Cosa sanno gli alberi?

Nella località di Dobbiaco, punto di incontro tra due culture, dal 1985 al 2007 i Colloqui di Dobbiaco – ideati e organizzati da Hans Glauber e con l’interruzione dal 1998 al 2004 – affrontarono ogni anno le tematiche ambientali di maggior rilievo proponendo di pari passo delle soluzioni concrete. Col passare degli anni i Colloqui di Dobbiaco si sono rivelati un prestigioso laboratorio d’idee per una svolta ecologica nell’arco alpino e non solo.

Dopo la scomparsa di Hans Glauber, il ruolo di “curatore” dei Colloqui di Dobbiaco è stato assunto da Wolfgang Sachs, dapprima con l’edizione 2008 e a partire dal 2010 con Karl-Ludwig Schibel. Dopo temi come il denaro, il benessere, il suolo, l’intraprendere la grande trasformazione, l’imparare per l’era solare, il turismo dolce, le basi morali dell’impegno sociale ed ecologico e tanti altri, l’edizione del 2019 discuterà sull’incanto e il tormento delle foreste.

Hans Glauber

I Colloqui di Dobbiaco sono organizzati dall’Accademia dei Colloqui di Dobbiaco: questa organizza anche corsi di formazione e promuove nell’immediato futuro progetti per il recupero energetico nei Comuni di Dobbiaco e San Candido. Inoltre l’Associazione sostiene iniziative e progetti rivolti a realizzare sul territorio la visione per un’Era Solare soprattutto nell’ambito dell’efficienza energetica, della mobilità, del turismo e dell’agricoltura.

Cosa sanno gli alberi?
Tema 2019 dei Colloqui di Dobbiaco (27.09.– 29.09.2019)
Ideatori: Wolfgang Sachs, Karl-Ludwig Schibel
Moderazione: Karl-Ludwig Schibel

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(1)

Era tempo che i Colloqui di Dobbiaco – dopo le conferenze su educazione ambientale, turismo, digitalizzazione e transizione energetica – dedicassero un’edizione al tema della protezione della natura in senso stretto: la biodiversità. Dobbiaco è circondata da foreste, ma non c’è ancora stata una conferenza che abbia affrontato esplicitamente la foresta nelle Alpi. I Colloqui di Dobbiaco degli ultimi tre decenni si sono concentrati principalmente sull’era solare, mentre la seconda utopia del movimento ambientalista – l’era della biodiversità – ha svolto un ruolo piuttosto marginale.
Anche le foreste alpine sono minacciate dai cambiamenti climatici. Le tempeste abbattono intere pendici montuose, l’erosione asciuga i corsi d’acqua, la siccità attira i parassiti. In che modo le foreste possono adattarsi all’aumento degli eventi meteorologici estremi? Inoltre, le foreste non sono solo vittime, ma anche protettrici del clima. Foreste diversificate possono immagazzinare CO2, gli alberi insieme all’humus e alla vegetazione immagazzinano il carbonio.
Negli ultimi anni si sta profilando un nuovo apprezzamento del mondo vegetale da parte di un vasto pubblico. Dai sorprendenti bestseller di Stefano Mancuso (Plant Revolution) e Peter Wohlleben (La vita segreta degli alberi) è apparso un numero considerevole di libri che trattano gli organi sensoriali di piante e alberi. Come comunicano gli alberi tra di loro, come sentono, che memoria hanno, come è organizzata la loro vita sociale, quanto sono intelligenti e creativi, sono tra le domande che questi libri si pongono. Per venire al nocciolo: gli alberi hanno coscienza? La domanda indica una diversa comprensione della natura e pone la questione sulla posizione dell’uomo nella diversità della vita.
Dopotutto, conosciamo la foresta da passeggiate ed escursioni, come luogo di caccia e come fonte di materia prima.

Tra i vari temi, si parlerà di Wood Wide Web (l’internet della natura) e della campagna internazionale dei giovani attivisti di Plant for the Planet per piantare mille miliardi di nuovi alberi in tutto il mondo, delle conseguenze dei cambiamenti climatici nell’arco alpino e delle best practices internazionali nella gestione dei boschi.

Entrare cioè nel mistero degli alberi, per analizzare il rapporto che lega da sempre l’uomo alle foreste. Partendo da quelle delle Alpi, sempre più a rischio per le conseguenze dell’intervento umano e dei danni causati dai cambiamenti climatici, ma ancora per fortuna un argine prezioso contro l’effetto serra e la CO2. Ecco allora che, sul modello dei giovani attivisti di Fridays for Future, a Dobbiaco interverranno i loro coetanei di Plant for the Planet, l’associazione di under 21 che in tutto il mondo – e da 3 anni anche in Italia – si sta adoperando per piantare nuovi alberi (l’obiettivo è raggiungere mille miliardi di unità), guidati dallo slogan “Basta parlare, iniziamo a fare”.

Si parlerà poi di biodiversità e di “verde intelligente”, con Daniele Zovi, scrittore e divulgatore, esperto di foreste e di animali selvatici. Alberi come esseri viventi, quindi, che comunicano e sentono, e con cui l’uomo condivide la natura e si relaziona. Alberi che comunicano e si relazionano tra di loro e che sono i protagonisti di una ragnatela interattiva, un sistema di comunicazione senza centrale che somiglia a internet, il wood wide web, l’internet della natura. Una consapevolezza, sulla natura della relazione tra gli alberi, a cui deve corrispondere anche un cambio di prospettiva dell’uomo nei confronti della natura e dei boschi, al centro dell’intervento del biologo e filosofo Andreas Weber.

Andreas Weber

La biodiversità – questo il tema della prof.ssa Ulrike Tappeiner, direttore dell’Istituto per l’ambiente alpino al Centro di ricerca EURAC – è una questione di rispetto per la natura, di sostenibilità ambientale ma anche economica per il futuro dei vigneti, dei frutteti e pascoli nello spazio alpino. Ma cambiare prospettiva e salvaguardare la biodiversità vuol anche dire rivoluzionare il modo di “gestire” i boschi. Partendo dall’esempio di Lutz Fähser, che con il suo avanguardistico progetto Stadtwald Lübeckha plasmato a Lubecca, in Germania, una foresta comunale di 4.600 ettari, gestita secondo il principio della “protezione integrata dei processi”, che ha portato a raddoppiare il valore economico di questi alberi nel giro di 25 anni. In Alta Pusteria Fähser presenterà il suo progetto, considerato tra le principali best practices internazionali nella gestione del rapporto, a volte complicato, tra tutela della natura e sua “gestione” da parte dell’uomo.

“Nei gruppi di lavoro che si alterneranno a settembre ai Colloqui di Dobbiaco saranno presentati alcuni approcci alla pedagogia forestale: osservazione, fotografia, percezione sensoriale e meditazione. Arrivando in chiusura – conclude Karl-Ludwig Schibel, coordinatore della manifestazione – a chiederci, provando a rispondere, cosa fanno la scienza e l’amministrazione forestale per proteggere la gloria delle foreste dal tormento dei cambiamenti climatici?”. Sarà questa anche la domanda – come gestire in modo sostenibile l’ambiente montano? – che la giornalista Silvia Zamboni porrà a tre esperti nella tavola rotonda conclusiva.

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Cosa sanno gli alberi? ultima modifica: 2019-07-07T05:41:11+02:00 da GognaBlog

1 commento su “Cosa sanno gli alberi?”

  1. 1
    Carlo Crovella says:

    Se gli alberi potessero esprimersi… ci prenderebbero a legnate!

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