“Dolomiti no car”

Occorre riconoscere che l’idea tipicamente marketing di giustificare l’escalation impiantistica con una “logica” diminuzione del traffico automobilistico nelle vallate circostanti è decisamente “geniale”. A prima vista sembra l’uovo di Colombo, ma non regge alla valanga di critiche (NdR).

Lettura: spessore-weight(1), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(2)

“Dolomiti no car”
(Da Alleghe ad Arabba passando per Cortina: prende forma l’impianto Dolomiti no car)
di Francesco Dal Mas
(già pubblicato su corriere alpi del 6 dicembre 2018)

Dolomiti no car. Così si chiamerà il nuovo collegamento sciistico, da 64 milioni di euro, tra Cortina e Alleghe, via Selva di Cadore, da una parte, e tra Cortina e Arabba dall’altra. Il nome lo anticipa Mario Vascellari, blasonato imprenditore dell’impiantistica, prevedendo che in questo modo la rete sciistica libererà “finalmente” le strade e in particolare i passi dolomitici dall’assalto delle auto. «Proprio così vanno interpretati gli impianti a fune», chiosa Renzo Minella, presidente dell’ANEF.

Cinque Torri

Con euforia si è reagito a Cortina, a Selva di Cadore, ad Alleghe e ad Arabba al lancio del progetto che va a raddoppiare il SellaRonda, sotto il segno della sostenibilità. Se ne sta parlando da due anni e il governatore Luca Zaia ha tirato, in consiglio regionale, l’altro ieri, le prime conclusioni. Anche alla luce della rinascita di cui hanno bisogno, nei tempi più urgenti, i territori martoriati dal maltempo. «Stiamo elaborando un progetto da 64 milioni (la metà a carico di privati)», sono le parole del presidente della Regione, «per collegare Cortina ad Arabba e al Civetta. Creeremo così un carosello che vale il doppio del SellaRonda come chilometri di piste da sci. Questo è il miglior risarcimento per la montagna, creare opportunità per il suo sviluppo».

Il motore è l’ingegner Vascellari, impegnato a completare la rete in vista dei Mondiali di sci Cortina2021, che già prevedono il collegamento verso le Cinque Torri, cantierabile nella prossima primavera. «Da qui per salire al Giau-Fedare gli impianti ci sono già», ricorda Vascellari. «Si tratta, poi, di raggiungere Selva di Cadore, magari attraverso una telecabina, e da qui salire a Cima Fertazza, per agganciare il sistema di Alleghe e di Zoldo».

Dalle Cinque Torri un secondo collegamento sarà diretto verso Col Gallina e il Lagazuoi. Dal Passo Falzarego si scenderebbe verso Arabba, con un primo collegamento fino ad Andraz. Dal famoso castello, sono previsti altri due impianti per arrivare a malga Crepaz, dove verrebbe agganciato il sistema SellaRonda.

Vascellari ne parla con malcelato entusiasmo. «Sarebbe il più bel circuito al mondo, capace di attirare un sacco di appassionati dello sci da ogni parte della terra», spiega, «che potrebbero godersi un ambiente da paradiso lontani dalle auto, perché, come chiedono gli ambientalisti, noi operatori vogliamo tener lontano lo smog e il rumore, quindi l’inquinamento, da queste terre».

Il Pelmo da Cima Fertazza

Gli impianti non interferirebbero, fra l’altro, con i territori superprotetti dall’Unesco e Vascellari anticipa che l’elaborazione dei progetti sarà partecipata. «Partecipata ma rapida, perché», spiega il titolare della “Freccia del cielo”, «vorremmo poter realizzare il collegamento tra Cortina e Cinque Torri prima dei Mondiali di sci, come pure i due prolungamenti».

Mal che vada il circuito sarà pronto per le Olimpiadi 2026. «No, il nostro impegno assoluto è di anticipare il cronoprogramma, però abbiamo bisogno che i bellunesi ci credano, perché la rete si completa adesso o mai più».

Gli studi progettuali in corso vengono perfezionati per dare le assicurazioni di non impatto ambientale. «Se proporremo di togliere le auto dal Falzarego, dal Giau, da Arabba, insomma dall’intero circuito, chi mai potrà opporsi? D’altra parte si sa bene che il turismo naturalistico, compreso lo sci, va in questa direzione».

