Diritto alla speranza

Diritto alla speranza
di Luigi Ferrajoli
(newsletter n. 12 di Costituente Terra, 16 aprile 2020)

Nella sua omelia di sabato 11 aprile 2020, Papa Francesco ha parlato del “diritto alla speranza” come “diritto fondamentale”. Ovviamente non si tratta di un diritto stabilito da leggi o Costituzioni. Si tratta, piuttosto, di un meta-diritto, una sorta di principio costitutivo della morale e della politica che forma il presupposto di qualunque lotta per i diritti e per la trasformazione in senso progressivo della società. Mi ha ricordato un celebre passo di Kant del 1793: “senza la speranza di tempi migliori, un serio desiderio di fare qualcosa di utile per il bene generale non avrebbe mai eccitato il cuore umano”. La speranza nel progresso, infatti, forma il presupposto sia dell’impegno morale che di quello politico. Ma soprattutto quel “diritto alla speranza” mi ha ricordato Il principio speranza di Ernst Bloch, scritto tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta del secolo scorso e pubblicato da Garzanti in tre volumi nel 1994. Il principio della speranza si contrappone infatti ad ogni accettazione passiva di quanto accade come inevitabile, perché necessario e senza alternative. Che è precisamente la fallacia realistica che ha sorretto le politiche liberiste di questi anni: la tesi che non esistono alternative all’attuale realtà delle relazioni economiche, politiche e sociali e il discredito come utopia di quella “speranza di tempi migliori” evocata da Kant come presupposto di qualsiasi impresa informata al bene comune.

Luigi Ferrajoli

La pandemia del coronavirus sta mostrando drammaticamente la mancanza di realismo proprio di quanti suppongono che la realtà possa ri­manere come è senza andare incontro a catastrofi. Con il suo quotidiano bilancio di nuovi contagi e di morti, essa sta mostrando l’imprevidenza e la dissennatezza delle nostre politiche, sedicenti realistiche, incapaci di affrontare le sfide globali dalle quali dipendono la salute e la vita di miliardi di persone. Benché il pericolo di una pandemia fosse stato più volte previsto, nulla è stato fatto, dalle nostre politiche “realiste” per fronteggiarlo. In vista delle guerre si fanno esercitazioni militari, si costruiscono bunker, si mettono in atto simulazioni di attacchi e tecniche di difesa e si accumulano armi sempre più micidiali. Contro il pericolo annunciato di una pandemia non è stato fatto nulla. Il coronavirus ci ha fatto scoprire l’assurda insufficienza del numero dei medici e degli infermieri e l’incredibile mancanza di reparti di terapia intensiva, di respiratori, di tamponi e di mascherine.
Ci siamo accorti di essere stati privati, dal “realismo” delle nostre politiche, delle misure più elementari per fronteggiare il contagio. La follia estrema è stata raggiunta nel Paese più potente del mondo, gli Stati Uniti, dove si è continuato a produrre armi contro nemici inesistenti e si è rilanciata la corsa agli armamenti nucleari, mentre decine di milioni di poveri venivano abbandonati a se stessi perché privi di assicurazione medica e decine di migliaia di americani stanno morendo a causa dell’assenza di una sanità pubblica e per la mancanza di posti-letto e di test diagnostici.
Il diritto alla speranza rivendicato da papa Francesco equivale al diritto di contestare e contrastare queste insensate politiche di morte. Come è già avvenuto nella storia, la tragedia che stiamo vivendo può determinare un risveglio della ragione in ordine alla necessità di prendere sul serio e di dare attuazione, istituendo nuove funzioni e istituzioni globali di garanzia, alle grandi promesse – l’uguaglianza, la pace, la dignità della persona, i diritti umani – formulate in tante Carte costituzionali e internazionali all’indomani degli orrori dei fascismi e delle guerre mondiali. Il diritto alla speranza e il principio politico della speranza sono il presupposto necessario di questo ripensamento e di questa rifondazione razionale della politica e del diritto. E’ infatti da questa comune speranza, in grado di coinvolgere l’impegno di tutti gli esseri umani, che può provenire l’energia costituente necessaria a rifondare l’ordine mondiale sull’universalismo nei diritti, sull’uguaglianza, sulla solidarietà e sulla consapevolezza della nostra comune fragilità, della nostra interdipendenza e del nostro comune destino.
Questo primato e questa universalità dei diritti fondamentali non sono stati soltanto negati in passato dalle politiche liberiste, informate al primato del mercato. Continuano di nuovo a essere negati dalla corsa dissennata alla riapertura dei mercati sollecitata dai poteri economici, anche a costo di un nuovo scatenarsi dei contagi, per il timore della concorrenza o peggio per la volontà di conquistare fette di mercato a danno di altri. Non solo. Sono negati anche dalle ideologie e dalle politiche populiste e sovraniste, anti-europeiste e anti-cosmopolitiche, che vorrebbero farci regredire ai nefasti conflitti nazionalisti e identitari della prima metà del secolo scorso.
La pandemia del coronavirus, colpendo tutto il genere umano, senza distinzioni di nazionalità e di ricchezze, può farci ripensare il nostro futuro e generare la speranza di un reale mutamento di rotta. Può provocare la presa di coscienza dei pericoli di altre gravi catastrofi – ambientali, nucleari, umanitarie – che incombono sul nostro futuro e che possono essere fronteggiate soltanto dalla costruzione di istituzioni globali di garanzia: un’Organizzazione mondiale della Sanità in grado di gestire in maniera globale e omogenea le pandemie e le aggressioni alla salute, a garanzia non solo dell’uguaglianza ma anche della massima efficacia delle misure contro il contagio; l’istituzione di un demanio planetario a tutela di beni comuni come l’acqua, l’aria, i grandi ghiacciai e le grandi foreste; la messa al bando delle armi nucleari ed anche di quelle convenzionali, la cui diffusione è responsabile di centinaia di migliaia di omicidi ogni anno; il monopolio della forza militare in capo all’ONU; un fisco globale in grado di finanziare i diritti sociali alla salute, all’istruzione e all’alimentazione di base, pur proclamati in tante Carte internazionali. Sono queste le grandi novità che il principio della speranza rende oggi pensabili e possibili.

