Giorré: nuova relazione geologico-ambientale

Pericolo di frana sulla Via Ferrata di Giorrè, Cargeghe (Sassari): si cerca di screditare Mountain Wilderness.

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(2)

Mountain Wilderness, per dare valore a quanto indica ormai da anni riguardo l’impianto sportivo Via Ferrata Giorrè,  ha recentemente sostituito la precedente relazione geologico-ambientale con una nuova, aggiornata.

La nuova relazione, sempre a firma di due naturalisti, è identica all’altra ma ancora più avvalorata dalla firma congiunta con un geologo autorevole, tra i coautori della Carta Geologica e Strutturale della Sardegna del Servizio Geologico d’Italia – Regione Sardegna.

In sintesi viene confermato quanto contenuto nella relazione precedente, anzi… la nuova relazione esprime nuove inquietanti novità!

Nella relazione viene messo in luce che dal 2012 al 2018 la Regione Sardegna ha integrato la cartografia sul pericolo di frana incrementando la categoria di rischio su tutta la parete che da elevato a molto elevato ora passa tutto a pericolo di frana molto elevato, il massimo esistente. Le novità continuano.

Qui è disponibile la lettura integrale della nuova relazione. Pensiamo sia giusto dare la giusta informazione sul reale stato delle cose, visti i vari tentativi di seminare false notizie sui contenuti. Guardate almeno le immagini e il capitolo sui rischi rilevati per capire.

Dicevamo, le novità continuano. Oltre al fatto che il sito in cui è stato progettato l’impianto sportivo risulta inscritto nell’Inventario dei Fenomeni Franosi d’Italia, che classifica l’area come soggetta a crolli e ribaltamenti, viene messo in luce un nuovo intervento del 2016 per mettere in sicurezza un enorme blocco di roccia sospeso. L’intervento, definito nella relazione come “pseudo messa in sicurezza”, avrebbe dovuto ridurre il pericolo di frana del blocco, mentre in realtà la “Ditta specializzata” ha posto solo un mancorrente per poterci camminare sopra.

Ci si chiede quale può essere il geologo o l’ingegnere che può avere depositato questo progetto e chi ha firmato il collaudo e certificato l’impianto e la messa in sicurezza. Infatti in base alla normativa, ribadisce la relazione, ci voleva l’autorizzazione dell’Autorità regionale su un progetto redatto da un ingegnere esperto in geotecnica e un geologo. Progetto che sembra non sia mai arrivato in Regione. Inquietanti interrogativi su un progetto finanziato con soldi pubblici sono: chi ne risponderà in caso di incidente? Siamo sicuri quindi che tutto è a posto? Di chi saranno le responsabilità? Il Comune ha indicato che non ha mai tenuto conto della relazione geologico-ambientale precedente, ma forse bastava controllare la documentazione presentata dal loro progettista, probabilmente, per accorgersi che su quella parete questo impianto non si poteva fare.

La copia originale della relazione è depositata presso Mountain Wilderness Italia e una copia è stata inviata per conoscenza al Comune di Cargeghe (Sassari) mentre MW sta procedendo a divulgarla presso tutti gli enti pubblici interessati.

Si ricorda che il Pericolo di Frana è visualizzabile nella cartografia del Piano di Assetto Idrografico (PAI) che è liberamente consultabile da tutti, anche da coloro che, abilitati, progettano correttamente certi impianti e dal Comune. E’ uno strumento nazionale per la pianificazione territoriale disponibile per enti pubblici e progettisti. Non è un opinione, non è soggettivo, è oggettivo. Nessuno si può inventare quello che nel PAI c’è scritto.

Giusto per ricordare le informazioni di base, il progetto è nato nel 2012 [1] finanziato da fondi pubblici [2] e il responsabile dei lavori in parete era abilitato per il “lavoro con sistemi di accesso e posizionamento mediante funi” dal Collegio Nazionale delle Guide Alpine Italiane. Chi ha tale abilitazione, ricorda il Collegio Nazionale delle Guide Alpine Italiane (CoNaGAI), può solo eseguire lavori come operaio specializzato, non certo come progettista di alcunché. Lo stesso CoNaGAI [3] con una perizia sulla ferrata eseguita evidenzia anche madornali irregolarità costruttive oltre che dubbi sul collaudo e le abilitazioni del progettista.

