Cervino: prenotazione obbligatoria alla capanna Carrel

Dopo il refuge du Goûter sulla normale francese del Monte Bianco, arriva la notizia che ora è necessario prenotare anche alla Capanna Carrel lungo la via italiana al Cervino. Per ora si riporta la semplice notizia di cronaca, utile per chi intenda cimentarsi quest’estate nella conquista del “più nobile scoglio delle Alpi”. Tuttavia il proliferare della prassi di prenotazione obbligatoria nei rifugi alpini accenderà maggiormente il dibattito fra gli appassionati di montagna. Ė un bene? Ė un male? I puristi recriminano in nome della libertà di azione specie in territori al di fuori della normale quotidianità: se non siamo liberi neppure in montagna (o in alto mare, o nei deserti…), dove mai lo saremo veramente? I più moderni parlano in nome della sicurezza: poche persone, ben preparate, che organizzano con precisione le ascensioni a tal punto da programmare (magari con mesi di anticipo) anche il pernottamento. La mia sensazione personale è che si giochi una partita ipocrita, su entrambi i fronti, ma più intensa su chi introduce l’obbligo della prenotazione. Il vero oggetto del contendere è di natura economica. Che vi sia un eccesso di frequentazione in montagna è ormai sotto gli occhi di tutti, ma la selezione non dovrebbe essere sul piano economico. In realtà si mette una tassa in un punto obbligato lungo un itinerario molto frequentato: il tassametro gira veloce. Rendere obbligatoria la prenotazione (specie al Goûter) dà la sensazione di avere la stessa matrice di quando si imponevano le gabelle medievali, magari per valicare un ponte sul fiume. Vi ricordate le scena di Massimo Troisi e Roberto Benigni? Appunto…”non ci resta che piangere” (Carlo Crovella).

La capanna Carrel al Cervino

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(1)

Cervino: prenotazione obbligatoria alla capanna Carrel
(dal 12 luglio 2019 è scattata la prenotazione obbligatoria per il pernottamento)
Dal 12 luglio, chi vorrà dormire alla capanna Carrel, bivacco di proprietà della Società Guide del Cervino, situata sulla via normale italiana di salita al Cervino denominata Cresta del Leone, dovrà obbligatoriamente prenotarne il pernottamento.
La Società delle Guide del Cervino ha deciso di disciplinare l’accesso alla Capanna Carrel per evitare il sovraffollamento degli ultimi anni, ridurre code e intasamenti mattutini e limitare i rifiuti non solo nei pressi della Capanna ma sulla stessa montagna. A presidiare, durante tutto il periodo estivo, una guida alpina che avrà il compito di controllare le prenotazioni, garantire la pulizia e gestire al meglio l’affluenza sulla via normale italiana.
La Capanna Carrel è a 3830 metri ed è raggiungibile per un itinerario decisamente alpinistico anche se facilitato da parecchie corde fisse. E’ punto di sosta per gli alpinisti, tra la prima e la seconda giornata di scalata ai 4478 m della vetta del Cervino. Inaugurata nel 1969, è stata poi in parte ristrutturata e ingrandita negli ultimi decenni. Intitolata a Jean-Antoine Carrel, primo scalatore del Cervino lungo la cresta sud-ovest – è attrezzata di materassi e coperte.I posti letto disponibili su prenotazione sono 40, mentre altri 18 posti sono a disposizione delle guide alpine del Cervino e dei loro clienti. Non c’è l’acqua corrente e scarseggia anche la neve da fondere, né vi sono i servizi igienici, né provviste alimentari, se non le necessarie per le emergenze.

L’interno della capanna Carrel

La prenotazione del pernottamento può essere effettuata via mail scrivendo a info@guidedelcervino.com o telefonando direttamente all’Ufficio Guide del Cervino allo +39 0166 948169, tutti i giorni negli orari d’ufficio, 9-12 e 14.30–18.30 e prevede un’offerta minima di €30 per gli alpinisti (€15 per le guide alpine) da versare all’atto della prenotazione previo accordi con la segreteria delle guide del Cervino. Eventuali disdette dovranno altresì essere comunicate per tempo. La nuova regolamentazione sarà applicata non solo nel periodo estivo di maggior affluenza, ma durante tutto l’anno: sarà, quindi, buona norma per il futuro, verificarne agibilità e disponibilità.
La Società delle Guide del Cervino precisa che le somme ricevute saranno destinate alla gestione e manutenzione della capanna e a tutte le spese ordinarie come, ad esempio, il trasporto del gas trasportato in elicottero, lo smaltimento dei rifiuti e la manutenzione sia della struttura sia degli ancoraggi e delle corde fisse (disponibili per tutti gli alpinisti) sulla via normale italiana che periodicamente devono essere verificate e sostituite.
Nessuna ordinanza è stata emessa e quindi non ci sono sanzioni pecuniarie né limitazioni d’accesso alla salita. A chi non prenota, però, non si potrà garantire il pernottamento all’interno della capanna: «Le Guide Alpine – sottolinea il Presidente della Società delle Guide Alpine del Cervino, Flavio Bichnon vogliono limitare la possibilità di salire sul Cervino. Con questa regolamentazione si vuole sensibilizzare gli alpinisti a fruire della montagna in maniera consapevole tenendo conto anche dei propri mezzi e dei propri limiti. La via normale italiana al Cervino è una via lunga e impegnativa che richiede una buona esperienza alpinistica. Non vogliamo imporre il numero chiuso come è stato fatto sul versante francese del Monte Bianco, ma cercare di evitare che persone poco esperte mettano a rischio la propria incolumità e quella degli altri. Il Cervino dovrebbe essere un obiettivo da porsi quando si ha già un buon curriculum alpinistico: le insidie naturali sono tante e, se si aggiunge il sovraffollamento, certe situazioni diventano difficili da gestire soprattutto se non si ha esperienza».
Con riferimento al fatto che il Cervino è una montagna famosa e al tempo stesso molto ambita, «Con un buon allenamento e con una guida alpina che ha la necessaria esperienza e conoscenza della via, l’ascensione si può completare anche in giornata, partendo dall’Oriondé – conclude Flavio Bich – La sicurezza impone un solo cliente per guida e le cordate devono essere al massimo di due alpinisti, per non allungare ulteriormente i tempi di salita e discesa dalla via».

