E se gli Ottomila non fossero 14 ma 22? – 2

E se gli Ottomila non fossero 14 ma 22? – 2
(a cura di Roberto Aruga, Roberto Mantovani, Luciano Ratto)
Torino, 18 novembre 2011

Questo articolo è la continuazione di:
https://www.gognablog.com/e-se-gli-ottomila-non-fossero-14-ma-22-1/

7. Criteri di vaglio delle vette di 8000 metri
(di Roberto Aruga)

1) Punto centrale
Definire uno o più criteri per individuare vette di 8000 da proporre per una nuova lista allargata e ufficialmente accettata. La letteratura precedente sull’argomento indica l’opportunità di un criterio topografico (la vetta è un’entità topografica) e di un criterio alpinistico (non dimentichiamo che una lista di questo tipo è destinata essenzialmente agli alpinisti).
Punto successivo: applicare in modo possibilmente rigoroso i criteri messi a punto a tutti i possibili “nuovi” 8000.

2) Premessa operativa
I giudizi definitivi sulla lista che proporremo spetteranno agli ottomilisti che vorranno collaborare con noi. I loro giudizi saranno soprattutto utili per quanto riguarda i possibili nuovi 8000 che loro stessi hanno salito o comunque osservato e documentato da vicino. Dall’altro lato c’è però l’esigenza di evitare di ricevere giudizi molto eterogenei e difficilmente conciliabili. Per questo motivo pensiamo che sia necessario da parte nostra proporre dei criteri in forma chiara e facilmente applicabili, e anche proporre un primo tentativo di lista dei nuovi 8000. E’ chiaro che ognuno sarà padrone di proporre tutte le modifiche che ritiene utili, ma una prima lista tentativa sicuramente semplificherebbe tutta la procedura.

3) Dal concetto di montagna al concetto di vetta
E’ questo un discorso generale, ma pensiamo che sia utile accennarlo brevemente perché ci permette di non cadere in certe confusioni che hanno purtroppo tolto valore ad articoli precedenti sull’allargamento della lista degli 8000.

Molti alpinisti si domandano spesso perché gli 8000 generalmente accettati sono 14 e su che base sono stati scelti. Se è pur vero che i rilevatori del Survey of India dovevano triangolare il punto più alto di una montagna, noi pensiamo che in quei luoghi e in quei tempi si fosse impressionati soprattutto dalla massa di una montagna nel suo complesso, dalla sua proporzione maestosa (come del resto è sempre accaduto tra i montanari). Vennero così fuori i quattordici 8000, le 14 montagne più alte e imponenti. Quando si cominciò a salirci sopra, fin sul vertice, la sensibilità cominciò a cambiare: l’alpinista cominciò a vedere che poco distante da lui si ergeva un altro vertice della montagna: qual era il più alto? Era separato da lui da un colle sufficientemente profondo, e dunque poteva essere considerato come una vetta? Ecco che una montagna poteva comprendere più vertici, cioè più vette. Poteva valere la pena di salire anche su quell’altro vertice, magari per una via nuova e indipendente? Tutte sottigliezze che non potevano venire fuori quando non ci si sognava neppure di andare in cima a quelle montagne. Ecco che progressivamente il concetto di vetta guadagnò terreno, fino a diventare, forse, il concetto prevalente, almeno in certi ambiti. L’attuale inadeguatezza dei 14 Ottomila tradizionali e la richiesta di un allargamento del loro numero, a nostro avviso non fanno altro che riflettere questa evoluzione delle idee, dall’idea intuitiva e immediata di “montagna” all’idea (più ragionata) di “vetta”. I due concetti suddetti, per chiarezza del nostro lavoro, non andrebbero confusi. Noi, essenzialmente, elencheremo delle vette. Il concetto di montagna potrà essere utile in alcuni casi, quando, per esempio, dovesse eventualmente sorgere l’eterno problema dei gendarmi di cresta e del loro rapporto con la montagna madre. Questo, comunque, lo vedremo dopo.

Lhotse Central

4) Possibili criteri topografici
Fonti di informazione preliminari. Oltre ai testi usciti a suo tempo relativi alla scelta degli 82 Quattromila delle Alpi (vedi il sito www.club4000.it), sono utili per gli 8000 e per i criteri di scelta i seguenti siti, molto importanti per noi:
[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Topographic_prominence, che definisce in modo chiaro la Prominence;
[2] www.8000ers.com, ricco di dati sugli 8000;
[3] www.peaklist.org.

I possibili criteri topografici sono i seguenti:
(a) Criterio del massimo colle adiacente
Venne usato circa 20 anni fa per definire i Quattromila alpini. Era molto semplice e immediato, e venne accolto favorevolmente dalla commissione internazionale e dalla stessa UIAA. Per quanto in molti casi il concetto di massimo colle adiacente e di prominenza (vedi qui di seguito) siano la stessa cosa, alla luce dei recenti approfondimenti (siti [1-3] sopra citati) questo criterio andrebbe reso più rigoroso per quanto riguarda la definizione di massimo colle adiacente, e questo gli toglierebbe parte della sua semplicità;

(b) Criterio della Prominence (o Orometrical Prominence, Prominenza)
E’ il criterio principe proposto nei siti [1-3] e oggi raccoglie un ampio seguito di consensi. La definizione, come detto in [1], può venire data in modo semplice servendosi di Fig. 1.

FIG. 1

Si supponga di voler valutare la prominenza di una vetta X, e si ammetta che X abbia due vette più alte nelle sue vicinanze (M1 e M2). Si segue allora la cresta che unisce X a M1 e si individua il colle più basso su di essa (colle C1); questo è il colle minimo. Lo stesso sulla cresta che unisce X a M2, e si individua un secondo colle minimo, che è C2. Poi si individua il più alto tra i due colli minimi, che è C2, e che viene chiamato il “key col”. Il dislivello tra X e il key col (segmento ‘p’) è la prominenza della vetta X. Naturalmente se ci fossero ‘n’ vette più alte nei dintorni si dovrebbero considerare le ‘n’ creste e ‘n’ colli minimi, mentre se la vetta più alta è una sola, la cresta sarà una e il colle minimo sarà automaticamente il key col. Nella realtà l’idea di prominenza presenta due facce. Se la vetta che consideriamo è isolata (cioè vi sono forti distanze dalle vette più alte) la misura della prominenza diventa complicata e richiede la conoscenza delle altitudini di decine e decine di colli, oltre all’uso di software dedicati e ovviamente di un computer, ed è di scarso interesse per gli alpinisti. Tanto per fare un esempio, il key col del Monte Bianco è presso il lago Onega in Russia; il key col del McKinley (Alaska) è presso il lago Nicaragua nell’America Centrale, e così via. Se invece la vetta X è un satellite di una vicina vetta più alta, per esempio uno dei 14 Ottomila (che fortunatamente è il nostro caso) allora la valutazione della prominenza diventa più semplice.