L’impianto sportivo è stato inaugurato il 17 maggio 2013.

Le Conclusioni della Relazione
Il sito è stato studiato sin dal 1991 per l’instabilità dei versanti (Federici, Ginesu 1991) ed il Comune di Cargeghe è inserito nell’inventario dei fenomeni franosi d’Italia (IFFI Sardegna) che classifica l’area come soggetta a crolli e ribaltamenti. L’impianto sportivo denominato “via ferrata Giorrè” è stato finanziato con fondi pubblici e inaugurato nel 2013.

Riguardo i vincoli individuati, l’area in cui è stato realizzato l’impianto sportivo è indicata nel Piano di Assetto  Idrogeologico (P.A.I.) 2018 con il massimo livello di pericolosità di frana (Hg4). Gli articoli delle Norme Tecniche di Attuazione (art. 23, art. 25 e 31 riguardo le categorie rilevate), indicano in maniera chiara come “tutti gli interventi non espressamente elencati come consentiti dalle norme, sono considerati non permessi” e come i divieti indicati abbiano solo uno scopo esemplificativo. In linea generale gli interventi permessi dalla normativa del PAI sono tesi a garantire la sicurezza e quelli consentiti sono solamente quelli che permettono di contenere i fenomeni erosivi o comunque quelli mobili e provvisori. La possibilità di creare al centro della scarpata un impianto sportivo di carattere alpinistico per fini turistici (frequentabile da gruppi di persone) con installazioni fisse, permanenti (non mobili né provvisorie), saldate alla roccia con cemento chimico (come attacchi, ancoraggi, gradini metallici e cavi d’acciaio) che prevedono tra l’altro la foratura ripetuta della roccia in tutto il percorso, non era prevista nelle Norme Tecniche di Attuazione in vigore all’epoca della realizzazione né lo è in quella attuale. In ogni caso la realizzazione degli interventi consentiti (indicati dagli articoli allegati) deve essere accompagnata da uno studio di compatibilità geologica e geotecnica realizzato sia da un ingegnere esperto in geotecnica che da un geologo. La normativa chiarisce inoltre che lo studio non và a sostituire eventuali integrazioni come la valutazione di impatto ambientale, la valutazione di incidenza, gli studi di fattibilità, le analisi costi-benefici e gli altri atti istruttori di qualunque tipo richiesti dalle leggi dello Stato e della Regione Sardegna.

La zona è anche indicata come Area Carsica sia secondo la bibliografia Regionale che quella Provinciale e nella documentazione scientifica. A questo si accompagna la presenza di un patrimonio speleologico di otto Grotte in alcune delle quali sono stati individuati insetti endemici e resti paleontologici.

In base alla L.R. 4 (7-8-2007) nelle Aree Carsiche non è consentita alcuna forma di danneggiamento. La progettazione di un impianto in questa area presuppone che venga tenuto conto anche della sua salvaguardia, analizzando le minacce che potrebbe provocare sia durante la sua realizzazione nella fase esecutiva che nella successiva frequentazione una volta a regime.

La legge in particolare cita come minacce asportare o danneggiare concrezioni, animali o resti di essi, vegetali, fossili, reperti paleontologici e paletnologici, svolgere qualsiasi attività che possa creare disturbo alla fauna nidificante, la distruzione, l’ostruzione, il danneggiamento, il deterioramento e il deturpamento. Si tratta di azioni che possono avvenire durante il disgaggio o forando la roccia per inserire delle installazioni fisse, con la frequentazione della parete durante i periodi della nidificazione dell’avifauna o anche durante la realizzazione di un percorso.

Il valore naturalistico degli habitat legati alle pareti rocciose e alle grotte è sottolineato anche dalla Comunità Europea che li ha inseriti come habitat di importanza comunitaria per la loro conservazione nella Direttiva Habitat 92/43/CE: codice 8210 Pareti rocciose calcaree a vegetazione casmofitica, codice 8310 Grotte ancora non sfruttate turisticamente.

