Cosa mi regalo per Natale?

Cosa mi regalo per Natale?
Seconda salita invernale-solitaria alla via Armando-Gogna della parete nord-est dello Scarason
(intervista di Fulvio Scotto a Simone Reforzo)

Simone Reforzo, savonese, classe 1990, il 21 dicembre 2015, favorito da un inizio d’inverno insolitamente mite, ha salito in solitaria la via Armando-Gogna alla parete nord-est dello Scarason nelle Alpi Liguri. Si tratta della prima solitaria invernale realizzata in giornata. La prima invernale, anch’essa realizzata in solitaria, se l’era aggiudicata Marco Bernardi, con un bivacco poche lunghezze sotto l’uscita della via, il 27 e 28 gennaio 1981. La stessa era poi stata salita in solitaria anche da Riki Maero in giornata nel giugno 1994. In inverno la sale anche il grande Patrick Bérhault, che inserisce questa via nella sua traversata alpinistica delle Alpi percorrendola nel gennaio del 2001 con Patrick Gabarrou e Philippe Magnin, dopo alcuni giorni di “attrezzatura” con condizioni meteo e della parete quanto meno “scozzesi”… Un altro notevole exploit lo compie Massimo Rocca che il 28 settembre 2012 percorre la via in solitaria e in libera a vista, autoassicurandosi con una singola da 70 metri, ed arrampicando alla luce della frontale dalla “canna fumaria” all’uscita. Oggi, a quasi cinquant’anni dalla sua apertura, dovremmo essere all’incirca alla venticinquesima ripetizione di questa via che, a dispetto della roccia non eccellente e dell’erba presente in parete, conserva ancora un suo fascino del tutto particolare legato all’avventurosa storia della sua prima ascensione.

Simone Reforzo
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Che cosa ti ha attirato verso questa avventura?
Il livello tecnico della via, il fascino severo della parete o la storia che aleggia attorno ad essa?
Lo Scarason è la Fury Road delle montagne: già alla base della parete nord-est ti senti completamente avvolto dalla sua maestosità che opprime sensibilmente per la verticalità che accompagna dal primo all’ultimo tiro. Essere da solo implica dosarsi e salire con costanza in modo da aver ritmo e non esser troppo distratti dal teschio che inevitabilmente ti fissa e ti appesantisce l’animo. Sicuramente è stata l’esperienza più spinta che abbia mai compiuto: arrampicare, scendere, risalire, roccia marcia o troppo compatta da proteggere, la luce della luna… insomma un ambiente mega e per me super impegnativo. L’incipit di questa storia lo ritrovo in un amico e nel suo libro, Scarason scritto da te e che mi hai regalato tre anni fa. E poi l’aver partecipato alla realizzazione del film di Angelo Siri, Scarason, l’Anima del Marguareis. Ho così scoperto il passato di questa parete che tutt’ora aleggia nella sua roccia, nei chiodi e nei passaggi… un quadro di un paesaggio primordiale caratterizzato da una bellezza atavica.

Pensi quindi che conoscere la storia dell’alpinismo, o quanto meno le vicende e le emozioni di chi ci ha preceduto, abbia un valore o possa essere uno stimolo?
Il “nuovo” prende vita solo se vi è un “passato”, un background culturale che in ogni ambito si deve avere per conoscere l’obiettivo che si vuol raggiungere. L’ambiente Scarason a prima vista non esprime solarità, lo si può apprezzare se si conoscono le motivazioni che hanno spinto vari arrampicatori a mettere le mani su questa parete. Su vie storiche possiamo quindi arrampicare rivivendo le vicende di chi ci ha preceduto, è una forma di lettura del passato.

Conoscevi già la parete, almeno in parte, per precedenti visite?
Durante le vacanze di Pasqua 2010 avevo fotografato lo Scarason dopo aver disceso in sci il canale dei Genovesi. Ero rimasto colpito dalla parete e nei giorni successivi avevo preso informazioni sulle vie che la percorrono, trovando all’epoca ben poco su internet e comunque reputandole troppo difficili da salire. Ho avuto però la fortuna di conoscere amici come te, come Gabriele Canu e Pietro Godani che avendo ripetuto e aperto nuove vie sullo Scarason, o comunque nel Gruppo del Marguareis, mi hanno insegnato ad apprezzare questo ambiente che con la sua particolare ostilità può affascinare per la propria ricerca di avventura. Quest’anno ho maturato l’idea di provare in solitaria la prima via aperta sulla parete da Paolo Armando e Alessandro Gogna nel ’67, studiando attentamente la relazione datami da Pietro e l’intervista apparsa sulla rivista Alpidoc al grande Massimo Rocca: ho fatto un tentativo, ma mi sono ritirato dalla sosta del secondo tiro.

