E se gli Ottomila non fossero 14 ma 22? – 1

E se gli Ottomila non fossero 14 ma 22? – 1
(a cura di Roberto Aruga, Roberto Mantovani, Luciano Ratto)
Torino, 18 novembre 2011

1. Premessa
«- 1950: viene salito il primo Ottomila della storia dell’alpinismo, l’Annapurna 8091 m; 1964: viene salito il quattordicesimo, il Shisha Pangma 8046 m; nell’arco temporale di 14 anni, altri 12 Ottomila, che tutti più o meno conosciamo a memoria, vengono “saliti” (di proposito non uso l’espressione “conquistati”, così diffusa nel lessico alpinistico, perché ritengo che in montagna si salga e si scenda, semplicemente e disinteressatamente, senza mai “conquistare” nulla).

– Dal 1964 si scatena la corsa alla collezione di tutti questi 14 Ottomila, corsa vinta come sappiamo da Messner nel 1986, ma che continua tuttora perché non vi è big dell’alpinismo mondiale che non ambisca ad arricchire il proprio palmarès con questa straordinaria serie di vette.

– Ma, a questo punto, sorge spontanea, seppur tardiva, una serie di interrogativi, forse non solo da parte mia: chi, quando, dove, come e perché (vale a dire, secondo quali criteri) ha deciso di prendere in considerazione ed ha stabilito che gli Ottomila degni di entrare nell’Olimpo delle vette più alte del mondo fossero questi 14 e non – che so io -10 o 20 o 30?

Le cime del Kangchenjunga

– Che questa rosa di 14 Ottomila (9 nell’Himalaya, e 5 nel Karakorum) sia troppo riduttivo, considerate le centinaia di chilometri di estensione di queste due catene, altri prima di me l’avevano sospettato da tempo, e difatti, seppur senza grande insistenza, ogni tanto vengono segnalate (ricordo le comunicazioni di cinesi, spagnoli, ecc.) altre vette da aggiungere all’elenco. Tutto ciò è però avvenuto sempre senza nessuna veste ufficiale e un po’ in sordina.

Già il grande Marcel Kurz, in passato, aveva menzionato il Broad Peak Centrale, sul nodo orografico del Baltoro, che raggiunge 8016 m e che, in effetti, è una cima nettamente staccata dal Broad Peak 8047 m. Ma se ne potrebbero citare altre.

– Ho interpellato al riguardo amici esperti in materia ed ho consultato le storie dell’alpinismo extraeuropeo di cui sono a conoscenza, ma i miei interrogativi sono rimasti tali, ed anzi sono aumentati: è mai possibile che nessuno li abbia mai censiti gli Ottomila dell’Himalaya e del Karakorum? Per non parlare poi dei Settemila e dei Seimila?

– E’ veramente strano che di questa questione si parli e si scriva così poco. Eppure non mi pare che sia un problema di poco conto. Io sarò particolarmente distratto e/o disinformato ma non ricordo di aver mai letto nulla al riguardo.

– Fino al 1993 gli alpinisti che frequentavano le alte quote alpine non sapevano quali e quanti fossero i Quattromila “ufficiali” delle Alpi, finché tre commissioni istituite sotto l’egida dell’UIAA (Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche) nei tre Paesi interessati, Francia, Svizzera e Italia (quella italiana era guidata dal compianto Gino Buscaini), dopo aver lavorato separatamente per censire tutte le vette superiori ai 4000 metri, si ritrovarono il 14 maggio 1993 a Martigny e – in base a criteri di valutazione stabiliti – concordarono un elenco ufficiale di 82 vette tra le 128 censite, elenco certificato dall’UIAA (vedasi al riguardo il Bollettino UIAA n°145 del marzo 1994, la Rivista del CAI, novembre-dicembre 1993, il sito internet www.club4000.it).

– Finalmente perciò sappiamo tutto sui Quattromila, ma sappiamo invece poco sugli Ottomila, per non parlare dei Settemila e dei Seimila: quanti sono questi ultimi?

Roger Frison-Roche nella sua Storia dell’Alpinismo (1986) stima che i Settemila siano “alcune centinaia” in gran parte ancora inesplorati. Quando mai qualche ente internazionale, o qualche studioso qualificato, farà un censimento completo di queste vette, e proporrà – come si è fatto per i Quattromila delle Alpi – dei criteri obiettivi per stabilire un elenco di riferimento definitivo? (Luciano Ratto, Ma insomma, quanti sono gli Ottomila?, Lo Scarpone e Rivista del CAI, giugno 2003)».