(c) Criterio della dominanza
E’ un concetto di per sé interessante, in quanto esprime la percentuale di individualità di una vetta, indipendentemente dalla sua altitudine assoluta. Se però guardiamo la formula che definisce la dominanza D (rif. [2]): D = (P/Alt) × 100, dove P è la prominenza e Alt è l’altitudine assoluta della vetta, notiamo subito che Alt nel nostro caso è sempre vicina a 8000, o non distante da 8000, per cui la formula in pratica diventa: D = P/80. D è dunque circa proporzionale a P (è sempre circa 80 volte più piccola), dunque è un doppione di P e a noi serve poco. Potrebbe essere utile quando si confrontano gruppi montuosi con altitudini molto differenti.

In conclusione, considerando la popolarità ormai acquisita dalla prominenza, la sua semplicità di applicazione, almeno nel nostro caso, il fatto che dati di prominenza di 8000 satelliti (proprio quelli che ci interessano) si trovano nel sito [2], e infine (la cosa più importante) il fatto che l’uso di questo concetto è ampiamente accettato, ci hanno convinto della opportunità di fare uso di questa grandezza nel nostro lavoro relativamente agli aspetti topografici.

(5) Scelta del valore critico di prominenza
Questo è il punto cruciale: si deve arrivare a un numero, anche se approssimato, se no non si esce dalle opinioni personali. Si possono seguire due vie. La prima è quella seguita, per esempio, nel sito [2] per trovare un valore di prominenza utile per dividere le montagne in categorie di importanza. Si è proposto (aprioristicamente) il valore di 30 metri perché quello è stato per molto tempo il tiro di corda, punto e basta. Nel lavoro fatto per i Quattromila delle Alpi avevamo preferito un’altra strada, che ci sembrava più realistica e vicina a quello che gli alpinisti hanno in mente.

Brevemente illustriamo questo modo di procedere: il punto di partenza, fondamentale, collegato all’idea di vetta, è quello di individuazione della vetta rispetto al territorio circostante. In altre parole noi pensiamo alla vetta come a un punto che si eleva di un dislivello sufficiente rispetto al territorio circostante. Già, ma qual è il dislivello minimo, oltre il quale noi consideriamo quel rilievo come vetta? Se vediamo una massa che si innalza di 300 metri sul terreno circostante diciamo che quella è una vetta; se vediamo una massa che si innalza di 30 centimetri sul terreno circostante diciamo che quello è un sasso. E’ evidente dunque che nella mente di ognuno di noi c’è un valore critico oltre il quale parliamo di vetta, indipendentemente dal fatto che probabilmente nessuno di noi ha mai cercato di esplicitare tale valore. Il problema sta proprio in questa possibile esplicitazione. Per arrivare a questo considerammo i Quattromila che nelle numerose liste precedenti erano accettati da alcuni e respinti da altri proprio perché considerati non sufficientemente individuati. Erano questi evidentemente i Quattromila in posizione chiave, quelli che potevano risolvere il problema. Facemmo dunque la media dei dislivelli tra questi 4000 ‘dubbi’ e il rispettivo più alto colle adiacente. Venne fuori un dislivello tra 30 e 40 metri. Era dunque chiaro che al di sotto dei 30 metri nessun alpinista è disposto a parlare di vetta. Questo fu assunto come valore limite, per comprendere o no un 4000 nella lista in base alla sua individuazione.

E’ importante notare che con questo criterio e questo valore di 30 m non inventavano nulla di nuovo né stravolgevano l’esistente. Essi si limitavano a tirar fuori, a esplicitare, a dare una veste quantitativa e oggettiva a quanto era già nascosto nelle liste precedenti, se pure ancora in forma implicita e non percepibile.

Per applicare questo modo di procedere nel caso presente è però necessario individuare una base iniziale, per esempio una o più liste proposte in precedenza per i nuovi Ottomila candidati a entrare in una lista ufficiale. In questo campo le liste proposte sono veramente poche e in genere stilate da pochi alpinisti isolati. C’è però un lavoro precedente svolto da un gruppo di 43 ottomilisti slovacchi i quali hanno fatto in totale 85 salite a vette sopra gli 8000, tra le quali tutti i 14 Ottomila ‘ufficiali’ più altri minori, e hanno messo a frutto questa massa di esperienze in una lista di possibili nuovi 8000 (la tabella compare nel sito: www.8000.sk/21×8000.pdf ).

Il Lhotse e i suoi Pinnacles

Secondo noi sarebbe insensato non dare il giusto peso a questo grande lavoro, per cui pensiamo che questa potrebbe essere la nostra base di partenza. Il fatto di considerare anche le poche altre liste di alpinisti isolati sarebbe quasi ininfluente, nel senso che di fronte a un numero di 43 individui il parere di pochi altri finirebbe per non avere un peso determinante.

E’ da notare che neppure in occasione del lavoro sui Quattromila si poté usufruire di così numerosi alpinisti ed esperti. Nessun criterio di scelta è stato indicato per la lista degli slovacchi; oltretutto al momento della sua pubblicazione diversi di quegli ottomilisti non erano più in vita, per cui più che a un lavoro fondato su criteri meditati e condivisi è logico pensare a pareri individuali non strettamente coordinati. Ebbene, il nostro obiettivo è proprio quello di tirare fuori quel valore critico, inespresso, che sta nascosto dentro questa lista, seguendo una via abbastanza simile (anche se non identica) a quella già seguita per i Quattromila.

La lista in questione elenca 6 vette satelliti considerate degne di entrare tra i veri Ottomila, precisamente:
(1) Broad Peak Central;
(2) Yalung Kang (gr. Kangchenjunga);
(3) Kangchenjunga vetta Sud;
(4) Lhotse Shar;
(5) Lhotse Central Peak I (o Middle West Tower);
(6) Kangchenjunga vetta Centrale.

