Finanza, inchiesta sul Soccorso Alpino Trentino

Finanza, inchiesta sul Soccorso Alpino Trentino

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Sui quotidiani trentini da qualche mese compaiono grossi titoli riguardo allo scontro che sta avvenendo all’interno del soccorso alpino, tanto che si è parlato di vera e propria scissione tra il Soccorso Alpino Provinciale e il Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS).

È uno scontro istituzionale senza precedenti quello che si è consumato nei mesi scorsi: uno scontro che ha spinto il presidente nazionale del soccorso alpino, Maurizio Dellantonio, con una lettera inviata al presidente della Provincia Ugo Rossi e a tutta la giunta, ad accusare apertamente la componente trentina del CNSAS di “scissione” di fatto per non aver rispettato le regole nazionali e a ipotizzare il commissariamento, esautorando Adriano Alimonta, presidente appunto del Soccorso trentino.

Maurizio Dellantonio

Ma partiamo dall’inizio.
Nel febbraio 2016 Adriano Alimonta, battendo l’altro candidato, il fassano Gino Comelli, è stato riconfermato alla guida del Soccorso alpino trentino. Per lui si tratta del terzo mandato, avendo ricoperto la medesima carica anche tra il 2002 e il 2004 e tra il 2013 e 2015.

Il 1° gennaio 2015, su spinta di Alimonta presidente, viene varato il nuovo statuto nell’ambito della riorganizzazione del soccorso alpino provinciale: viene assegnata personalità giuridica autonoma al corpo, è introdotta la figura del direttore e si affida la revisione dei conti a un esterno.

Con questa piccola rivoluzione burocratica, il revisore inizia a chiedere la rendicontazione a tutte le 35 zone, ma dopo alcuni mesi in quella di Fiemme e Fassa non tornano i conti, mancando i giustificativi per poco meno di 10.000 euro. Situazione non causata da spese improprie, ma solo da mancanze amministrative. Il responsabile di zona Paolo Lastei garantisce quindi la copertura della cifra, affermando però che la richiesta di rendicontazione del soccorso alpino trentino fosse impropria poiché quei soldi non arrivavano dalla Provincia, che finanzia il CNSAS di Trento con 1,6 milioni di euro all’anno.

Lastei aveva alzato la soglia dello scontro interno, inviando una segnalazione al Soccorso alpino nazionale per mettere in evidenza presunte irregolarità sulla fornitura delle divise, che sarebbe stata affidata alla Montura senza gara d’appalto, e sulle indennità di istruttore ed elisoccorritore di Adriano Alimonta ed Ezio Parisi che sono vietate dallo statuto del Soccorso Alpino nazionale.

Le Fiamme Gialle il 15 febbraio 2018 sono andate nella sede del Soccorso Alpino Trentino, via Giambattista Unterveger, 34 – Trento

Dal canto suo, il soccorso alpino trentino apre così un procedimento disciplinare nei confronti di Lastei. A dimostrazione che gli animi sono oramai accesi, tra Lastei e Alimonta si arriva addirittura allo scontro fisico durante una riunione e a una denuncia penale a carico del presidente trentino.

E’ a questo punto che entra in scena il presidente del soccorso alpino nazionale, il fassano Maurizio Dellantonio, subentrato nel 2016 al torinese Piergiorgio Baldracco. Anche Dellantonio era stato a capo del Soccorso alpino trentino per due mandati, dal 2005 al 2010.

Dellantonio chiede ripetutamente a tutte le stazioni trentine la documentazione contabile e la fornitura dei giustificativi delle spese sostenute: in più avvia un’approfondita indagine sullo statuto trentino per la parte amministrativa.

Da parte trentina vi è resistenza: e in più alcune forze politiche, saputo del dissidio, tentano di cavalcare in chiave autonomistica l’intera vicenda. E’ a questo punto che appaiono le prime voci di scissione.

