Disabili in Val di Mello

Disabili in Val di Mello

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(2), disimpegno-entertainment(3)

Come scrive Andrea Galli sul Corriere della Sera del 9 marzo 2019, forse si stava meglio prima, quando le montagne erano popolate dalle leggende, come quella della màta selvàdega, donna terrore dei bimbi disobbedienti, e dello striùn, lo stregone: e non adesso, indotti come siamo ad assolutizzare le posizioni, perché i social ti costringono a schierarti con un sì o con un no.

Un ritmo veloce, quello della petizione online, ti chiede senza mezzi termini un «no» al sentiero per disabili in Val di Mello, dunque di andare contro i disabili e le associazioni del turismo sostenibile, oppure un «sì», dunque di fregartene della natura e di chi la protegge.

Sul Pilastro del Bastogene (Val di Mello), via Albero delle Pere, variante Lucertole al sole. Foto: Luca Maspes.

La Val di Mello ha una lunga storia di battaglie ambientali. Jacopo Merizzi, guida alpina, è da sempre in prima linea a lottare contro le varie minacce che periodicamente aggredivano la valle. E’ stato tra gli ideatori del Comitato per la difesa della Val di Mello. “Era l’aprile del 1985 – ricorda Jacopo – dopo un inverno nevosissimo. Venne giù una valanga gigantesca dal Vallone del Ferro che distrusse alcune vecchie baite. Mai vista una valanga così in quel luogo, si volle costruire un paravalanghe, ma c’era da difendere la bellissima pozza naturale subito sotto alla Cascata del Ferro. Nei lavori, il laghetto fu distrutto, a dispetto delle nostre raccomandazioni, per pura ignoranza e noncuranza, senza la minima giustificazione tecnica. E’ proprio in questa occasione che l’allora sindaco ing. Domenico Iobizzi comincia la lunga serie di danni di cui si è reso responsabile, sia come sindaco che come direttore responsabile di molti lavori. Ma intanto era nato il Comitato!”.

Passano gli anni e, come in un libro di storia malvolentieri studiato dagli alunni, le battaglie si susseguono, per le mulattiere, per le cave, per le chiodature e ri-chiodature. Guerre che sembrano tutte uguali a chi non le ha vissute, a chi non vive di passioni. Fino ad arrivare alla captazione idrica, che fa scattare una vera e propria rivolta a firma del Comitato, con la conseguente nascita del sito internet http://www.valdimello.it. E’ del maggio 2004 la petizione in cui il Comitato denuncia l’aggressione all’ambiente della Val di Mello con l’ipotesi di captazione idroelettrica dei torrenti che, oltre che essere assolutamente inutile sul piano dell’apporto energetico al fabbisogno regionale, è anche una assurdità paesaggistica ed ambientale.

Un commosso post del 28 giugno 2004 annuncia che, con un comunicato ufficiale del Pirellone, il Consiglio Ufficiale dei Lavori Pubblici presieduto da Carlo Lio ha dato parere negativo alla realizzazione della centrale idroelettrica (proposta da una grossa società) di captazione di tutte le acque della sponda meridionale della Val di Mello: in particolare dei torrenti Ferro, Qualido, Zocca, Torrone, Cameraccio. La prima grande battaglia vinta.

Ma già nell’ottobre dello stesso anno la Direzione Generale Territorio e Urbanistica della Regione Lombardia dà parere favorevole alla costruzione di due centrali idroelettriche, la prima nella straordinaria Foresta dei Bagni Masino, la seconda e nei pressi della suggestiva piana ai piedi del ghiacciaio del Disgrazia. Sono inoltre presentate altre due domande di captazione dei torrenti che scendono dal Pizzo Badile e dal monte dell’Oro.

