Dolomiti, il grande carosello

Mille e trecento chilometri di percorso sugli sci: da Corvara a Cortina e ad Alleghe senza mai togliersi gli sci, un progetto da cento milioni pronto per i Giochi olimpici del 2026. Questo è il futuro che ci aspetta.

Dolomiti, il grande carosello
di Giampaolo Visetti
(pubblicato su La Repubblica del 10 gennaio 2020)

Tutte le Dolomiti in seggiovia e sugli sci. Il sogno dell’industria turistica, incubo degli ambientalisti, diventa realtà. Cortina d’Ampezzo, per le Olimpiadi invernali 2026 organizzate con Milano, si trasforma nel cuore del più vasto tour bianco del mondo: quasi 1.300 chilometri di piste e circa 500 impianti di risalita tra vette e valli dichiarate patrimonio dell’Unesco. Dopo decenni, il progetto del nuovo Carosello delle Dolomiti è al via e collegherà tre fra le ski aree più spettacolari delle Alpi: il Sellaronda, che unisce le valli ladine fra Alto Adige, Veneto e Trentino, le sette zone sciistiche di Cortina d’Ampezzo e il Giro della Grande Guerra, che sopra Alleghe gira attorno alle cime di Civetta, Pelmo e Tofana.

Il pressing di Venezia, decisa a non perdere l’occasione dei Mondiali 2021 e dei Giochi invernali, punta poi ancora più in alto: collegare anche il Comelico bellunese all’Alta Pusteria e alle Dolomiti di Sesto altoatesine attraverso il Passo Monte Croce, piano oggi stoppato dai vincoli ambientali posti da Roma. A svelare il «grande progetto», il governatore veneto Luca Zaia e il sindaco di Cortina, Gian Pietro Ghedina, che domani inaugurano la nuova cabinovia Freccia del Cielo, gioiello di tecnologia che sale al Col Druscié. Nessun altro comprensorio del pianeta potrà offrire un’esperienza simile: due giorni sci ai piedi per vagare tra Cadore e Agordino, Val Badia e Val Pusteria, Val Gardena e Val di Fassa, salendo sei passi dolomitici e girando attorno ai 3343 metri della Marmolada, dove si sta sciogliendo l’ultimo ghiacciaio delle Alpi Orientali. Investimento previsto: tra 80 e 100 milioni di euro, metà dei quali garantiti dalle società private degli impiantisti. Il resto verrà da fondi pubblici: i contributi offerti ai Comuni di confine del Bellunese e quelli per le Olimpiadi 2026. Il consorzio Dolomiti Superski, grazie ad un unico skipass, offre già l’opportunità di sciare tra i massicci tutelati dall’Unesco.

Cliccare sull’immagine per ingrandirla

Per spostarsi da una località all’altra però, passando da Cortina al Sellaronda e al Giro della Grande Guerra, oggi è necessario salire su un bus, o montare in automobile e passare circa un’ora in viaggio. La promessa è sostituire l’asfalto con cabinovie e funivie, veri e propri mezzi di trasporto pubblico d’alta quota, fino a fondere tre e magari quattro tra le più spettacolari zone dell’industria legata a neve e sport: a disposizione degli sciatori in inverno, di escursionisti e ciclisti nelle altre stagioni. Al centro del sistema-Dolomiti torna così Cortina d’Ampezzo, bandiera italiana del pionierismo turistico, poi superata dall’Alto Adige: oggi alle prese con la concorrenza delle località top di Austria, Svizzera e Francia, che vantano piste su ghiacciai oltre quota tremila, per ora sfiorate dal surriscaldamento del clima.

