Dov’è Gian Piero Motti?

Dov’è Gian Piero Motti? (RE 025)
di Gian Luca Gasca
(pubblicato su montagna.tv il 10 maggio 2018)

“Ormai è molto lontano. Tra i giovani non c’è nessuno che ne parla” afferma Federica Mingolla nel film Itaca nel Sole, cercando Gian Piero Motti. Non se ne parla, è vero. Non si narrano più storie legate a quel giovane torinese, quello andato prima del tempo. Quel figlio di un’epoca di cambiamenti, del ’68 volendo. Dell’anno in cui l’alpinismo iniziava a prendere coscienza di sé, del fatto che salire con scalette, chiodi a pressione e altri orpelli tecnologici non era forse il miglior modo per affrontare le pareti. “Si sentiva che dovevamo staccarci da quello che era diventato l’alpinismo, perché lo si vedeva come una specie di prigione” spiega Alessandro Gogna. Le parole di Gian Piero “toccavano nervi scoperti” aggiunge Enrico Camanni a questa descrizione del periodo storico in cui si inserisce la figura di Motti.

Il film introduce bene il contesto grazie alle testimonianze dei già citati Gogna e Camanni, di Andrea Gobetti e a quelle più intime di Ugo Manera o Alberto Re. È un film interessante che riesce a dare un’infarinatura di quello che è il personaggio, che lo racconta nelle sue sfaccettature e che ne ripercorre la più nota tra le sue vie al Caporal, Itaca nel Sole, da cui trae titolo la pellicola. Ma la sua storia non sta nelle pennellate su roccia. “Gian Piero è nei suoi libri” afferma Camanni, ed è vero. Motti risolveva problemi, dilemmi alpinistici e non grazie alla scrittura, grazie alle parole che oggi forse si perdono al vento in favore di altri mezzi espressivi e comunicativi. Sarà forse per quello che oggi di Motti non si sente più parlare?

“Tutto è iniziato da un suo scritto, da I Falliti, racconta Fabio Mancari, regista insieme a Tiziano Gaia, del documentario dedicato a Gian Piero Motti. “Quando ho preso in mano quel testo ne sono rimasto impressionato. Il suo modo di scrivere era completamente diverso da quello degli altri giornalisti. Lui era un vero scrittore tant’è che più avanti sarebbe stato chiamato il Cesare Pavese della montagna. Da qui l’idea di lavorare sul personaggio”.

Come avete fatto a ricostruire il personaggio di Motti?
Ci sono state delle difficoltà perché, per ovvie ragioni, non abbiamo potuto dialogare con il protagonista e non avevamo nemmeno materiali di partenza.
Prima della sua dipartita Motti decise di fare un grande falò con tutto il suo materiale fotografico. 4000 diapositive andate in fumo.
Ci siamo così trovati davanti ad un grande interrogativo: come ricostruire una storia senza materiale?

Come?
Scegliendo di impostare il film come una ricerca. Per questo il sottotitolo è Cercando Gian Piero Motti. Abbiamo deciso di cercarlo attraverso le testimonianze delle persone più vicine a lui ed è stato un percorso travagliato. Travagliato nel senso che noi, dopo aver conosciuto il nipote di Motti, avremmo voluto che fosse lui a fare questa ricerca poi però la famiglia ha deciso di non comparire, di non partecipare al film lasciandoci però libertà di lavorare intuendo la bontà di quanto volevamo raccontare.

Cosa possiamo trovare nel film?
Non si tratta di una pellicola dedicata agli scritti o al pensiero di Motti. L’obiettivo è quello di raccontare l’uomo. Si tratta di una pellicola che colpisce gli amanti della montagna, ma che impressiona anche chi è all’oscuro di queste conoscenze.

