Flash di alpinismo 1

Flash di alpinismo
Citazioni, impressioni e immagini – parte 01 (1-13)
di Massimo Bursi

Introduzione
Il progetto di scrittura che propongo parte da una citazione relativa al mondo alpinistico, dalla quale scaturisce un’impressione personale abbinata a una fotografia particolarmente significativa. Il tutto con un approccio decisamente leggero e anti-conformista per coinvolgere diversi lettori.

Sia le citazioni che le fotografie sono state trovate su libri o riviste di settore o internet.

Le impressioni invece nascono da una lettura del fenomeno alpinismo fuori dal coro, dettata dalla mia esperienza alpinistica. Nelle impressioni cerco di lanciare originali idee per uno stimolo personale.

L’unità narrativa citazione – impressione – fotografia, viene ripetuta per tutto il libro al fine di provocare sfide quotidiane anche per il lettore/alpinista più fanatico.

Ho privilegiato il fenomeno della rivoluzione del Nuovo Mattino e la magica scoperta dell’arrampicata degli anni ’80 attingendo al mitico mondo degli scalatori americani e anglosassoni.

Il libro si rivolge all’ampia fascia di lettori/alpinisti di ogni età: non ci sono particolari target interessati.

Perché questo libro? Perché sul mercato non c’è nulla di tutto questo. Perché è un approccio originale per valorizzare le migliori idee di tante persone che hanno riflettuto sul fenomeno arrampicata e perché mi piace l’idea di legare citazioni a fotografie, centrate sull’uomo alpinista.

John Bachar, fantasma, in arrampicata a Tuolumme Meadows in California sulla via Fingertips nel 1986. Foto: Phil BardFdA1-foto1

Ogni vero scalatore si alza alla mattina, subito guarda il tempo che fa ed in base a questo decide dove allenarsi e cosa scalare. Al “nostro” scalatore fanatico serve uno stimolo quotidiano, una miscela esplosiva al di fuori dalle regole codificate, che contenga una frase lanciata, alcune impressioni “fuori dal coro” ed uno stimolo fotografico passato o presente.

Lo scalatore fanatico, ma non solo lui – anche il sognatore impiegato bancario che aspetta il sabato pomeriggio per la sua amata arrampicatina – potrà trovare, in queste pagine, lo stimolo per partire di corsa e proseguire nella propria personale ricerca sulla via da seguire.

Questa raccolta è molto legata al Nuovo Mattino quando si passava dagli scarponi alle prime scarpette EB, quando le falesie si chiamavano palestre e quando si annusava, fra i lunghi capelli, l’aria della rivoluzione.

Le frasi, citate, sono il pensiero di altre persone, un’idea che aiuta ad agire con la propria testa.

Le impressioni sono le idee buttate lì da un appassionato èscalatore ancora indeciso fra il gioco dell’arrampicata e la visione utopica dell’alpinismo.

Le immagini proposte sono frammenti significativi che mi hanno  trasmesso un messaggio stimolante. Ho privilegiato le fotografie aventi per soggetto gli uomini che scalano a discapito delle immagini con le montagne come soggetto.

Mettete un inquietante sottofondo di musica rock, leggete la frase del giorno e aiutatevi con la fotografia a entrare nel magico mondo dell’arrampicata.

Pietre rotolanti
Il massimo era arrampicare in solitaria sulla parete nord-ovest del Civetta con grandi amplificatori in grado di trasmettere la musica dei Rolling Stones (Claudio Barbier).

Negli anni ’60, ai tempi di Claudio Barbier, l’iPod doveva ancora essere inventato, eppure l’idea di abbinare la trasgressiva musica rock all’arrampicata era già molto forte negli alpinisti più visionari.
Io stesso, quando sono in macchina e vado ad arrampicare, amo ascoltare la musica rock a tutto volume ed immaginare il mio stesso profilo che arrampica con il sottofondo della amata musica assordante.
“Ma dai, sono passati almeno trent’anni, ascolto sempre la stessa musica ed evado sempre con l’arrampicata” mi dico fra me e me!

A pensarci bene sia l’arrampicata che la musica rock hanno un comune denominatore comune: trasgredire al massimo e spaccare con le regole stabilite.
Di una cosa sono sicuro: finché ascolterò musica rock e finché mi godrò le mie arrampicate rimarrò giovane ed anticonformista.