Già in cantiere la prima fase. Un impianto da 13 milioni di euro collegherà il centro di Cortina con Socrepes. Da qui a Pocol ci si sposta già in seggiovia. Una cabinovia da 18 milioni permetterà di raggiungere le Cinque Torri. «La fine dei lavori – rivela Ghedina – sarà entro i Mondiali del prossimo anno». Tecnici e sindaci veneti lavorano invece al progetto della fase due. Il collegamento verso ovest, dalle Cinque Torri fino ad Arabba attraverso passo Falzarego e il Col di Lana, permetterà di connettersi con il Passo Campolongo e l’Alta Badia. Senza togliersi gli sci, ci si potrà così spostare da Cortina a Corvara e da qui alla Val Gardena. Gli impianti verso sud, già inseriti nel piano neve del Veneto, porteranno sciatori e alpinisti dalle Cinque Torri al rifugio Fedare e da qui a Selva di Cadore, su Cima Fertazza e sul Col dei Baldi, nel gruppo del Civetta. Cortina e il Sellaronda vengono così collegati al Giro della Grande Guerra e ad Alleghe, completando il tour sciistico più lungo della terra.

«Saremo pronti per le Olimpiadi 2026 – dice Luca Zaia – le montagne si stanno spopolando, ambiente e turismo possono fermare l’emorragia. Nessuno può offrire la visione completa delle Dolomiti senza togliersi gli sci: e in estate evitare di intasare i passi di montagna con auto e pullman, grazie agli impianti, contribuirà a tutelare la natura».

Il popolo dello sci da discesa e di massa, esulta. Gli ecologisti, decisi alla mobilitazione internazionale e convocati per oggi a Pieve d’Alpago, no. Impianti di risalita, piste e reti idriche per la neve artificiale, minacciano zone ancora intatte. «Nessuno crede – dice Luigi Casanova, presidente onorario di Mountain Wilderness – che le seggiovie sostituiscono le automobili. L’obiettivo è portare sempre più turisti e a qualunque costo in aree fragili, anche dove non nevica più».

13
Dolomiti, il grande carosello ultima modifica: 2020-02-04T05:32:07+01:00 da GognaBlog

30 pensieri su “Dolomiti, il grande carosello”

  1. 30
    LUIGI MIELE says:

    .. e le Dolomiti come Venezia sprofonderanno!!! 
    E noi amanti di queste montagne cosa facciamo di concreto !!
    Scrivere colorati e bellissimi articoli non basta , abbiamo il coraggio di farci vedere a sentire in qualche modo sennò è come se approvassimo tutto quello che stanno progettando .

  2. 29
    Umberto says:

    Alzare le montagne è l’unica cosa che non potranno fare. Se deve finire tutto così  auguro al comitato olimpico che continui a fare caldo e tanto caldo ancora, in modo che sulle piste ci solo della sabbia.

  3. 28
    Roberto Pasini says:

    Quella dello spopolamento è la classica supercazzola sparata dagli uffici stampa che operano in regime di monopolio e qualunque cosa dicano non ci fa caso nessuno. Zaia alle ultime elezioni ha preso più del doppio della sua concorrente , circa 1. 100. 000 voti. I partiti che lo sostengono governano ininterrottamente il Veneto, tranne un anno il 93/94. Zaia rappresenta corposi e consolidati interessi del suo elettorato. O convinci questo elettorato a spostare questi interessi su altre soluzioni o sullo sci non batti chiodo. La democrazia rappresentativa funziona così. Per la Lessinia ha funzionato perché è un parco e non ridurre i confini costava poco e la giunta ci ha persino fatto bella figura dimostrando “attenzione” all’ambiente !?! e alle proteste di 6000 persone.

  4. 27
    paolo says:

    Il giornaliero Sella Ronda attuale mi dicono costi 63€.
    Per sciare un solo giorno una famiglia di 4 persone deve spendere almeno 350€, se mangia al sacco.
    In Veneto la gente che va a sciare è gente che guadagna molto bene !?!
    Politica di cambiamento di cittadinanza (vedi Cortina senza più cortinesi) ?!? 🙂
    Non capisco gli obiettivi, se non quello di sfruttare bene l’occasione per “pappare” alla grande.
    Tutti quei milioni potrebbero spenderli per ottimizzare la struttura e costare di meno in tutti i sensi.

  5. 26

    Lo ripeto: la montagna veneta in cui si vuole sviluppare questo progetto NON è affatto spopolata!

