Cristina Higgins

Testimone diretta, Cristina Higgins, nata a Philadelphia, vive con la famiglia a Bergamo, Città Alta. Su Facebook ha messo un post che ha scatenato più di un milione di condivisioni. L’hanno chiamata NBC e CNN, come reporter «al fronte».

Qui Bergamo: America fermati
di Carlo Dignola
(pubblicato su L’Eco di Bergamo del 15 marzo 2020)

Martedì 10 marzo 2020 Cristina Higgins ha messo un post su Facebook: «Vi scrivo da Bergamo, Italia, nel cuore della crisi coronavirus. I notiziari dei media americani non hanno colto la gravità di ciò che sta accadendo qui. Sto scrivendo questo post affinché ciascuno di voi, oggi, non il governo, non la scuola del vostro quartiere, non il sindaco ma ciascun singolo cittadino abbia l’opportunità di intraprendere azioni in grado di impedire che l’attuale situazione italiana diventi quella del vostro Paese. L’unico modo di fermare il virus è limitare il contagio. E l’unico modo per limitare il contagio è che milioni di persone cambino subito i loro comportamenti».

Parole chiare, secche, in stile americano. Scritte in inglese, dunque pronte a volare per il mondo attraverso il web, anche aldilà degli Stati Uniti, come una testimonianza diretta e accorata.

Cristina ha parlato anche delle misure adottate dal nostro governo per fronteggiare l’epidemia, confrontandole con l’atteggiamento di molte persone che negli USA continuano a minimizzare l’epidemia definendola come una banale influenza: «Quando il primo ministro Conte ha annunciato che l’intero Paese, 60 milioni di persone, sarebbe stato messo in quarantena, la frase che mi ha colpito di più è stata “non c’è più tempo”. Perché per essere chiari, questo blocco di un’intera nazione è come se fosse una bufera. Ciò che Conte intende dire è che se il numero di contagi non inizia a diminuire il sistema, l’Italia, collasserà».

Orio al Serio: Cristina Higgins con Paolo, Isabella e Chiara

Descrivendo le situazioni drammatiche vissute dai nostri ospedali, con medici costretti a scegliere chi ha più possibilità di sopravvivere, ha lanciato un appello: «Hai la possibilità di fare la differenza e fermare la diffusione del virus nel tuo Paese. Insisti che il tuo intero ufficio lavori a casa oggi, annulla le feste di compleanno e altri incontri, resta a casa il più possibile. Se hai la febbre, qualsiasi febbre, rimani a casa. Sappiate che anche bloccare l’Italia era al di là di ogni possibile immaginazione, soltanto una settimana fa. Presto non avrai scelta, quindi fai adesso quello che puoi».

«L’altra mattina – dice Cristina – mi ha chiamato NBC, un programma molto seguito negli Stati Uniti», al quale lei ha descritto la situazione italiana come «surreale e distopica», come essere stati catapultati all’improvviso in un romanzo di Isaac Asimov, o, peggio, in un film di Stanley Kubrick. Poi, venerdì, l’ha chiamata anche CNN: a Erin Burnett ha detto che trovarsi in questi «arresti domiciliari» a Bergamo oggi è come «vivere nel terrore», e che però lei e i suoi figli reagiscono, preparano «una torta tutti i giorni», «piccole cose» che aiutano a passare il tempo in modo bello in famiglia. Dando anche un messaggio di speranza: «Insieme possiamo passare attraverso questo momento: ce la faremo. Spero che tra una decina di giorni le cose comincino a migliorare».

