Extradiario – 17 – Parete nord del Cervino

Extradiario – 17 (17-24) – Parete nord del Cervino (AG 1967-006)
(dal mio diario, 1967; le note in corsivo sono attuali)

Lettura: spessore-weight(1), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(3)

– Dove vai domani? – domanda il padre di Paolo Armando al figliolo.
– Allo Scarason.
– Per che parete?
– Nord.
– E domani dove vai?
– Monviso.
– Per che parete?
– Nord.
– E domani?
– Ciarforon, parete nord.
– E domani?
– Gran Paradiso, parete nord.
– E domani?
– Cervino.
– Nord, immagino.
– Sì.

La via Schmid alla parete nord del Cervino

Fu così che dopo aver capito l’antifona il padre di Paolo subodorò qualcosa di grosso. Il tempo è splendido, il morale ottimo e non siamo molto abbattuti dall’idea di dover (voler) salire la famosa parete nord, una delle “ultime tre”. Verso le 15 siamo al Furggen e ci avviamo verso la Hörnlihütte. Dove ci accoglie Mattheus, l’illustre custode di questo nobilissimo rifugio.

Ancora reduci dai sinistri scricchiolii dei seracchi sotto alla parete est, scambiamo qualche parola con Mattheus, in francese. Poi a nanna, velocemente, per cercare di dormire un po’. Intanto candidamente aspettiamo due ragazze tedesche (ma anche svizzere andrebbero bene) con le quali dimenticare la Nord. Invece, verso le 19, arrivano due austriaci, bardati in modo poco normale. Ci viene subito il sospetto che anche loro puntino alla Nordwand. Sospetto regolarmente confermato nella notte quando ci prepariamo in quattro nella saletta del rifugio.

30 giugno 1967. Partiamo prima noi e subito la neve non si presenta delle migliori. Sfondiamo un po’. Ma il tempo è perfetto e proseguiamo. Per raggiungere il pianoro nevoso sottostante la vera e propria parete ci impegniamo slegati su un canalino sui 55° di neve durissima. Quando ne usciamo siamo sul pianoro, sotto alla parete, che da qui sembra finire a non più di 400 metri. Alla crepaccia terminale, mentre ci leghiamo, ci sorpassano gli altri due che finora hanno approfittato delle nostre peste. Trovo difficoltà a superare da secondo la crepaccia, qualcosa era caduto sotto al peso degli altri. Mi aiuta Franz, uno dei due. E l’altro si chiama Toni! Franz und Toni, come i due primi salitori della Nord del Cervino, i fratelli Schmid.

Il pendio iniziale è di neve buona e procediamo insieme a corda distesa, io penultimo. Arrivati a dove la neve lascia il posto al ghiaccio più schietto, Toni pianta un chiodo a vite e fa 40 metri sulle punte senza gradinare, mettendo a metà un altro chiodo. Franz lo segue. Ora tocca a me. Non avevo visto che avesse messo un chiodo a metà e nemmeno che Franz lo avesse tolto. Così arrivo alla sosta dopo 40 metri bestiali, senza neppure uno scalino. Paolo mi raggiunge, mi supera e più saggiamente scava qualche buchetto.

Toni e Franz vanno un po’ più veloci di noi (Toni è guida e l’altro allievo-guida), e così rimaniamo un po’ indietro. La salita prosegue sempre veloce, con sicurezze sempre precarie e con l’alba ormai vicinissima. Finora non sono venute giù pietre e neppure una ne cadrà in tutto il giorno.

Dopo parecchie lunghezze arriviamo al “diedro obliquo”, un terreno senz’altro più roccioso. Qui raggiungiamo quasi i nostri amici, che ora vanno più lenti. Poi ci fermiamo per uno spuntino. Continuiamo per l’interminabile diedro e alla fine ne usciamo, nei pressi del famoso “bivacco Schmid”, un esile spuntone, unico vero punto di sosta dell’intera parete. Già lo immaginavamo, ma non credevamo che l’ultimo terzo della parete, del quale siamo all’inizio, fosse così pieno di neve. Altre cordate qui si erano tolte i ramponi. Noi invece saremmo scemi se ce li togliessimo. Per questo però non cadono sassi, trattenuti come sono dalla neve.

