Tra due litiganti nessuno che ci gode

Tra due litiganti nessuno che ci gode

Lettura: spessore-weight***, impegno-effort***, disimpegno-entertainment**

A volte è davvero entusiasmante il lavoro che sto facendo da più di quattro anni. Certo ci sono giornate insipide, quando vedo per esempio che un articolo da me giudicato “forte” e degno di essere letto, commentato e discusso non riscuote il successo che mi aspettavo; poi però ci sono giornate meravigliose, in cui scopro che alcuni commentatori del mio quotidiano hanno aggiunto qualcosa di nuovo, cui non ero io stesso ancora arrivato. Sono i momenti migliori.

Ma in questo mese è successo ciò che mai avrei neppure sperato: mi sono arrivati due contributi, del tutto indipendenti uno dall’altro, che riflettono i due diversi (meglio “opposti”) punti di vista sull’annosa questione Guide Alpine-Guide Ambientali Escursionistiche, dove i primi denunciano l’abusivismo professionale dei secondi e i secondi denunciano i primi di trincerarsi dietro alla propria casta.

Entrambi gli scritti non sono “ufficiali” bensì riassumono le opinioni personali degli autori. Entrambi sono improntati a una certa serenità, dunque meritevoli di apparire in GognaBlog (che si rallegra e ringrazia di essere stato scelto come megafono più o meno efficace). Gli autori sono Stefano Michelazzi (responsabile Commissione Abusivismo del CONAGAI) e Mauro Orazi (Consigliere Nazionale AIGAE).

Ottobre 2015: segnali di distensione ampiamente disattesi. L’allora presidente AIGAE Stefano Spinetti con il presidente CONAGAI, Cesare Cesa Bianchi.

Primo Intervento
Caro Alessandro, vista la nostra amicizia, la condivisione di una professione bella e nobile come quella della Guida Alpina e gli spazi che più volte hai dedicato ai miei scritti, sia riguardanti l’alpinismo come pratica dilettantistica sia come esercizio della professione, ti chiedo di poter avere ancora una volta uno spazio sul tuo blog, per dare un contributo, assolutamente personale, teso a tentare di dipanare quella matassa caotica che sta, ormai da tempo, “avvelenando” quell’ambiente naturale che è il nostro universo. Non so se si possa definire ambientalismo, sicuramente non in senso stretto, ma sono convinto che i malumori aspri e le guerre a colpi di carta bollata non facciano bene nemmeno all’ambiente, oltre che alle persone.
Come ben sai, ricopro un ruolo istituzionale e alcune cariche considerate oggi basilari per l’andamento futuro della professione di Guida Alpina, ma sono anche un alpinista, lo sono sempre stato e continuerò ad esserlo. La professione per me è un continuum di ciò che molti anni fa, oltre 40, è diventata la mia ragione di vita, perciò staccare dilettantismo da professionismo non è cosa facile ma nemmeno impossibile e quindi l’intervento che ti chiedo di pubblicare sarà su due livelli uno dilettantistico ed uno professionale che forse in nessun altro campo come quello di esercizio della Guida Alpina riesce a fare corpo unico.
Stefano Michelazzi (ricevuto il 21 gennaio 2018)

Una leggenda reale che vive da nove secoli
di Stefano Michelazzi

I primi scritti che vedono un’organizzazione creata per l’accompagnamento in ambiente montano, che oggi visti il progresso delle attività alpinistiche e assimilate, possiamo definire ambiente naturale in genere, risalgono al 1129 quando nacque quel gruppo dei Marrons (nome derivato dalle loro vesti di pelle) o Marroniers, i quali si offrirono di battere la traccia nella neve fresca per una carovana bloccata nell’attraversamento di un passo alpino (vedi https://www.gognablog.com/le-prime-guide-alpine/). Da allora sono passati 889 anni di storia ovvero quasi nove secoli…!

La Guida Alpina è diventata dapprima un’attività di contorno per cacciatori di camosci e boscaioli, al fine di assecondare le smanie di scoperta dei primi esploratori delle Alpi, traendone beneficio economico in una società rurale che faticava a sostenersi, poi le prime vere organizzazioni: la Compagnie des Guides de Chamonix nel 1821 e la Società delle Guide di Courmayeur nel 1850, che segnarono la nascita di quella figura dapprima di mestierante, poi di professionista come la conosciamo oggi.

Già allora l’attività di Guida Alpina si era sposata con l’alpinismo, abbandonando quelle caratteristiche di accompagnamento più servile, fatto da qualche montanaro per arrotondare i miseri guadagni delle dure attività di montagna e le Guide Alpine entravano di buon diritto nell’élite dell’alpinismo stesso producendo poi figure leggendarie come Dibona o Comici, tanto per citare i più famosi.

Non sto a fare la cronistoria della Guida Alpina italiana che seppure affascinante, sarebbe troppo lunga e ti costringerebbe a pubblicare più capitoli: con un salto temporale di 139 anni, ci catapultiamo nel 1989 quando le Guide Alpine vedono riconosciute anche in Italia (negli altri Paesi transalpini il riconoscimento è molto più antico) le loro caratteristiche professionali e viene istituito il Collegio Nazionale delle Guide Alpine Italiane assieme ai Collegi Regionali/Provinciali di riferimento.

A dirla tutta già nel 1981 in occasione della regolarizzazione dei Maestri di sci si evidenzia la figura della Guida Alpina che però verrà definita del tutto solo otto anni più tardi con la legge 6/89.

Nell’ambito della legge 6/89 si stabiliscono le aree riservate della professione che inoltre verrà inserita nei ruoli di quelle figure relative alla “Tutela della salute e sicurezza pubblica” e il perché appare piuttosto elementare se si considerano le caratteristiche della figura. Inoltre viene inserita la professione di Accompagnatore di Media Montagna (AMM) limitata all’ambito escursionistico, di natura regionale, e con alcune limitazioni sulle tipologie di terreno ovvero roccioso e nevoso.

Andrebbe da sé che le figure di riferimento siano a questo punto piuttosto precise come definizione e campo d’azione, se non fosse che l’accorpamento del Ministero del Turismo e dello spettacolo ai Beni culturali crea, a un certo punto della storia, una ripartizione delle professioni fino ad allora inserite in quel ministero, laddove le Guide Alpine e quindi gli AMM, vengono inseriti nelle liste del Ministero dello sport. Altre figure scompaiono e si crea il caos.

Leggi vanno, altre vengono e cancellano le precedenti, si fa riferimento a sentenze di varia natura e per un bel pezzo le professioni turistiche risentono di una vacanza normativa che ancora oggi appare non definita. Interviene poi nel frattempo la legge 4/2013 sulle professioni non organizzate ed è ancora caos. Perché, ci si potrebbe chiedere…? Perché malgrado i paletti definiti da questa normativa farla rispettare non è poi cosa semplice…

Ma aldilà delle normative, che indicare completamente facendone la cronistoria annullerebbe ciò che vorrei trasmettere e annoierebbe chiunque non fosse direttamente interessato, c’è una condizione, definita universalmente buon senso, che a mio avviso viene a mancare in tutta questa storia. Di chi sia il difetto in questione lascio al lettore il compito di deciderlo.

Sono circa quattordici anni che il Collegio Nazionale delle Guide Alpine Italiane tenta di portare avanti degli emendamenti alla legge 6/89, in quanto la riteniamo mancante di una serie di situazioni che in questi quasi trent’anni (1989-2018), sono apparse sulla scena turistica (definita oggi come turismo attivo), definendo delle realtà emergenti che oltre a non apparire regolarizzate da alcuna norma, e ricordiamo che sono attività che vengono esercitate nei confronti della garanzia di incolumità delle persone (quindi non regolarizzarle sarebbe criminale da parte dello Stato), ricadono spesso nei parametri della 6/89, creando non pochi problemi, sia a chi vorrebbe operare in quegli ambiti, sia a chi come noi, è un Ente pubblico e non può lasciar correre, anche in questo caso per motivazioni che può intuire chiunque.

Il grosso del problema si riflette nell’escursionismo, termine piuttosto generico che lascia spazio a diverse interpretazioni e dove figure di rilievo regionale come le Guide escursionistiche o naturalistiche sempre più vorrebbero spaziare nell’esercizio dei loro ruoli, ricadendo in attività di pertinenza delle Guide Alpine o molto più spesso in quelle degli Accompagnatori di Media Montagna.

E qui ormai da anni si è scatenata una guerra. Una guerra che ha già visto diverse sentenze definire quello che poi è stato ridefinito da altre e così via…

Ultima la sentenza del Tribunale di Belluno che ha condannato (in prima istanza) una GAE (Guida Ambientale Escursionistica) che accompagnava su neve. Che piaccia o meno, la neve è riserva delle Guide Alpine: infatti nemmeno gli AMM possono esercitare su neve in Italia se non coadiuvati da una GA.

Ci accusano spesso di voler coltivare il nostro orticello, e in parte è vero. Ma quelli che ci accusano invece lo fanno per amore di qualche sentimento spirituale?

Gli operai che scendono in sciopero per difendere il loro lavoro lo fanno per amor di Patria? Non credo proprio e con quasi vent’anni di trascorsi sindacali direi che mi posso permettere di affermarlo senza tema di smentite.

Poi c’è la questione garanzia alle persone che non credo sia discutibile. Sarebbe inquietante se in attività professionali che garantiscono un livello di preparazione attestato dallo Stato si potesse inserire qualcuno che si auto-forma… o no…? Medici, Odontoiatri, Ingegneri, Architetti, che facciamo? Sulla base della legge 4/2013 ci accreditiamo da soli? Non credo… E la Guida Alpina è professione intellettuale alla stessa stregua di quelle categorie, anzi, alcune di quelle non ricadono nell’ambito di Tutela della salute e sicurezza pubblica, la Guida Alpina sì!

Ci accusano di essere una casta… da che pulpito dico io… per chi non lo sapesse, nell’attuale legislatura di Governo, si è venuta a formare un’apposita commissione parlamentare per la discussione della legge 6/89 e ad ogni passo che sembrava già accordato col Governo, le varie associazioni interpellate, non hanno fatto altro che bloccare gli sviluppi di un possibile rinnovamento degli ambiti, si sono tentate strade di accordo, puntualmente disattese e puntualmente sbraitate ai quattro venti come grandi vittorie sulla casta… a vantaggio di chi? Un’idea personale me la sono fatta sugli avvantaggiati, mentre un’evidenza è quella sugli svantaggiati ovvero tanto per fare un elenco: Guide d’Escursionismo, Guide Canyoning, Maestri d’arrampicata, Guide Speleologiche… tutte figure che oggi non esistono nelle normative italiane, le quali bloccano l’esercizio sia agli stranieri già accreditati nel Paese d’origine, sia a chi, italiano, vorrebbe vedere regolarizzata la propria posizione. Regolarizzazione è sinonimo di garanzia, sia nei confronti del pubblico sia in quelli di chi opera, non è perdita della libertà, perché quella si perde in automatico quando si decide di prestare una certa opera e si deve sottostare comunque alle leggi sia dello Stato che del mercato!

E così si continua con le denunce senza vincitori ma con qualcuno invece che ne fa le spese, mentre sarebbe semplicissimo, se uno è convinto di essere in grado, superare gli esami per AMM e almeno in ambito escursionistico sarebbe accreditato. Senza blocchi, ma con volontà di collaborare nella stesura di emendamenti alla legge, sarebbe facile farli approvare e cambiare i connotati del mercato turistico italiano, ma si preferisce gridare alla casta piuttosto… che dia più credito?

Ma anche no…! Infatti diversi iscritti di associazioni di categoria concorrenti si sono staccati da queste formando nuove associazioni che oggi stanno dialogando con noi. Ma allora verrebbe da chiedersi, come mai non si riesce a cambiare lo stato delle cose?

La nostra “casta” ci ha provato a settembre, quando chiamati dal ministero con la richiesta di proporre un nuovo progetto di emendamento e dopo che durante l’estate ci si è lavorato a pieno ritmo, seguendo le indicazioni del ministero stesso (e credo sia comprensibile a tutti la fatica per una Guida Alpina impegnato nel pieno del proprio lavoro, a trovare d’estate il tempo per pensare ad una situazione di questo tipo), magicamente ci si è ritrovati non davanti ad un tavolo di lavoro come era stato espresso, ma davanti ad un tavolo di trattativa (ancora…) con le associazioni che ancora una volta hanno voluto bloccare qualsiasi cambiamento. Risultato: nulla di fatto, ripresa delle trattative con le associazioni che hanno risposto picche in tutti i casi, patata bollente passata al prossimo governo con mossa magica…

E nel frattempo chi ne fa le spese sono sempre i soliti, il turista che fa fatica a capire a chi rivolgersi, l’operatore che non sa bene se risulta abusivo o no…! Ce ne sarebbe ancora da raccontare, ma mi fermo qui, altrimenti nessuno leggerebbe tutta la storia.

Secondo intervento
Gentile Alessandro, vorrei sottoporti l’articolo allegato, riguardante l’aspro scontro in atto tra AIGAE e CONAGAI, che seguo molto da vicino sia per interesse personale e professionale che per coinvolgimento istituzionale.
Pur essendo membro del Consiglio Nazionale AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche), ho voluto esprimere delle opinioni personali che però ritengo utili a cercare di sbrogliare la matassa e superare l’attuale situazione di conflitto. Spero vorrai ospitarle sul tuo blog, al quale le invio in via preferenziale e con “diritto di precedenza” perché ti seguo sempre volentieri e ti ritengo persona corretta e senza pregiudizi.
In attesa di un tuo commento, ti auguro i miei più sinceri auguri di buoni passi sulle nostre amate montagne.
Mauro Orazi (ricevuto il 24 gennaio 2018)

CONAGAI/AIGAE: una sfiancante guerra tra poveri… in cui stanno perdendo tutti
di Mauro Orazi

Gentile Gogna, consentimi di usare il tuo spazio per parlare della contrapposizione in atto tra CONAGAI (Guide Alpine e AMM-Accompagnatori di Media Montagna) e AIGAE (GAE-Guide Ambientali Escursionistiche) sulla legittimità e sull’esclusività dell’accompagnamento professionale in natura.

Una vera e propria guerra tra poveri, che sta disperdendo inutilmente preziose energie tra mondi che in fondo hanno molte più cose in comune di quante le dividano e che dovrebbero, al contrario, avere tutto l’interesse a collaborare, a sostenersi, a fare fronte comune per un comune obiettivo: lo sviluppo di un nuovo modello di turismo, sostenibile e verde, che faccia da traino alla rinascita delle aree rurali e delle “terre alte”.

E invece, ci facciamo la guerra.

Sono escursionista da sempre, accompagnatore volontario da trent’anni (prima FIE e poi Federtrek) e, da circa 7 anni, guida GAE professionista e socio AIGAE. E pur ricoprendo un ruolo istituzionale in quest’ultima, scrivo queste righe a solo titolo personale, sperando di dare un piccolo contributo al superamento della controversia.

Come essenziale premessa: nessuno ha mai messo in dubbio la legittimità delle Guide Alpine a fare… le Guide Alpine e operare nel settore dell’alpinismo. La legge è chiara, limpida, inoppugnabile. E nessuno mette in dubbio che, così come un architetto può fare anche qualche lavoro da geometra (ma senza poterne rivendicare l’esclusività) ma un geometra NON può progettare come un architetto, parimenti una GA può fare senza alcun problema il lavoro di una GAE o di un AMM (ma senza esclusiva) ma non il contrario. E’ la stessa cosa per mille altre professioni: ingegnere/meccanico; farmacista/erborista; commercialista/ragioniere, giornalista/copywriter ecc. ecc.

Il vero argomento del contendere è tutto incentrato sull’accompagnamento escursionistico e sulle contrapposte figure di AMM e GAE, la prima definita nella legge sulle GA solo in poche righe di un singolo articolo, la seconda sviluppatasi “dal basso” negli ultimi 25 anni, riconosciuta da numerose leggi regionali e che ha oggi assunto una propria autonomia e professionalità.

Ed entrambe le parti in causa che reclamano, una (AIGAE) il diritto di esistere, l’altra (CONAGAI) il diritto all’esclusiva. Chi ha ragione? Forse nessuno, forse tutti. Guardate questa immagine, casualmente trovata in rete (questo è vero; questo è vero; questa è la verità):

Una sola realtà, ma due opposti punti vista, che generano due verità, con entrambe le parti che non riescono a comprendersi perché ognuna ne vede solo una.

Potrei parlare fino allo sfinimento del “nostro” punto di vista, quello di GAE, portando fatti, leggi, cavilli, sentenze, opinioni… e continuerei a non cavare un ragno dal buco, perché l’altra parte continuerebbe a portare le “sue” prove e vedere la “sua” verità.