Risultato di tutto questo incrocio di media potentissimi, il post di Cristina ieri sera aveva 1,1 milioni di condivisioni nel mondo, e anche un numero spaventoso di commenti. E’ probabile che abbia influenzato i comportamenti di molti. La gente evidentemente in questo momento cerca testimonianze dirette, al di là, al di sotto dei canali ufficiali: «Io ho dei parenti in Pennsylvania (sono nata a Philadelphia) e in California – spiega – mi preoccupavo di avvisarli di qualcosa che ha iniziato a colpire anche loro in questi ultimi giorni. Ma ho ricevuto reazioni anche dalla Turchia, dalla Spagna, dalla Svizzera, il mio testo è stato subito tradotto in altre lingue. Io, fra l’altro, non faccio mai post su Facebook, non sono affatto una persona molto attiva sui social network. Non avrei mai immaginato una reazione del genere, mi ha davvero sorpreso quello che è successo. Sto seguendo quello che scrive il New York Times, leggo molti giornali americani e ho visto che stanno mettendo sull’allarme le persone in merito a quanto sta avvenendo qui a Bergamo, ed entrano anche nei dettagli. Ma so, da mia sorella ad esempio, che gli americani si stanno perdendo in discussioni tipo su chi abbia messo in giro questo virus, forse i democratici per cacciare Trump…».

Già, questo è successo anche da noi. Quando ti arriva addosso l’emergenza sanitaria grave, però, un po’ si smette: «Sì, un mese fa anche in Italia c’era molta gente che non credeva ancora a una cosa del genere. Del resto, ho seguito anche gli interventi del sindaco di Bergamo Giorgio Gori: dieci giorni fa neppure lui immaginava esattamente il punto a cui siamo arrivati ora. Quello che cercavo di fare è aiutare le gente a vedere le cose un po’ prima, e ad agire».

Suo marito, Francesco Carantani, è bergamasco, lavorava per Italcementi, poi è stato amministartore delegato per l’Italia di Comifar (farmaceutica) e quindi di Fintyre (pneumatici): «Ci siamo conosciuti in California. Ci siamo laureati alla Business School nel 2003, abbiamo iniziato a girare per il mondo con Italcementi: siamo rientrati a Bergamo quattro anni fa, subito dopo la cessione dell’impresa». Hanno tre figli, Paolo, Isabella e Chiara, nati uno subito dopo l’altro: «12, quasi 11 e 9 anni: quando siamo venuti qui non parlavano neppure italiano». Vivono in Città alta, i ragazzi frequentano la scuola pubblica Ghisleni.

Lei insegna in Università a Milano: «Per un programma che raccoglie studenti dagli Stati Uniti che studiano per un semestre in Italia: hanno professori di Università Cattolica, Bocconi, Politecnico. Noi forniamo programmi in lingua inglese».

Oggi Cristina si sente «spaventata»: «Mio marito è nato qua, abbiamo la famiglia vicino, e tanti amici: riceviamo continuamente messaggi, telefonate che qualcuno di conosciuto è stato contagiato o, purtroppo, è morto. Abbiamo un amico dottore in prima linea in questa battaglia. Ogni giorno non so cosa accadrà, non so chi altro risulterà colpito. Siamo qui come ogni altro bergamasco, in casa. La situazione è molto difficile. Mio marito è cresciuto in Borgo Palazzo e da laggiù arrivano dei veri “bollettini di guerra”, e in effetti sembra di essere piombati nella Seconda guerra mondiale».

Nonostante tutto, però, Cristina Higgins non è pentita di aver deciso di vivere qui: «Nella mia vita ho abitato in almeno dieci Paesi diversi, e devo dire che Bergamo è una città straordinaria, fantastica. Sono così contenta di vivere qui! Finora non abbiamo ancora comprato una casa da nessuna parte, invece adesso stiamo cercando proprio qui, ed è una svolta, perché di solito ogni tre anni cambiavamo. Bergamo è una città eccezionale», conclude.

Ora non sa se continuare questa sua funzione di «ponte» informativo tra il «cluster» di Bergamo e il mondo: «Mi sento a disagio ad avere queste centinaia di migliaia di follower – confessa – Mi sta ronzando per la testa un altro post, perché adesso anche negli Stati Uniti qualche persona inizia a essere chiusa in casa, e la gente non è contenta: vorrei scrivere per spiegare loro quanto ciò sia realmente necessario. Se farò un altro intervento sarà sicuramente sull’opportunità di fare questi sacrifici. Di stare alle regole che verranno stabilite, e fermarsi». Lo dice pensando «a mia cognata che lavora in un ospedale: voglio mandare a tutti un messaggio per tempo».