E’ da notare che gli slovacchi inserirono anche la vetta Sud (o Sud-est) del Makalu, allora quotata 8010 m. In seguito però questa vetta non è più stata considerata, vedi rif. [2]; in particolare nella accurata guida di Jan Kielkowski essa viene quotata 7803 m. Pertanto penso che non la si debba considerare tra i possibili 8000.

Visto che qui di seguito parleremo dei valori misurati delle varie prominenze per gli 8000 satelliti, i metodi pratici per valutarli sono in generale collegati alle fotografie e alle curve di livello delle migliori carte, oltre naturalmente alle testimonianze dirette di chi è stato in loco.

 Per quanto riguarda Google Earth è facile constatare che le altimetrie, soprattutto in alta montagna, sono piuttosto approssimate. Se tale scarto fosse sistematico, quando si facesse la differenza tra una vetta e un colle (che è il caso collegato alle prominenze) questa differenza eliminerebbe l’errore sistematico sui due valori assoluti, e tutto andrebbe bene. Purtroppo abbiamo visto che in molti casi non è così, per cui, siamo restii all’uso di Google Earth. Va notato che anche per le prominenze elencate in rif. [2] si considerano solo carte e foto, e non si fa cenno a Google.

A questo punto possiamo esaminare la Tabella 1 nella quale sono raccolti i dati di prominenza per vari 8000 satelliti:

Tabella 1

Come si vede in questa tabella, i 6 Ottomila proposti come vere vette dai 43 ottomilisti slovacchimostrano prominenze tra un massimo di 181 e un minimo di 63 m. Dopo questo gruppo di vette si hanno le altre, quelle escluse, che hanno prominenze che vanno da 50 m (Annapurna Est, primo escluso) a valori molto bassi per i gendarmi minori.

Dalla tabella risulta con immediatezza la singolare coincidenza tra il gruppo di vette considerate come veri 8000 dai 43 ottomilisti e il gruppo di vette che mostrano una prominenza superiore a una fascia critica situata tra 50 e 63 m (fascia dunque centrata su un valore di circa 60 metri).

Si potrebbe anche notare, considerando il gruppo di 8000 promossi dai 43 ottomilisti slovacchi e gli altri che sono stati scartati, che non ci sono inversioni nei valori delle prominenze, ossia non ci sono casi di vette accettate con prominenze minori di vette scartate o viceversa; in altre parole le due categorie vette accettate/vette non accettate sono altimetricamente omogenee e ben separate. Altro punto significativo sta nel fatto che in [2] il valore di prominenza di 60 metri è stato scelto per dividere categorie di montagne di diversa importanza (categorie B e C, più importanti, sopra i 60 m di prominenza, categoria D sotto tale valore). Infine, altro punto positivo: questi risultati eliminano il problema dei semplici gendarmi, che ritorna spesso tra gli alpinisti. Per quanto in generale il semplice gendarme totalmente assimilato alla massa della montagna madre non venga considerato come vetta, indipendentemente dalla sua prominenza, tali discussioni sono sempre state fumose e poco fruttuose in quanto difficilmente disciplinabili sulla base di criteri chiari e non personali. Ebbene, nel caso presente questa possibile fonte di dispute viene eliminata sul nascere, in quanto la nutrita famiglia di gendarmi e spuntoni viene interamente relegata nel gruppo delle vette non accettate (cosa che ci trova d’accordo) e questo non sulla base di dispute personali, ma sulla base di un criterio facilmente verificabile, quale è il criterio di prominenza.

In conclusione la lista proposta dai 43 ottomilisti sembrerebbe in grado di fornire una base solida e realistica (e anche coerente con se stessa) per il nostro scopo. Ci sembra pertanto fortemente giustificato proporre come limite per l’accettazione topografica dei veri Ottomila il valore di prominenza di 60 metri circa.

E’ chiaro che se si accetta il valore critico di prominenza di 60 m le sei vette elencate nella tabella entrano automaticamente in una preliminare possibile lista dei nuovi 8000.

Una curiosità: le prominenze dei 14 Ottomila tradizionali sono molto superiori al limite di 60 m: la più piccola fra tutte è quella del Lhotse, di 610 m. Il rischio di dover togliere dalla lista qualcuno dei 14 Ottomila è scongiurato!

Da ultimo, anche se il problema dei gendarmi fortunatamente non ci dovrebbe più interessare, va comunque detto che la distanza del gendarme dalla vetta madre rappresenta una estensione del criterio topografico dal dislivello verticale alla distanza orizzontale, anch’essa importante in certi casi. Per esempio, come vedremo tra poco per le due vette satelliti dell’Annapurna, che verranno valutate sulla base del criterio alpinistico, la loro notevole distanza in orizzontale può essere una valida misura della loro indipendenza dalla vetta madre e può aiutarci nel decidere sulla loro accettazione o meno.

(6) Criterio alpinistico
E’ ovviamente un criterio importante per noi, e potrebbe essere soprattutto utile quando un possibile 8000, scartato su base topografica, mostrasse uno spiccato interesse alpinistico. Il criterio alpinistico è ovviamente collegato alla frequentazione alpinistica della vetta in esame, sia nel senso della quantità che della qualità delle vie su di essa tracciate. Ma su tutte le vie di salita che si possono considerare, secondo noi devono venire privilegiate le vie che potremmo definire “specifiche”, cioè quelle che salgono a quella vetta e su di essa si concludono, ossia quelle vie tracciate da alpinisti che hanno considerato quella certa vetta in esame come meta e se stante, e quindi come vetta alpinisticamente autonoma. Se la vetta in oggetto ottenesse una valutazione positiva secondo questo secondo criterio, essa potrebbe venire ripescata e inserita nella lista dei veri Ottomila.

Non dobbiamo però dare, secondo noi, importanza eccessiva al criterio alpinistico, come avvenuto invece in altri studi sugli Ottomila, nei quali questo criterio finiva per occupate tutto lo spazio e relegava in seconda linea quello topografico. Non dimentichiamo infatti che una vetta è un qualcosa di morfologicamente oggettivo, una protuberanza che si eleva sul terreno circostante ed esiste indipendentemente dalle vie su di esso tracciate. Dunque ci sembra giusto coinvolgere il criterio alpinistico in seconda battuta.

