Cosa sai del glifosato?

Cosa sai del glifosato?
di Saverio Pipitone
(già pubblicato su www.ariannaeditrice.it il 22 febbraio 2019

Spessore 3, Impegno 2, Disimpegno 2

Dalla terra è issata la nube! Nella notte del 22 aprile 1915, la brezza spinge un gigantesco miasma verdastro di odore acre, con un concentrato di 150 tonnellate di gas nocivo al cloro, fuoriuscito da 5.000 fusti collocati su 6 chilometri e schiusi dalle truppe tedesche a Ypres, in Belgio, contro le trincee nemiche.
Per i soldati francesi è smarrimento e panico; nella battaglia gridano, ansimano, tossiscono, sputano sangue, barcollano e rotolano sul suolo a causa dell’intenzionale immissione nell’ambiente di quella sostanza tossica che interrompe artificialmente i 15 aliti al minuto dell’essere umano, il quale diviene complice involontario della propria distruzione nell’atto naturale del respirare.

In un dipinto d’epoca del pittore tedesco Otto Bollhagen (1861-1924) è ritratto un test di armi chimiche in Germania con del gas cosparso su un raggruppamento di cavie militari dotate di maschere protettive, mentre all’estremo lato sinistro del quadro due personaggi presenziano al collaudo.
Non c’è dubbio che si tratta dei responsabili chimici della Commissione incaricata dal ministero della Guerra di studiare gli scarti o i sottoprodotti dell’industria dei coloranti, per utilizzarli negli armamenti: uno è Carl Duisberg (1861-1935), manager della compagnia farmaceutica tedesca Bayer; l’altro è Fritz Haber (1868-1934), direttore del Kaiser Wilhelm Institut di Berlino.
«Il nemico non se ne accorgerà nemmeno quando un’area sarà irrorata. Rimarrà tranquillo al suo posto fino a quando ne subirà le conseguenze», disse Duisberg a Haber, che ribattè: «Il gas permetterà di porre fine alla guerra in fretta e facilmente, anche al costo di trovare delle miscele tossiche più rapide e letali», pensando che, ristabilita la pace, le stesse sostanze potessero servire all’agricoltura.
Haber è un patriota tedesco e un paladino della stirpe occidentale. È colui che nel 1909 all’università di Karlsruhe fissò l’azoto dell’aria facendolo reagire con l’ossigeno ad alta pressione e alla temperatura di centinaia di gradi, in modo da ottenere il composto azotato dell’ammoniaca alla base dei fertilizzanti e l’acido nitrico alla base degli esplosivi, aggiudicandosi così il Nobel per la chimica nel 1918 per «avere migliorato gli standard dell’agricoltura e aumentato il benessere dell’umanità».

William Crookes

Risolse la fondamentale questione, che nel 1898 il collega britannico William Crookes (1832-1919) aveva sollevato in questi termini: «La fissazione dell’azoto è un problema del futuro prossimo. Se non la inseriremo tra le certezze del futuro, la grande razza caucasica cesserà di essere la prima al mondo e sarà sterminata dalle razze per cui il pane di frumento non è il sostentamento dell’esistenza».
In natura, il terreno per le coltivazioni cerealicole – elette in Occidente a vital food – dipende dall’azoto che si trova inerte nell’80% dell’atmosfera e l’assorbimento avviene attraverso dei batteri di alcune radici leguminose o talvolta tramite fulmini che lo spezzano nell’aria facendolo ricadere in fertile pioggia. Nella limitatezza naturale dell’azoto, le colture non si sarebbero estese o intensificate, con conseguenti rotture demografiche, se non fosse intervenuto l’artificio della fissazione, che si attiva a elevatissimi gradi di pressione e di temperatura con ingente consumo di combustibili fossili per creare fertilità sintetica tra concimi e pesticidi, sfasciando però il ciclo biologico degli ecosistemi.