L’arrampicata, come il rock, è trasgressione, è vedere il mondo da un angolo diverso, è manifestare la propria rabbia in maniera creativa: rappresenta la forza dirompente, senza calcoli, dei giovani che credono in un’utopia, in un sogno irraggiungibile.

Il rock scatenato si contrappone alla pacata musica classica. Chi sceglie la parete si contrappone a chi sceglie un sentiero senza rischi.

E’ la direzione che Claudio Barbier e Jim Morrison con la loro pazza esistenza hanno tracciato per noi. Sottofondo musicale consigliato Rolling Stones o i Doors.

Non smettere mai di credere nei tuoi sogni. Insegui i tuoi sogni anche se tutti ti danno contro. Ricorda che la vita è sempre rock.

Claudio Barbier mentre cerca l’appiglio del prossimo movimento in un’immagine molto distante dallo stile iconografico degli anni ’60. La tormentata ed inquieta vita di Claudio Barbier anticipa la rivoluzione alpinistica del Nuovo MattinoFdA1-Foto2-1

Triangolo
Ha la testa di un settantenne, il fisico di un venticinquenne e il comportamento di un undicenne (Marco Radici a proposito di Jim Bridwell).

Parlando di Jim Bridwell, il leggendario scalatore californiano, gli amici gli riconoscono approccio mentale, prestanza fisica e capacità di gettarsi oltre all’ostacolo.

Quanti nostri amici hanno forza ma non hanno l’esperienza o la capacità di rischiare per tentare qualche impresa fuori dal comune?
Quante volte ci sentiamo perfettamente allenati ma non siamo pronti per tentare quella via o quel diedro che tante volte abbiamo sognato?

Quando invece, con noncuranza, ci buttiamo su pareti impressionanti poiché psicologicamente le dominiamo nonostante la fatica, nonostante le braccia e le gambe non riescano a star dietro alla nostra voglia di scalare.

L’alpinista è testa, fisico e volontà estrema e costituisce un triangolo i cui vertici stanno tra loro in un fragile equilibrio, per cui, se uno dei tre vertici di questo funambolico triangolo viene meno, allora la figura geometrica svanisce e l’alpinista si svuota del suo essere tale.

Tanto più lontani sono i vertici, tanto più solido è l’alpinista che lo compone. Jim Bridwell è un triangolo miliare!

Cerca di espandere i tuoi tre vertici: testa, fisico e volontà, in ciascuna delle dimensioni possibili per esplorare i tuoi limiti inimmaginabili.

Jim Bridwell ritratto durante la prima ripetizione della via di Maestri sul Cerro Torre del 1975. Jim Bridwell ha dimostrato che un ottimo scalatore può raggiungere traguardi impensabili anche in alta montagna come in effetti lui fece sul Cerro Torre. In quegli anni i delegati svizzeri dell’UIAA guardando le sue fotografie si stracciavano le vesti dicendo che quel tizio nulla aveva da spartire con l’alpinismo, ma subito dopo arrivò la rivoluzione!FdA1-Foto2-2

Arrampicata liberata
Il valore di un alpinista è inversamente proporzionale al peso della ferraglia che si porta dietro (Reinhold Messner).

Quando Reinhold Messner, l’alpinista-filosofo, uscì con questa affermazione, gli alpinisti, ubriacati dal mito dell’artificiale facevano pesante uso della ferraglia. Messner intuì che era possibile invertire la direzione e che bisognava cambiare strada per non diventare alpinisti-carpentieri.

In quegli anni Messner affermò il concetto dell’arrampicata super-libera come una scalata veloce, con pochi chiodi e con pochi ed essenziali mezzi. Alcune sue nuove vie come la Messner alla Seconda Torre del Sella rispecchiano proprio questa filosofia.

Queste idee diedero origine a un filone di arrampicata che portò Heinz Mariacher, Ludwig Rieser, Reinhard Schiestl e Luisa Iovane ad aprire vie estreme in Marmolada in sette o otto ore con una manciata di chiodi, anche in periodi tradizionalmente sfavorevoli quali il mese di novembre.

Ciò diede origine a un periodo particolarmente fecondo per l’arrampicata libera favorita dall’arrivo delle scarpette, nut, friend e pile che ci liberarono da pesanti scarponi, chiodi ed abbigliamenti ingombranti.
Cominciammo a pensare di liberarci anche dei bivacchi in parete.

Iniziò quello che fu anche chiamato il Nuovo Mattino.

