mia famiglia ha pagato un prezzo molto caro per lottare contro il fascismo e mi girano le coconas quando si fa di tutta l’erba un fascio appunto. Quando si dice genericamente che capitalismo e fascismo sono braccio e bastone. Lo trovo insultante per i tanti figli del capitalismo liberal democratico che sono morti per liberarci. Ognuno ha i suoi bottoni caldi.

  36. 12
    christian.t says:

    Roberto il tema dell’articolo e’ come cambiare il capitalismo,io ho riportato una possibile soluzione di Einstein..su come sia andata la seconda guerra mondiale qualche idea me la sono fatta dai…comunque in uno di quei due paeselli l’articolo dice che sono state pignorate 120000 abitazioni x l’ultima crisi finanziaria..dunque ne propone un cambiamento…come lo propone, o dovrebbe proporlo, la massa di sfrittati !e non parlo solo di immigrati ma anche di neolaureati senza tutele, donne, operai della nuova smart economy,facchini ecc. per risponderti in merito a quanto mi appunti ti chiedo se questo capitalismo a te va bene?

  37. 11
    Roberto Pasini says:

    Capitalismo e fascismo. Christian, scusa ma forse dovresti fare un ripassino. Ti sarà certo noto che non fu solo l’URSS a sconfiggere  il fascismo e il nazismo e a permetterci di vivere in questa europa che magari farà un po schifo ma io la preferisco a un film distopico dove sventola la croce uncinata o il fascio littorio nei rifugi e questo si chiama farinacciblog. C’erano anche altri due paeselli che qualcosa con il capitalismo avevano a che fare. O forse è una leggenda ed erano in realtà tutti d’accordo sotto banco ?

  38. 10
    christian.t says:

    cambiare il capitalismo suona come cambiare il boia quando ti devono tagliare la testa…il risultato e’ sempre quello!! Concordo con il commento 6 tranne che nella parte finale..capitalismo e fascismo sono come il braccio ed il bastone, quando uno traballa l’altro lo sorregge… Albert Einstein nel bel libro di lettere tra lui e  Freud-perché la guerra- prova a dare la soluzione al problema…collettivizzare  i mezzi di produzione…Einstein non era un rivoluzionario…forse..

  39. 9
    Lusa says:

    “Infatti nelle nostre priorità deve esserci sì risolvere la questione del cambiamento climatico, per cui abbiamo soltanto 12 anni rimasti o saremo tutti sott’acqua,..
    Una priorità? Ecco la risposta:
    https://www.gognablog.com/la-realta-climatica-che-nessun-altro-osa-menzionare/
     

  40. 8
    Roberto Pasini says:

    Riformare un modello che ha garantito in duecento anni uno sviluppo senza pari e un allungamento straordinario della vita media con danni collaterali elevati (ma quando mai il sangue non è corso a fiumi nella storia): una bella sfida per questo secolo. Gli economisti non sembrano all’altezza come ha notato anche la Regina d’Inghilterra in un famosa tirata di orecchie. Chiusi nei loro schemi micro-economici neoclassici e nelle loro equazioni necessarie per fare carriera nell’accademia. I macro-economisti classici come i nostri Napoleoni o Lunghini (per citare due maestri di gioventù) sono scomparsi e i loro allievi sono relegati in qualche nicchia universitaria. I politici dei paesi occidentali guardano ai sondaggi e ai risultati delle prossime elezioni e sono al più dei buoni amministratori che dei leader, quando va bene. Temo dovremo aspettare che il paradigma si sbricioli ancora un po’ prima che emerga qualcuno ( o forse non un individuo ma un team) che permetta di passare da Tolomeo a Copernico. Certamente se davvero fossimo nella fase finale dovremmo stare attenti ai colpi di coda, che potrebbero non essere il fascismo, come qualcuno ha notato, ma altre forme regressive. Dipende da come si interpretano i sintomi attuali : influenza o meningite?  all’inizio i sintomi possono essere confusi.

  41. 7
    paolo says:

    Secondo me il problema è da sempre la gestione delle masse.
    Bisogna dare loro sogni, tranquillità e sicurezze, con un pizzico di impegno, rischio e competitività.
    Ora viviamo nel capitalismo consumistico che è basato sulla soddisfazione del riconoscimento, ma le nevrosi e i danni visibili sulle masse e sul territorio stanno diventando ingestibili.
    Le risposte che appaiono qua e là nel mondo, come le sardine o la ragazzina ecologica, non danno convinzioni.
    Io credo che l’istruzione, la responsabilità e i meriti, come riconoscimento degli individui, possano essere la soluzione per migliorare il nostro sistema attuale di benessere: i giovani sentono questo, ma vengono frastornati dalle immagini confezionate e fanno fatica a capire come esprimersi.