Maggio 2006, vi è lotta anche per l’edilizia demenziale. Un deposito attrezzi agricoli viene costruito a Cascina Piana, su concessione edilizia del 2004! Doveva essere di un solo piano, come si può vedere dalla foto con la terza soletta diventeranno tre… E non serve che con delibera comunale del 28 giugno 2005 la Val di Mello venga identificata come Monumento Naturale all’interno del parco Bernina/Masino/Disgrazia. Segue (17 maggio 2006) un caustico articolo di Alessandro Superti, Molto Rumore per nulla, che urla: “Cosa volete che sia un piccolo bugigattolo in pietra per mettere dentro il trattorino, la moto-falciatrice, il Quad e l’ultimo Suv della Mercedes?”.
Ancora del giugno 2006 è l’episodio dei massi imbrattati di grasso. L’area è quella dove si svolge il Melloblocco, il più grande raduno di bouldering europeo e grande richiamo per chi viene in valle a praticare questo tipo di scalata. L’antefatto più evidente, ma si dice ci siano faide non assopite tra proprietari dei terreni e vecchie amministrazioni, è stato nel primo weekend di giugno: tempo bello e fresco, una due giorni ideale che ha richiamato quasi cento boulderisti sui massi della valle. Troppa gente diceva qualcuno, mai visto così tanti climber far sassi a giugno. Comunque sempre gente rispettosa e propensa al dialogo, anche quando il pastore di turno si è presentato dicendo che di lì a poco sarebbe tornato a mungere le capre nel luogo dove stavano scalando. Poi non è chiaro cosa ha scatenato la reazione. Il mattino dopo il Sass de la Pulenta, luogo dell’incontro, era infatti già stato imbrattato di grasso, alcuni storici passaggi segnati forse per sempre. Un singolo episodio ma sembrava finita lì. Successivamente però la faccenda è proseguita e sono stati presi di mira anche gli altri massi della zona. Il 15 luglio, in una giornata di lavoro, sono ripuliti tutti i massi che erano stati ingrassati dall’anonimo “untore”.

Ancora nel luglio 2006 altra petizione, questa volta perché il Tribunale Superiore delle Acque ha dato il via libera alla Geogreen S.p.A di proseguire il suo progetto di captazione di tutti i torrenti della Val di Mello con la costruzione di 2 grandi centrali idroelettriche. Un progetto folle, sconcertante dal punto di vista ambientale, paesaggistico, turistico e storico. Becero anche prettamente dal punto di vista economico perché va a compromettere irrimediabilmente il turismo che è la fonte principale di sostentamento delle popolazioni locali.

Dopo anni di battaglie per salvare la Valle dalle più becere speculazioni, dagli assalti per privarne l’acqua, che ha visto unite tutte le persone di buon senso e l’intero schieramento delle forze politiche, a pochi giorni dall’approvazione definitiva della “Riserva della Val di Mello” (promossa dall’ennesima petizione del Comitato, con 11 metri di firme) da parte dell’Amministrazione locale con l’avvallo della Provincia e  della Regione Lombardia, che metterebbe finalmente in “sicurezza” uno dei luoghi riconosciuti in tutto il mondo per le sue straordinarie qualità paesaggistiche, una decina di cacciatori ha aperto il fuoco:
“la riserva non sa da fare. Guai a chi ci tocca il diritto di caccia in Val di Mello”.

Il 27 gennaio 2009 la Val di Mello è Riserva. Valdimello.it saluta l’evento come una grande, straordinaria vittoria. Una Val di Mello cresciuta, diventata anche simbolo di un turismo diverso, un punto di riferimento Europeo, di come può essere vissuta la montagna con un impatto ambientale bassissimo. “I cretini del Val di Mello, (come ci vedevano i ben pensanti dell’epoca) alla fine hanno fatto breccia. Siamo riusciti a convincere i proprietari delle baite in Valle che una strada carrozzabile non è indispensabile e che si può fare e vivere di turismo puntando in alto, alla qualità che solo un paesaggio monumentale incontaminato come la Val di Mello può avere”.

Nel cuore della Valle a colpi di ruspa
Il 27 aprile 2009 esce un post con questo titolo.
«Sabato 18 aprile 2009 giornata “ecologica” del Consorzio proprietari terrieri della Val di Mello… Alla buon ora, dal piazzale del Gatto Rosso un squadrone al comando del geom. Franco Della Mina (direttore dei lavori) è partito per risolvere una buona volta il problema viabilità della Val di Mello. Tre ruspe, quattro carretti trainati da trattori, compressori, martelli pneumatici, motoseghe, picche e badili e cinque quintali di cemento e arrotolato sotto il braccio il pezzo forte: il progetto con tanto di timbro del Comune di Val Masino, per la “
Manutenzione ordinaria” del sentiero in oggetto.