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Cervino: prenotazione obbligatoria alla capanna Carrel ultima modifica: 2019-07-27T05:17:21+02:00 da GognaBlog

55 pensieri su “Cervino: prenotazione obbligatoria alla capanna Carrel”

  1. 55
    DinoM says:

    Io penso che tutti noi “dilettanti” dovremmo pensare che le Guide di quello ci campano. Quegli amici, hanno investito in quella professione tutta la vita e la vita delle loro famiglie quindi personalmente ritengo giusto una sorta di “prelazione”  in determinati posti dove, vuoi per notorietà vuoi per moda, c’è un eccesso di affollamento. Il Cervino è bellissimo e unico, come sono unici e bellissimi moltissimi monumenti italiani e pertanto è logico che eserciti una forte attrazione; questo fa si che sia una buona opportunità di lavoro per molti. Credo che le montagne e le cime bellissime in Italia non manchino e anche  se questa Montagna viene in qualche modo parzialmente sacrificata alla “moda” non sia poi la fine del mondo. 
    Dino Marini

  2. 54

    Vedo che le discussioni continuano piu o meno pacate, giusto l’intervento di Panzeri molti bivacchi sono del CAAI club alpino accademico e le guide comprese quelle del Cervino ne fanno largo uso x la loro professione .Cosa deve fare il CAAI mettere una serratura con tessera a soldi ricaricabile in sede CAI, eppure la manutenzione costa soldi fatica chiedetelo al presidente orientale Barbolini che cura con grande perizia tutti i lavori magari poi resi inutili e vani x la distrazione di qualche fesacchiotto come successo al bivacco Dalbianco i Marmolada. Percio le guide del Cervino lo tengano presente lo dico da Guida e da Accademico. Come gia detto togliendo tutte le corde mettendo dei bei ancoraggi alle soste ci sarebbero molti meno problemi e le guide probabilmente lavorerebbero anche di più certo con un po piu di rischio e fatica ma finche le cose rimangono cosi chi vuole salire deve prenotare la capanna è privata, a casa vostra lasciate entrare tutti o fate una scelta di chi arriva. Personalmente non ho mai salito il Cervino non mi ha mai stimolato salire x le due normali sogno di gioventu era salire il naso di Zmutt x la via del mio amico Gogna che rimane una delle piu grandi imprese del dopoguerra sulle alpi.
     

  3. 53
    enri says:

    Perfettamente d’accordo con Fabio. Ma le guide non lo faranno mai. Ebbi un confronto su questo punto quando crollo’ la cheminee e io proposi di non rimettere alcuna corda fissa. Ma non ci fu nulla da fare, ebbi sempre risposte negative anche se scarsamente motivate. Forse anche perche senza corde la difficilta’ costerebbe parecchia fatica in piu anche a parecchie guide. Ma Ormai la cresta del leone deve diventare una fonte di guadagno, con il minor disagio possibile per l’ufficio guide per cui le corde restano, il rifugio costa di piu’ e i soldi entrano tutti subito ad inizio stagione visto che le prenotazioni scattano subito. Poi che uno straniero che non ha mai visto le alpi non sappia distinguere se ha prenotaro la Carrell o il rifugio Bonatti in val ferret, questo e’ un altro discorso ed alle  guide forse non interessa… importante che non ci siano piu di 40 persone, che poi siano 40 in grado di andare in vetta in 3 ore o 40 che si pianteranno tutti ancor prima della grande corde…. questo non conta.
    Come gia’ detto temo che il prossimo passo sara’ il divieto di salita senza prenotazione. 

  4. 52
    Fabio Bertoncelli says:

    Il Cervino senza rifugi né corde fisse sarebbe una montagna molto piú severa ma assai piú affascinante. Gli incapaci se ne terrebbero lontani.
    Inoltre, anche solo ammirare un difficile quattromila dai prati e dalle morene ai suoi piedi offre piú piacere che non arrancare in fila lungo una ferrata o dormire sul pavimento di un rifugio.
    Inoltre le guide lavorerebbero forse ancor di piú, perché la loro assistenza diventerebbe necessaria per molti piú aspiranti alla vetta.

  5. 51
    Alberto Benassi says:

    forse…basterebbe  smantellare tutto il cordame e attrezzature varie che di cui è imbrigliato il Cervino.
    A quel punto forse le prenotazioni per ridurre l’affollamento non sarebbero più necessarie.
    Ma qui mi sa che non ci si vuole arrivare…
     

  6. 50
    Giorgio Vittorio says:

    Anche se certamente sempre più grave per chi va in montagna, in realtà si tratta di un piccolo problema rispetto al sovraffollamento del pianeta, alla sua crescita esponenziale e alle sue conseguenze, aggravate dai cambiamenti climatici. L’informazione e la discussione sui fenomeni più vistosi è ormai quotidiana, dall’effetto serra alla plastica negli oceani, ai deserti che avanzano, ai ghiacci che si squagliano e agli uragani, con frane, alluvioni ecc., ma sembrano al momento mancare efficaci rimedi e, in ogni caso, la volontà politica e la reale possibilità di applicarli a scala globale (quelli locali possono avere al massimo valore educativo). La “bomba demografica”, cara al politologo Sartori, è diventata un tabù. Una volta ci pensava periodicamente nostra sorella con la falce, ricorrendo  a peste, colera, spagnola, oltre a guerre sanguinose. La speranza di vita in Italia, che a metà Ottocento non raggiungeva i 50 anni, supera attualmente gli 80 anni grazie agli antibiotici, ai vaccini (indispensabili), alle migliori condizioni socio-sanitarie ed a 70 anni di pace in Europa. Difficile, doloroso e certamente limitativo per l’alpinista contrastare l’affollamento e contingentare gli accessi alle montagne più ambite, ma certamente va eseguito prima che ci pensi madre natura (aggravando-accelerando i crolli al Cervino e altrove): attendo possibili soluzioni elaborate dagli esperti. Per la “bomba demografica”, grave soprattutto nei paesi dove la mancanza di adeguata istruzione impedisce un efficace autocontrollo, spero che la soluzione non sia cruenta (guerra atomica) o biologica (virus resistenti) e vorrei che se ne parlasse molto di più, per evitare di dover ricorrere prima o poi a soluzioni imposte da qualche “organismo assistenziale”, tipo “pillola negli acquedotti”. Pace e bene a tutti e buone arrampicate,  con occhio al meteo.
     
