Carie

Carie
(in ricordo di AdrianoTrombetta)

Carie è un progetto crossmediale creato da Achille Mauri, Marzio Nardi e Federico Ravassard, composto da un documentario, una mostra fotografica e una fanzine (1) a tiratura limitata, che saranno presentati in occasione dei Sustainable Outdoor Days di Milano Montagna 2019.

Da giovedi 17 ottobre 2019 sarà possibile visitare la mostra allo Spazio BASE (Via Bergognone, 34, Milano) allestita nella Sala A, mentre domenica 20 ottobre, alle 18.30, verrà presentato il documentario di 20′, Carie. Al suo termine si terrà un dibattito con ospiti speciali sul tema del recupero delle cave delle Apuane in ottica turistico-sportiva.

Carie è il risultato di un viaggio durato mesi, nato grazie all’ossessione di Nardi per quegli spazi che una persona normale riterrebbe, semplicemente, brutti.

Per la prima volta un gruppo di arrampicatori è entrato nelle cave di marmo delle Alpi Apuane, con l’intento di scoprire se fosse possibile adattarsi alle forme geometriche create dall’uomo attraverso secoli di scavi.

Marzio Nardi assicura Luca Bana

Dopo la prima giornata passata in quelle voragini bianche il gruppo realizza che la situazione è ben più complessa di quello che pensavano. Quelle linee perpendicolari sono custodi di una quantità infinita di paradossi, a partire dal loro impatto visivo: come fa qualcosa di così bello ad essere stato nato in seguito a una distruzione sistematica di una montagna?

Arrampicano con i friend per non lasciare traccia del loro passaggio, grazie a fessure create dalla mano dell’uomo, per una materia il cui sfruttamento ne richiede la distruzione. Più giorni passano là, e più devono fare i conti con i controsensi. Così cominciano a fare domande a chi, lì, ci vive: minatori, geologi, ambientalisti. E poi gli scalatori. Ogni individuo concepisce le cave delle Apuane secondo un punto di vista direttamente collegato alla sua attività. A collegare tutti c’è il fascino con cui il marmo, elemento apparentemente privo di vita, ha catturato le nostre menti.

Comprendono quanto quelle pareti nascondano un’enorme serie di contraddizioni a livello sociale e ambientale: che sono emerse gradualmente nel corso dei vari viaggi intrapresi verso la provincia di Massa-Carrara. 

Parlando con Achille Mauri, cioè colui che ci ha fornito queste notizie di prima mano, emerge la sua preoccupazione che coloro che hanno aiutato il team siano tutti debitamente ricordati e ringraziati. E mi cita, in ordine sparso: Roberto Tuono Blu Gianocca, per la sua predisposizione all’ignoto, e all’incredibile capacità nelle tecniche moderne nel campo del video; Luca Ozzy Andreozzi, Lorenzo Carasio, Francesca Medici e Luca Bana, per aver scalato succubi della follia del progetto; Chiara Taponecco ed Eros Tetti per la consulenza e le interviste rilasciate; la famiglia Angeloni, per averli ospitati alla Cava Valsora; Giorgio Rabajoli e Ferrino Spa, per credere in Rock Slave, Davide Marta e Mulatero Editore, per la stampa della fanzine (1); Alessandro Gogna, per essere stato un precursore e perché ricorda loro che è sempre bello cantare fuori dal coro; Elio Guerra, per averli messi in contatto con i cavatori di Carrara.

Last but not least, la dedica a un grande amico, scomparso recentemente, Adriano Trombetta, le cui parole aleggiano nella natura delle pareti frequentate assieme come pure nel mistero delle cave: “La via è già nella natura. Tracciandola parliamo attraverso ad essa“.

Le foto di questo post sono tratte dal backstage dell’intera operazione, portano la firma di Federico Ravassard e sono solo un assaggio della vera e propria mostra fotografica.

