Eolico selvaggio in Alta Irpinia

Venerdì 5 febbraio 2016, nell’ambito di un proprio tour in Alta Irpinia, l’on. Claudio Fava – Vice Presidente della Commissione parlamentare antimafia, insieme all’on. Giancarlo Giordano, del gruppo parlamentare di Sinistra Italiana, ha partecipato a un incontro pubblico promosso dai Comitati contro l’eolico selvaggio per discutere con le popolazioni dei comuni dell’area e i rappresentanti delle istituzioni e delle organizzazioni sociali dei problemi legati alla tutela del territorio e alla salvaguardia di una pacifica convivenza civile sempre più insidiata dal diffondersi di preoccupanti fenomeni di illegalità e di criminalità legati al mondo dell’eolico. L’incontro Eolico selvaggio e criminalità in Alta Irpinia si è svolto presso il Centro sociale anziani di Bisaccia (AV).

http://www.irpiniatv.it/notice_detail.php/eolico-selvaggio-l-incontro-con-fava/9131/

Eolico selvaggio in Alta Irpinia
di Emma Barbaro
(pubblicato su http://www.ilciriaco.it/, 4 febbraio 2016)

Tredici attentati solo negli ultimi mesi tra incendi a mezzi escavatori o rotoballe, colpi di kalashnikov nei centri di connessione in rete dell’energia e bombe artigianali che esplodono in pieno giorno. Un clima di intimidazione e di paura, di vero e proprio ‘far west’. L’Alta Irpinia invoca l’intervento dello Stato, la Commissione Antimafia risponde e invia il suo vice Presidente a monitorare il territorio. L’onorevole Fava, del resto, ha incentrato larga parte della propria esistenza sulla lotta alle forze criminali che minacciano di scardinare la sovranità dello Stato, sperimentando direttamente le conseguenze dell’opposizione alla mafia: nel 2001 gli viene tolta la scorta, cinque anni più tardi riceve una lettera anonima in cui si rinnovano le minacce di morte. Oggi, egli muove i suoi primi ‘cento passi’ verso l’Alta Irpinia.

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Onorevole Fava, che idea si è fatto della situazione in Alta Irpinia?
“L’idea che ho maturato anche attraverso l’esperienza diretta in altre Regioni suggerisce che l’energia possa essere poco ‘pulita’ se non ci sono sul territorio i dovuti anticorpi e la debita attenzione. In Sicilia l’investimento più cospicuo e oneroso sull’eolico è stato fatto da aziende legate a decine di prestanome di Matteo Messina Denaro. Le cosche criminali vanno considerate come vere e proprie entità finanziarie de-ideologizzate. Se per loro è più conveniente investire nell’eolico, piuttosto che nell’edilizia o nella grande distribuzione, non saranno certo le nostre buone intenzioni a fermarli. Li si può bloccare attraverso un’attenzione particolare e consapevole sul territorio e sugli insediamenti che vi sorgono. L’eolico può costituire la porta d’accesso attraverso la quale far permeare meccanismi criminali nell’economia locale. Tredici attentati di questo tipo fanno quantomeno pensare che si debba prestare la dovuta attenzione al mondo delle energie pulite, con un occhio particolare al sistema dei subappalti che ruotano attorno all’installazione di pale eoliche. Anche sull’affitto dei terreni si sta generando un vero e proprio business su cui sarebbe bene riflettere, ma la sensazione è che l’Alta Irpinia sia un territorio abbastanza marginale, quasi abbandonato a se stesso. Dalle documentazioni inviatemi dai movimenti territoriali altirpini si evince un forte isolamento, una vera e propria solitudine di questa parte di territorio”.