E allora proviamo per un attimo a sospendere ogni giudizio e ipotizzare che in fondo potrebbe anche esistere un altro punto di vista, diverso dal nostro ma ugualmente vero, e provare a trovare insieme una soluzione che tenga conto di entrambe le posizioni.

Partiamo da un dato di fatto: l’attuale legislazione è sommaria, lacunosa, mal fatta tanto sul fronte AMM che su quello GAE, e ha generato l’attuale guazzabuglio normativo e creato una situazione incomprensibile ai più e dalla quale sembra difficile uscire senza uno sforzo di buona volontà da entrambe le parti.

I punti ambigui che tanta confusione stanno generando sono, a mio parere, essenzialmente tre, che proverò a spiegare anche usando delle analogie con altre professioni (vi prego, sono solo analogie, non spaccate il capello in quattro!):

Il problema del “DOVE”. Ovvero l’impossibilità di definire in modo giuridicamente ineccepibile l’ambiente in cui si svolge ciascuna professione perché la natura è, per fortuna, di gran lunga più varia e multiforme del limitato lessico umano. D’altronde, non si è medici solo perché si lavora in ospedale (o architetti in cantiere, o avvocati in tribunale)… perché si dovrebbe essere GA/GAE/AMM solo perché si lavora “in montagna”?

Un concetto semplice al senso comune come “montagna” è intraducibile in termini giuridici… e non lo dico io, ma la stessa Corte Costituzionale nella sua sentenza del 2005 proprio sul conflitto GA/GAE.

Il problema del “CON COSA”. Ovvero la difficoltà (quasi impossibilità) a definire una professione solo in base agli strumenti che adopera. Per continuare con le analogie, non si è medici perché si usa il bisturi (né architetti con la matita e il tavolo da disegno, né commercialisti con la calcolatrice). Né si è GA solo perché si indossano i ramponi o si usa la piccozza. Problema aggravato da un’evoluzione tecnologica rapidissima che imporrebbe una continua revisione degli strumenti ammessi (bisturi a laser per i medici/ progettazione CAD al computer per gli architetti/software amministrativo per i commercialisti).

E’ questa un’opinione molto diffusa tra gli esperti giuslavoristi e ribadita dallo stesso Ministero dello Sport in occasione di un incontro congiunto CONAGAI/AIGAE/AIGC (Guide Canyoning) di qualche mese fa.

La falsa equivalenza “sicurezza=professione ordinistica”. La vera equivalenza è “sicurezza=preparazione e prevenzione”. Equivalenza egregiamente applicata ad esempio nel mondo delle immersioni subacquee, non certo meno pericoloso del semplice escursionismo: una serie di associazioni di categoria serie e autorevoli, ognuna con il proprio protocollo formativo ma tutte di uguale rigore e, soprattutto… senza nessun ordine o collegio imposti per legge! La stessa Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, intervenuta in materia di guide, afferma in un parere del 2008 che “le esigenze di tutela del consumatore possono comunque essere soddisfatte attraverso sistemi di certificazione di qualità basati su meccanismi diversi e meno restrittivi della concorrenza di quelli previsti dall’iscrizione ad un albo”.

Proviamo allora a rimettere in ordine le cose e a ripartire dall’inizio: si separi in modo netto l’attività alpinistica da quella escursionistica, con una modifica alla legge 6/1989 che la definisca in modo chiaro e inequivocabile. La definizione c’è già ed è sotto agli occhi di tutti: “è attività riservata alle GA l’accompagnamento su percorsi che richiedano l’uso di tecniche alpinistiche per la progessione e che siano classificabili dal 2° grado in su nella scala internazionale UIAA”. Rimarrebbe da identificare un’analoga classificazione per i terreni innevati… ad esempio “percorsi e arrampicate lungo pendii acclivi oltre i 20° di pendenza”, magari “ridotti a 10° in caso di pericolo valanghe di livello 3 o superiore”, ecc. Non sono un esperto in materia, ma sono sicuro che una soluzione ragionevole esiste e che i colleghi GA potrebbero indicarla.

Si uscirebbe, finalmente, dal vicolo cieco della definizione di un’attività basata solo sugli “ambienti” o sugli “strumenti”, abbandonando il “DOVE” e “CON COSA” per tornare al “COME” e ripartire da qui per una seria, moderna ed efficace riforma del settore.

Con queste premesse, si potrebbe poi procedere sin da subito alla trasformazione, proposta dallo stesso CONAGAI, degli AMM in “Aspiranti Guide Alpine”, togliendo a questi ultimi la limitazione dei terreni innevati e del limite regionale, che anche AIGAE ritiene obsoleti e anacronistici, archiviando così definitivamente l’attuale ambiguità tra figura escursionistica e figura alpinistica che tanti coflitti sta generando.

Sono fiducioso che a queste due semplici modifiche AIGAE darebbe il suo pieno appoggio senza ostacolarle né opporvisi. Parimenti, il CONAGAI potrebbe appoggiare una futura proposta di legge che, all’interno del “recinto” delle professioni non ordinistiche regolamentate dalla legge 4/2013, definisca la qualifica (NB: qualifica, non abilitazione) di GAE, ne fissi i processi formativi e le competenze, ne faccia insomma il “ritratto”, senza istituire albi, collegi o riserve ma semplicemente indicando con chiarezza chi è una GAE. E specifichi che “le attività di competenza delle GAE sono estese anche alle GA”, così da riconoscere l’indubbia maggior preparazione tecnica di una GA per svolgere anche il lavoro di GAE, ma senza esclusiva (come per l’esempio già usato di architetti e geometri, commercialisti, ragionieri, ecc.).

E poiché la stessa L. 4/2013 non prevede alcuna forma di esclusiva alle Associazioni di categoria, AIGAE non potrebbe rivendicare nessun trattamento speciale per sé rispetto ad altre future associazioni né potrebbe opporsi alla loro esistenza. Potremmo così liberare finalmente il mercato da vincoli corporativi che lo stanno soffocando ma fissando nel contempo dei requisiti minimi a garanzia dell’utenza e dei cittadini e in linea con le direttive europee e le sempre più articolate richieste del mercato moderno.

Il tutto andrebbe approfondito nei dettagli, magari con un tavolo di lavoro congiunto, ancor meglio se allargato anche ad altri attori non coinvolti nella diatriba ma comunque competenti in materia di escursionismo, di turismo e di normative [ad es. CAI, COLAP (Coordinamento Libere Associazioni Professionali), AINEVA, ecc.], formalizzato negli opportuni termini legali e sancito da un accordo tra le parti realmente vincolante.

Spero di essere riuscito in in queste righe necessariamente scarne a sintetizzare un’idea complessa e dai mille risvolti, ma che potrebbe essere proficuamente sviluppata se veramente ci fosse reciproca volontà di superare ogni conflitto e tornare a fare, finalmente, quello che amiamo: le guide di due bellissime professioni, e non le truppe di un’assurda guerra.

Buoni passi a tutti, da fare però fianco a fianco e non uno contro l’altro.

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Tra due litiganti nessuno che ci gode ultima modifica: 2018-01-30T05:03:56+02:00 da GognaBlog

77 pensieri su “Tra due litiganti nessuno che ci gode”

  1. 77
    paolo panzeri says:

    Cominetti, non parlavo di sicuro di te, ti ritengo “uno della minoranza”, quella non affarista. E come ho detto il “mercato” prima o poi se ne accorge.

    Io ho solo riportato delle mie osservazioni e delle mie opinioni su persone che ho incontrato, non li ho nominati, penso che toccherebbe alle loro gerarchie estrometterli, ma non mi sembra lo ritengano importante.

    Magari tu potresti farlo, ma secondo me servirebbe a poco. Penso che l’unica possibilità di opposizione costruttiva all’andazzo sia l’esempio.

  2. 76
    Alberto Benassi says:

    E ho anche scritto chiaramente che non prometto né sicurezza né amicizia. Ciao

    Marcello, ma se non fanno come dici, che fai li frusti anche…?

  3. 75

    Panzeri, qui non si esprimono (tranne in rari casi) ufficialmente le Associazioni ma i singoli appartenenti con opinioni personali.
    Per esempio, collegandomi a quanto da te scritto poco fa, la maggior parte dei miei colleghi sbandiera sicurezza e amicizia come “specchio per le allodole”, mentre io sul mio sito ho riportato felicemente (bontà mia) e consapevolmente questa bella e veritiera frase del grande alpinista scozzese:

    IN MONTAGNA NESSUNO É AL SICURO: BASTA UN SOLO PASSO FALSO, E DA UN MOMENTO ALL’ALTRO L’ADRENALINA DI UNA SCALATA PUÓ TRASFORMARSI IN UNA PARTITA A DADI CON LA MORTE. Hamish MacInnes

    Come vedi, percezione e offerta, in questo caso, non sono per tutti la stessa cosa.
    E ho anche scritto chiaramente che non prometto né sicurezza né amicizia. Ciao

  4. 74

    Marco Marazzoli, ciao, sto partendo per la Polinesia, dove vivrò in mutande e infradito, scrivendo mi piace sulla sabbia, ballando e cantando alla luce dei falò e mandando a fanculo il mondo e le sue beghe. Un consiglio: vieni anche tu (tranquillo non sono gay).

  5. 73
    paolo panzeri says:

    Ancora voglio dire qualcosa a proposito della “sicurezza” in montagna che tanto viene sbandierata e usata in questi tempi.
    Professionisti e non ne parlano di continuo, si atteggiano a detentori e vogliono insegnarla a tutti.
    E così vengono generate regole, corsi, istruttori e pure processi mediatici o legali più o meno pubblici.
    Raramente si parla del rischio e del pericolo.
    Mai si parla della “percezione del rischio”.
    Si vedono persone bocciate ai corsi guide e poi riammesse e patentate, istruttori totalmente o quasi “assenti” che insegnano e dirigono scuole, esperti senza una qualsiasi sensibilità percettiva che fanno regole….. si può dire proprio che il mondo è bello perché è vario.
    Aggiungo da ignorante della psiche due mie opinioni di sicuro modificabili da chi ne sa.
    Ogni persona vive in maniera più o meno cosciente i rischi che corre e ci sono poi persone “incoscienti” che di solito si fanno quasi subito molto male.
    Negli anni ho notato che, chi non ha una “percezione del rischio” abbastanza forte, non riesce ad apprenderla, non riesce a modificare la sua sensibilità.
    Secondo me ultimamente si trascura un aspetto dell’uomo molto importante che nell’andare in montagna dovrebbe essere soppesato attentamente, o forse oggigiorno disturba le associazioni?

  6. 72
    Alessandro Tenca says:

    Ore, giorni, mesi, anni…persi a discutere e a far vale ragioni sempre più o meno valide, ma troppo spesso a discapito del vero e serio lavoro.
    Per me c’è bisogno di tanto, montano, pragmatismo, specie per chi ha già, al di là delle effetive qualifiche, anni di presenza sul mercato e può provare esperienze, competenze, titoli di studio.
    Mi permetto di suggerire un’applicazione a livello nazionale della Delibera 629/2016 della Provincia Autonoma di Bolzano (mi sembra abbastanza montana e sufficientemente “esemplare” in molti campi del comparto turistico montano, come Provincia):
    http://lexbrowser.provinz.bz.it/doc/it/205220/delibera_14_giugno_2016_n_629.aspx?view=1

    Di certo criteri di ammissione/riconoscimento per chi ha titoli definibili equipollenti di altri Paesi/Regioni, possibilità concesse a chi esercita, solo temporaneamente, nel territorio provinciale, limitazioni relative a terreno innevato, …mostrano un esempio da seguire e non pongono, a chi già esercita, aut aut come quelli (parlo per il Veneto) già posti ad altri miei colleghi (=fare il corso di AmM in toto!) che, per loro scelta, hanno deciso di acquisire il titolo di AmM:
    https://www.guidealpineveneto.it/amm_formazione.php

    60 giornate formative sono insostenibili per chi ha già un’attività avviata!

    Io stesso sono, anzitutto, un Naturalista (e credo di poter presentarmi così ed esprimere le mie competenze in tutto il Mondo!), che per questioni di destino e non di scelta (=sono nato dove ancora vivo!) vive e lavora nelle Prealpi Veronesi, al confine col Trentino e ad un passo dalla Lombardia; che ha scelto di fare del GUIDARE (e non di accompagnare, in quanto sono io che decido dove andare una volta che il cliente mi ha ben spiegato che tipo di escursione naturalistica desidera; quindi non lo accompagno ma lo guido propriamente!) gente per Monti, Boschi, Valli, Colline, Pianure, Paludi… ancora ai tempi del liceo prima e dell’Università poi e in base a questo ha impostato il suo percorso formativo (anche extra accademico); fino al 2007, anno del mio diploma di laurea, quando in Veneto non erano ancora stati attivati i corsi di AmM (la figura era stata istituita a livello nazionale, attivata in altre Regioni).
    Poi mi è stato detto (dopo regolare superamento di esame regionale) di potermi presentare come Guida Naturalistico-Ambientale…da lì ho cominciato a lavorare (iscrivendomi ad AIGAE come unica associazione di categoria presentae sul territorio nazionale), a realizzarmi come persona, a creare economia, a mettere le mie idee al servizio del territorio in cui vivo, anche, temporaneamente, in altre Regioni limitrofe come è normale che sia per chi guida turisti in giro per il Mondo.

    Io il tempo (e ritengo nemmeno la necessità!) di dover ri-dimostrare di aver acquisito importanti competenze e di saper fare ciò che già faccio dal 2008, tutti i giorni, non lo ho (alle condizioni attualmente imposte in Veneto e in tutte le altre regioni in cui le GA chiedono alle GAE di diventare AmM)!

    Perciò diamoci tutti una mossa, vagliamo i casi studio (provenienti da altri Paesi/Regioni) che possano essere veramente d’esempio per un’applicazione definitiva almeno su tutto il territorio nazionale.
    Mettiamo -tutti- sul piatto ciò che già siamo e integriamo, eventualmente, le nostre competenze, come è d’obbligo per un vero professionista, in base a quello che intende diventare/come intende migliorarsi! per favore guardiamo al futuro con l’idea di muoversi in avanti!

     

  7. 71
    Marco Marazzoli says:

    Fabrizio Bellucci, non facciamo finta di non sapere che anche il weekend appena trascorso è stato caratterizzato ad opera di UNA DELLE DUE PARTI E CIOÈ DAL COLLEGIO DELLE GUIDE ALPINE da intimidazioni, diffide, esposti (caduti nel vuoto), tentativi di inviare forze dell’ordine.
    Saresti sereno tu?
    Se vogliamo smetterla con i veri attacchi personali e di categoria il CONAGAI dovrebbe come minimo smettere di usare l’ambiguità normativa come vantaggio commerciale contro l’altra categoria. Per una presunta esclusiva nell’accompagnamento escursionistico che sappiamo tutti benissimo che non è definita.
    Ti dimentichi che anche noi lavoriamo emettendo fattura/ricevuta, su cui paghiamo tasse, abbiamo anche noi famiglie da mantenere e bollette da pagare. E pur essendo i nostri singoli nomi di professionisti in un elenco riconosciuto dal Ministero dello Sviluppo Economico, oltre che in molte più regioni abilitati da corsi e qualifiche, veniamo furbescamente trattati da criminali e chi non fa giochetti legali come minimo ci diffama facendoci passare da tali.
    Ripeto: saresti sereno tu?
    Se le GAE , essendo 10 volte tanto come numeri, iniziassero a fare la stessa cosa con tutti gli AmM che accompagnano ad esempio fuori regione che succederebbe?
    Vogliamo davvero questa autodistruzione del mercato dell’accompagnamento escursionistico? Per tornare a sedersi a un tavolo occorre che finisca l’aggressione corporativa di Guide Alpine e sottoposti, che è evidentemente pianificata e metodica. E chiedere a chi si sta solo difendendo di smettere di farlo e accettare di scomparire insieme a tutto il mercato creato è quantomeno ipocrita.
    Perché una cosa è certa: quel mercato è stato animato, diretto e in alcuni territori creato da zero proprio dalle GAE. E ora altri non solo vogliono entrarci, che è anche legittimo, ma vogliono accaparrarsene totalmente. Non nascondiamoci dietro a un dito. O non se ne esce sani. Nessuno.

