Consenso ai parchi e informazione

Consenso ai parchi e informazione

I cittadini residenti nelle aree protette e nei parchi dovrebbero essere i primi a dare consenso e partecipazione alle aree protette. Parchi e aree protette non devono essere entità geografiche sottoposte ai vincoli più assoluti quanto realtà cui si dovrebbe fare riferimento, territori nei quali vi sia un’armonia completa tra natura ed attività umane. Si è esagerato nel presentare come dannose tutte le attività dell’uomo, denunciando solo danni irreversibili piuttosto che ipotizzare i termini di una convivenza che nessuno ha mai potuto dimostrare impossibile. Ovunque, ma soprattutto nei paesi più antropizzati, l’istituzio­ne di un’area protetta provoca la contrarietà di chi vi esercita attività in qualche modo produttive; qualche volta anche quella di coloro che vi praticano degli sport. Si ha infatti pau­ra dei divieti e delle restrizioni.

Accanto alle necessarie compensazioni economiche per le limita­zioni alle imprese, è quindi necessaria una strategia d’informa­zione e di educazione a tutti i livelli di età che dimo­stri che un Parco non è uno sfizio della civiltà del turismo di massa o di élite ma al contrario è stru­mento eccellente, oltre che di conservazione dell’habitat, di va­lorizzazione delle qualità e delle tradizioni della popolazione locale: deve vincere l’idea che il Parco restituisce vitalità e dignità a popolazioni che in un passato recente sono state costrette ad abbandonare la montagna. Nuovo lavoro quindi, ma anche fiducia in un futuro vero, per vivere solo degli interessi senza mai intaccare il capitale. Mai quindi sperperare le qualità a volte uniche del proprio territorio in nome di un falso sviluppo economico, bensì utilizzare con sapienza le nuove opportunità e il contemporaneo «bisogno di natura».

Nel parco nazionale dell’Aspromonte
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La mancanza di questa strategia dell’informazione e dell’educa­zione ha portato solo danni, ha favorito la diffusione in­teressata di notizie per generare allarme, rafforzare il fronte della contestazione e contrastare le amministrazioni dei parchi.

La legge 394 del 1991, proprio in considerazione di questa evi­denza, ha previsto l’erogazione di risorse finanziarie per l’in­formazione del cittadino e per l’educazione ambientale, con lo scopo di divulgare quali e quanti benefici ci siano a vantaggio dei singoli e della collettività: purtroppo, nel quadro generale delle difficoltà di applicazione di questa legge così importante a lungo sospirata, anche questo aspetto è risultato deludente perché non si sono ancora viste iniziative serie di educazione ambientale. Non saranno certo le campagne pubblicitarie o gli sponsor ad ottenere queste finalità: finché dovremo salvare la natura comprando bollini che ci fanno partecipare a concorsi di qualunque tipo non andremo molto lontano. E la mercificazione continuerà ad avvolgere anche le migliori idee, approfondendo vieppiù il solco psicologico tra fruitori ed abitanti della natu­ra.

Lo scopo della comunicazione in generale, e quindi anche in campo ambientale, è quello di ridurre ad in­teresse del singolo spettatore ciò che all’inizio è un vago interesse di molti. Da una parte si punta al coinvolgimento emotivo dello spet­tatore, cercando di avviare un processo psicologico alla fine del quale il singolo si ritrovi a dare un valore a quanto ha ap­pena visto, tramite la sensazione di poter far qualcosa per quel problema o quell’evento; dall’altra si fa uso della spettacolarizzazione, allo scopo di catturare al massimo l’attenzione, far vedere «cose mai viste». Questa seconda tecnica non favorisce la maturazione dello spettatore, credo anzi che lo spersonalizzi perché lo spettacolo al­la fine risulta più importante della sua presa di coscienza. Occorre al contrario stimolare al massimo la fantasia del­lo spettatore o del lettore, dando le informazioni e le immagini strettamente necessarie a questo processo, senza mai eccedere e fornirgli in anticipo ciò cui potrebbe arrivare da solo semplice­mente riflettendo, in seguito, perché incuriosito e coin­volto.

Vi sono molte barriere a una comunicazione efficace. Proverò qui ad elencarne alcune.

1) La tendenza dei nostri sistemi educativi al miglioramento e­sclusivo della prestazione individuale orienta al successo esclu­sivamente individuale: così si spiega perché non vi sia mai col­laborazione tra chi vuole informare, nel timore che altri parte­cipino alle sue informazioni.

2) La convinzione diffusa che nelle questioni sociali e nella so­luzione dei problemi debbano esserci vincitori e vinti.

3) La smania di cercare a tutti i costi il colpevole di qualche danno invece che privilegiare la ricerca di una soluzione.

4) La non disponibilità ad accogliere positivamente e a portare avanti le idee altrui, rinunciando magari alle proprie o ad un’integrazione.

5) Nell’ambito della comunicazione ambientale siamo sottoposti alla moda corrente, che allega un interesse spettacolare e super­ficiale alle tematiche ecologiche. Con questo tipo di informa­zione, spazzatura e immondizia, perché più appariscenti e spettacolari, diventano più importanti dell’urba­nizzazione selvaggia, della regimazione incosciente dei corsi d’acqua, dell’inquinamento e dello sfruttamento criminoso di ogni pendio sciabile.

6) Chi fa informazione più seria e dettagliata spesso non riesce ad abbandonare quel linguaggio tecnico e scientifico che allonta­na immediatamente l’interesse del pubblico non competente.

7) E infine la tendenza ad isolare i problemi, nella convinzione che le soluzioni siano possibili solo affrontando una tematica per volta, impedisce a tutti, informatori compresi, la visione globale, senza vera regia d’insieme e quindi senza reale strate­gia.

Nel parco nazionale della Majella
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Questo tema assai spinoso è stato dibattuto approfonditamente in occasione del seminario Aree protette e Parchi: la par­tecipazione dei cittadini, tenutosi a Sondrio nel novembre 1992 e da me organizzato per conto del Comune di Sondrio. Alla conclusione furono stilate dai convegnisti le 11 Tesi di Sondrio: di queste, ben cinque riguardano il ruolo dell’informazione e dell’educazione per un maggiore consenso alle aree protette. Le riporto qui di seguito:

«6. Il valore del patrimonio naturalistico, ambientale, storico del Parco viene riconosciuto ed apprezzato con un’adeguata infor­mazione; pertanto il ruolo dell’educazione, in particolare dei giovani, è di cruciale importanza per l’affermazione dei principi della conservazione.

7. Per diffondere e valorizzare l’idea del Parco bisogna utiliz­zare metodologie di comunicazione non solo prossime ed occasiona­li ma soprattutto di vasto respiro e permanenti.

8. Alla scuola è richiesto un forte impegno e contributo per la formazione nei giovani di una sicura coscienza ambientale, attua­ta con programmi specifici e attività sperimentali.

9. Gli organi di gestione di ogni Parco devono promuovere azioni d’informazione e sensibilizzazione a livello locale, nazionale ed internazionale, costituendo una rete di comunicazione ampia e comparata.

10. Devono essere stimolate la ricerca e la sperimentazione di mezzi e strumenti di comunicazione da destinare alle scuole, alle comunità locali, alle organizzazioni ambientaliste per contribui­re alla diffusione dei principi della conservazione».

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Consenso ai parchi e informazione ultima modifica: 2015-10-18T06:00:42+02:00 da GognaBlog

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