Dogmatismo e Alpinismo

Con grande cortesia e un tono accorato, Maestri ci prega di dare a questo suo pezzo «così sofferto e scritto solo per legittima difesa», l’importanza che merita. Raccomandazione inutile, considerata l’autorevolezza della firma e lo straordinario interesse della testimonianza. Per chi non lo ricordasse, al film sul Cerro Torre erano dedicati gli scritti di vari soci apparsi in queste pagine, mentre la prima ascensione di Maestri ed Egger sulla vetta Patagonica venne rievocata recentemente, pure in queste pagine, da Cesarino Fava che rivolse al «ragno delle Dolomiti» attestazioni di grande simpatia e solidarietà, definendo il Torre un «simbolo dell’inaccessibilità». Maestri si chiede da quale testo sia stato estrapolato l’opinabile (per lui) «teorema» di Messner. Si tratta di un’intervista concessa nell’autunno ’91 dall’alpinista altoatesino.
La redazione de Lo Scarpone, 16 febbraio 1992

Cesare Maestri

Dogmatismo e Alpinismo
di Cesare Maestri

Lettura: spessore-weight(1), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(3)

Leggo su Lo Scarpone del 1° dicembre ’91 un articolo relativo al film di Werner Herzog nel quale si «visualizza» questo «teorema» di Messner.
«Se un alpinista ripete l’impresa messa in dubbio, vuol dire che quell’impresa non l’ha portata a termine». Coerente con il Suo modo di essere, Messner esprime liberamente un pensiero che io non condivido, primo perché non mi sono mai creduto depositario della Verità assoluta, secondo perché non ho mai voluto usare la mia notorietà per esprimere giudizi personali che avrebbero potuto essere recepiti come assiomi.

Il profondo rispetto che porto verso ogni libertà (purché non offenda la libertà altrui), mi spinge a credere che il «teorema» in oggetto sia stato estrapolato da una delle innumerevoli opere del forte alpinista e pertanto, isolato dal suo contesto generale, abbia perso la profondità filosofica per assumere le sembianze di un’esecuzione sommaria: certamente il giudizio è stato espresso in linea generale, escludendo ogni riferimento a una singola persona ma, purtroppo, l’averlo abbinato all’ambiguo film di Werner Herzog, girato su una «originale idea di Messner», complica a distanza le cose perché molti spettatori hanno scambiato il film per un documentario. Perciò, pur non ritenendomi personalmente coinvolto dal «teorema», voglio sgomberare il campo da ogni spiacevole equivoco riassumendo (per l’ultima volta), la storia del Torre. Nel gennaio del 1959 Toni Egger e io abbiamo raggiunto la vetta del Cerro Torre salendo, in parte la difficilissima parete est e, dal Colle della Conquista in su, la più facile ma molto più pericolosa parete nord, a tutt’oggi non ancora completamente ripetuta.

Da quel lontano giorno, per più di quindici anni, quel nostro itinerario fu dimenticato. Nessuno lo voleva attaccare, forse perché continuamente sotto la minaccia del «fungo» o forse a causa della disgrazia che lo aveva funestato. Sta di fatto che tutti gli aspiranti ripetitori del Torre (giapponesi argentini-spagnoli e inglesi), per dieci anni concentrarono i loro sforzi ESCLUSIVAMENTE sulla cresta sud-est, diametralmente opposta alla nostra via del ‘59 dove, scendendo, trovò la morte il mio compagno Toni Egger. E’ noto che tutti quei tentativi vennero inesorabilmente respinti a circa 700 metri dall’attacco dove hanno inizio le prime vere difficoltà. Insuccessi dopo insuccessi questi eccellenti sconfitti «visualizzarono» anche loro un altro bizzarro «teorema»: se noi che siamo i più forti alpinisti del mondo non siamo capaci di vincere la cresta sud-est, vuol dire che Maestri non può aver salito la parete nord.