Il progetto prevede il ripristino del fondo stradale col rifacimento dei muretti a secco eventualmente pericolanti. Sempre nella concessione “edilizia” è inoltre specificato che in questo lavoro non è permesso l’uso del cemento, non è prevista la rottura dei magnifici massi erratici e soprattutto è vietato modificare il letto del torrente mediante asportazione di ghiaia e sabbia.

Una giornata di lavoro e… Duecento metri del cuore della Riserva Paesaggistica (il punto più ammirato, fotografato e amato) sono stati brutalmente deturpati dall’orda di vandali. Il torrente Mello deviato e incanalato in un nuovo percorso; il materiale, asportato dal letto, ammassato contro il sentiero (dai 20 ai 40 metri cubi). Massi rovesciati e buttati a caso lungo il percorso e altri orrendamente mutilati… e poi cemento: cemento per chiudere i “buchi” tra un ciottolo e l’altro, cemento per rinforzare il bordo della strada, cemento sulle più belle pietre che circondano la pozza del “Bidet della Contessa”.

Rabbia, rabbia e ancora rabbia. Rabbia perché Della Mina è un Amministratore del Comune di Mello ed è stato anche sindaco, rabbia perché è un tecnico e dovrebbe ben conoscere le prescrizioni di una concessione, rabbia perché è anche uno dei maggiori proprietari della Val di Mello e come tale, dovrebbe avere la sensibilità di tutelare la Valle e valorizzare le sue bellezze…

Dopo poche ore, sono arrivate decine di telefonate ed e-mail per denunciare questo scempio; riportato il giorno dopo su tutta la stampa locale.

E’ intervenuto il Sindaco di Val Masino che ha provato la stessa nostra rabbia ed è arrivata la Guardia Forestale per effettuare i rilievi del caso. Ma a questo punto che fare?

Formalizzare una denuncia e la probabile messa “sotto sequestro del cuore della Val di Mello” o risolvere tempestivamente e al meglio questo orrore? Si è agito pensando alla Val di Mello.

Così per due giorni una delle stesse ruspe utilizzate per il disastro si è impegnata a rimettere tutto a posto.

Strappato il cemento, riaperto il letto del fiume spargendo il materiale addossato alla mulattiera e in fine appoggiando alcuni bei massi sul ciglio della strada per restituire senso armonico ad una mulattiera che era diventata dritta e livellata come una strada asfaltata.

Foto: Federico Proserpio

I massi sul ciglio sono rimasti sul posto poche ore, i soliti “ignoti e ignoranti” che tutti conoscono, li hanno rovesciati dentro la pozza.

Presto, al più presto formalizziamo la riserva e istituiamo un comitato di controllo perché purtroppo chi possiede uno dei luoghi più amati delle Alpi dimostra di non avere la sensibilità e nemmeno la capacità per comprendere e difendere il suo patrimonio».

Segue la pubblicazione di un illuminato Codice deontologico della Riserva.

A seguito della frana del 28 luglio del 2009 (vedi articolo) che ha visto precipitare il pilastro della via Paolo Fabbri 43 della Parete del Qualido il quale ha demolito il sentiero e creato un invaso naturale da subito apprezzato da tutti, sono iniziati i lavori di ripristino.
Dal progetto dell’Ing. Jobizzi, oltre al rifacimento del sentiero con un rialzo di circa un metro rispetto al tracciato originale, è previsto un consolidamento della diga naturale realizzato con i massi del posto al fine di stabilizzare il nuovo laghetto.
Il punto interessato dai lavori si può ben definire “il biglietto da visita dalla Val di Mello”, è quindi ovvio pretendere che i lavori in oggetto siano realizzati prestando la massima attenzione all’aspetto estetico, o più semplicemente, salvaguardando la “naturalità” di quel magnifico luogo. Valdimello.it promette di documentare, come fa da anni, passo su passo lo stato dei lavori


Situazione lavori al 27 marzo 2011

Come si vede bene nelle foto del 27 marzo 2011 e poi del 5 aprile 2011; in seguito alla segnalazione di Valdimello.it, c’è stato un importante intervento di “naturalizzazione” della diga sull’invaso naturale del Mello.


