Come sparisce un parco

Dal 18 al 25 luglio 2015 Mountain Wilderness Italia, nell’ambito della manifestazione No allo smembramento del Parco Nazionale dello Stélvio, organizza un trekking internazionale a difesa della integrità del Parco Nazionale dello Stélvio.

Il 18/19 luglio, con la collaborazione del CAAI e di locali guide alpine, incontro al Rifugio Segantini in val Nambrone (Presanella), meeting di arrampicata TRAD per riscoprire il fascino di scalate compiute utilizzando solo (o principalmente) protezioni mobili. Discussione serale sul significato emblematico di tali pratiche. Il giorno successivo alcuni personaggi famosi dell’alpinismo europeo introdurranno numerosi ragazzi delle scuole medie ai segreti delle tecniche base di progressione su roccia in “stile Mountain Wilderness”.
20 luglio, con la collaborazione di Italia Nostra: Val di Rabbi, partenza del trekking di sei giorni. Verranno percorse le valli più incontaminate e affascinanti del parco dello Stelvio e si pernotterà nei rifugi Dorigoni, Corsi, Hintergrat, Franzenshohe, Garni Santa Maria. Costo approssimativo 350 euro. Chi si iscrive dovrà lasciare una caparra di 100 euro a valere sulla prenotazione dei rifugi e i costi dell’assicurazione. Ramponi e piccozze non necessari. Le singole tappe non supereranno mai le cinque ore di marcia su sentieri. Per ragioni logistiche i partecipanti non potranno essere più di venti. Le iscrizioni si chiuderanno il 15 giugno. Un secondo gruppo di escursionisti raggiungerà il primo, lungo il percorso, provenendo dall’Alto Adige. Arrivo a Bormio in coincidenza con la conclusione del Festival della Montagna, dove i partecipanti italiani incontreranno i soci di Mountain Wilderness provenienti dall’Engadina. Rientro alla base di partenza organizzato da Mountain Wilderness. Durante la settimana del trekking alcuni dirigenti di Mountain Wilderness si staccheranno dal gruppo per andare a incontrare i rappresentanti delle amministrazioni dei comuni alto-atesini e il presidente del parco attuale.

Attraverso le emozioni di un viaggio, verranno promossi momenti di confronto con gli amministratori e con i cittadini anche delle vallate più marginali. Con un obiettivo unitario: rilanciare, «a livello nazionale e internazionale», politiche concrete tese alla conservazione di “beni comuni” che il nostro Paese sta abbandonando, quindi l’importanza strategica del Parco Nazionale dello Stélvio. Per maggiori dettagli, qui è disponibile il documento programmatico di Mountain Wilderness.
Per informazioni e iscrizioni: www.mountainwilderness.it

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Il 28 gennaio 2015 a Roma è stato raggiunto l’accordo fra le Province autonome di Trento e Bolzano, la Regione Lombardia, il sottosegretario agli affari regionali Gianclaudio Bressa e il sot­tosegretario all’ambiente Barbara Degani, per quanto riguarda la gestione del Parco Nazionale dello Stélvio: la proposta scaturita dal tavolo di confronto assegna la gestione del Parco Nazionale dello Stélvio agli Enti regionali e provinciali. La volontà dichiarata di salvaguardare la dimensione unitaria del parco, di cui si farebbe garante lo Stato, è un’evidente foglia di fico.

Allo Stato sareb­be affidato il controllo dell’applicazione delle linee guida e degli atti di indirizzo elaborati ai fini della stesura del Piano del Parco e del relativo Regolamento attuativo. A questa giornata è seguita quella dell’11 febbraio 2015, con la firma dell’Intesa tra Ministero dell’Ambiente, Regione Lombardia e Province autonome di Tren­to e Bolzano, che trasferisce la gestione del Parco Nazionale dello Stélvio a ognuno degli Enti territoriali per le rispettive parti di territorio.

Il testo dell’Intesa è leggibile qui (Intesa Stélvio).