Data l’importanza di questo documento, ne alleghiamo anche la traduzione in lingua spagnola (a cura di Gianni Hochkofler):

Derecho a la esperanza
por Luigi Ferrajoli
(Boletín n. ° 12 de Costituente Terra, 16 de abril de 2020)

En su homilía del sábado 11 de abril de 2020, el Papa Francisco habló del “derecho a la esperanza” como un “derecho fundamental”. Obviamente, este no es un derecho establecido por leyes o constituciones. Más bien, es un meta-derecho, una especie de principio constitutivo de la moral y de la política que forma la base para cualquier lucha para los derechos y para la transformación en el sentido progresivo de la sociedad. Me recordó un famoso pasaje de Kant de 1793: “sin la esperanza de tiempos mejores, un deseo serio de hacer algo útil para el bien general nunca habría excitado el corazón humano”. La esperanza en el progreso, de hecho, forma la base del compromiso moral y político. Pero, sobre todo, ese “derecho a la esperanza” me recordó el Principio de la esperanza de Ernst Bloch, escrito entre 1940 y 1950 y publicado en tres volúmenes por Garzanti en 1994. El principio de esperanza se opone a cualquier aceptación pasiva de lo que sucede como inevitable, porque es necesario y sin alternativas. Esa es precisamente la falacia realista que ha apoyado las políticas liberales de estos años: la tesis de que no hay alternativas a la realidad actual de las relaciones económicas, políticas y sociales y el desacreditar como una utopía de esa “esperanza de tiempos mejores ” evocada por Kant como presuposición de cualquier empresa informada al bien común

La pandemia de coronavirus está mostrando dramáticamente la falta de realismo de quienes suponen que la realidad puede permanecer tal como es sin pasar por catástrofes. Con su equilibrio diario de nuevas infecciones y muertes, muestra la imprevisión y la necedad de nuestras políticas, llamadas realistas, incapaces de enfrentar los desafíos globales de los que depende la salud y la vida de miles de millones de personas. Aunque el peligro de una pandemia se había predicho varias veces, nuestras políticas “realistas” no han hecho nada para enfrentarlo. En vista de las guerras, se llevan a cabo ejercicios militares, se construyen bunkers, se implementan simulaciones de ataques y técnicas de defensa, y se acumulan más y más armas mortales. No se ha hecho nada contra el peligro anunciado de una pandemia. El coronavirus nos hizo descubrir la insuficiencia absurda de la cantidad de médicos y enfermeras y la increíble falta de unidades de cuidados intensivos, respiradores, hisopos y mascarillas.

