Feritoia ideologica

Feritoia ideologica
di Marcello Veneziani
(già pubblicato s.d. su marcelloveneziani.com e Panorama no.52-2018)
Spessore 5, Impegno 5, Disimpegno 5

Ezio Mauro

A due passi dall’Italia e dal mondo sorge Trombon Valley, cittadella mediatica abitata da intellettuali e assediata da fantasmi plebei. La Valle dei Tromboni è a un tiro di schioppo dalla città dove abita la gente comune ma dista anni luce dalla realtà di ogni giorno. Nella Valle dei Tromboni si denuncia ogni giorno un Paese, un Mondo, abitato da razzisti, guidato da fascisti, percorso da mandrie armate di xenofobi, omofobi, sessisti, nazisti. Nella Valle dei Tromboni suona di continuo il campanello rosso dell’allarme. Se i sovranisti reggono sulla paura, i Maestri Tromboni campano sul Terrore.

L’anno che ci sta lasciando è stato l’anno del Trombone: questa speciale etnia ha imperversato su tutte le ruote, tv, giornali, radio, libri, cinema e teatro, facendo capolino nella musica, nel calcio, scuola e università. Ne è nata un’ideologia, il trombonismo, che è una visione del mondo o meglio del condominio applicata al mondo. Chi è il Trombone? Un nemico del presente che teme il futuro e si aggrappa al passato attaccando il trapassato.

Maurizio Maggiani

Uno scrittore che con sprezzo razzista si definisce “geneticamente antifascista”, il tromboniano puro Maurizio Maggiani, espone su la Repubblica la sua Metafisica del Male: “Esco di casa e sento, sottile e ottuso e persistente, il sordo ronzio di un rumore di fondo di infelicità, quest’epoca si è ingravidata di fascismo…” Ho citato la frase più lieve di questa “psicologia di massa del fascismo” fondata sul “suppurare di infelicità” ovunque. Mamma mia, che schifo, è tremendo, non so dove abiti Maggiani, presumo nella stessa località in cui vivono gli altri, a Trombon Valley, a due passi dal mondo reale ma senza mai vederlo davvero. Dostoevskiano il nesso tra infelicità e fascismo, ovunque appaia l’infelicità là sorge un fascista. Leopardi è avvisato.

Visibilmente atterrito, Sandro Veronesi ha riassunto dalla Gruber il grido di dolore di Trombon Valley: si comincia con gli slogan razzisti, poi seguono gli atti, le squadracce, i decreti del ministro dell’interno, poi la caccia ai neri e ai migranti, si perseguitano i sinti (forse si riferiva alle case abbattute dei Casamonica), poi sarà la volta dei paralitici… Un horror fantascientifico, ma ambientato dove? Negli studi di Trombon Valley, naturalmente.

Edoardo Albinati

Nanni Moretti ha trovato il precedente a questo incubo vivente, è il Cile di Pinochet a cui ha dedicato un film di mostruosa attualità. Così cominciò la dittatura, avverte, proprio come sta succedendo ora da noi. Così cominciò è l’incipit di rito quando si vuole stabilire un parallelo con Hitler, con Mussolini, con ogni dittatura, purché nera. Così cominciò prima delle leggi razziali, nota Andrea Camilleri, al quale il consenso a Salvini gli ricorda quello a Mussolini. Il popolo infame riacquista virtù quando muta in audience e segue il commissario Montalbano. Perfino Rigoletto di Verdi portato in scena da Daniele Abbado, è stato ambientato ai tempi della Repubblica di Salò e allude all’oggi. Se si porta in scena Enea o Ulisse il tema è i migranti; e così Sofocle, Dante o Shakespeare. Tutto viene ridotto all’oggi, al femminismo, l’omofobia, il razzismo. Vi risparmio le trombonate di Fabio Fazio, i sermoni ispirati di Roberto Saviano, i misuratori di demenza di Michela Murgia, il grido d’angoscia di Paolo Giordano per la diffusione dei calendari del duce (la scemitudine dei numeri primi) e tanti libri, film, autori premiati perché avevano nella trama una trombonata nelle varianti previste. Per non dire dei classici del trombonismo, da Furio Colombo a Oliviero Toscani, da Gad Lerner a Ezio Mauro, de Monticelli e Di Cesare, per non dire dei tromboni istituzionali, tra presidenti in carica o appena scaricati… Gustavo Zagrebelski ha patito e fieramente denunciato nell’arco di dieci anni ben tre dittature parafasciste, quella di Berlusconi, poi di Renzi, ora di Salvini. I tromboni augurano la morte di un bambino sui barconi pur di inguaiare Salvini (Edoardo Albinati) o auspicano che lui e i suoi finiscano appesi a Piazzale Loreto (Maurizio Crosetti de la Repubblica). Se violentano una donna si augurano che gli stupratori siano italiani (Michele Serra), giammai migranti.