Situazione lavori al 5 aprile 2011

E’ stata abbassata la soglia e interrato il muro di contenimento.
Con un po’ di buona volontà, si potrebbe ridurre l’altezza del muro di contenimento e mascherarlo verso lo specchio d’acqua col riporto di grossi massi erratici del posto. Poi dovrà lavorare il tempo e la vegetazione: se abbiamo fortuna, alla fine rimarrà solo un bellissimo, laghetto naturale”.
Nell’agosto 2013 proprio all’ingresso della Val di Mello in pieno agosto: nel prato, mucchi di pietrame appena rimosso, enormi escavatori e grossi camion per il trasporto terra. Sarebbero i lavori di ristrutturazione di una minuscola e antica baita a Cà Panscer sotto il Precipizio degli Asteroidi… Ripristino dell’esistente… senza aumento di volumetria come raccomanda il piano urbanistico della Riserva… Piccoli lavori di manutenzione, fatti in punta di piedi, che nessuno vede e nessuno controlla. In questo articolo Jacopo Merizzi spiega meglio la situazione paradossale della Riserva.

Cannibalismo
(www.valdimello.it, 10 novembre 2014)
«La fame… qui governa e impera solo la fame che per secoli ha tormentato lo stomaco di ogni abitante.
Ancora oggi che c’è abbondanza alimentare e perfino qualche spiraglio di cultura, il solo messaggio recepito è: magna…
Magna tutto finché c’è da magnà!
Magna la nonna e il nonno, il paese, la casa, la Valle ed il futuro dei figli… una fame immensa e devastante…
Una fame assoluta che nemmeno il duro granito sarà in grado di colmare…
Il posto più dolce, più armonico della Val di Mello per lo straordinario equilibrio tra piccole baite e massi erratici, era l’abitato di Cascina Piana.
Un luogo bellissimo e delicato sul quale avrebbe dovuto con forza vigilare “l’inesistente” gestione della Riserva Naturale…
Invece sta sorgendo l’ennesimo spaccio di salamelle e pizzoccheri in scatola… (come se in Valle non ce ne fossero abbastanza) 400 metri cubi di inutile cemento e pietrame che stupreranno per sempre un luogo fantastico.

Un grosso baraccone finto rustico, già obsoleto prima di nascere.
Un edificio mastodontico e fuori luogo…con un po’ di sensibilità e acume dei progettisti, poteva essere modulare e composto di piccole unità, (albergo diffuso sfruttando l’esistente) assai più digeribile nel prezioso paesaggio circostante e probabilmente anche più funzionale per la futura gestione… e più attraente per un turismo di qualità».


Cascina Piana com’era negli anni 80, un meraviglioso equilibrio tra baite e massi erratici

Oggi Cascina Piana: nel ripiano davanti alla bandiera il posto prescelto per il nuovo edificio Luna Nascente

In Occhi aperti sulla Val di Mello (16 dicembre 2014) Merizzi consiglia di leggere sia le controdeduzioni di Paolo Mayr che il “protocollo anti fitodepurazione” di Domenico Iobizzi, «anche solo per farsi una gran risata e farvi una Vostra opinione sul futuro della Val di Mello:
– FitoDepurazione – Ing. Domenico Iobizzi
– Fitodepurazione – Ing.Paolo Mayr
Siamo venuti in possesso del documento (protocollato e quindi pubblico) con il quale l’attuale sindaco di Val Masino e neo (autoeletto) Presidente della Riserva, boccia la costruzione di un impianto di fitodepurazione a Cascina Piana, progetto partito dalla precedente amministrazione con l’appoggio dell’ERSAF. Non siamo dei tecnici e lasciamo alle concise ma estremamente chiare note dell’ing. Mayr la spiegazione sulla funzionalità della fitodepurazione dal punto di vista ambientale e strategico e sul probabile perché l’ing. Iobizzi vorrebbe cassarlo… costruzione di una rete fognaria dall’abitato di Ràsica a S. Martino con conseguente distruzione della viabilità rurale e in pratica, l’ennesimo tentativo di costruire una strada in Val di Mello…
».