Altra questione, sempre a proposito del criterio alpinistico: in generale, negli studi precedenti in cui si è valutata l’importanza alpinistica di una vetta, si considerano le vie già percorse. Questo fatto ci mette su un terreno rischioso. Infatti ogni volta che si aprisse una nuova via importante, magari del tipo che abbiamo prima definito “specifico” a una possibile vetta, ci vedremmo costretti a portare dei cambiamenti alla nostra lista. E’ chiaro che in questo modo la lista perderebbe significato e valore. In altre parole il criterio alpinistico, considerato in questo modo, diventa un criterio mutevole, e dunque inaffidabile e fonte di confusioni. Molto meglio, secondo noi, considerare la valenza alpinistica generale di una vetta, nel senso di valutarne l’interesse alpinistico sia per le vie già aperte, ma anche per le possibili vie ancora da aprire, per esempio su pilastri o speroni evidenti e definiti, vie che a volte appaiono molto belle e non sono ancora state percorse solo perché in anticipo sul livello tecnico raggiunto al presente. In questo modo anche il criterio alpinistico può diventare un criterio non mutevole in quanto legato alla struttura della montagna e dunque di grande utilità e solidità, esattamente come il criterio topografico.

Nupse, Everest, Lhotse, Lhotse Central e Lhotse Shar

(7) In conclusione
Secondo i criteri qui esposti, il percorso da seguire per accogliere o no un 8000 tra le vere vette è in definitiva abbastanza semplice (almeno come procedura). Primo passo: se il criterio topografico della prominenza è favorevole, la vetta è inserita nella lista senza altre considerazioni. In caso di prominenza poco al di sotto del limite o di possibile particolare interesse alpinistico, si passa al criterio alpinistico. Questo, se favorevole, può far rientrare la vetta tra quelle accettate. Infine, se quella sommità dà un esito negativo sulla base di entrambi i criteri, è senz’altro da scartare.

Qui di seguito si propone una possibile lista di vette di 8000 m che potrebbero entrare tra gli Ottomila veri e accettati:

– Broad Peak Central, Yalung Kang, Kangchenjunga South Peak, Lhotse Shar, Lhotse Central Peak I, Kangchenjunga Central Peak: secondo quanto sopra sarebbero da accettare;

– Annapurna vetta Est, Annapurna vetta Centrale: non accettate secondo il criterio topografico (la prima delle due per pochi metri) e neppure accettate dai 43 ottomilisti slovacchi. Oltre alla notevole distanza di queste due sommità tra loro e dalla vetta principale (fatto sicuramente favorevole in quanto testimonia la loro indipendenza, anche se non lo abbiamo configurato come criterio vero e proprio), in questo caso potrebbe essere opportuno considerare il criterio alpinistico. Si potrebbe allora osservare che le vie tracciate sui due versanti Sud e Nord (Himalayan Index), e anche le vie ancora possibili sul versante Sud, con i suoi poderosi speroni e contrafforti, potrebbero far rientrare queste due vette tra i veri Ottomila.

– Gruppo Broad Peak: Forepeak e Broad Tooth (non citati in rif [2]): il primo è un rilievo sommitale di individuazione veramente poco significativa; Broad Tooth: spuntone quasi indistinguibile dalla massa principale. Nulla da fare.

– Everest S-peak (assente in [2]): da foto assai chiare con persone si può valutare una prominenza di circa 30 m. Non accettabile in base al criterio topografico.

– Rimane la sommità Est del Manaslu, 8013 m, quasi mai citata fra i possibili 8000, e neppure citata in rif. [2] (vedi foto in ultima pagina). Ammesso che la quota di 8013 m non sia stata smentita da più recenti misure (vedi il caso del Makalu vetta Sud-est), considerando la differenza tra 8163 m e 8013 m (150 m) è possibile che la sua prominenza superi i 60 m (vedi foto). Però a noi pare che la piramide del Manaslu sia una, quella che culmina a 8163 m, e che questa sommità sia da considerare un gendarme non sufficientemente indipendente dalla piramide principale.

In conclusione, secondo questa lista, ci sarebbero altri otto Ottomila da aggiungere ai 14 tradizionali.

Un’ultima osservazione. Qualcuno, esaminando la Tabella 1, potrebbe chiedersi: se per caso uno o più dei valori di prominenza degli 8000 satelliti oggi considerati i più attendibili subissero delle modifiche, per esempio in seguito a delle valutazioni più precise, e magari scendessero sotto il limite di 60 m (oppure salissero sopra questo limite), si dovrebbe modificare la lista degli Ottomila? Prendendo in esame i due valori di prominenza in posizione più ‘esposta’ a questa eventualità, che sono quelli del Lhotse Central Peak I (65 m) e del Kangchenjunga Central Peak (63 m) si potrebbe pensare di applicare il criterio alpinistico. Viene fuori che sul primo si ha l’importante e difficile via specifica dei russi nel 1997 e sul secondo si hanno almeno tre vie, probabilmente specifiche: la via del couloir che parte dal Grande Piano (del 1978); quella per la faccia Sud-ovest del 1984 e quella dei polacchi del 1991. E’ dunque chiaro che queste due vette potrebbero restare tranquillamente tra le vere vette anche se dovesse verificarsi la modifica della prominenza ipotizzata sopra. Dall’altra parte del valore limite (a parte l’Annapurna vetta Est che sembra da mettere tra i veri Ottomila, e per il quale, anzi, un innalzamento della sua prominenza sopra i 60 m lo porrebbe in modo ancor più indiscutibile in questa categoria) sta la prominenza dello Yalung Shoulder (40 m) che è piuttosto lontana dal limite. La presente lista dei nuovi 8000 appare dunque abbastanza ‘robusta’ e protetta anche nei riguardi di evenienze di questo tipo.