Così, nel 1970, stufo di ascoltare teoremi su teoremi, decisi di ritornare al Torre con i miei fidati compagni di cordata: Claus – Alimonta – Baldessari – Fava e le Guide alpine campigliane Vidi – Valentini – Angeli. Mi ero prefisso di attaccare e vincere proprio quella cresta sud-est che aveva respinto tutti quei forti alpinisti. Ero così sicuro che avrei ricalcato la vetta del Torre che attaccammo la Montagna in pieno inverno patagonico per il piacere di rendere più amare e cocenti le loro sconfitte.

Da quel momento vivemmo in mezzo a nevicate, bufere di vento, temperature polari e tanta fame, ma metro dopo metro superammo, in arrampicata tradizionale, le difficoltà che avevano fermato i precedenti tentativi e, sempre in arrampicata tradizionale, proseguimmo chiedendoci stupiti perché gli altri si fossero arrestati visto che noi stavamo salendo in pieno inverno, con un tempo decisamente avverso e soprattutto tirandoci dietro un compressore di 180 chili che ci rallentava la marcia e ci schiantava dalla fatica dimostrandosi un peso morto che serviva solo a allestire posti di sosta, bivacchi e per forare meno di 300 metri di parete su circa 2000 metri di percorso. Ho ricordato tutto questo, non solo per onorare l’abnegazione dei miei compagni di spedizione, ma soprattutto per ribadire ancora una volta che io non ho nemmeno mai pensato di ripetere una salita messa in dubbio, ma ho bensì voluto ripetere il Cerro Torre vincendo un versante inaccesso. Con questa vittoria non ho voluto dimostrare che nel 1959 Toni ed io avevamo raggiunto la vetta, ma ho voluto dimostrare che NON ESISTONO MONTAGNE IMPOSSIBILI MA SOLO ALPINISTI CHE NON SONO CAPACI DI SALIRLE. Il resto è solo polemica! A questo punto, anche se sbadatamente non mi è stata richiesta, vorrei esprimere la mia opinione sul film Grido di pietra titolo sfacciatamente plagiato (come l’episodio della disgrazia), dal nostro libro 2000 metri della nostra vita scritto a quattro mani con mia moglie Fernanda. Il film, a mio parere, è brutto, noioso e banale. Un polpettone pieno di scontati simbolismi tedeschi. Non mi ha coinvolto come spettatore. Non mi ha convinto come alpinista, mentre come Cesare Maestri mi ha profondamente ferito, violentato, lasciandomi nello stato d’animo di quando i ladri penetrano in casa tua devastando tutto per spregio e teppismo. Mi ha ferito il cinico riferimento alla tragedia che ha sconvolto la mia vita.

Mi ha ferito la speculazione fatta sulla notorietà del Torre, mentre una storia così banale poteva essere girata su qualsiasi montagna dell’arco alpino. Mi ha ferito la chiara volontà di creare dubbi e perplessità presentando ripetutamente il Torre come una montagna inaccessa. Questo trucchetto pubblicitario non ha solo ignorato le nostre vittorie, ma ha inoltre disprezzato le imprese dei Ragni di Lecco (vincitori della parete ovest), della Manfrini (prima donna sul Torre), di Giarolli-Salvaterra e compagni (1a salita invernale), di Pedrini (1a solitaria), di Kammerlander (salita più veloce) e di tutti gli altri ripetitori che hanno faticato e rischiato per raggiungere la vetta. Tutti gli alpinisti che hanno ripetuto la nostra cresta mi hanno fatto pervenire la loro stima e il loro entusiasmo, consolidando in me la convinzione che chi parla male del Torre sono unicamente coloro che, per una ragione o per l’altra, non hanno mai potuto o voluto salirlo. In quanto alla «originale idea» che ha ispirato il soggetto del film, sono del parere che Messner avrebbe fatto meglio a intingere la penna nel Suo calamaio piuttosto che prendere «spunti» dal nostro libro 2000 metri della nostra vita (premio Bancarella sport 1974), o forse sarebbe stato più opportuno plagiarlo interamente, considerando che avrebbe avuto almeno il pregio di essere un episodio vissuto e scritto dai protagonisti, ma soprattutto permeato da una profonda umanità, dote questa della quale troppe persone sono purtroppo sprovviste.