Dopo 8 anni (ricordiamo che il documento è del 2011, NdR), queste semplici domande attendevano ancora una risposta. Eppure la questione era tutt’altro che “di poco conto”, come scriveva allora Ratto. Infatti dopo la pubblicazione del suddetto articolo sono giunte molte lettere ed email da parte di alpinisti che condividevano questi dubbi e che hanno proposto liste di Ottomila ben diversi dai 14 “tradizionali”. Ne riportiamo alcuni qui di seguito:

«Caro Roberto Serafin, Direttore de Lo Scarpone, questa storia che ha tirato fuori Luciano Ratto su quanti sono gli “Ottomila” aveva più volte un po’ intrigato anche me. Pur consapevole di essere solo un semplice e schietto appassionato dell’alpinismo e non un profondo conoscitore, ho sempre avuto il dubbio che gli “Ottomila” fossero più dei quattordici superconosciuti. Il viscerale amore per la montagna mi ha sempre portato a desiderare fortemente di vedere, prima di morire e anche solo da lontano, uno di questi mitici “Ottomila”. Però il fisico è molto meno robusto dei sentimenti e quindi una volta sola, a malapena, sono riuscito ad appressarmi a un “Ottomila”. Non era l’Everest che avevo sempre sognato osservare, soprattutto dal Tibet. Ma gli amici Graziano Bianchi e Oreste Forno non hanno fatto in tempo, come mi avevano promesso, di portarmi almeno dalle parti di Tingri. È arrivato prima un infarto. Perciò devo accontentarmi del ricordo di aver osservato a lungo, con commozione, all’alba e al tramonto, il Kanchenjunga, che comunque degli “Ottomila” è il terzo. Andai nel Sikkim e nel Darjieeling proprio per vederlo. In un’alba di maggio di una decina di anni fa ero su a Tiger Hill, sopra Darjeeling ad osservare il sole che, appena spuntato dalla lontanissima pianura del Bengala, cominciava a colorare le nevi del Kanchenjunga. La gente che era lì con me però mi fece osservare che la splendida giogaia di questo “Ottomila” è composta da cinque picchi, pressappoco tutti della stessa altitudine, come si poteva rilevare. Infatti la montagna, in lingua locale, si chiama (come ho letto in molte guide) “la grande fortezza della neve con cinque vette”, oppure “il grande tesoro della neve con i cinque pilastri”. Così a occhio mi pareva pure che i “cinque pilastri” fossero piuttosto lontani l’uno dall’altro. Quindi mi sono chiesto se questo Kanchenjunga è una sola montagna, oppure non si tratta di cinque “Ottomila”? Che ne pensa Ratto? Che ne pensano i lettori de Lo Scarpone? (Emilio Magni, lettera a Lo Scarpone, 31 maggio 2006)»;

Le cime del Sisha Pangma

«… riguardo agli Ottomila primari e secondari dell’Himalaya e del Karakorum, le rispondo che dopo aver ricevuto diverse richieste di informazioni su tale argomento di cui una anche da lei, ho deciso di approfondire lo studio su questo tema. Infatti ho consultato nei nostri archivi e ricercato alla biblioteca del CAI, tutte le riviste straniere che parlavano delle quote delle cime secondarie degli Ottomila; ho anche verificato le quote su tutte le carte topografiche a nostra disposizione, notando molte incertezze tra loro in particolare sulle carte cinesi. Non contento, ho chiesto delle precisazioni al “Servei General d’Informaciò de Muntanya Spagnolo”, (un centro molto ricco con cui abbiamo degli ottimi rapporti) nel determinare l’altezza dei monti Broad Peak e Shisha Pangma. Concludendo ho creato una tabella che divide le cime principali da quelle secondarie con le rispettive quote.
Naturalmente ci può essere il margine di errore, ma penso che all’incirca dovrebbero essere attendibili (messaggio di Gilberto Merlante a Luciano Ratto del 18 febbraio 2004)»;

«In fondo anche il numero 14, che ufficialmente delimita gli Ottomila, è soltanto una cifra convenzionale che delimita il cammino dei grandi alpinisti sulle cime della terra e ne esalta l’immagine presso il grande pubblico. Gli specialisti sanno che ci sono montagne ben più difficili degli Ottomila e che ci sono mete ben più importanti dal punto di vista alpinistico (Enrico Camanni, La sagra degli Ottomila, Alp n.20, dicembre 1986)».

«… Sono in molti a giurare che il numero degli Ottomila è sbagliato, e che le cime da inserire nella lista dei mastodonti della Terra sono molte di più. Su quale debba essere il numero esatto non si è ancora raggiunto un accordo, ma cominciano ad essere numerosi quelli che negano le certezze geografiche che hanno scatenato gli alpinisti degli anni ’50. A molti sembra scorretto negare dignità alle cime minori dei grandi massicci himalayani, che spesso superano abbondantemente gli 8000 metri…
D’altra parte, già negli anni ’70 Mario Fantin aveva messo in guardia i suoi lettori. “Va notato” scriveva, “che aggiungendo le cime minori dei massimi gruppi montuosi, pur sempre più alte di 8000 metri, si avrebbero altri 25 “Ottomila” (totale 29) meritevoli di tale titolo. Ma a leggere quello che passa sul web, si direbbe che lo studioso bolognese abbia abbondantemente peccato per difetto: una lista redatta da un gruppo di alpinisti cechi porta addirittura a 40 il numero degli Ottomila (Roberto Mantovani, Metriche invenzioni, da I magnifici 8000, Alp, n.231, nov-dic. 2005)».