  8. 70

    Spero che il weekend appena trascorso (magari lavorando bene) abbia regalato un po’ di calma e di tranquillità a tutti noi, perchè almeno il 90% dei messaggi qui postati mostrano un’acredine che va ben oltre la normale (e giusta) competizione, ma soprattutto tradiscono lo spirito di avvicinamento mostrato negli interventi di Michelazzi e Orazi.
    Se vogliamo proseguire sulla strada degli attacchi personali o di categoria, non veniamo poi a piangerci addosso sulle ovvie conseguenze di questa scelta.
    A noi la scelta
    Fabrizio Bellucci

  9. 69
    Marco Marazzoli says:

    Verissimo Marco Garimberti, ma diciamo le cose come stanno, che i due contendenti non sono affatto uguali. Finora solo una delle parti è ricorsa a denunce, tribunali, proposte di legge per mettere in cassaforte i propri interessi di casta. L’altra si limita a difendere il proprio diritto di esistere  e vorrebbe proprio e solo questo: competere lealmente sul campo con le armi della qualità.

  10. 68

    Bravo Francesco. E’ quello che dico io! ma lor Signori, gli uni e gli altri, sono ancora troppo carichi di ormoni, per capire che “vinca” il migliore, quello che lavora di più, quello che ha più fantasia, quello che ha più professionalità ed esperienza e quello che le sa comunicare! Andate, andate in tribunale, arricchite avvocati, consulenti e giudici, arricchite pure la burocrazia. Oh stolti 🙂 ciao brava gente di montagna… a proposito… ma allora la montagna vi ha insegnato poco… ahahahahah! dai fate i bravi.

  11. 67
    Francesco Annovazzi says:

    Ribadisco ancora una volta…e nessuno mi ha ancora risposto…se le Guide Alpine tanto ambiscono a fare escursionismo e tanto si sentono più brave nel farlo hanno proprio necessità di ricorrere alle aule di tribunale x dimostrarlo?? Dalle mie parti le persone di onore dimostrano il proprio valore sul campo e non lagnandosi vergognosamente all’autorità del caso… La clientela non è stolta e, laddove sia garantita una concorrenza leale, sono le sue scelte a determinare quella che è l’offerta migliore…quindi è solo il caso di fare tutti le persone serie cercando di fare del proprio meglio sul campo senza perdersi in inutili ciance!

  12. 66
    Pietro abruzzese says:

    Cioè, fammi capire… i dottori sareste voi??? Dove basta la terza media per diventare guida alpina (o amm)?? 😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂E poi scrivi che sul piedistallo ti ci ha messo qualcuno e non ci sei salito da solo…

  13. 65

    Mi sembra di vedere molto disfattismo tra le file delle GAE. Arianna meriterebbe un premio e mi spiace vedere il danno che fa alla sua categoria mostrandosi cosí negativa e senza idee concrete. L’impressione leggendo certi commenti è di totale ignoranza verso ció che le GA fanno e hanno sempre fatto. Sono GA dal 1984 e nella mia carriera, ormai non cosí breve, ho guidato alpinisti su alcune tra le piú difficili montagne del pianeta e faccio senza vergognarmi escursioni sui prati vicino a casa con famiglie e anziani. Vivo sulle pendici del Col di Lana , nelle Dolomiti e mi sono appassionato alla storia della Grande Guerra che é diventato uno dei motivi per cui vado a passeggiare volentieri. Dalle mie parti il lavoro non manca per le GA e d’estate da sempre i miei colleghi guidano escursionisti lungo sentieri. Ultimamente con l’arrivo di molti stranieri c’è molta richiesta di itinerari facili e le agenzie piú importanti si avvalgono delle GA o di abusivi d’ogni sorta, ma (é curioso) mai o quasi degli AMM o tantomeno GAE. Mi capita di fare vie alpinistiche anche impegnative, ma sicuramente è sul terreno facile che si lavora di piú.

    Sinceramente non mi sento cosí svilito se devo fare una passeggiata pagata come un’ascensione, anzi mi riposo. Credo che una GA debba essere pronta a tutto e vi assicuro che a volte capita di fare cose veramente strane, ma la professione quello é! Nell’immaginario sul cosa fanno le GA vedo qui molta confusione e questo mi sembra sia l’elemento che porta al disfattismo che regna. Le GA non ce l’hanno con nessuno ma, essendo da piú tempo di tutti sul campo, forse si preoccupano di provare a stabilire un ordine che può solo giovare a ogni categoria.

    Ricordo a  tutti che l’esperienza si fa solo con il tempo, anche oggi dove tutto corre velocissimo nelle fibre e nell’etere, e che bisognerebbe avere la modestia e l’umiltá di ascoltare chi ne ha di piú per potersene fare a propria volta. Sentire arroganza e astio come da certe GAE che scrivono qui, é triste e non costruttivo. Poi prendersela con la legge 6/89 lo trovo patetico e pure ignorante, si perché chi lo fa ignora che é stato un passo epocale, anche se oggi dimostra i suoi limiti e vetustá certamente. Adeguiamola ma non odiamola a priori, non serve a nulla.

    Infine credo che le piú incazzate siano le GAE perché diventarlo é molto facile e breve rispetto a diventare AMM. Infatti é tra le GAE che si guarda con ammirazione a chi si autoforma in poco tempo e cose del genere. Mi spiace ma per fare i dottori bisogna studiare altrimenti si resta manovali, che va pure bene con tutto il rispetto, ma non si può pretendere un risultato elevato con un impegno contenuto. Puó andare di culo qualche volta ma alla lunga distanza tutti i nodi vengono al  pettine… E qui la mitica Arianna dirá alla sua maniera che noi GA siamo tutti spettinati!!! Ma fatemi il piacere.

  14. 64
    Mauro Orazi says:

    A integrazione (non avevo ancora letto l’ultimo commento di Michelazzi):  se proprio dobbiamo tornare, ancora, ai cavilli, eccoti la trascrizione letterale del parere dell’antitrust sulle GUIDE ALPINE, numero AS460 del 27 giugno 2008:

    —-

    “Con la presente segnalazione, effettuata ai sensi dell’articolo 21 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato intende richiamare l’attenzione su alcune distorsioni della concorrenza e del corretto funzionamento del mercato derivanti da alcune previsioni contenute nella legge quadro 2 gennaio 1989, n. 6, recante “Ordinamento della professione di guida alpina”.
    (…)

    Al riguardo, si rileva, come più volte evidenziato dall’Autorità, che l’obbligatorietà dell’iscrizione ad un albo professionale dovrebbe rivestire un carattere di eccezionalità, dovendo essere limitata alle professioni caratterizzate da prestazioni suscettibili di arrecare svantaggi di tale rilevanza per i consumatori da non consentire un regime di libero mercato o laddove vi sia uno specifico e pregnante interesse pubblico da salvaguardare. Pertanto, ove l’istituzione dell’albo delle guide alpine perseguisse l’obiettivo di garantire la tutela e la sicurezza dei fruitori dei servizi offerti dalle guide stesse, tale obiettivo verrebbe comunque ampiamente assicurato dal superamento di un apposito esame (peraltro già previsto dalla vigente normativa) e dalla conseguente iscrizione dei soggetti ritenuti idonei in un mero elenco delle guide abilitate. L’esistenza del suddetto albo professionale si traduce, quindi, in uno strumento di ingiustificata limitazione all’accesso al mercato.”

    Più chiaro di così… chi ha orecchio per intendere, intenda.

     

  15. 63
    Mauro Orazi says:

    Marco Heltai, spiace vedere che una persona preparata come te deforma la realtà. Il mio articolo voleva essere il più possibile oggettivo, per cui mi trovo costretto a ripuntualizzare cose che agli occhi di un esperto quale tu ti professi speravo fossero evidenti. Perché se continuiamo a travisare le cose a uso e consumo di uno dei contendenti, non si và da nessuna parte.

     

    Sul “DOVE: visto che citi l’articolo di legge, facciamolo per intero e a beneficio di tutti i lettori:

    ART 2 – oggetto della professione di guida alpina

     

    1. E’ guida alpina chi svolge professionalmente, anche in modo  non esclusivo e non continuativo, le seguenti attivita:

     

    a) accompagnamento di persone in ascensioni sia su roccia che  su ghiaccio o in escursioni in montagna;

     

    b) accompagnamento di persone in ascensioni sci-alpinistiche o in escursioni sciistiche;

     

    c) insegnamento delle tecniche  alpinistiche  e  sci-alpinistiche con esclusione delle tecniche sciistiche su piste  di  discesa  e  di fondo.

     

    2. Lo svolgimento a titolo professionale delle attivita’ di cui  al comma 1, su qualsiasi terreno e senza limiti di difficolta’ e, per le Escursioni sciistiche, fuori delle stazioni sciistiche  attrezzate  o delle piste di discesa o di fondo, e comunque  laddove  possa  essere necessario l’uso di  tecniche  e  di  attrezzature  alpinistiche,  e’ riservato alle guide alpine abilitate all’esercizio  professionale  e iscritte  nell’albo  professionale  delle  guide   alpine   istituito dall’articolo 4, salvo quanto disposto dagli articoli 3 e 21.

     

    3. Le regioni provvederanno a individuare e a  delimitare  le  aree sciistiche ove e’ consentita l’attivita’ dei maestri di sci.

     

     

     

    Non ho omesso nulla, giuro! Ora, ti invito a specificarmi:

     

    –        –  Come interpreti la frase, da te dimenticata: “e comunque  laddove  possa  essere necessario l’uso di  tecniche  e  di  attrezzature  alpinistiche”? Che, bada bene, ha una “e”, non una “o”… che in giurisprudenza fa una differenza enorme. Differenza che proprio la Corte Costituzionale ha ribadito nella citata sentenza 459/2005 (NB è del 2005, non del 1995. Sarebbe troppo lungo trascriverla qui, ma sono sicuro che tu ce l’hai e comunque è reperibile facilmente in rete);

     

     

    –         – Dove sia prevista, citata, nominata, anche solo per sinonimi o concetti, la “zonazione” per l’attività alpinistica/escursionistica (si parla solo di sci)?

     

    –          – Come possa, nel momento in cui è decaduta la definizione giuridica di “montagna” (su questo almeno siamo d’accordo, si?), rimanere in vita la frase “escursioni in montagna” (anche volendo ignorare la successiva specifica sull’attrezzatura di cui sopra)?

    – visto che la citi (in modo errato, a mio parere) per giustificare l’obbrobrio della “zonazione” lombarda: come può una legge del 1994, la 97 sulle aree montane, essere superiore e/o smentire una sentenza della Corte Costituzionale del 2005?

     

    E’ evidente (almeno ai miei occhi) che se insistiamo con il DOVE, non si và da nessuna parte, altro che chiarezza.

     

    Sul COME: Sorry, ma non sono stato io a dire che “definire una professione per gli strumenti è un’assurdità giuridica”. E’ stato un alto dirigente del Ministero dello Sport durante una riunione della quale, ne sono certo, i tuoi colleghi presenti ti avranno informato. Non è colpa mia, giuro! Anche se, non te lo nascondo, penso che che lasciare al Conagai (come da voi chiesto) la facoltà di definire tali strumenti è un arbitrio enorme. In pratica si sta dicendo “dimmi tu quello che vuoi fare e cosa vuoi riservarti e io te lo do”. E se domani il CONAGAI definisse “attrezzatura alpinistica”, che so… gli scarponi ramponabili, o i bastoncini da trekking? Dai, parliamoci chiaro, senza peli sulla lingua: è stato solo un goffo e maldestro tentativo di accaparrarsi le ciaspole tout court.

     

    Sull’opposizione di AIGAE alle modifiche “migliorative”: Balle! Basta con queste balle! L’ho anche scritto: AIGAE non ha nulla contro modifiche migliorative. Ma quando nelle proposte si leggono frasi tipo “sono riservate alla GA (…) escursioni e ascensioni su siti naturali e artificiali anche ipogei” non puoi chiederci di  far passare una legge che vi riserva QUALUNQUE escursione su siti naturali: non và, non và proprio! E se per causa di queste improvvide pretese viene ostacolata tutta la legge… sorry, ma non è a noi che devi dare la colpa, quanto a chi di voi scrive proposte formulate male (a voler essere ingenui) o a essere maliziosi, subdole (sai come diceva Andreotti, no?). L’ho già scritto e lo ripeto: togliete ogni ambiguità, separate escursionismo da alpinismo senza se e senza ma, e vedrete che tutto andrà meglio… e magari avrete anche il nostro pieno appoggio, chissa!

     

    Per finire con la tua competenza di assicuratore, indubbia: tranquillo, la nostra polizza cita espressamente:

    TABELLA (A) – RISCHI ASSICURATI

    a) Attività proprie delle guide ambientali escursionistiche;

    b) Escursioni in ambiente naturale, anche innevato, senza limiti di quota, purché non sia previsto l’uso di attrezzature alpinistiche specifiche per la progressione e su roccia o misto non si ecceda la valutazione complessiva P.D. comprese le escursioni notturne;

    E, nota… il punto b) non dice “a condizione che sia attività propria delle GAE”. Quindi finchè non ci sarà una legge che ci metta apertamente ed espressamente fuorilegge… grazie per l’interessamento, ma non preoccuparti troppo per noi e per la nostra copertura assicurativa.

     

    A proposito: ai vostri AMM che vanno fuori regione glielo avete spiegato per bene che loro invece non sono coperti? Perché sai, in quel caso la legge parla chiaro, nessuna ambiguità: gli AMM operano solo nella regione in cui sono iscritti.  Ed è un peccato, ne avrebbero diritto…

  16. 62
    Alberto Benassi says:

    “che spasso…perché tu Luciano nella tua ingenuità credi ancora alla favola che il CAI ti porta in montagna gratis?? Ma hai una benché minima idea del giro di denaro che interessa un’associazione di quella portata?? Non è un’ente di beneficenza il CAI e quello che offre a te, magari gratuitamente, se lo fa sicuramente pagare da qualcun’altro in modo che sicuramente è meno trasparente della guida che si fa pagare per quello che fa e la responsabilità che si assume nel farlo… Un consiglio, quando vai in montagna non dimenticare a casa il buon senso…!”

    @ FRANCESCO

    Perché un istruttore di alpinismo del CAI che svolge la sua attività NON PAGATO!! , non se la prende la responsabilità?

     

    I buon senso non lo consigliare solamente agli altri. Usalo anche te prima di scrivere certe cose.

     

     

  17. 61

    Mi ero ripromesso di non intervenire nella discussione, aldilà dell’unico intervento fatto appena pubblicato l’articolo, per lasciare spazio e leggere. Leggere diverse opinioni, di chi sull’argomento ha interesse e magari ancor più, di chi non ne ha proprio.
    L’interessante lettera di Orazi, da degli spunti ben precisi, che non condivido, ma che evidenzia le sue posizioni che hanno cognizione di causa. Poteva di certo risparmiarsi lo scivolone sul parere dell’AGCM che Marco Heltai ha giustamente evidenziato, non serviva a perorare la sua causa e fa scadere tutto quello che prima invece ha scritto. Le buone intenzioni si sostengono con la verità non con le bugie. Peccato!
    Francesco, il tuo escursionismo BANALE, sta tutto qui dentro:
    http://www.cnsas.it/2016/08/17/agosto-periodo-di-super-attivita-per-il-soccorso-alpino/#more-3317
    Prova a darci una lettura e magari cambi idea.
    Ciò che salta all’occhio dopo aver letto un po’ di post è la ridicola posizione che vede due mondi opposti o comunque diversi nel fare escursionismo e alpinismo. E’ ovvio per chi ha solo un minimo di conoscenza storica dello sviluppo delle attività di montagna, che chi scrive queste baggianate non sa di cosa stia parlando. Non sa ad esempio che fino agli anni ’50 il termine escursionismo, praticamente non esisteva, c’erano alpinisti e rocciatori, i primi che salivano le montagne per i percorsi più logici e naturali, i secondi che forzavano le difficoltà e portavano avanti il livello atletico di ciò che pochi anni dopo si fonderà col termine alpinismo, definendo le attività con forte componente sportiva e concezione di conquista e differenziandole da quelle che verranno definite escursionismo. Di letture dalle quali estrapolare questi concetti ce ne sono a decine, ma leggere sembra uno “sport” poco in voga di questi tempi, dove tutti sanno già tutto…
    Le Guide Alpine sul ghiacciaio del Pian di Neve in Adamello, hanno sempre lavorato e non è perché oggi ci vanno su di corsa i runner che la situazione sia cambiata, si è portato avanti il livello tecnico (malamente direi ma questa è un’altra storia…) dei frequentatori dell’ambiente naturale, null’altro. Anche sui pratoni sommitali del Mont Chetif a Courmayeur le Guide Alpine hanno sempre accompagnato, oggi molto meno per gli stessi motivi, ma chi vuol far intendere che le Guide Alpine abbiano sempre snobbato l’escursionismo, o non conosce la storia o se le inventa.
    Alla faccia di chi se le canta e se le suona…
    Non a caso, nella 6/89 il termine escursionismo montano è riservato alle Guide Alpine (art.2) ed è su quel termine: montano; che si poggia la diatriba.
    La montagna non esiste? Esiste eccome!
    Chi ci accusa di essere troppo attaccati alle leggi, dimentica forse o magari più facile che si nasconda dietro ad un dito, che a scatenare la situazione è stato proprio lui, legandosi alla scomparsa nella terminologia giuridica di una definizione specifica per quel termine “montano”, scomparsa dovuta a tutt’altre motivazioni che a quella dell’accompagnamento professionale in ambiente per il quale come si vede allo stato attuale, la politica non ha interesse, altrimenti avrebbe sistemato la situazione già da molto tempo.
    A cavillare son capaci tutti, ma almeno si abbia il buon gusto di non voler raccontare le fiabe e chi vorrebbe perorare la causa, sia capace di non caderci dentro… , o almeno si informi prima di parlare.
    Un’altra cosa che salta all’occhio la Guide Alpine che inseriscono post, ci mettono sempre nome e cognome, gli altri no… aldilà dei fake piuttosto visibili…
    Un’attività nata dai primi bird-watchers e assimilati oggi vuole evolvere, ben venga, ma rispettiamo le regole, è questo che viene rifiutato come concetto, probabilmente per il motivo che ho già indicato: tutti oggi, sanno già tutto!
    Poi ci sono pure quelli che in questa discussione ci mettono anche il CAI… e definiscono purtroppo la concezione italiana dell’andare in montagna, rafforzando il concetto appena ridetto di chi sa tutto ma non ha capito niente… povera montagna!