Sergio Pra, albergatore e impiantista ad Alleghe, ringrazia il presidente Zaia, l’assessore Federico Caner, Vascellari e gli altri colleghi per la determinazione e, al tempo stesso, per la prudenza con cui portano avanti il programma di sviluppo. «Il turismo green è il nostro futuro», ammette anche il sindaco di Livinallongo, Leandro Grones. Sirio de Biasio, primo cittadino di Alleghe, la definisce «una formidabile iniezione di fiducia», nel tempo dato della ricostruzione.

Vascellari conferma che gli investitori sono già stati individuati.

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“Dolomiti no car” ultima modifica: 2018-12-18T05:13:24+00:00 da GognaBlog

19 pensieri su ““Dolomiti no car””

  1. 19
    paolo says:

    Ma è stata la storia dell’UNESCO a far andare tutti via di testa, o già prima lo erano?

  2. 18
    Gianfranco Valagussa says:

    Ormai la conca la abbiamo definitivamente persa dal punto di vista ambientale ed io aggiungo sociale, neanche il disastro è riuscito a portare qualche idea diversa di sviluppo in provincia di Belluno. Lavoratori sotto pagati, catene di opertur che sfruttano il territorio più che possono, ed il colmo sarà che verranno utilizzate risorse pubbliche, speriamo non i fondi raccolti per la “ricostruzione”… Il tutto con l’attestazione di garanzia di chi dovrebbe, quantomeno, difendere etica e sviluppo del territorio delle Dolomiti.

  3. 17
    Luca Visentini says:

    Bravo Marcello, l’ho pensato anch’io, ci prendono per il culo.

  4. 16
    Alberto Benassi says:

    Ma dell’incanto della natura agli ideatori del progetto non importa più di tanto, si sa.

    diciamo che non gliene frega proprio nulla!! Loro pensano solo al denaro!

     

    Ma forse non si rendono conto che  “L’incanto della natura” è una risorsa, è un capitale da difendere . Perchè quando le Dolomiti l’avranno perso, le gente andrà a cercarlo da altre parti.

  5. 15

    Non voglio discutere sulla validità del progetto che da decenni insiste su questa zona nel cui epicentro peraltro vivo. Vorrei solo che non ci prendessero per i fondelli spacciando, con ampie leccate di culo, il tutto come green o ecologico. D’inverno le auto non affollano affatto Passo Falzarego, raggiungibile in efficientissimo skibus da Cortina, da costosi taxi dalla Badia e meno costosi ma scomodi per la distanza, da Arabba. I tassisti si taglieranno le vene, aaah, e casa mia acquisterà  un valore immenso.

    Il problema che vedo é che le auto circoleranno ugualmente e che in più ci saranno zone, come la montagna di Castello di Andraz e Passo Sief, che perderanno l’incanto che hanno ora. Ma dell’incanto della natura agli ideatori del progetto non importa più di tanto, si sa. Poi, agganciare questo tema ai danni provocati dal maltempo é vero sciacallaggio!

    Questo progetto può avere dei risvolti positivi sicuramente, secondo me, ma non fatelo passare per quello che non è, perché a nessuno piace essere preso per il culo. Grazie.

  6. 14
    AndreaD says:

    Sono d’accordo con AGH e con tutti gli altri che parlano di “panzana” e di “raccontare che gli asini volano”.

  7. 13
    Alberto Benassi says:

    completamente d’accordo con AGH .

    Ci trattano come dei grulli raccontandoci di valorizzazioni.

    Povere DOLOMITI ridotte ad un’ammasso di ferraglia. Invece di essere un museo a cielo aperto della natura diventeranno un museo di archeologia dell’industria sciistica.

  8. 12
    Roly Galvagni says:

    Ormai si è affermato questo finto ecologismo paraculo.L’importante è non dover far fatica e non rinunciare a nulla.

  9. 11
    agh says:

    E’ solo un gigantesco business, dell’ambiente gli importa quasi zero. Anche perché gli impianti servirebbero sempre e principalmente per lo sci. Non fatevi fregare: chiamano questi progetti con nomi accattivanti, “dolomiti no car”, ma mirano a fare altro. Come per la Translagorai, hanno usato il trekking come specchietto per le allodole quando lo scopo vero è aumentare lo sfruttamento turistico con nuove infrastrutture in aree protette. Gli impiantisti vogliono far girare gli impianti a pieno regime anche l’estate, ammortizzano prima i costi e guadagnando di più. Per questo premono per la chiusura dei passi dolomitici, meno auto significa più passaggi sui loro impianti. Che poi si vada a consumare se non distruggere ambiente, a chi fa business poco importa

  10. 10
    Alessandro Ghezzer says:

    E’ solo un gigantesco business, dell’ambiente gli importa ben poco. Anche perché gli impianti servirebbero sempre e principalmente per lo sci

  11. 9
    Hot clim(a)ber says:

    Quella del liberare “le strade e in particolare i passi dolomitici dall’assalto delle auto” è la più grande panzana che potevano inventarsi, ma veramente ci credono? Come farà la gente a raggiungere le località turistiche? Partendo da Alleghe con le valigie in mano? Forse stanno studiando di trasformare il lago in un parcheggio?