Desta preoccupazione la presenza di un grande blocco, stimato di 1200 m3, a elevato rischio di frana sul quale è stato progettato e fatto passare il percorso turistico – alpinistico. Il blocco, segnalato ripetutamente dal 2014 ad oggi, aveva subito dei lavori per la sua messa in sicurezza nel 2016, ma i lavori non hanno provveduto ad abbassarne l’oggettivo rischio e pericolosità di frana, come confermato dai rilievi più recenti del 2017 ed evidenziato nella documentazione fotografica. Come da documentazione fotografica, il blocco è di 20 m di lunghezza e fratturato per tre dei suoi lati, e nel pendio alla base della scarpata è situata una casa.

Note:
[1]  Segnalazioni Mountain Wilderness prot. n.904 del Comune di Cargeghe del 21-2-13 e 1290 del 22-4-13; Risposta del Comune di Cargeghe 8-4-2013, prot. n.2537 in http://www.guidealpine.it/assets/pdf/perizia.pdf
[2] Tre annualità della Legge Regionale nr 37/98 in http://www.sardiniain.com/articoli/rif000002_I_684_Turismo-Attivo-SardegnaCargegheinaugura-la-Via-Ferrata-di-.aspx
[3] http://www.guidealpine.it/assets/pdf/perizia.pdf.

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Giorré: nuova relazione geologico-ambientale ultima modifica: 2018-06-27T05:31:50+00:00 da GognaBlog

18 pensieri su “Giorré: nuova relazione geologico-ambientale”

  1. 18
    Alberto Benassi says:

    Alberto: non è con un simile atteggiamento che si risolvono le cose. Ma di sicuro con l’atteggiamento di alcune (e sottolineo: alcune) guide ci si avvina a crinali (legali) scoscesi e pericolosi.

    Richard, allora evviva le guide!!!

    ma cosa c’incastrano le guide?

    La gente, la gente tutta! deve cambiare atteggiamento.

    Impara, fatti una cultura, senti quello che gli altri hanno da dire da insegnarti.  Ma non prendere tutto a papagallo, anche se chi pretende d’insegnarti sembra sapere tutto.  Vai in montagna, nella natura per conto tuo. Con la tua di testa. Non quella degli altri. Non guidato da un cavo d’acciaio, o da una serie di scalini di ferro.

  2. 17
    Giovanni says:

    Richard, condivido il tuo punto di vista. Anche a me piacerebbe andare dove voglio per tutta la Sardegna, caricarmi l’auto di corde, trapano e ancoraggi, scegliermi la parete più bella, mettere 300 placchette  e tasselli per creare la mia falesia sportiva, come anche mi farebbe piacere comprarmi 500 metri di cavi d’acciaio, 400 tra tondini e gradini di metallo e col trapano creare dove mi pare la Via Ferrata dei miei sogni.

    Questo però, purtroppo, appartiene al passato. Un passato in cui erano quattro gatti a praticare queste attività ma soprattutto ad attrezzare.

    Dici “se passasse il concetto legale che su hg 4 non si possono fare certe cose..”, ma il concetto è già passato, ma non per sentito dire e parole al vento.. lo dicono i termini di legge, le norme e i commi. Non siamo io e te a discuttere, ma è una “cosa” scritta e stampata che si chiama Piano di Assetto Idrogeologico della Sardegna e dice chiaramente cosa si può o non si può fare. Tutto quello realizzato e fatto sino ad ora, è stato di fatto solo tollerato. Si è chiuso un occhio sino a quando ognuno, anche con un solo anno di esperienza di arrampicata, si è potuto comprare un trapano e ha cominciato a creare i suoi percorsi personali, incrementando rapidamente le vie e percorsi su cavo  dell’Isola. “Ognuno” vuole dire chiunque abbia o non abbia un minimo di esperienza, chiunque sappia o non sappia fare. Il discorso che è passato, ed è stato lanciato in tutto il mondo, è stato “vieni in Sardegna con l’auto carica di ancoraggi (anche migliaia) e fai ciò che ti pare e piace.” Ti piace questa parete nel Parco di Porto Conte? entri nel parco con un bel trapano a motore e qualche matassa di cavi e ti crei senza rotture di palle il tuo parco giochi. Autorizzazioni? ma per quale motivo?! 😉

