Gli effetti del Coronavirus sull’atmosfera terrestre

Può essere utile dare uno sguardo retrospettivo alle considerazioni che si potevano fare poco più di tre mesi fa.

Gli effetti del Coronavirus sull’atmosfera terrestre
di Carlo Crovella
(scritto il 21 marzo 2020)

La stasi pressoché totale che ha imposto il coronavirus ha rasserenato, in pochissimo tempo, il quadro ambientale. Dopo sole 2 settimane dal primo DPCM dell’11 marzo (e poco prima del secondo, quello della “chiusura totale”) il titolo di apertura del Sole 24 ore del 20 marzo è stato: “Energia, i consumi crollano come del ‘43”. Secondo il quotidiano confindutriale “In seguito alla crisi innescata dal Covid-19, la domanda di gas, petrolio e corrente elettrica è in caduta di oltre il 10%, come non succedeva dal 1943.”

La diminuzione dell’attività umana, ed economico-industriale nello specifico, alleggerisce il flusso di emissioni. La Stampa del 13 marzo 2020 (quindi con le restrizioni ancora in una fase abbastanza iniziale) segnala che, in Italia (si presume che ci si riferisca all’’area padana, maggiormente industrializzata) risultavano già in calo le emissioni di diossido di azoto (NO2).

Minore attività antropica= aria più pulita.

Anche senza scomodare specifiche statistiche, si può facilmente comprendere che un fenomeno analogo si sia verificato, nelle settimane precedenti, anche in Cina, o almeno in una parte di essa. La Cina è uno dei principali inquinatori mondiali (se non il principale): la questione non è indifferente per la salute del pianeta.

Cigni a Venezia

Recenti immagini, giunte dai satelliti in orbita verso il 20 marzo 2020, mostrano un netto rasserenamento dell’atmosfera complessiva che circonda la Terra. Può essere cinico, ma la constatazione porta a concludere che la pandemia è minacciosa per la specie umana, mentre è paradossalmente salutare per la biosfera terrestre.

Se è fondata questa conclusione, la successiva considerazione verte sulla negatività della presenza umana. Più che la semplice presenza, è l’attività umana ad essere negativa per l’ambiente: cosa facciamo e soprattutto come lo facciamo. La controprova? Quando siamo stati costretti a bloccare quasi per intero le nostre attività, la Terra ha ripreso a respirare.

Anzi è la Natura nel suo insieme che ha ripreso vita. Proprio nelle settimane delle restrizioni più rigide si sono segnalate presenze di delfini in molti porti (in particolare a Trieste e Cagliari), le lepri hanno ripreso possesso dei parchi cittadini e daini e caprioli si sono messi a scorrazzare per i campi da golf.

Un video amatoriale rintracciato in rete ha immortalato i balzi di gioia di alcuni delfini a due passi dalla riva di Pellestrina, l’isola a sud del Lido di Venezia.

Le piste da sci in quota, ancora innevate al momento della stesura di queste note (fine marzo), saranno sicuramente state ricolonizzate da cervi, pernici e volpi. I lupi si sono affacciati anche in pianura con maggior frequenta e insistenza di un passato anche recente. Insomma, uomo e natura sono ormai antagonisti: più è invadente il primo, peggio la seconda e viceversa.

Questa valutazione deve obbligarci a riflettere molto profondamente.

Siamo in presenza di una rivoluzione copernicana: nella nostra visione antropocentrica, consideriamo come elementi negativi i vari “parassiti”, nel caso di specie il virus in questione. Li combattiamo con tutti gli strumenti possibili, fra cui i famaci adeguati. Pensiamo cioè che la terra sia nostra e di fronte all’invasione di nemici indesiderati utilizziamo ogni arma di difesa. Non a caso, però, se non disponiamo di strumenti di difesa immediatamente pronti, i “nemici” invadono le terre emerse alla velocità della luce. Ma, in un modo o nell’altro, un qualche strumento di difesa prima o poi verrà inventato e riusciremo quindi a respingere i nemici, tornando padroni della Terra e delle nostre esistenze. Il Bene vince sul Male.

E se, invece, fosse vero il contrario? Chi lo dici che noi essere umani siamo il bene? Magari siamo il male, per tutto il resto della vita, siamo un virus che sta distruggendo tutto. E se queste epidemie fossero la risposta della Terra, della Natura ai nostri soprusi? Insomma se il virus fosse l’“antibiotico” che la Natura utilizza contro di noi?