Dov’è Gian Piero Motti? questa è la domanda che ci siamo posti guardando il film. Quello che ne esce è forse un ritratto un po’ sterile, ma la colpa di questo non va certo ai registi. Gian Piero è un personaggio complesso da raccontare e farlo senza avere materiale di partenza, senza avere foto e documenti, lo è ancora di più. E’ difficile scrivere e raccontare di Motti, figuriamoci trasformarlo in pellicola. Ai due registi va certo dato il merito di averci provato e di non essersi arresi. Questa pellicola sarà certamente utile ai più giovani, a quelli che Motti non l’hanno mai sentito nominare o a quelli che non si sono mai incuriositi alla storia di questo giovane torinese. Qui dentro potranno scoprire qualcosa in più.

Motti era un personaggio che sapeva andare oltre il periodo storico fondendo nel racconto dell’alpinismo la filosofia e il pensiero moderno, senza però mai fare voli pindarici azzardati, ma rimanendo sempre con i piedi per terra. Sarà forse per questo che Gian Piero (con la n) è diventato il punto di riferimento di quelli che sono stati, e sono tuttora, i nomi dell’editoria di montagna torinese. “Gian Piero era unico” ci ha scritto qualche giorno fa un suo caro amico. Gian Piero era nei suoi scritti, per tornare a Enrico Camanni, forse per questo è così difficile raccontarlo.

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Dov’è Gian Piero Motti? ultima modifica: 2020-02-19T05:24:19+01:00 da GognaBlog

35 pensieri su “Dov’è Gian Piero Motti?”

  1. 35
    Carlo Crovella says:

    C’è un equivoco: io non mi sto riferendo all’alpinismo di punta, ma all’alpinismo medio, il modo di andare in montagna dei domenicali come me.
    —-
    Come ha acutamente sottolineato Bertoncelli, oggi non si cerca più la propria anima, ma andar per monti (nei diversi risvolti: arrampicare, correre, sciare…) è uno sport né più né meno come tirar su pesi stando su una panca. O quanto meno, la componente sportiva è dominante. Per gli intellettuali, per gli spirituali, per i profondi (come GPM) che posto ci sarebbe, oggi? Bah…

  2. 34
    Alberto Benassi says:

    . Ps del programma di ieri sera su la 7 ho apprezzato la moglie di Nardi, giu’ il capello, che donna.

    io invece non ho apprezzato che non è stata detta una parola su Tom Ballard.
    Come non fosse esistito.

  3. 33
    Fabio Bertoncelli says:

    E pure per i mari ognuno va come meglio crede.
    Shackleton alla ventura nelle acque tempestose del Mare di Weddell. E Pinco Pallino in corsa nella regata intorno al mondo.
     

  4. 32
    Fabio Bertoncelli says:

    Ognuno va alle montagne come meglio crede. Tuttavia Julius Kugy scrisse: “Non si cerchi nel monte un’impalcatura per arrampicate. Si cerchi la sua anima”.
    … … … 
    Non cercare nel monte un’impalcatura per arrampicate. Cerca la tua anima. 
     

  5. 31
    Enri says:

    Messner parla di alpinismo che non e’ sport per il suo e quello di Bonatti. Ma non dice che chi fa alpinismo come sport e’ da buttare. E vorrei vedere se una come Federica Mingolla fosse da buttare, per restare in tema di Valle dell’Orco….
    messner dice che il suo alpinismo e’ finito e gli do’ ragione solo in parte. Se vedo Orubko che salva la Revol sul nanga o che tenta l’ennesima invernale sun 8000 dico che non e’ nemmeno finito l’alpinismo di Messner. E ci sono un bel po’ di giovani che sono fior di alpinisti, ben lontano dalle spedizioni commerciali che sono il vero nemico di Messner. Ps del programma di ieri sera su la 7 ho apprezzato la moglie di Nardi, giu’ il capello, che donna.