«… Oltretutto la lista dei quattordici Ottomila rischia molto di essere rivista al rialzo nei prossimi anni…”; perché non ammettere tra gli Ottomila lo Yalung Kang, che non si può continuare a considerare un satellite del Kanchenjunga? Che oggi si discuta se gli Ottomila non possano essere più di quattordici è forse un tentativo per riattizzare un gioco che appare bloccato da troppi anni, e per aprire una nuova corsa… La domanda che una storiografia alpinistica seria dovrebbe cominciare a porsi è sostanzialmente una sola, sia pure scomposta in varie domande complementari: come è stata “inventata” l’idea degli Ottomila e come si è stabilito che siano esattamente quattordici? Chi? Quando? Perché? Sono come si vede le domande chiave dell’onesto giornalismo (Pietro Crivellaro, pagg. 112 e 113 de I magnifici 8000, monografia di Alp, n.231, nov-dic. 2005, Vivalda Editore).

2. Storia dei 14 Ottomila “tradizionali”
Le domande poste nell’articolo sopra citato erano ancora senza risposta. Roberto Mantovani ha tentato di spiegare come sia nata questa lista che in ogni caso risulta essere frutto di valutazioni soggettive ed addirittura arbitrarie. Ecco la sua spiegazione:

«La lista degli Ottomila, così come l’abbiamo ereditata, ha preso lentamente forma negli anni compresi tra le due guerre mondiali, per sovrapposizioni successive delle diverse tesi dei più noti cronisti dell’Himalaysmo del tempo (Marcel Kurz, Lucien Devies, Günther Oscar Dyhrenfurth). La rosa delle cime, a quanto risulta, è stata però stilata solo parzialmente su dati oggettivi. Per alcune delle vette, infatti, gli esperti di quegli anni potevano far conto sulle misurazioni del Survey of India (tutte di alta attendibilità), mentre per altre esistevano dati ricavati dagli altimetri degli alpinisti. In sostanza si è arrivati all’ufficializzazione dei quattordici Ottomila quasi per “abitudine”, e sull’onda dell’entusiasmo. Nel 1952, quando esce dalla tipografia Zum dritten Pol, il libro di Dyhrenfurth, la corsa ai mastodonti dell’Himalaya ha già registrato i primi successi: due anni prima i francesi hanno scalato l’Annapurna, e stanno per essere vinti il Nanga Parbat e l’Everest.

Nel corso degli anni, tuttavia, mentre la corsa alle vette più alta del mondo assorbiva la maggior parte dell’energia degli himalaysti, hanno cominciato a nascere i primi dubbi sull’esattezza della lista “ufficiale” degli Ottomila. Qualcuno ha cominciato a pensare che fosse scorretto negare dignità alle cime minori (che talora superano abbondantemente quota 8000) dei maggiori massicci. Negli anni ’70, persino il prudente Mario Fantin aveva messo in guardia i suoi lettori sul numero esatto degli Ottomila. Da allora i dubbi si sono moltiplicati… (Nota di Roberto Mantovani, La conquista degli 8000, Alpine Studio, Lecco, novembre 2015)».

Le vette del Broad Peak d’infilata verso sud-est

3. Ottomila tradizionali per altezza
1 Everest 8848 m
2 K2 8611 m
3 Kanghenjunga 8586 m
4 Lhotse 8516 m
5 Makalu 8463 m
6 Cho Oyu 8201 m
7 Daulagiri 8167 m
8 Manaslu 8163 m
9 Nanga Parbat 8125 m
10 Annapurna 8091 m
11 Gasherbrum I 8068 m
12 Broad Peak 8047 m
13 Gasherbrum II 8035 m
14 Shisha Pangma 8027 m

4. Il Progetto 8000
Le domande dell’articolo citato in premessa, e soprattutto quella fondamentale “Insomma quanti sono i “veri” Ottomila?” ricorrono sempre più spesso nell’ambiente alpinistico. In particolare, soprattutto fra quelli che sugli Ottomila ci salgono, si avverte una crescente esigenza di aumentare il numero degli Ottomila al valore che oggigiorno si può considerare quello più realistico e accettabile. 

Con l’obiettivo di proporre una soluzione del problema si è costituito, all’inizio del 2011, fra alcuni soci CAI ed esperti, un gruppo di studio e di iniziativa, per opera di Roberto Mantovani, Roberto Aruga, Luciano Ratto.

L’idea ha avuto una incoraggiante risposta e sono stare proposte alcuni elenchi di Ottomila ‘aggiuntivi’ da parte di alpinisti e ottomilisti di primo piano, da Alessandro Gogna, a Simone Moro, a Sergio De Leo.

Queste liste sono state attentamente esaminate e vagliate in base a criteri simili a quelli che, nel 1994, sono stati utilizzati per definire l’elenco ufficiale dei Quattromila delle Alpi certificato dall’UIAA con il bollettino n°145 del marzo 1994.