La Natura è madre paziente, da innumerevole tempo accetta che scaviamo il terreno, cementifichiamo le coste, distruggiamo mari e montagne, bruciamo sempre più energia per avere l’ennesimo SUV nuovo, il cellulare megastrafigo, la casa domotica, le scarpe di coccodrillo, le vacanze ai Caraibi, le seconde-terze-quadruple case…

Forse la Natura ha consumato la pazienza nei nostri confronti. La Terra non ne può più e ci sta mandando segnali a ripetizione: inondazioni, terremoti, tsunami, siccità, carestie… e ora le pandemie…

Sapremo trarre insegnamento da questa esperienza? Temo di no, anzi ne sono sicuro. I ritmi produttivi del prossimo futuro saranno ancora più accelerati perché si vorrà compensare la stasi attualmente in essere. La società consumistica avrà “bisogno” di riaffermarsi e anche di rassicurarsi che tutto è “andato bene” (tanto per usare uno slogan in auge nel periodo di crisi). Il ripristino della normalità sarà proprio ufficializzato dalla ripresa a tutti gli effetti degli acquisti “superflui” (mentre ora siamo a stecchetto e possiamo prendere solo pane, latte e giornale). In ciò si avrà una convergenza di esigenze fra la popolazione dei consumatori e il sistema economico-industriale (che riprenderà a produrre in funzione della ripresa della domanda). I politici, di ogni colore, correranno dietro a queste esigenze di sicurezza, per il timore di perdere quote di elettorato: nessuno si alzerà a rimarcare di far tesoro dell’esperienza di questi giorni per modificare le proprie abitudini di vita.

Peccato. Si potrebbe invece istituire, ogni anno, un mese di blocco totale, una specie di digiuno ambientalista, un Ramadam per la purificazione della Terra.

Si potrebbe, ma non lo si farà. Perché per attuare misure del genere, occorre un cambiamento di mentalità, ma tale cambiamento non maturerà. Forse non maturerà mai, ma sicuramente non maturerà nell’immediato futuro.

Nessun individuo sarà disposto a “fare delle rinunce”, cioè a vivere in modo più semplice e spartano. La civiltà consumistica è un enorme Titanic lanciato verso un immenso iceberg che lo aspetta nell’oscurità.

In fondo ce la siamo voluta. E pensare che la Natura ci vuole talmente bene che vi ha inviato degli “avvertimenti”… Ma noi niente, caparbi e testoni proseguiremo nelle attività che soffocano la Terra e, prima o poi, la Terra si libererà di noi.

Fonte AGI

La Terra respira
(Crolla l’inquinamento atmosferico)
di Veronique Viriglio
(pubblicato sul sito AGI il 19 marzo 2020)

Da quando è iniziata l’emergenza coronavirus i livelli di smog si sono ridotti e le immagini satellitari mostrano un calo significativo dell’inquinamento atmosferico anche in Italia. La nuvola visibile di gas tossico, piazzata sopra le centrali elettriche industriali del mondo, è quasi scomparsa.

Foto archivio Nasa/ISS

Più il nuovo coronavirus si espande più diminuiscono i livelli di inquinamento atmosferico e di CO2 in decine di città e regioni del pianeta, in primis in Cina e Italia del Nord. Le immagini satellitari della Nasa e dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea, mostrano una drastica riduzione delle emissioni di biossido di azoto – quelle rilasciate da veicoli, centrali elettriche e impianti industriali – nelle principali città cinesi tra gennaio e febbraio.

La nuvola visibile di gas tossico che era piazzata sopra le centrali elettriche industriali è quasi scomparsa. I livelli di smog si sono ridotti quando le fabbriche hanno chiuso (la media dei giorni con ‘aria pulita’ è crescita del 21% a febbraio 2020) e le immagini satellitari mostrano un calo significativo dell’inquinamento atmosferico anche in Italia.

Foto archivio ESA (Agenzia Spaziale Europea)

Si prevedono presto cali simili negli Stati Uniti, dove la metà di tutti i viaggi in auto sono per e dagli uffici o le scuole: per esempio a New York, dove la congestione del traffico è stata calcolata al 17 percento questa settimana (la terza di marzo 2020, NdR), rispetto al 52 percento nello stesso periodo del 2019 (secondo la società di dati di transito TomTom).

Secondo la Bbc, che incrocia dati forniti dalla Columbia University e da altri studi compilati negli ultimi giorni, rispetto allo stesso periodo del 2019, il monossido di carbonio, emesso per lo più dalle macchine, è diminuito del 50% come conseguenza della riduzione del traffico, in media del 35% su scala globale.