Achille Mauri
Marzio Nardi
Luca Bana
Lorenzo Carasio
Francesca Medici
Francesca Medici
Federico Ravassard
Lorenzo Carasio e Achille Mauri
Mauri fa skateboard nella cava

Nota (1)
Una fanzine è una pubblicazione non professionale e non ufficiale, prodotta da entusiasti di un particolare fenomeno culturale per il piacere di condividere i propri interessi con altri. Il termine inglese fanzine è una parola macedonia nata dalla contrazione delle parole fan e magazine. Wikipedia

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Carie ultima modifica: 2019-10-15T05:01:04+02:00 da GognaBlog

26 pensieri su “Carie”

  1. 26
    Alberto Benassi says:

    Ribadisco che questa è una inizitiva che presta il fianco all’attività di cava che sta distruggendo queste bellissime montagne.
    Ma come si fa a divertirsi,  a provare gioia ad arrampicare in un luogo dove invece bisognerebbe stare in silenzio a riflettere sulla distruzione.
    Perchè è quello che si è fatto e si fa in questi luoghi: DISTRUGGERE.
     
     
     

  2. 25
    Andrea says:

    Eh bravo Nardi&Co che prova a mettere a segno una (blanda) operazione marketing per conto di Rock Slave e Ferrino.
    Tante persone vedranno questi arrampicatori con tutti quei bei vestitini addosso in un ambiente che (putroppo) affascina.
    Niente di fin troppo male, il problema è il messaggio: così ingenuo e ignorante se ipotizza il recupero delle cave  in ottica turistico-sportiva.
    State attenti a giocare col fascino delle cave perchè anche questo è un aspetto su cui si gioca chi le cava. Forse voi non lo sapete, ma esiste già il turismo delle cave ( e non è un bene ) ed esistono  pure già da anni vie attrezzate in un alcune ex cave.
    Il vostro messaggio è vuoto e non connesso col territorio e con chi lo abita.
    Avete fatto qualche scatto esteticamente carino,ma sono fotografie solo banali.
    Un problema grandissimo come quello delle Apuane va affrontato in profondità altrimenti state rischiando di fare peggio, perche traspare tanta mancanza di approfondite informazione sul tema.
    Abbiamo bellissime falesie e roccie sulle Apuane perchè mai dovremmo scalare in questi posti di merda?
    Vogliamo davvero riempire le (vecchie e chiuse) cave di arrampicatorio invece vogliamo rinaturalizzarle?
    Bizzaro poi  che un lavoro sulle cave venga presentato a Milano, perchè non venite a Carrara?
    Forse perchè fareste solo una grande figura di merda alla prima domanda del pubblico?

  3. 24
    Gianni says:

    ieri ho visto Carie a MilanoMontagna, l’arrampicata è il faro per focalizzare il problema delle cave delle Apuane, non mi sembra emerga dal film la pretesa di risolvere il problema, ma una proposta di chi ama l’arrampicata e la montagna, un consiglio, guardare il film e poi dare un’ opinione

  4. 23

    Ognuno scali un po’ dove gli piace, però (si vede anche dal tipo di foto) mi sembra che per chi è abituato a scalare sulla resina al chiuso, il muro di una montagna distrutta per soldi, leggi cava,  possa essere una valida alternativa.
    Chi, come me, crede che arrampicare in posti che stimolano il nostro senso estetico, ci piacciono il tipo di roccia e quello che facciamo e come lo facciamo, amiamo rapportarci con la Natura e tutte queste cose qui, possa pensare che questa sia ‘na gran strunzata.
    Non vogliatemene ma mi sento pure di aggiungere che Adriano Trombetta, per quel poco che l’ho conosciuto, non sarebbe felice che gli si dedichi un simile progetto. 
    Mi ricorda quei vicentini seguaci di Don Bosco che volevano dedicare un rifugio a Renato Casarotto in Perù. Solamente vedendo quello che Casarotto intendeva per alpinismo, si sarebbe rivoltato nella tomba.
    Ma si sa, i morti non possono obiettare…
    Poi, lo ri-ripeto: non ce l’ho con nessuno e i gusti son gusti.

  5. 22
    Alberto Benassi says:

    questa iniziativa rischia di prestare un fianco a coloro che portano avanti la distruzione.
    Quello che caso mai dovrebbero fare gli arrampicatori, è recarsi in questi luoghi per  PROTESTARE e far conoscere sempre di più la distruzione !!

  6. 21
    Andrea Gelfi says:

    Appoggio in pieno le parole di Alberto Grossi,e Alberto Benassi queste montagne sono devastate! trovo ridicolo esaltarle in questo modo ambiguo….direi “arte” con poca cultura, su una tema così delicato .
     

