La crescita può durare per sempre?

La crescita può durare per sempre?
di Ugo Bardi
(pubblicato da ariannaeditrice.it il 4 gennaio 2019, fonte comedonchisciotte.org)

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Recentemente, Michael Liebreich ha pubblicato un articolo dal titolo The Secret of Eternal Growth (Il segreto dell’eterna crescita). Ho pensato e ripensato all’idea se fosse appropriato spendere del tempo a parlare di un altro miscuglio di leggende, inclusa quella che è ormai un classico, gli “errori” che il Club di Roma si dice abbia fatto nel suo rapporto del 1972, Rapporto sui limiti dello sviluppo.  Alla fine, ho deciso che valeva la pena fare questo post, non tanto perché il post di Liebreich è sbagliato o ridicolo, ma perché illustra un punto essenziale della nostra civiltà: chi, e come, prende le decisioni? E su che basi?

Alla fine, penso che abbiamo un problema di epistemologia, la domanda sulla natura della conoscenza. Per poter prendere decisioni, si deve sapere cosa si sta facendo, almeno in linea di principio. In altre parole, è necessario un “modello” di realtà per essere in grado di agire. Fu Jay Forrester, padre della dinamica dei sistemi e artefice del Rapporto sui limiti dello sviluppo , a evidenziarlo (World Dynamics, 1971, p. 14).

Tutti utilizzano dei modelli, sempre. Ogni persona nella sua vita pubblica e privata ricorre a dei modelli per prendere decisioni. L’immagine mentale del mondo, che possiede ciascun individuo nella mente, è un modello. Uno non ha una famiglia, un’azienda, una città, un governo o un paese nella sua testa, ma solo idee selezionate e rapporti che usa per rappresentare il sistema reale”.

La grande domanda è da dove vengono queste “idee selezionate”. La mia impressione è che nella mente dei nostri leader ci sia un accozzaglia di idee e concetti innestati dai messaggi casuali che vengono dai media. I nostri leader non usano modelli quantitativi per prendere decisioni, ma solo sensazioni e capricci. È così che nasce un’idea come Make America Great Again.

Il punto è che sembra esistere una certa convergenza di idee e concetti nella mediasfera. In qualche modo, il consenso tende a comparire e ad essere rafforzato dalla ripetizione. Così i capi mondiali tendono a presumere l’esistenza di verità evidenti di per sé, come ad esempio che la crescita economica sia sempre una cosa buona.

L’articolo di Liebreich è un buon esempio di questo processo. Abbiamo un articolo scritto da una persona influente: è collaboratore anziano del Bloomberg, e anche ingegnere. Ciò che è più deprimente è il fatto che sia basato su idee raffazzonate, interpretazioni superficiali, mezze verità e leggende. Per esempio, leggiamo nell’articolo che:

“… un gruppo di ambientalisti preoccupati che si fanno chiamare Club di Roma invitò uno dei decani del nuovo campo della simulazione al computer, Jay Forrester, a creare una simulazione del mondo dell’economia e la sua interazione con l’ambiente. Nel 1972 la sua meravigliosa scatola nera produsse un altro best-seller, Rapporto sui limiti dello sviluppo, che si proponeva di dimostrare che quasi ogni combinazione dei parametri economici finisce non solo con un rallentamento della crescita, ma con un fallimento e il collasso. Questa scoperta, così congeniale al modello dei commissari, derivava completamente da errori nella sua struttura, come segnalato da un giovanissimo professore di economia di Yale, William Nordhaus”.

Notare come Leibreich faccia riferimento al Rapporto sui limiti dello sviluppo, ma non agli “errori nella struttura” segnalati dal “giovanissimo” William Nordhaus. La verità è che Nordhaus scrisse un articolo criticando Forrester nel 1973 e Forrester rispose con un altro articolo, difendendo il suo approccio. È assolutamente legittimo pensare che Nordhaus abbia ragione e Forrester torto, ma non che i cosiddetti “errori” nel modello siano un fatto assodato. Ho discusso questa storia nel mio libro, The Limits to Growth Revisited e in un recente post su Cassandra’s legacy. In sostanza, Liebreich riportò una leggenda senza troppo preoccuparsi di verificarla.

Jay Forrester

Ci sono molte altre cose in Liebreich che possono essere criticate in termini di errori, attacchi personali, interpretazioni sbagliate, e altro (si veda anche il giudizio critico da parte di Tim Jackson). Ma il punto è come le idee siano lanciate nella mediasfera e lì galleggino, per essere raccolte dalle menti umane come i virus dell’influenza che fluiscono nell’aria. Qui la tesi di Leibreich sembra avere una certa influenza perché è presentata sapientemente: in pratica ci dice che si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Dice che il genere umano può continuare a crescere e diminuendo anche il suo impatto sull’ambiente. È come dire a qualcuno dipendente dall’eroina che l’eroina fa bene alla salute e va bene continuare ad usarla perché il processo tecnologico renderà possibile avere lo stesso effetto, o addirittura maggiore, con una dose minore. Questo è ciò che un tossicodipendente vuole sentirsi dire, ma non funziona così il mondo.

La stessa cosa è vera per i nostri leader e per tutti noi. Tendiamo a fare scelte sulla base di ciò che ci piace, non in base a come stanno le cose. La malattia dell’Impero, infine, è solo una pessima epistemologia.

Fonte: https://cassandralegacy.blogspot.com/

Link: https://cassandralegacy.blogspot.com/2018/11/epistemology-of-dying-empire-how-do.html

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La crescita può durare per sempre? ultima modifica: 2019-06-17T04:05:23+01:00 da GognaBlog

4 pensieri su “La crescita può durare per sempre?”

  1. 4

    Parole sante nei primi 3 commenti!

  2. 3
    Paolo Panzeri says:

    Mi domando spesso perché da decenni l’Uomo parli di crescita e non di evoluzione.
    Si sta involvendo ? Non capisco.

  3. 2
    Dario Bonafini says:

    Solo gli egoisti,  arroganti possono pensare che non ci siano dei limiti, quello che viene definito progresso da questi liberalisti, non è altro che il fallimento della nostra società, si danno percentuali a casaccio per non ammettere che la nostra continua crescita, è la morte di buona parte del mondo. 

  4. 1
    matteo says:

    La crescita perpetua è il credo della cellula cancerosa. (Edvard Abbey)

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