  18. 60
    AIGAE Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche says:

    Due articoli a confronto sul blog della Guida Alpina Alessandro Gogna relativi al blocco legislativo delle professioni dell’escursionismo. Uno di Michelazzi del Conagai e uno di Mauro Orazi della Giunta AIGAE. Entrambi scrivono a titolo personale. Chi si “arrocca” e chi invece è propositivo lo lasciamo giudicare ai lettori.
    Stiamo seguendo con interesse il dibattito nei relativi commenti e registrando positivamente anche le aperture e i dubbi di diverse Guide Alpine e Accompagnatori di media Montagna che intervengono.
    Il blocco che si sta creando nel turismo escursionistico, con dispetti, diffusione di false notizie, diffide e minacce, inizia a preoccupare i più avveduti anche tra gli iscritti al Collegio delle Guide Alpine. In interi comprensori infatti il mercato invernale è stato letteralmente azzerato da azioni corporative e protezionistiche. Atteggiamenti dannosi e fuori tempo, superati ormai da 20 anni da una serie di normative che hanno spostato il focus verso la tutela dei consumatori, impedendo la protezione fine a se’ stessa dei professionisti dal libero mercato.
    Eppure i territori rurali avrebbero tanto bisogno dell’effetto volano dei professionisti. Una responsabilità sociale che come Associazione di categoria delle #GuideAmbientaliEscursionistiche sentiamo come vera e propria missione, rappresentando noi numericamente la maggioranza di chi fa dell’accompagnamento escursionistico e in natura una professione.
    È da tempo necessario voltare pagina. Abbiamo la forza per farlo. Decidere di esserci o meno a questo punto è una scelta.

    Nota: nella foto del 2015 l’ex Presidente AIGAE Stefano Spinetti, alla firma della lettera d’intenti con il Presidente CONAGAI Cesa Bianchi: accordo tradito dopo solo una settimana dal Collegio delle Guide Alpine. Mentre si doveva lavorare insieme a una proposta di legge contemporaneamente infatti le Guide Alpine presentavano nelle regioni e in Parlamento una serie di leggi che prevedevano l’esclusiva nell’accompagnamento escursionistico…
    Dalla pagina fb dell’AIGAE, 3 febbraio 2018 ore 9.30

  19. 59

    viva la libertà. la guida non è un semplice accompagnatore. a parità di costo preferisco la guida, che dovrebbe avere molto di più da insegnarmi. se fossi guida mi “abbasserei” anche alla media montagna, organizzando al meglio gite fuori porta. mi preoccuperei di farcirle di ingredienti, che una guida turistica non è titolato a proporre… mi sforzerei di rendere la mia proposta più stimolante… conterei su me stesso, sulla mia fantasia, esperienza, vissuto… NON mi metterei a chiedere la tutela della mia professione alla compagnia/associazione/sindacato sulla base di leggi, leggine, leggette! farei un marketing efficace e… vinca il migliore.

  20. 58
    Francesco says:

    che spasso…perché tu Luciano nella tua ingenuità credi ancora alla favola che il CAI ti porta in montagna gratis?? Ma hai una benché minima idea del giro di denaro che interessa un’associazione di quella portata?? Non è un’ente di beneficenza il CAI e quello che offre a te, magari gratuitamente, se lo fa sicuramente pagare da qualcun’altro in modo che sicuramente è meno trasparente della guida che si fa pagare per quello che fa e la responsabilità che si assume nel farlo… Un consiglio, quando vai in montagna non dimenticare a casa il buon senso…!

  21. 57
    Arianna says:

    Le GAE esistono dal 1992. Da 3 anni dopo la legge 6/89 proprio perché deludente e restrittiva rispetto alla realtà del mercato dell’accompagnamento escursionistico.
    Due impostazioni diverse: chi pensava di riuscire a emendare una legge nata sbagliata e chi pensava che serviva cancellarla per scrivere da capo una legge per una figura più completa. Diverse regioni lo compresero e con le allora leggi sulle GAE dimostrarono con i numeri che il turismo richiedeva figure poliedriche e dinamiche, per tutti i tipi di accompagnamenti in natura, alpinismo escluso.
    L’accompagnamento escursionistico è un lavoro Luciano. Fattene una ragione. Il CAI è una più che meritoria associazione del tempo libero e accompagna i propri associati. Le guide invece accompagnano i turisti, anche stranieri, che si avvalgono dei servizi di chi accompagna e illustra il territorio, la natura, gli aspetti antropologici e culturali dei luoghi, lavora in interazione con le strutture ricettive facendo mercato. È come dire che non si capisce perché la gente si avvale delle Guide Turistiche per visitare le città quando potrebbe visitare andando con il dopolavoro. Sono scelte di approfondimento del singolo turista e un paese turistico deve avere professionisti pronti a rispondere alla richiesta del mercato. Sono due piani paralleli quelli tra CAI, iscritti al Collegio Guide Alpine e Guide Ambientali Escursionistiche. Con diversi punti di contatto e parziali sovrapposizioni, come accade in molti ambiti. Ma differenti.

  22. 56
    Luciano pellegrini says:

    Fra i due litiganti il terzo gode
     
    È comprensibile che in questo tempo di magra, LA DISOCCUPAZIONE… la maggioranza dei giovani deve arrangiarsi. I cittadini che lavorano… in città, il fine settimana vogliono andare fuori, rilassarsi. La montagna (MAX 2000 METRI) e la collina, offrono questa opportunità. E’ chiaro che per passeggiate semplici non si rivolgono alle GUIDE ALPINE, ma si affidano agli AMM (ACCOMPAGNATORI DI MEDIA MONTAGNA) E ai GAE (GUIDA AMBIENTALE ESCURSIONISTICA). Probabilmente contrasti, invidia, dispetti, il non aver potuto emergere, ha portato la nascita di DOPPIONI. (AMM – GAE). Le persone che hanno superato questi corsi, a loro volta creano associazioni e si offrono sul WEB. Non fanno questo lavoro gratuitamente è ho constatato che i clienti non mancano. E il CAI che fa? È L’unica associazione che conosce la montagna, che ha circa 300mila soci, che offre la sicurezza nelle escursioni e tutto GRATUITAMENTE. ED ALLORA? Perché questi clienti preferiscono gli AMM E GAE? Per IGNORANZA! Tutte le volte che incontro questi gruppi, ho cercato di fare INFORMAZIONE, chiedendo se conoscevano il CAI, di iscriversi, scatenando la rabbia degli accompagnatori!  Senza dimenticare le decine di associazioni che si propongono ad accompagnare clienti, su qualsiasi terreno, senza nessuna professionalità. RISCHIOSO… UNA PERSONA L’HO SEGNALATA AL COLLEGIO NAZIONALE DELLE GUIDE ALPINE, SENZA AVERE AVUTO RISPOSTA! 

  23. 55
    Francesco says:

    Credo che sia ora che le Guide Alpine tornino a fare le persone serie finendola  con questa crociata senza senso per eliminare una fantomatica concorrenza delle GAE che tuttavia esiste solo nella loro fantasia… Le GAE hanno valorizzato negli anni un mercato, snobbato dalle Guide Alpine, che oggi ha un valore economico non indifferente. Il mercato dell’alta montagna, tanto caro alle Guide Alpine, nel frattempo, è invece calato ma qui essendo “forse” la responsabilità di una figura troppo “forte” come il CAI nessuno fiata… La soluzione trovata ora di arrogarsi l’esclusiva anche dell’ambito escursionistico facendo leva sulla delegittimazione di quelle GAE che se ne sono occupate x decenni è un fatto assolutamente deprecabile… Le persone come si deve i meriti se li guadagnano non gettando scredito sugli altri o lodandosi ma dimostrando le proprie capacità sul campo… Se già non si trovassero ridicole a fare del banale escursionismo (cosa di cui si sarebbero ben guardate certe guide del passato…) almeno dimostrassero di saperlo fare meglio scalzando le GAE in un regime di libera e leale concorrenza!! La clientela la si conquista sul campo dimostrando quello che si vale e non gettando fango sulla concorrenza a colpi di sentenze di sto ca..o!!

  24. 54
    Arianna says:

    Ecco. Come immaginavo. Si è già strappata. Da tempo.

  25. 53
    paolo panzeri says:

    Interessante questa storia molto italiana.

    Magari per capire perchè anche questa storia si sia evoluta così basta conoscere tutti i “capi” delle varie “corporazioni”.

    Intanto saluto Cesare che conoscevo quando non era ancora guida.

  26. 52

    Visto che qualcuno mi ha messo su un piedistallo anche e contro il mio volere, mi viene da dire: quanta ignoranza e superficialità.

    Arianna, le Guide Alpine a “tirare la corda” ci sono abituate. Sarà per quello….

    Peace and love

  27. 51
    Arianna says:

    Andrea Testa, sì. Non ha senso che ci siano due figure. Ma la soluzione ribadisco che non può essere quella di mettere una scatola più piccola (AmM) in una più grande, duttile e rispondente al mercato (GAE).
    Quindi le proposte, se così si possono chiamare, delle Guide Alpine di mettere il famoso cappello su tutto quanto non hanno senso per tanti motivi. Oltre che non rispondente alle normative europee sulla libera concorrenza.
    L’esempio che ha funzionato è sotto gli occhi di tutti e lo dico con invidia da vicina di regione: quello dell’Emilia-Romagna che ha trasformato a suo tempo tutti gli AmM in GAE, facendo esplodere il turismo escursionistico in un’area dove fino ad allora nessuno aveva scommesso.
    Quando le cose funzionano occorre replicarle, non reprimerle o addirittura abbattere come il Conagai ha tentato più volte di fare.
    Chi pagherà i danni che si stanno facendo questo inverno con il blocco dell’offerta? Ci sono strutture ricettive, comprensori turistici, rifugi e in generali imprenditori del turismo che si stanno incazzando non poco con le Guide Alpine per il disastro combinato per un’ingordigia infantile. Secondo me hanno tirato troppo la corda e ancora non se ne rendono conto…

  28. 50

    Abruzzese, sono sempre stato duro di comprendonio, prepotente, egocentrico e fifone, abbi pazienza e grazie per le delucidazioni.

  29. 49
    Andrea Testa says:

    Arianna. Ma veramente è quello che dico io. Per me la vera ‘competizione’ se ha senso usare qusta parola è più tra AmM e GAE che stanno sullo stesso piano.

    Almeno a Milano il mercato è diviso da queste due figure.

    Proprio perché GAE e GA sono tanto diverse che per me non ha proprio senso che le GA ci mettano i ‘bastoni tra le ruote’.

    A mio avviso la cosa più logica sarebbe unificare le 2 professioni AmM e GAE facendo un gruppo a se stante rispetto alle GA e la dove necessario facendo un esame che dimostri che uno sappia fare certe cose che sono il minimo per accompagnare e che solitamente sono già nel nostro bagaglio.

    Il discorso neve è marginale e al momento sarebbe da accontonare visto che complica il discorso.

  30. 48
    Arianna says:

    Andrea Testa, non sono proprio d’accordo con la tua impostazione del “più” e del “meno”. Si tratta proprio di mestieri con approcci diversi. E soprattutto del fatto che alpinismo ed escursionismo siano due attività con parziali aree di sovrapposizione ma differenti.
    Sono d’accordo invece sull’uccisione del mercato delle ciaspolate a cui accenni nelle battute finali.
    In Veneto ad esempio sta succedendo questo: c’è talmente tanta richiesta rispetto al numero di Guide Alpine disponibili che vengono formati gruppi da 70/80 e anche 100 persone (ho le foto). Con un AmM che si appoggia obbligatoriamente a una Guida Alpina. Stiamo quindi parlando di rapporti 1/40 e anche 1/50. Il risultato non è una forte minore sicurezza rispetto ai piccoli gruppi da 10/15 accompagnati da una Gae? Nel frattempo i colleghi veneti e trentini mi hanno segnalato che vengono inviate diffide di espulsione alle Guide Alpine che fanno parte di società miste o che collaborano con le Guide Ambientali Escursionistiche. Vediamo chi ha il coraggio di smentire, dato che ci sono e-mail e raccomandate. È tutto un grandissimo irresponsabile massacro. Quindi mettere salomonicamente CONAGAI e AIGAE sullo stesso piano significa far finta di non vedere chi sono, per miopia ed egoismo, i responsabili.

  31. 47
    Andrea Testa says:

    Ma secondo me la ‘guerra’ non è neppure tra GA e GAE perché non posso credere che Guide Alpine che fanno cose per me FAVOLOSE abbiano bisogno di mettere i bastono tra le ruote alle GAE che hanno un CV decisamente modesto rispetto a loro.

    C’è anche da chiedesi ma un cliente che va a farsi una ciaspolata nel bosco di un paio d’ore con mangiata al rifugio (perché è di questo che parliamo…) sceglierà un super professionista che però gli costa una cifra o un professionista sicuramente meno ‘blsonato’ ma che gli costa meno?

    Uno potrebbe dire con una GA sarebbe più sicuro ma statistiche alla mano incidenti con le racchette da neve sono davvero pochi rispetto a scialpinisti perché di norma i percorsi sono talmente facili e battuti che raramenente succedono incidenti.

    In altri termini io posso andare anche al supermercato con una ferrari ma ha senso? Magari mi basta un’utilitaria.

    Il discorso cambia se si parla di GAE e AmM che in buona sostanza fanno le stesse cose con preparazioni spesso simili.

    Lo stesso vale per le escursioni senza neve perché ci si concentra sul discorso neve/ciaspole che è una minima parte del mestiere. Anzi per come stanno le cose uno fa prima a dire ok in inverno andiamo in Liguria.

  32. 46
    Giacomo G says:

     
    Dico qualcosa per cui verro’ impiccato… Al di la’ di tutti i decreti regi ( che certo fanno la sostanza ), se le Guide Alpine per lavorare hanno bisogno di portare la gente a fare le ciaspolate… Non e’ che ci sono troppe guide? Il ‘mercato’ che giustifica la loro ( senza dubbio elevata ) formazione e’ un altro. Un traumatologo fa il fisioterapista?

  33. 45
    Pietro Abruzzese says:

    Cominetti, non so se fai finta di non capire o altro. Continui a sviare il discorso. Quindi la faccio finita qui, perché i discorsi si fanno con chi è disponibile a dialogare; ti lascio crogiolare nella tua presuntuosità, anzi, guarda, ti do pure ragione così soddisfi il tuo ego. E comunque la geografia per insegnarla bisogna prima conoscerla, inghilterra galles e scozia formano la Gran bretagna, per essere regno unito devi aggiungere l’irlanda del nord. E fatti dire con quante poche ore di corso diventi guida di montagna uigm in inghilterra si, intendevo proprio Inghilterra). Senza tirare fuori altre pseudo-professioni come l’IML, inventato di sana pianta da voi. Salutami il marchese del grillo

  34. 44
    paolo panzeri says:

    Faceto, per stemprare.