8. Ottomila aggiuntivi per altezza
1) Kangchenjunga West Peak 8505 m
2) Kangchenjunga South Peak 8476 m
3) Kangchenjunga Central Peak 8473 m
4) Lhotse Central Peak I 8410 m
5) Lhotse Shar 8383 m
6) Annapurna Central Peak 8051 m
7) Annapurna East Peak 8013 m
8) Broad Peak Central 8011 m

9. Elenco definitivo degli Ottomila ufficiali per altezza (in corsivo gli Ottomila aggiuntivi
1 Everest 8848 m
2 K2 8611 m
3 Kanghenjunga 8586 m
4 Lhotse 8516 m
5 Kangchenjunga West Peak 8505 m
6 Kangchenjunga South Peak 8476 m
7 Kangchenjunga Central Peak 8473 m

8 Makalu 8463 m
9 Lhotse Central Peak I 8410 m
10 Lhotse Shar 8383 m
11 Cho Oyu 8201 m
12 Daulagiri 8167 m
13 Manaslu 8163 m
14 Nanga Parbat 8125 m
15 Annapurna 8091 m
16 Gasherbrum I 8068 m
17 Annapurna Central Peak 8051 m
18 Broad Peak 8047 m
19 Gasherbrum II 8035 m
20 Shisha Pangma 8027 m
21 Annapurna East Peak 8013 m
22 Broad Peak Central (Middle) 8011 m

10. Ufficializzazione da parte dell’UIAA
Attendiamo ora che i risultati dello studio presentati in questo “Progetto 8000” siano vagliati e certificati dall’UIAA e pubblicati in un apposito Bollettino.
Gli autori del presente documento sono a disposizione per fornire tutte le ulteriori informazioni che si ritenessero necessarie.

N APPENDICE
1) lettera inviata a Reinhold Messner
«Druento, 24 luglio 2018
Gentile Reinhold Messner, innanzitutto mi permetto di rivolgermi a te usando il tu, come si fa abitualmente tra alpinisti, anche se non ho finora avuto il piacere di incontrarti di persona, salvo velocemente in tue conferenze. Spero però di poterti incontrare presto magari in occasione di una tua gradita visita a Torino. Conosco tutti i tuoi bellissimi libri e ho visto i tuoi magnifici film. Bello l’articolo su di te di Enrico Martinet su La Stampa del 24 giugno 2018.

Mi chiamo Luciano Ratto, sono valdostano di origine, ma risiedo nei pressi di Torino. Faccio parte della Sezione di Torino del CAI e sono il fondatore e Presidente Onorario del Club 4000, gruppo di questa sezione. In allegato ti invio il mio curriculum alpinistico. Per informazioni su questo Club ti segnalo il sito www.club4000.it ed il mio libro “Tutti i 4000”

Il Club 4000, fondato nel 1993, compie quest’anno 25 anni, si compone di 476 soci di 15 Paesi diversi, è diventato il più importante Gruppo di Alta montagna non solo in Italia, e conta tra i suoi membri molti Accademici, Guide Alpine, Ottomilisti, Istruttori di Alpinismo, Dirigenti del CAI, Membri del Soccorso Alpino, Scrittori di Montagna, ecc. Tra questi: Kurt Diemberger, Nives Meroi, Romano Benet, Sergio De Leo, Alessandro Gogna, ecc.

Ti scrivo per chiedere il tuo indispensabile intervento nel sostenere e patrocinare presso l’UIAA la certificazione dei risultati del “Progetto 8000”, lanciato da Roberto Mantovani, Roberto Aruga e Luciano Ratto nel lontano 2003, di cui in allegato ti invio un Dossier che ne specifica la nascita e lo sviluppo.

Le credenziali di Aruga, Mantovani e mie, si basano soltanto sull’essere stati noi i fondatori del “Club 4000” nel 1993, e i promotori dell’iniziativa che ha portato alla definizione dell’elenco dei Quattromila delle Alpi, che l’UIAA ha certificato nel 1994. La storia di questo elenco puoi trovarla sia sul sito www.club4000.it sia sul libro Tutti i 4000 da me scritto e pubblicato dall’editore Vivalda nel 2006,

Nell’iniziativa dei Quattromila ci siamo valsi del determinante aiuto del grande Gino Buscaini, con il quale abbiamo formato tre commissioni (italiana, francese e svizzera) che, dopo aver lavorato separatamente, si sono incontrate a Martigny ed hanno concordato l’elenco da proporre all’UIAA, che l’ha approvato definitivamente e che da allora non ha subito alcuna variazione.

Lo stesso iter abbiamo seguito per gli Ottomila, ma le conclusioni motivate a cui siamo arrivati che abbiamo presentate all’UIAA nel 2011, inspiegabilmente, non hanno finora avuto alcuna risposta, né in positivo né in negativo.

Ben di altro peso, nel progetto 8000, avrebbe la sponsorizzazione presso l’UIAA di una personalità importante e di grande levatura di chi come te conosce a fondo il mondo degli Ottomila e che gode di grande apprezzamento e stima nell’ambente alpinistico di punta, a livello internazionale.

Preciso inoltre che Aruga, Mantovani ed io non abbiamo nessun interesse, particolare e personale, nel vedere finalmente concluso il nostro progetto con questa determinante certificazione. A noi interessa – come per i 4000 – contribuire a portare chiarezza in materia e a rispondere finalmente alle domande finora rimaste senza risposta, da me formulate nel lontano giugno del 2003 (“… chi, quando, dove, come e perché – vale a dire, secondo quali criteri – ha deciso di prendere in considerazione ed ha stabilito che gli Ottomila degni di entrare nell’Olimpo delle vette più alte del mondo fossero 14 e non di più,” ed inoltre ci interessa portare una novità nel mondo un po’ addormentato dell’alpinismo ad alto livello e, nel contempo, contribuire ad incentivare le attività di esplorazione sulle più alte vette del globo.

Vogliamo inoltre osservare che i Paesi in cui si trovano gli otto Ottomila aggiuntivi, da noi proposti, secondo un’indagine fatta da un membro dell’UIAA, sarebbero ben lieti di questo allargamento della lista degli Ottomila perché porterebbe nuovo lavoro alle popolazioni locali.

Infine, anche se è prematuro parlarne, sul piano mediatico la tv, i vari blog, le pubblicazioni (giornali e riviste) di montagna e generiche, darebbero sicuramente molto spazio a un vero e proprio scoop di questo genere. Al riguardo ho interpellato, a puro titolo informativo, molti giornalisti e scrittori e tutti hanno manifestato grande interesse per la realizzazione di questo progetto che ameremmo, ovviamente, fosse da te presentato.

