Dallo spazio al superspazio

Dallo spazio al superspazio
(scritto nel 1995)

Lettura: spessore-weight**, impegno-effort**, disimpegno-entertainment**

Una delle mie prime letture era stata Tartarin sur les Alpes, di Alphonse Daudet: fu allora che venni a sapere dei grandi ghiacciai svizzeri dell’Oberland Bernese. Lessi di come Bompard confida a Tartarin di una Società gigantesca, immensamente ricca e invisibile, con sede a Londra o a Ginevra; questa gestisce in segreto la Svizzera, che non è altro che una grande impresa teatrale. Alphonse Daudet sorride di un paese di cartapesta che si regge sul divertimento del turista, dove un apparatore coordina un intero popolo di comparse. Tartarin non ci crede subito: «e i crepacci… Se uno ci casca dentro?» «Casca sulla neve, signor Tartarin», gli risponde Bompard «e non si fa nessun male; e trova sempre laggiù in fondo un portiere, un cacciatore, qualcuno che lo raccatta, lo spazzola, lo aiuta e graziosamente s’informa: Signore, avete dei bagagli?». Al tempo della disgrazia del Cervino la Società non c’era ancora… E le guide scom­parse al Wetterhorn con i clienti l’anno prima? Tolte dalla circolazione e mantenute dalla Società per cinque o sei mesi, per creare un po’ di suspense… L’ultimo dubbio sull’accomodatura della Svizzera gli sparisce davanti ai due ghiacciai di Grindelwald, preceduti ciascuno da un contatore con l’iscrizione: Ingresso al ghiacciaio: 1,50 franchi… Confidando quindi nella Società, Tartarin riesce a salire sulla Jungfrau (che nel 1880 era una grande salita): strizza l’occhio alle guide quando queste gli mostrano qualche evidente pericolo e, nella famosa caduta nel crepaccio, le lascia attonite con il suo «coraggio». Daudet ci insegna che la differenza tra l’exploit autentico e l’incoscienza è talvolta assai sottile…

Molti anni dopo lessi Peter Habeler che raccontava l’impresa da lui compiuta con Messner sul­l’Hidden Peak portando a paragone la parete nord dell’Eiger, da loro salita in sole dieci ore, e definendo il passaggio dall’am­biente alpino a quello himalayano come un balzo dallo spazio al superspazio.

Nulla è più conosciuto delle nostre Alpi: più di duecento anni di alpinismo, trent’anni di speculazione turistica spinta parrebbero aver eliminato ogni mistero e tutte le leggende. E invece ogni giorno alpinisti, escursionisti, speleologi vanno alla ricerca di quel che di interiore la montagna amata può loro svelare, di quelle intuizioni appena avvertite e inesprimibili, di quelle sensazioni che appaiono anche sui sentieri più percorsi. E perciò se ogni uomo può ritrovare delle novità in se stesso tramite la montagna, allora non tutto è già prevedibile; qualcosa sfugge an­che qui, su queste povere nostre montagne martoriate da funivie, cave selvagge, piste di sci, disboscamenti, degradi di ogni tipo. Occorre intendere ciò per esplorazione. Esplorare significa anche calcolare che se per assurdo si volesse ricoprire tutta la Sviz­zera con i suoi ghiacciai si otterrebbe una superficie di ghiac­cio uniforme e profonda 150 centimetri. Esplorare significa per­correre nella nebbia un piatto ghiacciaio senza alcun riferimen­to, avvalendosi della bussola e dell’azimuth predeterminato sulla carta. Anche le Alpi quindi sono fonte perenne di scoperte. E per certo è più documentata e frequentata la valle che porta all’Eve­rest che non qualche nostra valle remota della Svizzera centrale, per esempio.

Dallo Ewigschneefeld verso Konkordia. Da sin, Aletschhorn, Loetschenluecke, Mittaghorn, Ebnefluh, Gletscherhorn, Lauihorn, Rottalhorn, Jungfrau, Trugberg e Moench (Oberland Bernese). Foto: Marco Milani

L’Oberland Bernese amplifica le dimensioni di questo tipo di sco­perte, è un superspazio. L’Aletschgletscher è un mare accecante la cui spettacolarità non sfuggì a Caspar Wolf che, dal 1773 al 1778, cercò di tradurla nei suoi acquerelli e dipinti a olio. An­che oggi strappa gridolini e ammirazione espirata a migliaia di turisti, in maggioranza giapponesi, dalle vetrate panoramiche dello Jungfraujoch.