    Guardo con interesse i vari filmati che vengono proposti (da professionisti? o da ditte per pubblicizzarsi?) sulla progressione in montagna su neve e ghiaccio, sia con che senza sci. Una volta ho visto come legarsi per riuscire a fermare quello della cordata che scivolasse. Poi nella dimostrazione ho visto come quello che scivolava (il professionista?) usava la picca per fermarsi…. Da quel giorno sono un po’ scettico sui professionisti della montagna. Anche loro sono come tutti gli altri anche se con stemmi diversi?

    Comunque ho tanti cari amici che credono e praticano con impegno e dedizione il mestiere di portare gente per monti, io non ne sarei capace.

  35. 43

    l’oste impara tutto dalle puttane. ma non so se imparano le stesse cose.

  36. 42
    lorenzo merlo says:

    «Io, sono la guida.» Come a dire da non ho nulla da imparare è un’espressione che ho sentito dal vivo e letto più volte tra le righe. Mi ha sempre fatto specie. Penso per via della mia natura ancor prima dell’esprienza.

    Ricordo che al tempo del corso aspiranti di scialpinismo, più volte mi sono trovato in faccia la mia stessa domanda: com’era possibile che il mio apprendistato di scialpinismo avvenuto anni prima fosse stato estremamente più profondo di quello che stavo esperendo con le guide?

    Non potevo scappare. La sola risposta era che anche altri possono realizzare una competenza massima senza essere guide.

    La stessa domanda e la stessa risposta si riproposero anche in altri momemti della formazione aspiranti.

    Non capivo come fosse possibile che le guide non fossero ricche di una cultura di osservazione per raccogliere da tutti qualcosa.

    «Se il mistico ignora i segreti del mondo
    mi chiedo l’oste da chi li ha imparati.»
    Hafiz

    —–

    Parlando di scifuoripista, non dimentico quel Presidente che in occasione di un periodo di aggiornamento obbligatorio, come fosse cosa risaputa, trafugò la novità che i maestri di sci potevano insegnare fuoripista. Rimasi colpito. Da anni, dal mio sempre essere guida, in tutte le occasioni istituzionali e non, avevo sentito che i soli autorizzati a professare il fuoripista erano le guide. Lo avevo sentito innumerevoli volte. Glielo dissi. La risposta fu esiziale. Non è vero – rispose – è così da sempre. Ero stranito. Possibile aver capito male per anni interi? Scattò il pensa, pensa, pensa, pensa. E anche quella volta venni a capo del salto logico, al quale, damblé, dovevo sottostare dal quel momento.
    Da sempre i maestri cercavano di lavorare con il fuoripista. Da sempre le guide dicevano – voi, in pista, noi, fuori, è la legge. Da poco  si era aperta una collaborazione tra guide e maestri, forse per aggiornare non so più quale normativa che implicava gli interessi di ambo le categorie. I relativi accordi in merito, almeno quelli riguardanti il fuoripista, erano esistiti attorno a uno scambio tra maestri e guide. Le guide avevano venduto il proprio terreno in cambio della partecipazione alla formazione dei maestri per l’aspetto fuoripista. Credo qualche giornata all’anno per qualche guida istruttore.

    Come più sotto, sarebbe bello essere smentito e trovare conferma che, per anni, avevo capito male.

     

  37. 41
    Marco Heltai says:

    Sempre a titolo personale, allo stesso modo di come è partita ed è rimasta questa discussione, senza che nessuno abbia portato in evidenza posizioni ufficiali, mi spoglio di quei titoli di responsabile internazionale UIAGM e del CONAGAI in ambito nazionale, per l’attività di formazione Canyoning, per dare da parte mia una risposta come Guida Alpina ai tre punti formulati da Mauro Orazi, che a mio avviso hanno già una risposta nello scritto di Stefano Michelazzi, ma siccome questo è antecedente alle domande di Orazi, probabilmente va letto sia prima che dopo per identificare al meglio le risposte, che altrimenti possono sfuggire.
    Tra l’altro, e di sfuggita, accenno al fatto che anche l’attività di Canyoning da noi in Italia viene vissuta con problematiche simili a quelle dell’escursionismo.

    – “DOVE”: è vero che la sentenza 459/2005 individua una carenza legislativa non da poco, ovvero l’assenza di un termine di definizione dell’ambiente montano dopo l’abrogazione della legge del 1952 che lo definiva. Non a caso non è solo nel nostro contesto che ci si trova a dover risolvere problematiche legate a questa situazione di carenza in termini giuridici. La risposta però è demandata per diritto alle Regioni (anche dalla legge 97/94) che possono legiferare in materia e la zonazione deliberata in Regione Lombardia lo scorso 17 ottobre, ad esempio, definisce proprio il dove.
    Oltre a ciò, proprio la citata sentenza 459/95, che tra l’altro è relativa alle GAE istituite dalla Regione Emilia Romagna, definisce i limiti di questa figura. Dovrebbe andare da sé, visto che spesso AIGAE si appella a questo documento, che i suoi associati si debbano attenere a ciò che esso ribadisce, quindi il “DOVE” è più volte indicato, non manca nella legislazione, manca piuttosto in diversi casi un’applicazione da parte degli Enti preposti (Regioni e Provincie Autonome) delle normative già esistenti in proposito.
    E’ verissimo che non si è medici solo perché si lavora in ospedale, infatti un infermiere non può fare il chirurgo ed è anche vero che un medico non può fare l’ingegnere solo perché laureato.
    In altre parole a ognuno il suo e visto che sulla normativa delle Guide Alpine si legge tra le attività di competenza, “escursionismo in montagna”, questo è riservato alle Guide Alpine. Il termine montagna non è più ben definito? Poco importa, visto che poco sotto la legge esprime “su qualsiasi terreno e senza limite di difficoltà”.
    Quindi le competenze sono già espresse, se mancano le definizioni territoriali, ci pensa la zonazione e sistemare le cose e definire infine “DOVE”.
    In ogni caso, per ampliare, quello spazio di esercizio specifico e delicato che vede impegnate le GA, direi che dovunque in ambienti impervi (oggi come oggi, poco c’entra la montagna) esistono pericoli per cui è necessaria la valutazione dei rischi conseguenti e quindi la loro gestione; caduta, scivolamento, perdita di orientamento, valanga, ….
    Questa è una visione moderna del DOVE operano in modo riservato le figure professionali definite dalla 6/89. Non serve immaginazione per capire il perché.

    – “CON COSA”: matita, bisturi, calcolatrice, sono strumenti utilizzati in ambito professionale da diverse professioni, e sono di tipologia generica in quanto non utilizzabili ad un unico scopo: mi piacerebbe invece capire se la piccozza, i ramponi, le ciaspole, possano venire utilizzate a titolo professionale da un ingegnere o da un medico…!? Direi che il paragone non quadra…
    Non quadra neppure nello sci, dove l’ambito di competenza tra Guide Alpine e Maestri di sci è ben definito dalla pista da sci (terreno d’azione), dalla competenza in accompagnamento fuori da quest’ultime (riservato alle Guide Alpine) e dall’attrezzatura (provate a fare sci-alpinismo con sci e soprattutto attacchi da slalom gigante…).
    “Attrezzature-tecniche-termini-definizioni-difficoltà” è un documento richiesto espressamente dal nostro Ministero di controllo (MinSport) e ivi depositato come allegato ai nostri profili professionali, fatto su richiesta della Regione Lombardia con il pieno consenso del CAI Lombardia e poi ovviamente fatto proprio anche dal MinSport.

    Come già detto da Stefano Michelazzi nella sua lettera, gli incontri con Ministero, CONAGAI e associazioni non hanno prodotto alcun risultato: CONAGAI, conscia delle inadeguatezze attuali della legge 6/89, ha ripetutamente presentato in quelle sedi importanti emendamenti alla legge, allo scopo di autorizzare a livello nazionale figure professionali più consone all’attuale evoluzione dei tempi. Emendamenti non inoltrati a causa dell’opposizione (per noi incomprensibile) delle associazioni.
    Certo non è stato un bel modo di chiudere la legislatura: senza aver risolto la questione, che è ancora lì in tutta la sua gravità.
    Con le stesse associazioni più volte abbiamo tentato la strada del coinvolgimento nelle strutture dei collegi ovvero nelle Commissioni tecniche, senza risultati. Ma perché nessun risultato? Se ci fosse davvero l’interesse per una regolamentazione che metta fine al caos e dia al turista l’opportunità di una scelta senza errori, allora entrare a fare parte della famiglia delle Guide Alpine, aiutandoci a modificare la legge, sarebbe la cosa più semplice e meno dispendiosa.

    – E’ vero che “sicurezza = professione ordinistica” non è un paragone corretto, infatti la vigilanza sulla formazione e quindi sulla preparazione del professionista è sinonimo di garanzia. Garanzia di formazione adeguata, che rispetti i canoni intrinsechi alla figura professionale. Sicurezza è un termine fin troppo inflazionato utilizzato spesso come spauracchio. La tutela del consumatore avviene invece grazie alle garanzie che l’autorità preposta alla formazione può dare e in questo caso immagino che lo Stato sia la figura più referenziata, soprattutto più referenziata di un auto-formazione.
    La ragione di esistere di una professione ordinistica (qualsiasi professione ordinistica) è quella di garantire l’incolumità fisica e morale dell’utente sia che si tratti del paziente di un medico o del cliente di un avvocato.
    L’Italia ha fatto in passato la scelta appunto delle professioni ordinistiche demandando ad esse la funzione di controllo e garanzia; altri Paesi hanno scelto altre strade, ma queste, al di là di posizioni propagandistiche, sono giustificate da un’azione di controllo da parte dello Stato che non fa parte della tradizione legislativa italiana.
    A tal proposito mi preme aggiungere, siccome oltre a Guida Alpina sono anche un Agente assicurativo specializzato nelle professioni dell’Outdoor, che se un assicurato a livello professionale va fuori dallo schema imposto dalle leggi oppure sovviene anche il minimo dubbio della liceità del suo operato, l’assicurazione ha per legge, tutti i diritti di abbandonare la “partita in corso” ed il cliente risulta scoperto mentre il professionista o presunto tale, si ritrova a dover rispondere personalmente di eventuali costituzioni di parte civile.

    Una nota finale. Il parere con riferimento AS 456 dell’AGCM, dal quale Orazi ha estrapolato la frase che indicata come parere sulle guide, riguarda le Guide Turistiche, quindi altro ambito ancora: che magari può interessare quelli dell’AIGAE ma non certo le Guide Alpine.

     
    Marco Heltai

  38. 40
    Andrea Testa says:

    marcello cominetti dice:
    A un corso per AAM saresti bocciato!
    Non so cosa siano gli AAM, conosco gli AmM, comunque essere bocciato senza neppure fare un esame la dice lunga sulla vostra serietà. A me va bene fare un esame ulteriore ma vorrei che chi mi giudicasse non avesse un pregiudizio solo perché sono una GAE. Sarebbe fin troppo facile da parte vostra fare un esame e arbitrariamente bocciare tutte le GAE ottenendo così di fatto di levarci dai piedi dal mercato.

    30° di pendenza è l’angolo ideale per il distacco di masse nevose.
    Il mio è un esempio non vanno bene 30° facciamo 25?
     Il concetto è si pronuncino gli esperti e dicano sino a qui possono tutti coloro che hanno fatto una formazione su neve e valanghe anche senza la qualifica di GA (come formazione potrebbe andare bene quello che si impara ad un corso SA1 CAI?)
    Senza fare regole capestro!
    Quello che non è ammissibile sono le leggi capestro dettate dalle GA fatte in Lombardia dove le GAE possono accompagnare sino a 600m di quota e con difficoltà T! Praticamente è come dire che non posso accompagnare!
    Mentre gli AmM non hanno limiti di quota a patto che si stia sino alla difficoltà EE.
    Si noti che se vado fuori dalla Lombardia come GAE posso accompaganrte sulle medesime difficoltà degli AmM.
    Si unifichino le due professioni!
    Stare sotto il cappello delle GA non ha senso. GA guida ALPINA. Metre GE Guida Escursionistica o come la si vuol chiamare parla di ESCURSIONISMO.
    Non è il mio campo ma presumo che un Ingeniere possa fare quello che fa un geometra ma non viceversa. Ma l’Ingeniere non chiederà l’esclusiva anche per le cose che competono al geometra. Immagino ci sia un ordine degli Ingenieri e uno separato dei geometri e non uno degli Ingenieri sotto cui stanno anche i geometri.

    Finisco con la neve. Faccio ora il prepotente ma sulla neve ad accompagnare chicchessia non ci deve andare nessuno all’infuori delle GA
    Prendo nota, stando alla legge della Lombardia quando nevicherà a Milano organizzerò una ciaspolata sulla montagnetta di San Siro (Monte Stella) e chiamerò una GA per condurre la salita con tanto di ARTVA pala e sonda visto che nè come GAE né come AmM possiamo fare una cosa tanto rischiosa!
    Ci rendiamo conto che con la scusa della sicurezza si stanno facendo delle regole assurde? Dove c’è un reale pericolo è sacrosanto mettere dei limiti ma dove non c’è si tratta di un sopruso. Si noti che non ho detto che chiuque può accompagnare su neve ma anche una GAE o AmM formato sui rischi valanche e utilizzo di ARTVA pala e sonda possa organizzare una ciaspolata al rifugio con polentata senza dover per forza chiamare una GA.

  39. 39
    paolo panzeri says:

    Scusate, se si parla di guadagnare da vivere, ma è proprio necessario essere di una corporazione, appartenere ad una associazione più o meno internazionale? O questo è molto marginale, quasi goliardico? Di sicuro serve a risolvere i vari problemi burocratici. Ma siete sicuri che così facendo e discutendo paragonando la gente (il mercato) vi faccia lavorare? Sono d’accordo che qualche titolo ci vuole, ma poi il mercato (la gente), dopo qualche prova, passa parola e spiega quali sono le capacità del titolato e magari non lo fa lavorare. Guide incapaci o accompagnatori ignoranti penso ci saranno sempre per un motivo o per l’altro, è la vita. Tra l’altro ora si usa spesso il termine esperto per nascondere l’incompetenza totale di qualcuno che si fa male o peggio muore e pure esperto per presentare qualcuno al mercato. Secondo me questo non va bene per chi lavora. Portare avanti sempre la sicurezza come bandiera, secondo me è un boomerang. Per me in montagna la sicurezza non esiste, esistono i pericoli e la sicurezza cerca di limitarli….. cerca soltanto…… e se la gente (il mercato) se ne accorge o fugge la montagna o la usa come “droga”.

    Mi sono venute in mente queste osservazioni, ma sono un esterno al mondo professionale della montagna e spero venga compresa la mia buona fede.

  40. 38
    Arianna says:

    Complimenti per le tante pecette da cucire sulla giacca. Conosco aziende che le producono, si possono ordinare anche con disegno a piacimento…
    Ma sapete che se domani vado nel Regno Unito e mi faccio 40 ore di corso per Guida di Montagna, grazie al reciproco riconoscimento (chiamiamolo così…) posso fare la Guida Alpina in Italia? Eppure le GAE iscritte all’AIGAE che da diverso tempo affrontano percorsi formativi impegnativi e corsi di aggiornamento obbligatori vengono chiamate “abusive”. Nonostante siano assicurate robustamente, riconosciute dal Ministero dello Sviluppo Economico come professione non ordinistica, organizzate, rappresentate e in relazione con il mondo del turismo ambientale anche istituzionale a 360°.
    Nella proposta AIGAE c’è la formazione della parte neve assegnata alle G.A.
    Non per questo occorre stare in un unico Collegio e soprattutto avere l’ennesimo inutile collegio. Come ho scritto le Associazioni di Categoria professionale dell’Escursionismo sarebbero più che sufficienti. Ingegneri, architetti e ingegneri non stanno in un’unico collegio, anche perché si occupano di specificità necessarie, per quanto i collegi stessi sono organizzazioni superate e dannose come concezione.
    Poi c’è la logica dell’imbuto. Perché le GAE che sono circa 10 volte tanto gli AmM (questioni di mercato…) dovrebbero farsi assorbire e non il contrario?
    Nel 2000 in Emilia-Romagna la Regione fece esattamente il contrario e funzionò. Tutti gli AmM furono trasformati per legge in GAE. 15 dei 30 di allora sono ancora soci AIGAE e attivi. E mai tornerebbero indietro perché gli si è aperta un’operatività molto più rispondente alla realtà. Le GAE in Emilia-Romagna sono ora oltre 300. E lavorano.
    Le GA e le GAE in quella regione collaborano da sempre senza problemi e la distinzione degli ambiti è molto chiara. Guarda caso lì i corsi di aggiornamento alle GAE per l’accompagnamento escursionistico su terreno innevato le fanno proprio le Guide Alpine.
    Manca ancora la disponibilità a mettersi sullo stesso piano a ragionare. In questo dibattito, pur interessante, ancora troppi interventi vengono calati dall’alto con una superiorità e quel pelo di arroganza che non portano da nessuna parte.
    Occorre quel bagno di umiltà che il mercato escursionistico sta già portando. Basta accantonare la rabbia accumulata dalla perdita di rendite di posizione.