Fonte reccom magazine

Un’analisi pubblicata sul sito Carbon Brief evidenzia un calo del 25% nell’utilizzo delle fonti di energia e delle emissioni in Cina nelle ultime due settimane, l’equivalente del circa l’1% delle sue emissioni annuali. In netta diminuzione anche, sia in Cina che in Italia del Nord, il diossido di azoto, legato alla riduzione dei trasporti e dell’attività industriale. A documentarlo immagini satellitari dell’Agenzia spaziale europea scattate sopra i focolai dell’epidemia in Lombardia e Veneto.

Anche a New York le emissioni di CO2 sono già diminuite del 5-10% e si accompagnano a un consistente calo di quelle di metano. In base a proiezioni, il gruppo di ricerca della Columbia University aspetta per le prossime settimane il livello più basso di CO2 dal 2009, dopo la crisi finanziaria.

“Dipenderà dalla durata della pandemia e di quanto sarà diffuso lo stop delle attività economiche, in particolare negli Usa. Se durerà altri 3 o 4 mesi sicuramente registreremo riduzioni delle emissioni globali per il 2020” ha spiegato Corinne Le Quèrè dell’università britannica dell’Anglia orientale, anche se il telelavoro e il confinamento delle popolazioni fanno aumentare il consumo individuale di elettricità e riscaldamento.

Ma guardando oltre la pandemia di CoViD-19, ricercatori e scienziati già avvertono che il successivo rilancio delle attività economiche rischia di far tornare tutto come prima in termini di inquinamento, se non si ha consapevolezza che occorre mettere in campo metodi innovativi e più rispettosi dell’ambiente.

Non è detto infatti che la pandemia trasformerà l’economia in modo che diventi più efficiente sotto il profilo energetico. Nel passato le emissioni inquinanti sono diminuite durante le fasi di recessioni ma poi sono riprese insieme all’economia. Questo effetto rimbalzo, che a volte può fare piazza pulita di qualsiasi calo complessivo delle emissioni, è qualcosa che già si è visto in Cina.

Nel 2009, all’indomani della crisi finanziaria globale, il governo cinese lanciò un gigantesco pacchetto di incentivi da $ 586 miliardi, la maggior parte dei quali destinati a progetti infrastrutturali su larga scala.

Ma la conseguente esplosione dell’inquinamento negli anni seguenti – in particolare durante l’inverno del 2012-2013, che venne battezzato ‘airapocalypse’- spinse il governo di Pechino a varare il primo piano d’azione nazionale contro l’inquinamento atmosferico nel settembre 2013.

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Gli effetti del Coronavirus sull’atmosfera terrestre ultima modifica: 2020-06-30T04:55:50+02:00 da Totem&Tabù

9 pensieri su “Gli effetti del Coronavirus sull’atmosfera terrestre”

  1. 9
    Fabio Bertoncelli says:

    Caro Marcello, quel giorno tua madre dimostrò molto coraggio!  😂😂😂

  2. 8

    A metà degli anni ’60 vivevo a Napoli con la mia famiglia e ci stupiamo di quanto le famiglie fossero più numerose che al nord. Una nostra vicina, madre di 14 figli disse a mia madre che i figli li mandava Dio. Mia madre non mancò di fare presente alla signora partenopea che nel letto non c’era Dio bensì suo marito. Venimmo bollati come eretici.

  3. 7
    Riva Guido says:

    La vendetta è un piatto da consumare freddo.

  4. 6
    Carlo Crovella says:

    Concordo in pieno con te: quello che dici è musica per le mie orecchie! Al momento stiamo “scoppiando” ovunque. L’unica differenza è che nelle aree in via di sviluppo sfornano 5-7 magari 10 figli per coppia (con proiezioni demografiche da far spavento), mentre in Europa si potrebbe registrare un fisiologico trend di progressiva diminuzione della popolazione (pochi nati relativamente ai morti). Certo è folle, anche in Europa, pensare di far arrivare altri individui, a prescindere dal colore della pelle o dalla fede religiosa. E’ una situazione prettamente numerica. Ciao!

