Comelico, un territorio in svendita

Mountain Wilderness si è incontrata con i regolieri del Comelico. Dopo aver ascoltato con attenzione le rispettive visioni sul progettato collegamento con la Val Pusteria, non c’è stata possibilità di ottenere una posizione condivisa.

Comelico, un territorio in svendita
di Giancarlo Gazzola
(pubblicato su Mountain Wilderness Notizie, 1-2018)

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(1)

Al Comelico, se si realizzerà il collegamento sciistico con il comprensorio Monte Elmo – Prati di Croda Rossa, resterà una montagna sventrata, un paesaggio deturpato, piste a bassa quota con difficoltà d’innevamento e conseguente ripercussione sulle risorse idriche. Elevato sarà anche il rischio di bilanci in rosso, a causa degli alti costi di gestione, che la Regione Veneto sarà chiamata poi a sostenere con continui rifinanziamenti annuali. Qual è la posizione dei regolieri del Comelico? Alcuni rappresentanti del Direttivo nazionale di Mountain Wilderness li hanno incontrati a Padola il 25 novembre 2017 allo scopo di confrontare le diverse posizioni e capire se si può arrivare a un punto d’incontro sul progetto.

Abbiamo ascoltato con attenzione la loro visione su questo progetto, ma purtroppo non c’è stata possibilità di convergere su una posizione condivisa. Come ambientalisti abbiamo presentato le nostre proposte alternative all’attività sciistica, ma i rappresentanti della Regola, purtroppo, non hanno dimostrato interesse a soluzioni diverse, ritenendo che questa opportunità rappresenti per la comunità del Comelico Superiore l’ultima possibilità di sviluppo, un treno che passa sul quale bisogna salire. Tanto che, pur di avere il collegamento, sono disposti anche a rischiare la perdita del riconoscimento Dolomiti UNESCO.

L’istituto regoliero è il soggetto principale nella conservazione delle risorse ambientali del Comelico

Inutilmente abbiamo cercato di svegliare le coscienze sulle nuove sfide che il presente ci impone e a cui non si possono dare le stesse risposte degli anni ’80, semplicemente perché sono obsolete e come tali non funzionano. Una gestione lungimirante di questi territori ancora intatti, con il supporto del riconoscimento di patrimonio Dolomiti UNESCO, può essere la base del turismo del futuro, fondato sulla bellezza e sull’integrità dell’ambiente naturale; forse una via lunga e non facile, ma che porterà a risultati duraturi di cui anche le generazioni future potranno godere.

In un contesto di cambiamento climatico conclamato investire sulla monocultura dello sci, a quote basse peraltro (Padola è 1200 m, la cima dei Colesei 1900 m), non è sicuramente un modo lungimirante di investire i soldi pubblici. L’aspetto per noi sconcertante è che, nonostante siano perfettamente consapevoli della speculazione del consorzio Drei Zinnen Dolomites di San Candido, sostenuto dalla provincia di Bolzano tramite i fondi per i Comuni confinanti, i regolieri vogliono comunque realizzare il collegamento, sperando che l’indotto generi qualcosa anche per gli abitanti di Comelico Superiore. Un progetto devastante, con un impatto paesaggistico enorme e costosissimo da 44 milioni di euro, di cui 26 finanziati dalla Provincia di Bolzano attraverso il fondo per i Comuni Confinanti (soldi pubblici).

L’operazione non è ovviamente di beneficenza a favore della provincia di Belluno, si tratta solo di una partita di giro: infatti i progettisti, le imprese che opereranno e chi costruirà poi gli impianti saranno tutti della Provincia di Bolzano (si vedano i progetti).

Invitiamo la Regola di Padola a riflettere poiché si stanno assumendo una grande responsabilità nell’ipotecare seriamente il futuro della loro valle; un vero fallimento culturale. Davvero vogliono svendere il loro territorio per diventare terreno di conquista della più ricca, furba e ben finanziata Provincia di Bolzano?

La neve è sempre più scarsa e imprevedibile, le anomalie causate dal cambiamento climatico sempre più evidenti, continuare a proporre piste a bassa quota è inaccettabile, non nel senso che vada sviluppato ulteriormente lo sci in alta quota, ma che è arrivato il momento di cambiare il modo di fare turismo.