  6. 25
    Alberto Benassi says:

    Diciamoci la verità ai vari Zaia di turno dello spopolamento della montagna non gli frega nulla. Loro mirano alle cose faraoniche per l’immagine e il voto.

  7. 24
    Egidio says:

    Al di là di ogni considerazione, trovo il progetto demenziale, un ulteriore violenza all’ambiente montano. A Zaia bisognerebbe ricordare che sono ben altri i modi per impedire lo spopolamento dei territori di montagna e che il turismo di massa sui monti fa solo danni. Ma, nel nostro Paese, sappiamo ormai troppo bene come funzionano queste cose: l’importante è sempre ottenere il consenso del “gregge” non pensante. Che tristezza!!!
     

  8. 23
    Roberto Pasini says:

    A mio parere non è che a Venezia non capiscono. Capiscono bene. È la logica dell’ Intrattenimento Montano, un grande business moderno, che ha diverse offerte per diversi segmenti di mercato, da quello austero/naturista a quello popolare. Questo progetto va sul target più ampio e popolare, molto redditizio per i numeri che muove, poco attento ai temi ambientali. Temo sia una battaglia persa, un po’ come la faccenda delle motoslitte agli eventi turistico/promozionali di cui si è discusso in altra sede. E’ illusorio chiedere ad un’offerta di eliminare aspetti che le sono congeniali. Un po’ come chiedere di silenziare le auto al Gran Premio di Monza. Quello che si può fare è cercare di contenere le esagerazioni e concentrarsi sulla difesa di spazi che sono più congeniali al segmento a cui appartengono molti di noi che partecipano a questo blog, visto che le energie da mettere a disposizione sono limitate.

  9. 22
    Marika says:

    Il problema grosso della provincia di Belluno è che è comandata da Venezia che di montagna ne capisce veramente poco. In ballo porzioni intere di montagne per cosa? Pistine del c…o di trasferimento piatte e storte. Le fai una volta poi le eviti e te ne vai a sciare a Plan de Corones, Sesto o Ischgl. 
    La storia di levare il traffico su asfalto grazie a questi collegamenti poi sembra una presa per il sedere… In inverno non c’è traffico sui passi. C’è in estate anche se gli impanti  attorno al Sella sono aperti.  

  10. 21
    Alberto Benassi says:

    Cominetti pensi che Zaia ti risponderà?
    Non credo proprio. Questa è la classica frase dei politici  per fare colpo. Le Dolomiti sono strapiene di soldi. 

  11. 20
    Caludia says:

    Ma…io pensavo che lo spopolamento in montagna era perché non abbiamo più la garanzia di osedali,sanità pubblica,scuole valide e i costi di riscaldamento,di cibo e qualità della vita sono molto elevati,specie a Cortina d’Ampezzo…ma se basta un’impianto di risalita a risollevare il tutto…benissimo!!!abbiamo risolto i problemi della montagna…

  12. 19
    LUIGI MIELE says:

    .. e poi vedremo sprofondare le Dolomiti come Venezia  andiamone fieri !!

  13. 18

    Vorrei proprio sapere da Zaia, o chi per lui, dov’è lo spopolamento tra Arabba, Civetta e Cortina. Il lavoro non manca, la ricchezza neppure. Il personale di alberghi e negozi è tutto straniero o comunque composto da migranti attratti giustamente dalla disponibilità di posti di lavoro che non possono essere tutti ricoperti dagli abitanti del posto.
    L’ho sempre detto: Unesco= massacro delle Dolomiti.

  14. 17
    Paolo Gallese says:

    Scusa Marchesini, ma a chi ti riferisci?

