Ci han fottuto le vacanze

Ci han fottuto le vacanze
di Massimo Fini
(pubblicato su Il Fatto quotidiano del 9 maggio 2020)

Ci stanno fottendo l’estate. Ci stanno fottendo il mare. Ci stanno fottendo le vacanze. Per me estate e mare hanno sempre coniugato il nome più proibito: felicità. “Col sole e col mare anche un ragazzo povero può crescere felice” scrive Camus e tutte le canzoni che parlano di estate si ispirano al mare (Una rotonda sul mare, Fred Bongusto; Sapore di sale, Gino Paoli; Luglio, Riccardo del Turco; Un’estate al mare, Giuni Russo; Voglio andare al mare, Vasco Rossi) mai alla montagna tantomeno al lago (roba da crucchi). E’ vero che i vecchi, categoria cui arbitrariamente appartengo, d’estate preferiscono al mare la montagna o, ancor meglio, la collina, perché sono più riposanti. Ma è un riposo che somiglia un po’ troppo all’eterno riposo. Ma io non sono ancora così conciato da non potermi cacciare a bagno.

Ma quest’anno raggiungere il mare per i lombardi sarà praticamente impossibile. Troppe combinazioni debbono incastrarsi. Poniamo che uno scelga il litorale più vicino e abbordabile, il ligure, luogo prescelto per decenni, nel dopoguerra, dalla piccola e media borghesia milanese e torinese (nel Novecento il Mar Ligure, in particolare a Levante, era meta del turismo d’élite, di aristocratici inglesi e soprattutto russi che erano molto diversi dai russi griffati e volgari che oggi occupano la Versilia insieme ai ricchi scemi italiani che non si sono ancora accorti che al Forte non solo non si vede il mare ma nemmeno lo si sente, tanto vi hanno costruito).

La prima condizione è che il commendator Fontana, Regione Lombardia, apra i confini territoriali (ma quanto è buona Lei signora Belva). Ma non basta. Bisogna che la Regione Liguria faccia altrettanto e non discrimini i lombardi, untori provenienti da pericolosissimi focolai. Forse ai loro confini i poliziotti liguri, sospettandoci in possesso di documenti falsi, ci faranno un test linguistico (però io il dialetto ligure, soprattutto di Ponente, lo conosco: Savona si pronuncia Saña, speggietti vuol dire occhiali, belin è il cazzo, “ti m’hae za menòu o belìn”, che le donne, per pudicizia, convertono in belan). Ma non basta ancora. Lombardia e Liguria non confinano, vi si interpongono Piemonte ed Emilia. Bisognerà che anche queste due Regioni aprano i propri confini. Ma un milanese potrebbe trovarsi in una bizzarra situazione: mentre vola felice verso la Riviera e gli agognati bagni, Liguria e Lombardia, per un’impennata del Corona, richiudono contemporaneamente i propri territori e lui si trova intrappolato a Novi Ligure, che a dispetto del nome è Piemonte, a visitare il Museo di Coppi.

E ben gli starebbe. Perché il milanese è pirla da sempre. A chi mai poteva saltare in mente di fondare una città su una pianura desolata, caldissima e afosa d’estate, fredda e nebbiosa d’inverno e soprattutto umidissima? E senza un fiume. Milano è l’unica grande città italiana ed europea a non avere un fiume, Torino ha il Po, Firenze l’Arno, Roma il Tevere, Londra il Tamigi, Parigi la Senna, il Danubio bagna Vienna e Belgrado. Ho chiesto a storici e geografi perché Milano sia venuta su in una posizione così poco allettante. L’unica risposta che ne ho ricavato parte dal nome che aveva nell’antichità, Mediolanum, la via di mezzo, la più diretta per raggiungere la Gallia. Ma a trenta chilometri, sulla stessa direttrice, c’è Pavia che sta sul Ticino, uno dei fiumi più belli d’Italia, se non forse il più bello. E infatti i Longobardi, che erano meno pirla dei milanesi, vi trasferirono la capitale.

E quindi noi milanesi, almeno quelli che la identificano col mare, dopo dieci, lunghissimi mesi di spasmodica attesa (“Come un giorno di sole fa dire a dicembre l’estate è già qui”, Patti Pravo) quest’anno non avremo l’estate. Rimarremo a Milano, a morire non di CoViD-19 ma dal caldo e di solitudine (“Cerco l’estate tutto l’anno e all’improvviso eccola qua… neanche un prete per chiacchierar”, Azzurro, Adriano Celentano).

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Ci han fottuto le vacanze ultima modifica: 2020-05-19T04:02:00+02:00 da Totem&Tabù

10 pensieri su “Ci han fottuto le vacanze”

  1. 10
    Riva Guido says:

    Le vacanze più lunghe le ho trascorse quando frequentavo le scuole medie da uno zio che faceva l’ortolano e vendeva al mercato giù in città. I campi più in alto erano da piolet traction. Nel mio piccolo lo aiutavo, dal mattino presto alla sera tarda. Che vacanze, che scuola di vita! Figuratevi voi se I SOLO CHIACCHIERE E DISTINTIVO mi possono fottere le vacanze.