  6. 30
    paolo says:

    Potrebbe dire così.
    Neanche l’alpinismo di Dibona esiste più, non solo quello di Messner.
    Per fortuna l’Alpinismo continua ad evolversi.
    Da anni quelli forti fanno delle “robe” talmente difficili e mentalmente impegnative che nessuno va subito a ripeterle e continuano a farne.
    Solo da poco tempo qualcuno di questi forti sta ripetendo le vie “più facili” degli sloveni degli anni ottanta.

  7. 29
    Carlo Crovella says:

    Segnalo che ieri sera 19/2 in tv (La7) Messner ha detto: “l ‘alpinismo di oggi e’ principalmente sport e turismo, i corrispondenti di quello che eravamo noi sono unaminoranza esigua”. Quindi si può dare una analisi sintetica del modo attuale di andare in montagna. A me resta la curiosità di sapere cosa ne direbbe oggi (se avesse vissuto tutti i passati decenni) un personaggio profondo e acuto come GPM. Sarà una mia fissa, magari incomprensibile agli altri lettori, ma io ce l’ho. Ciao!

  8. 28
    paolo says:

    Bravo Alberto !
    Non preoccuparti perché faranno chiarezza al popolo dei tifosi e gli occhi resteranno sempre rivolti altrove.
    All’estero sull’alpinismo si parla e si racconta diversamente: scorri su faccebucco quel grande gentleman di John Griffith di questi giorni, peccato che abbia cancellato il dibattito internazionale che si era sviluppato sulla vanità umana.

  9. 27
    Alberto Benassi says:

    Paolo a me di re, principi e baroni, interessa nulla. Io di classifiche non ne faccio. L’aristocrazia mi sta sui maroni.
    Ognuno fa il suo alpinismo, in base alle proprie capacità tecniche, mentali, intellettuali, etiche, familiari, voglia di rischiare,  ect. ect.
    Non so se Motti avrebbe voluto o avesse potuto  fare di più, sicuramente c’era gente più forte di lui. Io non lo giudico alpinisticamente a me interessa l’intelligenza di  questo uomo-alpinista.

    Bertoncelli: voleva, era intelligente, ma non riusciva a fare le cose di quelli forti di frequente come avrebbe voluto, allora si abbassava sempre più e ragionava e scriveva ed è stato abbandonato dalla corte e dal re.

    Paolo qui sembra quasi che tu voglia dire che “I FALLITI” è stato un doppio gioco, che avesse capito che non avrebbe potuto fare di più e  l’abbia scritto per farsi un alibi.

  10. 26
    paolo says:

    Il mondo è bello, ma spesso la tristezza avvolge il mio piccolo mondo.
     
    Benassi: chi lo è ancora oggi .
    Bertoncelli: voleva, era intelligente, ma non riusciva a fare le cose di quelli forti di frequente come avrebbe voluto, allora si abbassava sempre più e ragionava e scriveva ed è stato abbandonato dalla corte e dal re.
    Poi è stato usato ed ora è ancora usato per giustificare le mediocri capacità alpinistiche della corte.
    A me piacevano i suoi ragionamenti e alcuni suoi amici, ma si è chiuso in se stesso, forse avrebbe dovuto uscire dal suo ambiente.
     
    E non incazzatevi troppo, questa è solo la mia opinione avendo avuto a che fare un po’ con quelli della corte falsa e boriosa.
    Che giornate tristi, ma almeno qui di solito rimedia il re.

  11. 25
    Alberto Benassi says:

    Forse dimenticate che dalle sue parti era soprannominato “il principe”.Sapete chi è il re ?

    chi è o chi era?

  12. 24
    Fabio Bertoncelli says:

    Insomma, ragazzi (… ex ragazzi 😂😂😂), voi che lo avete conosciuto rivelateci chi era nel profondo del cuore.
     
    Io ho sempre presunto che si fosse suicidato perché il suo animo era troppo puro e fragile per sopportare le miserie di questo mondo. Fu davvero cosí? 
     