Eppure le Istituzioni dello Stato, in questo senso, hanno già reagito alla solitudine: alla fine di ottobre il Prefetto Carlo Sessa ha convocato il Comitato per l’Ordine Pubblico e la Sicurezza, successivamente la Commissione Antimafia e il suo Presidente, l’onorevole Rosy Bindi, hanno annunciato una maggiore attenzione verso la parte orientale d’Irpinia, lì dove sorgono gli insediamenti eolici. Purtroppo però, la reazione non si è fatta attendere: i due ordigni rudimentali esplosi a Lacedonia hanno di fatto riconfermato le paure della comunità. Chi c’è dietro a questi episodi criminali?
“La Commissione Antimafia ha già allertato la provincia di Avellino per due ordini di ragioni: sia perché alcuni amministratori locali sono stati oggetto di veri e propri attentati, sia per le vicende connesse all’apertura di beni confiscati, come nel caso di Quindici. Naturalmente, da questi ragionamenti non può essere espunta l’Irpinia d’Oriente. L’impegno del Prefetto e la prontezza con cui ha reagito vanno lodate, nel contempo l’attenzione della Commissione Antimafia è massima. Resta, tuttavia, la sensazione che ci sia una sorta di svalutazione complessiva della situazione da parte delle istituzioni politiche e degli altri grandi Enti territoriali deputati al controllo. Del resto, più si cerca di porsi ‘al riparo degli sguardi’ e più gli insediamenti criminali mettono radici”.

Claudio Fava
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Dunque questi episodi criminali vanno collegati alla criminalità organizzata locale o piuttosto, come sostengono alcune società dell’eolico, si tratta di ‘manovalanza importata’?
“Onestamente penso che i capitali criminali possano anche essere di importazione, la manovalanza, invece, si alleva e si costruisce sul territorio. Ormai non credo ci siano luoghi in questa nazione che possano considerarsi immuni dal rischio di allevare manovalanza criminale. E’ possibile che la criminalità giunga lì dove registra una maggiore disponibilità, ma dobbiamo ricordare che questi capitali criminali di fatto condizionano la società. Lì dove arrivano si fermano e creano una sorta di neocolonialismo criminale dal quale poi diventa complicato sottrarsi. E poi sono capitali che determinano investimenti e quindi lavoro, occupazione. La necessità è quella di garantire l’impermeabilità degli investimenti a risorse finanziarie malate: ritengo che questa via preventiva sia molto più utile ed efficace rispetto all’intervento ex post col sequestro. Quando negli ultimi anni in Sicilia è stato confiscato il patrimonio di Matteo Messina Denaro, che sconfinava dall’eolico alla grande distribuzione, il problema successivo è stato quello di continuare a garantire occupazione alle migliaia di persone che dipendevano direttamente o indirettamente da quel circuito produttivo. Non possono essere loro a pagare il prezzo dei crimini di chi ha investito questo capitale criminale”.

Di quali strumenti si potrebbe quindi dotare il territorio per far fronte a questi ‘capitali criminali’?
Occorre un’intesa forte tra le amministrazioni comunali, i comitati che presidiano il territorio e le Istituzioni dello Stato, anzitutto la Prefettura. Credo che l’incontro virtuoso tra queste presenze diverse possa contribuire ad una differente analisi della questione attraverso una pluralità di sguardi che si pongano come obbiettivo quello di costruire strumenti di impermeabilità. La magistratura interviene sul danno che è stato fatto, quando il reato si è già consumato. Invece è necessario intervenire in funzione preventiva, delineando le modalità di costruzione di processi virtuosi. Ma tutto ciò non è possibile se lo Stato non decide di coinvolgere direttamente tutte le parti in causa”.

Eolico selvaggio in Irpinia
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Eolico selvaggio in Alta Irpinia ultima modifica: 2016-02-15T05:57:54+01:00 da GognaBlog

1 commento su “Eolico selvaggio in Alta Irpinia”

  1. 1
    massimo ginesi says:

    una quindicina di anni fa, quando ero presidente della mia sezione Cai, ebbi un feroce scontro con la dirigenza nazionale del Cai perché chiedevo a gran voce – anche ad una assemblea dei delegati che si tenne a Bergamo – una posizione seria sull’eolico che stava minacciando i crinali delle mie parti (apuane e appennino tosco emiliano).

    dopo innumerevoli riunioni dei saggi centrali, il comunicato originario – che era un sostanziale plauso all’eolico quale energia alternativa – ne usci ridimensionato ma con una serie di dsitinguo e sofismi e di mancate prese di posizione che fu la spallata finale per allontani progressivamente dalle logiche e attività del sodalizio.

    eolico, come hanno ben compreso all’estero – dove quasi tutta la produzione è ormai off shore, fa rima con industriale (per la natura degli impianti e per l’impatto che hanno sul territorio) e soldi e assai poco con ambiente

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