  42. 6
    lorenzo merlo says:

    Allora potrà sostituirsi al socialismo per ragioni differenti dall’imbonimento?
    Potrà rinunciare al suo deus ex machina del profitto ad infinutm?
    Sarà in grado di spegnere le industrie tossiche, dalle primarie a quella della salute?
    Gli allevamenti offesivi saranno immediatamente messi fuori legge?
    Non perpetuerà la formazione di soldatini attraverso le sue università?
    Rinnegherà la sua sorellastra Finanziaria nonostante proprio lei abbia celebrato e moltiplicato i modesti successi del suo fratellastro?
    Le lobby finaziare come saranno convinte a cedere lo scettro del loro regno mondiale?
    Come saranno concepite le percentuali di disoccupati, di poveri, di disgraziati?
    Potrà andare oltre il suo razzismo di classe?
    Che valori promuoverà oltre a quello del denaro e dell’individualismo?
    Il neoliberismo sarà bandito dal suo orizzonte?
    Se si considererà soggetto ad una certa morale, eleggerà una giuria popolare o se la sceglierà?
    Si può sempre dire che nessuno ha la palla di cristallo, e morta lì.
    Ma anche che il mondo che c’è si compone di scelte individuali.
    Quindi, per quali ragioni chi ha qualcosa da perdere dovrebbe faticare per sotituire il capitalismo che ci ha condotti dove siamo con uno che ci porti altrove?
     
    Dell’articolo non condivido lo spauracchio del fascismo.
    Allora le persone avevano le pezze al culo.
    Ora hanno il Suv.
    Citare il ritorno del fascismo è demagogico e partitico.
    Dunque utile nei confronti dei meno avveduti.
    Citarlo senza fare mea culpa sulle ragioni che hanno rivitalizzato la destra, anche.
     

  43. 5
    Salvatore Bragantini says:

    Lorenzo, sono della stessa idea del tuo amico, è meglio degli altri sistemi, però ora va adeguato al mutato tempo, la iper finanziarizzazione e la ineguaglianza esasperata possono distruggerlo; per questo va modificato, per aggiustamenti, però profondi perché consci dei rischi se si continua sulla strada dell’ultimo trentennio. Capitalismo è stato quello degli anni fino alla fine degli anni ’80 che ci ha dato in Europa un certo tipo di benessere. Capitalismo era anche quello della Germania nazista, il capitalismo è proteiforme, anche in Cina orami c’è il capitalismo, solo con un partito unico al potere.
    Confermo poi quanto scritto nei post 3 e 4. Ho incontrato la Mazzucato, suo padre è, o era, un fisico che si è tasferito per lavoro negli Usa ove lei è arrivata ancora giovane, mi pare di ricordare poco più che bambina. Una tizia in gamba anche per come ha schivato i tentativi di arruolarla sotto una bandiera politica impreparata superficiale e volatilissima…

  44. 4
    Roberto Pasini says:

    Mariana Mazzucato è cittadina americana. Appartiene a quella elite di italiani emigrati in giovane età, che hanno frequentato università prestigiose, hanno acquisito una visione cosmopolita e hanno fatto carriera nelle aziende o nell’accademia internazionale. Se tornasse in Italia con il clima attuale tutti questi sarebbero demeriti e rimarrebbe probabilmente stritolata. Se ne sta dunque lontana, come altri, nonostante ci siano stati tentativi di riportarla a casa, così ho sentito. Come darle torto? Possiamo solo sperare e lavorare come possiamo perché il vento cambi ma temo ci vorrà del tempo per risalire.

  45. 3
    Giacomo Govi says:

    Confermo il giudizio di Salvatore, un’analisi espressa con competenza e serieta’. Se vogliamo il suo limite e’proprio di essere ex-cathedra. Per un paese come l’Italia, la classe politica pronta a recepire tali suggerimenti va inventata da zero.  

  46. 2
    lorenzo merlo says:

    Salvatore, un amico prof di economia di più università nel mondo mi dice che il capitalismo per aggiustamenti progressivi è sempre meglio di tutto il resto. Combattiamo sempre.
    Che ne pensi della sua idea?
    C’è ancora il capitalismo originario o la presenza finanziaria l’ha ucciso?

  47. 1
    Salvatore Bragantini says:

    Finalmente una critica del sistema capitalistico fatta seriamente, e non per slogan astratti e vacui. Ottima scelta del Blog

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.