  15. 16
    Roberto Pasini says:

    Anche qui vorrei chiedere un chiarimento a Marchesini. Chi è il destinatario della critica? Tutti i partecipanti al blog? Qualcuno in particolare? Chi è il voi che si è sposato a banche e multinazionali? Non sarebbe meglio essere più chiari e precisi indicando un bersaglio? Altrimenti una critica, magari fondata, diventa uno sfogo e si perde nel rumore di fondo. Grazie

  16. 15
    Matteo says:

    Marchesini, tanto per non litigare, facciamo così: puoi usare al massimo il doppio di tutti gli spit che sono messi su tutte le Alpi.
    Dove arrivi, arrivi, D’accordo?

  17. 14
    Giorgio Marchesini says:

    Sentire commenti talebani da parte di gente che ha ferrato le Alpi a suon di spit mi fa molto ridere, non fosse che cavalcate l’onda politica di chi ha affondato l’italia dicendo di difendere il popolo e poi sposandosi a banche e multinazionali. Voi di montagna non capite nulla e visto che la montagna la vivete da sempre, almeno per passione, e’ un brutto segnale.

  18. 13
    Matteo says:

    Paolo, in dolomiti “di montagna selvaggia, pulita, difficile” ne resta ben poca…qui si tratta di evitare di sputtanare il poco che resta senza manufatti invasivi (o meglio, senza troppi manufatti invasivi)
    Diciamo la differenza che c’è dal Falzarego tra salire verso il Nuvolao o verso il Lagazuoi

  19. 12
    Paolo Gallese says:

    Costi!
    Hai detto la parola magica.
    Un progetto consistente di comunicazione e sensibilizzazione costa moltissimo. E gli unici denari consistenti che si potrebbero riunire verrebbero proprio da quell’apparato pubblico che, diciamocelo, potrebbe non avere affatto interesse a erogarli. Gli sponsor oggi sono magri e la ricerca fondi ostica.
    Mi vengono in mente solo i fondi europei, perché le fondazioni bancarie alla fine devono finanziare operazioni extrabando molto sicure. Ma anche accedere a questi bandi comporta un lavoro tecnico non indifferente.
    Al di là di tutto, facevo una riflessione amara: che forse il desiderio di una montagna selvaggia, pulita, difficile, resta la malinconia di chi ha imparato a viverla ed amarla, cioè poche persone. E la volontà di difenderla ha anche creato anche delle difficoltà, come normative talmente strette da renderla non fruibile, neppure quasi percorribile. Generando istanze opposte (che me ne faccio di una protezione integrale? E non a torto).
    Lo so che alzare le mani non porta a nulla. In tanti si sono impegnati raggiungendo ragguardevoli e virtuosi risultati. Ma un po’ mi sento sconfitto da una preponderanza di valore economico quasi totalizzante, su tutto.
    Ci si dice: uniamoci!
    Ma poi ognuno è avviluppato da una vita privata che nella gran parte dei casi impedisce ai più quell’impegno costante e aggressivo che ci vorrebbe. Faccio mea culpa, pur lavorando nell’ambito della sensibilizzazione ambientale.
    La verità è che quando vedo operazioni come queste, mi vien voglia di sedermi e pensare: fanculo, se avessi i soldi in quel cinque stelle lassù per una volta ci andrei anche io. Col SUV…!
    Scherzo, eh!

  20. 11
    Roberto Pasini says:

    Purtroppo senza un po’ di consenso locale si fa solo testimonianza e qui sono guai. Non ci troviamo più di fronte alla vendita dei gioielli per un tozzo di pane. A livello locale sono probabilmente convinti che il “pacchetto di offerta”, come si dice in gergo, più efficace per incrementare la domanda o almeno conservarla nella prospettiva della mancanza di neve a quote basse sia proprio quello del tour/carosello riciclabile anche d’estate magari con le discese in bici, e su questo hanno fatto i loro bei business plan. Come hanno fatto al Devero bisogna cercare di smontare queste previsioni ed essere un grado di dimostrare numeri alla mano che altri pacchetti sono più efficaci. Una battaglia di principio credo funzioni poco. L’argomentazione killer è sempre la stessa: io qua ci vivo, tu vieni a divertirti. Temo però che pacchetti alternativi abbiano più valore sul medio e lungo periodo e sappiamo bene che la prospettiva strategica non è il nostro forte. Le associazioni dovrebbero dotarsi di una competenza tecnica di eccellenza e questa costa. Con un po’ di soldi, una comunicazione efficace e una mobilitazione il più ampia possibile, magari turandosi un po’ il naso, qualche risultato penso di potrebbe comunque portare a casa.