  2. 9
    grazia says:

    Sono d’accordo con Marcello nella misura in cui il luogo in cui si vive e lo stile di vita condotto cambiano profondamente la percezione dell’idea di vacanza.
     
    Ricordo con precisione la sete che mi accompagnava durante la settimana, seduta in ufficio, pensando al week end o all’estate estivo che mi avrebbe offerto ampia possibilità per viaggiare, visto che prendevo sempre un mese di ferie.
     
    Quando poi ho cominciato a prendere giorni liberi per accompagnare e addirittura mi sono licenziata per allenarmi per le selezioni di guida, tutto è cambiato dentro di me.
    Da impiegata ho sempre preso mezze giornate qua e là, senza particolari ragioni, solo per amore di rompere la routine. Già allora avevo compreso quanto fosse importante diversificare il lavoro e non ripetere le stesse azioni, giorno dopo giorno. Addirittura cambiavo spesso strada in motorino per andare al lavoro, anche allungando molto. Sentivo il bisogno di rimanere vigile. Sentivo che la routine intorpidiva i miei sensi. 
     
    E dunque, quando ho lasciato la vita d’ufficio, con le sue giornate da lunedì a venerdì, e mi sono ritrovata ad avere tempo in settimana e magari a lavorare il sabato e la domenica, ma sempre in natura, il mio bisogno di evadere è diminuito.
    È cominciato a pesarmi di più, però, di tornare tra i palazzi dopo giornate spettacolari trascorse in montagna, per cui a un certo punto sono andata a stare fuori città. 
    E poi ho deciso di cercare una dimensione più adeguata a me, un luogo in cui la Natura predominasse. All’epoca decisi di cominciare dal sud perché avevo delle amicizie importanti e avevo bisogno di un clima accogliente. 
     
    Diverso è, invece, il viaggio, quell’esperienza che parte dal sogno e poi  man mano si materializza con la pianificazione, prende vita con la partenza e non ti abbandona più per il resto della vita. 🙂

  3. 8
    Alberto Benassi says:

    girare il mondo, conoscere posti, genti e culture nuove è una delle attività umane più belle.
    La volete chiamare vacanza?  E allora viva le vacanze.

  4. 7
    Paolo Panzeri says:

    Sono sempre stato in vacanza, la mia vita è quasi sempre stata “vacante”: mi è mancata sempre qualcosa, penso perché sono per natura curioso.
    Ora se sento il bisogno di muovere il fisico salgo sul vogatore e remo, o mi attacco al trave e tiro e solo da poco salgo sul tappeto scorrevole e corro.
    Per la mia testa leggo fantascienza, o la faccio andare a curiosare con scrittori giapponesi, o indiani, ma anche altri scrittori stranieri le fanno bene.
    Per la natura sento gli uccellini e guardo la erbe e le foglie che crescono, con le montagne mantengo un buon rapporto, anche se ora è solo visivo e per intermediazione.
    E chiacchiero dovunque mi capiti di entrare in connessione, più spesso con gli amici.
    Infine mangio e dormo, osservo lo scorrere del tempo e imparo ad aspettare.
     
    Due frasi senza un chiaro senso, di un film: “abbiamo perso tutto”e la successiva “ma esiste qualcosa nella vita per cui valga la pena di perdere tutto?”
     