La parete nord-est dello Scarason (Alpi Liguri) dal Gias Sestrera inferiore
Dal Gias Sestrera inf su parete nordest Scarason, Alpi Liguri

Quanto tempo hai impiegato per completare la salita? Marco Bernardi nel gennaio 1981 aveva fatto la prima invernale in solitaria con un bivacco a quattro lunghezze dall’uscita.
All’inizio ero sicuro di bivaccare in parete, ma le condizioni di questo inverno mite hanno fatto sì che potessi procedere senza intoppi e in circa quattordici ore e mezza sono arrivato in cima.

Quindi hai arrampicato anche al buio per alcune ore?
Già alla base della “canna fumaria” ho acceso la frontale nonostante vi fosse ancora il chiarore del tramonto. Il terrazzino sopra il diedro oltre la “canna fumaria” è sicuramente un buon posto da bivacco per animi più coraggiosi del mio, non sono abituato ad ambienti così tetri e solitari e ho deciso di proseguire alla luce della lampada frontale e soprattutto grazie alla luce incredibile della luna. Non voglio esser romantico o retorico, difficilmente la luna illumina così intensamente in assenza di neve, era fantastica. Avevo per di più poca acqua e quindi sarei stato impossibilitato nel poter cucinare o preparare una bevanda calda.

Uscita in vetta allo Scarason con luna piena
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Come ti sei organizzato tecnicamente, e
che attrezzatura avevi con te?
La preparazione strategica è stata agevolata dalla marea di informazioni fornitemi dagli amici che avevano già affrontato la parete. Ho la fortuna di allenarmi frequentemente grazie alla palestra di arrampicata Urban Climb a Savona che gestisco assieme ai miei soci. Mi sono assicurato su ogni tiro, utilizzando una corda singola, il grigri 1 modificato, dissipatore in sosta e t-bloc sul cosciale dell’imbraco. Un metodo che avevo utilizzato già su altre vie multipitch sportive al Mongioie e a Finale ma mai su una via alpinistica. Sul primo tiro ho recuperato il saccone con una corda sottile; dopo, ho preferito risalire con lo zaino in spalla: la parete strapiomba ma vi è il rischio di incastri nei diedri. Oltre la normale dotazione di friend, nut, chiodi fondamentali per affrontare una via del genere ho portato un sacco a pelo leggero che non ho utilizzato, fornelletto, ramponi, un chiodo warthog, piccozze tecniche con lama dry artigianale, utilissime per arpionare le zolle di terra gelata. Addirittura su una sono riuscito a posizionare una scaletta in modo da ribaltarmi sul piano terroso e spiovente sotto la “canna fumaria”. Ho cercato in ogni modo di esser il più leggero possibile così da non sprecare energie e aver margine per arrampicare e gestire eventuali problemi che fortunatamente non si sono presentati.

Su che livello arrampichi attualmente in falesia o in montagna?
Arrampico prevalentemente in falesia a Finale, adoro lo stile crudo di questo sport che mi è caro e familiare. Nell’ultimo periodo mi sono allenato molto godendo anche nel lavorare i tiri. In termini di gradi, che in falesie storiche come Finale rimangono solo un riferimento indicativo ma non sempre reale, sono arrivato a chiudere a vista vie fino al 7a e sul lavorato fino al 7c. Nutro comunque ancora difficoltà su tiri di riferimento di 6b/6c. Finale non perdona!!!

Come hai trovato la parete e la via, in quanto a condizioni, qualità della roccia e materiale in posto?
Non sono abituato ad arrampicare sul marcio, anche se miei amici hanno definito la roccia della Armando-Gogna quasi discreta. Nel complesso io la valuto, a parte pochi tratti in cui era solidissima, poco buona e insidiosa a causa dell’abbondanza di terra ed erba in alcune fessure e sui ribaltamenti nelle nicchie. Durante la mia salita ho incontrato pochissima neve e poco ghiaccio differentemente da Bernardi e Bérhault, quest’ultimo aveva arrampicato in condizioni pessime sotto fitte nevicate per più giorni come ben descritto nel suo libro. Posso solo immaginare cosa abbiano affrontato i primi salitori, nel libro Un alpinismo di ricerca si parla di una “lotta disumana” non di arrampicata. Oggi chi ripete la via trova chiodi, informazioni e foto sui siti web e una roccia per lo meno “bonificata”.