  41. 37

    2Sulla formazione che tanto preoccupa le GAE se fosse tenuta dalle GA: se devo andare a scuola, cerco di andare alla migliore disponibile. Non vorrei essere formato da insegnanti che ne sanno poco più di me.Le GAE, che tanto osannano le GA dal lato tecnico non sarebbero felici e serene di essere formate dai massimi esperti o preferirebbero esserlo da 4 fungaioli? ”  Grandissimo Marcello in poche parole hai sintetizzato appieno il mio punto di vista ed il motivo perchè ho scelto di diventare AMM e poi IML iscritto UIMLA

     

  42. 36

    Dimenticavo: nel Regno Unito (oltra all’Inghilterra lassù ci sono Scozia e Galles, ti ricordo) le guide di montagna aderiscono all’UIAGM/IFMGA. Qui in Dolomiti anni fa un “leader” improvvisato d’oltremanica di quelli che si formano da soli in un quarto d’ora e che a te piacciono tanto, mentre accompagnava degli ignari turisti su una ferrata ha avuto un incidente grave per sua negligenza, dove due clienti gli sono morti. E’ stato arrestato e la Compagnia per cui lavorava è ancora lì per tribunali e a pagare risarcimenti vari.
    Mi dirai che siamo degli esagerati ma fare la Guida non è una cosa tanto facile e che si può improvvisare. Te lo garantisco perché lo faccio da 33 anni e un po’ di esperienza ce l’ho.
    Ti faresti operare chirurgicamente da un medico che non è andato all’Università?
    La libertà che citi non è, secondo me, rispettosa di quella degli altri.
    Un professionista serio dovrebbe formarsi nella maniera migliore disponibile nel suo paese e/o anche all’estero, per garantire uno standard elevato il più possibile e magari anche per personale soddisfazione.
    Ora devo andare a sciare. Ciao

  43. 35
    Pietro Abruzzese says:

    Visto che capisci fischi per fiaschi, ti di solo un paio di precisazioni. La prima, riguardo alla parola che ho usato, improbabili, intendevo che sono paesi che si guardano bene dal fare accordi internazionali, di qualsiasi tipo (rimane il mistero di capire quale dizionario hai usato per associare il razzismo alla parola improbabile). La seconda, se uimla non è autorefenziale fammi vedere un qualsiasi atto di riconoscimento intetnazionale, che non sia fatto fra di voi. Poi magari ti fai spiegare che non c’è nulla di male nell’autoreferenzialità, se dietro c’è della sostanza. L’invito era di dire le cose come stanno veramente, e non come credete che siano. Ah, già, scusa, dimenticavo, dal tuo alto piedistallo queste bazzeccole non le vedi, a te sta a cuore solo la sicurezza del popolo italiano. E magari la pace nel mondo

  44. 34

    Caro Pietro Abruzzese, tutti ce la cantiamo e ce la suoniamo e tu forse più della media, visto quello che scrivi.
    Diventare Guida di Montagna in poche ore di corso non ha nulla di positivo per la pubblica incolumità. Dà la possibilità a molti esaltati di avere un titolo senza averne il merito.
    Ho fatto per 11 anni l’istruttore ai corsi per Guida Alpina in Italia e all’estero e ti posso assicurare che paesi come l’Argentina (che conosco assai bene per trascorrerci mesi all’anno da 30 anni e più) non sono per nulla improbabili (evidentemente sei razzista a tua insaputa? Chissà…) e sono entrati nell’UIAGM/IFMGA dopo anni di lavoro duro proprio con le Guide Alpine italiane e francesi e oggi hanno un livello tecnico e umano elevatissimo.
    Se non ci credi puoi andarci. Ho indirizzi di ottimi professionisti e ti consiglio di allenarti, perché sulle montagne remote che hanno, non scherzano.
    La Bolivia svendeva il titolo UIAGM/IFMGA ed è stata espulsa, come la Spagna. Paesi in cui le Guide di Montagna esistono ancora e si autoformano in mille modi, ma il loro riconoscimento si che è autoreferenziato.
    L’UIAGM/IFMGA non è autoreferenziata affatto, semmai è proprio il contrario perché è un punto di riferimento mondiale per chi esercita la professione.
    Aderire a un Unione Internazionale significa avere continui scambi culturali, aiutarsi mutuamente quando una guida visita un paese straniero, avere accesso a formazioni avanzate e mille altre cose che qui ti posso rimandare a leggere sul sito apposito.
    Se io Guida Alpina italiana devo andare per lavoro in Francia o in Svizzera sono obbligato ad attenermi alle leggi locali, giuste o sbagliate che siano (hai mai visto una legge che soddisfa tutti?), e devo inviare un documento in anticipo per essere autorizzato a svolgere la mia professione là. Il tutto è gratuito e richiede 5 minuti di lavoro al computer.
    Prova a chiedere un permesso per lavorare negli USA e poi dimmi com’è andata.
    I luoghi comuni parlano continuamente di fuga di cervelli dall’Italia, che in Italia non c’è lavoro… Io personalmente vedo una grande massa di viziati scansafatiche che cercano di farla franca, ma questo è un altro discorso.
    Gli USA sono un esempio di liberalizzazione di stampo nazista e consumista, se vogliamo essere pratici. Sono l’unico paese al mondo che mette in galera chi è onesto e sono dei razzisti (un po’ come te) nei fatti ma non nelle parole: in poche parole dei falsi. Non lo sono tutti ovviamente ma se gli italiani sono conosciuti per essere dei bravi cuochi attaccati alla mamma, ecco, i nordamericani lo sono per quanto sopra. Ma lasciamo perdere per non andare fuori tema.
    Credo che in Europa ci siano molti paesi civili, mentre negli USA questo aggettivo deve ancora arrivare. E ci sono stato diverse volte, non parlo per sentito dire.
    Io non sto a sindacare sul nome (AMM è orribile, per esempio) ma mi baso sulla sostanza. Sulla traduzione di “Collegio” in College, che tu citi ad esempio, posso allora rimandarti alla marca di certi mocassini che andavano per la maggiore negli anni ’70 e con cui si cuccava un sacco.
    Buona vita, my dear.

  45. 33
    Pietro Abruzzese says:

    ah, ah, ah! Certo, di tanti esempi che potevi fare, mi caschi proprio sugli USA, patria della liberalizzazione più estrema, dove chiunque può accompagnare anche in cordata senza uno straccio di autorizzazione e dove non esiste mettevo nemmeno la traduzione per “collegi” (se pensi che sia “college” ti hanno informato male…). Per quanto riguarda le fandonie che andate raccontando su Uimla (che é l’ammissione implicita che il titolo di amm non piace… nemmeno agli amm😁), dovete dire la verità e cioè che non è riconosciuta da nessuno, è solo un riconoscimento reciproco fra le associazioni aderenti. Autoreferenzialità allo stato puro. Con i distinguo che gli amm ci sono solo da noi, in Francia e in una parte della Svizzera.Ma già se guardi la formazione amm, in Francia é molto diversa da quella italiana. Per non parlare dei “casi” Inghilterra e olanda (mountain??) dove in poche ore di corso (ufficiale) si diventa guida di montagna. Senza pretese di esclusività! È facile imparare cosa significa riconoscimento, per giunta internazionale, che o lo fa la UE per l’Europa o lo fa l’Onu, visto che aderiscono a uimla nazioni improbabili come il Perù, argentina e fra poco marocco e quebec (che non è neanche un paese, e in canada vige la liberalizzazione allo stato massimo). E allora chi glielo ha dato ‘sto riconoscimento internazionale?? Nessuno, se lo sono fatto da soli. Venditori di fumo e aria fritta. Compreso la “commissione abusivismo”, che visto che vi vantate di essere “ente pubblico” (ma che bel vanto…), non essendo questa prevista da nessuna parte della legge, è abusiva anche essa, perché, appunto, non è né prevista né autorizzata. Della serie, “me la canto e me la suono”…

  46. 32

    Evidentemente le GAE non hanno mai fatto loro il detto: l’unione fa la forza! (Arianna, il correttore si può togliere, perché sbagli anche quando ripeti…:-))

    Paragonare gli albi delle guide alpine e delle altre guide per l’escursionismo a quelle degli ingegneri, architetti e geometri fa sorridere, semplicemente perché stiamo parlando di enormi differenze di numeri.

    Quando (e purtroppo) ci si deve relazionare con le pubbliche amministrazioni, con uffici vari di ministeri, legislatori, assicurazioni, ecc., si viene presi in considerazione se si è numericamente consistenti. Da qui la necessità di essere uniti. Se le GAE pensano che stare sotto lo stesso cappello delle GA e degli AAM (come ora sono e lo scrivo per molti dei commentatori che evidentemente non lo sanno, visto quello che scrivono) sia riduttivo della loro figura, direi che si sbagliano di grosso.
    Per fare un esempio nel mio Collegio di appartenenza, quello Veneto, il presidente è una GA e il vice un AAM, così come è AAM la segretaria, quindi gli AAM in questa triade dirigenziale sono in maggioranza.

    Io se fossi una GAE sarei felicissimo di appartenere a una corporazione centenaria sinonimo di affidabilità. L’idea che le GAE oggi danno di sé è quella di un gruppo di cani sciolti senza nessuna caratterizzazione ufficiale, visto anche la moltitudine di campi in cui si propongono. Agli occhi dell’utente mi sembra fuorviante e credo si possa fare di meglio a beneficio di tutte le parti.
    Per rispondere a chi accusa le GA di voler detenere lo scettro della montagna (costoro hanno comunque le fette di prosciutto sugli occhi e/o soffrono di mania di persecuzione), dico allora che le GAE vorrebbero avere quello dell’escursionismo. Alla luce anche della loro ritrosia a collaborare con le GA. Mica ce le mengeremmo…
    Credo che AAM e GAE si sovrappongano e quindi una delle due figure debba soccombere in favore dell’altra un po’ come accadde con i Maestri di Sci AMSCI e AMSI negli anni ’70. Se ricordate o vi andate a vedere suddetta storia (che ha creato un precedente epocale), capirete che chi può avere la meglio potrebbero essere le GAE. Inutile scaldarsi tanto.
    Chi ribadisce che la legge 6/89 è vetusta (sono d’accordo) faccia qualcosa per cambiarla. Io sono anagraficamente tra quelli che nell’89 la sognava -e ha dato il suo seppur misero contributo- e averla avuta ha rappresentato un traguardo altissimo! Sarà obsoleta ma non la disprezzerei senza conoscere come si stava senza. Chi non se la fa piacere e stà solo lì a dirlo, vada a Roma (come faceva Giorgio Germagnoli, ma forse ai più questa storia appare come qualcosa in ostrogoto) a battere il pugno sul tavolo del Ministero del Turismo e vediamo cosa otterrà. Le critiche sterili sono da bar, con il difetto che qui non si beve neppure un buon bicchiere.
    Sulla formazione che tanto preoccupa le GAE se fosse tenuta dalle GA: se devo andare a scuola, cerco di andare alla migliore disponibile. Non vorrei essere formato da insegnanti che ne sanno poco più di me.
    Le GAE, che tanto osannano le GA dal lato tecnico non sarebbero felici e serene di essere formate dai massimi esperti o preferirebbero esserlo da 4 fungaioli? Negli USA le guide di montagna erano un club di amici (AMG) in cui si entrava se si veniva presentati da un membro, cioè si diventava guide di montagna, l’equivalente della nostra guida alpina. Ho visto con i miei occhi dei “professionisti” made in USA fare delle cose così assurde “che voi umani non potete neppure immaginare”. C’erano anche dei bravi professionisti ma questi ultimi venivano in Europa a spiarci e ad un certo punto hanno sentito l’esigenza di entrare nell’UIAGM/IFMGA perché i loro clienti gli chiedevano se avevano questo titolo, perché quello di AGM fuori dagli USA era sconosciuto e non aveva nessuna validità legale. Badate bene che parlo di professionisti della montagna non di alpinisti bravi o meno bravi, che è un’altra cosa. Oggi negli USA le vere guide di montagna sono quelle UIAGM/IFMGA, e non fanno più le cose assurde di cui sopra perché operano come noi, ovvero con i più alti standard tecnici e con l’uniformità tecnica che è la nostra più grande garanzia verso chi si avvale dei nostri servizi. Può sembrare noioso a chi è spirito libero o si autodefinisce (simpaticamente) fuorilegge, ma serve a tornare a casa vivi il più delle volte, giuro.
    Finisco con la neve. Faccio ora il prepotente ma sulla neve ad accompagnare chicchessia non ci deve andare nessuno all’infuori delle GA (alla faccia di Visentini che mi odierà, ma dico sul serio davvero)! Il motivo è dato dall’estrema complessità di gestione del terreno innevato anche quando l’inclinazione è modesta. Il fatto stesso che Andrea (se hai un cognome scrivilo che fai più bella figura) la faccia così semplice:
    a) 30° di pendenza è l’angolo ideale per il distacco di masse nevose.
    b) su queste pendenze con le ciaspe ci si torcono le caviglie al punto che è da augurarsi che la gita finisca quanto prima, ammesso di rimanere vivi.
    c) l’artva non basta averlo. Saperlo utilizzare è difficile e presuppone una dose di conoscenze a valle che un escursionista, proprio perché tale, non può, né potrà mai avere!
    A un corso per AAM saresti bocciato! Visto che gli Istruttori sono Guide Alpine. Il motivo non è quello che ce l’abbiamo con le GAE ma è per proteggere l’altrui incolumità non diplomando degli incompetenti. Spero di averti chiarito solo alcune delle tue confuse idee, perché ci sarebbero da scrivere pagine e pagine per chiarirti tutte le inesattezze grossolane che hai scritto, frutto evidente di scarsa informazione in merito.

  47. 31
    Arianna says:

    Perché dare per scontata la necessità di ulteriori Collegi, anche per le G.A.E.? Qual’è la necessità? Quali i vantaggi per il consumatori e quante (troppe) recinzioni a protezione non motivata dei professionisti anche dal mercato? ”
    Sapete che è una fissazione tutta italiana e che come paese siamo stati richiamati più volte per l’uso eccessivo e ingiustificato? Ci sono specifici richiami proprio sul Collegio Guide Alpine, relativamente alla posizione dominante e non equilibrata sui corsi, sulle tariffazioni degli AmM in alcune regioni. Sulla non concorrenzialità intrinseca. Sullo squilibrio rappresentato proprio dal famoso “unico cappello” di cui molti parlano a sproposito, anche in quel caso senza capire quanti danni portano le posizioni di monopolio non necessarie.
    Sono 7 i richiami in tal senso.
    Nel 2018 le Associazioni di Categoria sono molto più aperte e adeguate. E può esserci concorrenza anche tra più associazioni, con pluralismo e confronto tra le stesse obbligate ad erogare servizi confrontandosi anche loro con il mercato.
    Vogliamo lasciare il Collegio per l’Alpinismo e quindi per l’unico motivo accettato dall’Unione Europea che è “l’imminente pericolo di vita”? OK, ma con i dovuto riequilibri che tolgano al Collegio Guide Alpine il ruolo di regolatore anomalo del mercato. Ma nell’escursionismo non ce n’è nessun bisogno. E il modo in cui il relativo mercato si è sviluppato senza nessun bisogno delle figure create qua e là dalla Guide Alpine ne è la riprova concreta.

  48. 30
    Andrea says:

    Come ampiamente detto le leggi sono confuse e una va contro l’altra con diverse cause con esiti differenti generando il caos più totale e dando la possibilità ad ognuno di tirare l’acqua al proprio mulino.

    Credo che non ci sia il minimo dubbio che le Guide Alpine siano le uniche ad avere una formazione che le permetta di accompagnare su percorsi alpinistici (vale a dire con uso di corde, piccozza, ramponi ecc.) e ovviamente di accompagnare su percorsi escursionistici (vale a dire di difficoltà sino ad EE) ma in questo caso senza averne l’esclusiva.