  5. 6

    Ho sempre pensato, fin da piccolo, che in vacanza ci andasse chi vive molto male e ha bisogno di fuggire appena può da condizioni di vita inumane.Non ce l’ho con chi va in vacanza, intendiamoci, ma proprio il significato che questo costume riveste dovrebbe fare riflettere. Con la mia famiglia ci succedeva che mio padre ci “parcheggiasse” per mesi in un bel posto (che non vuol dire costoso) mentre lui lavorava e non ricordo di essere mai partiti per “le vacanze” della durata di qualche giorno o settimana ma semmai per almeno i 3 mesi in cui non c’era scuola o per periodi più lunghi durante i quali io e mia sorella andavamo a scuola dove ci trovavamo. Ci è successo pure di cambiare posto, e quindi scuola, più volte durante lo stesso anno. Mi capitava di conoscere bambini “in vacanza” e mi sono sempre sembrati gente strana, che si comportava in modi per me incomprensibili. A 14 anni conobbi una ragazzina romana (vivevo in Sardegna) venuta con i genitori al mare per qualche giorno a ferragosto. Appena il tempo di darci il mio primo bacio che se ne doveva già andare, maledizione! Mi scrissi in autunno a una gita parrocchiale per andare a Roma e invece di vedere il Papa corsi da lei che nel frattempo si era fidanzata con un diciottenne che mi voleva menare. Ecco cos’erano le vacanze: fuga dalla realtà, al pari dell’eroina. Non esagero. E tali lo restarono per sempre. Infatti la “società dei consumi” è composta da tossici che credono di essere dalla parte giusta e…. così devono andare in vacanza.Il mio ideale di vacanza è restare a casa e tutt’al più andare in bicicletta o a scalare o sciare, correre o camminare partendo direttamente da casa e tornandoci a dormire (sempre detestato i rifugi). Non sono fortunato, ho soltanto voluto costruirmi una vita attorno che mi permettesse di non sentire il bisogno della vacanza. Il viaggio e lo spostarmi comunque lo associo al lavoro e  già che mi tocca farlo, cerco di andare in posti belli e interessanti.Durante il lockdown (che mi sa tanto di: tutti giù per terra, ma almeno mi faccio capire) sono rimasto a casa in luogo di fare il mio lavoro di guida perché eravamo comunque in periodo di “vacanze” invernali e quindi la permanenza tra le mura domestiche mi è stata imposta da cause di forza maggiore e mi sentivo un po’ in prigione. Non potendo guadagnare i soldi che mi avrebbero permesso di passare buona parte della primavera a casa ho fatto richiesta all’INPS dei famigerati 600€ e me li hanno pure dati. Per la prima volta sono stato “stipendiato” dopo più di 36 anni (quando facevo altri lavori) e ho potuto sentirmi come quelli che sognano la vacanza perché, nonostante fossi, e sono,  piuttosto al verde mi sono detto che con quei soldi avrei potuto comprarmici una chitarra o un nuovo tagliaerba. Ora spero che me li diano anche per Aprile, periodo in cui normalmente vado in Himalaya a lavorare ma che stavolta ho dovuto mancare. Li tengo per mangiare e sapete perché? Nella mia valle ci sono solo 2 negozi di generi alimentari che sono i più cari del mondo. Normalmente faccio la spesa in Val Badia o a Cortina perché lì i prezzi degli alimentari sono molto più bassi e facendo la spesa qui i soldi finiscono subito e ho preferito mangiare. Il nostro Collegio ci ha informati che era VIETATO portare gente in montagna professionalmente e che neppure eravamo coperti dalla polizza RC obbligatoria (ovviamente pagata come sempre). Ho provato a fare l’orto in anticipo ma a 1600m ti sembra che faccia caldo ma l’insalata non la pensa allo stesso modo e non cresce! E’ sopravvivenza, mi direte, ma almeno non devo spendere soldi per andare in vacanza e i miei figli non si sognano neppure di chiedermelo. E non sarebbe finita qui…

  6. 5
    Alberto Benassi says:

    E’ vero che i vecchi, categoria cui arbitrariamente appartengo, d’estate preferiscono al mare la montagna o, ancor meglio, la collina, perché sono più riposanti. Ma è un riposo che somiglia un po’ troppo all’eterno riposo

    Fini se sei rinco…….o , parla per te!

  7. 4
    Renato Bresciani says:

    Grazie Carlo: grazie e auguri per un’estate produttiva.

  8. 3
    Carlo Crovella says:

    Io ho già programmato un’estate sostanzialmente di lavoro, cittadino ovviamente. La ripresa produttiva dopo due mesi di chiusura non consentirà intervalli di recupero/riposo, se non in termini di week end lunghi o piccoli ponti. Al massimo mi sposterà in campagna, da cui partirò per gite alpinistiche in giornata. Al momento non è prevista, in famiglia, la abitudinaria settimana marina in Liguria, vedremo nelle prossime settimane se le nostre condizioni (familiari, professionali, economiche) lo consentiranno. Tutto ciò prima ancora dei divieti o meno da parte delle autorità. Non ci vedo nulla di male, la situazione generale lo impone. Lo dovrebbe imporre a tutti. Se qualcuno ragiona come se nulla fosse, significa che può permettersi economicamente le vacanze anche dopo mesi di mancati incassi/retribuzioni. Bene, buon per voi, non sono animato da alcuna invidia, ma allora mi piacerebbe non sentire in TV i lamenti indiscriminati di tutti i cittadini italiani che richiedono sovvenzioni e aiuti allo Stato. Se c’è qualcuno che mentalmente pensa alle vacanze, vuol dire che i soldi per l’estate li ha. Mi auguro almeno che non abbia avanzato domanda per i 600 euro (se siete P.IVA). Siate coerenti, almeno. Io per scelta NON ho avanzato tale domanda, perché i soldi per pane e latte ci sono, ma forse rinunceremo alle vacanze per dedicarci ai nostri rispettivi impegni professionali al fine di compensare due mesi abbondanti di chiusura. Se tutti ragionassimo così, il tema dei divieti sì-divieti no scivolerebbe in secondo o addirittura terzo piano.

  9. 2

    Le donne liguri dicono belìn come gli uomini. Belán lo dicono i bambini quando ci sono i genitori, se non ci sono dicono belìn anche loro.

  10. 1
    Andrea Parmeggiani says:

    Un Massimo Fini più annacquato del solito…

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