Dellantonio apre un procedimento disciplinare nei confronti di Alimonta, dove gli contesta anche di aver percepito indennità per la presidenza e per l’attività di elisoccorritore. La norma nazionale (anche se non quella provinciale grazie al contestato nuovo Statuto) vieta ai presidenti di percepire tali indennità. Va detto che Alimonta, proprio per non generare ulteriori polemiche, vi aveva volontariamente rinunciato un anno fa.

La guerra, partita da una vicenda interna al Soccorso trentino, quella di Lastei appunto, si è quindi spostata sul terreno del conflitto tra norme nazionali e norme provinciali. Secondo le regole nazionali, le organizzazioni locali possono infatti avere statuto autonomo, previa autorizzazione centrale, cosa che non è avvenuta in Trentino. Il CNSAS trentino, secondo Dellantonio, a oggi si posizionerebbe quindi al di fuori dell’organizzazione e delle norme nazionali, tanto che potrebbe perdere la certificazione del CNSAS e i relativi benefici. Quello che viene chiesto dal CNSAS centrale è l’armonizzazione dello statuto provinciale con quello nazionale.

Non estranea alla vicenda è la Provincia Autonoma di Trento: quando Dellantonio ha chiesto agli uffici provinciali il rendiconto dei soldi annualmente versati al Soccorso Alpino provinciale trentino, non ha ottenuto risposta immediata, a dispetto del fatto che da subito la Provincia, nella figura dell’assessore alla protezione civile Tiziano Mellarini, ha deciso di fare da paciere tra soccorso alpino nazionale e soccorso alpino locale. 

Nel frattempo, la spaccatura all’interno del Soccorso Alpino del Trentino arriva alla Corte dei Conti e di conseguenza alla Guardia di Finanza. Il 15 febbraio 2018 gli uomini del nucleo di polizia economico-finanziaria delle Fiamme Gialle si sono presentati alla sede del Soccorso Alpino trentino chiedendo documentazione sull’acquisto delle divise Montura degli uomini del Soccorso e sulle indennità del presidente Adriano Alimonta e del vice Ezio Parisi. L’inchiesta del nucleo, che opera su delega del procuratore della Corte dei Conti Marcovalerio Pozzato, è partita da un esposto presentato da un capostazione del Soccorso alpino trentino (non della zona della Val di Fiemme, Val di Fassa) in cui si ipotizza lo spreco di denaro pubblico. Così il procuratore Pezzato ha inviato la Guardia di Finanza per acquisire tutta la documentazione relativa sia alla fornitura delle divise che alle indennità dei vertici.

Il presidente Adriano Alimonta

La Corte dei Conti si è mossa sul presupposto che il Soccorso Alpino sia equiparabile a un ente pubblico. Giuridicamente il Soccorso è un’associazione di diritto privato, ma incassa un milione e 600 mila euro di contributi provinciali e svolge una funzione pubblica. Sulla base di queste considerazioni, quindi, viene equiparato a un ente pubblico. Perciò, secondo le norme, avrebbe dovuto indire una gara d’appalto per la fornitura delle divise. O almeno questa è l’ipotesi con la quale si muove la Procura della magistratura contabile, un’ipotesi che deve essere tutta verificata davanti ai giudici.

Seguendo questa ipotesi di lavoro, le casse del Soccorso Alpino potrebbero aver subito un danno economico dalla mancata gara. In teoria, con una procedura competitiva, il Soccorso Alpino avrebbe potuto spuntare un prezzo più basso.

Ma, ovviamente, si tratta di verificare queste ipotesi carte alla mano. In particolare si tratta di vedere che tipo di accordo c’è tra il Soccorso e Montura, che tra l’altro fornisce le divise anche al Soccorso nazionale. E soprattutto quanto sono state pagate le divise. Dal punto di vista economico potrebbe anche non esserci stata alcuna perdita di denaro pubblico se il prezzo pagato fosse stato inferiore a quello di mercato. Ma sono tutte considerazioni che potranno essere fatte solo dopo l’analisi delle carte.