Un pannello informativo sul famoso Senterù (Sentierone), il viale centrale di Bergamo, invita a reagire positivamente alla pandemia. Foto: Residori.

Il testo originale del post di Cristina Higgins
I am writing to you from Bergamo, Italy, at the heart of the coronavirus crisis. The news media in the US has not captured the severity of what is happening here. I am writing this post because each of you, today, not the government, not the school district, not the mayor, each individual citizen has the chance, today to take actions that will deter the Italian situation from becoming your own country’s reality. The only way to stop this virus is to limit contagion. And the only way to limit contagion is for millions of people to change their behavior today.

If you are in Europe or the US you are weeks away from where we are today in Italy. I can hear you now. “It’s just a flu. It only affects old people with preconditions”.

There are 2 reasons why Coronavirus has brought Italy to it’s knees. First it is a flu is devastating when people get really sick they need weeks of ICU – and, second, because of how fast and effectively it spreads. There is 2 week incubation period and many who have it never show symptoms.

When Prime Minister Conte announced last night that the entire country, 60 million people, would go on lock down, the line that struck me most was “there is no more time.” Because to be clear, this national lock down, is a hail mary. What he means is that if the numbers of contagion do not start to go down, the system, Italy, will collapse.

Why? Today the ICUs in Lombardy are at capacity – more than capacity. They have begun to put ICU units in the hallways. If the numbers do not go down, the growth rate of contagion tells us that there will be thousands of people who in a matter of a week? two weeks? who will need care. What will happen when there are 100, or a 1000 people who need the hospital and only a few ICU places left?

On Monday a doctor wrote in the paper that they have begun to have to decide who lives and who dies when the patients show up in the emergency room, like what is done in war. This will only get worse.

Il post di martedì 10 marzo 2020 con cui la giovane americana lanciava l’allarme

There are a finite number of drs, nurses, medical staff and they are getting the virus. They have also been working non-stop, non-stop for days and days. What happens when the drs, nurses and medical staff are simply not able to care for the patients, when they are not there?

And finally for those who say that this is just something that happens to old people, starting yesterday the hospitals are reporting that younger and younger patients – 40, 45, 18, are coming in for treatment.

You have a chance to make a difference and stop the spread in your country. Push for the entire office to work at home today, cancel birthday parties, and other gatherings, stay home as much as you can. If you have a fever, any fever, stay home. Push for school closures, now. Anything you can do to stop the spread, because it is spreading in your communities – there is a two week incubation period – and if you do these things now you can buy your medical system time.

And for those who say it is not possible to close the schools, and do all these other things, locking down Italy was beyond anyone’s imagination a week ago.

Soon you will not have a choice, so do what you can now. Please share.

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Cristina Higgins ultima modifica: 2020-03-16T04:19:00+01:00 da Totem&Tabù

25 pensieri su “Cristina Higgins”

  1. 25
    Giuseppe Balsamo says:

    E la gente rimase a casa  ….Iza’s Story, Grace Ramsay, 1869
     
    1869 o 2020 ?
    https://the-daily-round.com/2020/03/16/in-the-time-of-pandemic
    https://www.oprahmag.com/entertainment/a31747557/and-the-people-stayed-home-poem-kitty-omeara-interview/
     
    Senza nulla togliere all’intensità dello scritto.

  2. 24
    Giuseppe Balsamo says:

    Ti ringrazio per la solidarietà umana, Grazia.
    Non preoccuparti, non è una cosa grave. Devo solo stare attento allo spin.