Finora nessuno ha affrontato seriamente questo problema mettendo intorno ad un tavolo un gruppo di esperti per redigere finalmente un elenco definitivo, e certificato ufficialmente.

Come avevamo già pensato nel 1993 per i Quattromila delle Alpi, abbiamo ritenuto che fosse maturo il momento di lanciare un progetto coinvolgendo alpinisti, storici, geografi, cartografi, ecc. che, sotto l’egida dell’UIAA, facesse per gli 8000 quello che è stato fatto per i Quattromila, ripetendo, “mutatis mutandis”, il percorso operativo che avevamo seguito per il “Progetto 4000”, e che è riportato sia sul sito del Club 4000 (www.club4000.it) sia nel libro Tutti i 4000, pubblicato a cura di tale Club.

ll progetto è partito dunque con questo programma:

a) costituire un gruppo di lavoro, composto da esperti di diversa competenza, che fossero interessati a questo progetto. Essenziale è stata la collaborazione, non solo di alpinisti “alpini”, ma soprattutto di alpinisti che gli Ottomila li conoscono per averli saliti;

b) definire esattamente le finalità del progetto, vale a dire formulare una lista che non fosse frutto di valutazioni soggettive ma di studi approfonditi, su basi scientifiche;

c) raccogliere come base di riferimento tutta la documentazione disponibile sugli Ottomila;

d) svolgere un attento censimento di tutte le cime superiori agli 8000 metri;

e) stabilire i criteri di vaglio delle vette da inserire nell’elenco ufficiale. Abbiamo ritenuto che questi potessero essere gli stessi studiati per i Quattromila, e cioè: topografico, morfologico, alpinistico;

f) definire l’elenco allargato delle vette minori;

g) proporre l’elenco ufficiale degli 8000 come somma dei 14 Ottomila tradizionali con le vette “aggiuntive” dell’elenco allargato;

h) presentare i risultati di questo progetto all’UIAA per una certificazione ufficiale;

i) pubblicizzare i risultati del gruppo di lavoro, a livello mondiale e nazionale, tramite pubblicazioni da individuare (Bollettino dell’UIAA, ecc.).

Le cime del Sisha Pangma

5. Censimento delle vette superiori agli 8000 metri
Come primo riferimento abbiamo assunto l’elenco proposto da un gruppo di 43 alpinistislovacchi, nel quale sono indicate 40 sommità in totale, comprendente:

– i 14 Ottomila “tradizionali”, in neretto,
– 7 vette secondarie, degne di essere prese in considerazione, evidenziate in corsivo,
– 19 altre vette, in nero.

ELENCO DEGLI OTTOMILA DEI SLOVACCHI
01-8848 Everest
 1- 8751 South Summit
 2-8393 North-East Shoulder
02-8611 K2
 3-8580 South-West Summit
03-8598 Kangchenjunga
 1-8505 Yalung Kang
 4-8400 West Pinnacle
 5-8250 Yalung Shoulder – East Summit
 6-8200 Yalung Shoulder – West Summit
 2-8482 Kangchenjunga Central (Middle)
 3-8494 Kangchenjunga South
04-8501 Lhotse
 7- 8499 SW Summit
 8- 8426 West Pinnacle
 9-8270 Pinnacle I., II., III.
 4-8418 Middle West Tower
 10-8376 Middle East Tower
 5-8386 Lhotse Shar
 11-8019 East Fore-Summit
05-8484 Makalu
 6-8010 Makalu South
 12-8200 Point 8200 m
06-8201 Cho Oyu
 13-8010 Point “Fore-Summit”
07-8167 Dhaulagiri
08-8156 Manaslu
09-8125 Nanga Parbat
 14-8072 Fore-Summit
 15-8042 South Summit
10-8091 Annapurna 1
 16-8064 Annapurna I Middle
 17-8023 Annapurna I East
11-8068 Gasherbrum I
12-8047 Broad Peak
 18-8035 Fore-summit
 7-8016 Broad Peak Central (Middle)
14-8046 Shisha Pangma
 19-8008 Middle (W) Summit
13-8035 Gasherbrum II
———————————————————
14 totale + 7 totale + 19 totale = 40
(Fonte: http://www.8000.sk/21×8000.pdf )

Annapurna 1 Main Peak, Central, East

6. Premessa sui criteri di vaglio degli Ottomila
(di Roberto Aruga)
Premesso che la nostra passata esperienza con l’UIAA relativa alla lista ufficiale dei Quattromila delle Alpi ci ha mostrato che è indispensabile mettere a punto dei chiari e obiettivi criteri di scelta delle vette, si è trattato in questa occasione di mettere a punto essenzialmente un criterio topografico e un criterio alpinistico per gli 8000 proposti di inserire nella lista degli Ottomila “ufficiali”.

1 – Criterio topografico
I possibili criteri al riguardo possono essere i seguenti:
a) più alto colle adiacente (già messo a punto e usato per i Quattromila);
b) “Orometrical prominence” (prominenza);
c) Dominance (dominanza).