  5. 5
    Giorgio Daidola says:

    Caro Carlo, secondo me il problema del sovraffollamento è planetario, non solo delle aree del terzo mondo. Anche in Italia siamo evidentemente in troppi, la densità della popolazione (circa il doppio della Francia su un’area più montagnosa) è ciò che conta. La Padania è un formicaio in esplosione. Le pandemie in senso lato, non solo quelle da virus, attaccano ovunque le aree sovraffollate. Favorire l’immigrazione in queste aree, perché favorire il famoso “sviluppo”  è quindi semplicemente folle. Non di tratta di essere dei seguaci di Salvini per dirlo ma semplicemente di ragionare. E non arrivare alla stupidità dei politici (direi tutti, salvo rarissime eccezioni) che dicono che per compensare l’alta natalità fra gli immigrati anche gli italiani dovrebbero fare più figli, creando un super baby boom. Per realizzare questa scemenza che fa aumentare il PIL danno pure sussidi. In questo modo l’umanità sta scavando la sua fossa.

  6. 4
    Carlo Crovella says:

    Condivido da tempo la fondate posizione di Daidola circa il sovraffollamento umano sul pianeta. E’ sicuramente la “madre” di tutti i problemi, ambientali ma non solo (sociali, economici, politici). Tuttavia, limitandoci al tema dell’articolo (risvolto ambientale) sono doverose due precisazioni. 1) L’eccesso di nascite (che alimenta la crescita demografica complessiva) caratterizza le cosiddette aree “emergenti”, in particolare Africa, Sud Est asiatico (in minor misura anche l’Asia centrale mussulmana e Medio Oriente) e una parte (quella più povera) del Sud America. Viceversa le economia “mature” (Europa in primis) sono caratterizzate da un saldo negativo del rapporto nati/morti., anche se a ciò si accompagna un invecchiamento della popolazione che è un altro tipo di problema. Per cui le considerazioni esposte da Daidola dovrebbero essere applicate non da tutto il pianeta, ma dai Paesi dove di generano ancora frotte di figli. 2) A parte il numero di individui viventi sul pianeta, rilevante è la loro distribuzione geografica e soprattutto il loro stile di vita: anche se ci riduciamo dagli attuali 7-8 mld a 3-5 mld, occorre che essi siano equamente distribuiti (altrimenti si creano delle concentrazioni antropiche che innescano cmq dei problemi) e soprattutto occorre che tutti seguano uno stile di vita “sano e spartano”, volto a godersi le cose belle della vita (es un tramonto in montagna) senza sprechi inutili. Se invece ci riduciamo a 3 mld, ma diventiamo tutti dei cloni di Briatore (inteso come simbolo di un certo stile di vita, lussuoso e sprecone di risorse), i problemi resteranno lo stesso. 

  7. 3
    Giorgio Daidola says:

    È sconsolante che in queste analisi più che condivisibili ci si impegni a non tener conto che siamo in troppi in questo mondo come specie animale e che il principale rimedio per evitare l’evidente disastro che ci aspetta sia educare le nuove generazioni di ogni colore, religione e censo  a fare meno figli. Non si tratta di varare provvedimenti coercitivi alla cinese ma semplicemente di sensibilizzare su questo problema, di parlarne, come lo si fa così bene per l’inquinamento ambientale, altrimenti sarà senza dubbio madre natura a trovare il rimedio. Invece non c’è politico, non c’è capo religioso che prenda in considerazione questo problema e lo metta nei suoi obiettivi. Se tutte le copie facessero solo un figlio per fine secolo si ritornerebbe alla popolazione dei primi del novecento e l’umanità, con tutta la tecnologia cumulata, potrebbe iniziare a vivere in un paradiso terrestre non inquinato. Ci sono ovviamente soluzioni intermedie ma, considerato anche il fatto che si vive più a lungo, il problema esiste ed è drammatico e andrebbe affrontato al più presto. Per il bene del pianeta e delle future generazioni. La pandemia dovrebbe aver fatto capire a tutti questo ma evidentemente non è così. La sola alternativa è ritornare a una speranza di vita di 40/50 anni, eliminando i vecchi, ma non credo che si sia disposti a farlo.  Voci autorevoli come quella di Weisman con il suo “Conto alla rovescia” hanno analizzato a fondo questi drammatici scenari che però vengono diligentemente ignorati perché scomodi, anche per i giornalisti. Continuiamo insomma a impegnarci tutti, con stolta determinazione,  per distruggere tutto. 

  8. 2
    Alberto Benassi says:

    io direi peggio.
     
    Basta vedere le mascherine buttate qua è là.

  9. 1
    Matteo says:

    La cosa più sconfortante è toccare con mano quanto poco basterebbe…in fondo abbiamo “chiuso” solo un po’ per un paio di mesi e senza che nessuno sia morto di fame gli effetti sono più che tangibili e visibili.
    Basterebbe veramente poco…ma appena possibile riprenderemo esattamente come prima se non peggio!

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