Gustavo Zabrebelsky

Il Trombone ama i migranti e detesta i residenti, idealizza l’umanità e schifa il popolo, simpatizza coi remoti e non sopporta il prossimo in odore di prossimità, cioè i vicini. Tollera le religioni e le tradizioni altrui, schifa le proprie. Detesta il presepe se non allude a un centro d’accoglienza. Insorge se una carota è geneticamente modificata ma inveisce se qualcuno nutre le stesse riserve per l’umanità geneticamente modificata (i transgender). Ama i carciofi a chilometro zero, detesta i paesani a chilometro zero. Ha fastidio per la famiglia, per le campagne in favore della fertilità, se non da uteri in affitto per coppie omosex.

Di tutta l’erba del passato e dei classici fa un fascio, riconduce tutto al presente e giudica ogni epoca, ogni civiltà col suo metro piccino. Chiede di cancellare scienziati, artisti e geni del passato se hanno detto o fatto una cosa “razzista”; esige una memoria depurata, una toponomastica etica, riservata alle vittime del Male o agli apostoli del Bene.

Michela Murgia, Gad Lerner, Roberto Saviano, Nanni Moretti, Sandro Veronesi

Come si diventa Tromboni? Quando il mondo non corrisponde alla fessura ideologica del tuo cervello pensi di essere un’Anima Bella caduta in un inferno, ti convinci che il mondo è sbagliato e vuoi convincere gli altri di mobilitarsi contro il diavolo in azione. Stavolta il Male non si insinua dietro gli angoli, non minaccia da lontano: è al potere, è a larga maggioranza, è pop, coincide con la realtà. Per combattere il trombonismo non serve un’ideologia di segno opposto. Serve aprire le finestre, scoprire la realtà con le sue imperfezioni, varietà e dissonanze. Tornare sulla terra.

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Feritoia ideologica ultima modifica: 2018-12-27T04:44:43+00:00 da Totem&Tabù

13 pensieri su “Feritoia ideologica”

  1. 13
    Marco Lanzavecchia says:

    Ma che schifo.

  2. 12

    Mi contrappongono istintivamente a ogni forma di fascismo perché vengo da una famiglia di comunisti, oggi delusi, ma non sono cosi ottuso da non concordare con Detassis. Gli estremi si congiungono come in un cerchio.

  3. 11
    Vittorio Detassis says:

    Nella sua divertente satira dei tromboni del buonismo radical-chic e dintorni Veneziani ha di sicuro il gioco facile, ma corre anche il rischio di figurare come il pifferaio di Hamelin, trascinandosi appresso una masnada di ragazzotti stolti che in realtà non vedono molto aldilà del proprio naso. Dai tromboni ai pifferi un gran guadagno per il Paese non riesco a vederci.

  4. 10
    Giacomo Govi says:

    Un elenco di nomi e cognomi ‘nemici’, tra scrittori, politici, giornalisti e gente varia.

    E’ l’approccio alla politica della generazione segnata dalla violenza degli anni 70 e 80, sono sostanzialmente incapaci di pensieri e giudizi neutri e razionali, hanno sempre bisogno di tracciare trincee, di individuare il nemico. Naturalmente c’e’ chi e’ più’ lucido e chi e’ sfacciatamente partigiano, ma il modus operandi e’ lo stesso. Confrontare questi articoli con quello di Blondet e di Buttafuoco. Sono praticamente intercambiabili, stessi tormentoni e stessa rivalsa atavica.  Nella parte opposta si fa un giochetto simile ma con meno livore, in quanto – piaccia o no – la società’ gli ha dato la titolarità’ della cultura ‘dominante’…

    E’ da almeno un paio di generazioni che in Italia siamo ingabbiati in questi due schieramenti, con il risultato che si guarda alla politica come al campionato di calcio, quasi sempre in modo ‘brain off’.

     

    Forse ultimamente le cose stanno cambiando, anche se lentamente, le carte si stanno rimescolando… Quando si riuscira’ a parlare di politica con ragionamenti  e argomenti e non con elenchi di nemici, si capirà’ la totale inutilità’ di questi articoli…

     

  5. 9
    Fabio Bertoncelli says:

    No, Marcello, non dire cosí. Tu non sei certo fascista: prima stavo scherzando. Ma sei democratico: devi esserlo!

