Extradiario – 11 – Spigolo sud-est del Dente del Gigante, 2a invernale

Extradiario – 11 (11-24) – Spigolo sud-est del Dente del Gigante, 2a invernale (AG 1966-007)
(dal mio diario, 1967; le note in corsivo sono attuali)

Lettura: spessore-weight(1), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(3)

Due lettere di Paolo Armando
Torino, 15 dicembre 1966
Caro Sandro, ho ricevuto la tua lettera ieri e speravo rispondendoti solo oggi di essere anche molto preciso con le date, ma invece ci sono ancora diverse cose da stabilire.
Ieri sera ho visto Peppino Castelli il quale parla di Becco di Valsoera nelle vacanze di Natale. Io non sono molto convinto e forse neanche lui, però mi spiacerebbe che ci andasse senza godere del piacere della mia compagnia. Per quel periodo ci sarebbero le seguenti possibilità: andare anche noi al Valsoera (questo nel caso che il mio socio vada in Olanda preferendo una ragazza sicura ad una salita improbabile) e se la via Perego non è in buone condizioni ripiegare su una salita di secondo piano: una via di Ottavio Bastrenta sulla Torre di Teleccio (Ferruccio Jöchler era andato a tentare con Gianni Ribaldone) oppure cambiare decisamente zona: la Est del Dente del Gigante non è mai stata salita d’inverno ed è probabilmente fattibile in giornata, oppure c’è anche un’altra via, la Contamine alla Pointe Lachenal (o altra via del genere, comunque mi posso informare) che non è mai stata fatta d’inverno. O ancora si potrebbe andare in Dolomiti: lo spigolo Abram al Piz Ciavazes mi sembra fattibile abbastanza tranquillamente.
Non credo sia invece ancora la stagione di altre vie tipo Concordia all’Ambiez o Tissi alla Trieste che dovrebbero venir buone verso la fine di gennaio. Tra le due preferirei di molto la Concordia, sia per la bellezza della via, sia perché non c’è da bruciarsi il culo con 14 corde doppie come per scendere dalla Torre Trieste.
Quanto al tuo sogno (Vinatzer Marmolada) ti dirò che ha una stretta parentela con i miei incubi o meglio, diciamo che quella via non l’ho ancora messa in programma neanche d’estate, che ho dei forti dubbi circa la possibilità di portare la cassa a casa in caso di brutto su una via del genere e che a quella stregua preferisco andare ad attaccare la Nord-est del Badile (si fa per dire, naturalmente!). Lo stesso per la Tissi alla Tofana: non ho alcuna intenzione di andare a fare un passaggio sul tipo Campanile di Brabante che ho già trovato abbastanza secco d’estate, al caldo e scarico.
Quanto al barattare invece la
via delle Guide al Crozzon con il Diedro Oggioni alla Brenta Alta, niente da eccepire e la cosa si può anche vedere dalle condizioni delle vie. Certo la via delle Guide ha, almeno d’inverno, un altro stile.
Un’altra cosa possibile con tranquillità a Capodanno sarebbe la Roda di Vael, ma credo che l’invernale alla
via Buhl l’abbiano già fatta da un pezzo. Scrivimi comunque qualcosa per quello che preferisci eventualmernte per Capodanno (se dai retta a me, vai a ballare).
Equipaggiamento: credo di avere molto poco, mi comprerò il duvet, le scarpe doppie me le imprestano, sovrapantaloni non ne ho e non so nemmeno quanto servano; occorrerà comprare, o meglio fregare, un fornello a benzina (il gas con il freddo non va), e sarebbe interessante sapere qualcosa di preciso sui viveri che avevano durante l’invernale alla Nord dell’Eiger (2 kg il mangiare di una settimana per quattro persone, da Eiger parete nord – la morte arrampica accanto, di Toni Hiebeler).
Dimenticavo, se si va al Valsoera (ti scriverò comunque ancora per questo) sarà bene fregare il più possibile di corde, o meglio cordini da 8 o da 6 mm, anche vecchie e rotte, per attrezzare il primo pezzo della via (circa 150 m).
Credo di aver detto tutto, non lasciamoci però prendere dalla fretta: l’inverno dura tre mesi e, se il sole si spegnerà solo tra qualche miliardo di anni, dovremmo averne parecchio a nostra disposizione. Ciao, Paolo.