     

  7. 49
    Carlo Crovella says:

    La conclusione di Cominetti è saggia e indiscutibile. Tuttavia il fenomeno alle “prenotazioni”  è conseguenza dell’accesso di affollamento in montagna. Infatti se ancora oggi ci fossero solo 14 persone al giorno (ipotesi provocatoria), come raccontato nel commento n. 23, non ci sarebbe bisogno di prenotazione. Io guardo oltre i limiti del problema Carrel o Gouter e vedo una montagna che sta per scoppiare. Vi sono ancora valloni deserti e isolati, per carità, ma gli itinerari alla moda (i 4000, le vie di tendenza, etc) sono rigurgitanti. Prima o poi dovremo ipotizzare un meccanismo di autocontrollo della presenza umana in montagna. Ribadisco il concetto che il meccanismo “giusto” non è quello economico né quello logistico (prenotazioni). Bisogna inventarsi qualcosa. Ci sto pensando da tempo

  8. 48

    Gogna dixit colpisce ancora.
    Scherzi a parte, secondo me, si è dovuti ricorrere alla prenotazione obbligatoria solo perché la grande affluenza odierna lo richiede come buon senso. E’ vero che la cosa sa di imposizione che agli alpinisti non piace, ma d’altronde non vedo come avrebbero, i proprietari della Carrel,  potuto fare diversamente.

  9. 47
    GognaBlog says:

    Caro Alberto Silvestri, non c’è nessun problema sul fatto che talvolta un mio commento possa essere su una linea diversa dal tuo pensiero. Ma, perché ciò si verifichi, è necessaria almeno una condizione: che il commento ci sia! Io, a questo post, non ho aggiunto alcun commento personale, dunque non capisco a cosa ti riferisci.
    Se per caso ti riferisci al commento numero 42, la firma “Io” è del solito timoroso che preferisce non firmare con il suo nome (conosco la mail solo io). I miei commenti sono targati “GognaBlog says”.

  10. 46
    Alberto Benassi says:

    Ho due domande per gli opinionisti laureati in alpinismo e filosofia della libertà:1. I bivacchi, i rifugi e le strutture presenti in montagna (e la montagna stessa) sono autopulenti, si aggiustando da soli e nascono come funghi dopo un temporale?

    No, siamo noi che ne usufruiamo che dobbiamo averne il  massimo rispetto. Putroppo spesso non è così. Ma anche lungo i sentieri o  nei prati dopo i pic-nic non è così. Oppure alle basi delle falesie non è così. 

    Da sempre si dovrebbe pagare per il pernotto e da sempre gli alpinisti liberi dovrebbero prendersi cura di tutte queste strutture. Ma chi ha mai versato i soldi o almeno ripulito il bivacco dopo essere partito?

    Risposta:   IO !!Mi son sempre portato via i miei rifiuti e avanzi e pulito le pentole.

    2. Chi ha mai parlato di divieto di salita in montagna? Forse che prenotare un posto al bivacco vuol dire vietare la salita alla cima? Non c’è nessuna logica in questa equazione.

    Risposta:
    invece c’è eccome: come faccio a prenotare la Carrel  dal momento che non posso sapere le condizioni future meteo  e della montagna? E’ chiaro che si darà precedenza alle guide alpine con relativi clienti. Prenotare non vuol dire vietare l’accesso ma è chiaro che verrà fuori un casino enorme e si creeranno sicuramente degli attriti tra chi è dentro e chi fuori con il risultato che in futuro si arriverà alla limitazione dell’accesso.

    Se la libertà di andare in montagna vuol dire essere liberi di fare, disfare, sporcare e rovinare quello che troviamo in montagna, bene. Allora continuate pure con questi toni.

    Risposta anche se non richiesta:
    Chi l’ha detto questo?!?! Pensi che con la prenotazione risolverai il problema del rispetto, della pulizia?Io non credo.
    quali toni? non è permesso esprimere un’opinione? Chi ha detto che ci sentiamo liberi di sporcare, rovinare? Mi sembra che sia stato detto proprio il contrario. Anzi qualcuno ha scritto di ripulire il Cervino da TUTTO quello che lo imbriglia.
     

    Gogna e Crovella, mi pare che il movimento alpinistico italiano abbia bisogno di commenti più positivi e costruttivi di quelli che portate. Se il vostro contributo di esperti pensatori si limita a queste critiche di certo non aiutate chi vive o frequenta le montagne.Cordialmente.

    E quali sarebbero questi “commenti più positivi e costruttivi” ?
    Andare verso una società che ci dice per filo e per segno cosa dobbiamo fare in ogni momento della nostra vità compreso l’andare in montagna?

  11. 45
    Alberto Silvestri says:

    Ho due domande per gli opinionisti laureati in alpinismo e filosofia della libertà:
    1. I bivacchi, i rifugi e le strutture presenti in montagna (e la montagna stessa) sono autopulenti, si aggiustando da soli e nascono come funghi dopo un temporale? Da sempre si dovrebbe pagare per il pernotto e da sempre gli alpinisti liberi dovrebbero prendersi cura di tutte queste strutture. Ma chi ha mai versato i soldi o almeno ripulito il bivacco dopo essere partito?
    2. Chi ha mai parlato di divieto di salita in montagna? Forse che prenotare un posto al bivacco vuol dire vietare la salita alla cima? Non c’è nessuna logica in questa equazione.
    Se la libertà di andare in montagna vuol dire essere liberi di fare, disfare, sporcare e rovinare quello che troviamo in montagna, bene. Allora continuate pure con questi toni.
    Gogna e Crovella, mi pare che il movimento alpinistico italiano abbia bisogno di commenti più positivi e costruttivi di quelli che portate. Se il vostro contributo di esperti pensatori si limita a queste critiche di certo non aiutate chi vive o frequenta le montagne.
    Cordialmente

  12. 44
    Paolo Panzeri says:

    Il mercato dell'”alpinismo di massa” come si è creato velocemente (meno costoso di sci, mare e quant’altro) così può ridursi velocemente.
    L’intelligenza creativa costruttiva è così rara che non mi meraviglierei se fra qualche anno questo mercato regredisse di parecchio, anche sotto la metà.

  13. 43
    Carlo Crovella says:

    Vedo che il tema è di quelli scottanti. In effetti ne va del futuro dell’alpinismo, non quello di punta, ma quello dei domenicali. Il problema non riguarda il diritto o meno dei proprietari della Capanna Carrel di regolamentare l’accesso (e di regoralizzarne l’incasso). Questo ci può stare. Ma se il fenomeno si diffonde in modo incontrollato, dove andremo a finire? Il proprietario di un prato sul quale passa un sentiero sarà ugualmente autorizzato a mettere un cancellato con  tassametro? Una montagna “mappata” è l’opposto di ciò che gli alpinisti dicono di ricercare in montagna: la libertà.