  3. 23
    Matteo says:

    “Io ho fatto il conto di quanti virus potrebbero esserci nel nostro organismo, sono 1000 volte più che i batteri” [min 10.16]
    “stimo parlando di un miliardo di miliardi di virus; sono già dentro di noi” [min 10.17]
    Non ho idea della competenza di Oliviero su virus e malattie, ma dovrebbe sapere che “potrebbe essere” non è neanche parente di “ci sono”.
    Altrimenti non continuerei a cigolare come un somaro sul seiappiù!
    La teoria delle malattie autoprodotte o autoindotte mi sembra una pia, autoconsolatoria illusione. Ma questo non significa che il “morale” non conti nulla, anzi!

  4. 22
    Grazia P. says:

    Caro Giacomo, un po’ semplicistica la tua interpretazione!
    Ciò che sta accadendo negli ospedali è una realtà separata da ciò che viviamo.
    I medici che si stanno occupando dei malati stanno sostenendo ritmi serratissimi di lavoro, stress continuo tra abiti da togliere e mettere, maschere per gli occhi e per schermirsi il più possibile. 
    Vuoi dirmi che non hanno paura, che le loro difese non sono ridotte ai minimi termini?
    L’alienazione che stanno vivendo è devastante, soprattutto a livello emotivo. Sono loro gli eroi che si stanno immolando. 

  5. 21
    Grazia P. says:

    Bellissimo, Lorenzo, il passo che hai riportato! 

  6. 20
    Grazia P. says:

    Giuseppe, forse Olivieri si riferisce alla corrispondenza tra organi ed emozioni.
    Vedersi ristretto o negato i propri spazi fisici e vitali può portare all’insorgenza di problema respiratori e asma.
    Mi dispiace se non stai bene. 

  7. 19
    lorenzo merlo says:

    E la gente rimase a casaE lesse libri e ascoltòE si riposò e fece eserciziE fece arte e giocòE imparò nuovi modi di essereE si fermòE ascoltò più in profonditàQualcuno meditavaQualcuno pregavaQualcuno ballavaQualcuno incontrò la propria ombraE la gente cominciò a pensare in modo differenteE la gente guarì.E nell’assenza di gente che vivevaIn modi ignorantiPericolosiSenza senso e senza cuore,Anche la terra cominciò a guarireE quando il pericolo finìE la gente si ritrovòSi addolorarono per i mortiE fecero nuove scelteE sognarono nuove visioniE crearono nuovi modi di vivereE guarirono completamente la terraCosì come erano guariti loro.
     
    Iza’s Story, Grace Ramsay, 1869

  8. 18
    Giacomo Govi says:

    Evviva Oliviero, chi non ha paura non si ammala!   Vallo a raccontare a tutti i medici/infermieri che sono stati contagiati
    Ciarlateria allo stato puro. 

  9. 17
    Giuseppe Balsamo says:

    Quindi, se capisco bene quello che dice Oliviero (min 2.00-3.40), lo sviluppo della polmonite interstiziale avrebbe come causa la somatizzazione su un “organo bersaglio” (il polmone) della diagnosi di COVID-19.
    Questo perchè prima della diagnosi di positività la polmonite non c’era, mentre dopo la diagnosi si sviluppa entro poche ore.
    Interessante interpretazione del decorso della malattia.
    Bisognerebbe, però, fare un’altra prova. Ovvero prendere qualche decina di migliaia di persone con una semplice influenza, dirgli invece che hanno il COVID, e vedere in quanti finiscono in terapia intensiva con la polmonite.
     