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Dogmatismo e Alpinismo ultima modifica: 2018-12-19T05:57:39+02:00 da GognaBlog

14 pensieri su “Dogmatismo e Alpinismo”

  1. 14

    Be’, è come chiedere la luna. Tutto il mondo alpinistico e non solo, vorrebbe saperlo.

  2. 13
    Franca says:

    Grazie Marcello. Scusami. Forse umiltà non è la parola corretta. Non voglio giudicare sai, ma un giorno mi piacerebbe leggere una versione condivisa sulle ragioni che hanno spinto in quel contesto drammatico a mentire la cima.

  3. 12

    Franca, ma quest’ umiltà che tu auspichi dovremmo averla noi che giudichiamo o Maestri che ha mentito?

    Io questa storia la conosco bene e la montagna pure e sono certo che Maestri abbia mentito. Secondo me l’umiltà non c’entra.

  4. 11
    franca says:

    Ho letto i commenti e mi sto chiedendo da parecchi giorni  come possa coesistere l’aver “mentito” e l’essere “schietto e sincero”. Posso però capire il “grandiosamente umano”. Aspettavo alti commenti per poter comprendere come noi ci poniamo di fronte a tragedie come queste. Perchè questa secondo me è davvero una grande tragedia umana sotto tanti aspetti, anche sociale. E’ come se la stima che si prova per una persona volesse eliminare e falsare l’accaduto. In difesa…e posso capire. Perchè la società non vuole la verità?  Credo che tutti noi in generale abbiamo bisogno di sapere che non esistono eroi ma solo persone che provano a fare del loro meglio, amano, sbagliano anche, chiedono aiuto quando serve e si rialzano e riprovano. Aiuterebbe tutti noi ad essere migliori. L’umiltà…

  5. 10

    Maestri al Torre nel 59 ha mentito ma personalmente l’ho sempre ritenuto una persona degna di stima e profondamente umana.

  6. 9
    Giancarlo Venturini says:

    Rimane..una persona schietta..e sincera.!  Un grande maestro..della scrittura, insomma…”Il Ragno delle Dolomiti ”  Auguri…Cesare…..!

  7. 8
    Alberto Benassi says:

    Maestri è grandiosamente umano.

  8. 7
    romy says:

    Maestri è Maestri ed è anche un romano de Roma trasferitosi al nord, ma sempre romano de Roma 🙂 … e come scalava!!!

  9. 6
    Franca says:

    Mi pare di capire che il dubbio lo vogliamo mantenere solo in Italia. Per il resto del mondo Maestri ha mentito.. Vedi https://www.alessandrogogna.com/wp/tag/cesare-maestri/

  10. 5
    Alberto Benassi says:

    Ma tutto può essere. Forse non si scoprirà mai come è andata veramente…

    il mistero continuerà ad alimentare…. il mito.

  11. 4
    Andrea says:

    Mah non so molto di quello che succede in stato confusionale… Forse è come dici tu, sicuramente potrebbe esserlo nei primi tempi. Ma non so se un quadro clinico relativo ad uno stato confusionale ti imprima nella mente per 40 anni una situazione ipotetica come reale.

    Ma tutto può essere. Forse non si scoprirà mai come è andata veramente…

  12. 3
    Giandomenico Foresti says:

    E se ci fosse una terza lettura?

    Se non sbaglio Maestri venne ritrovato in stato confusionale, non è possibile che si sia autoconvinto di aver salito il Torre?

  13. 2
    Andrea says:

    Una difesa cosi’ strenua del suo operato mi fa pensare a 2 cose:

    – Maestri è un bugiardo patentato

    – Quelli che hanno “dimostrato” che l’arrivo alla vetta di Maestri è fasullo, hanno volontariamente o involontariamente sbagliato…

    Quale delle 2?

  14. 1
    Matteo says:

    Condivido il giudizio negativo di Maestri sul film Grido di pietra, tranne per una cosa: la scena iniziale, che vista al cinema era semplicemente stupefacente e da sola valeva il prezzo del biglietto

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