  7. 20
    Achille Mauri says:

    Ciao Paolo Marcello Simi, il nostro documentario tiene la porta aperta verso il futuro “arrampicatorio” nelle cave e tutti gli enti che girano attorno ad esse. Questo è solamente la manifestazione di quello che si può potenzialmente fare. Con Alberto Grossi abbiamo collaborato. Comunque possiamo confrontiamoci al più presto per trovare nuove idee/collegamenti.

  8. 19
    Paolo Marcello Simi says:

    Secondo me dovevate anche interpellare il Cai Massa che sta cercando di far conoscere a tutti lo scempio delle Alpi Apuane. Fare un documentario sulla devastazione delle Alpi Apuane e non interfacciarsi con Alberto Grossi, Elia Pegollo, Andrea Ribolini, Franca Leverotti, lo stesso Cai Massa forse non ha senso. Comunque buon lavoro!

  9. 18
    Eros Tetti says:

    Dobbiamo però non dare il fianco dicendo che ormai non c’é più nulla da fare!

  10. 17
    Alberto Benassi says:

    in Apuane esiste un turismo della cave. Si portano i turisti a vedere la spettacolarità delle cave.
    E in effetti sono spettacolari. Basta vedere le strade di arroccamento quanto sono impressionanti e chi guida i camion con sopra i blocchi e i detriti ha senza dubbio i coglioni.
    Ma tutto questo è un spettacolo di distruzione, anche la  guerra è spettacolare.
    Questa iniziativa, un pò come il turismo di cava,  non vorrei che corresse il rischio di fare da avallo alle cave.

  11. 16
    Alberto Benassi says:

    Quello che viene fatto in Apuane è uno scempio legalizzato che viene chiamato coltivazione….una VERGOGNA.
    E adesso io mi dovrei divertire ad arrampicare nel luogo della vergogna?
    Ma via!!
     

  12. 15
    Alberto Benassi says:

    Quello che viene fatto in Apuane è uno scempio legalizzato che viene chiamato coltivazione….una VERGOGNA.
     

  13. 14
    Alberto Grossi says:

    Se il tentativo di CARIE va oltre l’ostentazione formale di una scalata in un luogo particolare e, in modo più o meno consapevole, si intende mostrare l’alpe apuana in altra veste, cioè come luogo appetibile per scopi altri e alti rispetto alla distruzione eterna cui è altrimenti condannata, penso che arrampicarla e viverla con spirito puro, rispettarla e toccarla con le mani nude, e non con le perforanti o con le benne degli escavatori che la stritolano, ebbene credo non ci sia che benedire questo tentativo di redimere le mie montagne da una perdizione certa e definitiva. Aiutateci a mostrare il disastro con ogni mezzo lecito possibile.

  14. 13
    massimo ginesi says:

    trovo assai pericoloso e discutibile questo tipo di iniziative. le cave sono una malattia mortale di queste montagne, un gesto inconsulto di distruzione, irreversibile, compiuto solo in nome del dio denaro. 
    proporle in queste modalità patinate, con foto accattivanti e rivalutandole come luoghi alternativi di arrampicata rischia di fra perdere di vista il loro impatto disastroso  
     

  15. 12
    Alberto Benassi says:

    Con tutti i posti belli e ancora integri, magari da proteggere con tuttd le forze, che ci sono in Apuane dove si può anche praticare una bella arrampicata Trad ….sinceramente Marcello non ha tutti i torti .
    Ma i gusti son gusti…

  16. 11

    Sinceramente trovo che scalare in una cava abbandonata sia un’attività per chi non ha senso estetico o magari vive in un posto così brutto che si accontenta.
    Nulla da condannare, per carità, ma i gusti son gusti.

  17. 10
    Alberto Benassi says:

    sarebbe bene prima  vedere quello che fanno in APUANE poi se ne riparla.
    Domandiamoci dove va a finire tutto il materiale lapideo che viene estratto giornalmente in modo tutt’altro che virtuso per sistemi e quantità e quello che viene lasciato sul terreno.