(a) Il criterio del più alto colle adiacente
Andò benissimo svariati anni fa, per i Quattromila: andò bene agli esperti svizzeri e francesi della commissione internazionale, andò bene all’UIAA, che l’accettò senza obiezioni. Oggigiorno la situazione è parecchio cambiata. Precisamente, in questi anni il problema di definire il concetto di vetta e della sua individuazione ha fatto passi importanti. Basterebbe vedere i siti:
https://en.wikipedia.org/wiki/Topographic_prominence
www.peaklist.org
www.8000ers.com
quest’ultimo gestito da Eberhard Jurgalski, forse il massimo esperto attuale di storia e topografia degli Ottomila.

Stando così le cose, va detto che il nostro vecchio criterio del più alto colle adiacente, lasciato nella sua forma originaria, non sarebbe più proponibile oggi. In effetti il concetto di più alto colle adiacente andrebbe meglio specificato e affinato. Per esempio, uno potrebbe domandarsi: qualunque insellatura si incontri su una cresta della vetta in esame (partendo dal sommo) può essere considerato il più alto colle adiacente? Basterebbe un minimo colletto delimitato da uno spuntoncino di pochi metri? Evidentemente no. Abbiamo anche tentato di definire meglio questo concetto, però si andrebbe a finire in qualcosa di un po’ complicato (mentre penso che la semplicità di applicazione e l’immediatezza siano una caratteristica indispensabile per qualunque idea o criterio noi proponiamo).

(b) Prominenza
E’ questo il criterio principe proposto dagli esperti dei siti sopra citati, e oggi raccoglie un ampio seguito di consensi. Questo criterio mostra due facce. Precisamente, per le vette isolate (ossia senza vette più alte nelle vicinanze) la prominenza è singolarmente complicata e di interesse limitato per gli alpinisti. Esempio: il “key col” per il Monte Bianco (base per arrivare alla prominenza) si trova presso il lago Onega nella Russia settentrionale e così via per altre cime. Lo stesso calcolo della prominenza in questi casi richiede la conoscenza della quota di decine e decine di colli, tanto da doversi servire di appositi software e ovviamente di un computer. Totalmente diversa la situazione per le vette satelliti di una vetta maggiore nelle vicinanze, nel qual caso il calcolo della prominenza è facile e immediato. Fortunatamente noi ci troviamo in quest’ultimo caso, giacché i possibili nuovi 8000 sono proprio delle vette sussidiarie di un Ottomila maggiore, uno dei 14.

(c) Dominanza
Concetto di per sé interessante, in quanto esprime la percentuale di indipendenza di ogni vetta. Però, sulla base della formula che la definisce, si può facilmente dimostrare (almeno per il caso degli Ottomila) che essa è una grandezza proporzionale alla prominenza, dunque un doppione di quest’ultima e di nessuna utilità per noi.

In conclusione: considerando la popolarità ormai acquisita dalla prominenza, la sua semplicità di applicazione almeno nel nostro caso, il fatto che alcuni dati di prominenza proprio per gli 8000 minori, quelli che interessano a noi, si trovano già determinati sui siti sopra citati, e infine (la cosa forse più importante) il fatto che usare un concetto già ampiamente accettato può essere un motivo in più per l’UIAA per non sollevare troppe obiezioni sulle nostre proposte, ci hanno convinto sulla inevitabilità di fare uso della prominenza.

Un ultimo problema (ultimo ma non di poco conto) riguarda un punto sentito dagli alpinisti ma evidentemente non troppo sentito dai curatori dei siti detti sopra. Si tratta del problema dei gendarmi sulle creste di vette maggiori, che spesso, pur presentando una prominenza notevole, sono inglobati e totalmente subordinati alla massa della montagna-madre e non meritano di essere considerati come vette a sé. Pertanto il concetto di prominenza va corretto e completato tenendo conto di questo problema.

Per quanto riguarda la determinazione del valore-limite di prominenza, quello al di sopra del quale noi consideriamo un possibile 8000 come una vera vetta, degna di comparire nelle nuova lista ufficiale, abbiamo nuovamente usato il criterio già usato per i Quattromila, ossia abbiamo lasciato la decisione agli stessi alpinisti che hanno presentato delle liste nel recente passato, calcolando la media delle prominenze per le vette che alcuni accettano e altri non accettano, ossia in posizione chiave per noi. E’ venuto fuori un valore singolarmente vicino a quello già ottenuto per i Quattromila, che ora eventualmente dovremo affinare. Secondo noi è più logico e realista un procedimento come quello suddetto, anziché tirare fuori valori piuttosto ingiustificati e aprioristici, come fatto nei siti detti sopra (per esempio, la classica lunghezza di un tiro di corda nell’alpinismo della tradizione).