Nos dimos cuenta de que el “realismo” de nuestras políticas nos había privado de las medidas más básicas para hacer frente a la infección. La locura extrema se alcanzó en el país más poderoso del mundo, Estados Unidos, donde se continuaron produciendo armas contra enemigos inexistentes y se revivió la carrera de armamentos nucleares, mientras que decenas de millones de pobres fueron abandonados a sí mismos porque fueron privados del seguro médico y decenas de miles de estadounidenses están muriendo por la falta de salud pública y la falta de camas ne los centros de salud y pruebas de diagnóstico.

El derecho a la esperanza reclamado por el Papa Francisco es equivalente al derecho a desafiar y contrastar estas políticas de muerte sin sentido. Como ya ha sucedido en la historia, la tragedia que estamos experimentando puede provocar un despertar de la razón con respecto a la necesidad de tomar en serio e implementar, mediante el establecimiento de nuevas funciones e instituciones de garantía global, a grandes promesas: igualdad, paz, la dignidad de la persona, los derechos humanos, formulados en muchos estatutos constitucionales e internacionales al cesar de los horrores de los fascismos y de las guerras mundiales. El derecho a la esperanza y el principio político de la esperanza son las condiciones previas necesarias para este replanteamiento racional de la política y el derecho. De hecho, a partir de esta esperanza común, capaz de involucrar el compromiso de todos los seres humanos, puede surgir la energía constitutiva necesaria para restablecer el orden mundial sobre el universalismo en derechos, igualdad, solidaridad y conciencia. de nuestra fragilidad común, nuestra interdependencia y nuestro destino común.

Esta primacía y universalidad de los derechos fundamentales no solo ha sido negada en el pasado por políticas liberales, informadas de la primacía del mercado. Continúan negándose nuevamente por la carrera sin sentido hacia la reapertura de los mercados impulsada por los poderes económicos, incluso a costa de un nuevo brote de contagios, por temor a la competencia o peor por el deseo de conquistar cuotas de mercado en detrimento de otros. No solo eso. También las niegan ideologías y políticas populistas y soberanistas, antieuropeas y anti-cosmopolitas, que quisieran hacernos retroceder en los nefastos conflictos nacionalistas y identidarios de la primera mitad del siglo pasado.

La pandemia de coronavirus, que afecta a toda la humanidad, sin distinciones de nacionalidad y riqueza, puede hacernos repensar nuestro futuro y generar esperanza para un cambio real de rumbo. Puede generar conciencia sobre los peligros de otras catástrofes graves (ambientales, nucleares, humanitarias) que se ciernen sobre nuestro futuro y que solo pueden enfrentar la construcción de instituciones de garantía global: una Organización Mundial de la Salud capaz de gestionar de una manera global y homogénea las pandemias y las agresiones contra la salud, que garantize no solo la igualdad sino también la máxima efectividad de las medidas contra el contagio; el establecimiento de una propiedad sovranacional planetaria para proteger bienes comunes como agua, aire, grandes glaciares y grandes bosques; la prohibición de las armas nucleares y también de las convencionales, cuya difusión es responsable de cientos de miles de asesinatos cada año; el monopolio de la fuerza militar bajo la ONU; Una autoridad fiscal global capaz de financiar los derechos sociales a la salud, la educación y la alimentación básica, aunque proclamada en muchas constituciones internacionales. Estas son las grandes inovaciones que el principio de esperanza hace que sea posible y pensable hoy.