Torino, 22 dicembre 1966
Caro Sandro, cancella tutto per le vacanze di Natale: dall’ultima volta che ti ho scritto sono successe alcune cose che hanno modificato i programmi.
Giovedì scorso (il 15 se non sbaglio) sono andato al CAI e ho trovato i signori Peppino Castelli e Antonio Balmamion che mi hanno detto: “se vuoi venire al Valsoera, questa domenica portiamo su il materiale e la domenica dopo (cioè a Natale) andiamo a farlo”. Il tutto con l’aria di prendere in giro perché sapevano che Alfredino andava in Olanda e io sarei stato senza compagno. Al che ho risposto che andassero pure, perché 1) a Natale pare che i miei gradiscano se sto a casa; 2) forse tutto sommato è troppo presto; 3) non ho alcuna voglia di litigare o di fare una salita con della gente con cui non vado d’accordo.
Poi è successa un’altra cosa. Willy Fassio (era su anche lui in Grigna) mi ha proposto di fare la Est del Dente del Gigante.
E infatti domenica scorsa siamo andati fino alla Gengiva e io ho fatto il primo tiro di corda, poi sono sceso perché era piuttosto tardi (siamo arrivati all’attacco alle 10.30 dopo cinque ore di salita), faceva un freddo pauroso e non c’era sole. Adesso con Willy siamo rimasti d’accordo che a Santo Stefano torniamo su anche perché pare ci sia parecchia gente a Courmayeur e a Torino che le ronza attorno (tra gli altri anche Giorgio Bertone).
Il che modificherebbe i programmi tra l’altro anche in meglio per i miei esami, perché invece di perdere 4-5 giorni complessivi per il Valsoera ne perderei un paio per il Dente con molto maggiori probabilità tra l’altro di fare la salita.
Ora, per quel che riguarda il Valsoera, si danno le seguenti possibilità: Castelli e Balmamion continuano a fare i pirla (credo sia abbastanza improbabile che riescano a spuntarla a Natale considerato anche il loro grado di allenamento e allora, sempre che tu sia libero da impegni, chiamerei in causa anche te. Sul Valsoera preferirei essere almeno in tre; oppure la questione si normalizza, nel qual caso andremo su come si era concordato quest’estate.
Quanto al resto del programma, mi sembra che potrebbe restare immutato, unica cosa da stabilire sarebbero le date (magari in relazione a feste di Carnevale o Conciliazione tra Stato e Chiesa).
Spero che tu non ti irriti per i cambiamenti relativi al Valsoera, sappi comunque che se anche fosse una cordata di genovesi a salirlo non mi dispiacerebbe poi eccessivamente: al contrario mi spiacerebbe molto se lo facessero loro, che sembra l’abbiano affittato per quest’inverno…
Mi spiego meglio: non vorrei, se tu avessi intenzione di andarci a tutti i costi, che ti sentissi frenato da questa corrispondenza (al massimo fammi sapere quando perché sarebbe già un tentativo più pericoloso di quello che dovrebbe avvenire a Natale…), soprattutto perché mi rendo conto di comportarmi un po’ da puttana nel tirarti in ballo solo come riserva (anche se ho la scusante dei precedenti impegni presi).
Quanto alla tua tabellina, la modificherei così: 10-20 gennaio, ???; 20 gennaio – 20 febbraio, Concordia: 20 febbraio – 20 marzo, Diedro Oggioni o via delle Guide. Se qualcuno si fregasse queste salite si potrebbe rimettere in discussione il Pilier du Diable che tutto sommato domenica (per quel poco che si poteva vedere) non sembrava in condizioni disastrose.
Quanto ai tuoi scarponi doppi quindi per il momento lascerei perdere anche perché i miei attuali capitali ammontano a 5.000 lire e devo comprarmi il duvet. Ciao, stammi bene e cercati un’olandese per Capodanno come farò io. Paolo.