I disabili
E arriviamo a questo 2019. Scoppia, e talvolta degenera in violenze verbali da tastiera, l’affaire Disabili in Val di Mello. Tre chilometri che attraversano boschi e prati e che, nei piani dell’ERSAF, l’ente regionale per i servizi per l’agricoltura e le Foreste, saranno «riqualificati» per consentire ai disabili di beneficiare di questo dono della natura.

La Val di Mello è già accessibile a tutti con il sentiero principale (lato destro idrografico).Questo sentiero è quello che viene percorso normalmente da tutti; necessita di qualche intervento di sistemazione in alcuni punti (ponticello sul torrente Zocca ad esempio), ma permette a chiunque di raggiungere il fondovalle in località Ràsica.

E’ classificato come VASP ma in realtà, essendo molto stretto, è percorso saltuariamente solo da pochi e piccoli trattori e quad dei proprietari degli agriturismo della valle; non è trafficato affatto e questo lo può testimoniare chiunque.

Sul lato sinistro idrografico della valle e parallelamente al sentiero sopra illustrato esiste un altro sentiero che è una traccia delicata che attraversa angoli di natura intatta dove l’impronta dell’azione dell’uomo si adatta alla Natura e non viceversa. L’intervento andrebbe irrimediabilmente a snaturare e modificare questa situazione.

Il percorso richiede spesso l’aggiramento o il superamento di ostacoli naturali: passaggi stretti e gradini antichissimi in località Cà di Carna; passaggi stretti tra muretti a secco secolari se non millenari (a proposito si potrebbero datare i licheni presenti), guadi ripetuti di piccoli ruscelli laterali che ogni anno cambiano di un poco forma e posizione; passaggi stretti tra grandi massi di granito che obbligano ad adattarsi col corpo al percorso. Tranne l’inverno, tutto l’anno, centinaia e forse migliaia di ragazzi di scolaresche vengono accompagnati lungo quel percorso per esperire di quanto offre.

Il sentiero sinistro idrografico è un concentrato spettacolare di esperienze preziose in Natura e tra le tracce antiche dell’opera dell’uomo. E’ quanto di più adeguato in una vera Riserva Naturale. La sua attuale percorribilità è davvero alla portata di tutti: scolaresche, famiglie, escursionisti, a 1000 m solamente, raggiungibile da chiunque in pochi minuti di cammino. Come si può voler intervenire e creare quindi un percorso da parco urbano in un contesto tanto prezioso?

I dati sui turisti
Scrive Andrea Galli nel già citato articolo sul Corriere della Sera: «I sostenitori del no parlano soltanto di disabili, ma bisogna inserire anche anziani in stampelle e neonati sui passeggini. Così sostiene il fronte istituzionale, che investirà 400.000 euro dei quali “appena” 80.000 incideranno sul sentiero, e senza nessuna cementificazione. I lavori saranno “leggeri”, al contrario di quel che pensano le guide alpine, secondo le quali le ruspe distruggeranno una delle poche oasi lombarde, peraltro un tempo incontaminata e oggi brutalizzata da turisti che raggiungono un picco, nella stagione estiva di 200.000 persone, “un numero atroce”. Falso, replicano le fonti istituzionali: i contatori ufficiali rivelano che i frequentatori non superano le 15.000 unità.

Il progetto attuativo non esiste, o quantomeno non viene svelato, e si procede a interpretazioni. Le guide parlano della “costruzione”, sopra il percorso esistente ma s’ignora con quale materiale, forse tavolate di legno, di una “strada larga un metro e mezzo”, cosa che porterà a sradicare alberi e spaccare massi; uno scenario considerato irrealistico dal fronte opposto, che anzi ricorda come, fra gli interventi, ci saranno quelli, necessari, per sistemare un ponte pericolante».

E’ evidente a questo punto la quantità di ragione che hanno i sostenitori del no: ma è anche evidente il pericolo che corrono, quello di passare per egoisti noncuranti delle “aspettative” dei disabili. Ma dovrebbe essere altrettanto chiaro quale enorme differenza ci sia tra le barriere architettoniche e quelle naturali.