Simone Reforzo in vetta allo Scarason
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Qualche momento particolare di questa ascensione che ti è rimasto con maggiore intensità o che puoi considerare significativo?
Di sicuro la lunghezza sopra il pilastrino: seguendo alla lettera la descrizione di Rocca pubblicata su Alpidoc ho iniziato il tiro dalla grotta dove avevano bivaccato Armando e Gogna e ho fatto il diedro erboso con ramponi e picche arrivando abbastanza veloce al pilastrino. Lì mi sono appeso per riposare e calzare di nuovo le scarpette. Ho provato a posizionare un hook ma la mia totale ignoranza nel campo dell’arrampicata artificiale ha preso il sopravvento. Ho arrampicato in libera stringendo le tacche per circa cinque metri fino alla banchetta buona descrittami da Pietro e mi sono ribaltato sopra… cadere era solo un’opzione non pensabile. Pochi metri folgoranti. Ingannarsi può esser rassicurante… ho fatto finta di aver Denise, la mia fidanzata, in sosta a tenermi, una finzione che forse mi ha alleggerito un poco.

Qualche aneddoto?
Sicuramente ho degli aneddoti divertenti da ricordare. Ad esempio, la sera prima di partire, con i miei genitori ho organizzato un brindisi di Natale tra amici a cui avete partecipato pure tu e tua moglie. La festa è stata ricca di dolciumi, ottimo vino e risate, un ambiente rilassato in cui ci si può facilmente deconcentrare dai propri obiettivi alpinistici… la dieta quindi è stata fin troppo energetica ma, come disse Gogna nel film, gli alpinisti talvolta sono “più etilici che atletici”. Poi, finita la festa e dopo aver riposato un paio d’ore, alle tre di notte sono partito da Savona per Pian delle Gorre. In parete la situazione è cambiata. Arrivato al famoso terrazzino la borraccia era quasi vuota, avevo sete, non vi era abbastanza neve o ghiaccio da fondere… ho ingerito avidamente un gell energetico… non sapevo per quante ore avrei potuto arrampicare né se potevo trovare materia prima da sciogliere più avanti e in un punto comodo per utilizzare il fornello. Allora ho allungato la poca acqua in “maniera naturale” e per berla mi sono fatto poche domande, tirandola giù come uno shot: PUNKY STYLE!

Sensazioni prima, durante e dopo?
L’intensa giornata mi ha svuotato, ho perso quattro chili e considerando che di chili ne peso solitamente sessanta… direi che ho bruciato abbastanza… Ero e sono totalmente appagato. Ho ripreso subito ad arrampicare in falesia e su ghiaccio anche se con la mente sono ancora là… stanco e soddisfatto dopo aver esaurito le batterie su ogni tiro.

Progetti futuri?
Progetti simili non ne ho e mi godo ancora il momento… Ho delle mire in falesia, vorrei chiudere un tiro per me molto duro a Finale, il suo nome è Relax. Per ora lo sto lavorando assicurato da Denise, la quale mi ha sempre protetto sui tiri più duri… anche per finta.

Simone con Denise
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Cosa mi regalo per Natale? ultima modifica: 2016-01-08T05:26:28+02:00 da GognaBlog

9 pensieri su “Cosa mi regalo per Natale?”

  1. 9
    Alessandro Gentilini says:

    Davvero complimenti. Alpinismo autentico

  2. 8
    Angelo Pastorino says:

    Ancora complimenti Simone per questa tua impresa . sono certo che la montagna ti darà molte soddisfazioni. Vivila sempre con un enorme rispetto….. , come d’altronde sai fare. Un abbraccio, Angelo

  3. 7
    papa' franco says:

    Bravo figlio. Per ogni vetta, della montagna o della vita, scegli sempre il sentiero piu’difficile.

  4. 6
    Alberto Benassi says:

    Simone ti sei fatto proprio un gran regalo. Non potevi finire questo 2015 in un modo migliore.

  5. 5
    ivo ferrari says:

    Bello, un grazie a Fulvio per le domande e un grazie a Te per le risposte. Un alpinismo vecchio per i giovani, bravo e avanti con i sogni e le idee.

  6. 4
    Simone Reforzo says:

    Grazie, siete gentilissimi.

  7. 3

    Fortissimo, bello anche il récit. Mi ha fatto tornare ai bei tempi, quando si scalavano le montagne…Ci voleva un Reforzo!

  8. 2

    Bel regalo, complimenti!

  9. 1
    Michele Cisana says:

    Complimenti! L’inverno, anche se quest’anno è mite, è sempre inverno a nord.

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