  14. 42
    Io says:

    trovo che prenotare mesi prima induca l’alpinista a tentare la cima anche con maltempo o in condizioni a rischio, e che ciò vada contro quell’etica che – al netto delle pur valide ragioni economiche – una guida alpina deve conservare quando si tratta di montagna… ho sempre pensato alla guida come ad una missione, così come il medico, o il giornalista… che rimane medico o giornalista anche quando non lavora. ovvero una figura esperta ed autorevole che in ogni uscita mi “lascia” qualcosa del suo sapere, mi trasmette un po’ del proprio entusiasmo,  facendomi apprezzare ciò che io non riuscirei a fare in sicurezza. In questo discorso invece, viene fuori come colei che trascina al guinzaglio uno sfigato ansioso di una foto in vetta, in cambio di soldi. soldi che poi verranno reinvestiti per portare in cima altri sfigati che a loro volta scuciranno soldi.  e allora in questo caso poi arriverà anche la bancarella di souvenir alla croce carrel, o il bar panoramico al bivacco solvay… e in nome del “per me è lavoro”, prima  o poi dovremo (dovrete) accettare anche le magliette tarocche di cristiano ronaldo e i bastoni per i selfie. 
    …pecunia non olet, nemmeno alla carrel . 

  15. 41

    Caro Sergio Bella, se tuo nonno amava provare emozioni di quel genere buon per lui, prova anche tu magari ti fa bene.Chiacchierare non equivale a discutere, almeno non del tutto e su questo blog, dalla sua nascita, si esprimono opinioni anche in maniera contrastante ma non per questo ci si scanna (salvo rare eccezioni).Evidentemente non hai capito lo spirito ma magari usando le “ortighe” nel modo aulico raffigurato ti viene l’ispirazione, hai presente lo stile di avere le visioni, utilizzato delle tribù primitive?Eppoi non servono le spade per raccogliere la propria cacca, invece di farla raccogliere agli altri al massimo se uno ne fa tanta si attrezzi col badile.Peace and love and have a nice play!

  16. 40
    sergio bella says:

    signor Michelazzi mio nonno direbbe che lei è “come en maz de ortighe en te le mudande…” se tutti si ponessero come lei in montagna si andrebbe con le spade non con le picozze…si chiacchiera…mi pare un po’ stressato forse ha bisogno di frequentare cime più solitarie o di cambiar lavoro…

  17. 39
    Alberto Benassi says:

    Questo è un atto di prepotenza da parte delle  guide di Cervinia che, non raccontiamici balle, ritengono il Cervino di loro proprietà.
    Bravo Panzeri, anche gli altri bivacchi hanno dei proprietari. Che facciamo?

  18. 38
    Paolo Panzeri says:

    le guide da sempre occupano con i clienti anche l’Eccles che è dell’accademico, se non mi sbaglio….. e se le si facessero pagare…… oppure se le si obbligassero per ogni bivacco a chiedere se possono prenotare, alla sede dell’accademico…. non è roba loro…. e se gli accademici che arrivassero ai bivacchi le buttassero fuori se non dotate di prenotazione…..
    se alla Carrel succedesse ciò che viene detto, allora tutti gli accademici dovrebbero buttare fuori a pedate le guide dai bivacchi dell’accademico 
    secondo me stiamo svalvolando o qualche skizzato soffre di onnipotenza

  19. 37
    Dario Bonafini says:

    Sono salito nel 92 senza Guida, già allora si aveva la sensazione che le Guide del Cervino ritenessero la capanna e la salita cosa loro, erano infastiditi dalla presenza di Alpinisti in proprio,almeno è la mia esperienza nelle due volte che sono salito, il pernotto hanno sempre provveduto a farselo pagare, riposare alla Carrel praticamente impossibile perché l’umidità era penetrata ovunque anche nei materassi, le persone erano ammassate per terra occupando tutto il pavimento, la montagna dovrebbe essere sinonimo di libertà aggiungere la prenotazione potrebbe risolvere i problemi di ingorgo ovunque, caduta sassi al buio la mattina, però poi chi decide chi sale, chi prima e quando, chi sale in giornata o bivacca continuerà a salire? chi sale senza Guida avrà accesso alla prenotazione? poi mi chiedo perché una Guida dovrebbe avere la precedenza? le montagne sono di tutti, indipendentemente da chi ne fa una professione, poi Asini ve ne sono da entrambe le parti, non voglio difendere una categoria a discapito dell’altra. 

  20. 36
    Alberto Benassi says:

    Questo della prenotazions obbligatoria della Carrel è solo un primo atto verso l’uso PRIVATO del Cervino da parte di alcuni. È solo questione di tempo. 

  21. 35
    enri says:

    Ma che senso ha prenotare un rifugio che non e’ un rifugio: mica ti preparano la cena e la colazione! La Carrell e’ un bivacco e da che mondo e mondo vige la regola non scritta ma a tutti nota che chi prima arriva meglio alloggia! Capisco che puo’ esserci una guida che fa pagare il dovuto e dice stop quando 40 posti sono stati occupati. Gli altri dormono fuori. Ma prenotare non ha senso. Che senso ha prenotare una notte fra due mesi che non sai nemmeno se fara’ caldo o ci sara’ bufera? Tutto tra l’altro aumenta il rischio perche’ voglio vedere se chi ha faticosamente trovato una prenotazione poi e’ disposto a rinunciare se si sveglia e fa brutto o le condizioni non sono buone. Alla faccia dell’aumento della sicurezza. Mi spiegate poi coloro che prenotano e non vanno per qualsiasi motivo? Come la si gestisce questa cosa? Una pagliacciata. L’unica cosa da fare era innanzitutto dare info in tempo reale fra la capanna e l’orionde in modo che chiunque arrivi all’orionde sappia se ci sono ancora posti in capanna o meno. E poi si regola di conseguenza, eventualmente sapendo che si dovra’ ‘ bivaccare. E poi fare Informazione. Io non ho visto uno che sia uno di cartello all’orionde che dica cosa significa andare in capanna, difficolta’ impegno ecc. e cosi soprattutto gli stranieri pensano di fare un sentiero con un paio di corde fisse. Ho visto gente chiedermi, poco sopra la croce  carrell,  se mancava molto alla capanna…..ho visto gente arrivare al traverso del Leone e non avere la piu’ pallida idea di come traversare, per non parlare di quelli che si credono kilian e tirano la corda della cheminee come se ci fosse un materasso sotto…. magari informare di piu’ non farebbe male. Informare!
    detto questo spero che non sia il primo passo per vietare la salita come al gouter, purtroppo sono pessimista, dopo qualche bivacco sulla piazzola dove era il vecchio Luigi Amedeo vedrete che metteranno il divieto. Ma pazienza, la passione avra’ sempre la meglio. Le guide hanno consigliato di partire da Orionde’. Condivido! Lo si fara’ partendo da li’, da Cervinia, da Chatillon…. in barba a tutte le prenotazioni e lacciuoli amministrativi.