Da sinistra, Lhotse, Lhotse Central e Lhotse Shar

2 – Criterio alpinistico
Non viene considerato nei siti suddetti, ma evidentemente per noi è di primaria importanza. Qui le cose appaiono meno complesse rispetto al criterio topografico. E’ chiaro che un 8000 ai limiti dell’accettabilità in base al criterio topografico deve essere valutato sulla base del criterio alpinistico. Ossia, si devono considerare le vie alpinistiche tracciate, sia come qualità che come quantità, e, soprattutto, va data particolare importanza, secondo noi, alle vie “specifiche” a quella vetta, cioè quelle che hanno termine su di essa, o, in altre parole, quelle tracciate dai salitori considerando quella vetta come meta alpinistica a se stante, autonoma alpinisticamente.

Naturalmente c’è poi il problema di eventuali nuove vie, specifiche o comunque importanti, tracciate quando già dovesse esistere una lista ufficiale allargata degli Ottomila. Questo potrebbe essere un problema, infatti non è possibile cambiare ogni volta la lista, aggiungendo un nuovo Ottomila in seguito alle nuove vie tracciate. Il problema di una possibile “mutevolezza” e quindi di una scarsa affidabilità del criterio alpinistico, purtroppo non è stato considerato come avrebbe meritato nei precedenti articoli sull’allargamento della lista degli Ottomila. In ogni caso è possibile ricorrere a una contromisura che dovrebbe rendere il criterio alpinistico non mutevole e più oggettivo (un po’ come avviene per il criterio topografico) in modo da ovviare a questo inconveniente.

(continua su https://www.gognablog.com/e-se-gli-ottomila-non-fossero-14-ma-22-2/)

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E se gli Ottomila non fossero 14 ma 22? – 1 ultima modifica: 2020-01-09T05:10:37+01:00 da GognaBlog

16 pensieri su “E se gli Ottomila non fossero 14 ma 22? – 1”

  1. 16
    AndreaD says:

    Da semplice appassionato di montagna e di letteratura di montagna, che due “ottomila” li ha soltanto visti da Tyangboche, la considerazione che ho fatto è quella di applicare un criterio simile a quello adottato per i “quattromila” delle Alpi. Quindi se sul Monte Rosa ci sono 4 “quattromila” maggiori, tralasciando gli altri, gli “ottomila” del Kangchenjunga sono 4. Enri ha fatto l’esempio dei Lyskamm e dei Breithorn, altrettanto valido.
     
    Segnalo che la prima edizione (1975-77) dell’Enciclopedia “La Montagna” edita da DeAgostini alla voce “Extraeuropeo, alpinismo” segnalava 15 vette minori, anticime, spalle contando le quali gli “ottomila” diventerebbero 29. Le montagne interessate erano: Everest (con 2 “new entry”), K2 (3), Kangchenjunga (3), Lhotse (3), Makalu  (1), Annapurna (2), Broad Peak (1) .

  2. 15
    Paolo Gallese says:

    Enri, sono d’accordo. Alla fine c’è chi sale e chi no, a 8000 o meno.
    Comunque dal punto di vista solo geografico (l’aspetto che interessa me per puro piacere nel conoscere gli ambienti della Terra) è interessante.

  3. 14

    La cosa terribile è che questo articolo: continua.

  4. 13
    Enri says:

    Mi sembra di poter dire che via siano due piani di discussione. Uno del tutto geografico: in effetti faccio fatica a vedere una sola cima dei vari Kanchenghunga, come se i Breithorn o i Lyskamm fossero una vetta sola. E qui mi fermo e non amplio la discussione e la classificazione geomorfologica. Per quanto all’alpinismo, rimane valida una vecchia frase che campeggiava all’inizio di una delle prime guide di Finale Ligure:”i gradi sono numeri, le Vie invece….beh c’e’ chi le sale e chi non le sale”. Cosa voglio dire: voglio dire che Messner rimarra’ Messner anche se domani decidessero che che gli 8000 non sono 14 ma 20. Messner ha salito in solitaria, senza ossigeno, in traversata, in salita e discesa in fuga dal brutto tempo…..Kukuzca non e’ primo in nulla, e’ arrivato secondo a salire tutti i (primi) 14 ottomila ma con una qualita’ perlomeno uguale a quella di Messner e con la giacca ed il maglione che indossava mia nonna per le gite sull’appennino, semplicemente immenso. Bonatti ha salito poco e niente a quota 8000, peccato che nel 1954 con la sua discesa e poi risalita sul K2 per portare bombole quanto piu’ in alto possibile ( con annesso bivacco all’addiaccio) fece una delle imprese piu’ pazzesche della storia a 8000 metri, senza conquistare alcuna vetta. E quanti altri esempi, anche di comuni mortali mai arrivati alla luce dei riflettori….
    Messner puo’ stare tranquillo, puo’ impugnare la picozza se ne ha voglia e dove vuole, non certo per inseguire una ulteriore set di 8000 quand’anche la scienza e la statistica ne confermassero l’esistenza. La frase a prologo della vecchia guida di Finale rimarra’ sempre valida….