  21. 10
    daniele brunelli says:

    @monaco : “poco tempo fa vi fu una bella discussione sul foro de’ planetmountain (ovviamente nata in un topic che non centrava una mazza in cui si parlo’ di tutto, ma anche di questo).tanti furono gli interventi interessanti, alcuni parecchio pessimisti sulla possibilita’ di uno “sfruttamento sostenibile”. questo sotto fu parte del mio…ma vi invito a leggere gli altri interventi, prima e dopo:”

    https://forum.planetmountain.com/phpBB2/viewtopic.php?f=25&t=57595

  22. 9
    Matteo says:

    CAZZO, CHE INCUBO!!!
    Il tutto, se va bene, per portar più soldi in zone dove il più povero potrebbe comprarmisi (compreso di moglie e figlie!)

  23. 8
    gullich says:

    @monaco “esiste un modo “sostenibile” per far vivere le/vivere di montagna ?”
     
    si, abitarla e viverla come facevano i pastori di campocatino 100 anni fa. tutto il resto crea guai. dalle cave alle seggiovie mirabolanti di cortina duemilaqualcosa alla skyway montebianco.
    E’ che prenderne atto è complicato, metterlo in atto ancora di più.
    se già ciascuno di noi occidentali, dato che non abbiamo il problema impellente di sopravvivere per assenza di cibo, cominciasse a riflettere se il meccanismo di consumo in cui naviga ogni giorno può essere cambiato e come, qualcosa muterebbe. 
    Poi bisognerebbe aver le palle francesi e rivoluzionarie, posto  l’italiano non ha mai mostrato grandi capacità di reazione, neanche alle aberrazioni di un secolo fa con le leggi razziali nè a quelle attuali, dalla progressiva discrezione silenziosa dei diritti fondamentali della persona (lavoro, salute, istruzione, giustizia) a quelli legati alò territorio ( che gli portano via un passo della Focolaccia per quattro sassi da macinare e con l’avvallo dei politichettin e parcaioli locali) . 

  24. 7
    Alberto Benassi says:

    ecco appunto, anziche’ lanciare strali contro trail, ski-alpers, spittatura delle classiche e aperture a spit nelle rare riserve indiane (io, io per primo, mea culpa…e ancora lo faro’…)

    e che fai rinneghi !?!?^
     
    E’ verò i grandi problemi sono ALTRI . Purtroppo siamo in mano ai vari ZAIA di turno e di diverso colore politico,  disseminati nei posti di comando.
    In Apuane ci sono sindaci che SENTENZIANO che l’ UNICA economia è quella dell’escavazione della pietra e molta gente che ci abita gli va dietro….PURTROPPO. Ci sono operatori turistici che vorrebberro sviluppare il turismo portando la strada a Mosceta e facendo la funivia Levigliani-vetta della Pania.
    SFRUTTAMENTO e solo SFRUTTAMENTO  questa è la visione!!
    Avete visto ieri sera sulla 7 la trasmissione della Colò che difendeva la bellezza e l’utilità della nuova funivia , perchè permette a tutti di poter vedere le bellezze del monte Bianco, con la guida alpina che gli/ci fa vedere come ci si comporta e ci si lega  sul ghiacciaio, con tanto di RIDICOLA trattenuta.

  25. 6
    rf says:

    domanda semplice che forse un “comitato” potrebbe fare con più speranza di essere ascoltato. 
     