L’istituto regoliero dovrebbe essere il soggetto principale nella conservazione delle risorse ambientali del Comelico, evitare il frazionamento eccessivo dei suoli e garantire una gestione accurata dei beni naturali e sociali. Inoltre, proprio sul piano sociale, dovrebbe concorrere a realizzare una corresponsabilizzazione nella salvaguardia delle risorse comuni, mantenendo quell’equilibrio uomo-famiglia-comunità che ha permesso la conservazione nei secoli delle persone e del patrimonio naturale.

Invece con queste scelte, che il futuro dimostrerà fallimentari, si sta andando in una direzione completamente opposta. Ringraziamo la Regola di Padola per aver accettato il dialogo, anche se per ora le reciproche posizioni rimangono del tutto inconciliabili; la nostra speranza rimane quella che i regolieri riflettano su questi aspetti e che valutino attentamente le conseguenze delle scelte odierne sulle generazioni future, soprattutto il peso di lasciare loro in eredità un’ennesima valle sventrata e deturpata da piste e piloni che potrebbero portare la perdita del riconoscimento patrimonio mondiale Dolomiti Unesco.

I nuovi impianti sciistici in una brochure

Le proposte di MW
In alternativa al collegamento tra Comelico e Pusteria, Mountain Wilderness propone uno sviluppo turistico davvero sostenibile, così come richiede un Patrimonio Mondiale UNESCO, non basato sulla filosofia delle ruspe e del cemento ma che valorizzi le risorse storiche, culturali, paesaggistiche e naturalistiche dell’area, che contrasti lo spopolamento e operi soprattutto a livello culturale, umano ed educativo, non speculativo:

  1. tutela dell’ambiente, del paesaggio e della natura;
  2. realizzazione di percorsi storici, culturali e naturalistici che portino il turismo sui luoghi rilevanti: le “vie della transumanza”, le “vie dei pellegrinaggi a Luggau”, gli itinerari dell’archeologia forestale, i sentieri ciclo-pedonali delle malghe e degli alpeggi; i tracciati, e i siti teatro degli eventi della Grande Guerra: sentieri e mulattiere (Sentieri CAI n.173 e n.149, Cima del Quaternà, Pala degli Orti), i trinceramentib(Sella del Quaternà e Costone Sud-est), forti e polveriere (Casera Coltrondo, Passo Montecroce Comelico, i Formatti, ex forte Padola e osservatorio con postazioni di artiglieria), le postazioni in caverna e di tiro (Popera, Monte Cavallino solo per citarne alcuni);
  3. promozione e valorizzazione del cicloturismo;
  4. promozione e valorizzazione di percorsi enogastronomici, estivi e invernali, con una rete di sentieri percorribili anche con le ciaspole;
  5. promozione di una rete di strutture agrituristiche che valorizzino l’agricoltura di montagna e la vendita di prodotti locali;
  6. miglioramento della rete di trasporti pubblici fra Venezia (meta ogni anno di milioni di turisti) e le Dolomiti.

Si tratta di un percorso più lungo e impegnativo (molto più facile sventrare una montagna con potenti mezzi meccanici), ma che permetterà di mantenere intatto l’ambiente naturale, creare posti di lavoro, formare i giovani dando vita a nuove professionalità, dare un futuro migliore a queste vallate.

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Comelico, un territorio in svendita ultima modifica: 2018-07-23T05:32:40+02:00 da GognaBlog

12 pensieri su “Comelico, un territorio in svendita”

  1. 12
    Fabio Bertoncelli says:

    L’UNESCO? Ignobile carrozzone di funzionari nullafacenti e generosamente retribuiti oltre ogni decenza.

    L’ONU? Idem come sopra. Anzi, peggio: lí si mercanteggia in politica, sulla vita degli esseri umani.

    … … …

    Scusate se mi sono dovuto limitare nella scelta delle parole.

  2. 11
    Bruno says:

    Dolomiti Unesco un altro carrozzone per politici trombati o parcheggiati, specchio per le allodole pulisci coscienze.