  13. 23
    paolo says:

    Forse dimenticate che dalle sue parti era soprannominato “il principe”.
    Sapete chi è il re ?

  14. 22
    Alberto Benassi says:

    Come giustamente scrive Fabio, Motti ha messo davanti a tutti la sua umanità. Non avendolo conosciuto mi posso sbagliare ma leggendo i suoi scritti ho capito questo e me lo fa apprezzare.

  15. 21
    Enri says:

    Fabio,
    su questo hai ragione, non e’ da tutti, questo si.
     

  16. 20
    Fabio Bertoncelli says:

    Un alpinista è prima di tutto un essere umano. Perciò deve essere valutato non solo sulla base delle sue scalate, ma anche della personalità, del carattere, bontà o cattiveria, generosità o egoismo. In definitiva, i suoi pregi e i difetti.
     
    Gian Piero Motti con i suoi scritti – che possono piacere oppure no – scoprí il suo cuore di fronte al mondo. Non è da tutti.
     

  17. 19
    Enri says:

    No, non sono sole le vie, certo. Ma nel caso specifico i suoi pensieri e le sue riflessioni penso siano un po’ sopravvalutate. Detto questo, e’ un mio personalissimo parere e non per sminuire il pensiero di una persona che, per definizione, puo’ essere interessante. I suoi scritti pero’ non mi hanno mai aperto una finestra nella mente…. 
     

  18. 18
    Alberto Benassi says:

    penso che le riflessioni di Motti, più o meno condivisibili, non possano non suscitare un’interesse.
    Sono solo le vie che rimangono a testimonianza e stimolano all’azione?

  19. 17
    Paolo Gallese says:

    A me, su un piano puramente storico, senza legarlo all’ambientazione culturale di quegli anni (tempo fa Ugo Manera scrisse un commento molto esaustivo), interessa un altro aspetto. Sempre di carattere culturale, ma legato all’ambiente alpinistico. Mi piacerebbe sapere se qualcosa dissero di lui Bonatti, o lo stesso Messner, se lo conoscevano, se avevano letto i suoi scritti.
    Sarò puerile, ma mi interessa. Per pura storia delle idee, non per altri motivi.

  20. 16
    Enri says:

    Ma quale è il modo di andare in montagna dominante di oggi?
    Torniamo a discutere di chi è alpinista meritevole di andare in montagna, di chi non lo è, di chi si allena e per questo non può essere un alpinista con la A maiuscola ma solo un cannibale senza cuore?
    E poi, scusatemi, ma il povero Gian Piero Motti è davvero un tale riferimento alpinistico da poterlo ergere a pietra di paragone non solo per prestazioni alpinistiche ma per comportamenti alpinistici?
    Io non lo credo. Trovo già difficile per i maggiori eroi del passato essere un riferimento senza tempo. Non lo so, questo gran parlare di questa persona mi lascia freddo, indifferente, soprattutto se a tuti i costi si vogliono rintracciare legami fra un certo modo di fare alpinismo e le mode politiche e/o culturali di un certo periodo. Personalmente mi interessano poco, credo ancor meno interressino i giovani d’oggi, che in montagna o nella scalata in generale vedono una formidabile via per vivere una grande passione.
    Tutti gli anni in cui si iniziò a “scendere” dalle  montagna di alta quota e iniziare a scoprire e frequentare i bastioni di fondo valle, credo che abbiano poco a che fare i vari movimenti politici e culturali dello stesso periodo. Poi si qualcuo ci ha messo sopra una bandana e una sigaretta in bocca al posto del casco e dei pantaloni alla zuava e ha pensato di portare il 68 in parete. Ma fondamentalmente a tutti quelli che hanno scoperto la Valle dell’Orco, per restare alla valle dell’Orco, a tutti costoro andava di allenarsi in modo diverso, hanno scoperto le pareti di bassa quota, hanno scoperto che era molto molto divertente e che questa scalata poteva anche bastare a se stessa.
    Non credo che oltre a questo (che ha costituito si una rivoluzione in ambito alpinistico) ci fossero molte spinte politiche ideologiche, e comunque quello che resta sono delle magnifiche via su granito (io ne ho fatte parecchie in valle dell’Orco, anche quelle strane in artificiale) che, a mio modesto avviso, sono il vero tesoro lasciato da quella generazione. Quanto poi a tutto quello che è stato scritto e di carattere più esistenziale / crepuscolare, mah…. non mi resta molto.
    ma questo è il mio particolare pensiero.
     