Ti ringrazio dell’attenzione, sono a tua disposizione per ulteriori informazioni. Cordiali saluti, Luciano Ratto».

2) Risposta di Reinhold Messner
(4 settembre 2018)
«Caro Luciano, grazie della proposta „progetto 8000“. Per me la questione è chiara. Come per “tutti i 4000” potete fare un lavoro più dettagliato di autori/alpinisti del passato, ma è ovvio che conta la definizione degli studiosi della geografica. Nel museo di Firmiano da quest’anno in poi si possono vedere tutti gli Ottomila e i suoi satelliti (cime secondarie) in 3 D. E’ la mia collaborazione nel settore. Per più non ho il tempo. Ti auguro molta energia per il tuo progetto. Reinhold Messner».

3) Risposta di Agostino Da Polenza
15 settembre 2019 (via mail)
Grazie Luciano, per la lettera e per la documentazione. In questo momento sono a Islamabad, nei giorni scorsi son tornato, di corsa, ma con immenso piacere, in Karakorum. Che dirti, l’idea dei 22 Ottomila mi pare tutt’altro che campata per aria, anche a buon senso, senza scomodare quindi topografi e geografi.
Chi ne ha fatti 14 (bravissimi, formidabili) di fronte a questa ipotesi
rosica, si arrocca; si arrabbia se qualcono gli dice che deve farne altri
8 per poter dire di aver fatto tutti gli Ottomila della terra.
Ma come si è riusciti a far passare l’idea che salire un 8000 con l’ossigeno supplementare vale molto, molto meno che senza, si dovrebbe (ci vorranno anni) far passare l’idea che per poter dire d’aver salito tutti gli Ottomila bisogna, d’ora in poi, averne saliti 22 e senza ossigeno. Pensiamoci e proviamoci. Magari ci incontriamo nella bella Torino. Agostino

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E se gli Ottomila non fossero 14 ma 22? – 2 ultima modifica: 2020-01-10T05:22:00+01:00 da GognaBlog

27 pensieri su “E se gli Ottomila non fossero 14 ma 22? – 2”

  1. 27
    antonio massettini says:

    vi illumino: concordo in pieno con lo studio pubblicato, complimenti agli autori

  2. 26
    Roberto Pasini says:

    Un mio amico medico vecchia scuola dice che noi maschi siamo favoriti perché fin da piccoli impariamo a fare con libertà e abbondanza, senza vergognarci del pubblico, anzi, tre cose fondamentali per la salute : ruttare, sputare, scorr..giare. Quindi i rutti ( e anche le altre due cose) possono essere benefici in un blog ed effettivamente le vediamo praticate. Come sempre è una questione di misura. 

  3. 25
    Fabio Bertoncelli says:

    Antonio, un rutto sarà forse il tuo commento, assolutamente senza fondamento.
    … … …
    Prova tu a spremere le meningi e a illuminarci sul tema degli ottomila del pianeta. A parlare di rutti e basta è capace chiunque.

  4. 24
    antonio massettini says:

    per fortuna che avevano appena scritto che non c’erano rutti: ne è arrivata una valanga

  5. 23
    Fabio Bertoncelli says:

    Se penso che quel diavolo del Cominetti a quest’ora starà arrampicando sul Cerro Torre o Dio solo sa dove… Mentre io sono qui a trastullarmi sul GognaBlog! 🤬🤬🤬
     
    😂😂😂

  6. 22
    Fabio Bertoncelli says:

    Accusato di difendere i “ragionieri dell’alpinismo”! Incredibile dictu.
     
    Io, proprio io, che sono cresciuto a pane e Gastone (Rébuffat). Io, che tenevo L’apprenti montagnard sul comodino. Io, che sulle alte vette solitarie avevo visioni mistiche (o quasi).
    … … …
    Giacomo, per lavare l’offesa ti sfiderei in singolar tenzone sugli speroni nord dei Pizzi Palú, lasciandoti il privilegio della scelta delle armi (ovvero dello sperone). Purtroppo non sono più cosí allenato.
     
    Ma verrà un giorno… (spero).
     

  7. 21
    Riva Guido says:

    E se gli sponsor si fossero stancati di finanziare quelli che salgono solo i 14 ottomila, in tutte le salse, vista anche l’ultima?

  8. 20
    Giacomo Govi says:

    “Lo scopo dello studio che ci è stato presentato è solo questo: valutare la rilevanza dei monti piú alti del globo”
    E che cosa si intende per rilevanza? Dal punto di vista meramente geografico, posso capire che ci sia interesse ad individuare quale sia la più’ alta delle diverse cime afferenti alla stessa montagna.  Ammesso che la montagna in se’ abbia una rilevanza geografica e specialmente nei casi di ambiguità’. Ma che ci sia davvero interesse a capire “quali sono tutte le vette più’ alte di 8000”, dove il numero rotondo e’ puramente convenzionale, non lo darei per nulla per scontato. Direi che ad un geografico non dovrebbe interessare per nulla, a meno che non sia stato influenzato dall’enfasi che i decenni di giornalismo alpinistico hanno creato sul tema.
    Dal punto di vista alpinistico direi che e’ ancora meno rilevante, in quanto l’altezza segna si ( in generale ) un cambiamento di terreno e quindi di impegno, ma non certo nel modo pedante della formula “>8000”, tra l’altro applicata con criteri complessi, quasi algoritmici.   E’ del tutto logico pensare che ci sia un infinita’ di cime inferiori a 8000 con interesse molto maggiore delle sottocime individuato dai loro algoritmi. 
     
    Per me quindi ha ( di nuovo ) ragione Cominetti, l’alpinismo non e’ roba da gestire come dei ragionieri. Non vedo un progresso dell’alpinismo sotteso a questa iniziativa, il cui intento e’ più’ da collezionista che da visionario.

  9. 19
    Fabio Bertoncelli says:

    Un geografo che studia l’importanza orografica delle montagne dell’Asia non è necessariamente un alpinista himalayano: non deve scalare vette.
    Uno storico dell’alpinismo non fa alpinismo, e lo sa bene: studia solo la storia delle scalate.
    Uno storico della prima guerra mondiale non è necessariamente un generale che l’ha combattuta (e che tra l’altro sarebbe già morto da un pezzo).
     