  22. 34
    Andrea says:

    Non vedo nulla di male nel richiedere la prenotazione in un rifugio privato, soprattutto dopo che per parecchio tempo i frequentatori non hanno rispettato le regole, se fosse successo un incidente in un momento in cui la capanna era sovraffollata vi rendete conto cosa avrebbero rischiato penalmente i proprietari, cioè le guide?
    Purtroppo si va sempre più verso a una montagna a numero chiuso, soprattutto nei luoghi iper frequentati. Sarà sempre più come negli Stati Uniti o rispetti le regole e ti prendi il permesso prima o ti comporti da dirtbag muovendoti sul filo dell’illegalità.
    Rispondendo a Carlo crovelli vorrei fare notare che i maleducati esistono anche fra le guide, tre volte mi è successo che si fermassero all’arrivo dell’ultima doppia a chiacchierare coi clienti urlandomi di aspettare a scendere perché avrei fatto cadere i sassi. Posto che tutti sanno che ti devi spostare, se possibile, dalla linea delle doppie alla terza volta ho fatto finta di non essere italiano e di non capire e me ne sono fregato altamente. Detto questo ci sono guide bravissime e disponibili, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio.

  23. 33
    Renato Bresciani says:

    Bah, dopo tanto filosofare, io tornerei al tema : le Guide, proprietarie e gestore della Carrel, chiedono di prenotare il pernottamento, dando ( probabilmente, anzi, sicuramente,) la precedenza a chi salirà con una Guida. Io non ci vedo nulla di “scandaloso”: la Carrel non è un ospedale, un pronto soccorso dove, a costo di mettere i malati nei corridoi, tutti abbiamo il diritto di essere ricoverati. Non facciamo paralleli col il “Gouter”: qui, se non c’è posto per pernottare, non ti fermano al Colle del Leone per impedirti di salire il Cervino; ti porti un sacco da bivacco, e trovi una piazzola dove bivaccare ( come faresti se non avessero costruito la capanna). Poi, abbiamo -e condivido- mille argomenti contro la massificazione dell’alpinismo, la moda della “Montagna più” ( Everest, Bianco, Cervino,..); ma non mi sento di supportare le critiche con la richiesta di prenotare alla Carrel. Non sono Guida, ma ho salito il Cervino con una Guida ( avevo 60 anni, era il regalo per godermi la salita in sicurezza), e condivido quanto scritto da chi è Guida.
    Renato 42

  24. 32
    Andrea says:

    Beh, io mi trovo completamente d’accordo con i commenti delle guide: ci sono migliaia di montagne che forse dal punto di vista alpinistico sono interessanti come e più del Cervino, che fa più “Immagine” come dice il Benassi. 
    Io a volte ho accarezzato l’idea di andarci (con guida ovviamente, dato che sono un alpinista scarso)… Ma leggere l’articolo e i commenti mi sta facendo cambiare idea… Fare una salita in quelle condizioni fa perdere ogni barlume del romanticismo che un amante della montagna sognerebbe.. 

  25. 31
    Carlo Crovella says:

    Commento 29. Si questo tema ci sto pensando da tempo. Appena pronto proporro’ un testo per il Blog, se il “cerbero” amministratore sarà d’accordo.
    C’è troppa gente in montagna e questo danneggia l’ambiente e infastidisce i veri appassionati di montagna. Prima o poi una forma di controllo andrà applicata. Non è la tassa sul pernottamento. Ci va un’altra modalità. Non è neppure il patentino xké il patentino certifica le capacità tecniche, non l’educazione o l’amore x i monti.
    Una precisazione: non sono affatto contrario alle guide alpine. Le guide infatti controllano anche il comportamento dei loro clienti. I “maleducati” (chiamiamolo cosi’) sono fra i senza guide e a volte reagiscono violentemente alle guide di passaggio che li redarguiscono (vedi mio post di fine estate 2018). Attenzione: non sto dicendo che tutti i senza guide sono maleducati, ma che i maleducati sono fra i senza guide. Purtroppo anche se i maleducati costituisco una percentuale dei presenti in montagna, aumentando in valore assoluto i presenti, aumentano anche i maleducati. Quindi: avercene di guide in azione! A partita di affolkamento totale, avremmo meno maleducati in giro.

  26. 30
    Alberto Benassi says:

    caro Stefano Michelazzi non fare di tutto un erba un fascio.
     
    Per quanto mi riguarda di salviette merdose, assorbenti e rifiuti vari abbandonati qua e là  ne ho raccattati tanti!!
    Di bivacchi ne ho frequentati tanti e mi sono sempre riportato via tutto oltre a pulire quello che ho usato e lasciaire la mia quota.
    Se gli svizzeri, che mi stanno sui coglioni, fanno pagare 150,00€ saranno problemi loro. Del resto manco Hitler li ha toccati…gli ha girato intorno. Ma noi siamo in Italia e non li dobbiamo certo prendere ad esempio.
    Che i proprietari della Carrel curino i loro interessi mi sta bene. E’ sua. Ma non è suo il Cervino dove la Carrel è costruita.
    Sono d’accordo con te che ci sono dei comportamenti opportunistici ed irrispettosi da condannare.
    Sono d’accordo con te che di montagne sconosciute e molto poco frequetate, perchè scomode e non blasonate ce ne sono tante. Dire sono stato sul Cervino fa più IMMAGINE.  Quindi evviva le “neglette” e ottimo il Tuo  invito a frequentarle perchè ricche di fascino, avventura e rapporto molto più intimo.
    Ma qui si sta correndo il pericolo di andare , un passo alla volta, verso la montagna tutta a pagamento. Gli indizzi sono sempre più evidenti.
    Ne riparleremo tra un pò di tempo. Spero di sbagliarmi.

  27. 29
    luciano regattin says:

     
    @Carlo Crovella: vorrei che spiegasse quale diritti hanno in meno, rispetto ai “normali(?)” alpinisti, quanti sono “solo interessati a performance tecnico-atletiche” e soprattutto vorrei che descrivesse quali caratteristiche devono avere codeste persone, in modo che ciascuno di noi, identificandosi in una o nell’altra categoria, possa poi autoescludersi dalla “performance” o ritenersi adeguato ad affrontarla.
    Che vi sia un eccesso di frequentazione in montagna è ormai sotto gli occhi di tutti, ma la selezione non dovrebbe essere sul piano economico”
    In pratica una sponsorizzazione per il patentino del bravo montanaro, questa sì che è una bella e moderna idea, complimenti.

