E-bike. Una minaccia silenziosa?

Nato in città e diventato montanaro, ora il “rampichino” mette il motore
di Roberto Serafin

Questo articolo è tratto da MountCity per gentile concessione.

Bici elettrica e scarponi da trekking, una combinazione vincente. Questo sostiene in questi giorni un comunicato stampa (Pizzini/Scolari) diffuso per conto di un ente turistico tirolese. E-Hike,viene definita la nuova “disciplina”.

Si tratta di una nuova moda che questa estate promette (minaccia?) di esplodere anche sulle nostre montagne. La verità piuttosto inquietante che traspare dal comunicato è che la mountain bike ora ha messo il motore. E vabbe’ un motore elettrico, ricaricabile, non inquinante. Un motore che attenua la fatica assicurando una pedalata “assistita”: perché pedalare, comunque, bisogna. Un’evoluzione impensabile nel 1985 quando a Milano la mountain bike spiccò il volo grazie al mai dimenticato “rampichino”. Con quel nome, qualcuno lo ricorderà, venne battezzata la prima mountain bike apparsa in Italia. E qualcuno ricorderà che, dopo il lancio, “rampichino” divenne per estensione il nomignolo di qualunque bicicletta da montagna, desunto da quello di un uccellino che si arrampica sui tronchi degli alberi per poi gettarsi giù in picchiata.

E-bike nell’Ötztal
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Frutto dell’intuizione di un produttore lombardo, questo velocipede adatto a tutti i terreni (i francesi lo hanno battezzato significativamente con la sigla VTT, Velò Tout Terrain) è diventato subito un oggetto di culto, come precisava all’epoca la pubblicità. I primi mille esemplari, va precisato, sono andati a ruba grazie a un’iniziativa promozionale della rivista mensile Airone, allora assai diffusa, che annunciava l’iniziativa con il seguente slogan: “In un mondo che cambia freneticamente, Rampichino è per sempre”. Una profezia che si è avverata.

Oggi i rampichini, pardon, le mountain bike si contano a decine di migliaia ed è stato necessario fissare inderogabili regole di comportamento per disciplinarne l’uso lungo i sentieri. Ma ora è arrivato il momento di rivedere quelle regole, tenuto conto che lungo sentieri e mulattiere della Lombardia (e non solo) il transito di mezzi motorizzati è vietato in base alla LR 31/2008. Il rampichino motorizzato e o non è equiparabile a una moto? E potrebbe mai essere equiparato a un mezzo agricolo, il solo ad avere licenza di circolare sui sentieri?

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La realtà purtroppo è sotto gli occhi di tutti: i mezzi motorizzati circolano impunemente da una valle all’altra; pressoché inesistente è la vigilanza; a prescindere dai danni provocati ai sentieri e mulattiere, della cui manutenzione si fanno carico con sacrificio i soci volontari del CAI, per molti escursionisti l’incontro con le moto e forse, l’estate prossima, con le bici elettriche, rappresenta un serio problema in termini di disturbo se non di pericolo. Ma davvero è un “nuovo modo sportivo di interpretare la montagna” quello che, secondo il comunicato citato, arriva dalla Ötztal, la vallata tirolese a pochi passi dall’Italia? Già da diversi anni, la Ötztal è leader alpino per l’introduzione delle E-Bike (bici elettriche): in valle infatti ha sede la ditta EH-Line, che produce tali biciclette. Ma quali sarebbero i veri vantaggi dell’E-Bike? “Innanzitutto”, ci viene spiegato, “le molteplici possibilità di escursioni in montagna. Il nuovo trend E-Hike è semplice: si noleggia un’E-Bike e con il supporto elettrico si sale in quota con grande facilità raggiungendo malghe e rifugi alpini. Qui si abbandona la bici per iniziare il trekking con scarponi ai piedi e zaino in spalla: è la scoperta dell’alta montagna! Con questa combinazione è possibile raggiungere le vette evitando lunghe camminate. Dopo aver raggiunto la vetta si ritorna alla propria bici per ridiscendere comodamente a valle”.