    Comunque la cosa dell’ “organo bersaglio” è sicuramente vera.
    Ce l’ho anch’io.
    Ma non è il polmone 🙂

  10. 16
    Grazia P. says:

    That’s what we were saying 🙂

  11. 15
    Un climber qualsiasi says:

    Ciarlatane? Sta dicendo che sono balle che il virus proviene dai pipistrelli e che lo abbiamo già in corpo,  sarebbe interessante un confronto tra questo personaggio e le migliaia di scienziati che stanno studiando Sars-Cov2. Probabilmente ci sarebbero gli estremi per una denuncia.
    https://www.nature.com/articles/s41591-020-0820-9
     

  12. 14
    Grazia P. says:

    Perdonami, Lorenzo, in quel momento di agitazione che mi è preso, non avevo compreso il senso delle tue parole.
    Auspico che quante più persone possible stiano vigili e in ascolto, filtrando le parole mascherate, respirando a fondo la vita che ci chiama –  non quella fatta di 10 e più ore di lavoro al giorno, realtà virtuali e routine – ma quella fatta di piccoli gesti misurati, con  il tempo per guardare il cielo, abbracciare tua moglie e gli amici, giocare con i tuoi figli, correre e camminare, salutare e sorridere. 

  13. 13
    lorenzo merlo says:

    In corsivo, per citare chi in quel modo lo chiamerebbe.
    Per usare un termine caro a chi non intende le sue – e di altri – parole.

  14. 12
    Grazia P. says:

    Sono d’accordo che accettazione, apertura e ascolto portino benessere.
    Ma perché le parole di Oliviero sono ciarlatane? 

  15. 11
    lorenzo merlo says:

    Chi inorridisce per le parole ciarlatane di Oliviero ma ha ancora lo spazio di disponibilià può fare una verifica personale, può iniziare ad osservare se stesso e il prossimo attraverso i sentimenti che abitano il carattere e i momenti.
    Da solo potrà riconoscere che accettazione, apertura, ascolto tendono al benessere.
    Al malessere il loro contrario.
    Più quell’osservazione è allenata si raffina e scnede in profondità.
    Le acque burrascose del dualismo si fanno chete.
    La realtà non è più la stessa.
    E neanche noi.

  16. 10
    Grazia P. says:

    Vi invito ad ascoltare l’intervista a Francesco Oliviero, specializzato in psichiatria e pneumologia:
    https://youtu.be/DavWFA0ymgQ

  17. 9
    Grazia P. says:

    Non credo proprio che il consumo di alcool, fumo e stupefacenti sia diminuito.
    Al contrario per molti sarà aumentato, viste le misure restrittive che ci tengono a casa e il crescente stress prodotto dalle pressanti emergenze economiche.
    Stiamo già facendo i conti anche con tutto questo. 
    Le malattie fanno leva sempre sulle nostre debolezze, ma chi se ne va non salva gli altri. 
    Chi è forte sopravvive e non perché qualcun altro se n’è andato. 
    Trovo questo tener conto dei morti da parte della collettività davvero di cattivo gusto. Perché non viene fatto ogni anno, visto che muoiono 20.000 persone solo di influenza e chissà quante altre di tumore? 
    Tutto a un tratto fingiamo di proteggere gli anziani e i deboli, ma lasciamo a intristirsi nelle loro solitudini casalinghe imponendo loro di non uscire. Questa non è cura, si chiama abbandono. 
    Spero ci si svegli presto e si cominci a porre l’attenzione anche su altro. 

  18. 8
    paolo says:

    Io direi di considerare i morti per corona virus come degli eroi, perché con il loro sacrificio permettono a decine di migliaia di persone di vivere più a lungo, dato che l’inquinamento si è drasticamente ridotto.
    Ma son diminuiti anche furti, droghe, fumo, alcol, incidenti sul lavoro e con automezzi.
    E sopratutto potrebbe esserci una nuova visione del futuro.
    Dimenticavo, oggi i necrologi sono stati 192: il record !

  19. 7
    Grazia P. says:

    La paura la sta provando la maggior parte della gente e sta propagandosi più del virus.
    Paura del contagio.
    Paura di fare una passeggiata.
    Paura che ti fermino mentre vai a fare la spesa.
    Pochi sorridono ancora per strada, sono tutti guardinghi e circospetti. 
    Qui a Zafferana ci sono due persone positive ed è già il delirio collettivo. 
    Sopravviviamo ogni giorno a un sacco di situazioni: incidenti per strada, incidenti sul lavoro, malattie di ogni tipo dovute all’inquinamento, al tabagismo, all’alcolismo, agli stupefacenti…
    Eppure tutto questo ora non conta più. Ce lo siamo dimenticati.