26 dicembre 1966. A dispetto dell’ultima lettera e dopo accordi telefonici, sono finalmente di partenza da Genova per Torino. Lo zaino è notevole e gli sci che mi porto dietro sono di Lino Calcagno. Alla stazione di Torino c’è Paolo Armando che mi aspetta. Una breve fermata a casa sua e poi via verso Courmayeur. Durante il tragitto, mille progetti e mille opinioni ci fanno passare il tempo. Alle 14.45 arriviamo alla funivia. Aspettiamo fino un bel po’ che arrivino Gian Piero Motti e Willy Fassio, ma non arrivano. Così partiamo e alle 16.15 siamo al rifugio Torino. Con l’ultima funivia arrivano anche i due amici. Il tempo è ancora bello, ma sembra incrinarsi. Non è nemmeno tanto freddo. Con la custode e con gli operai della funivia scherziamo fino alle 21, poi andiamo a dormire. Ormai molti sanno che siamo qui per la Est del Dente del Gigante, magari lo sanno anche i nostri “concorrenti”, vale a dire Giorgio Bertone, i fratelli Alessio e Attilio Ollier e Ruggero Pellin (eravamo del tutto convinti che nessuno avesse mai salito d’inverno la via Ottoz-Viotto. Solo due anni dopo scoprimmo che la prima invernale era già stata fatta da Andrea Oggioni e Carlo Mauri il 26 febbraio 1959, NdA). Alle 21 il cielo è velato e non promette nulla di buono.

La parete sud del Dente del Gigante. A destra è lo spigolo sud-est

Alle 2, sveglia. Per tutta la notte ho avuto mal di testa, forse per il troppo panettone con vino ingurgitato la notte di Natale. Anche Willy e Gian Piero hanno dolori di capo. L’unico che si sente bene è Paolo, il quale si sta già vestendo. Non gli sono da meno e siamo pronti in breve, mentre gli altri due parlano già di continuare a dormire, visto il cielo ancora velato. Partiamo alle 3. Impacciata ma breve risalita con gli sci sulle spalle e altrettanto impacciata (per via delle pelli) discesa sulla neve ventata fino al Colle del Gigante. Freddo moderato (-10° circa). Con gli sci risaliamo gradualmente verso il canalino che porta alla selletta sotto alla Salle a manger. A 100 metri dal canalino lasciamo gli sci e proseguiamo slegati ma con i ramponi. Alle 7.20 raggiungiamo la Salle a manger. Facciamo i preparativi ancora al buio. Ci imbottiamo con tutti gli indumenti (lascio però il duvet nello zaino), ci togliamo i ramponi, indossiamo i passamontagna. La temperatura è scesa: se togliamo i guanti per fare qualcosa dobbiamo subito rimetterli. Per fortuna siamo al riparo dal vento. Indi partiamo, percorrendo la facile crestina nevosa della Gengiva. Per raggiungere però l’inizio della cresta di Rochefort, cioè l’intaglio con il Dente del Gigante, dove attacca lo spigolo sud-est, Paolo è impegnato da un muretto di neve. Siamo infatti senza piccozza e ramponi, lasciati alla sosta di poco fa.

Alle 8.15 Paolo attacca il primo tiro. Io ho sempre mal di testa e non mi sento per oggi di andare davanti. Così farò da secondo questa magnifica salita, cercando di fare la mia parte il meglio e il più veloce possibile, per quanto lo possa permettere lo zaino (l’unica della cordata) che ho sulle spalle e il mal di testa che mi tormenta da ieri sera. A volte, dopo uno sforzo, sento proprio come un martello che mi picchia dentro. Paolo è in piena azione sul primo tiro, e tutti e due siamo ora esposti a un forte vento. Sale con i guanti e arriva alla sosta. Io provo a salire a mani nude, ma raggiungo Paolo con dolori tali da evitare di farlo ancora.

Continuiamo così la salita che si svolge per altri cinque tiri di corda, difficili e impegnativi, con A2 e A3, V+ e VI che pare abbiano preso in affitto la salita. Paolo è veramente bravo e a ogni sosta mi congratulo con lui. Come c’era da aspettarsi, il tempo è senz’altro peggiorato. Il vento è violentissimo, la temperatura si è ulteriormente abbassata e il sole non c’è.

(Stranamente il mio diario non riporta un episodio, che rilevo da un trafiletto de La Stampa che ho conservato: “… al termine della parete uno strapiombo ci ha bloccato – ricorda l’Armando, il capocordata – ho tentato di superarlo in arrampicata libera ma sono volato”. Il Gogna, 10 metri più in basso ha arrestato la caduta del compagno. Una breve pausa e la lotta è ripresa…, NdA).

Dopo cinque ore e mezza, alle 13.45 arriviamo in vetta, esposti a un vento pazzesco che ci costringe a non fermarci neppure e iniziare subito la discesa. Ci diamo solo la mano, felici. Abbiamo molta paura che inizi una bufera con neve. Sulle funi della normale scendiamo velocissimi, c’è solo l’intoppo di una doppia che ci mette un po’ a scorrere. Siamo stanchi entrambi, ma io molto più di Paolo, più che altro perché il mal di testa mi rintrona. Arriviamo al suo zaino, ci mettiamo i ramponi e via verso il basso, verso la selletta, verso gli sci. Ora non si vede più nulla e nevica. Alle 17 mettiamo gli sci e sulla neve ventata e al buio dirigiamo verso il rifugio, dove arriviamo alle 18.15, stanchi.