A questo proposito è importante leggere il contributo di Luca Verri, responsabile servizi sociali, nel suo articolo (www.valdimello.it del 2 marzo 2019):

Non umiliate i disabili
«Un sentiero attrezzato, una pista sicura nell’oasi naturale protetta della val di Mello. Un progetto per rendere accessibile a tutti l’area protetta del parco.
Idea che a prima vista sembra condivisibile ma che partorisce un mostro, da una parte accogliente e solidale dall’altra deforme e respingente.
Provo a spiegarmi.
Da oltre trent’anni mi occupo di tutela dei diritti delle persone fragili (minori, disabili, anziani…), da sempre convinto che ognuno ha dignità e risorse da scoprire e consolidare.
Ogni azione, anche la più compassionevole, che non rispetta la dignità e che riduce la possibilità di scoprire il proprio potenziale è dannosa per la persona che vogliamo aiutare.
Quando parliamo di disabilità lo scenario che si spalanca ai nostri occhi è multiforme: persone in sedia a rotelle, ciechi, sordomuti, bambini affetti da sindromi più o meno note, adulti con malattie irreversibili e molto altro.
Chi vogliamo aiutare con il progetto di adeguamento di un sentiero per disabili lungo la valle?
A chi pensiamo quando vorremmo regalare con questo progetto un attimo di felicità a contatto con una natura incontaminata?
Se pensiamo alle disabilità motorie qual è il confine che vogliamo superare con le sedie a rotelle o con la jolette? Quello del parcheggio di fondovalle o quello dei primi ristoranti o ancora vorremmo consentire al disabile di raggiungere l’ultimo rifugio?
Tecnicamente le possibilità di spingere questo confine sempre più in là sono pressoché infinite.
Ma se l’abbattimento delle barriere fisiche è una necessità e un diritto nei luoghi della vita quotidiana, l’applicazione di questo principio all’infinito e indistintamente produce effetti distorsivi e aberranti.
Si è discusso tanto in passato se fosse giusto consentire a tutti l’accesso in auto alla val di Mello.
Si è lottato per evitare l’asfalto e combattuto per non allargare i sentieri, così da permettere, secondo le possibilità e i desideri di ciascuno, di varcare la soglia di un paradiso sensoriale fatto di cascate, ruscelli, profumi, massi.
La Val di Mello è un gioiello ecologico, un’area vincolata a livello paesaggistico fin dal 1973 che nel 2009 è diventata una Riserva Naturale Regionale.
Togliete questa semplice magia e ad un bambino, a un disabile o a un anziano sembrerà di essere nel giardino di casa, dove si muove sicuro, senza sorpresa e senza alcuna emozione.
Per questo penso che una pista attrezzata per disabili in un’oasi naturale protetta è un’aberrazione.
Per questo credo che umili le persone fragili che cercano un contatto con la natura superando il proprio limite.
Attrezziamo piuttosto il parcheggio di fondovalle, dotiamo il Comune di pulmini attrezzati, aiutiamo la locanda il Gatto Rosso ad avere servizi attrezzati per disabili o sistemiamo il campeggio,  ma non spostiamo  massi, non lisciamo il terreno per chi vuol tastare ciò che non vede, per chi vuole muoversi in un ambiente incontaminato guidato dai rumori della natura, per chi vuole spingere la sua carrozzina un po’ più in là e magari con l’aiuto degli amici ancora più in là e ritrovarsi dopo un po’ di fatica ad aver conquistato il suo spazio in mezzo alla natura.
Vi lascio con un consiglio che vi aprirà gli occhi
: Gioco d’equilibrio. Cieco sul tetto del mondo, di Andy Holzer (Luca Verri)».

I finanziamenti
Essendo noi cittadini di questo paese che si chiama Italia, c’è anche il fondato timore di un pessimo uso dei 400.000 euro stanziati, pur se nei piani dell’ERSAF i soldi dovrebbero ristrutturare il parcheggio e i bagni, e pagheranno la sistemazione di efficienti info-poìnt e l’acquisto di speciali carrozzine da trekking. Già l’ERSAF ha costruito altri due percorsi, il Sentiero dei Suoni, di fronte al Sasso Remenno, e il Sentiero sensoriale dei Bagni di Masino, per non vedenti. Entrambi per nulla frequentati, stanno cadendo in disuso. I maligni dicono che quella che, in superficie, sembra una sfida dolorosa tra i custodi della natura e i difensori dei disabili, nasconde strategie per appropriarsi dello «sterco del demonio», che a differenza della màta selvàdega e dello striùn non è mai leggenda.