Come sparisce un parco
di Luigi Casanova (direttivo Mountain Wilderness Italia)
ripreso da Altreconomia, aprile 2015

Il 24 aprile 2015 il Parco Nazionale dello Stélvio compie 80 anni. Interessi politici ed economici (come lo sci e la caccia) ne hanno favorito lo smembramento.
È dal 1951 attraverso petizioni e mozioni che la Südtiroler Volkspartei (SVP, il partito autonomista sudtirolese) insiste nel demolire il Parco Nazionale dello Stélvio.
Si tratta del più vasto parco delle Alpi, il più ricco di biodiversità dell’intera Europa. Un patrimonio mondiale di cultura, risorse, paesaggio.
Ma ha un difetto: per la SVP è il parco imposto dal fascismo, nel 1935, con il preciso intento di italianizzare la montagna sudtirolese.

Su questo aspetto hanno ragione gli altoatesini, ma dal 24 aprile del ‘35 sono trascorsi 80 anni e i nazionalismi provocano lacerazioni, conflitti, impediscono sviluppo e dialogo. Per uscire da questo conflitto, fin dal 1971 Italia Nostra e il Club Alpino Italiano hanno proposto per lo Stélvio l’istituzione di un parco dell’Europa. Negli anni ’90 Mountain Wilderness, sostenuta dalla intelligenza e dalla visione di Alexander Langer, rilanciava la proposta del parco PEACE (Parco dell’Europa Centrale, il parco della pace) per proporre una nuova attenzione verso un’area protetta dimenticata, e per rilanciare, attraverso la difesa della natura e della biodiversità, nuovi contenuti nei rapporti fra Stati, un nuovo modo per superare i confini amministrativi e ritrovare sentieri di pacificazione transfrontaliera.

La Valle della Mite, Pejo
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L’amico Alex ci ha lasciati vent’anni fa (Langer è morto suicida il 3 luglio 1995, ndr) e non ha potuto proseguire il percorso avviato presso il Parlamento europeo, dove era stato eletto nel 1989. Nel frattempo lo Stato italiano, le Province autonome di Trento e di Bolzano e la Regione Lombardia con “L’accordo di Lucca” (1993), costruivano un consorzio dei tre ambiti per rilanciare il parco. Solo nel 2005 arrivava al ministero dell’Ambiente il Piano di gestione del parco, accompagnato dal Piano faunistico.

Pur approvato all’unanimità, è rimasto nei cassetti, impedendo di fatto non solo l’avvio delle politiche conservazionistiche, ma anche le urgenti risposte in termini di sviluppo economico dovute alle comunità locali.

Nel frattempo in aree sensibili del parco si avviavano progetti di distruzione ambientale insostenibili: la grande pista della discesa libera dei mondiali di Bormio nel 2005, la funivia della valle della Mite in Trentino, che raggiunge quota 3.000, e altre pesanti infrastrutture, imposte dalla politica e in piena contraddizione con gli obiettivi strategici di un’area protetta. Il piano parco è ormai ammuffito e superato negli scaffali del Ministero dell’ambiente. È stato messo in naftalina dalla Südtiroler Volkspartei che ha nel frattempo ristrutturato il suo piano strategico volto a dimostrare che il consorzio attivato nel 1993 non funziona e che le popolazioni locali subiscono solo imposizioni vincolistiche. Prima, nel 2010, con il governo Berlusconi, poi con un accordo con il PD nazionale alle elezioni del 2013, la SVP ha imposto allo stato italiano lo smembramento del parco in tre.

Alex Langer (Vipiteno, 22 febbraio 1946 – Firenze, 3 luglio 1995)
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Nonostante il dovere del nostro Stato di rispettare le norme dell’Unione internazionale per la conservazione della natura e il dettato della Convenzione delle Alpi che prevede il potenziamento delle aree protette e la loro interconnettività, anche transnazionale, la SVP ha vinto la sua lunga battaglia. Le norme di attuazione discusse da gennaio 2014 prevedono lo smembramento del parco in tre ambiti (che fanno capo alle due Province autonome e a Regione Lombardia): ogni ambito costruirà il suo piano di gestione, la sorveglianza e l’intera gestione amministrativa sarà autonoma, e il finanziamento ricadrà sulle spalle delle due Province autonome, per circa 10 milioni di euro l’anno.