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Diritto alla speranza ultima modifica: 2020-04-25T04:43:00+02:00 da Totem&Tabù

14 pensieri su “Diritto alla speranza”

  1. 14
    Paolo Panzeri says:

    Il “diritto alla speranza” mi sembra una dichiarazione di comodo, un po’ da scaricabarile, forse da uno che non vuole assumersi responsabilità, ma magari, per pensarla in maniera positiva, incita gli altri ad essere almeno responsabili di qualcosa nella loro vita, evitando di dire solo parole al vento, ma qui appunto dice solo parole.
    Io preferisco dire “il dovere della speranza”, mi sembra molto più serio e impegnativo, magari farebbe maturare molta gente, obbligandola a parlare di meno e a fare dei fatti, obbligherebbe ad essere concreti.
    C’è troppa gente che in un modo o nell’altro vive troppo comodamente, è lei la causa del decadimento del nostro mondo…. basterebbe farla appena un poco soffrire e cambierebbe……
    Ma questo non si può dire, comunque ci sta pensando la Natura.
    Basta pazientare e questa volta la gente si può fare molto male da sola.
     
    Pensieri sentiti questa sera.

  2. 13
    grazia says:

    Proprio in gamba, José Andres!

  3. 12
    Massimo Silvestri says:

    La prossima vittima è l’Africa ….
    https://time.com/5820658/cyril-ramaphosa-coronavirus-african-countries/
    Time, 27 aprile / 4 maggio pagina 76

  4. 11
    Massimo Silvestri says:

    Per Josè Andres c’è un lungo articolo sul numero del 6/13 aprile.
    Sempre su questo numero a pagina 14-15 un interessante articolo su Ady Barkan e Medicare for All sulla tutela sanitaria in USA.

  5. 10
    grazia says:

    and Stephen Curry:
    https://time.com/collection/finding-hope-coronavirus-pandemic/5820660/steph-curry-helping-coronavirus/
    Peccato che qui non sia consentito preparare pasti da distribuire, se non sei un ristoratore.
    Qui la solidarietà è bandita. 

  6. 9
    Massimo Silvestri says:

    Se ti riferisci a Time io sono abbonato.
    https://time.com/magazine/europe/
    L’articolo non so se è visibile, per i non abbonati. Forse non tutti gli articoli.
    Se ti riferisci al tema del blog (Ferrajoli) il sito è
    http://www.costituenteterra.it/
    Notte.
    MS

  7. 8
    grazia says:

    Questo il contributo del Dalai Lama, il primo che ho cercato:
    https://www.google.it/amp/s/time.com/5820613/dalai-lama-coronavirus-compassion/%3famp=true

  8. 7
    grazia says:

    Grazie, Massimo.
    Si trova anche su internet o solo in edicola?

  9. 6
    Massimo Silvestri says:

    L’ultimo numero di Time, ricevuto oggi, porta il titolo:
    ‘FINDING HOPE’
    Un servizio sull’epidemia in Italia settentrionale (incluse Seriate e Nembro).
    Interventi di Maria Ressa, Gorbaciov, il Dalai Lama ‘Pensieri, non preghiere!’, Ban Ki Moon, la Jolie, la Atwood, Marco Rubio, Michelle Bachelet ed altri, tra i quali Stephen Curry, giocatore di pallacanestro il cui intervento ho girato a Alessandro in foto perchè a mio avviso significativo.
    Buon fine 25 aprile.
    MS

  10. 5
    Massimo Silvestri says:

    Ringrazio Alessandro per aver accolto il suggerimento che gli avevo passato.
    E’ una riflessione profonda, sulla quale dovremmo tutti meditare.
    MS

  11. 4
    Riva Guido says:

    Diritto alla speranza sì! Diritto allo Speranza no!

  12. 3
    grazia says:

    Anche in Italia, visto che gli altri paesi annunciano riaperture, abbiamo il diritto alla libertà:
    https://youtu.be/Lm7FRpmZ1no

  13. 2
    Matteo says:

    Avremo anche il diritto alla speranza.
    Non so se ne abbiamo la capacità.

  14. 1
    Gianni Hochkofler says:

    Grazie per questo testo che condivido pienamente.
    Lo mando ai miei figli, e lo faccio circolare a tutti i miei familiari, amici e conoscenti, Lotraduco in francese  e in spagnolo cosi girerà per Ginevra e dintoni e volerà in argentina.

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