Anche se il Comitato ha stravinto la sua battaglia mediatica, rimane da vincere anche quella legale. Per questo è stata lanciata la petizione per fermare il devastante progetto ERSAF.

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Disabili in Val di Mello ultima modifica: 2019-03-12T05:53:35+01:00 da GognaBlog

9 pensieri su “Disabili in Val di Mello”

  1. 9
    Alberto Benassi says:

    mi domando ma perchè con questi soldi non si interviene in città o in paesi,  dove veramente ci sono delle barriere architettoniche che sono state create dall’uomo e non dalla natura, che veramente sono una limitazione alla libertà dei disabili ?!?!!
    Oppure a ripristinare infrastrutture che già ci sono e che invece sono lasciate li a marcire?
    Tutto questo è veramente assurdo per non dire criminale perchè si va danneggiare un monumento naturale , un’opera d’arte.
    Vogliamo proprio modificare, arraffare tutto, anche quel poco di naturale che è rimasto.
    Che vergogna!

  2. 8
    Matteo says:

    Meglio così, però temo lo stesso il lavoro di manutenzione del sentiero.
    Primo perché non ce n’è alcun bisogno e secondo perché con 80000€ si possono fare tanti disastri…magari non bastano per una gettata di cemento continua, ma per rovinare il sentiero slargandolo e distruggendo muretti, sassoni e sassetti per rendere “agevole” il passaggio avanzano!
    Sarebbe interessante avere e valutare il progetto per poter dare un giudizio (prima che inizino i lavori, ovviamente) e non trovarsi come a monte del Gatto Rosso con la mulattiera storica rovinata per un chilometro

  3. 7
    GognaBlog says:

    L’intervento pensato inizialmente da Ersaf verrà ridimensionato: al suo posto si procederà, per 70 o 80mila euro, con la manutenzione del sentiero in sinistra orografica, che partirà fra la primavera e l’estate. Le risorse restanti previste da bilancio della Regione verranno impiegate per un progetto a largo respiro, che prevede la sistemazione dell’area del campeggio al Gatto Rosso, la realizzazione in questa zona di un piccolo parco giochi per bambini disabili e per fare informazione e formazione «in loco sul tema della disabilità, con l’auspicio che a catena le strutture e la Valle si dotino di mezzi e risorse umane capaci di gestire e accogliere anche questa utenza (fonte: La Provincia di Sondrio)».

  4. 6
    Rocco says:

    Grazie Alessandro

  5. 5
    Gigi Anghileri says:

    Avevo bisogno di un po’ di chiarezza sulla questione . La presenza dei “disabili” nella questione irrigidisce immediatamente, ma la lettura di questo post chiarisce quanto sia strumentale e nasconde i veri interessi.Grazie. 

  6. 4
    Alberto Benassi says:

    Pur di mettere le loro grinfie di razziatori sulla Val di Mello, adesso questi oscuri personaggi si fanno benefattori dei disabili.
    Non c’è limite all’ipportunismo, alla furbizia, al doppio gioco.

  7. 3
    Luca says:

    Bella rassegna di tutte le battaglie, da leggere tutta d’un fiato.

  8. 2
    GognaBlog says:

    Con il titolo “Cosa succede in Val di Mello? La posizione di Mountain Wilderness” esce oggi il comunicato ufficiale dell’associazione:

    https://www.mountainwilderness.it/aree-protette/cosa-succede-in-val-di-mello-la-posizione-di-mountain-wilderness/

  9. 1
    jacopo says:

    Grazie Alessadro hai fatto un incredibile lavoro di ricerca nel grande sito Valdimello.it
    E’ mio dovere ricordare l’informatico Alberto Prina, i grafici Claudius e Michela i testi di Masescu, Gobetti e tanto ancora…cento teste tenacemente innamorate della Valle a volte rabbiose ma più spesso allegre e leggere che in mille modi hanno contribuito a tutelare questa piccola amatissima valle monumentale
     

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