  18. 9
    Claudio says:

    Per una legge della fisica (nulla si crea e nulla si distrugge), anche per la costruzione di un palazzo si usano materiali che provengono da qualche altra parte. Il concetto stesso di costruzione passa attraverso un processo di trasformazione, che prevede al suo inizio la distruzione di qualcosaltro ….. a questo punto non dico che non ci siano veramenti casi virtuosi, ma occhio alle contraddizioni, perchè la stessa società occidentale nel suo insieme è tutt’altro che eco-sostenibile. Possiamo però cercare di essere più responsabili diffondendo cultura, e questa sarebbe già una grandissima vittoria. Grazie per lo spazio.

  19. 8
    Alberto Benassi says:

    Anche con il TURISMO ci andrei con attenzione, anche se di altro genere anche il turismo  crea forme di distruzione: culturale, identitaria e anche ambientalmente fa parecchi danni.

  20. 7
    giacomo says:

    Per la montagna le cave sono solo distruzione, espoliazione. Per l’uomo che opere tale distruzione le cave sono temporanea enorme ricchezza sulle spalle di una comunità e delle generazioni future. 
    CHIUDIAMO le cave che non diffondono ricchezza, che non rispettano le leggi, che hanno ormai depredato al limite un ambiente e CREIAMO falesie, luoghi di cultura e turismo, perchè no?

  21. 6
    Simone Di Natale says:

    Alberto purtroppo probabilmente hai ragione…la storia insegna che si va quasi sempre a peggiorare nel rapporto con l’ambiente.
    Volendo vedere tutto negativo anche l’edificio è un costruito che ha tolto spazio alla natura ed ha prodotto inquinamento.
    Però se guardiamo tutto da questa lente……

  22. 5
    Alberto Benassi says:

    Simone capisco quello che dici e capisco anche l’apertura mentale per RI-VIVERE questi luoghi in un modo diverso.
    Anche molte falesia inglesi sono vecchie cave abbandonate. Quindi ben vengano queste inizitive.
    Ma questo non mi conforta, perchè questi ambienti, che per molti possono anche sembrare spettacolari,  ai miei occhi sanno solo di distruzione.
    Il confronto con un vecchio edificio, un pò traballa. Perchè  un vecchio edificio comunque è una cosa che si è costruito. Qui nelle cave, anche se qualcuno parla di coltivazione, non si è costruito, si è portato via…e per sempre. Chi parla di ripristino, recupero,  racconta palle.

  23. 4
    Paolo says:

    Belle foto di cave di marmo e di spit nel marmo 🙂 due tipi di carie moderna.
    Sono due modi diversi di “Forare” la roccia, ma il secondo mi disturba di meno: vengono usate anche le protezioni veloci e amovibili 🙂 .
    Mi sembra sempre che ormai si faccia tutto quasi solo per il vil denaro possibilmente mettendosi in bella mostra.

  24. 3
    Simone Di Natale says:

    In questo caso Alberto non sono daccordo con te.
    O meglio…lo sono parzialmente.
    A mio avviso sono brutti se si considera il danno che apportano all’ambiente, ma non sono brutti di per se’.
    Dovrai ammettere, tu che le conosci bene, che se non pensiamo al fatto che siano fette di montagna rubate alla natura, non pensiamo ai danni provocati dai detriti e via discorrendo…ma semplicemente ci poniamo di fronte a quelle pareti lisce solcate da striature e vene alte decine di metri…bhe! un certo fascino lo esercitano!
    Capisco quindi che si possa essere attratti da tali luoghi, senza per questo essere rassegnati al fatto che debbano continuare ad espandersi.
    E’ lo stesso tipo di fascino che esercitano alcuni vecchi edifici industriali. Non ti sogneresti mai di ristabilire le vecchie condizioni di lavoro che vigevano al loro interno, ma può venirti la voglia di ristrutturarli per viverli in un modo nuovo.

  25. 2
    Alberto Benassi says:

    Carie è il risultato di un viaggio durato mesi, nato grazie all’ossessione di Nardi per quegli spazi che una persona normale riterrebbe, semplicemente, brutti.

    una persona normale ????
    questi luoghi SONO BRUTTI!
    questi luoghi sanno  di distruzione, sono sporchi con rifiuti lasciati li a marcire, puzzano di benzina e gasolio.
    Visti con occhi diversi possono essere rivalutati? Può darsi…del resto l’uomo è l’animale che ha più spirito di adattamento….speriamo però che non sia invece rassegnazione.

  26. 1
    Emanuele says:

    Foto tremendamente favolose… 

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