L’unico ad accoglierci è uno delle funivie che ci farà poi dormire in camera sua, dove almeno c’è caldo. Nelle stanze del rifugio infatti il termometro segna 10° sottozero… La guida alpina Gigi Panei aveva telefonato da Courmayeur per accertarsi che fossimo tornati: quello della funivia gli ritelefona e lo tranquillizza.

All’indomani veniamo a sapere che ci hanno osservati tutto il giorno con il cannocchiale. Nevica ancora… e siamo ancora stanchi. Rinunciamo a scendere con gli sci per il ghiacciaio del Toula e ci abbassiamo in funivia fino al Pavillon. Da lì in sci fino a Courmayeur.

L’articolo di La Stampa, con cancellate le righe di evidenti invenzioni del giornalista

Consuntivo 1966
Gianni Ribaldone è morto l’estate scorsa e se prima era il mio esempio, ora è il mio modello. Spesso mi capita di pensarlo e sempre mi pare impossibile che sia caduto.  Il Suo 1962 lo posso paragonare al mio 1966. Ho in più la via Buhl alla Parete Rossa della Roda di Vael e un’invernale di rilievo al Dente del Gigante. Ma lui ha salite classiche come la Nord-est del badile e la Est del Grand Capucin. Un distacco di quattro anni che corrisponde esattamente alla nostra differenza di età.
Attualmente ho all’attivo 217 salite, delle quali 58 nel 1966, così ripartite:
EDsup=0, ED=2, EDinf=13, TDsup=10, TD=7, TDinf=5, Dsup=4, D=4, Dinf=7, ADsup=0, AD=1, ADinf=2, PDsup=0, PD=1, PDinf=2, Fsup=0, F=0, Finf=0. Il mio dislivello in salita su via è ora di 55.490 metri, di cui nel 1965 20.730 e nel 1966 12.700.
Ore 144.30 (sopra i 300 m) di arrampicata nel 1966 (ore 184 in totale). Ore 0.50 sopra i 4000 metri (ore 3.50 in totale). Ore 203.15 di arrampicata nel 1966 (ore 551.50 in totale). 36 nuove montagne nel 1966 (369 in totale).

Gennaio 1966: Il 30 faccio una salita molto interessante, la cresta Mirandola al Monte Pisanino. Mi conferma che la mia preparazione su ghiaccio è sufficiente per salite sui grandi massicci.

Febbraio 1966: a metà mese con Scabbia e Balestri faccio un tentativo invernale molto istruttivo (Pilastro sud-est della Pania Secca): capisco che si può arrampicare con pesi notevoli sulla schiena.

Marzo 1966: sono istruttore al Corso di Alpinismo di Bolzaneto; interessante la via Comici al Nibbio, fatta con Gianni Calcagno, che mi dà un’ancora più precisa di ciò che incontreremo in estate.

Maggio 1966: la Sud della Torre Costanza, via Cassin, una meta a lungo sognata, è fatta. Ora, vie come la Cassin alla Ovest di Lavaredo sono tranquillamente a nostra portata.

Giugno 1966: lo Spigolo Giallo è la prima salita importante. In sezione CAI mi è consegnata la Coppa Hacker.

Luglio 1966: La Nord della Tour Ronde mi fa capire di essere abbastanza a posto anche sul ghiaccio più schifoso. La Ottoz alla Pyramide m’informa sull’arrampicata libera in granito. La Sud del Dente del Gigante è l’optimum su roccia granitica per quest’estate. Avrei voluto anche la Est del Grand Capucin, me la impedisce solo il brutto tempo. La solitaria al Canalone di Lourousa non l’ho fatta troppo bene. Importante la settimana con Lino Calcagno, anche se il brutto tempo ha impedito che fosse come volevo io. Importante pure la via Comici alla Grande di Lavaredo con Giorgio Vassallo.

Agosto 1966: si apre con la bella “prima” sulla Cima delle Pope, poi la via Buhl alla Parete Rossa è un po’ il coronamento di tutta la miapreprazione. Un progetto con Piero Villaggio per la via Vinatzer-Castiglioni alla Marmolada di Rocca va a farsi benedire per il brutto tempo.