  28. 28

    Ribadendo alcuni concetti già espressi dal mio collega Cominetti:1) la Capanna Carrel è un rifugio privato di proprietà delle Guide del Cervino2) avete mai provato ad essere dentro in 100 e dico 100 persone su 50 posti?Provate e poi mi dite… Le pentole incrostate dai porci che si definiscono alpinisti le pulite voi?3) 15 EURO  era l’obolo richiesto per la gestione (manutenzione, gas, coperte, ecc.)  della Capanna ma su 100 presenti l’ultima volta che sono stato su, quanti credete che abbiano versato? Ben pochi ve l’assicuro e molti col sorrisetto (non solo italiani ma  di sicuro molti) di chi se ne frega e si fa i cazzi suoi a spese altrui4) Se le Guide Alpine hanno una corsia preferenziale (leggo tra i commenti ma non ho testato personalmente) quale sarebbe il problema? Noi lavoriamo non ci facciamo le ferie e di montagne l’arco alpino ne offre a migliaiaE poi ancora… vuoi andare? Bivacchi… altrimenti cambi cima… voglio proprio vedere quanti discutono sul fatto che all’Hörnli si pagano 150,00 euro di pernottamento… altro che numero chiuso… se vuoi li paghi sennò a casa!Qui non si tratta di numero chiuso alla frequentazione della montagna ma al bivacco fisso… puoi farlo dall’Oriondè oppure organizzarti e bivaccare all’aperto come il purismo indica… Magari la salviette colla merda portatevele a casa!Certo che sentir parlare di purismo misto ad indignazione per il mancato accesso a qualcosa che col purismo ha niente a che fare, provoca il solletico… per evitare termini stile “fa defecare”… ecco l’ho detto!Fateci un bel giro su cime meno note ma anche più belle ed evitate di creare casus belli su argomenti che non lo sono!Peace and love!ed aggiungo AUGH! (stile Tex Willer)

  29. 27
    Sebastiano Motta says:

    Ho visto gli alpinisti che, in massa e senza prenotare, si presentavano ai rifugi con prenotazione obbligatoria e dicevano: “E adesso come la mettiamo?”.
     
    Poi mi sono svegliato…

  30. 26
    Carlo Crovella says:

    Io NON sono preoccupato/infastidito per lo specifico problema della Capanna Carrel al Cervino o del Ref. de Gouter al Bianco (circa il quale rifugio e’ stato pubblicato un post sul Blog mi pare a giugno).
    Io sono preoccupato/infastidito per il fatto che prospetticamente il fenomeno possa riguardare TUTTI i rifugi e TUTTE le montagne. Non sarà più il regno della libertà, ma una prigione. Prima che il fenomeno si concretizzi in modo irreversibile, penso si debbano fare dei tentativi per prevenirlo/evitarlo. Occorre “alfabetizzare” le persone in modo tale che in montagna ci vadano solo i veri appassionati. Chi è solo interessato a performance tecnico-atletiche, può benissimo realizzarle praticando altri sport in altre contestualizzazione (esempi? Triatlhon, MTB, tuffi d’altra, base jumping, etc). Il tema su cui mi sto arrovellando è “come scremare”. Non credo che il meccanismo giusto sia quello economico. Anzi le spedizioni commerciali in Himalaya lo dimostrano. Pochi mesi fa circolava sul web una foto di “poveri tapini” in coda come sardine sull’Hillary Step all’Everest. Allucinante!
    Ecco, io NON voglio che le Alpi DIVENTINO così.

  31. 25
    Giorgio Vittorio says:

    Caro Simone (Paternostro), le rocce del Cervino non sono « una caccata », sono solo fratturate, talora molto: ad esempio lo sperone su cui poggia la capanna Carrel, destinato a crollare, come avvenne per quello  a lato della cheminée (in realtà un diedro). È molto fratturato anche il granito del Monte Bianco, ad esempio nella vasta fascia situata tra la sommità dei piloni e gli scisti sovrastanti del Picco Luigi Amedeo-Monte Bianco di Courmayeur. Tornando al Cervino, è un unicum anche dal punto di vista geologico: un frammento di crosta continentale africana di età permiana (290 Ma) e più antica, sovrascorsa sulle rocce dell’oceano mesozoico, con metamorfismo di subduzione in facies eclogiti a e scisti blu (qualcosa di molto più complesso dello Stromboli, argomento della tua tesi). Come contributo alla discussione generale ricorderò che ho dormito nella capanna Duca d’Aosta (in 19 per 12 posti) e poi alla nuova Carrel, decisamente peggiore, anche se più comoda e che ho goduto dell’esperienza e dell’amicizia di Giovanni Ottin, grande guida ed uomo semplice e generoso.

  32. 24
    Luca Visentini says:

    Resta il fatto che in passato si poteva prenotare nei rifugi, ma non fino all’esaurimento dei posti-letto. Si aveva un’attenzione anche per chi poteva sopraggiungere inatteso o sul tardi. Qui si fa l’en-plein. Queste guide onnipotenti, questa montagna venduta – e non l’affollamento di per sé (ché un solo maleducato fa più danni di cento persone sensibili) – mi hanno stuccato.

  33. 23
    renzostrad says:

    Era il primo agosto di qualche anno fa,  alla Luigi Amedeo (la Carrel non c’era ancora) oltre a noi tre c’erano i tre Pellissier con 5 clienti e Luigi Carrell con un francese e figlio, quattordici in tutto. L’indomani tempo splendido, montagna a detta delle guide mai così  pulita dal 1911. Partiamo subito dopo le guide, al primo sole sul Picco Tyndall  incrociamo un Pellissier che sta già tornando.  Alla Scala Jordan ecco di nuovo Pellissier che, sceso alla capanna, aveva preso un cliente fresco.                                                                                                                          Altro che prenotazione! 14 persone in tutto sulla Cresta Italiana!                              Già, però era l’anno 1947 ed io avevo 21 anni!                                                                                                                        
     

  34. 22
    valter guglielmetti says:

    beh….chapeau al signor Biasioli, commento 13, che 48 anni fa ha fatto il Cervino da Verona arrivando al paese in Vespa (già quella è stata un’impresa) !!!
    Per il resto credo che abbia ragione Cominetti, penso che il suo ragionamento sia inattaccabile.
    Basterà infine attendere qualche anno poi, ahimè, col riscaldamento globale lassù crollerà tutto…..