Ritornando alla guerra, quando tutti i belligeranti si equipaggiarono di armi chimiche e maschere antigas, la Commissione tedesca non perse tempo a ricercare e architettare delle soluzioni più dannose: dal fosgene con un composto di clodio e ossido di carbonio ed effetti di micidiale asfissia al difenil-cloruro di arsenico, che infrange le protezioni, per arrivare al fluido di cloro e zolfo, detto “gas mostarda” per l’odore di senape o aglio, che brucia la cute con irritazioni, vesciche, cecità ed esiti letali per l’apparato respiratorio. Uno degli ultimi combattimenti al gas fu sferrato nella notte del 13 ottobre 1918 dai britannici sulla collina a sud di Wervik, nel fronte belga. Un soldato tedesco testimonia: «Verso mezzanotte parecchi compagni ci abbandonarono, molti per sempre. Verso mattina un dolore acuto si impossessò di me, di quarto d’ora in quarto d’ora più atroce, e verso le sette, barcollando, con gli occhi bruciati, dovetti tornarmene indietro, portando con me l’ultimo marchio della guerra. Qualche ora più tardi i miei occhi erano diventati due carboni ardenti, e non vedevo più nulla».

Quel soldato era il giovane caporale Adolf Hitler (1889-1945), che durante il ricovero in ospedale per cecità rifletté sulla sventura della Patria e diventò poi Fuhrer. Egli interromperà la carriera di Haber, l’ideatore degli aggressivi chimici che l’avevano ferito, ma non per punirlo o vendicarsi, bensì a causa delle sue origini ebraiche, costringendolo ad emigrare in Inghilterra, però non senza farsi lasciare prima la formula del disinfestante Zyklon B, usato nei campi di concentramento per sterminare gli ebrei e prodotto dal conglomerato aziendale IG Farben, di cui faceva parte la Bayer.
Neppure gli alleati risparmiarono i sopravvissuti all’olocausto da trattamenti gassosi, per ripulirli da pulci e parassiti con il DDT della compagnia agrochimica statunitense Monsanto, adoperato come insetticida finché non ne venne scientificamente dimostrata la micidiale dannosità.
Nell’immediato post-conflitto mondiale le sostanze chimiche continuarono a servire gli scopi militari, trovando sostentamento dall’unione di Monsanto e Bayer nella joint venture Mobay Chemical, per la produzione dell’acido 2,4,5-triclorofenossiacetico (2,4,5-T), conosciuto con il nome di Agente Arancio per il contenitore a strisce arancioni; nel 1961-71, dal cielo del Vietnam comunista ne vennero irrorati 80 milioni di litri dagli aerei trasportatori C-123 dell’esercito USA per defogliare su larga scala le foreste in 80.000 kmq di territorio, nel tentativo di privare i vietcong della copertura vegetale.

Noam Chomsky

Ingrediente “occulto” dell’Agente Arancio era la diossina, che si rilevò letale per 4 milioni di vietnamiti; uomini, donne e bambini furono esposti al veleno portatore di malformazioni genetiche, anomalie riproduttive, difficoltà respiratorie, danni immunitari, tumori e morte, e perdurano tuttora delle disabilità per almeno 1 milione di abitanti. L’intellettuale Noam Chomsky afferma: «Nel caso dell’Agente Arancio, il governo statunitense dichiarò di non essere a conoscenza del fatto che contenesse diossina, una delle più letali sostanze cancerogene note. Un nuovo studio di Fred Wilcox sugli effetti dell’Agente Arancio dimostra che le aziende appaltatrici che rifornivano il governo ne erano perfettamente al corrente e decisero di non eliminare le componenti letali per non dover sostenere spese aggiuntive. Che Washington ne fosse all’oscuro sembra poco plausibile, ed è probabile che sia un esempio di quella che a volte è stata definita “ignoranza intenzionale”. Bisogna ricordare che cinquant’anni fa, con l’intensificarsi dell’offensiva americana in Vietnam, il presidente Kennedy autorizzò l’uso di armi chimiche per eliminare la copertura forestale che offriva riparo al nemico e distruggere le coltivazioni. Già questo è un crimine, anche senza tener conto delle spaventose conseguenze che ha avuto, con le malformazioni congenite documentate ancora oggi, a distanza di generazioni, negli ospedali di Saigon, per la trasmissione delle mutazioni genetiche».