  5. 12
    Roberto Aruga says:

    Quando tempo addietro Ratto ed io, coadiuvati da Mantovani, demmo avvio al Progetto Ottomila, non pensavamo minimamente a una rivoluzione. Molto più semplicemente ci limitavamo a considerare quello che era avvenuto molto tempo prima sulle Alpi, al tempo della loro esplorazione sistematica, quando i tradizionali e troppo generici nomi dei massicci (Monte Bianco, Monte Rosa) cominciarono a rivelarsi insufficienti e a generare confusioni e fraintendimenti, per cui, con l’intento di mettere ordine, vennero sostituiti dai nomi delle singole vette di ogni massiccio. Cioè si passò dal concetto di massiccio al concetto più specifico di vetta. E lo stesso, ormai era chiaro e logico, doveva avvenire anche per gli Ottomila. L’unica cosa importante era portare avanti questo progetto proponendo i necessari nuovi Ottomila non sulla base di impressioni personali, ma sulla base di criteri oggettivi. Per questo mi servii degli stessi criteri che avevo messo a punto in passato per la lista degli 82 Quattromila delle Alpi, poi ufficialmente approvata dall’UIAA.
    La lista degli Ottomila completata e razionalizzata secondo il presente progetto ha raccolto pareri favorevoli nei paesi che gli Ottomila li hanno nel loro territorio (vedi le relazioni al congresso di Kathmandu di qualche anno fa), mentre ha suscitato qualche preoccupazione tra alcuni degli alpinisti che hanno legato il proprio nome ai tradizionali 14 Ottomila e che vedono in qualunque novità un possibile appannamento alla loro immagine. Per uno di questi si trattava addirittura di mettere a rischio una corona di re!
    Ma non si può mai dire: può anche darsi che in futuro, se l’ambiente riuscisse a liberarsi dagli attuali timori ed egocentrismi, questa nostra iniziativa potrebbe dare un aiuto verso la chiarezza e la razionalità.
    Per quanto riguarda la sensibilità dimostrata dalla dirigenza del Club Alpino Italiano (il cui statuto prevede tra le finalità istituzionali “la conoscenza e lo studio delle montagne”) preferisco stendere un velo pietoso e rimandare al puntuale commento di Luciano Ratto.

  6. 11
    Fabio Bertoncelli says:

    Una semplice correzione a quanto scritto nell’articolo: gli ottomila classici del Karakorúm sono quattro (e non cinque), cioè K2, Broad Peak, Gasherbrum I e II.  Il Nanga Parbat appartiene all’Himàlaya, in cui si innalzano quindi dieci ottomila.

  7. 10
    Fabio Bertoncelli says:

    Dalla guida Vallot (vol. III, ed. 1975, p. 119-120):
    «Col Armand Charlet, par le versant d’Argentière (NE).
    Grande course de glace D. Elle a été répétée le 27 juillet 1932 [appena cinque giorni dopo la prima ascensione a opera di una cordata condotta da Armand Charlet] par K. Blodig, seul, à l’age de 74 ans, qui redescendit le lendemain par la même voie. La célèbre collectionneur de 4000 le gravit pour ajouter l’Aig. du Jardin et le Grande Rocheuse à sa collection».
     
    Nota esplicativa
    Dopo la prima guerra mondiale anche l’Aiguille du Jardin e la Grande Rocheuse, di oltre quattromila metri, furono considerate vette a sé stanti. E cosí il buon Karl Blodig, per completare la sua collezione, decise di salirle entrambe; da solo, perché senza compagni! Ripercorse lo stesso itinerario in discesa, il giorno successivo, dopo avere bivaccato alla sella.
    … … …
    LETTERA  APERTA  A  MESSNER
    Caro Reinhold, prendi esempio dal vecchio Blodig. Lui non protestò, non negò, non tenne atteggiamenti sprezzanti. Semplicemente, prese la piccozza e partí.
    Tu hai appena 75 anni, sei ancora in buona forma fisica, la durata media della vita rispetto a quei tempi è aumentata tantissimo. Ricorda che in vetta all’Everest ci sono stati almeno due ultraottantenni.
    C’è chi ha appena salito i classici 14 ottomila in appena sei mesi. A te basterebbero due o tre anni per aggiungere al tuo curriculum i sette-otto nuovi che ancora ti mancano. 
    Coraggio! Impugna la piccozza e parti.
     

  8. 9
    Giandomenico Foresti says:

    Mah.. E’ già un po’ che se ne parla. Forse fra cent’anni..

  9. 8
    Fabio Bertoncelli says:

    Caro Luciano, la tua ingenuità mi stupisce e mi commuove allo stesso tempo. E questo è un bel complimento!
    In sostanza hai chiesto al Re degli Ottomila, uno degli uomini piú egocentrici del pianeta, di abdicare alla carica perché sono stati individuati altri ottomila rispetto a quelli grazie ai quali aveva conquistato lo scettro.
     
    In quanto al CAI Centrale, ricorda che a Bonatti occorse mezzo secolo. Campa cavallo…
     
    Ti porgo la mia stima per i tuoi princípi alpinistici e i miei complimenti per la passione tuttora ben viva.
     

  10. 7
    paolo says:

    Sono solo gli studiosi italiani del cai a parlare di questo “problema”.
    Ho letto qualche osservazione straniera, ma senza nessun seguito.
    Penso che agli himalaisti non turisti ormai interessino solo le vie.
     