     

  21. 15
    Carlo Crovella says:

    Però io trovo molto interessante lo spunto di riflessione che ho posto all’inizio e tra l’altro non è per nulla irriverente. Cosa penserebbe, oggi, GPM del modo di andare in montagna dominate? Non è domanda bislacca, anzi e’ molto profonda. Mi ricordo (anche se pesco dal fondo della memoria e potrei non ricordare un modo perfetto) dell’incipit di un articolo di Manera, mi pare relativo ad una loro ripetizione della via degli svizzeri alla Ovest delle Petites Jorasses (articolo uscito su un vecchio Scandere, mi pare), in cui GPM, rivolgendosi a Manera, già evidenziava come le “ultimissime” generazioni (riferite a quel momento, credo primi ’70) fossero diverse dal loro modo di vivere, prima ancora che di scalare. Ricordi vaghi, è un filone da approfindire, ma tutt’altro che stupido. Ciao!

  22. 14
    Alberto Benassi says:

    Prima della sua dipartita Motti decise di fare un grande falò con tutto il suo materiale fotografico. 4000 diapositive andate in fumo.

    Anche questa è stata una decisione radicale. Cercare di cancellare ogni testimonianza fotografica della sua persona, anche se poi ha potuto farlo solo con le foto da lui possedute.

  23. 13
    Alberto Benassi says:

    giusta osservazione, sicuramente la maggioranza (io compreso)  ha salito la combinazione Itaca nel Sole – Tempi Moderni, diventata una classica.

  24. 12
    gullich says:

    ho fatto un paio di volte itaca + tempi moderni (itaca intera troppo dura per me), una volta nessuno e la seconda una cordata su arrapaho.
    chiamarlo affollamento mi parrebbe eccessivo, ma magari son stato fortunello

  25. 11
    Carlo Crovella says:

    Appunto. Dall’analisi dei suoi scritti  GPM mi pare che fosse tutto tranne che fautore di una montagna populista e consumistica. State dicendo le mie stesse cose, ma pur di darmi addosso mi contorcete in una contraddizione insansbile. Buon pomeriggio a tutti!

  26. 10
    paolo says:

    … senza però mai fare voli pindarici azzardati, ma rimanendo sempre con i piedi per terra. Sarà forse per questo che Gian Piero (con la n) è diventato il punto di riferimento di quelli che sono stati, e sono tuttora, i nomi dell’editoria di montagna torinese
    Sincera opinione, o critica ?

  27. 9
    Roberto Pasini says:

    No per favore, non nella sezione Mausoleo anni ‘70, che a me mette tanta tristezza ricordando la giovinezza, ma che molti miei amici adorano e vorrebbero leggere un pezzo ogni giorno. Umile proposta per evitare il fenomeno della coazione a ripetere. Esigenze diverse spingono ad intervenire. Tutte legittime, anche solo sfogarsi o ribadire. Why not ? Come quando si legge un giornale, si possono selezionare argomenti e firme. Tanto sai già più o meno cosa trovi. Così stai sereno e non perdi tempo. A meno che vuoi sorridere ogni tanto. Io leggo qualche volta Feltri senior per vedere quanto imita Crozza e mi diverto (a piccole dosi), come quando parla degli effetti positivi del riscaldamento globale a Bergamo. Buon pomeriggio e mi raccomando, in punta di piedi e non di lancia, almeno nei luoghi sacri. 