Negli anni che seguirono, tra crepuscoli ideologici e dominio consumista, ecco avverarsi il presagio di Haber con la conversione e il pieno impiego in agricoltura degli elementi chimici, che pervadono fauna e flora sotto forma di ecocidi o elisir di morte, come li chiamava l’ecologista biologa Rachel Carson (1907-1964) per indicarne l’immenso potere velenoso sull’ambiente e gli organismi viventi, avvertendoci che «per la prima volta nella storia del mondo», come scrive nel best seller Primavera silenziosa del 1962,
«oggi ogni essere umano è sottoposto al contatto con pericolose sostanze chimiche, dall’istante del concepimento fino alla morte. Gli antiparassitari sintetici, in meno di vent’anni di impiego, si sono così diffusi nell’intero mondo animato e inanimato che ormai esistono dappertutto. Sono stati trovati nella maggior parte delle principali reti fluviali e anche nei corsi d’acqua sotterranei. Residui di tali prodotti permangono sul terreno anche una dozzina d’anni dopo l’irrorazione. Sono penetrati nel corpo dei pesci, degli uccelli, dei rettili e degli animali domestici e selvatici e vi si trattengono in tale misura che gli scienziati, quando effettuano i loro esperimenti su di essi, constatano la quasi impossibilità di trovare dei soggetti immuni. Sono stati riscontrati nei pesci di remoti laghi lontani, nei lombrichi rintanati sotto il suolo, nelle uova degli uccelli e nell’uomo stesso, giacché si sono accumulati anche nella maggior parte di noi, senza distinzione d’età».

Rachel Carson

Perfino Hitler, riapparendo nel tempo odierno – dal film Lui è tornato di David Wnendt basato sull’omonimo romanzo di Timur Vermes – li assorbe quando nel centro di Berlino, tra incredulità e scherno dei turisti, si avvicina a una giovane madre per chiederle in quale anno si trovasse; in risposta la donna, spaventata, gli spruzza sugli occhi lo spray pepato antiaggressione accecandolo per la seconda volta e facendogli assimilare residui di pesticida, che in elevate dosi permangono nella pianta di peperoncino, ed è proprio il caso di dire “chi la fa l’aspetti!”.
Con moltissima probabilità, quel pesticida è il glifosato, oggi presente dappertutto, con gli oltre 8,6 miliardi di kg spruzzati sulla Terra dal 1974, distinguendosi come il killer erbaceo più usato nella storia che, riprendendo le parole della Carson, «allunga la lista di nuovi e ancora più mortali composti chimici. […] Se siamo arrivati al punto di vivere a così stretto contatto con queste sostanze – ingerendole con gli alimenti, trattenendole nel midollo stesso delle nostra ossa – dobbiamo pur sapere qualcosa di più sulla loro natura ed efficacia».

Cominciamo quindi a conoscere siffatta “banda di avvelenatori” e in modo particolare il glifosato o glifosate – in inglese glyphosate – uno dei “capi”, il più pericoloso, sparso su un terzo del pianeta e sfuggente alla messa al bando per tossicità con il beneficio di pochi e il rischio di molti. D’ora in poi, lo abbrevierò con “G” per raccontarne le gesta; per quanto nell’antica simbologia alchimistica il segno alfabetico significhi “creazione”, nel nostro caso è sinonimo di “distruzione” in un mondo consumato nel giro di un solo secolo da inquietanti tecno-manipolazioni della natura.

1
Cosa sai del glifosato? ultima modifica: 2019-04-19T04:31:01+02:00 da GognaBlog

1 commento su “Cosa sai del glifosato?”

  1. 1
    Massimo says:

    Mi aspettavo un pezzo tecnico sul glifosato. Mi trovo una tirata indigesta con tanto di Hitler. 
    Magari due parole sulle possibili alternative al diserbante, e sulla loro pericolosità paragonata al glifosato. Qualche studio di confronto?  No. Meglio parlare di guerra chimica. 
    Che mezzucci per mandare in vacca un tema cruciale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.