A un certo punto Paolo s’impegna su un passaggio veramente “sporco” e difficile, mentre sopra, più o meno a 20 metri, si vede Franz che trova lungo appeso alla corda. La scena sarebbe divertente se non ci riguardasse direttamente (per via di alcuni sassolini da lui smossi nella concitazione, NdA). Finalmente la situazione si risolve e proseguiamo stancamente verso la vetta che raggiungiamo dopo 14.15 ore di salita, alle 18.15, abbastanza freschi, in verità. Franz e Toni stanno già scendendo. Non ci fermiamo neppure un secondo e, dopo la vetta svizzera, ci buttiamo giù sulla normale, tutta piena di neve (la nostra è la prima salita dell’anno (dopo le invernali alla Nord fatte dai giapponesi e dai britannici). Per la precisione si trattava della 4a invernale, Jiro Endo, Masatsuku Konishi e Pakao Oshino, dal 6 all’8 febbraio 1967, e della 5a invernale, Mick Burke e Dougal Haston, dal 10 al 12 febbraio 1967, NdA.

Alle ultime luci arriviamo alla Solvayhütte, poco dopo Franz e Toni, che ci sembrano un po’ stanchi. Ho la gola arsa, come pure Paolo. Non c’è da bere e non c’è da mangiare: l’unica è cercare di dormire. La notte a 4000 passa bene, ma al mattino ho un mal di testa bestiale, più che altro dovuto alla sete.

Per fortuna arrivano su le prime cordate dalla normale, essendo sabato. Speriamo che qualcuno s’impietosisca. Infatti ci sono anche due torinesi che ci danno tè in abbondanza e fornello perché ce ne facciamo dell’altro. Dividiamo tutto con Franz e Toni, ci complimentiamo tutti quanti.

Poi scendiamo verso la Hörnlihütte. Il sole ci fa piacere ma nello stesso tempo ci fa venire ancora sete. Franz e Toni seguono un po’ fiacchi. Finalmente arriviamo al rifugio. Qui beviamo come lavandini e mangiamo come porci.

Poi commiato dai due simpatico compagni e da Mattheus, il quale ci vorrebbe fregare i soldi del pernottamento alla Solvay. Alle 13 passiamo sotto ai seracchi della Est. L’ora è senz’altro la più indicata per essere sepolti, ma tutto va bene, e non si sentono neppure gli scricchiolii dell’altro ieri. Dal Colle del Breuil scendiamo a Cervinia a piedi. La folla-élite non ci degna d’uno sguardo, noi lo stesso con lei. Con la nostra miserabile 500, in mezzo alle fuoriserie, partiamo per Torino, dove arriviamo alle 18.30, accolti da un padre di Paolo incredulo.

La sera la si passa in casa di Ilio Pivano con moglie graziosa. Contatti telefonici anche con Gian Piero. Domani andrò alla Parete dei Militi con lui. Qui si stupiscono molto che dopo la Nord del Cervino siamo così freschi. Paolo però non viene, perché non ne ha voglia.

La Parete dei Militi

Sotto alla Parete dei Militi Gian Piero mi erudisce circa un masso con la famosa placca Ribetti (che naturalmente saliamo slegati a rischio caduta potenzialmente letale, NdA) e circa le varie vie di salita alla parete. Poi decidiamo per la via Gervasutti di destra, che poi percorriamo con varie varianti strane. Fa molto caldo e in discesa siamo alquanto intorpiditi. La via è di circa 300 metri, con difficoltà di IV e V.

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Extradiario – 17 – Parete nord del Cervino ultima modifica: 2018-09-03T05:41:43+00:00 da GognaBlog

3 pensieri su “Extradiario – 17 – Parete nord del Cervino”

  1. 3
    Fabio Bertoncelli says:

    Questo Gogna qui si sciroppa nel 1967 la nord del Cervino a ventun anni, bello bello, come se si gustasse un antipastino prima del Naso di Zmutt. 😨😨😨

    Non c’è piú religione…

  2. 2
    Alberto Benassi says:

    posso solo fare i miei più grandi complimenti . Si spazia dalla Gamma al Procinto alla nord del Cervino, alla parete dei Militi alle Pale di San Lucano, alla scoperta della Sardegna, della Sicilia. da est ad ovest, da nord a sud.  Montagne sconosciute e montagne famose. Montagne piccole e montagne grandi, di serie A e di serie B.  Una passione a tutto tondo per l’arrampicata ma sopratutto per  la montagna tutta .

  3. 1
    Luca Visentini says:

    Che vita, la tua!

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