Settembre 1966: l’unica salita importante è sul Monte Nona (terza ripetizione della via SUCAI) che mi perfeziona sulle lunghe salite in artificiale.

Novembre 1966: la più dura salita della Grignetta, la via Castagna Alta la faccio con Gianni Calcagno, ed è la mia prima salita ED.

Dicembre 1966: la via Ruchin in Grignetta mi conferma che sono preparato per un’invernale di polso, che finalmente arriva il 27 con Paolo Armando sulla via Ottoz-Viotto al Dente del Gigante.

L’anno è terminato ma non il ciclo delle invernali, che credo mi daranno grandi soddisfazioni. Sono costretto a cercare compagni al di fuori di Genova, perché nella mia città chi vorrebbe non può e chi potrebbe è troppo indeciso.

Al momento chi fa scuola a Genova siamo in quattro: i due Vaccari, Gianni Calcagno ed io. Ottimi elementi sono Roberto Titomanlio, Giuseppe Grisoni, Alessandro Balestri, Gianfranco Negro. Lino Calcagno si stacca da costoro per la notevole quantità di salite. Sempre bravissimo l’estivo Piero Villaggio. Renato Avanzini (46 anni) è un po’ calato quest’anno. Ferruccio Jöchler è stato fregato dal brutto tempo, come anche i Vaccari. E’ calato pure Euro Montagna, mentre Vittorio Pescia e Gianluigi Vaccari diventano istruttori nazionali. Giorgio Noli sempre buono. Nicolino Campora ha fatto la Sud della Marmolada. Gianni Pàstine è senz’altro calato parecchio, anche per via del brutto tempo. Sempre attivi Giorgio Vassallo e Giorgio Coluccini. Peccato che Piergiorgio Ravajoni non sia più a Genova e abbia mollato parecchio la montagna. E peccato anche che Guido Rossa frequenti così poco la sede.

In SUCAI forse qualcosa si muove: reggente è Scabbia. Consiglieri: i due Vaccari, Augusto Martini ed io.

Anche quest’anno sono quello che ha fatto maggiore attività quantitativamente nell’ambito genovese. La novità del 1966 è che posso aggiungere anche l’avverbio “qualitativamente”. La coppa Hacker andrà senz’altro ai Calcagno e la medaglia d’argento credo a Giuseppino Grisoni.

Progetti
Due tra le seguenti invernali: via Perego al Becco di Valsoera; via delle Guide al Crozzon di Brenta; via Concordia alla Cima d’Ambiez; Diedro Oggioni alla Brenta Alta.
Scarason, parete nord-est, prima ascensione (aprile-maggio)
Due “grandi” vie nel massiccio del Monte Bianco (luglio)
Tre-quattro “grandi” vie in Dolomiti (a esempio Marmolada di Rocca, via Vinatzer-Castiglioni) (agosto)
Conclusione del ciclo delle vie dure in Grigna (marzo, novembre, dicembre).

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Extradiario – 11 – Spigolo sud-est del Dente del Gigante, 2a invernale ultima modifica: 2018-07-24T05:51:40+02:00 da GognaBlog

3 pensieri su “Extradiario – 11 – Spigolo sud-est del Dente del Gigante, 2a invernale”

  1. 3
    Ivo says:

    Alpinismo

  2. 2
    Alberto Benassi says:

    “Chissà, mi sono sempre chiesto, se un’intensa attività era inversamente proporzionale alla disponibilità di ragazze oppure queste ultime erano evitate per poter andare in montagna. Succedeva anche a me ma non ho mai capito se fosse un mio volere o delle ragazze che…non avevo.”

    è una domanda che mi sono fatto spesso anche io. Ragazze e montagna non sono mai andate d’accordo. Se andavi in montagna trascuravi  di beccare  ragazze e viceversa.

    Più importante fare vie o beccare ragazze?

    Anche se poi alla fine mia moglie l’ ho conosciuta in montagna ed è diventata anche compagna di tante scalate.

  3. 1

    Chissà, mi sono sempre chiesto, se un’intensa attività era inversamente proporzionale alla disponibilità di ragazze oppure queste ultime erano evitate per poter andare in montagna. Succedeva anche a me ma non ho mai capito se fosse un mio volere o delle ragazze che…non avevo.

    Comunque penso che la storia tutta dell’alpinismo sia stata condizionata dalle donne in tutti i sensi. Forse x questo dedichi un post Climbing girls ogni tanto.

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