  20. 6
    Fabio Bertoncelli says:

    Vi rammento quanto ho già avuto occasione di scrivere giorni fa. I nostri nonni e bisnonni affrontarono la prima guerra mondiale, l’influenza “spagnola”, la dittatura fascista, le leggi razziali, la seconda guerra mondiale, la miseria, l’occupazione nazista, la deportazione di ebrei e antifascisti nei lager, la guerra civile, lo sfacelo di un’intera nazione.
    Che cosa avrebbero dovuto fare? Spararsi?
    … … …
    Su con la vita! Ve lo dico io che, purtroppo, sono il pessimismo personificato. Con l’età però si diventa saggi (forse) e dalle mie malattie negli anni scorsi (oltre che dall’alpinismo) ho imparato che si deve combattere ciò che si può combattere, con tutta la nostra forza e determinazione, e invece ci si deve rassegnare quando non si può combattere.
    Vale sia per il coronavirus che per qualunque altro degli infiniti problemi che ci tormentano durante il nostro passaggio in questo mondo.
    … … …
    Io, per di piú, sono agnostico: niente conforto divino, niente aldilà, niente Padre consolatore. Siamo soli (forse). E siamo qui per una volta sola. Se volete spararvi, sparatevi per questo.
    E non per ‘sto cazzo di coronavirus.
     

  21. 5
    paolo says:

    Troppo tardi, è iniziata la crescita esponenziale anche da loro.
    Se qualche volta al giorno si guarda qui si capiscono gli errori che tanti altri stati stanno facendo nonostante quello che altrove è stato dimostrato.
    https://www.arcgis.com/apps/opsdashboard/index.html#/bda7594740fd40299423467b48e9ecf6
    Per fortuna la paura viene vissuta quasi solo dalle persone con più di 60 anni.

  22. 4
    Grazia P. says:

    Non è far finta di nulla, lo stiamo vedendo, sentendo, sperimentando da più punti di vista, ognuno con il suo vissuto più o meno distante da ciò che accade negli ospedali.
    Non giova mai far terrorismo e diffondere la preoccupazione. Mai. La paura innesca meccanismi malsani che provocano malesseri e malattie. Questo mi pare risaputo, non è un mistero.
    Bisognerebbe, al contrario, divulgare tutti i modi possibili per innalzare le difese immunitarie e aumentare il benessere fisico – questo, aggiungerei, anche al di là di un virus. 
    Siamo già giunti, ahimè, al punto che ci si addita gli uni verso gli altri a caccia di chi è la colpa di questo o di quest’altro. E si smette di pensare, di esser vigili, di provare a capire ciò che accade, magari spingendosi un po’ a studiare come funzionano virus e batteri, che sono infiniti dentro e fuori dal nostro corpo. 
     

  23. 3
    Simone Di Natale says:

    Bha!!! Meglio fare finta di niente e vedere cosa succede? 

  24. 2
    Giuseppe Balsamo says:

    Potrebbe giovare (forse) a chi non ha ancora capito la dimensione del problema e considera ciò che sta accadendo come il risultato di una semplice influenza. Oppure troppo lontano per coinvolgerlo di persona.
    Un pò come facevano molti di noi prima che ci arrivasse in casa.
    In effetti, a mio parere, per far capre meglio #iorestoacasa, piuttosto che trasmettere spot in cui un Fiorello ci parla con un tono per decerebrati, sarebbe più di impatto mandare qualche video dai reparti di terapia intensiva.

  25. 1
    Grazia P. says:

    Direi che, seppure ho rispetto per la testimonianza, il quadro offerto non gioca a nessuno, né a chi sta vivendo in prima persona, né a chi è lontano e continuerà a farlo, preoccupato più di prima. 

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