    Lo scopo dello studio che ci è stato presentato è solo questo: valutare la rilevanza dei monti piú alti del globo. Niente di piú. 
    Lo studio è accurato. Gli autori non si sono spacciati per alpinisti himalayani, considerando per di piú che, come detto, non è necessario aver scalato il K2 o lo Yalung Kang per valutarne l’importanza orografica: ci può arrivare persino quel pellegrino del sottoscritto.
     
    Marcello, è tutto qui. Nessuno ha voluto spacciarsi per alpinista himalayano, nessuno ha sfoggiato vanagloria o false competenze, nessuno è stato al bar.
     
    … E adesso vado a dormire perché in Italia è notte fonda. Buone scalate!
     

  10. 18

    Bertoncelli, con tutto il rispetto che ho per chi fa dell’alpinismo pura accademia, su Fantin la penso come sugli autori di questa idea sugli 8000.
    Il successo commerciale e di pubblico è evidente perché chi disquisisce è numericamente superiore a chi le montagne le sale. Lo ribadisco: l’alpinismo si fa salendo le montagne,  il resto sono chiacchiere da bar e io al bar non ci vado.

  11. 17
    Dario Bonafini says:

    Questo progetto di ridefinire tutte le cime di 8000 mt. Personalmente credo serva solo agli autori, non all’Alpinismo in quanto tale, non a dare lavoro alle popolazioni locali, che abbiamo gia “inquinato” con i 14 ottomila, saliti spesso da mercenari senza grandi capacità. Accontentiamoci dei danni che la massa pagante è riuscita a fare sui 14 ottomila riconosciuti ufficialmente. Sarebbe bello diffondere la cultura delle grandi salite fatte senza l’uso dell’ossigeno, in stile Alpino e senza portatori d’alta quota che attrezzano le vie per i signori paganti. Diamo importanza alla sostanza, e anche se potrà sembrare un “rutto” questa idea mi pare proprio una bischerata. 

  12. 16
    Fabio Bertoncelli says:

    L’indimenticato Mario Fantin curò una meravigliosa antologia, “I quattordici 8000”, edita dalla Zanichelli e tradotta perfino in giapponese (!). 
     
    Se ben ricordo (😉😉😉), Fantin non salí in vetta al K2 nel 1954. E neppure sul Nanga Parbat o su qualsiasi altro ottomila.
    Ciononostante, la sua figura e la sua opera sono elogiate da tutti.
    … … …
    Marcello! Tu quoque!  😥😥😥
     

  13. 15

    Una volta chiesi a Ang Rita Sherpa, se conosceva quote e nomi di tutte le cime della valle del Khumbu e sorridendo mi disse di no e aggiunse: quelle sono cose che interessano a voi. 
    Inoltre, sulle carte topografiche locali, le quote (e molti nomi) delle cime cambiano spesso a seconda dell’edizione. Quando accompagno delle persone in Himalaya rispondo alle domande sulle cime che vediamo con i nomi e le quote della carta che ho. Di certo non verifico se siano esatte. Semmai, se le conosco, racconto delle storie che le riguardano. È mia opinione, ma mi piace pensare a un mondo più leggero e libero da codici e convenzioni, lasciando questi dati il più approssimativi possibile. 

  14. 14

    Faccio qui un secondo rutto. Aruga, Mantovani e Ratto, con tutto il rispetto e la stima che ho per voi, ma l’avete mai salito un’ottomila? La mia domanda appare sicuramente grezza (da qui il rutto, probabilmente) ma a quanto ne so io l’alpinismo si fa salendo le montagne. Il resto sono chiacchiere.

  15. 13
    Fabio Bertoncelli says:

    POST SCRIPTUM
    Sarebbe meglio scrivere Gashabrum (oltre che pronunciarlo in questo modo, cioè all’italiana, corrispondente a quella indigena), ma forse è illudersi troppo (cfr. Fosco Maraini).
     

  16. 12
    Fabio Bertoncelli says:

    ——   I  NOMI  DEGLI  OTTOMILA   ——
     
    Qualora esistano, perché non adoperare gli originari nomi indigeni?
    Sono quasi sempre piú suggestivi di quelli introdotti successivamente da geografi e alpinisti occidentali. Sarebbe pure un segno di rispetto per la lingua locale.
     
    In dettaglio:
    1) Everest
    Nome indigeno: Chomolungma. Suona molto bene; anche il suo significato (“La dea madre della terra“) è pieno di fascino. Altro nome locale: Sagarmatha.
     
    2) K2
    Nome indigeno: Chogori  (“La Grande Montagna“). I nomi sono entrambi belli, ma il secondo è quello originario. Va pronunciato con l’accento sulla iPer tale motivo, al fine di evitare errori di pronuncia, alcuni scrivono ChogoRi (a volte, ma è piú brutto, Chogorí).
     
    3) Broad Peak
    Nome indigeno: Falchan Kangri (o, meglio, Falchan KangRi). Il toponimo locale fu adoperato da Ardito Desio nel suo libro sul K2.
    Il nome ora in uso è brutto, oltre che in lingua straniera.
     
    4) Hidden Peak
    Il nome Gasherbrum è di derivazione locale (“Gashabrum“), lo si pronuncia come scritto tra parentesi ed è molto piú suggestivo di quello inglese; per fortuna si sta diffondendo sempre di piú.
    … … …
    Infine, in tutti i toponimi geografici – non solo di montagna – sarebbe bene indicare sempre l’accento tonico qualora vi sia il rischio di errori di pronuncia, i quali poi si diffondono sempre piú e alla fine diventano incorreggibili.
    Per esempio, Himàlaya e Karakorúm. Quanti sono coloro che li pronunciano in modo sbagliato?
     

  17. 11
    Roberto Aruga says:

    Complimenti al Gognablog: molti commenti ragionati e pochi rutti.
    Mi spiego subito: tempo fa era comparsa sul web una ampia e interessante statistica (che sto cercando di ritrovare) che analizzava i commenti di un gran numero di social e blog. I commenti venivano suddivisi tra quelli fondati su ragionamenti e su fatti concreti (sia favorevoli che contrari alla tesi dell’articolo, questo è un altro discorso) e i commenti privi di ogni ragionamento, gli sfoghi istintivi, che venivano chiamati i “rutti” (questa parola è volgare a in certi casi anche troppo severa, ma rende bene l’idea).
    Nel caso del presente intervento sugli Ottomila (suddiviso in due puntate) ho fatto un breve conto di questo genere. Risulta che su 24 commenti, 18 (75%) si possono ragionevolmente mettere nella prima categoria, mentre 6 (25%) nella seconda. Ebbene, pur riconoscendo la base piuttosto limitata del presente conteggio, vale la pena di sottolineare che in questo caso i risultati sono nettamente più positivi di quelli ottenuti a suo tempo dalla suddetta statistica.
    In conclusione ribadisco: complimenti al Gognablog, molti commenti ragionati e pochi rutti.