  3. 10
    Bruno says:

    Dico che si può fare l’uno e l’alto, il collegamento sciistico va fatto mentre nel resto della Val Comelico e nell’attigua Val Visdende bisogna puntare al turismo naturalistico come esposto ma MW e come era negli intenti dell’ARCFACO 25 anni fa sulla falsariga di quello dei monti Tauri in  Austria. Di certo quasi 40 milioni di euro per fare il solo collegamento sciistico sono troppi per cui ne avanzerebbero un bel po’ d spendere per il resto della valle per un turismo ambientale, naturalistico esempio di rispetto della natura e di nuovo corso dello sviluppo.

  4. 9
    Alberto Benassi says:

    l’ UNESCO… quello che  vuole trasformare  le Dolomiti come disneyland.

     

    Bella roba !!

  5. 8

    La perdita del riconoscimento Unesco sarebbe già di per sé un guadagno!

  6. 7
    Gianfranco Valagussa says:

    Hai ragione Gian Luigi, da tempo abito in Cadore e di tutti i progetti fatti non ho mai visto un “piano economico” (business plan) che aiutasse a fare una mediazione credibile. E’ possibile invece sommare tutti i soldi che, sia CEE che regionali, sono stati investiti senza che nessuno abbia mai rendicontato sugli effettivi utili realizzati con quegli investimenti. L’economia è una cosa seria, fatta di numeri che non ascoltano le posizioni ideologiche. Quello invece che si sta registrando è un incremento di agritur, malghe, BeB, una offerta che sicuramente ha dei target legati all’ambiente.

  7. 6
    Gian Luigi Topran d' Agata says:

    Carissimi

    La questione è  ovviamente complessa. Al momento vi sono due versioni, entrambe con aspetti positivi e negativi. Anch’io che sono un regoliere di Padola  ,ma che vivo a Bologna, pur cercando di valutare le due proposte senza pregiudizi, avrei difficoltà a decidere. Non avete pensato di coinvolgere un istituto specializzato indipendente che possa fare una valutazione scientifica e onesta  da presentare pubblicamente ? E se da due proposte ne scaturisse una terza che potesse contenere  alcuni degli aspetti  positivi riducendo al minimo quelli negativi? Piuttosto  che rimandare e creare tensioni fra paesani che già vivono una situazione esistenziale difficile non varrebbe la pena tentare. Grazie.

    Gian Luigi Topran d’ Agata (da non confondere con mio cugino omonimo) che abita regolarmente a Padola ma che è  molto più giovane di me.

     

  8. 5
    Lusa says:

    Svegliaaa – non si vive di soli “ecosistemi”!!

    Svegliaaa- non si vive di soli “Sci”!!

    Allevare mucche e capre è la soluzione per il Comelico!!!

  9. 4
    Giorgio Radaelli says:

    Mountai wilderness sono dei visionari senza costrutto. L’iimpatto ambientale dei 2 impianti nel Comelico sarebbe zero, mennttre sicuramentrre avremmo meno inquuinamento a causa dell’andirivieni tra Mte Croce e Padola di auto e bus. Il CComellico guadagnerebbe dal punto di viista economico ed il fato che i Sud Tirolesi ci lavoorino é garanzia di cose fatte bene.

    Svegliaaa – non si vive di soli “ecosistemi”!!

  10. 3
    Luca Visentini says:

    E comunque i turisti dopo le rapide sciate torneranno ad arricchire il prosciuttaio di Sesto.

  11. 2
    Carlo says:

    L’idea del collegamento sciistico è ottima. Così su evita anche tanto traffico fra che va e viene fra i due comprensori. Le alternative di MW sono le solite, fritte e rifritte, che non possono costituire una alternativa al mondo dello sci. Anche da un punto di vista economico non c’è paragone. Invece che proporre modelli alternativi improponibili, perché non studiate sistemi sciistici a bassissimo impatto ambientale.

  12. 1
    Pier says:

    Su questi miopi regolieri ci vorrebbe la pressione della (loro)opinione pubblica, mw potrebbe cominciare una campagna comunicativa seria e continuativa e costruttiva, con incontri  pubblici periodici e usando tutti i mezzi on line e offline disponibili.mw dovrebbe assumere professionisti della comunicazione protempore per una campagna marketing dura e incisiva sui cittadini per renderli consapevoli dei rischi e soprattutto delle opportunità

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