Discorso diverso è quello riguardante le indennità. Nell’esposto si sostiene che i vertici non potrebbero prenderle, ma qui entra in gioco il conflitto tra lo statuto nazionale e quello provinciale.

In questi giorni, anche in seguito all’escalation dovuto al blitz della Guardia di Finanza, tutte le parti stanno manifestando maggiore buona volontà. In tre sono al tavolo delle trattative, Provincia, CNSAS e Soccorso trentino.

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Finanza, inchiesta sul Soccorso Alpino Trentino ultima modifica: 2018-02-19T05:40:35+01:00 da GognaBlog

9 pensieri su “Finanza, inchiesta sul Soccorso Alpino Trentino”

  1. 9
    Luca says:

    Queste divergenze vanificano decenni di risultati. È giusto che le risorse economiche vengano definite e ripartite a livello locale così da adeguare il servizio al territorio, ma a livello normativo e formativo occorre un unico indirizzo così da garantire comunicazione e cooperazione. D’altronde lo dice l’articolo stesso, gli statuti autonomi sono concessi previa autorizzazione, magari è successo tutto in buona fede, in caso contrario, aldilà delle misure previste dallo statuto del servizio provinciale, verrebbe da pensare che questa fosse un campo di prova per osservare la possibilità di garantirsi maggiore autonomia normativa.

  2. 8
    paolo panzeri says:

    Aleb, guarda che siamo in Italia, non è che tu vivi altrove? Se leggi un pò i giornali ti accorgi che quasi tutti quelli che “non lavorano” possono fare e fanno appena possono attività fraudolente. L’ultima è del santo “mortadella” che sembra abbia preso una bustarella insieme ad altri quattro per il russiagate americano …. lui nega ovviamente…. e i casini lecchesi col soccorso….. e i “nascondoni” qua e là?!?!?!… e gli elicotteri?!?!?!?

  3. 7
    Aleb says:

    Nel Soccorso Alpino la maggior  parte degli operatori è completamente isolata e per certi aspetti indifferente, alle interessate lotte di potere di pochi.

    In trentino più di settecento volontari prestano “presto” servizio dando il massimo della propria disponibilità e capacita con l’unica gratificazione di alcuni interventi ben gestiti e riusciti.

    Purtroppo il massimo a livello di volontariato, alle volte non basta, la società richiede interventi per impegno, tempistica, e pericolosità svolti con alta professionalità perciò penso sia giusto avvalersi anche di figure retribuite, da qui anche la necessità di un bilancio adeguato.

    Io ho convinzione che nessuno al interno del CNSAS avendo a disposizione denari comuni operi in maniera superficiale o peggio fraudolenta.

     

     

     

  4. 6
    Marco says:

    Troppi galli nei pollai

  5. 5
    paolo panzeri says:

    Gardelli, sono pienamente d’accordo con te sul valore sociale del CNSAS, ma mi disturba l’utilizzo politico e economico che ormai sembra essere diventata una abitudine sempre più frequente. Dato che ho una visione pessimista dei possibili accadimenti, è la mia abitudine per continuare a vivere, non credo che si possa cambiare strada: chi può e vuole farlo? Lo spirito volontaristico non può nulla. Il sistema è democratico, incentrato sulla mediocrità e in montagna dove si rischia sempre di morire questo non va!

    In questo caso mi chiedo se c’entri qualcosa il perché abbiano scelto abiti Montura e non Salewa, secondo me entrambe robe molto costose e non roba da lavoro.

  6. 4
    Luca Gardelli says:

    Il CNSAS è un organizzazione che ha operato e opera per il bene della collettività. 

    Purtroppo essa a volte può rappresentare anche un palcoscenico per certi personaggi sul quale esibire la propria autoreferenzialità.  Ne sono testimonianza i fatti di chi in passato ha tentato di combattere queste devianze (Riccardo Innocenti, https://www.gognablog.com/conclusione-della-vicenda-innocenti/, Luca Gardelli, https://www.gognablog.com/la-delusione-di-luca-gardelli/, ..e probabilmente tanti altri che hanno preferito il silenzio).

