Dati, dubbi ed eccessi sul cambiamento climatico

Oggi termina la Cop 22 di Marrakech, la conferenza Onu sul clima che deve rendere operativo l’Accordo di Parigi siglato un anno fa.

E’ la ventiduesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite (Cop 22), alla quale hanno partecipato più di 20mila persone, in rappresentanza di 196 stati e centinaia di imprese, Ong, associazioni di scienziati, enti locali, popolazioni autoctone e sindacati.

Avalon Grand. Cancun, Quintana Roo. Mexico.

 

A poco meno di un anno di distanza dalla Cop 21 di Parigi, la principale sfida che avevano di fronte le delegazioni che per due settimane hanno lavorato in Marocco era di riuscire a rendere operativo l’Accordo siglato in Francia, entrato in vigore il 4 novembre 2016: un testo nel quale è stata indicata la “traiettoria” che il Pianeta dovrà seguire per limitare i danni derivanti dai cambiamenti climatici. Occorrerà riuscire a mantenere la crescita della temperatura media globale sulle terre emerse e sulla superficie degli oceani a un massimo di +2 gradi centigradi, entro la fine del secolo, rispetto ai livelli pre-industriali, “proseguendo gli sforzi per rimanere il più possibile vicino agli 1,5 gradi”.

Per ora, però, siamo ancora molto distanti da questo obiettivo. Le INDC (Intended nationally determined contibution), promesse governative prima della Cop 21, non sono state mantenute e, anche se lo fossero state, nel 2100 non si sarebbe arrivati a +2 gradi centigradi, bensì a +2,7. E secondo numerose Ong, le INDC attuali porteranno a sfiorare ampiamente la soglia dei 3 gradi.


Dati, dubbi ed eccessi sul cambiamento climatico
di Paolo Mieli
(da www.corriere.it, 7 novembre 2016)

Un nuovo uragano di irragionevolezza rischia di abbattersi sul mondo in coincidenza con l’apertura — oggi a Marrakech — della Conferenza sui cambiamenti climatici. Intendiamoci: è del tutto ragionevole che, sia pure a titolo precauzionale, vengano prese misure anche drastiche per combattere il global warming. È invece irrazionale dar retta ai sostenitori della tesi che questo sia un campo delle certezze assolute (tra loro molti attori cinematografici, spiccano per spirito militante Leonardo DiCaprio e Arnold Schwarzenegger). Ed è ignobile accodarsi al linciaggio di chi muove legittime obiezioni all’assunto che riconduce interamente all’uomo il surriscaldamento del pianeta.

Una delle sale nelle quali si è tenuta la Cop 22 di Marrakech, in Marocco. ©STRINGER/AFP/Getty Images
A general view taken on October 31, 2016 shows part of the site of the COP22 international climate conference in Marrakesh a week before the start of the talks. The organisation committee of the COP22 announced on November 2, 2016 that the site of the event which consists of 55 tents is nearly ready. / AFP / STRINGER / TO GO WITH AFP STORY BY JALAL AL-MAKHFI (Photo credit should read STRINGER/AFP/Getty Images)

In ogni caso, in riferimento a quelli che non hanno dubbi sull’origine antropica del riscaldamento, sono degni di considerazione i dati su cui invita a riflettere Thomas Piketty. Il basso livello di emissioni dell’Europa si spiega in parte con il fatto che noi subappaltiamo massicciamente all’estero, in particolare in Cina, la produzione dei beni industriali ed elettronici inquinanti destinati al nostro consumo. Sarebbe molto più sensato, sostiene lo studioso, ripartire le emissioni in funzione del Paese di consumo finale piuttosto che di quello di produzione. Constateremmo in questo modo che le emissioni europee schizzano in su del 40% (quelle nordamericane del 13%) mentre quelle cinesi scendono del 25 per cento.

datidubbieccessi-aquecimentoglobal

Tenuto conto che i cinesi sono 1,4 miliardi poco meno del triplo dell’Europa (500 milioni quando ancora era inclusa la Gran Bretagna) e oltre quattro volte più del Nord America (350 milioni) dovremmo riflettere sul fatto che i cinesi emettono attualmente, per persona, l’equivalente di 6 tonnellate di anidride carbonica l’anno (più o meno in linea con la media mondiale) contro le 13 tonnellate europee e le oltre 22 nordamericane.