  18. 10
    Fabio Bertoncelli says:

    SHISHA PANGMA
     
    Lo Shisha Pangma Centrale deve essere considerato un’anticima. La maggior parte degli alpinisti si limita a raggiungere questa punta, rinunciando a quella culminante; il motivo risiede nel fatto che la cresta di collegamento tra le due è stretta e spesso molto pericolosa per le cornici.
     
    Volendo fare un paragone con le Alpi, la situazione è analoga a quanto si riscontra nel Bernina. Lí abbiamo la vetta principale (il Pizzo Bernina), con un’anticima nord chiamata Pizzo Bianco. Una cordata si può limitare a percorrere la cresta N del Pizzo Bianco, rinunciando alla vetta massima; è ciò che fecero i primi salitori, intimoriti dal successivo tratto di cresta che conduce alla vetta del Pizzo Bernina. Limitarsi allo Shisha Pangma Centrale equivale a fermarsi sul Pizzo Bianco: non si raggiunge la vetta massima ma soltanto un’anticima. 
     
    È però evidente che in entrambi i casi non si puó parlare di fallimento totale, in quanto una punta (Pizzo Bianco o Shisha Pangma Centrale, cioè il culmine di un rilievo) viene comunque raggiunta.
     
    Ciò che importa è la verità nei resoconti: non è affatto umiliante dichiarare di aver raggiunto solo il Pizzo Bianco o lo Shisha Pangma Centrale.
     

  19. 9
    Paolo Gallese says:

    Anche io sono d’accordo Giandomenico.
    Che poteva dire?
    Non gli interessa, non credo sia infastidito o altro. Ha vissuto la sua storia, ha fatto la Storia di quegli anni. Come tanti hanno fatto prima di lui, da altre prospettive.
    Il resto è ambito da studiosi. E a me interessa sotto questo punto di vista.

  20. 8
    Fabio Bertoncelli says:

    Hai ragione, Giandomenico. Ora che ho potuto leggerla, sono d’accordo con te.
     

  21. 7
    Giandomenico Foresti says:

    Battute a parte, che possono starci, non trovo la risposta di Messner sprezzante (come è stata definita).
    Semmai la trovo educata ma ferma.
    Poi ognuno la interpreti come vuole.

  22. 6
    Alberto Benassi says:

    Il Cai non assumerà mai posizioni ufficiali contro la lobby messneriana. Peccato.

     sinceramente questa lobby messneriana non la vedo. E anche questa storia di aumentare le cime dei 14 ottomila mi sembra una bischerata.
    Che vogliamo fare? organizzare una nuova gara perchè ci stiamo annoiando?
     
    Quello che conta non sono le misure delle cime, le quote, ma lo stile.

  23. 5
    Fabio Bertoncelli says:

    A questo punto i tre autori, raccogliendo tutto il loro coraggio, dovrebbero suonare il campanello di casa Messner 👹👹👹 (pardon, Castello Messner) per l’imprimatur. 😬😬😬
     
    Si presentino con l’elmetto e il giubbotto antiproiettile. Buona fortuna. 😂😂😂
     

  24. 4
    Matteo says:

    Dopo tutto ciò, rimane solo la speranza che si compia presto la rivoluzione digitale e si abbandoni il sistema numerico decimale per il binario…

  25. 3
    Fabio Bertoncelli says:

    Sul Monte Rosa sono state considerate come cime a sé stanti la Punta Gnifetti, la Punta Zumstein e il Nordend (rispetto al punto piú elevato, la Punta Dufour). In modo analogo, e a maggior ragione, bisognerà procedere con il Kangchenjunga, le cui cime sono molto piú distinte rispetto a quanto accade sul Monte Rosa.
     
    Sul Lyskamm sono state battezzate due cime,  di altezza non molto diversa e alle estremità di una lunga cresta con modesti dislivelli;  adoperando lo stesso criterio, e a maggior ragione, sull’Annapurna bisognerà distinguere tre cime sulla cresta sommitale. 
     
    Il Broad Peak Centrale è del tutto distinto dal punto culminante.
     
    Anche il Lhotse Shar merita di essere considerato come cima indipendente: è nettamente individuato.
     
    L’unica mia perplessità riguarda il Lhotse Centrale: sí o no? Si tratta di un’elevazione di cresta molto difficile, ma è sufficientemente distinta dalla cima principale del Lhotse? Forse sí.
    Comunque, sulle Alpi sono state considerate come vette dei rilievi che, a mio giudizio, non lo sono affatto (per esempio il Grand Pilier d’Angle) oppure sono semplici anticime (per esempio il Monte Bianco di Courmayeur). Su tali basi, e a maggior ragione, pure il Lhotse Centrale dovrebbe essere considerato come una cima a sé stante.
     
    Invece lo Shisha Pangma Centrale è soltanto un’anticima.
     
     
     

  26. 2
    Carlo Crovella says:

    Lavoro pregevolissimo e ascrivibile a tre persone che conosco da decenni, di cui apprezzo la competenza e che sono stati miei “maestri” di montagna, specie in campo editoriale. Onore al Blog che lo ha reso disponibile ad un pubblico ancora maggiore di quello che lo aveva già letto in precedenza.
    Tuttavia, realisticamente, temo che non sfocerà in nulla di operativo. Il Cai non assumerà mai posizioni ufficiali contro la lobby messneriana. Peccato.

  27. 1
    Paolo Gallese says:

    Bé, la risposta di Messner fa eco al mio dubbio espresso nel post precedente. Sono i centri di ricerca geografici e topografici che hanno strumenti ed esperienza nella definizione delle altitudini, ma anche delle morfologie montane e territoriali.
    Sia chiaro, è un dubbio metodologico e operativo. Non discuto l’interesse per il progetto.

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