La Regione Lombardia, ormai assente da ogni attenzione verso le politiche conservazionistiche del territorio e lo sviluppo sostenibile delle aree montane, si ritrova così a subire l’assistenzialismo delle due autonomie e viene di fatto privata di ogni responsabilità di governo nella gestione di un territorio strategico.

Le associazioni ambientalistiche trentine sorrette da quelle nazionali (CIPRA, Italia Nostra, CAI, Mountain Wilderness, WWF, Legambiente, LIPU, EPPAA, Touring Club, Pro Natura) hanno provato a rilanciare i valori di un’area protetta chiedendo l’inserimento dell’ambientalismo e del mondo scientifico nel Coordinamento nazionale del parco, il varo di un unico piano di gestione, la sorveglianza affidata a un unico corpo, il rilancio del ruolo di garante del ministero dell’Ambiente.

Con l’obiettivo di avvicinare l’esigenza altoatesina di “cancellare” l’italianità del parco, le associazioni hanno ripreso la strategica idea di Langer del Parco Europeo, sostenendo l’istituzione di una rete transnazionale di aree protette che comprenda oltre allo Stélvio il parco svizzero dell’Engadina, l’Adamello lombardo, le Orobie, il parco trentino Adamello-Brenta, un complesso di oltre 250mila ettari, che farebbe delle Alpi centrali la più grande e significativa area protetta d’Europa (vedi nostro post del 19 febbraio 2015).

La fermezza della SVP ha impedito anche questi passaggi di mediazione: quanto viene passato per nazionalismo antitaliano nasconde però altri obiettivi, materiali. In Alto Adige-Südtirol si vogliono modificare i confini del parco per permettere la caccia al cervo fino ad alta quota, si vogliono sviluppare le colture dei piccoli frutti e ampliare aree sciabili in val Martello.

In Lombardia invece ci si vede liberati di un peso, con la riduzione dello Stélvio in Valtellina e in val Camònica a un miniparco regionale che finirebbe dimenticato dalla Regione come avvenuto per l’insieme del territorio protetto lombardo.

Va evidenziata un’altra emergenza, legata a quanto accade allo Stélvio. Se il disegno SVP-PD dovesse avere successo, come sembra, un simile esempio negativo verrebbe esportato nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, che vive analoghi conflitti istituzionali e di gestione.

Così, mentre in Europa si attuano politiche di unione e connessione fra aree protette, in Italia, caso unico al mondo, si smembra quanto intelligenze scientifiche e politiche avevano unito, si rinnovano assurdi confini, si evitano politiche conservazionistiche e risposte dirette al mondo del lavoro delle vallate alpine.

La pista per la discesa libera di Bormio
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Come sparisce un parco ultima modifica: 2015-05-04T07:00:32+02:00 da GognaBlog

3 pensieri su “Come sparisce un parco”

  1. 3
  2. 2
    cristina morra says:

    Grazie per questa chiara esposizione della gravita’ del problema. Esprimo piena solidarieta’alle vostre iniziative di denuncia e di lotta democratica per scongiurare la divisione del parco dello Stelvio. CRISTINA MORRA, geografa, socia dell’A.I.I.G. (Associazione Italiana Insegnanti Geografia).

  3. 1

    Grazie a Gogna per lo spazio dedicato a questo grave problema. Un delitto perpetrato all’insaputa dell’opinione pubblica. Ora speriamo che il mondo degli alpinisti/climbers accolga l’invito di Mountain Wilderness e partecipi al meeting di arrampicata TRAD con cui si apre il trekking di protesta/conoscenza attraverso le bellezze dello Stelvio. Carlo Alberto Pinelli

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