    Le figure di AmM e GAE a mio avviso sono simili se non uguali ed è qui che scatta la ‘guerra’.
    La cosa per me più sensata sarebbe avere 2 collegi. Uno, già esistente, delle Guide Alpine e uno da fondare delle Guide Escursionistiche in cui confluirebbero sia gli AmM, sia le GAE ed eventuali altre diciture affini.
    I due collegi sarebbero totalmente autonomi e con valenza nazionale.
    Per potervi accedere si dovrebbe superare un esame tenuto da AmM e GAE che per CV ed esperienza possano ritenersi idonei ad esaminare gli altri. Andrebbe ovviamente stabilito un criterio per definire chi possa essere considerato un esaminatore e la tipologia d’esame che dovrebbero sostenere coloro che vorrebbero far parte di tale collegio. Questo, passando tutti da uno stesso esame, risolverebbe il discorso di competenze.
    Il discorso sicurezza è sacrosanto ma non va ne esagerato pretendendo capacità da guide alpine per fare un’escursione ne sottovalutato pretendendo che uno possa accompagnare senza che dimostri di sapersi muovere con disinvoltura su percorsi EE che sarebbe il proprio limite per non sconfinare nella professione della Guida Alpina.

    Resterebbe il discorso delle ciaspole dove si potrebbe dire che le Guide Escursionistiche possono accompagnare ma solo su terreni poco acclivi (dando un criterio che precisi cosa si intenda per esempio massimo 30° di pendenza) solo dopo aver superato un apposito esame che attesti la capacità di seguire un percorso su terreno innevato valutando i rischi valanghe e la capacità di utilizzo di ARTVA ecc. Anche in questo caso si dovrebbe stabilire chi sarebbe tenuto tenere tale esame (da quanto ne so tra AmM e GAE ci sono persone con qualifiche che attestano le loro capacità per valutare).
    Anche in questo caso per fare delle semplici ciaspolate mi sembra ridicolo che uno debba rivolgersi ad una Guida Alpina.

    Resta poi un discorso che nessuno ha preso in considerazione e di cui vorrei avere lumi.
    E’ mai possibile che per organizzare un’escursione di 2 o più giorni ci si debba per forza appoggiarsi ad un’agenzia di viaggi? Non dico per grandi viaggi ma per 2 giorni o 1 settimana in rifugio?

  49. 29
    paolo panzeri says:

    Anche per chi vuole andare per mare ci sono tutte queste organizzazioni con competenze diverse e in contrasto?

    O è una caratteristica dell’ambiente di montagna?

    Non è che l’andar per mare è stato regolamentato perché “serve” andarci?

  50. 28
    Alberto Benassi says:

    “Nel frattempo, tra i due litiganti, il terzo (CAI) gode. Corsi delle scuole CAI a prezzi superiori di Guide Alpine.2

    questa è una stronzata!

  51. 27
    Michele says:

    forse è giunto il momento che vengano istituiti due ordini diversi come avviene già per le citate professioni di ingegneri architetti geometri che bene o male hanno definito le professioni e le competenze anche se le professioni sono ancora legate a regi decreti. Il mercato e le nuove incombenze legislative hanno poi fatto la differenza e fatto si che si creassero proficue collaborazioni fra i diversi soggetti.

    Le professioni citate sono tutelate ognuno per la propria professione con Albi, Ordini e Collegi che tutelano gli interessi della categoria e quindi degli iscritti e dove gli iscritti hanno diritto di votare i rappresentati e di voto.

    La 6/89 è ormai risaputo che è vecchia e da adeguare radicalmente.

    A parte questo leggo intenzioni di dialogo fra i due rappresentanti seppur a titolo personale e non istituzionale. Alcune parti citano esempi simili e quindi vi è sintonia di intenti e spero lo sia per tutti.

    Personalmente spero si giunga ad un accordo proficuo e allo stesso tempo spero in una separazione da ciò che è GUIDA ALPINA e quello che è AMM/GUIDA ESCURSIONISTICA oppure se si vuole tenere tutto sotto un unico cappello ci sia parità di componenti e stessi diritti di voto.

     

  52. 26
    Gabriele says:

    Nel frattempo, tra i due litiganti, il terzo (CAI) gode. Corsi delle scuole CAI a prezzi superiori di Guide Alpine.

  53. 25
    lorenzo merlo says:

    Ho insegnato sci in una scuola svizzera non perché guida né perché maestro di sci, soltanto perché ho superato il test di accesso.

    Non ho mai avvertito limitazioni lavorando fuori dai confini, se non da parte, qualche volta di piccole vessazioni campanilistiche di rifugisti e alpinisti. Suppongo cosa comune, indipendentemente dall’essere guida.

    Non penso una guida in quanto tale possa insegnare sci alpino in qualche parte del mondo.

    Può invece insegnare il fuoripista anche utilizzando gli impianti.

  54. 24
    paolo panzeri says:

    In Svizzera le Guide alpine hanno diritto a insegnare a sciare, ma i Maestri di sci non possono fare le Guide. Però se uno non è maestro di sci fa molta fatica a diventare guida.

    Domande: le guide italiane possono andare a insegnare a sciare in Svizzera? Vale anche altrove? E poi, le guide italiane che vanno all’estero possono muoversi liberamente coi clienti o vengono limitate (penso a Chamonix)?

  55. 23
    Patty says:

    In tanti interventi si percepisce che ai più sfugge un aspetto essenziale. Nessuno mette in dubbio che sia opportuno e proficuo collaborare sotto un unico cappello, ma la questiona sta tutta qui. Il CONAGAI dice “cappello” e intende “bastone”… ovviamente il suo. Chi dice che deve essere una guida alpina a gestire, organizzare, supervisionare tutto il mondo dell’outdoor? Forse l’Ordine dei Medici comanda anche su veterinari, farmacisti, infermieri? O quello degli Ingegneri su chiunque metta le mani su un motore? E perchè allora una guida alpina dovrebbe essere il padrone assoluto di tutte le professioni di accompagnamento outdoor? In nome di COSA?
    Quando fu sottoscritto l’accordo CONAGAI/AIGAE, sembra ci fosse la volontà di arrivare proprio a un cappello COMUNE. Dopo neanche un mese, si scoprì che, di nascosto, il CONAGAI aveva presentato una proposta di revisione di legge che rafforzava il loro predominio… altro che cappello comune! E’ una guerra, è vero, le parti in battaglia sono due… ma in una guerra c’è sempre un aggressore e un aggredito, ricordatelo. E basta leggere tono, tenore e merito dei vari interventi per capire chi sia l’uno e chi l’altro. Michelazzi cita “Gli operai che scendono in sciopero per difendere il loro lavoro”. Ecco, le GAE (tutte) stanno facendo proprio questo: difendere il loro lavoro da chi vuole appropriarsene. E l’AIGAE, che è la loro principale rappresentante, ne ha solo raccolto le grida di aiuto.

  56. 22
    luigi says:

    le gae sono in pista da inizio anni 90. il boom delle ciaspole, delle passeggiate “soft”, delle fioriture campestri  ecc ecc (terreno d’elezione delle gae), è pressapoco di 6/7 anni fa. prima le gae (ok, ce n’erano meno) facevano il loro lavoro senza mai essere tacciate di abusivismo, anzi spesso in collaborazione leale con guide alpine con le quali si passavano il testimone in caso di uscite più impegnative sotto l’aspetto tecnico. poi, quasi d’un tratto e contemporaneamente con il “boom”, tutto è cambiato.

  57. 21
    Giacomo G says:

    Dall’esterno viene perlomeno da pensare che la corporazione delle guide fino ad ora non si sia sbattuta troppo per risolvere i problemi. 
    E anche che confrontandoci con le guide francesi e svizzere l’orticello italiano e’ protetto per bene!  Sul Maestro di Arrampicata si discute pure a vuoto da anni – mentre il Maestro di Sci esiste da sempre.  
     
    P.S. Il nome stesso “Commissione abusivismo” suona un po’ da polizia politica. Mi chiedo se esistano le corrispondenti negli altri ordini…  

  58. 20
    Matteo says:

    Storicamente direi che “quando la montagna era solo arrivare in vetta, tutta questa preoccupazione per l’abusivismo delle guide ambientali escursionistiche ed il loro operato non esisteva” non esistevano nemmeno le GAE, quindi difficilmente qualcuno avrebbe potuto preoccuparsene!

    Puntualizzato ciò, devo dire che a chi non è guida alpina o GAE o AMM (o kekazz’) tutto ciò appare abbastanza incomprensibile.

    Perché non fare collegi unici di Guide, declinate in Alpine, di Montagna e Ambientali, ovviamente con parità di doveri e diritti nell’associazione (leggi voto, rappresentanza, tutela) e specificità mutuamente riconosciute? E tra le specificità inserirei anche quelle regionali, vedi i post sugli accompagnamenti in Sardegna…

    Potrebbe essere un vantaggio per tutti, dalla vecchia guida con le ginocchia un po’ andate che si riscopre ottimo accompagnatore grazie alla quarantennale esperienza, alle GAE che frequentandolo come collega potrebbero sicuramente imparare e tutelati dal collega “osare” qualcosa di più o differente.

    A meno che il tutto non sia che un riflesso delle guerre (da poveretti) per il piccolo potere di un paio di associazioni, che a tutto servono tranne che a promuovere il bene dei soci.

    P.S.: non sono guida né GAE, anche se mi è capitato abbastanza di frequente di andare in montagna e arrampicare con entrambi come amico, quindi non è pro domo mea

  59. 19
    luigi says:

    forse non tutti sanno quale sia l’escursione-tipo della guida ambientale escursionistica… perchè qui sembra che le gae portino persone su delle pareti nord oppure a fare 1500m di dislivello su neve tra pendii sovraccarichi e crepacce terminali…

    partendo dal presupposto che le gae non possono (e non vogliono) utilizzare strumenti per la progressione alpinistica (picca, ramponi, corde, moschettoni, imbrago, corde fisse, catene ecc), la ciaspolata delle gae è (o dovrebbe essere, io parlo ovviamente per chi rispetta le leggi) di breve-medio sviluppo e dislivello minimo. scopo della gae è infatti far apprezzare le bellezze naturalistiche e storico-culturali della zona, non accompagnare e/o formare  in sicurezza persone durante un’ascensione/discesa.

    filosofia quindi completamente diversa, ma spesso integrabile e complementare con quella di competenza delle guide alpine. la cosa che mi da’ fastidio di tutto ciò è che questa sollevazione di categoria, lo ripeto, è nata quando ci si è accorti che anche una passeggiata semipianeggiante  o una ciaspolata elementare hanno una storia da raccontare e a qualcuno piace. quando la montagna era solo arrivare in vetta, tutta questa preoccupazione per l’abusivismo delle guide ambientali escursionistiche ed il loro operato non esisteva, e nemmeno questa volontà di tutela delle persone accompagnate (tra l’altro sempre garantita con la massima professionalità dalle gae). nessuno si sogna nemmeno lontanamente di mettere in discussione le enormi competenze delle g.a., però questa crociata contro le gae mi puzza tanto di tiro al piccione il cui unico scopo si chiama IBAN.

  60. 18

    Non si tratta di essere, o meno, simpatici perché se così fosse faremmo come gli animatori dei villaggi turistici… Si tratta di fare i “tecnici dell’istinto” a volte in situazioni non proprio semplici. Se poi uno riesce simpatico tanto meglio ma personalmente non l’ho mai messo nelle mie priorità quando lavoro. E neppure qui.
    Muoversi sulla neve, poi, è una di quelle cose così delicate e rischiose che richiede una formazione prima e un’esperienza dopo (e non è mai abbastanza) che un escursionista, proprio per sua natura e mentalità, difficilmente potrà sviluppare. A fare la guida non si diventa di certo ricchi e gli “sghei” (o schei) non sono  altro quello che ognuno vorrebbe in cambio del lavoro che fa.
    Rispuntano ogni tanto le solite invidie per le guide alpine e a tal proposito ricordo a tutti che le selezioni per accedere ai corsi sono sempre aperte.

  61. 17
    Luca Visentini says:

    Mi spiace per Stefano Michelazzi, che stimo, ma trovo che le guide alpine stiano diventando sempre più antipatiche e odiose nella loro attuale tendenza  ad “appropriarsi” di tutta la montagna. E non sono mica una guida ambientalista. Sono, da sempre, un fuorilegge.

  62. 16
    Francesco Annovazzi says:

    Ho sempre trovato comico il fatto che le Guide Alpine dall’alto della loro lunga e gloriosa storia potessero tanto accusare la concorrenza delle “piccole” Guide Ambientali Escursionistiche… Al di là di sciocche normative e formalismi che si potrebbero facilmente risolvere nel rispetto delle rispettive formazioni acquisite credo che a decretare il successo e la legittimità di una figura dovrebbe essere prima di tutto l’opinione della clientela… Il principio della libera concorrenza è l’unico desiderabile e se è  vero che tanti clienti preferiscono affidarsi alle Guide Ambientali Escursionistiche piuttosto che alle Guide Alpine suppongo che un valido motivo ci sarà e credo che le seconde se ne debbano fare una ragione una volta per tutte…

  63. 15
    Luigi says:

    No Alberto. Non mi mettere in bocca cose che non ho detto. Ho detto che prima l’escursionismo “semplice” era snobbato dalle guide alpine. Ora che invece tira  si usano le parole sicurezza solo per aprire il proprio mercato. Legittimo, per carità, ma evitiamo i pistolotti moraleggianti quando il focus della questione sono solo gli sghei. Saluti.

  64. 14

    Sembra di capire che le guide GAE hanno un’idea poco chiara su cosa fa e cos’è la Guida Alpina. Ci sono realtà dove la Guida Alpina opera da decenni nel campo dell’escursionismo.
    Comunque l’avvicinamento a una parete E’ escursionismo ed è cosa che una guida alpina fa quotidianamente. Lungo il cammino si incontrano fiori, animali, tracce storiche (io abito sul Col di Lana, per esempio, avete presente?) e lì si è guide escursionistiche…
    La paura di essere inglobati nei Collegi delle Guide Alpine dovrebbe rappresentare un vantaggio per le altre guide (le AMM lo sono già) semplicemente perché si starebbe uniti sotto la realtà più tradizionalmente antica e attualmente competente in materia di terreno naturale (si perché le Guide Alpine operano anche in riva al Mediterraneo!). Il tutto si tradurrebbe in una garanzia dinanzi all’utente. Il nome di AMM, guida GAE o chissà cosa, visto che sono termini orribili nati unicamente per darsi una collocazione che non si sovrapponesse a realtà già esistenti, potrebbe divenire un nome unico, bello, facile da ricordare e soprattutto legato a ciò che rappresenta. La media montagna mi suona come le “terre alte”, definizioni da burocrati che guardano le cime col binocolo e si ingozzano di polenta la domenica. Tanto per fare qualche esempio.
    Su unione e collaborazione non ho dubbi e credo che i due pareri riportati qui ne siano la conferma. Mettiamoli in pratica!

  65. 13
    Arianna says:

    Per mettersi d’accordo occorre essere in due. Come a suo tempo fecero le Guide Ambientali Escursionistiche. Le Guide Alpine mi risulta anche da recenti articoli a loro firma che proposero solo l’annientamento e assorbimento delle GAE nella professione meno adeguata degli AmM. Con il controllo e formazione esclusiva da parte delle Guide Alpine, senza che ci sia un senso al fatto che chi fa alpinismo insegni l’escursionismo (che non è una versione light dell’arrampicata o dello scialpinismo ma proprio tutto un altro mondo, oltre a tutti gli aspetti divulgativi e ambientali).
    Anche da questi due interventi quello delle Guide Alpine è il solito muro autoreferenziale. Nell’altro ci sono proposte concrete per sedersi a un tavolo.
    Il giochetto dei due litiganti è molto fuorviante. Anche da parte di chi commenta.
    Stanno intervenendo Guide Alpine, AmM e GAE.
    Io trovo molto interessanti e risolutivo l’intervento di Orazi.
    Forza e coraggio: cosa ne pensate?
    Il resto sì che è la solita che barba e che noia. Anche la solita italiota, inutile equidistanza.

  66. 12

    che barba che noia. sic transit gloria mundi… tra litigi e carte bollate… una mezza paginetta di legge, per mettervi d’accordo si può fare? ciao, auguri a tutti di cuore.