A tutt’oggi penso che questo sia il modo più libero e piacevole di arrampicare. Questo è arrampicare.

Liberati dalla schiavitù del grado, dai tetti strapiombanti, dalle falesie alla moda, dalle palestre indoor di plastica, trova una placca, scegli la linea e segui il sole. Fregatene delle mode!

Patrick Berhault in posa plastica su una placca calcarea quasi impossibile. Negli anni ’80 lui e Patrick Edlinger occuparono la scena mediatica proponendo scalate e modi di vita ancora sconosciuti. I pantaloni bianchi e la fascia rossa in testa erano lo status symbol ma questo non bastava per farci salire agili e leggeri dove salivano loro. Da allora l’arrampicata si è evoluta passando agli strapiombi ma non ci sono stati significativi progressi sulle placche verticaliFdA1-Foto2-3

Risata liberatoria
Io credetti e credo alla lotta coll’Alpe, utile come il lavoro, nobile come un’arte, bella come una fede (Guido Rey).

Questa frase era, e forse è ancora, scritta sulla tessera del CAI.

Quando il giorno dopo un’arrampicata mi guardo le mani scorticate penso, ridendo, alla lotta che ho dovuto sostenere con l’Alpe.
Utile? Nobile? Bella? Ma dai…

No, questa frase non mi piace affatto.
Questa frase mi ha indotto a non rinnovare la mia tessera del CAI.
Non mi piace tutta la retorica che ancora oggi gira attorno alla montagna. Odio le commissioni. Odio gli organismi e le associazioni che vogliono valorizzare la montagna. Odio i corpi alpini, le divise, le medaglie e gli accademici.

Forse è invidia, forse non ho abbastanza patacche da mostrare. Io preferisco vivere la montagna in perfetta anarchia senza doverne renderne conto a nessuno.

Non è un lavoro. E’ un’attività inutile. La fede è un’altra cosa.

Quando risalgo un camino freddo, umido e pericoloso penso, ridendo, che sto compiendo la mia famosa “lotta con l’Alpe”. Quale lotta, io preferisco fare l’amore.

Certamente il CAI e le altre associazioni alpinistiche hanno svolto un ruolo importante negli anni passati ma oggi rappresentano istituzioni che non stanno al passo con l’evoluzione dell’alpinismo e dell’arrampicata. Rappresentano un freno. Il ragazzino che vedo arrampicare leggero sul masso mi ha detto che quando fece il corso di roccia del CAI, il suo istruttore non riusciva a salire poiché oppresso dal peso delle medaglie sul petto.

D’altronde il CAI ha partorito il gruppo accademico CAAI: un club esclusivo, costituito nel 1904, dove si è ammessi solo per provato merito.
Sono rimasto veramente sconvolto nell’apprendere che il CAAI è riuscito ad ammettere nel proprio consesso alpinisti di sesso femminile solo nel 1978. Non oso neanche immaginare la mentalità elitaria e maschilista che si respira fra gli Accademici.

Non preoccuparti, una risata li seppellirà!

Sottofondo musicale consigliato: i Ramones.

Liberati dalla retorica e ritrova, sotto la patina di ruggine, te stesso. Lascia la lotta con l’Alpe a chi ama frequentare i circoli alpinistici.

Fino a metà degli anni ’70 in montagna si arrampicava rigorosamente con gli scarponi rigidi, meglio se accompagnati da un calzettone di lana. Oggi la cosa appare pesante, faticosa e retrograda. Un po’ come la frase del CAI. Qualcosa di pesante e polveroso che non ha più ragione di esistere
FdA1-Foto2-4CONTINUA

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Flash di alpinismo 1 ultima modifica: 2014-07-09T06:35:06+01:00 da GognaBlog

1 commento su “Flash di alpinismo 1”

  1. 1
    Carlo Occhiena says:

    ho scoperto ora questa serie di “flash” e me la sto leggendo d’un fiato…troppo divertente, oltre che illuminante (d’altronde, di un flash si tratta..)! Massimo Bursi viaggia nel futuro un poeta della montagna e un narratore della vita vissuta forse degno di Omero, dispiace perchè invece che sul volatile web vorrei leggerlo su corposi tomi da custodire gelosamente in cameretta…forse che abbia pubblicato qualcosa che non conosco? In ogni caso grazie, ce ne fossero!

    ps. mi sapete anche dire qualche libro che tratti più nel dettaglio la nascita del Nuovo Mattino?

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