  35. 21
    Paolo Panzeri says:

    Per fortuna c’è sempre Mamma Natura che rimette le cose a posto.
    Ormai l’uomo non capisce più niente, pensa vanitoso solo a se stesso.
    Ultimamente da quelle parti fra Zermatt e l’Hornli, ma anche al Bianco e un po’ dovunque, mi sembra che Mamma stia scuotendosi, mi spiace per chi ci resta, ma spero che tanti capiscano.
    A proposito a Cervinia (?) stanno costruendo un albergo multistella con vista Cervino, vicino, proprio sotto, messo ben a tiro sia di sassi che di neve e ben certificato.

  36. 20

    Crovella & C., la penso anch’io così ma siamo in tanti ad andare in montagna. O qualcuno stermina la parte più ignorante e quindi dannosa o ci dobbiamo “stringere” per starci tutti. Al di là della solita diatriba contro le guide alpine, categoria di cui faccio parte perché SONO un alpinista convinto che un giorno ha deciso di vivere di montagna, certe vie a certe cime non andrebbero più considerate romanticamente. La normale al Cervino (svizzera o italica che sia), al Bianco come alla Marmolada, all’Aconcagua o all’Everest, sono ormai da tempo delle salite in cui si respira solo la puzza degli altri in luogo di una magica atmosfera che ci si aspetterebbe sulle cime immacolate. La colpa è dell’ignoranza di chi si affolla ciecamente lassù solo per dire “ci sono stato”. Non ditemi che ci si diverte a mettersi in coda…
    Quando lo devo fare come guida almeno mi pagano, ma dover pagare (anche senza pagare una guida: viaggio, rifugi, cibo, ecc, costano) per farlo, proprio non lo capisco, quando ci sono migliaia di cime deserte o quasi poco distanti.
    Certo che le cime meno frequentate sono più “naturali”, senza aiuti, ma se guardiamo alla storia l’uomo alpinista ha da sempre cercato di facilitarsi nel tempo le future ascensioni, ad esempio costruendo i rifugi. Trovo che un rifugio inquini e tolga molto romanticismo più di una corda fissa o di un ancoraggio solido che le guide, che vanno ogni giorno su e giù da quel posto vedono giustamente nel riportare a casa la pelle l’obiettivo più importante. Eppure i rifugi ce li teniamo e, anzi, li idolatriamo come dei in molti racconti romantici. Io li leverei tutti, come leverei tutte le funivie, ma mi rendo conto che mi scontrerei con una massa contraria che mi leverebbe la vita. Certo, ci sono le vie di mezzo e per me sono l’evitare per mio piacere certi posti. 
    Manifesto anche professionalmente il mio disappunto verso i rifugi mandandoci a dormire i clienti e raggiungendoli nottetempo per iniziare l’ascensione. Provate a dormire al Falier per partire all’alba per una via di mille metri su per la sud della Marmolada mentre la sera incappate in un gruppo di veci alpini che bevono e cantano felici fino a qualche minuto prima che suoni la vostra sveglia e magari il giorno prima avevate fatto la stessa cosa sul Civetta e l’indomani vi aspetta la Cima Scotoni. A me è successo e quando ci riesco i rifugi me li evito come la rogna! 
    Tornando al Cervino, la Carrel è delle guide alpine, l’hanno costruita loro, non è un rifugio del Cai, è un rifugio privato. Forse l’errore è stato fargliela costruire, qualcuno dirà, ma tanti anni fa non si sarebbe immaginato l’affollamento odierno. E’ la stessa situazione di un negoziante o di un impresario che cerca di fare rendere la sua azienda. C’è sempre chi ci guadagna e chi ci perde ma non ditemi che nella vostra vita non curate i vostri interessi esattamente come lo fanno i miei colleghi del Cervino. Solo che la montagna è sempre vista come un tempio di purezza che deve restare al di fuori da questo tipo di manifestazioni. In parte sono d’accordo anch’io, ma, ripeto, il problema è che siamo in tanti (troppi?!) e quindi la cosa più semplice da fare è andare altrove. Consoliamoci con il fatto che tutti quelli che affollano le vie famose difficilmente ce li troveremo su quelle più complicate e meno note ma altrettanto, se non di più, belle. Non è difficile, basta essere un po’ sudamericani e meno retorici e rigidi.

  37. 19
    Carlo Crovella says:

    Ciao a tutti, dal numero di commenti vedo che il tema è bello scottante. In effetti, é uno dei punti cruciali su cui si scontrano due visioni storiche, quella obsoleta (cui appartengo io), di una frequentazione libera e romantica, e quella contemporanea, più sportiva e prestazionale. È assolutamente fondato quanto riportato nel commento n. 6, ovvero che io sono miope. Sono molto miope. Lo sono innanzi tutto in termini fisici (porto due occhiali stile fondi di bottiglia) e lo sono ideologicamente. A me proprio non piace ‘sta montagna iperfrequentata, di gente che “corre” senza comprare l’aria (modo di dire piemontese: significa “acclimatarsi”), folla che sporca, inquina e infastidisce. Da questo punto di vista non sono contrario a meccanismi che creino selezione e facciano sì che ci sia meno gente in montagna. Tuttavia non credo che sia il piu’ azzeccato ‘sto meccanismo economico (o economico-organizzativo). Mi sa piuttosto di tassa per introitare soldi, non di meccanismo per selezionare i frequentatori della montagna. In pratica saranno ammessi i Peperoni o gli smanettatori rapidi nelle prenotazioni. Su un sito di recensioni di ascensioni ho letto che, quando hanno aperto le prenotazioni on line al Gouter per l’intera stagione 2019, tutti i posti di tutte le giornate sono andati via in mezz’ora. Non è più la montagna che mi piace. Ideologicamente mi contrappunto a questo uso smodato della montagna  e non vedo nulla di illegittimo nel portare avanti una campagna per un ritorno ad una montagna più severa e meno frequentata. Meno turisticizzata (le prenotazioni  i  tutti i rifugi, sanno di viaggio turistico, non di recensioni alpinistiche). Ciao!