  67. 11
    frigerio daniele andrea says:

    …alcune doverose precisazioni per rendere più chiara e fruibile la discussione.
    La legge fino ad oggi non è mai stata modificata, di conseguenza sia in Lombardia che in altre regioni l’AmM non ha diritto di voto e non può accompagnare su terreno innevato; su questo secondo punto l’Italia è l’unico paese che presenta l’anomalia della preclusione della possibilità di lavorare sulla neve anche per coloro che hanno seguito una formazione specifica e riconosciuta (UIMLA).
    Questi sono dati certi.
    Sul resto invece posso solo dire che in dieci anni di cariche istituzionali ho dedicato parecchio tempo al dialogo sia con i colleghi Guide Escursionistiche che con i colleghi Guide Alpine, con entrambe le figure lavoro e ho lavorato fino ad oggi; il risultato ottenuto (non solo per opera mia) è di aver aumentato la consapevolezza da parte di tante Guide Alpine che l’AmM non è un avversario che penalizza la loro professione (ma eventualmente il contrario) e da parte di alcune Guide Escursionistiche che l’AmM fa esattamente lo stesso identico loro lavoro!
    Ho cercato direttamente e indirettamente di creare i presupposti per poter cercare di risolvere le problematiche, vedi da un lato la modifica di una legge (6/89) a dir poco inadeguata e dall’altra di istituire e portare avanti tavoli di lavoro e proposte per dare risposta alle domande che da sempre sorgono e restano senza risposta.
    Per diversi motivi, non ne siamo venuti a una su nessun fronte… la conseguenza è l’aver lasciato tutto come sempre creando discapito (non da poco) a chi fa dell’accompagnamento la propria professione.
    Di chi è la colpa?
    se dovessi stare a scrivere non basterebbero 10 pagine, l’unica certezza è che non sta solo da una parte o solo dall’altra… Ma ormai non è più questo il punto, non mi interessa puntualizzare questi aspetti ma bensì di girare pagina una volta per tutte… ma non a parole e con sempre le solite “menate” a fare da corollario e che non servono a più nessuno, ma bensì quello di trovare le strade per risolvere le questioni con un’ottica definita e cioè quella di dare i giusti presupposti a chi poi va sul terreno a “fare” il lavoro, tutelandolo, dando gli strumenti corretti per operare e nel rispetto delle normative.
    Il resto è ormai aria fritta; dobbiamo dare risposte chiare e definite alle questioni che fino ad oggi hanno permesso questo caos e non credo che si possa farlo a colpi di ricorsi, lotte con legali di parte, informazioni fuorvianti, “secondo me”, e via discorrendo… se si ha la volontà VERA di voler sistemare le cose si può fare e sicuramente dei decisi passi avanti possono essere compiuti, altrimenti fra 10 anni saremo ancora qui a questionare inutilmente.

  68. 10
    Alberto Benassi says:

    “ora  invece che anche i merenderos sono diventati mucche da mungere,”

    Per cui anche voi siete dei mungitori…

    Certo che avete una bella considerazione per quelli che accompagnate. Visto che li considerate delle MUCCHE.

     

    COMPLIMENTI.

  69. 9
    luigi says:

    Sono una gae e  quindi la mia visione della cosa è inevitabilmente  partigiana, ma volevo dire comunque la mia. tale questione è nata a mio parere negli ultimi anni, per ragioni molto pratiche: il boom delle attività outdoor, in particolar modo quelle “soft”. è innegabile che le guide alpine, di cui conosco la preparazione e la professionalità, fino a qualche tempo fa “snobbavano” la ciaspolata su sentiero semipianeggiante, oppure l’escursione  nella pineta di pincopallo o il pic-nic al lago tiziocaio; tutto ciò perchè era un mercato che non rendeva, i numeri erano irrisori rispetto alle conduzioni in montagna “vera”, ai  corsi di scialpinismo, arrampicata, alpinismo ecc… ora che i numeri (e le mode) hanno ribaltato questo trend,i collegi delle guide alpine non tollerano che  ci siano categorie che hanno in mano buona parte di questo business e che tali siano al di fuori del loro controllo. la sicurezza e la storia millenaria sono si questioni degne di rispetto, ma sinceramente in questo contesto le vedo utilizzate in maniera  molto  pretestuosa e  poco pragmatica. perchè diciamocelo,  fino a qualche anno fa, nell’ambiente alpinistico chi andava a far la passeggiata e non portava con se nemmeno un moschettone, era considerato un frequentatore di serie  B ( o C), destinario di ironie e sarcasmi, ora  invece che anche i merenderos sono diventati mucche da mungere, ci si appella alla sicurezza  e si tenta di delegittimare come “abusivo” chi fino a qualche anno fa  non “disturbava” nessuno. d’altronde siamo nel paese in cui abbiamo tutti una legge a favore e contemporaneamente una contro, per cui aspettiamoci l’ennesima tiritera “italian style”, arroccandoci ognuno sui propri fortini.

  70. 8
    Arianna says:

    9 secoli di Guide Alpine e quindi il diritto di essere i padroni assoluti di ogni foglia che si muove in montagna e tutti sotto di loro? Un po’ debolina come motivazione… Quindi Mosè quando condusse verso la Terra Promessa non essendo in quota era una Guida Ambientale Escursionistica?
    Scherzi a parte: con il bene che voglio all’AIGAE non credo che abbia avuto tutto questo potere di bloccare le modifiche alla 6/89.
    Non viene il dubbio che semplicemente le proposte del Conagai sono sempre state inaccoglibili da un punto di vista normativo perché TUTTE prevedono l’assorbimento delle altre figure professionali da parte delle Guide Alpine?
    Normative europee sulla libera concorrenza, richiami all’Italia sull’uso sproporzionato di albi, ordini e collegi e soprattutto per quale motivo non si vuole accettare che ALPINISMO ed ESCURSIONISMO sono attività distinte e specifiche?
    GAE e GA possono collaborare per proposte in staffetta, come dice Pierpaolo Bridda. Ma l’escursionismo in natura non è solo montagna: è proprio tutto un altro modo, sempre più richiesto, di esplorare i territori. Diverso dal taglio tecnico-sportivo. Lo dice anche la famosa sentenza della Corte Costituzionale: sono mestieri diversi.
    L’AmM è una figura facoltativa e limitata sbagliata fin dall’impostazione della 6/89. Limitata da tutti i punti di vista e non rispondente al mercato. E dopo quasi trent’anni quell’inadeguatezza è sotto gli occhi di tutti e il successo delle guide iscritte ad AIGAE ne è la riprova, oltre che il principale motivo di tanta aggressività. Perché non c’è una guerra tra due posizioni, come prova a impostare il taglio Alessandro Gogna per spiegare la doppia pubblicazione.
    C’è proprio un’aggressione quotidiana e continua da parte delle Guide Alpine nei confronti delle Guide Ambientali Escursionistiche, a cui si cerca di impedire di lavorare in tutti i modi.
    Qui Orazi mette delle proposte concrete. Il tavolo di lavoro di un paio d’anni fa è saltato e mi risulta a causa di una sola parte e cioè le Guide Alpine.
    Ora, dare la colpa agli altri della propria ottusità e mancanza di visione mi sembra a dir poco surreale.
    Occorrono risposte concrete alle proposte.
    Oppure alla semplice domanda chiarificatrice della situazione ormai intollerabile e secondo me oltre il limite: è vero che in Veneto le Guide Alpine che fanno parte delle tante società miste con le Guide Ambientali Escursionistiche sono state minacciate di espulsione?!?

  71. 7
    Pierpaolo Bridda says:

    Buongiorno,
    non sono guida alpina e neppure guida ambientalistica. Sono titolare di impresa turistica ed ora di agenzia viaggi per vacanze attive, in ambiti completamente diversi.
    Ho letto il blog e le varie sfaccettature che le due fazioni hanno espresso, molto concentrati su un orticello a loro molto caro. La visione ristretta dell’offerta turistica di questi ambiti potrebbe così non essere adeguata.
    Da un punto di vista turistico, per la mia esperienza, ritengo sia il miglior modo per allontanare il cliente, non tanto se viene a conoscenza delle beghe interne tra corporazioni guide di vario tipo, ma per il servizio offerto, non dai singoli, ma globalmente, che in alcuni casi potrebbe essere limitato o limitante.
    Pongo l’aspetto della professione nella sua specificità non operativa, ne civilistica, ma essendo tale (professione appunto) va riferita, prima ancora che alla “proprietà” di una corporazione o un’altra, a un aspetto di sviluppo dell’economia e di un territorio.
    Ognuna delle professioni ha caratteristiche diverse tra loro che le identificano e che le contraddistinguono, che possone essere svolte nello stesso ambito: velocemente, ma non solo, la guida alpina unica esperta di ambiente roccioso e la guida ambientalistica esperta di fauna e flora. Va da se che non potranno sostituirsi gli uni agli altri in quanto la risposta al cliente diverrebbe inadeguata, deturpando l’immagine dell’offerta turistica di quel territorio.
    Credo che guerre improduttive siano dannose per tutti e occorra prendere visione di tali attività con occhi diversi; Infatti, sono complementari tra loro e come un unico club di prodotto (proposta turistica) possa accomunare  gli interessi, oltre che dei singoli, anche delle associazioni di professionisti che insieme possono operare.
    Tutto ciò credo sia effettuabile con un minimo di buona volontà organizzando gruppi misti per una proposta turistica ampia e completa, che attiri più clienti e dia la possibilità di svolgere la propria professione a tutte le tipologia di guide, sotto un’unica regia territoriale. Agli occhi del cliente l’ufficio delle guide presente in valle darà sensazione che le guide possano offrire qualsiasi tipo di servizio: alpinistico, ambientalistico o altro, modulabile sicuramente in base alla richiesta, ma soprattutto in base alle condizioni sensibili, ambientali o di altro aspetto.
    Inoltre allargare gli ambiti di intervento con attività diverse, creano coinvolgimento e maggiore interesse nel cliente, insieme. Chi fa il mio lavoro ne avrebbe sicuramente giovamento.
    E’ l’unione che fa la forza! Il mercato turistico ricerca tutto ciò
     
     
    Cordiali saluti

  72. 6
    Giandomenico Foresti says:

    Se invece di tutto sto’ casino il legislatore avesse previsto un’unica professione strutturata a livelli, ai quali accedere attraverso corsi ed esami, sarebbe stato meglio.

    Non che questo avrebbe impedito degli sconfinamenti e delle conseguenti beghe anche giudiziarie ma almeno il tutto sarebbe rientrato sotto un unico cappello, con possibilità di intervento su tutti i fronti da parte dell’ente preposto onde evitare o quantomeno ridurre al minimo fenomeni di litigiosità (attraverso un istituto di mediazione interna).

    Non solo ma l’ente unico, essendo composto da professionisti del settore, sarebbe stato maggiormente in grado di definire i diversi spazi di manovra nell’ambito dei vari livelli con una sicuramente migliore definizione delle rispettive competenze, pur con tutti i limiti che un’attività outodoor presenta.

  73. 5
    Max says:

    Veramente interessanti i due interventi!

    …ma il mio non è un commento, è una richiesta che rivolgo al blogger da girare a Michelazzi, per capire se c’è la volontà di dialogo e la qualità di questo dialogo.

    E’ possibile avere una risposta senza tanti giri di parole e retorica leguleia, sui tre punti evidenziati da Orazi?

  74. 4
    paolo panzeri says:

    Bella l’idea di denunciare alla magistratura tutti coloro che precisano per iscritto come andare in sicurezza in montagna! Ma la denuncia forse andrebbe fatta anche a tutti color che ne parlano usandola come slogan pubblicitario. Degli avvocati che conoscono la montagna e magari sono alpinisti potrebbero lavorarci bene.

  75. 3

    Caro Lorenzo, fortunatamente dici giusto: non seguo più da tempo…
    Gli AMM in Italia non possono andare su neve e non solo loro.

    I corsi di specializzazione che sono tenuti da diversi collegi in proposito servono all’iscrizione all’associazione internazionale UIMLA (parallela all’UIAGM) garante delle piattaforme formative nei Paesi aderenti, dove se consentito gli AMM possono operare anche su neve non invadendo il campo delle Guide Alpine. In Italia il blocco è derivante dalla legge 6/89 che non era poi , all’epoca della sua formulazione, diversa da altre leggi dei Paesi transalpini, solo che mentre gli altri hanno cambiato già diverso tempo fa, qui da noi la volontà di cambiare la situazione latita o peggio viene bloccata.
    Sicurezza è un termine che si può leggere in diversi modi, come tante altre parole della lingua italiana, basta non investirlo di un’importanza che nel nostro campo è assolutamente sbagliata, infatti nel mio scritto la trovi solo come indicazione normativa e identificata come sinonimo di GARANZIA.
    Riguardo poi alle tue considerazioni sul perché gli AMM siano inseriti nei Collegi delle Guide Alpine direi che è una considerazione non solo povera ma offensiva sia delle Guide delle quali fai parte (ma basta non iscriversi più all’Albo ed il gioco è fatto) ma ancor di più  degli AMM che continuano a partecipare ai corsi, iscriversi agli Elenchi speciali e operare  in regime di regolarizzazione consapevoli delle limitazioni ma convinti che sia la cosa giusta da fare per garantirsi una formazione adeguata ed un’assistenza continua. Non sono dei polli da spennare, ma professionisti seri che operano sempre più spesso a fianco delle Guide Alpine portando un contributo specie culturale molto elevato. Personalmente collaboro spesso con dei colleghi AMM!
    Visto poi che la tua conoscenza del settore che invece dovresti conoscere bene, visto che i Collegi sono la nostra casa e non delle entità a se stanti, se partecipassi magari alle assemblee (guarda caaso in Lombardia facciamo addirittura due assemblee, una dedicata agli AMM ed una generale per tutti), sapresti del lavoro che stiamo portando avanti per modificare i concetti ormai vecchi della legge e sapresti anche che esiste una Commissione Nazionale Escursionismo tenuta dagli AMM che gestisce il settore.
    Peace and love!

  76. 2
    Simone Di Natale says:

    Entrambi avete descritto le carenze legislativa riguardo i distinguo fra le vostre professioni.

    Entrambi avete indicato come “virtuosa” la distinzione fra Architetto/Geometra o Ingegnere/Geometra.

    Se vi consola, ma non penso lo farà, la stessa indeterminazione dei confini delle rispettive competenze regna invece sovrana anche fra le categorie sopra esposte. E’ da una vita che IN ITALIA c’è lotta fra Ordine degli Architetti, Ordine degli Ingegneri e Collegio dei Geometri per definire quali siano i limiti delle rispettive competenze, ed è da una vita che nessuno fa una legge in cui tali limiti siano ben definiti.

    Il risultato è che a mettere dei picchetti dei picchetti ci sta pensando la magistratura a suon di sentenze e controsentenze che a seconda dei periodi danno ragione all’una piuttosto che all’altra parte.

    Direi quindi che il problema principale nel nostro paese è che manca, a monte, la volontà di chiarezza ….alimentando così uno spreco di risorse ed energie enorme.

  77. 1
    lorenzo merlo says:

    Tre considerazioni. Due irrilevanti e una meno.

    Mi pare che dal 2017, gli Amm del Collegio Lombardo possano professare su terreno innevato che non richieda attrezzatura alpinistica: sì ciaspole o scarponi, no picca, ramponi, corda, artva.

    «– La falsa equivalenza “sicurezza=professione ordinistica”. La vera equivalenza è “sicurezza=preparazione e prevenzione”» Pur sapendo di non essere nessuno per permettermi tanto, ma confortato dalla certezza di non ritrovarmi da solo, chiedo di non impiegare più positivamente il termine sicurezza, come fosse cosa possibile. Non impiegarlo in contesto giuridico e quindi in ambito didattico e formativo, professionale. Se posso allargarmi, chiedo anche, di avviare l’impiego negativo del termine sicurezza. Ovvero diffondere la cultura e la consapevolezza che credere di poter realizzare sicurezza è atteggiamento ad essa sconveniente.

    A un certo punto si videro comparire gli Accompagnatori di media montagna. Mi chiesi perché le guide, i Collegi ci tenessero a loro. Pensa, pensa, pensa, pensa, mi venne un’idea. Secondo il mio lessico etico, era brutta, non ci volevo credere e avevo un solo modo per cessare il ronzio. Posi la domanda al Presidente del Collegio lombardo dell’epoca dell’insorgenza degli Amm. Dissi: – Non trovo altra ragione da parte del Collegio di curarsi così tanto degli Amm se non per interesse economico. Proseguii: – Mi pare che al Collegio interessi la loro quota di iscrizione e la gestione della loro formazione. Conclusi: – In più non hanno neppure diritto di voto e questo mi pare inqualificabile. Il Presidente era persona onesta, lo sapevo e la sua risposta ne diede ulteriore prova: – Sì, è così. [Forse dal 2016 gli Amm hanno finalmente ottenuto il diritto di voto, non so però se equipollente a quello delle guide e delgi aspiranti.]

    Ora c’è ancora un pensa, pensa, pensa, pensa. Riguarda l’eventuale politica del Collegio nazionale in questa diatriba. Questo, non avendo ricchezze, anzi, e disponendo invece di quel precedente storico appena descritto, non vorrei che detta politica puntasse a qualcosa di simile. Accomodare il tutto per interesse economico. Al diavolo il resto. Da tempo non seguo più da vicino le questione del nazionale e del lombardo, quindi spero di essere radicalmente contraddetto, perciò, sebbene a distanza, rivolgo la questione a chi di dovere.

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