    La speranza è che sia fatta piena luce anche su questa vicenda e che anche tutti coloro che tendono a minimizzare queste situazioni, a fronte della bontà del servizio offerto, possano indignarsi nei confronti di chi è protagonista di eventuali devianze.

    Altrimenti difficilmente qualcosa potrà cambiare e ciascuno dovrà sentirsi complice di una realtà che purtroppo viene percepita negativamente solo quando colpisce direttamente i propri interessi piuttosto che i valori della collettività.

  7. 3
    paolo panzeri says:

    Grazie “Luigi” per avermi giustificato una parte delle mie impressioni (quella edonistica), raccolte per altro in non più di due incontri, uno in azione e uno no.

    Posso sapere il tuo nome e cognome? Spero e ti auguro che le “mele marce” non continuino ad aumentare: buon impegno!

    Ps: Marchionne, capo della FCA indossa sempre il maglione: si dice da secoli che l’abito non faccia mai il monaco, l’abito serve per uniformarsi e sopratutto in questo periodo di carnevale per camuffarsi o nascondersi…. comunque a me piace il vostro colore rosso, ma non i vostri stemmi messi dappertutto.

     

  8. 2
    Luigi says:

    volevo rispondere a Paolo Panzeri.  penso che in tutti gli ambienti, soccorso alpino compreso,al giorno d’oggi ci sia bisogno di comunicazione.un grande bisogno. di comunicazione corretta, bilanciata,  in poche parole utile. questa comunicazione passa necessariamente attraverso una “codifica estetica” che nel soccorso alpino si identifica in una divisa sfavillante, in altri campi con un mezzo efficiente, così come una cravatta in banca ( d’altronde che impressione vi darebbe uno staff di cardiochirurgia fotografato senza camice, magari in scarpe da ginnastica e jeans?), senza ovviamente inciampare nell’autoreferenzialità. tutta questa immagine è facilmente sfruttabile dal politico di turno che deve, attraverso tale visibilità, inchiodare la propria persona allo scranno di turno. tutto squallido, ma siamo in italia e quindi tutto (ahimè) normale. tuttavia penso che –  da volontario del cnsas –  la parte del volontario che si adopera per aiutare qualcuno, nel proprio piccolo, sia ancora la parte preponderante. le mele marce esistono ovunque. io sono contento che dalla valle d’aosta all’etna venga fatta chiarezza, e vengano messe alla berlina le velleità e i sogni di gloria  di pochi sulle spalle di tanti. forse è proprio grazie a questa esposizione che sono venute alla luce alcune situazioni da chiarire, per cui penso che tirando la riga e facendo bene i conti,alla fine la buona comunicazione “paga”, anche dal punto di vista del costringere ad una maggiore correttezza e trasparenza.

  9. 1
    paolo panzeri says:

    Non è che ormai anche il soccorso alpino sia utilizzato come un centro di potere sia politico che economico, dato che l’immagine è roboante, i soldi sono parecchi e abbastanza facilmente reperibili e la “professionalità” richiesta molto ben  “certificabile”? E, solo poi, ci sono quelli capaci che volontariamente si prestano a impegnarsi perché ci credono, ma sono pochi e non contano molto?

    Non so, sono impressioni dopo aver osservato una esercitazione/aggiornamento (incontro/raduno/festa?) con tutti perfettamente all’ultima moda, over attrezzati: proprio un forte impatto “visivo”.

    Non è che ora anche nel soccorso sia entrata l’abitudine di recensirsi, giustificarsi e promuoversi in maniera autonoma, perdendo lo spirito di sacrificio e altruismo sociale sul quale si basava: un “affare” più o meno costoso come altri, ma ben pagato dello stato? E il tutto basato sul volontariato, bello e facilmente sfruttabile, ma ingovernabile e dispersivo?

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