  38. 18
    Diego Statham says:

    Dai ragazzi, alleniamoci e tutti stile Kilian, hop hop in 3 ore su e giù. Meno male che ho fatto la cresta del leone qualche anno fa… bella ascesa. Quasi dimenticavo, mentre già io e il mio compagno dormivami,la guida è passata a riscuotere. Quindi cosa cambia? Che adesso prima di pagare fai una telefonata per assicurarti il posto…

  39. 17
    Simone Paternostro says:

    Mi sembra giusto sicuramente servirà per aumentare la statistica degli accessi e soprattutto la sicurezza delle ascensioni….il cervino da un punto di vista geologico fa cacare, è una montagna con una roccia molto delicata (come ben sapete tutti). Con l’attuale crescita di questa pratica, e gli importanti cambiamenti climatici in atto (la roccia della parte alta del cervino è tenuta insieme grazie al permafrost), mi sembra giusto controllare gli accessi.

  40. 16
    Matt Frak says:

    Eh sì perché io prenoto due mesi prima e so già come sarà il meteo… e so già che sarà praticabile tutto con mesi di anticipo… bella mossa!

  41. 15
    Paiolo Moro says:

    È tutto fatto per soldi ovviamente. I posti li avrà solo chi prenota con guida e gli altri nulla… giusto… forse… si fa così lavorare le guide alpine a scapito però di chi può permettersi di scalare anche senza di loro. Non esiste più il vero alpinismo purtroppo… tutto dev essere legato al soldo…. va beh

  42. 14
    Meteobook says:

    Siamo alle solite: si fa pagare pensando di ridurre l’afflusso degli alpinisti in Capanna. Ma gli alpinisti ci andranno lo stesso perchè non sarà certo l’obolo dovuto a fermarli. In compenso, dovendo prenotare molto prima di conoscere le condizioni meteorologiche e/o della montagna, ci si troverà più facilmente e frequentemente in situazioni di pericolo. Ma l’importante è farci pagare, prima l’obolo, poi magari anche il soccorso…

  43. 13
    Mario Biasioli says:

    sono un vecchio di75 anni, ma il 6 ottobre del 1971 sono partito in vespa da Verona, alle 13 ero all’ Orionde e a sera alla capanna. Il giorno dopo ho salito il Cervino senza toccare i canaponi tranne la Tyndall. Non ho trovato nessun altro.A sera ero a casa a Verona, semprevespa. Bei

  44. 12
    Alberto Benassi says:

    Non si tratta di essere duri e puri ma di essersi conto che queste imposizioni sono un’altro passo verso l’obbiettivo della montagna a pagamento.
    BRAVI

  45. 11
    Alberto Benassi says:

    Il Cervino va ripulito. È l’ora di farla finita che qualcuno usi il simbolo dell’ alpinismo come fosse un bancomat.

  46. 10
    enri says:

    Scusa Marcello,
    non ho compreso io tuo commento. Io sono per togliere le corde dal Cervino, in modo che ci sia piu’ sicurezza e gente all’altezza.
    Qualcosa di male?
    Perche’ ci vado? Semplicemente perche la cresta del leone al Cervino e’ una delle piu’ belle salite che esistano e a me piace tornarci spesso. Solo che vorrei evitare di trovarci gente che non e’ in grado nemmeno di arrivare in Capanna. Via la Capanna!
    un giorno mi chiesero se senza la funivia del Torino avrei fatto meno salite sul Bianco. Certo, risposi, almeno meno della meta’ ma sarei rimasto contento lo stesso.

  47. 9

    Duri e puri, via le corde fisse, niente bivacchi….e poi vanno su per le normali superaffollate. Chi si mette in coda per andare in montagna si merita tutto quello che gli propinano! Ma perché ci andate?
    Da quanto ne so io, in alta stagione, tutti i rifugi vanno prenotati. 

  48. 8
    alex says:

    la verità è più atroce e potete costatarla tutti voi, provate a chiamare al numero e chiedere due pisti, a me han detto che per luglio e agosto non c’è un solo posto libero, quindi di lì non si passa, poi magicamente dopo aver messo giù il telefono riprovate a chiamare le guide del Cervino chiedendo di avere di fare la stessa escursione ma accompagnati da una guida, magicamente il posto uscirà!Ecco!  business business solamente business! la soluzione qual è secondo loro? semplice fare in giornata dal Orionde, così se qualcosa va male contiamo i morti……

  49. 7
    Alberto Benassi says:

    Perchè le guide che hanno fatto questa proposta non hanno fatto anche quella di togliere tutte le corde fisse???

  50. 6
    Luca Barletta says:

    Scelta giusta e consapevole. I duri e puri non hanno bisogno di bivacchi, per chi ne usufruisce e’ giusto che contribuiscano e seguano le regole di chi ha il difficile compito di gestire queste strutture in quota.Chi commenta questa iniziativa cosi: “Rendere obbligatoria la prenotazione (specie al Goûter) dà la sensazione di avere la stessa matrice di quando si imponevano le gabelle medievali, magari per valicare un ponte sul fiume. Vi ricordate le scena di Massimo Troisi e Roberto Benigni? Appunto…”non ci resta che piangere” ” dimostra una visione miope, ignorante e non attuale della montagna e dei suoi fruitori moderni.

  51. 5
    Marco Furlani says:

    Io sono dell’idea via tutte le corde fisse soste a spit e per il resto arrangiarsi, non servirebbero prenotazioni alla capanna. Chiaramente una decisione radicale metterebbe fine al busines che sta itorno alla catasta di sassi piu bella del mondo.

  52. 4
    Paolo Panzeri says:

    Provo a risponderti a gamba tesa, ma vorrei segnare un punto contro i divieti.
    Mossa politica per mettersi in mostra e non avere responsabilità, con la farcitura della illusoria sicurezza nell’andare per monti, tanto cara agli ignornatoni da poltrona e agli amici che riescono a mangiarci a loro rischio.
    Ma ai Media e alla gente dello sballo piace.

  53. 3
    Max says:

    Sarà un limite mio ma non vedo il nesso fra l’obbligo della prenotazione e un livello di esperienza alpinistica tale da garantire sicurezza. Chissà se qualcuno me lo spiega ?

  54. 2
    Fabio Bertoncelli says:

    Immaginate la Cresta del Leone senza rifugio né corde fisse. Che bello!
    Come ai tempi di Whymper e Carrel (quasi).

  55. 1
    Enri says:

    Mi sembra un metodo che potra’ aiutare a tenere ordine ma non certo a far selezione che e’ il vero problema. Spiace che chi avra’ il posto sara’ colui che avra’ prenotato prima. Non ho capito come verranno gestite le disdette. Basta comunque che anche a Capanna totalmente prenotata, si sia sempre liberi di salire e magari dormir fuori. La vera selezione anche a fini di sicurezza si otterrebbe solo levando le corde.  Solo che senza quella della Cheminee oggi salirebbero un centesimo delle cordate. 

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