    Capita non di rado che delle falesie di arrampicata (in tutta Italia) siano crollate o siano state imbrigliate con reti paramasso dai Comuni perchè a rischio frana. Chi attrezza non è detto che sia geologo o biologo o ingegnere ma si comporta spesso come tale indicando che “tutto è a posto”.  Secondo me è del tutto logico che prima di mettere qualcosa devi sapere se il posto dove lo fai è sicuro e che ci voglia una relazione geologica dietro. Una relazione scritta da una persona veramente esperta, non da un “tuttologo” che si arroga il diritto di esserlo perchè si sente tale, che dica cosa si può fare. Questo è quanto mai vero quando si fanno dei lavori per Enti Pubblici che ne rispondono anche legalmente e devono seguire un preciso iter per la creazione degli impianti sportivi. L’autorizzazione a creare un impianto sportivo sull’aspetto pericolo frana da parte di un Ente Pubblico o Privato non è un desiderio ma un preciso obbligo per il progettista e l’amministrazione.

    Nel passato non era cosi ma nel passato non esisteva neanche l’arrampicata sportiva e le ferrate erano percorsi storici per agevolare il passaggio dei soldati.

    Tralascio altre cose che rimangono fondamentali come per esempio sono:

    se è un area protetta europea devi avere una Valutazione di Incidenza Ambientale, oppure ci vuole un periodo di rispetto delle nidificazioni di specie protette e anche un autorizzazione per il paesaggio e l’urbanistica.

    Per ultima, ma dovrebbe essere la prima, ci vuole l’autorizzazione dei proprietari dei terreni e pareti (siano privati o comunali o di un gestore di area protetta). Entrare in casa d’altri e decidere cosa farci senza neanche chiedere permesso e magari anche arrabbiarsi quando il proprietario ti vuole cacciare via, mi sembra proprio un’assurdità e una cosa surreale, no?!

    Comunque ricordiamoci anche che un ragazzo ha posizionato delle placchette e spit in area parco in Sardegna ed è stato denunciato dal Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale, un evidente segnale e un precedente non da poco

    http://www.lanuovasardegna.it/alghero/cronaca/2015/11/21/news/alghero-buca-le-falesie-di-capo-caccia-per-fissare-la-fune-equilibrista-denunciato-1.12484270

     

  3. 16
    Lusa says:

    per tua informazione tutte le dolomiti (tutte) sono classificate tra gh3 e gh4, cioè pericolosità di grana tra altissima e massima.

    E che si aspetta a chiudere le ferrate, a smantellarle?

     

  4. 15
    richard says:

    grana=frana (lapsus o refuso?) 😉

  5. 14
    richard says:

    Luisa: per tua informazione tutte le dolomiti (tutte) sono classificate tra gh3 e gh4, cioè pericolosità di grana tra altissima e massima. Se passa questo concetto. verrà interdetto l’accesso alle pareti dolomitiche, verranno chiuse le ferrate, nessun’assicurazione coprirà guide e lavoratori che operino in questo terreno, vuoi per manutenzione, vuoi per accompagnare clienti. Ora è più chiaro?

     

    Alberto: non è con un simile atteggiamento che si risolvono le cose. Ma di sicuro con l’atteggiamento di alcune (e sottolineo: alcune) guide ci si avvina a crinali (legali) scoscesi e pericolosi.

  6. 13
    Alberto Benassi says:

    forse Richard si augura che ci succeda un bell’incidente. Così la chiudono.

    Una soluzione un pò drastica e direi anche di un’opportunismo sulla pelle degli altri.

  7. 12
    Lusa says:

    trovo assolutamente sciocco e controproducente insistere con la questione della pericolosità di frana.

    Sciocco? Sarebbe più intelligente non parlare della pericolosità?

    Controproducente? Sarebbe più producente lasciare aperta la ferrata ai frequentatori e farli rischiare di percorrere una ferrata che è come un campo minato?

    Poi cosa c’entra affermare che verrà vietata la montagna.

    Da vietare e smantellare semmai sarebbero le ferrate, quell’inutile imbrigliamento di ferraglia e catenacci per il divertimento di mancati alpinisti.

     

     

     

  8. 11
    Alberto Benassi says:

    Richard , per me puoi usare l’aggettivo che preferisci.

     

    Se la vieteranno continuerò ad andarci. Anzi da “ribelle fuori legge ” penso mi divertirà di più.

    Giocheremo a guardie e ladri. Chiaramente io farò Toto.