Accanto alla sua estensione geografica è notevole la sua altezza media. L’Oberland Bernese conta sette montagne di quattromila me­tri, concentrate nel cuore del gruppo. Dopo il Finsteraarhorn 4273 m, l’Aletschhorn 4195 m è la seconda cima in altezza sulla destra idrografica del Rodano. Salita per la prima volta il 18 giugno 1859, la massiccia piramide è cinta da tre grandi colate glaciali che portano il suo nome, Grosser Aletschfirn, Mittela­letschgletscher e Oberaletschgletscher. La via normale per la cresta sud ovest parte dall’Oberaletschgletscherhütte. Una lunga traversata, frequentata per i suoi eccezionali panorami, è la ca­valcata di cresta che unisce il Sattelhorn, l’Aletschhorn e il Dreieckhorn.

La Jungfrau 4158 m, la “vergine” dell’Aletsch, deve forse il suo nome, risalente al secolo XVI, all’inaccessibilità della vetta; tuttavia il 3 agosto 1811 i primi alpinisti violarono la cima della montagna che, con il Mönch e l’Eiger, forma la triade più bella e famosa dell’Oberland Bernese. Particolarmente spettacola re è la veduta del suo versante settentrionale dalla stazione intermedia di Kleine Scheidegg, lungo la ferrovia a cremagliera che porta allo Jungfraujoch. Quando Daudet, nel suo li­bro Tartarin sulle Alpi del 1886, ne descrisse in modo colorito la salita lungo la via normale della cresta sud-est non poteva immaginarne l’inevitabile ridimensionamento.

Torrente glaciale sul Konkordiagletscher, Oberland Bernese

Grazie alla cremagliera che porta allo Jungfraujoch e al comodo rifugio del Mönchsjoch, il Mönch 4099 m è il 4000 più salito del­la zona. Il 15 agosto 1857 i primi uomini si alzavano sulla cupo­la innevata: oggi, quattro ore dalla stazione della ferrovia.

Il Gross Fiescherhorn 4048 m svetta sulla costiera dei Fiescher­horn. Ha due facce assai diverse: a nord sviluppa una parete di 1300 m tra le più selvagge delle Alpi, la Fiescherwand, mentre a sud-ovest i pendii nevosi sono ideali per lo scialpinismo, molto frequentati malgrado il lungo e faticoso avvicinamento. Prima sa­lita: 23 luglio 1862.

Il Gross Grünhorn 4043 m è il 4000 più vicino alla Konkordiah­ütte: non è famoso né frequentato poiché in estate la salita si compie su percorsi di terreno misto, poco amato dalla maggioranza degli alpinisti e sciatori. Salito per la prima volta il 7 agosto 1885, il Gross Grünhorn offre, oltre alla via normale della cre­sta sud-ovest, belle arrampicate su ottima roccia.

L’Hinter Fiescherhorn 4025 m, salito nel 1885, è un rilievo della cresta di 2,5 km che collega il Gross Grünhorn con il maggiore Gross Fiescherhorn. I pendii nevosi che scendono sull’Ewigschnee­feld e la vicinanza ai rifugi Mönchsjoch e Konkordia ne fanno una montagna primaverile per sciatori.

Stiamo risalendo da Konkordiaplatz alla Hollandiahütte. Sbalordi­ti d’essere qui, lo sbalzo nel superspazio è stato brutale. Siamo soli, i piedi nella neve e la testa nel cielo. Il cattivo tempo dei giorni scorsi ha cancellato le piste e i programmi degli al­tri. Siamo tre puntini in un mare di ghiaccio calmo che va a lam­bire con deboli onde la grande parete nord dell’Aletschhorn. Al­tri fiordi si distaccano sulla destra a solcare con decisione la pallida immensità minerale. A qualcuno dispiace che l’Eiger non arrivi a 4000 metri.

Dalla Konkordia Huette, in primo piano è l’Aletschfirn. Da sn, Aletschhorn, Loetschentalluecke, Mittaghorn, Ebnefluh, Gletscherhorn, Rottalhorn, Jungfrau, Jungfraujoch e Trugberg (Oberland Bernese). Foto: Marco Milani

1
Dallo spazio al superspazio ultima modifica: 2017-10-18T05:16:33+02:00 da GognaBlog

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.