I Paesi ricchi continuano a rappresentare la stragrande maggioranza del fronte degli inquinatori e non possono chiedere alla Cina (accantonato ogni discorso sull’inquinamento che qui cadrebbe a sproposito) di farsi carico di una responsabilità superiore a quella che le spetta. La metà del pianeta che inquina meno — 3,5 miliardi di esseri umani dislocati principalmente in Africa, Asia meridionale e Sudest asiatico — emette meno di 2 tonnellate per persona ed è responsabili di appena il 15 per cento delle emissioni complessive. All’altra estremità della scala, l’1 per cento che inquina di più, settanta milioni di individui (il 73 per cento dei quali risiede tra gli Stati Uniti, il Canada e il nostro continente) è responsabile di circa il 15 per cento delle emissioni complessive. Settanta milioni di individui inquinano quanto 3,5 miliardi di persone. Osservazioni interessanti, che meritano di essere discusse.

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Non si capisce però perché tale discussione debba essere imbarbarita da una certa dose di fanatismo. Perché il leader dei laburisti inglesi, Jeremy Corbyn, deve quasi scusarsi di avere un fratello maggiore, Piers Corbyn, fisico e meteorologo, il quale, sulla base di evidenze scientifiche (anch’esse meritevoli d’essere prese in esame), sostiene che il riscaldamento globale non sia dovuto ai guasti provocati dal genere umano o dalla industrializzazione sregolata e trovi piuttosto spiegazione nel sole? Perché è passato quasi sotto silenzio il licenziamento su due piedi di Philippe Verdier, per un ventennio «Monsieur Météo» di France 2 , reo d’aver dato alle stampe Climat Investigation un libro in cui si relativizzavano le conseguenze del global warming? È normale che lo abbiano buttato fuori dall’emittente televisiva solo per aver messo in evidenza «alcune connessioni opache tra scienziati, politici, lobbisti e ong ambientaliste»? «Siamo ostaggi di uno scandalo planetario… una macchina da guerra che fa soldi mantenendoci in uno stato di ansia», sosteneva Verdier. Può darsi che esagerasse, che avesse torto. Ma è il licenziamento il modo giusto di cimentarsi con le sue tesi?

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Perché poi (quasi) nessuno ha fiatato quando la presidente della Società italiana di fisica, Luisa Cifarelli, fu aggredita per aver tolto il logo della società da lei presieduta dal documento di dodici associazioni italiane che, in vista della Conferenza sul clima di Parigi, affermavano essere «inequivocabile» l’influenza umana sul sistema climatico? Avrebbe voluto, la Cifarelli, che il termine «inequivocabile» fosse sostituito con «verosimile» o «probabile» . La nostra, diceva, è un’associazione di fisici abituati a considerare leggi della scienza «regolate da equazioni». Le verità scientifiche, sosteneva, «non possono basarsi sul consenso generalizzato mescolando scienza e politica, come sta avvenendo in questo caso… Avrei solo voluto qualche cautela in più». Sensato. E invece la Cifarelli fu lapidata.

Il clima poi ha una sua storia molto particolare. Tra il 21 e il 50 d.C. si ebbero temperature superiori a quelle di oggi, tanto che fu possibile importare in Inghilterra la coltivazione della vite. Intorno all’anno mille il riscaldamento continentale consentì ai vichinghi di colonizzare la Groenlandia (che fu così chiamata proprio perché era diventata «gruene», verde) e l’America del Nord. Dopo l’anno mille, come ha ben raccontato Emmanuel Le Roy Ladurie, si sono alternate epoche di riscaldamento e di glaciazione senza che l’uomo avesse alcun potere di influenzare questi cambiamenti. Nel ventesimo secolo la temperatura è salita tra il 1910 e il 1940, è scesa poi fino alla metà degli anni Settanta (a causa della Seconda guerra mondiale?), ha ripreso a crescere a partire dal 1975 ma si è fermata una seconda volta alle soglie del nuovo millennio (per effetto delle politiche ecologiste?). Tutti temi da studiare, da approfondire. Se ne può discutere?