    Ma l’Unesco cosa dice di questo suo nuovo membro dei “patrimoni dell’Unesco”. Così, mi piacerebbe assistere a dei silenzi imbarazzati…

  26. 5
    Alberto says:

    E ci diranno che tutto sarà eco sostenibile ecc ecc. Per preservare la natura, la bellezza delle montagne e il turismo stesso, non credo sia la formula giusta. L’ennesima deturpazione giustificata unicamente dal dio denaro, mentre le cose da salvaguardare e da difendere sono ben altre. Più crescita più sviluppo più cementificazione più alberghi più case più più… Se c’é una cosa che la montagna insegna ed é semplice, ma cruda e spietata.. È che una volta in cima, si deve scendere, punto. Non c’é più crescita non c’é più sviluppo. C’é solo meno. Ed é ora di imparare il meno, trovare il modo di economizzare, di ‘fare’ con poco,  di trovare nuove formule per un nuovo turismo, nell’ottica del rispetto dell’ambiente e di noi stessi. 

  27. 4
    paolo says:

    Solo Coronavirus o Ebola “salveranno” le Montagne ?
    L’Uomo al massimo riesce a salvare, spendendo molti soldi, qualche suo simile, ma per il resto …
    … soffre sempre di onnipotenza da profondo ignorante quale è
    e di solito si fa del male con le sue piccole mani, ma anche camminando senza guardare dove va.

  28. 3
    monaco says:

    ecco appunto, anziche’ lanciare strali contro trail, ski-alpers, spittatura delle classiche e aperture a spit nelle rare riserve indiane (io, io per primo, mea culpa…e ancora lo faro’…)
     
    ecco i veri problemi delle montagne…cemento, infrastrutture, buisness
     
    portera’ ricchezza ai chi vi abita ? quanta ? o solo ai soliti noti ?
     
    in Apuane le cave portavano pane a tanti…ora lo portano a pochi, e portano “vaini” a palate a pochissimi, mentre tutto il resto del territorio respira (e beve) gasolio e marmettola.
    in Dolomiti sbancare vallate per ricchi sciatori portera’ un benessere (come se non ce ne fosse abbastanza!) duraturo (eroso ben presto da fallimenti ed erosioni!) ai loro abitanti o solo dineri nelle tasche dei pochi soliti noti ?
     
     
    esiste un modo “sostenibile” per far vivere le/vivere di montagna ?
     
    poco tempo fa vi fu una bella discussione sul foro de’ planetmountain (ovviamente nata in un topic che non centrava una mazza in cui si parlo’ di tutto, ma anche di questo).
    tanti furono gli interventi interessanti, alcuni parecchio pessimisti sulla possibilita’ di uno “sfruttamento sostenibile”. questo sotto fu parte del mio…ma vi invito a leggere gli altri interventi, prima e dopo:
     
    “i posti (fu) belli che crescono esponenzialmente fino a scoppiare
     
    i posti meno belli (da discutere…) che decrescono esponenzialmente
     
    potrebbe un outdoor in senso lato aiutare i secondi senza ricadere nei soliti problemi del turismo di massa?sapendo che in realta’ le alpi, l’europa in generale e l’italia in particolare, hanno una densita’ di posti belli impressionante…(alla faccia dei posti “piu’ belli”)
     
    tu hai parlato di macugnaga. non ci sono mai stato (ne’ li, ne’ a Sea e neppure in Orco !!…so’ n’occidentalista en ciabatte).pero’ vedo che il queyras, che gia’ aveva minime infrastrutture sciistiche, le sta abbandonando tutte e punta ad un turismo slow basato su sci nordico, ciaspolari, scialpinismo…camminate e un pochino di roccia in estate…e buona cucina e CALMA. magari non sara’ l’eldorado (se fa pe’ di’) come vicino alle remonte’s mechaniques di serre chevalier o la grave…ma la gente ci vive…ci torna a vivere e ha il suo turismo.mi dicono che dall’altro lato del confine (il vostro) la Val Maira stia puntando tanto sul sostenibile, estate ed inverno, tanto da rifiutare l’eliski…insomma qualche esempio positivo forse esiste?
     