  9. 10
    richard says:

    È sciocco perché il calcetto avrà finanziamenti (perché è “sicuro”, come sicuro è che costa MILIARDI all’anno in menischi e crociati), mentre la montagna, che siccome fa notizia facile e scomoda pochi sfigati, verrà vietata. E sia chiaro, per colpa delle Guide (soprattutto alcune) che stanno combattendo una battaglia suicida. Preferite la parola “idiota”?

  10. 9
    Alberto Benassi says:

    Anche il lavoro va proibito. Troppi morti.

    dall’inizio dell’anno ad oggi, ci sono stati più di 150 morti sul lavoro.

     

    a parte le battute…

    “. È sciocco e pericoloso.”

     

    Pericoloso può darsi. Perchè se chiudi le ferrate, qualcuno potrebbe chiudere di chiudere anche chiudere le vie di arrampicata

     

    SCIOCCO però non capisco…perchè ?

     

  11. 8
    Francesco says:

    Sono assolutamente d’accordo e mi spingerei anche oltre.   Il problema non è se c’è una crepa qua o un masso instabile là… La montagna è pericolosa per sua natura, la montagna è una fabbrica di morti, le attività in montagna (di qualunque natura) vanno proibite!   Soprattutto i sentieri dove ci possono camminare anche i bambini e che si trovano esposti alla possibile caduta di un sasso dall’alto.   Con l’interdizione delle attività in montagna e la soppressione del Collegio delle Guide Alpine si salvano 500 vite all’anno!

  12. 7
    richard says:

    Scusate il tono , ma siamo alle solite: trovo assolutamente sciocco e controproducente insistere con la questione della pericolosità di frana. Tutte le Dolomiti sono a rischio HG3 o HG4, e quindi se passasse il concetto legale che non sono possibili interventi di alcun tipo in queste aree, siccome siamo in un paese di azzeccagarbugli, per proprietà transitiva non si potranno richiedere le dolomiti con vie di arrampicata e ferrate che andranno in malora etc etc.

    Come già espresso sono contro le ferrate, ma la mia “lotta” è e sarà sempre culturale sul tipo di approccio alla montagna, sul non lasciar traccia, su un approccio responsabilizzato e autocosciente (un modo elegante per dire: se crepi in montagna, te lo sei cercato tu!) non sul combattere una battaglia legale contro le ferrate. È sciocco e pericoloso.

    È una battaglia culturalmente che vede solo morti e, qualora, vittorie di Pirro.

  13. 6
    Lusa says:

    Chi fa le ferrate è il più ignorante dei frequentatori della montagna in tutti i sensi.

    E come coscienza e sensibilità ambientale? Uguale a zero, altrimenti non tollererebbero che la montagna sia imbrigliata ed incatenata da tutta quella ferraglia.

  14. 5
    Ivan says:

    Ma con tutte le vie di arrampicata sportiva ed alpinistiche,qui in Sardegna le ferrate sono ridicole.Hanno creato delle gigantesche illusioni.Spero che si possa iniziare una profonda discussione sul reale valore di queste “opere”.

  15. 4

    Paola, dalle mie parti, in Dolomiti, all’attacco di tutte le ferrate ci sono degli evidentissimi cartelli messi da alcune ditte produttrici di kit tecnici. Ci sono descritti i difetti di alcune imbragature, moschettoni, fettucce, ecc.

    Mai visto qualcuno che, giunto lì per fare la via ferrata, ne legga anche solo una riga! Chi fa le ferrate è il più ignorante dei frequentatori della montagna in tutti i sensi.

    Figuriamoci se lo si può scoraggiare, o semplicemente informare con un cartello. Ci vogliono le bombe.

  16. 3
    Paola says:

    pericolo di frana molto elevato, il massimo esistente.

    Ma un cartello che avvisi del pericolo è stato posizionato?

     

  17. 2
    Lusa says:

     presenza di un grande blocco, stimato di 1200 m3, a elevato rischio di frana sul quale è stato progettato e fatto passare il percorso turistico – alpinistico. 

    Fare questa ferrata è come giocare alla roulette russa.

  18. 1
    Corrado says:

    E in relazione all’esercizio abusivo di professione del vostro naturalista Marco Marrosu (firmatario della precedente perizia geologica) non avete niente da dire? Vabbé, di quello se ne occuperà la Procura, altro che screditare MW…

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