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Se la risposta è sì non si può cedere in presenza di chi si sente detentore di una qualche verità. Come l’ex vicepresidente Usa nonché premio Nobel, Al Gore. Un suo documentario, An inconvenient truth (premiato con l’Oscar), si è imposto come la Bibbia della lotta al surriscaldamento . Il governo inglese ne ha addirittura imposto la proiezione in tremilacinquecento istituti secondari. Ma una Corte di giustizia britannica ha stabilito che si tratta di un film «politico» e «allarmista», talché la proiezione dovrebbe avvenire in presenza di esperti in grado di evidenziare le affermazioni prive di riscontri scientifici. Di queste affermazioni senza riscontro ne sono state individuate nove tra cui quella degli «orsi polari annegati in conseguenza dello scioglimento dei ghiacci». La Corte l’ha smontata, sulla base di una documentazione (questa sì inconfutabile) da cui si evinceva che gli orsi affogati erano non più di quattro, tutti a seguito di una tempesta. I sostenitori dell’origine antropica del global warming a quel punto hanno obiettato che anche la tempesta poteva essere stata originata dal riscaldamento. Il giudice Michael Burton (pur essendo tutt’altro che un negazionista in materia di effetto serra) ha reagito con un sorriso. Prendiamo esempio da lui.

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Dati, dubbi ed eccessi sul cambiamento climatico ultima modifica: 2016-11-18T05:40:15+01:00 da GognaBlog

16 pensieri su “Dati, dubbi ed eccessi sul cambiamento climatico”

  1. 16
    Gianpiero Rodari says:

    Per chiarire meglio, cito due punti dell’ultimo intervento di Giovanni Baccolo: “Collegare i vari pezzi del puzzle e’ piu’ complicato e ancora piu’ complicato sara’ trasformare la descrizione del passato in una previsione per il futuro. Data la complessita’ del problema forse questo risultato non sara’ mai raggiunto entro accettabili limiti di errore.” Appunto. Ma allora perché tanto fanatismo e l’ostracismo verso chi non canta nel coro? Ad oggi siamo ancora in una situazione di grande ignoranza sui fenomeni climatici, con alcune ipotesi (effetto serra, attività solare, raggi cosmici…) presentate ma nessuna validata da dati di fatto. La teoria dell’AGW mostra due importanti debolezze:
    a) ipotizza un rapporto di causa-effetto preponderante fra concentrazione di CO2 ed aumento della temperatura media (il vapor acqueo è più efficace della CO2 come effetto serra ed è presente nell’aria in concentrazioni molto più elevate…eppure tutto dipende dall’aumento della CO2 da 200 a 400 ppm?)
    b) considera l’aumento della concentrazione di CO2 dovuto sostanzialmente all’attività umana. Ma tale (piccola) concentrazione è la differenza fra due numeri enormi, relativi alle attività di emissione (non solo umana) ed a quella di riduzione (sintesi clorofilliana, soluzione negli oceani…). Basta una piccola variazione in uno dei due grossi numeri per avere effetti importanti sulla differenza.
    Il secondo punto da citare è questo: ” Il problema e’ che si ritiene che chiunque possa entrare nel merito. Questo e’ semplicemente sbagliato e impossibile, perche’ per portare avanti una tesi scientifica e’ necessario partire da presupposti solidi e argomentati.” E’ ovvio che per portare avanti una tesi in modo scientifico si debba avere la competenza per farlo, ma poi si deve dimostrare a tutti che i collegamenti sono logici e basati su dati di fatto, altrimenti siamo nel campo delle opinioni. Paolo Mieli non ha discusso dei particolari della teoria, ma ha richiamato l’attenzione sui dubbi espressi da tante persone competenti sulla sua validità e soprattutto sulla inaccettabilità di un atteggiamento dogmatico e settario su questo argomento, citando anche fatti che mi sembra nessuno ha contestato.
    Per finire: anche il Nobel Rubbia ha cambiato opinione e non crede più all’ AGW (vedasi ad es. il suo intervento al Senato un paio d’anni fa) – concediamo almeno a lui il diritto di parlare?