    E quanti nuovi bacini saranno necessari per innevare artificialmente le nuove piste? A proposito, secondo il meteo, niente neve all’orizzonte…

     

    @Luigi Spagnolli: mi spiega cortesemente come può diminuire il traffico stradale aumentando gli impianti, o mi può citare uno studio?

  12. 8
    Fabio Bertoncelli says:

    Fatemi capire: ci raccontano di voler ricoprire ulteriormente le Dolomiti di impianti sciistici. E lo fanno a scopo ecologico, ovvero per diminuire il traffico stradale sui passi.

    Qui ci raccontano che gli asini volano. E pretendono pure di essere creduti.

  13. 7
    Marco Benetton says:

    Carlo Crovella says:
    per cui dovremmo smontare cose esistenti anziché costruirne di nuove in più…

    Se cominciamo con tutte le infrastrutture abbandonate in giro per la penisola, in particolare capannoni industriali anche nel cuore delle Dolomiti (tipo le tante ex fabbriche di Occhiali in Cadore), vengo volentieri a darti una mano.

  14. 6
    Stefano Bittelli says:

    Tutto bene per l’economia montana ma che non si parli di progetto ecologico. Il consumo di acqua e di energia dei cannoni e degli impianti, lo sbancamento di pascoli e ghiaioni, lo sconvolgimento delle abitudini della fauna, lo schifo degli impianti chiusi d’estate è tutto tranne che rispetto dell’ambiente

  15. 5
    Francesco Chiusano-Luzzi says:

    La montagna è particolarmente toccata dal cambiamento climatico è necessario agire ora e subito per preservarla senza compromettere l’economia delle valli.

  16. 4
    Carlo Crovella says:

    È che non si intuisce dove ci sarà un limite invalicabile nell’uso del territorio e nella sua irreversibile modificazione a nostro uso e consumo…

    A sentire esperti del clima e dell’ecologia siamo gia’ andati ben oltre tale limite… per cui dovremmo smontare cose esistenti anziché costruirne di nuove in più…

  17. 3
    Alberto Benassi says:

    Non sappiamo più cosa sia la vita semplice.

    forse sarà il caso di ricominciare a riscoprirlo?

    Anche perchè con tutta  la gente che rimarrà  senza lavoro visto che i robot e i computer ci sostituiranno e, con quello che ti daranno con il reddito di cittadinanza, se ci sarà un reddito di cittadinanza… (??) cosa si pensa di fare??

  18. 2
    Luigi Spagnolli says:

    Come tutte le idee con dietro una riflessione , anche questa ha certamente contenuti positivi. Eliminare il traffico veicolare privato dalle aree montane può avere molteplici vantaggi: minore inquinamento, minori costi di manutenzione delle strade, minor numero di incidenti (la gran parte degli automobilisti con esperienze di guida in aree urbane cade facilmente in errore sulle strade di montagna, soprattutto d’inverno), maggiore accessibilità della montagna anche per le categorie umane svantaggiate, eccetera. Poi però bisogna attuarlo in toto: ovvero bloccarle davvero, le automobili, costringendole a fermarsi in grandi parcheggi d’attestamento da cui prendere gli impianti, o le navette, o i trenini. Curando evidentemente di mantenere non contaminate dall’afflusso delle masse zone sufficientemente ampie da garantire la conservazione delle specie che costituiscono l’ecosistema alpino.

  19. 1
    paolo says:

    Non capisco perché questa idea non vada bene.
    Vogliamo la libertà di viaggiare, in auto, treno, aereo, nave,…, a piedi e con gli sci, vogliamo però le comodità come l’aria condizionata, i ristoranti, le spa, le docce nei rifugi, gli elicotteri per soccorerci, gli aerei che ci recuperano in Alaska o Antartide o Artide.
    Penso che qualche trasporto tipo treno sia il più ecologico e funivie e skilift sono trenini.
    Poi bisogna modificare un poco il territorio montano, tanto ormai quasi più nessuno ha intenzione di faticare per vivere e quindi viene sempre più abbandonato.

    Non sappiamo più cosa sia la vita semplice.

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