Tutto maledettamente facile, alla portata del primo che capita. Inquietante, vero? Da una rapida inchiesta di “Mount City” non sono pochi gli alberghi che nelle vallate della Lombardia e dell’Ossola hanno scelto di offrire ai clienti questo (innocuo?) trastullo suggerendo itinerari ad hoc. E se uno la mountain bike elettrica invece volesse comprarsela? Precisato che, in base un inventario su Google, esistono anche mountain bike elettriche pieghevoli, il prezzo non andrebbe oltre i 1.500 euro, IVA inclusa.

Questa bicicletta”, spiega un costruttore italiano, “ci permetterà di attraversare percorsi sterrati o pietrosi godendoci la natura, anche senza essere fisicamente molto allenati. O se comunque siamo in forma ci darà la possibilità di andare più veloci e di godere di più delle discese, che alla fine è ciò che ci piace!”. Importante è abbattere la barriera della fatica. Quella barriera che, bene o male, ha finora assicurato all’alta montagna il suo incorrotto fascino e tenuto a freno tanti improvvidi.

Roberto Serafin, 13 aprile 2014

Per ulteriori notizie sul’e-bike vedi il post su Altitudini.it

Roberto Serafin al Monte dei Cappuccini, Torino
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Roberto Serafin, giornalista dal 1964, ha lavorato al Corriere Lombardo, La Notte, Corriere d’Informazione, L’Occhio e per i periodici Capital, Playboy, Tv Sorrisi e canzoni, Oggi e Visto. Dal 1987 ha curato, su incarico del Club Alpino Italiano, le pagine del notiziario mensile Lo Scarpone fino alla fine dell’edizione cartacea. È autore, tra gli altri, di Samaritani con la coda (Priuli & Verlucca, 2005), Nel regno dell’altezza (Priuli & Verlucca, 2007) e Walter Bonatti: l’uomo, il mito (Priuli & Verlucca, 2012) . Appassionato di cinema, è stato critico cinematografico e ha fatto parte del consiglio direttivo del Filmfestival di Trento.

postato il 14 maggio 2014

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E-bike. Una minaccia silenziosa? ultima modifica: 2014-05-14T07:32:29+02:00 da GognaBlog

2 pensieri su “E-bike. Una minaccia silenziosa?”

  1. 2
    Cristina Bacci says:

    Tranquilli!
    Anche se la pedalata è assistita, sono mezzi pesanti e poco maneggevoli. Alcuni modelli vengono “travestiti” da MTB per attirare gli allocchi. Ma dubito che possano andare oltre le strade asfaltate e qualche strada forestale dal fondo buono e poco ripido.
    Altro discorso è la sicurezza. In discesa, mezzi così pesanti, non condotti con abilità, possono diventare molto pericolosi per gli pseudocicisti che li conducono e, soprattutto, per altri ciclisti e pedoni.
    Saluti

  2. 1
    Alessandro Gogna says:

    L’uso di questo mezzo in terreni extraeuropei (deserti, steppe, pampas e altre wilderness) va secondo me valutato caso per caso, in termini di liceità, di convenienza e di etica.
    Perciò, limitiamoci ad Alpi e Appennini: se partiamo dal presupposto che il fenomeno possa essere circoscritto alle strade asfaltate e non, escludendo quindi quelle vie di comunicazione che sono percorribili solo a piedi o al massimo con una mountain bike (sentieri, mulattiere), allora il fenomeno non dovrebbe preoccupare.
    L’utente di un simile mezzo di propulsione, in mancanza di questo, ha solo due possibilità: o fare la gita con qualche fuoristrada oppure starsene a oziare in albergo. Di sicuro non prende neppure in considerazione l’idea di andare a piedi, è fuori dal suo DNA. Perciò meglio la pedalata assistita che la Toyota, Land Rover e jeep.
    Non è in nostro potere proibire nulla, né abbiamo alcuna volontà di farlo. Quella gente è persa in partenza, non abbraccerà mai la nostra causa, non ci darà mai ragione quando giustamente diciamo che “la fatica ha assicurato all’alta montagna il suo incorrotto fascino e tenuto a freno tanti improvvidi”. Dunque convogliamoli all’e-bike, è il minore dei mali. A mulattiere e sentieri proibiti, però. Come già in teoria sono.

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