  2. 15
    matteo says:

    Concordo completamente con Giovanni Baccolo.
    Giusto per sottolineare quanto Mieli non abbia idea di quel che dice (e di quanto la questione sia :
    “Tra il 21 e il 50 d.C. si ebbero temperature superiori a quelle di oggi, tanto che fu possibile importare in Inghilterra la coltivazione della vite”
    Maddai, pensa te, vino in Inghilterra, figurati…

    Oggi in Kent si coltiva la vite e si produce il vino (e pare anche che non sia mica male)

  3. 14
    Giovanni Baccolo says:

    Le variazioni climatiche ci sono sempre state: vero, anzi verissimo, sarebbe folle pensare il contrario. Gli sconvolgimenti sono stati talmente imponenti che se ci spingessimo abbastanza indietro nel tempo, parlo di centinaia di miliioni di anni, troveremmo un mondo piu’ caldo, piu’ umido e con una concentrazione di gas serra nettamente superiore a quella moderna. La scienza climatica e’ molto giovane, fino a 30 anni fa nessuno poteva razionalmente trovare un paragone sensato tra il clima presente e quello del passato. Ma oggi non e’ piu’ cosi’.
    Un solo dato, la concentrazione di anidride carbonica e metano in atmosfera (i due gas serra piu’ importanti) nell’ultimo milione di anni non e’ mai stata paragonabile ai livelli attuali. Negli ultimi 800.000 anni 8 cicli glaciali si sono susseguiti e i gas serra sono andati dietro a queste variazioni, oscillando tra minimi di 170-180 ppm nei periodi glaicali (parlo di CO2) e massimi di 250-270 ppm nei periodi caldi interglaciali come quello attuale. Concentrazioni di oltre 400 ppm come quelle attuali (oggi siamo a 404.29) non si sono mai viste. Un mai relativo, geologico.
    Se andiamo a scavare nella storia remota del pianeta fenomeni analoghi si trovano, ma quel pianeta era sostanzialmente diverso da quello attuale, non e’ possibile fare un paragone diretto, e comunque sconvolgimenti rapidi e massivi del ciclo del carbonio hanno sempre portato a periodi di crisi della vita sul pianeta.

    Non ho intenzione di allegare numerosi link agli articoli scientifici che supportano ogni singola frase che ho scritto, ma garantisco che e’ tutto frutto di indagine scientifica di prim’ordine. Il lavoro sul clima del pianeta e’ solo agli inizi, ma ha gia’ prodotto risultati che fino a 30 anni fa erano impensabili. Collegare i vari pezzi del puzzle e’ piu’ complicato e ancora piu’ complicato sara’ trasformare la descrizione del passato in una previsione per il futuro. Data la complessita’ del problema forse questo risultato non sara’ mai raggiunto entro accettabili limiti di errore.
    Suggerisco a Rodari di rileggere il mio intervento, se una persona che si intende di scienza climatica entra nel merito degli argomenti portati da Mieli e’ davvero automatico smontare l’articolo frase dopo frase. Il problema e’ che si ritiene che chiunque possa entrare nel merito. Questo e’ semplicemente sbagliato e impossibile, perche’ per portare avanti una tesi scientifica e’ necessario partire da presupposti solidi e argomentati.
    Finisco con una conclusione che spesso devo ricordare anche a me stesso che con queste cose ci lavoro. Il pianeta e la vita sulla terra non hanno nessun problema a tollerare 3-4-10 gradi di riscaldamento. L’uomo si.

  4. 13
    Gianpiero Rodari says:

    Il tema dell’ottimo articolo di Mieli non è una particolare teoria ma il clima di fanatismo che si è instaurato sul tema “riscaldamento globale”. Una conferma dell’importanza di questa questione è data anche dai commenti in questo blog, dove ad esempio i signori Baccolo e Assandri, senza aver capito di cosa si tratta, cercano di stroncare l’articolo non con contestazioni di merito ma ricorrendo ad un “principio di autorità” (l’opposto quindi di un approccio scientifico).
    Le variazioni climatiche sono misurabili e quindi effettive (ci sono sempre state), mentre sulle loro cause siamo ancora molto ignoranti ed occorre studiare invece di darle per scontate, contrariamente a quanto affermano apoditticamente i paladini del pensiero corretto (questo sì è una chiacchiera da bar). Grazie anche ai media questo pensiero unico riesce spesso a ghettizzare chi esprime dubbi (come citato anche nell’articolo di Mieli, di cui va riconosciuto il merito ed il coraggio dell’onestà intellettuale), per cui alcuni si avventurano ad affermare che “la scienza” ha già emesso un verdetto definitivo. Oltre al libro già citato, consiglierei di leggere un articolo pubblicato già nel 2007 da Freeman Dyson, famoso fisico matematico che da anni è sulla cattedra di fisica all’IAS di Princeton (cattedra che fu anche di A. Einstein). Lo si può trovare a questo indirizzo:
    https://www.edge.org/conversation/freeman_dyson-heretical-thoughts-about-science-and-society

  5. 12
    angelo ghirelli says:

    Bravo Gogna ad accogliere una voce che insinua qualche ragionevole dubbio o che almeno invita ad una riflessione un po’ diversa da quelle troppo spesso “scontate”.
    Invito a leggervi un’altra voce fuori dal coro sull’argomento, forse il primo ad esprimere qualche dubbio in merito alle tesi sul cambiamento climatico. E’ un biochimico premio Nobel un po’ … alternativo: Kary Mullis.
    http://www.baldinicastoldi.it/libri/ballando-nudi-nel-campo-della-mente/

  6. 11
    Lusa says:

    E se non fosse responsabilità delle attività uomo ma piuttosto l’ira divina?
    Già un diluvio universale c’è stato…..

  7. 10
    Giampiero ASSANDRI says:

    mi stupisce che uno storico serio come Mieli si avventuri su argomenti che non gli competono. Se Lory del Santo parla di Trump possiamo farci uno sbadiglio, ma Mieli si faccia un’opinione e se la tenga.

  8. 9
    Fabio Bertoncelli says:

    Ho letto il testo di cui Giovanni Baccolo riporta il collegamento. Si tratta di un articolo scritto da un insegnante che si interessa di “decrescita”, di cambiamenti climatici e altri temi analoghi.
    Ebbene, un insegnante (di italiano!) che discetta di clima e poi scrive “METEREOLOGIA” non è credibile.
    A studiare l’ortografia!

  9. 8
    Fabrizio Roveda says:

    Già pagherai meno per il gas in inverno, in compenso di più per la corrente del condizionatore in estate……non è un affare!!!

  10. 7
    Lusa says:

    Io sono stufa di pagare un sacco di soldi di bollette del gas per riscaldare la casa nel periodo invernale.
    Speriamo che aumenti ancora di più questo warming anche in inverno così non accendiamo più i termosifoni.

  11. 6
    alessandrogogna says:

    Caro Francesco Bertone, il mio sta tentando di essere un quotidiano d’informazione (diciamo) interattiva. Il che significa che vorrebbe sempre generare discussione senza avere la pretesa di enunciare ogni mattina delle grandi verità. L’articolo di Mieli in questo senso è davvero ghiotto, perché stimola il dubbio (per me sempre utile) anche se si serve di dati e informazioni che la maggioranza di noi vede strumentali.

  12. 5
    Francesco Bertone says:

    Se anche tu pubblichi queste ignoranti, stupide e populiste “tesi” dei negazionisti, siamo proprio alla frutta! 🙁 vuol dire che ormai tutti si credono scienziati anche se non hanno mai studiato niente in vita loro. Il cambiamento climatico è in atto ed è fortissimo e totalmente ascrivibile all’uomo: su questo non ci sono dubbi, questo dice la ricerca e la comunità scientifica.
    La prossima volta pubblica un bell’articolo di quelli che dicono che la terra è piatta, che è lo stesso.
    Da Facebook, 19 novembre 2016, ore 7.30

  13. 4
    Sergio Agnoli says:

    Ringrazio il Gogna Blog di portare in evidenza temi scottanti e centrali per l’ambiente, affrontando il tema da una molteplicità di prospettive.
    Ringrazio poi soprattutto Giovanni Boccolo per aver portato la questione su un piano di argomentazione scientifica a discapito della generalizzazione a dir poco qualunquistica di Mieli. Purtroppo la scarsa comunicazione tra ambito scientifico e opinione pubblica porta a incomprensioni profonde, e a prese di posizioni opposte laddove i dati scientifici sono chiari, lampanti. Se, come ha affermato la Cifarelli la scienza non è di certo il luogo della verità, lo è però della spiegazione di essa. E i dati spiegano incontrovertibilmente una realtà che alcuni negano. E ne hanno tutto il diritto. Come d’altronde anch’io di affermare che la terra è piatta, il sole ruota attorno alla terra, il K2 è più alto dell’Everest, i vaccini causano autismo, la realtà fisica è quella che noi percepiamo, l’omeopatia è medicina, etc. etc.

  14. 3
    Giovanni Baccolo says:

    Innanzitutto suggerisco di leggere il testo di cui riporto il link:

    http://www.decrescita.com/news/rispostina-paolo-mieli/

    Sono sconvolto dalla confusione che sempre più impregna la discussione scientifica in Italia. A ognuno il suo.
    Paolo Mieli è un giornalista che stimo. Detto questo, non giustifico che quando una persona arrivi ad essere considerata tra i massimi esperti nel proprio campo (appunto il giornalismo), questa persona si senta autorizzata ad invadere altri campi (la climatologia in questo caso). Il giornalismo è tra le armi più potenti per diffondere informazioni e permettere la creazione di una percezione critica della realtà che ci circonda. Questo però è vero solo a patto che sia svolto in maniera ineccepibile da un punto di vista etico. Si scrive di quello che si conosce, altrimenti si fanno danni enormi. Mieli tira in ballo tantissimi argomenti in queste poche righe, senza riportare mai una fonte, un articolo scientifico che dia supporto a quello che dice. Fa delle interpretazioni senza alcuna cognizione di causa Giusto un esempio “…ma si è fermata una seconda volta (la salita delle temperature) alle soglie del nuovo millennio (per effetto delle politiche ecologiste?)…”.

    Chissà perché il 2016 è l’anno più caldo di sempre…

    (https://www.nasa.gov/feature/goddard/2016/climate-trends-continue-to-break-records/)

    Ma posso anche aggiungere che sul “global warming hiatus” (è così che si chiama il rallentamento del riscaldamento osservato nei primi anni 2000) esiste una letteratura sconfinata che indica gli oceani come responsabili più probabili. Giusto un link:

    http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/grl.50541/full

    Durante questo intervallo di tempo l’oceano ha cominciato ad assorbire più calore dall’atmosfera (scaldandosi) e determinando un rallentamento del riscaldamento atmosferico. Le politiche ecologiste non c’entrano niente. Ma questo è solo un esempio per dire come bisognerebbe parlare di climatologia e scienza in generale.
    Il pezzo di Mieli non è giornalismo, sono solo chiacchiere che potrei scambiare al bar con il mio amico dopo due birre. Invece le troviamo in prima pagina su uno dei quotidiani più importanti del paese, la cosa mi preoccupa molto.

    Giovanni Baccolo

  15. 2
    Federico says:

    @Fabio Bertoncelli: sappiamo bene che i cambiamenti climatici degli ultimi decenni sono causati dai gas serra emessi dall’uomo. O meglio, lo sa la scienza ( http://climate.nasa.gov/scientific-consensus/ ), non l’uomo comune. Lo stesso uomo comune che fino a vent’anni fa negava pure che il clima stesse cambiando. Questi ritardi li pagheremo cari. Anche la sovrappopolazione è un problema.

  16. 1
    Fabio Bertoncelli says:

    È innegabile che il clima stia cambiando, come del resto ha sempre fatto nel corso del tempo.
    Questa volta è colpa dell’uomo? Non lo sappiamo. Le nostre conoscenze sulla materia sono purtroppo insufficienti. E adottare provvedimenti drastici che sconvolgerebbero la vita dell’umanità sulla base di congetture mi pare folle.

    Vero è, invece, che il nostro pianeta è sovrappopolato. A quanti abitanti vogliamo arrivare? Dieci, venti, cinquanta miliardi? Prima o poi bisognerà darsi un limite.
    Altrimenti provvederà la natura, in modo catastrofico.
    Però sul problema della sovrappopolazione non si tengono convegni.

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