    Anche se, come mi insegni, per scalare il Cerro Torre e le altre vette bisogna essere un po’ autoritari. In alpinismo non valgono i princípi democratici. O no?
    Nella cordata del 1938 sull’Eiger vigeva la democrazia? Forse sí o forse no. E tra Giusto Gervasutti e Renato Chabod: parità e fratellanza? Bridwell sul Capitan: “figlio dei fiori” o duce? E come giudichi Cesare Maestri: anarchico? stalinista (ma solo un po’)?
    Con Messner invece andiamo sul sicuro: siamo in piena dittatura nazista, checché lui ne dica.
    Solo frequentando le persone per molto tempo forse si impara a conoscerle. Forse. Però da questo punto di vista io sono sempre stato molto ingenuo (o duro di comprendonio: scegliete voi il termine appropriato).
    … … …

    Buone scalate a tutti, in piena libertà! E impariamo a rispettare la diversità di opinioni (purché democratiche), anche se ciò è piú difficile di un sesto grado (cosí si diceva una volta).

  6. 8

    Ho scritto che mi sembrava fascista perché mi è parso che parlasse bene solo di quelli.

    Io non sono fascista e neppure democratico perché i fascisti mi stanno sui coglioni.

  7. 7
    Massimo says:

    Fatemi capire, uno che legge la realtà con dei codici di interpretazione che cento anni fa erano già sorpassati denuncia chi ha una visione diversa dalla sua (oddio lesa maestà?)  perché vedrebbe il mondo attraverso uno spiraglio ridotto?

    Il ridicolo totale.

  8. 6
    paolo says:

    Diffido di chi dice di sapere, ora sono molto mediatizzati e molto agguerriti, di solito provengono da quelli che prima ci governavano con molta superiorità.
    Ma ormai quasi tutti loro pensano che la terra sia piatta.

  9. 5
    Alberto Benassi says:

    durante una cena prima di natale, si discuteva di rifiuti abbandonati qua e là e di altre varie problematiche di oggi.

    Uno mi dice che gli unici rifiuti che ha visto gettare via per la strada lo ha visto fare da estracomunitari.

    Sicuramente è vero. Ma mi domando anche, i rifiuti sotterrati nella terra dei fuochi sono stati gli estracomunitari?

    E quelli gettati e abbandonati lungo i ravaneti e nelle cave dismesse e non solo  in Apuane sono anche questi degli estracomunitari…??

     

    Non mi ha risposto.

    Ora mi va bene avere un’ideologia e giustamente ognuno la pensa a modo suo. Ma che questa ideologia ci faccia essere talmente schierati da diventare miopi e non vedere se non addirittura arrivare a negare l’evidenza…mi sembra troppo.

  10. 4
    Fabio Bertoncelli says:

    Marcello, chi pensa in modo diverso da noi NON è necessariamente un fascista. I princípi ideologici del fascismo sono del tutto differenti rispetto a quelli espressi da Veneziani.

    Se io giudico fascista il mio interlocutore soltanto perché non la pensa come me, ebbene, sono io il fascista! Sei tu il fascista? No, eh?

    Marcello, non farmi questo! 😂😂😂

     

  11. 3
    Fabio Bertoncelli says:

    Caro Alessandro, apprezzo il fatto che ora, nella sezione «Totem & Tabù», appaiano più di frequente scritti di opinioni diverse. Bisogna sempre sentire tutte le campane; poi si potrà giudicare.

    … … …
    Comunque rimango della mia idea: «GognaBlog» sì, «Totem & Tabù» no.
    E se qualche “anima bella” volesse criticarmi perché scrivo che, come ai tempi del Duce, «qui non si parla di politica», ebbene, sappia costui che io lo spernacchio fin d’ora.
    Buon Anno a tutti.

     

    P.S. L’altro giorno mi sono dimenticato di farti gli auguri di Natale. Ora chiedo scusa.

    P.S. n. 2.  Queste mie scuse serviranno per evitarmi almeno un paio di tue prossime censure, vero? 😁😁😁

  12. 2

    Che ‘sto Veneziani sia mica un po’ fascistello?

    Incarna il principio di azione e reazione con le sue parole. E manco è l’unico, però.

  13. 1
    giorgio daidola says:

    È sempre utile e piacevole leggere Veneziani perchè, al di la degli eccessi, delle semplicazioni e delle esagerazioni c’è del vero in quello che dice. Bisognerebbe tradurre il pezzo per Trump, penso esulterebbe. C’è da sperare che la metafora serva ai tanti tromboni che in effetti ci sono per invitarli a fare un po’ di autocritica. E anche per chiederci se siamo anche noi, almeno in parte, dei tromboni. Se siamo ridotti male è infatti anche colpa dei tromboni di Veneziani. Oltre che della stupidità cronica dei tromboni di razza diversa che sono oggi al potere.

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