  28. 8
    GognaBlog says:

    Ma, tanto per capirci: quanti hanno ripetuto Itaca nel Sole e non semplicemente la combinazione Itaca nel Sole-Tempi Moderni?

  29. 7
    Alberto Benassi says:

    Il Vallone di Sea, dove  Motti ha battezzato tante strutture ma NON ha aperto vie, limitandosi alla contemplazione fantasticando sui profili di creste, pareti e pilastri, per adesso  non è ancora un vallone consumistico. Bisognerà vedere cosa avverrà dopo le recenti rivisitazioni e riattrezzature delle vie e della pubblicità fatta con gli ultimi meeting.
    Fortunatamente l’intezione di aprirci una strada per collegare alpeggi e stalle,  per adesso  è stata stoppata.
    Ben diversa è la situazione della valle dell’Orco. Io ho salito Itaca nel Sole la prima volta negli anni 80 e già allora non è che non c’era nessuno. La valle dell’Orco era già ben conosciuta e frequetata.

  30. 6
    Matteo says:

    L’ho fatta diverse volte e altre ho arrampicato lì attorno e ho sempre trovato su almeno un paio di cordate…d’accordo, non sarà il primo spigolo di Rozes, però un po’ affollata è.
    O magari sono solo stato sfigato io!

  31. 5
    Giuseppe Penotti says:

    Oddio Matteo Itaca non è certo una via dimentica ma dire che è affollata…   😉

  32. 4
    Matteo says:

    “E poi vai a fare itaca nel sole o qualche via al vallone di sea e ci dici quanto vi è di consumistico e affollato nei luoghi prediletti da motti…”
    Beh, oddio, di consumistico magari non tanto, però affollata Itaca nel sole lo è abbastanza…

  33. 3
    Gullich says:

    E poi vai a fare itaca nel sole o qualche via al vallone di sea e ci dici quanto vi è di consumistico e affollato nei luoghi prediletti da motti…
    🙄🙄🙄

  34. 2
    Gullich says:

    Bene, crovelliamo anche motti. 
    il principe non era certo legato ad idee volte alla recinzione delle masse.
     
    cosi come appare aberrante e strumentale andare in un post che celebra un’icona degli anni 7o e buttarci dentro le teorie sulla montagna consumistica, di cui negli anni della 600 fiat e dell’arrabbattamento della classe operaia per arrivare a fine mese, certo non v’era traccia.
     
    lasciamo a motti quel che è di motti, leghiamo il post con riguardo e rispetto per una mente elevata e complessa e per un fine alpinista, che omtrettutto ha fatto scelte radicali, e limitiamo la “discussione” sulle crovellate ai post che gia hanno sbracato.
     
    mi sembra quantomeno doveroso.

  35. 1
    Carlo Crovella says:

    Certo amareggia constatare che tutti preferiscono azzuffarsi a latere di altri articoli su cosa è fascista e cosa no, su chi è illuminato e chi no, e nessuno  ha neppure il minimo pensiero su questa pregevole iniziativa circa Motti. Tra l’altro, chissà se si può avanzare una domanda agli autori del film. Avendo effettuato ricerche sul personaggio (sicuramente si tratta di ricerche più approfondite di quelle di un normale appassionato) cosa potreste ipotizzare circa l’opinione di Motti riguardo alla montagna attuale, così affollata e consumistica? Si sa da racconti riportati da chi lo ha frequentato che Motti non era sempre e solo un isolato, anzi in certe occasioni si rivelava molto socievole. Però è anche vero che i suoi scritti riguardano prioritariamente la montagna e non l’umanità che si incontra in montagna. Concludo ricordando che si era conquistato il soprannome de “Il Principe”, elemento che ci lascia di lui un’idea un po’ riservata ed anche aristocratica, non certo di un populista dell’ultima generazione. Grazie mille!

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