    per fare un esempio ancora piu’ terra a terra, quasi pedemontano.seconda casa dei miei in una delle valli dell’appennino emiliano…non di quelle baciate dalla God’s own rock ne’ dalla sabbia di bismantova…si trova solo qualche trogolo di ofiolite (sai che culo!)eppure la valle e’ bella, verdissima. non troppo danneggiata dall’industrializzazione dell’anni d’oro. per passeggiate tranquille e bici (corsa o mountabicche) e’ un paradiso. si mangia DA DIO (il giusto mix tra ligure ed emiliano…fungo di castagno e quercia, parmigiano e zucchine a trombetta…)i problemi sono i soliti…grosso spopolamento nel dopoguerra.arginato in parte dalla (effimera e stolta) industrializzazione degli anni d’oroglobalizzazione oblige, le industrie se ne vanno (che 90km in su per una valle a portar materie prime, e 90km in giu’ a portar via il lavorato non aiutano…).un tempo il turismo era quello dei villeggianti…due mesi in affitto d’estate.ora e’ crollato (pare vadano tutti nei posti piu’ belli del mondo…o semplicemente in famiglia lavorano in due, i bimbi passano l’estate dai nonni e i grandi lavorano in citta’)popolazione tendente al vecchio (decrepito).
     
    i giovani che fanno ?
     
    la maggior parte se ne va.
     
    chi resta beve, tanto.
     
    eppure la cultura rispetto a 20/30 anni fa qualcosa ha fatto.
     
    vedo che in tanti hanno recuperato il piacere delle vecchie cose.
     
    hanno smesso di costruir villette e ristrutturano le case di pietra dei nonni (senza intonacarle con la vergogna del sasso a vista).
     
    la ristorazione va sempre bene.
     
    hanno aperto svariati agriturismi cavallo + buona cucina e vanno bene
     
    varie associazioni sportive hanno creato gruppetti di arrampicatori, ciclisti…non esiste
     
    piu’ il solo dio pallone/moto/macchinae se si mettessero a fondo sulla mountanbicche + italian mediterranen food?
     
    hanno una rete di carraie/sentieri incredibile con salite e discese per tutti i gusti.
     
    la vista non sara’ sul sassolungo ma “fa bene agli occhi”.
     
    magari arriverebbero i teteschi come a finale…a scassar i cojoni…ma magari si creerebbe una dinamica positiva e sostenibile per la valle…vabbe’, torno a lavora’, che e’ meglio!”

  29. 2
    Roberto Pasini says:

    Eccola qua la corazzata veneta che incede possente, pronta a solcare il mare con i campionati del mondo e le Olimpiadi a fare da apripista e la bandiera fake dell’ambientalismo anti-auto sul pennone. Contro  questa potenza di fuoco temo si potrà fare solo testimonianza, che comunque andrà fatta a futura memoria, quando forse i business plan si dimostreranno farlocchi per mancanza di neve e costi per produrla. Forse si potranno bloccare i piccoli Zaia locali, che si daranno da fare anche altrove per imitare il grande leone veneto. Quanto patetiche mi sembrano al cospetto di questa esibizione di forza le nostre discussioni sull’effetto delle garette di trail running. Il caffè oggi mi sembra più amaro.

  30. 1
    Paolo Gallese says:

    Bé, direi che questo articolo metta fine ad ogni ragionamento di sostenibilità scambiato tra noi, su questo blog, negli ultimi mesi.
    La mole di interessi in gioco e di milioni pubblici e privati, rende decisamente difficile parlare di recupero della montagna in senso più tradizionale.
    Ma dal momento che su questo blog scrivono molti abitanti di quelle zone, oggettivamente, investimenti del genere portano davvero benessere nel lungo periodo?
    Non è una domanda provocatoria, ma di reale curiosità. Perché certo diventa molto difficile mediare, se non contrastare, a fronte di un effettivo miglioramento delle condizioni economiche locali.
    Ma è misurabile? È concreto?
    Non saprei, in questo paese in così lunga crisi (a mio parere generata più dall’ingerenza ingombrante dello Stato), che argomenti e alternative di medio breve periodo opporre.
    Confermando, certo, il mio orrore per questi faraonici progetti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.