    Anche se sopra si dice che non importa, ma è solo un fatto dimensionale, faccio una osservazione.
    Monte Bianco di Courmayeur e Monte Bianco e picco Amedeo, tre o quattro sulle Jorasses… e così via.
    Il club del cai dei 4000 delle Alpi dovrebbe essere annullato per mancanza di meritevoli di appartenenza. 🙂  

  11. 6
    Luciano Ratto says:

     
    Grazie al GognaBlog, ecco finalmente diffuso presso i soci del Cai, e non solo, l’intero “ Dossier Progetto 8000”, ideato nel 2003, realizzato da un gruppo di soci Cai  (Aruga, Mantovani, Ratto) in più anni di studi e ricerche, e presentato nel 2011,per la certificazione all’UIAA.
     
    Nel mese di ottobre 2018, come portavoce di tale gruppo, ho inviato a “Montagne 360”, organo ufficiale del Cai, la richiesta di segnalare ai soci l’esistenza di tale progetto. In questa occasione ho proposto che, non essendoci più l’UIAA, le conclusioni di tale progetto (lista ufficiale di 22 vette, in sostituzione della lista di 14 attuale) fossero certificate dal Cai stesso, nel cui ambito erano state proposte da alcuni soci , previo accertamento , nel metodo e nel merito, da parte del Caai.. Questa richiesta è stata ripetuta molte volte, ssenza alcuna risposta,e perciò mi sono rivolto a diversi personaggi del vertice del Cai (Presidente Generale, Direttore, Presidente del Caai, Presidente del Collegio dei Probiviri).
     
    A distanza di 15 mesi , tuttora non ho ricevuto risposta né da “Montagne 360” né dai vertici del Cai, in omissione delle norme di galateo istituzionale e delle normali regole di semplice educazione.
     
    Nel contempo ho scritto, con molta cortesia e rispetto, a Reinhold Messner, offrendo proprio a lui la presentazione di questa nuova lista di 22, frutto dell’applicazione scientifica di precisi metodi di indagine, in sostituzione di quella di 14 che non si sa da chi è stata formulata e come. Vedere in allegato la mia lettera gentile e la  risposta  sprezzante del “più grande alpinista di tutti i tempi”, alias “il re (nudo) degli 8000”: no comment!
     
    E’ questo un “Caso” che non ha l’uguale nel Cai, dalla sua nascita (1863) ad oggi. Ritengo che sia inconcepibile che in un ente pubblico di 322.000 soci, non sia possibile pubblicare quanto i soci chiedono, rispettare le loro istanze, ed offrire a questi la facoltà di scambiare tra loro idee ed opinioni, anche utilizzando una rubrica “lettere dei soci” che, non si sa perché un tempo c’era ed oggi manca, a differenza di tutte le pubblicazioni analoghe. Il Cai dovrebbe essere improntato su norme di democrazia e di  trasparenza: è democrazia questa?
     
    Sarebbe auspicabile che il Club Alpino Italiano, dopo la presente iniziativa del GognaBlog facesse sentire la sua voce, e finalmente prendere posizione rispondendo educatamente alle mie numerose email.
     

  12. 5
    Paolo Gallese says:

    Fabio, non è un problema essenziale, per carità. Però è interessante sapere.
    Ed è accattivante immaginare.

  13. 4
    Fabio Bertoncelli says:

    Ventuno o ventidue? O ventitré?
    Lo scopriremo domani.

  14. 3
    Fabio Bertoncelli says:

    È strano che a tutt’oggi nessuno abbia completato la serie dei ventun ottomila; di piú, che non abbia neppure tentato.

  15. 2
    Fabio Bertoncelli says:

    È meglio non parlare dei nuovi ottomila.
    Altrimenti Messner si arrabbia. 😂😂😂
     

  16. 1
    Paolo Gallese says:

    Per quanto fossi al corrente del problema (avevo letto due articoli di Mantovani a riguardo), non avevo più approfondito.
    Leggendo questo articolato report resto abbastanza stupito di un problema che, da ignorante, credevo ormai risolto, sebbene non avessi mai letto qualcosa di risolutivo.
    Resto anche abbastanza stupito di non vedere coinvolti centri di ricerca dotati delle tecnologie di riferimento più adatte, come il JPL o il NOOA. Ma mi rendo anche conto dello sforzo finanziario necessario rispetto all’importanza di altre priorità di studio.
    In ogni caso questo articolo molto interessante mi ha acceso una lampadina. Chiederò ad alcuni glaciologi che conosco qualche ragguaglio su quali centri di ricerca internazionali o di alto livello nazionale si siano posti il problema e stiano collaborando, o lavorando, in questa direzione.
    I trend di ricerca sui cambiamenti climatici potrebbero aver attivato linee di studio sulle topografie altimetriche mondiali.
    Voglio approfondire non tanto eventuali risultati, ma chi li sta vagliando oltre a quanti citati in questo scritto.

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